Lettori dell’ignoto oggi arriva la sveglia: le vacanze sono finite, i treni si riempiono, le caselle email si intasano di nuovo. In questi giorni i social e i giornali torneranno a raccontarvi della solita, stucchevole retorica sulla “sindrome da rientro”, dispensando consigli banali su come ricominciare con dolcezza, come mantenere il relax estivo o come sopravvivere al ritorno in ufficio.
Noi siamo qui per smontare questa ipocrisia. Quello che la massa chiama “trauma da rientro” non è la nostalgia del bagnasciuga; è il terrore del risveglio. È la presa d’atto che l’anestesia è svanita e che il guscio artificiale protettivo dell’estate si è spaccato, esponendovi di nuovo alla realtà. Il vero dramma non è tornare a lavorare. Il vero dramma è accorgersi che l’estate non ha cambiato di un millimetro la traiettoria della vostra vita.
La società dei consumi ha costruito il mito delle vacanze come un pulsante di “reset”. Vi dicono: sopportate l’ingranaggio per undici mesi, poi compratevi due settimane di oblio e tutto tornerà a posto. È la logica dell’allevamento intensivo: concedere un po’ di pascolo libero per evitare che il bestiame si ribelli. La maggior parte delle persone usa agosto esattamente così: come un sonnifero. Si stordisce di sole, di aperitivi, di letture leggere e di chiacchiere vuote, nell’illusione che staccare la spina equivalga a ricaricarsi. Ma staccare la spina a un macchinario non lo ripara; lo spegne e basta.

Quando il guscio si rompe a fine agosto, il ritorno alla realtà è devastante perché quella realtà è rimasta esattamente identica a come l’avevate lasciata a luglio. I nodi irrisolti sono lì. Le ambizioni soffocate sono lì. I compromessi quotidiani vi aspettano al varco, più affilati di prima, perché adesso non avete più la scusa del “ne riparliamo a settembre”.
C’è un’alternativa a questo ciclo eterno di sonno e risveglio traumatico. È la scelta dell’anomalia.Chi ha saputo abitare il silenzio nelle scorse settimane, chi ha usato la stasi estiva e la luce spietata del proprio mezzogiorno interiore per guardarsi dentro senza filtri, oggi non vive alcun trauma. Chi ha lavorato nell’ombra per affilare i propri strumenti non subisce il rientro: lo cavalca.
Il ritorno alla routine è un incubo solo per chi ha usato l’estate per fuggire da se stesso. Per chi invece ha usato questo tempo come un incubatore di potenza, la fine di agosto non è il ritorno in prigione, ma l’inizio dell’offensiva. È il momento in cui le idee coltivate nel silenzio escono allo scoperto per imporsi sul caos del mondo.
La vera libertà non si misura da quanti giorni di ferie potete permettervi, ma da quanta realtà siete capaci di sopportare senza sentire il bisogno di fuggire. Se in questi giorni avvertite quel senso di soffocamento, non cercate di calmarlo con i rimedi rassicuranti della psicologia di massa. Usate quel disagio. È la vostra parte più autentica che vi sta urlando che il guscio si è rotto e che non potete più permettervi di giocare al ribasso con la vostra esistenza. Il tempo dell’anestesia è scaduto. Ben tornati nel mondo reale.
Come vi accogliete in questo fine agosto? Sentite il peso del guscio che si rompe o fate parte di chi ha usato il silenzio per preparare il proprio autunno? La Stirpe si ritrova qui. Ditemi dove siete.
Alice Tonini
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