Cold Mountain: Storia di Guerra e Nostalgia 🐎

La parola Nostalgia viene dall’unione di due parole di origine greca: Nostos che vuole dire ritorno a casa e Algos che significa dolore. Il dolore del ritorno. È una frase che si intona alla perfezione con l’ opera di ci parliamo oggi. Fu il primo romanzo di Charles Frazier, scritto nel 1997 con il titolo Cold Mountain, subito vincitore del premio National Book Award e da cui è stato tratto un film candidato a sette premi oscar. In italiano lo troviamo con il titolo Ritorno a Cold Mountain ed è arrivato da noi nel 1998.

Inman, il protagonista di questa delicata storia, dovrà affrontare un lungo e periglioso viaggio, che per certi versi può ricordarci quello dell’ eroe greco Ulisse, che per poter tornare a casa deve sopportare un dolore profondo e intenso.

Il libro si apre con Inman, un soldato confederato recentemente ferito in battaglia che stanco di una guerra che non gli appartiene esce dalla finestra della sua stanza di ospedale per muovere i primi passi del suo lungo e illegittimo viaggio a casa. Casa si trova a Cold Mountain, nel paese di Black Cove nell’ ovest del North Carolina. Come Ulisse Inman affronterà molte avventure durante il suo difficile viaggio. Ma diversamente da Ulisse Inman ha alle calcagna la Guardia Nazionale Confederata, una organizzazione che dava la caccia ai soldati confederati che disertavano.

Casa per Inman è anche Ada, la sua Penelope, una giovane ragazza che arriva da Charleston, South Carolina e che ora cerca di gestire al meglio che può la fattoria che ha ereditato. Inizialmente arriva per accudire l’amato padre ammalato, ma man mano che la storia prosegue dovrà imparare a sopravvivere in un ambiente ostile. Diversamente dalla regina di Itaca che ha un ruolo minore nella storia e compare solo alla fine, Ada si inserisce nella storia a capitoli alterni, tentando di mantenere la proprietà della casa.

Dal nulla compare Ruby, una donna piena di risorse ma povera che si trasferisce alla fattoria. Insegna ad Ada la sopravvivenza, ripulisce la fattoria e la riporta alla produttività. La saggezza pratica di Ruby verrà ricambiata dall’educazione letteraria che Ada può impartirle e questo consentirà alle due donne di sopravvivere e di stringere un legame indissolubile.

Nonostante sia ambientato nel 1864 questo libro non riguarda solo la storia della guerra civile. È un tributo letterario ad una regione degli Stati Uniti che fu profondamente divisa tra il nord dove si celebrava l’industria e il capitalismo, e il sud dipendente dagli schiavi per la sua esistenza agricola. Più tardi fu il Tennessee a ereditare la posizione del North Carolina.

In una intervista Frazier chiama il suo libro “Elegia di quella vecchia America“; l’autore ci racconta di uno stile di vita oggi svanito, di esistenze rigorose ma indipendenti indissolubilmente legate ai cicli della natura, all’ uccisione degli animali selvatici per la carne e per la pelle, alla cucina fatta in casa, alla raccolta giornaliera delle uova, alla mungitura delle mucche e alla cura dei cavalli. Ricucire i vestiti usurati, lavare le camicie su lavabi in metallo, fare musica con i vicini di casa, raccogliere l’acqua piovana in un barile per lavare i capelli, la frescura della ghiacciaia nei caldi giorni estivi, tutte queste sono immagini evocative e appartenenti ad un altra epoca che l’ autore ci mostra in modo abile e diretto.

Il racconto è una testimonianza della bellezza che possiamo trovare nei gesti quotidiani appartenenti ad altri tempi e delle grandi capacità di Frazier come scrittore. La tragicità del finale rappresenta appieno lo spirito del 1874. Nell’epilogo vediamo Ada che legge il racconto di Ovidio in cui Baucis e Filomene, una coppia di anziani, vengono trasformati in alberi dagli dei. Rimane comunque una gioia amara.

Dicono che la guerra sia una nube sulla terra, ma che tempo fa l’hanno deciso loro e ora se ne stanno sotto la pioggia a dire piove ancora.

