Conversazioni da incubo: ospiti d’onore della Letteratura

Lettori del mistero avete forse fame? Allora dovete seguirmi assolutamente, c’è una sorpresa per voi.

Immaginate una cena. Non una cena qualunque, ma un incontro epocale, dove ogni ospite è una leggenda vivente, un maestro nel suo campo, e soprattutto, una fonte inesauribile di storie affascinanti. Se mi fosse concessa questa opportunità unica, la mia tavola sarebbe un crocevia di menti brillanti, in particolare quelle che tessono trame di mistero, orrore, fantascienza e quelle che si immergono nelle profondità del folklore e delle leggende. Attorno ad un abbondante antipasto avrebbero tutti qualcosa da raccontare.

Il primo nome sulla mia lista, e probabilmente su quella di molti, è Stephen King. Il Re dell’Horror non ha bisogno di presentazioni. Sarebbe affascinante sedersi di fronte a lui e chiedergli: “Maestro, dove trova l’ispirazione per le sue narrazioni più coinvolgenti? Nascono da incubi, da intuizioni o da osservazioni del quotidiano?” Immagino che la sua risposta sarebbe un intrico di genialità e umorismo nero.

Accanto a lui, vorrei sedessero altri pilastri del genere. Penso a Neil Gaiman, il cui genio mescola mitologia, folklore e urban fantasy in modi unici. Le sue opere sono un ponte tra il mondo conosciuto e l’ignoto, e mi piacerebbe capire come riesce a dare vita a divinità antiche e creature fantastiche nel contesto moderno; come riesce a inserire temi complessi nella narrazione per ragazzi.

E parlando di scifi, non potrei non includere qualcuno come Brandon Sanderson, il cui world-building è una vera e propria architettura fantastica, o magari Margaret Atwood, con le sue distopie inquietanti che riflettono in modo sorprendente la nostra realtà. Ogni ospite porterebbe la sua prospettiva unica su come creare mondi e personaggi che rimangono con noi anche molto tempo dopo aver chiuso una loro opera.

Di cos’altro potremmo discorrere? Mentre gustiamo un buon piatto di tortelli amari, specialità tipica della mia zona che spero apprezzerebbero, le domande andrebbero ben oltre la pura tecnica narrativa. Vorrei chiedere loro particolari sulla loro vita da scrittore: com’è la loro quotidianità? Ci sono rituali particolari, orari preferiti per scrivere, o è un flusso continuo di idee e parole? È un percorso solitario o collaborativo?

Al di là della scrittura, cosa amano fare? Quali sono i loro hobby, le loro fughe dalla realtà che non implicano la creazione di mondi? Sarebbe interessante anche sapere se potessero vivere in un’altra epoca, quale sceglierebbero e perché? Ci sarebbe un periodo storico che li affascina particolarmente e che forse ha influenzato le loro opere? Sono sicura che davanti a un buon piatto di spiedo con la polenta e a un buon bicchiere di vino rosso racconterebbero cose che non direbbero mai in nessuna intervista.

Quali sono i temi ricorrenti nelle loro opere che sentono più vicini, quelli che non smetterebbero mai di esplorare? Che si tratti della natura umana, della paura dell’ignoto, della società o della tecnologia, sarebbe interessante capire le loro ossessioni se sono solo letterarie. Un sorbetto rinfrescante per digerire la cena renderebbe l’atmosfera più leggera.

Naturalmente, la conversazione si allargherebbe anche ai misteri legati alla magia e al folklore, alle leggende che hanno ispirato alcune delle loro storie più famose. Ogni scrittore ha un serbatoio di ispirazione, che attinge spesso alle tradizioni orali, ai miti e alle credenze popolari, e sarebbe incredibile sentire le loro esperienze dirette con queste fonti. Magari con un caffè.

Carissimi lettori dell’ignoto una cena così sarebbe un’immersione profonda nelle menti che plasmano le nostre paure e i nostri sogni, un’opportunità di capire non solo come creano, ma anche come vivono e pensano. E voi, chi invitereste alla vostra cena dei sogni?

