Carissimi lettori del mistero, la scrittura è il mio strumento più potente, la passeggiata è il mio rito più essenziale. Avete presente la meditazione in movimento? Non cammino per esercizio; cammino per fare ricerca, per aprire la mia mente e per trovare i segreti che le ore passate seduta alla scrivania non riescono a rivelare.
La passeggiata, soprattutto in questo Gennaio freddo e silenzioso, non è un hobby, ma una terapia del passo lento, un vero e proprio rito nomade che permette alla mia mente, spesso troppo veloce e caotica, di rallentare fino a raggiungere la frequenza della scoperta.

In un mondo frenetico sempre pronto a criticare il tempo “perso” in divagazioni, il passo lento è un atto radicale. È l’unica vera opportunità per la mia mente di liberarsi dall’ansia della performance e di attivare una forma di iperfocalizzazione differente. Quando il corpo è impegnato in un movimento ritmico e ripetitivo, il cervello può finalmente spostare l’attenzione dall’esterno all’interno. Le idee, i nodi della trama, o i collegamenti storici che sembravano bloccati emergono con una chiarezza improvvisa.
È un’antica forma di meditazione in movimento: il corpo si muove, ma la mente si ferma sui dettagli. Questo è il momento in cui l’osservazione si fonde con l’intuizione. E quale luogo migliore per questa fusione se non un paesaggio liminale?
Le mie passeggiate preferite, come sapete, sono lungo le rive del lago. Ma è l’inverno che le rende luoghi di ricerca perfetti: il paesaggio è spogliato, essenziale; la vegetazione è ridotta all’osso, esponendo le formazioni rocciose, le trame della terra e le tracce degli animali. Il naturalista che è in me può finalmente leggere la storia biologica del luogo senza la distrazione lussureggiante dell’estate.
Il livello dell’acqua è spesso basso in Gennaio, rivelando antichi segreti: i resti di un vecchio pontile, le fondazioni di un mulino dimenticato, una pietra con segni erosi dal tempo. Queste non sono solo rovine; sono talismani storici che innescano la trama. Chi viveva qui? Cosa è successo su questa riva? Il ricercatore storico trova le sue prove nel fango gelido.
La luce bassa e obliqua dell’inverno crea ombre lunghe e drammatiche, perfette per un’anima che ama il mistero. Un semplice tronco distorto diventa un’entità, un personaggio potenziale per un romanzo gotico. Il processo è diretto: l’osservazione fisica si traduce immediatamente in materiale narrativo. Vedo un ramo spezzato in modo innaturale, o una particolare specie di muschio che cresce solo su una certa pietra. Mi chiedo: quale rito richiede questo ramo? Quale segreto custodisce questa pietra?
Quell’anomalia diventa il MacGuffin della storia, l’indizio che il mio protagonista (o il mio lettore) deve decifrare. La passeggiata per me non è più solo una pausa dalla scrittura o un momento di meditazione e relax; è il laboratorio essenziale dove il caos delle idee viene distillato in trama solida. È il momento di onorare il corpo che, muovendosi lentamente, permette alla mente di correre verso i suoi orizzonti più misteriosi.
E voi, avete un luogo o un rituale di movimento che usate per sbloccare i nodi della vostra creatività e trovare i segreti nascosti della vostra città? Fatemi sapere nei commenti e alla prossima.
Alice Tonini
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