Ruby, da Cold Mountain 1998

Se vi piacciono le opere dedicate a questo periodo storico la novella di Robert Morgan: Brave Enemies, del 2001, è ambientata nel conflitto Americano precedente, la rivoluzione americana, su quelle stesse montagne della Carolina. Per altre buone letture riguardo gli spostamenti storici nord/sud negli States leggete Arnow Harriette con la sua The Dollmaker del 1954, che ci racconta di una famiglia capitanata dalla matriarca Gertie Nevels che si trasferisce dal Kentucky rurale alla città di Detroit durante la seconda guerra mondiale.

E per oggi è tutto, arrivederci carissimi lettori dell’ ignoto a presto.

2 risposte a “Cold Mountain: Storia di Guerra e Nostalgia 🐎”

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    sillydeliciouslyf76523c1d3

    Molto bello!!!

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  2. Avatar Giganti della Letteratura: Dialoghi tra Sogni ed Illusioni | Alice Tonini

    […] Mentre i gruppi si sciolgono, abbiamo individuato un’ultima, cruciale conversazione. Inman (Cold Mountain), il soldato disertore in cerca della strada per casa, ha trovato la saggezza non in Ulisse, il viaggiatore per antonomasia, ma in un uomo in attesa. Lo abbiamo messo a confronto con Robert MacIver (Regole per vecchi gentiluomini), l’unico uomo reale tra i presenti, un ottuagenario che ha vissuto e ora si confronta con le sue memorie di guerra. L’urgenza della fuga e del ritorno di Inman è stata messa a confronto con la saggezza della sosta e la contemplazione del tempo. Il vero viaggio, ha suggerito MacIver, non è quello verso casa, ma quello verso l’accettazione del passato. Per l’emozionante riepilogo sul tema del Nostos (il ritorno a casa), leggi qui: Cold Mountain: Storia di Guerra e Nostalgia 🐎 […]

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L’Amore e il Sogno Americano nel Grande Gatsby 🍾

Lettori del mistero e dell’ignoto oggi vi presento un opera che parla di feste, di eccessi e di amori e sicuramente ne avrete sentito parlare: Il grande Gatsby di Scott Fitzgerald.

Alla fine del 1920 Fitzgerald diede alla decade 1910-1920 il soprannome di The Jazz Age; egli scrisse un trattato dove definisce quel decennio l’orgia più costosa della storia.

La storia di cui parliamo oggi fu scritta a metà del decennio quando ogni bottiglia di Champagne era fuorilegge (il proibizionismo dura dal 1919 al 1933) e l’autore cattura nell’opera quel senso di eccesso facile e di esibizionismo nascosto che erano diffusi nell’alta società statunitense. Nessuna celebrazione di edonismo, la storia esplora le fortune e le pene di un americano Jay Gatsby, battezzato alla nascita James Gatza proveniente da un famiglia contadina del Midwest.

Attraverso una combinazione di sogni, fortune e personalità mescolata a un pizzico di non comune capacità di prendere per il naso la legge, il nostro protagonista acquisisce una grande casa, una bella macchina e una leggendaria collezione di camice. La trama è semplicemente detta. Il giovane ufficiale dell’ esercito Gatsby si innamora di Daisy Fay, una giovane donna proveniente dalla classe privilegiata. La sua passione è corrisposta ma Daisy, il cui punto di forza non è la pazienza, sposa Tom Buchanan mentre Gatsby attende di potere rientrare in patria dalla grande guerra. Questo Tom non è certo un lavoratore da medaglia al merito, ma la sua fortuna gli permette di poter acquistare praticamente qualsiasi cosa e passa le sue giornate a ricordare i bei vecchi tempi quando era giocatore di football alla Yale. Il nostro Gatsby torna, riesce a farsi una piccola fortuna e pianifica di riunirsi con la sua Daisy. Il piano funziona ma purtroppo per poco tempo.

La trama presenta dei colpi di scena interessanti, ma la nostra attenzione alla storia deve andare più in profondità. L’impressione principale riguarda il paradosso rappresentato da Gatsby stesso: è veramente così grande e importante o vuole solo fare credere di esserlo?