Una risposta a “Conversazioni da incubo: ospiti d’onore della Letteratura”

  1. Avatar sillydeliciouslyf76523c1d3
    sillydeliciouslyf76523c1d3

    Io, ccome sai, amo il fantasy ma non sono patita degli horror e anche meno della fantascienza, è per di più sono vecchiotta, per cui i miei ospiti sarebbero più “antichi”. E. A. Poe, A. Conan Doyle, A. Christie, tre vecchi gotici di lingua inglese impareggiabili nel creare situazioni assurde capaci solo loro di sbrogliare e far passare per possibili. Un salutone e un bacio. A presto.

    Piace a 1 persona

Lascia un commento

Per voi una selezione di altri articoli

Il potere della maschera: carnevale e identità 👺

Carissimi lettori del mistero, tradizionalmente Febbraio è il mese in cui il mondo, prima di purificarsi con la Quaresima, concede a sé stesso un periodo di follia rituale: il carnevale. Per noi lettori, il carnevale non è solo una festa di colori; è un momento esoterico e psicologico in cui le regole sociali vengono sospese,…

Negoziare con le proprie paure: un’analisi necessaria 🤫

Cari lettori del mistero e dell’ignoto, chiudiamo questo primo mese dell’anno con una domanda che non ammette fughe: qual è la cosa che hai più paura di fare? E, soprattutto, cosa ci vorrebbe per convincerti a farla? La paura è la bussola del nostro spirito. Indica esattamente dove si trova il nostro confine. Io, ad…

L’ombra di Jekyll: ipocrisia e verità nella letteratura 🔬

Lettori dell’ignoto bentrovati, ora che mi conoscete, sapete che secondo me se c’è una cosa che rompe l’armonia dell’anima e disturba la quiete della ricerca è l’ipocrisia: la falsità ostinata di chi indossa una maschera pubblica irreprensibile, nascondendo nel profondo azioni e pensieri oscuri. Questa falsità non provoca solo fastidio; secondo me è una minaccia…

Amore e Dannazione: Romanticismo nei Racconti di Mistero

Carissimi lettori del mistero, se ad ognuno di noi venisse chiesto cosa ne pensiamo delle storie d’amore ovviamente sappiamo che i nostri generi preferiti sono spesso sottovalutati. Come può l’horror o il mystery offrire travolgenti storie d’amore?

Quando si pensa all’aggettivo “romantico”, la mente corre spesso a cene a lume di candela, rose rosse e dichiarazioni d’amore sdolcinate. Ma se il romanticismo fosse qualcosa di più oscuro, più viscerale, persino macabro? E se la sua vera essenza risiedesse non nella perfezione idilliaca, ma nell’intensità di un legame che sfida ogni logica, ogni convenzione, persino la morte stessa? Questo è il romanticismo che permea le storie di mistero, folklore e leggende, dove l’amore si fonde con l’orrore, il desiderio con la dannazione eterna.

Nel vasto panorama della letteratura e del cinema, troviamo esempi lampanti di questo amore “alternativo”. Pensiamo all’ossessivo e tormentato Dracula di Bram Stoker, il cui amore millenario per Mina Murray trascende la vita stessa, trasformandosi in una sete primordiale che non conosce confini. Oppure, più recentemente, al delicato eppure potente legame tra una donna delle pulizie muta e una creatura anfibia nel capolavoro cinematografico La forma dell’acqua. Qui, l’amore è un linguaggio universale che va oltre le barriere della specie e della comunicazione verbale, un’accettazione totale dell’altro nella sua singolarità più profonda.

Non possiamo dimenticare poi l’archetipo dell’amore passionale e autodistruttivo di Cime Tempestose. Heathcliff e Catherine, anime gemelle legate da un destino inesorabile, incarnano un romanticismo così intenso da sfociare nella tragedia, nel dolore e nella follia. Il loro non è un amore confortevole, ma una forza primordiale che distrugge tutto ciò che incontra, lasciando dietro di sé un’eredità di spettri e rimpianti. Queste storie ci spingono a riflettere: il vero amore è forse quello che ci spinge ai nostri limiti, che ci fa confrontare con le nostre paure più recondite, che ci lega indissolubilmente all’altro anche quando è sbagliato o pericoloso?

Forse la definizione di romantico non è univoca, ma un vasto spettro che include anche le sfumature più cupe e inquietanti. È la forza che spinge all’estremo, che lega due anime in modi inimmaginabili, al di là di ogni convenzione sociale o morale. In questo senso anche i nostri generi preferiti possono coinvolgerci con incredibili storie romantiche.

