La follia di Don Chisciotte: realismo e immaginazione 🫏

Cari lettori del mistero, oggi parliamo di Don Chisciotte ma dimenticatevi il cavaliere magro e buffo delle illustrazioni di Picasso. Dimenticate la macchietta che combatte contro i mulini a vento per farci ridere. Se approcciamo Don Chisciotte come una favola strampalata, stiamo commettendo lo stesso errore dei nobili spagnoli del 1600: stiamo guardando la superficie per non affrontare l’abisso.

Cervantes non ha scritto un “libretto” di avventure. Ha scritto il primo romanzo moderno, un’enciclopedia della crudeltà e del disincanto che ha influenzato giganti come Dostoevskij, Kafka e Borges. Dostoevskij disse che in tutto il mondo non esiste opera di finzione più profonda e amara. E aveva ragione.

Don Chisciotte non è semplicemente pazzo. È un uomo che ha deciso di non accettare la realtà. In un mondo che stava diventando cinico, burocratico e privo di onore, Alonso Chisciano sceglie di diventare un cavaliere errante.

Trasforma una prostituta in una principessa (Dulcinea), un ronzino in un destriero (Roncinante) e dei contadini in giganti. La sua non è una patologia mentale, è una strategia di sopravvivenza. Cervantes, che scrisse le prime pagine in un carcere di Siviglia, sapeva bene cosa significasse essere abbandonati dalla società: reduce di guerra mutilato a Lepanto, ex schiavo ad Algeri, perseguitato dai debiti. La follia del suo protagonista è il grido di chi è stato tradito dal sistema.

La grandezza dell’opera risiede nella contrapposizione tra Don Chisciotte e Sancho Panza. Non sono solo “il magro e il grasso”. Sono l’Immaginazione e la Carne.

Il lettore è costantemente spinto in un labirinto di incertezze: chi ha ragione? Il cavaliere che vede castelli o lo scudiero che vede locande? Cervantes ci sfida a reinterpretare continuamente la realtà, mostrandoci il problema di fondo dell’esistenza: la delusione che subiamo quando la realtà annienta i nostri progetti di vita.

Non farti ingannare dai 400 anni di età: questo libro è avanguardia pura.

 * Il Meta-romanzo: Cervantes sostiene che il libro sia la traduzione di un manoscritto arabo ritrovato per caso.

 * La Satira: È un attacco spietato all’aristocrazia spagnola, incapace di distinguere la finzione dalla verità.

 * Il Tragico e il Comico: Nabokov la definì una “enciclopedia di crudeltà”. I protagonisti vengono presi a pugni, inseguiti dai maiali, sbeffeggiati. Si ride, ma è una risata che lascia l’amaro in bocca perché, in fondo, stiamo ridendo del nostro fallimento nel mantenere vivi i nostri sogni.

Leggere Don Chisciotte oggi significa confrontarsi con la propria vanità. Siamo tutti cavalieri dalla triste figura che combattono contro giganti che si rivelano mulini a vento. La domanda non è se Chisciotte sia pazzo, ma se noi siamo abbastanza coraggiosi da essere pazzi come lui.

Se la follia come critica sociale ti affascina, non fermarti qui. Ti suggerisco di esplorare come la mente si spezza sotto il peso del mondo in:

 * “Fiori per Algernon” (Daniel Keyes): Dove l’intelligenza diventa una condanna.

 * Le novelle di Stephen King: Dove la perdita del senno è l’unica porta aperta verso l’orrore puro.

Cervantes morì lo stesso giorno di Shakespeare, il 23 aprile 1616. Due giganti che hanno smesso di respirare lasciandoci in eredità il dubbio come unica certezza.

La prossima volta che guardi un mulino a vento, chiediti cosa vedi davvero.

Alice Tonini

2 risposte a “La follia di Don Chisciotte: realismo e immaginazione 🫏”

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    Studiato al liceo! Veramente bello

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    Mai letto purtroppo, chissà se dopo questo “imput” non ne senta il desiderio.

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2 pensieri su “La follia di Don Chisciotte: realismo e immaginazione 🫏

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