In una singola pagina il narratore descrive Gatsby con due sole frasi: “lui rappresentava ogni cosa per la quale io provavo rabbia”, “lui divenne giusto, alla fine”. Molto del fascino di questo libro sta nel modo in cui Fitzgerald racconta la storia attraverso gli occhi filtranti del narratore Nick Carraway. Nick diventa un agente del destino essendo sia il vicino di Gatsby sia un cugino lontano di Daisy. Nick passa meno di un anno nell’East quando decide di tornare nel Midwest, lo stesso Fitzgerald crebbe a St.Paul nel Minnesota, in quella che lui descrive come la peggior casa della migliore parte della città, un buono sfondo per un uomo che sviluppa un tale senso di distinzione sociale.

Il racconto è marcato dalla pregnanza della ricchezza di Gatsby, denaro, amore, rinnovamento; la vita del personaggio è caratterizzata dall’eccesso. Una frase di un tardo Fitzgerald divenuta famosa dice: non ci sono seconde possibilità nella vita americana. Alla fine di questo romanzo comunque l’america diventa teatro di una seconda possibilità per la cultura europea, un seno tutto nuovo per il nuovo mondo. Fitzgerald una volta terminato il romanzo pensò di chiamarlo Under the Red, White and Blue ed è vero che alcuni vedono Gatsby come l’incarnazione del sogno americano, una rappresentazione di quella terra dell’idealismo profondo e dell’ ottimismo non richiesto che oggi si sta sbriciolando nel nazionalismo ortodosso.

L’ultima frase della novella ci riporta anche anche le parole che furono incise sulla tomba di Fitzgerald: So we beat on, boats against the current, borne back ceaselessly into the past.

E con quest’ultima scena per oggi vi saluto.  Vi auguro buona lettura e alla prossima.

Alice Tonini

2 risposte a “L’Amore e il Sogno Americano nel Grande Gatsby 🍾”

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    sillydeliciouslyf76523c1d3

    Buona recensione, come sempre, brava! Possiedo questo libro da un sacco di tempo ma non ho mai avuto il “coraggio” di leggerlo ne di guardare il film. Forse coraggio non è il termine corretto ma è quello che più si avvicina.

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  2. Avatar Giganti della Letteratura: Dialoghi tra Sogni ed Illusioni | Alice Tonini

    […] La risposta, come avrete letto nei post, è arrivata attraverso le figure femminili: Estella, Sue, Sondra e Daisy. Ognuna è stata la musa, il trofeo o la rovina. Uno solo, alla fine, è emerso con un sorriso amaro, dimostrando che l’inganno di sé stessi è a volte la forma di successo più duratura. Chi è stato? Per rivivere la feroce discussione tra sogni infranti e auto-invenzione, clicca qui: Charles Dickens: l’inghilterra del 1800 con le sue grandi speranze e disperate illusioni, Pessimismo e Desiderio in Jude l’Oscuro, Clyde Griffiths: sogni e delitti in ‘Una tragedia americana’, L’Amore e il Sogno Americano nel Grande Gatsby 🍾. […]

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Clyde Griffiths: sogni e delitti in ‘Una tragedia americana’

Lettore dell’ignoto oggi continuiamo i nostri appuntamenti degli inviti alla lettura e stavolta ti parlo del libro di Theodore Dreiser “Una tragedia americana”. Mi scuso profondamente per l’assenza ma purtroppo questo novembre è per me davvero molto impegnativo dal punto di vista lavorativo e visti i tempi che corrono non ho modo di fare altrimenti.

Dreiser se ne andò dalla città di New York qualche giorno prima che il suo libro venisse pubblicato, siamo nel Dicembre 1925, perchè non voleva affrontare le recensioni che secondo le sue previsioni avrebbero dovuto essere terribili. Vi faccio notare solo che qualche settimana prima l’autore Lewis Sinclair si rifiutò di recensire il libro perchè non la trovò di suo gusto.

Un mese più tardi l’autore, che nel frattempo aveva trovato casa a Fort Lauderdale, ricevette la notizia della vendita di diciassettemila copie. Un bel colpaccio e una bella gratificazione. Qualche giorno dopo fece una inusuale annotazione nel suo diario: il venditore di locale di libri e l’assistente alla cassa della First National Bank sono venuti a congratularsi con me riguardo al mio libro.