Lettori dell’ignoto quale è, allora, la vostra definizione di romanticismo? È il focolare domestico o la bruciante fiamma di un amore proibito che consuma ogni cosa? Lascia un commento e condividi la tua visione!

Alice Tonini

2 risposte a “Amore e Dannazione: Romanticismo nei Racconti di Mistero”

  1. Avatar Massimiliano Pesenti

    Il Romanticismo è un movimento culturale nato alla fine del Settecento che esalta emozioni, natura e individualismo. Nelle opere mystery, viene rappresentato attraverso atmosfere cupe, paesaggi selvaggi e protagonisti tormentati, spesso in lotta con forze oscure o misteriose. L’irrazionale e il sovrannaturale giocano un ruolo centrale, riflettendo l’interesse romantico per l’ignoto e l’inquietudine interiore.

    Piace a 2 people

  2. Avatar sillydeliciouslyf76523c1d3
    sillydeliciouslyf76523c1d3

    Desiderio, affetto, legame. Ecco i termini dai quali si suppone derivi la parola latina “amor”. Già qui si evince che il romanticismo è un aggiunta “moderna” (naturalmente a mio parere). Desidero e legame sono parole forti appena addolcita dalla parola affetto. Ed effettivamente è quel che io penso sia AMORE.

    Piace a 1 persona

Lascia un commento

Agenda 2030: Leggende e Paure del Domani

Carissimi lettori del mistero e dell’ignoto che cosa vi preoccupa di più del futuro?

Il futuro. Solo la parola evoca un mix di curiosità, speranza e, diciamocelo, un pizzico di apprensione. Nel mio piccolo mondo fatto di misteri, leggende antiche e quel fascino irresistibile che solo il folklore sa regalare, spesso mi ritrovo a viaggiare non solo attraverso luoghi fisici, ma anche attraverso il tempo, chiedendomi: cosa ci aspetta?

Questa domanda è il cuore pulsante di molti dei miei articoli e, lo confesso, anche la scintilla che accende la mia immaginazione quando mi immergo nella letteratura. Dalla fantascienza che ci proietta in mondi sconosciuti, ai mystery che svelano segreti nascosti, fino all’horror che esplora le nostre paure più profonde e al giallo che ci sfida a risolvere enigmi, ogni genere a modo suo indaga le incertezze del domani.

Ma cosa ci preoccupa davvero del futuro? Per me, è il delicato equilibrio tra progresso e preservazione, tra l’innovazione che promette soluzioni e le sfide che sembrano ingigantirsi. È un tema che si lega profondamente al mio amore per i viaggi e per la scoperta di tradizioni, perché in ogni leggenda, in ogni racconto popolare, c’è un monito, una speranza o una spiegazione per ciò che non comprendiamo appieno. Il mistero non è solo ciò che non conosciamo, ma anche l’ignoto che ci attende dietro l’angolo, e nel folklore troviamo spesso le risposte che le generazioni passate si sono date per affrontare le loro incertezze.

Ed è proprio da queste riflessioni che nasce il mio ultimo progetto letterario! Sto lavorando a una raccolta di racconti: Horror 2030 – Incubi da un futuro prossimo, che si addentra nelle pieghe dell’Agenda 2030 e dei suoi obiettivi. Ho cercato di esplorare queste tematiche cruciali attraverso storie che spero vi terranno col fiato sospeso, mescolando elementi di fantascienza, mistero e, perché no, un tocco di quel brivido tipico dell’horror o la suspence del giallo. Ogni racconto è un viaggio attraverso uno o più degli obiettivi dell’Agenda, trasformando concetti complessi in narrazioni avvincenti, perché credo fermamente che la letteratura abbia il potere di farci riflettere e di ispirarci all’azione.

Quindi, mentre continuo a scrivere e a esplorare questi mondi, mi chiedo: quali sono le vostre maggiori preoccupazioni riguardo al futuro? E, forse ancora più importante, quali misteri e leggende pensate possano aiutarci a comprenderlo meglio?

Fatemi sapere cosa ne pensate voi, a presto.

Alice Tonini

3 risposte a “Agenda 2030: Leggende e Paure del Domani”

  1. Avatar ambrars77

    Il futuro. Il mistero più grande. Del futuro mi preoccupa più che altro che i miei figli non possano essere felici e/o che non possano trovare lavoro. Ma queste paure sono soltanto mie e resteranno tali. Bisogna pensare positivo!!!! E trasmetterlo.

    Piace a 1 persona

  2. Avatar valy71

    Il futuro è da sempre un grande mistero, ci fa paura, ma vi riponiamo speranza.. dicono si debba vivere solo l’istante presente e va bene, ma come si fa a non “buttare un occhio” al futuro? Ed è abbastanza sconvolgente ed inquietante, ma questo non ci impedisce di procedere nel migliore dei modi possibili, almeno ci si prova.

    Piace a 1 persona

  3. Avatar sillydeliciouslyf76523c1d3
    sillydeliciouslyf76523c1d3

    Mi piace molto la frase dove parli di “equilibrio tra progresso e preservazione “. Non essendo più giovane e amando la nostra grande ricchezza storico artistica ho anche io molte perplessità sul futuro, sulla nostra capacità di portare nel magico futuro tutta la nostra storia. Non vedo l’ora di leggere le tue prossime storie! Ciao!

    Piace a 2 people

Lascia un commento

Esplorare l’Anima Umana con Edgar Allan Poe

Se c’è una cosa che mi affascina più di ogni altra, è il modo in cui il mistero, il folklore e i luoghi leggendari si intrecciano nella trama della storia e della letteratura. Ogni strada acciottolata, ogni leggenda sussurrata al tramonto, nasconde un segreto pronto a essere svelato. In questo panorama di enigmi, c’è una figura che per me si erge come un faro nell’oscurità, qualcuno che ha saputo come pochi altri plasmare le ombre della psiche umana e riversarle su carta: Edgar Allan Poe.

Poe non è solo un nome da manuale di letteratura, per me è l’incarnazione del genio tormentato; un maestro nel creare atmosfere gotiche e racconti che ti si insinuano sotto la pelle. Le sue storie non sono semplici trame, ma veri e propri viaggi negli abissi della mente, dove la ragione vacilla e il soprannaturale si confonde con la follia. Ogni volta che rileggo “Il Corvo” o “Il Gatto Nero“, mi ritrovo catapultato in quei vicoli bui e nebbiosi che lui descriveva, luoghi che sembrano esistere solo nella sua immaginazione ma che, in fondo, rispecchiano le paure più recondite dell’animo umano. Non c’è da stupirsi se è considerato il padre del racconto del mistero!

Ciò che mi lega profondamente a Poe è la sua capacità di trasformare l’angoscia e il macabro in pura arte. Non solo anticipò il genere del racconto poliziesco, ma esplorò con una profondità unica i temi della morte, della perdita e della psicosi, attingendo spesso a un folklore oscuro e a un senso di oppressione quasi palpabile. Le sue ambientazioni, siano esse antiche magioni o criptici studi, diventano esse stesse personaggi, carichi di una storia e di un’aura leggendaria che affascina ancora oggi. E proprio come una antica foresta intrisa di leggende, le sue opere continuano a esercitare un fascino irresistibile, rivelando ogni volta nuove sfumature.

Poe, con la sua vita turbolenta e la sua ineguagliabile abilità narrativa, non è solo la mia figura storica preferita, ma un’eterna fonte di ispirazione. Mi ricorda che anche nell’ombra più oscura si può trovare la luce della creatività, e che il vero mistero, spesso, risiede proprio dentro di noi.

Mentre le sue storie e i suoi racconti continuano a echeggiare nei corridoi della migliore letteratura, Edgar Allan Poe resta per me un simbolo eterno di come l’arte possa trasformare il buio in capolavoro. Ogni sua parola è un invito a esplorare l’ignoto, a guardare oltre il velo della realtà e a chiederci: quali altri segreti si nascondono negli angoli più reconditi della nostra mente, e quali nuove leggende siamo pronti a scoprire.

Al prossimo articolo!

Alice Tonini

Una risposta a “Esplorare l’Anima Umana con Edgar Allan Poe”

  1. Avatar wwayne

    Appena ho letto “poliziesco” mi è tornato in mente questo splendido libro: https://wwayne.wordpress.com/2020/10/03/amore-a-scoppio-ritardato/. L’hai letto?

    Piace a 1 persona

Lascia un commento

Il commesso di Malamud: tra sofferenza e redenzione

Carissimi lettori del mistero eccoci al nostro consueto appuntamento letterario.

Oggi ci immergiamo nelle profondità della letteratura insolita e misteriosa dove personaggi inusuali danzano con le parole. È qui che incontriamo l’enigmatico Bernard Malamud, autore di un opera che lo avrebbe marchiato a vita: Il commesso, pubblicato nel 1957, qui in Italia è uscito anche con il titolo di Il giovane di bottega. Quest’opera non solo ha gettato le basi della sua carriera letteraria ma ha anche fatto nascere una etichetta che Malamud detestava: scrittore ebreo-americano. Una etichetta che a suo dire lo limitava e lo disgustava profondamente. Il commesso diventa un film nel 1997 anticipato di qualche anno da un altro film sempre ispirato ad una sua opera con il titolo Il migliore (The Natural, 1984 Levinson) tratto da un opera del 1952. Film con un giovanissimo Robert Redford che fu candidato a ben 4 premi Oscar. Ma al di la del successo è la battaglia di Malamud contro le etichette a rendere la sua storia così avvincente. A questo periodo sembra risalire la sua enigmatica frase, spesso citata:

Ogni uomo è un ebreo, anche se non lo sa.

B. Malamud

Ma torniamo al cuore pulsante della nostra discussione Il commesso. Questa non è solo una storia ma una immersione nell’anima del passato americano, un eco delle sue ferite e delle sue speranze. Sebbene vi abbia già accennato al suo successo, la vera forza dell’ opera risiede nelle sue radici più intime: Malamud attinge a piene mani al suo vissuto più intimo, trasformando le difficili esperienze del padre (un bottegaio ebreo russo immigrato, proprio come l’ indimenticabile protagonista Morris Bober) in pura arte narrativa. A differenza delle complesse trame che abbiamo esplorato in precedenza Il commesso incanta con la sua disarmante semplicità, celando una chiarezza che commuove. È un sottile ma potente gioco morale che dispiega i temi universali della sofferenza e delle grazia, invitandoci a riflettere sulla natura umana e sul destino.

Immergiamoci ora nella cruda realtà che attanaglia la famiglia Bober. Morris si aggrappa al suo vecchio negozio, un’attività che arranca ad arrivare a fine mese, un simbolo della loro lotta quotidiana. Al suo fianco, la moglie Ida condivide la stessa fatica e la stessa morsa della povertà. Poi c’è Helen, la figlia, un barlume di speranza, una giovane promettente. Ma il destino, come spesso accade nella vita, si rivela impietoso: Ephraim, il figlio che aveva sacrificato il college per aiutare la famiglia, si spegne prematuramente a causa di una banale infezione alle orecchie. Come ben sa chi ha conosciuto il dolore, le cose possono sempre precipitare. E infatti, la sfortuna non si ferma qui: dei ladri inetti assalgono Morris nella sua bottega, lasciandolo inabile al lavoro. Ma il nostro protagonista, dimostrando una resilienza ammirevole, si rifiuta di arrendersi, lottando con ogni fibra per rimanere a galla. È in questo scenario di disperazione che emerge una figura enigmatica: Frank Alpine. Orfano, di origini italiane e di fede cattolica, Frank si presenta con una proposta quasi assurda: vuole lavorare per Morris gratuitamente, per fare esperienza, o almeno così sostiene. Si accontenta di poco: un po’ di latte, qualche sandwich, un giaciglio sul pavimento della cantina, finché non gli viene offerto un divano e poi, finalmente, un letto. Ma quali sono le vere intenzioni di questo misterioso giovane? E come influenzerà la già precaria esistenza dei Bober?

Man mano che la storia si dipana, una verità sconcertante emerge dalle ombre: Frank Alpine, l’uomo che si accontenta di pochi spiccioli, è in realtà uno dei ladri che in passato avevano assalito Morris. Un colpo di scena che ribalta ogni aspettativa! Eppure, nonostante la sua natura tutt’altro che irreprensibile, Frank ha una strana presa sui clienti, e sorprendentemente gli affari in bottega iniziano a fiorire. Ma il passato non è l’unica ombra sulla sua anima: Frank non è un santo. Occasionalmente ruba l’incasso, falsifica i documenti e intasca denaro. E poi c’è Helen Bober. Frank ne è attratto in modo viscerale, quasi ossessivo: i suoi occhi “addocchiano” le mutandine a fiori e i reggiseni sotto i vestiti, la corteggia in modo sfacciato e, con un’inquietante audacia, la spia mentre si fa la doccia. L’attrazione di Helen, però, è un turbinio di sentimenti contrastanti. Da un lato, il suo cuore spera nel ritorno di Nat Pearl, lo studente di legge con cui ha condiviso la sua verginità. Dall’altro, una curiosità torbida e irresistibile la spinge verso Frank. Cosa succederà in questo pericoloso gioco di attrazione e segreti?

Al centro di questa narrazione, si dipana un groviglio di pregiudizi etnici che affiorano apertamente, creando tensioni palpabili. Frank, il ragazzo cattolico, si dibatte con un latente disagio, sentendosi a volte in colpa per il fatto di lavorare per degli ebrei. Allo stesso modo, Ida non riesce a sentirsi completamente a suo agio con la presenza di Frank in casa, una figura che per lei rappresenta l’estraneità. Eppure, in questo contesto intriso di reciproche diffidenze, la riabilitazione e la redenzione si fanno strada, lentamente, quasi impercettibilmente. Ma c’è un’ombra che incombe su Frank: le sue speranze e ambizioni personali superano di gran lunga le sue reali capacità. È un uomo profondamente ambivalente, un’anima in pena che cerca disperatamente il riscatto nell’oscurità delle sue azioni passate. Il suo è un tentativo disperato di riguadagnare la fiducia delle persone, dopo averle tradite nei modi più abietti. Riuscirà a liberarsi dalle catene del suo passato e a trovare la vera redenzione?

Il percorso di Frank è un intreccio di luci e ombre, un’agonia di contraddizioni che lo rendono indimenticabile. È lui a salvare Helen da una violenza in un parco pubblico, un gesto eroico che purtroppo viene macchiato dalla sua stessa brutalità: Frank le userà violenza, rivelando la sua natura bifronte. Nonostante questo, cerca ostinatamente il perdono di Morris, l’uomo che ha derubato e raggirato per anni. C’è una scena di struggente bellezza che lo vede intento a intagliare, con un semplice coltellino, una tavola di legno, trasformandola in un commovente tributo per Helen. Ma ogni speranza di redenzione sembra svanire quando lei, con un gesto carico di dolore e rifiuto, getta via tutto nella spazzatura. E ancora, a sottolineare la sua battaglia per l’accettazione, le ripetute volte in cui Morris, esasperato, lo caccerà senza mezzi termini dal negozio. Queste sono le sfaccettature di un uomo che lotta per emergere dalla propria oscurità, un passo avanti e due indietro.

Il sipario cala su un finale che è tutt’altro che rassicurante, lasciando il lettore sospeso in un’ambivalenza che brucia. Frank Alpine, l’uomo delle mille contraddizioni, finisce per abbracciare l’eredità di Morris, identificandosi con il suo modello di vuoto, tanto da giungere a convertirsi all’ebraismo. Un epilogo sconcertante, che lo vede assorbire l’identità di colui che aveva tanto raggirato. Nel frattempo, Helen si dibatte in una lotta interiore devastante, cercando disperatamente di auto-convincersi che la violenza subita non sia mai accaduta.Questa non è una conclusione, ma un’ulteriore evoluzione interiore, tipica del genio di Malamud. L’autore stesso, in una prefazione di una vecchia edizione del romanzo, offre una chiave di lettura ecumenica e provocatoria: spera che Frank non si arrenda alla lettura di San Francesco, ma che continui con Isaia. Un invito a non fermarsi a una spiritualità consolatoria, ma a cercare una verità più profonda e, forse, più scomoda, tra le righe di un destino ancora da scrivere. E voi cosa ne pensate di questo viaggio tra redenzione e inganno? Quali sono le domande che questo finale vi lascia? Fatemelo sapere nei commenti, e se l’articolo vi ha incuriosito, lasciate un like!

Alice Tonini

Una risposta a “Il commesso di Malamud: tra sofferenza e redenzione”

  1. Avatar Giganti della Letteratura: Dialoghi tra Sogni ed Illusioni | Alice Tonini

    […] come due mondi così distanti si sono trovati uniti nel bisogno di una bussola morale:Il commesso di Malamud: tra sofferenza e redenzione, Gridiamo più forte con Baldwin e gli afro-americani del […]

    "Mi piace"

Lascia un commento