Più tardi il libro venne bannato dall’ intera città di Boston e molto probabilmente questo favorì il suo successo commerciale. Lo scrittore H.L.Mencken suggerisce ai lettori svogliati (ma sono certa che i lettori dell’ ignoto non lo sono), e a quelli che hanno poco tempo, di saltare la prima delle tre lunghe sezioni del libro, quella che tratta della prima adolescenza del protagonista Clyde Griffiths.

Ha vent’anni quando lo incontriamo, segue sconsolato i suoi genitori che pregano e cantano in chiesa e i trascorre il tempo con i suoi coetanei per le vie di Kansas City. Il giovane Clyde desidera una vita lontano dalla sonnolenta monotonia della sua vita quotidiana e sogna di andarsene. Sua sorella Esta fugge per prima. Tornerà presto, disperata, abbandonata e incinta. Tutti dettagli della storia che prefigurano quano accadrà più tardi al protagonista che però non presta alcuna attenzione allo sfortunato destino della sorella totalmente assorto nella sua continua ricerca di un avvenire brillante e luminoso. Lavorare come fattorino gli procurerà un primo assaggio di una vita diversa da quella vissuta fino a quel momento, ma quando la macchina in cui è passeggero investe e uccide un bambino, è costretto ad abbandonare Kansas Citi. Questo evento ci suggerisce quello che più tardi diverrà evidente come difetto del personaggio: la codardia morale e mentale del protagonista.

La famosa seconda sezione del libro ci racconta delle vicissitudini di Clyde a Lycurgus, New York. Qui ha la possibilità di incontrare un parente che possiede una azienda e il nostro protagonista diventa un supervisore nel dipartimento che stampa collari. Qui si innamora della bella e dolce Roberta Alden. Le regole aziendali impediscono relazioni tra i manager e gli impiegati ma Clyde fa pressioni su Roberta per degli incontri clandestini. Dopo qualche mese di passione proibita, il bell’aspetto di Clyde fa colpo nella luminosa vita sociale di Lycurgus e lui finisce tra le braccia della bellissima Sondra Finchley (Qui viene subito in mente la bella Liz Taylor che ricoprì il ruolo di Sondra nel film del 1951 A Place in the sun; Montgomery Clift e Shelley Winters completarono il cast superbo nel triangolo amoroso nella versione cinematografica della novella dal titolo cambiato).

Gli eventi precipitano inesorabili. Roberta resta incinta. Il nostro protagonista spera inutilmente in un aborto, e Roberta chiede il matrimonio con lettere che farebbero a pezzi il cuore di qualsiasi lettore dell’ ignoto ma lasciano Clyde indifferente. Un articolo di giornale ispira Clyde che decide di ucciderla. L’autore ci dettaglia i cambiamenti di idea dell’ultimo minuto di Clyde ma il destino ride e causa un improvviso e disastroso incidente navale. Roberta affoga e Clyde si infila giacca e cappello per raggiungere Sondra e i suoi amici e trascorrere il week end con loro.

Nella parte tre viene presentato il processo, l’accusa e l’esecuzione del sensibile ma egoista Clyde. Interessanti personaggi minori fanno capolino tra le pagine, ad esempio abbiamo un avvocato egoista e opportunista, un prete sensibile e un compagno di cella intelligente nel braccio della morte, e nell’ultima parte fa la sua apparizione anche la fiera madre di Clyde che lo ama profondamente fino alla fine.

Il mondo creato dall’autore è credibile anche se lo stile di scrittura è improvvisato. L’autore, penultimo di tredici figli nati da madre illetterata, può essere indicato forse come il peggiore scrittore di grandi novelle del mondo. Lo stile è inetto ma quest’uomo ha una personalità forte e interessante che gli ha vinto amicizie importanti. Chi altri al suo funerale può dire di avere avuto una lettura fatta da Charlie Chaplin?

Alice Tonini

Una risposta a “Clyde Griffiths: sogni e delitti in ‘Una tragedia americana’”

  1. Avatar Giganti della Letteratura: Dialoghi tra Sogni ed Illusioni | Alice Tonini

    […] le sue grandi speranze e disperate illusioni, Pessimismo e Desiderio in Jude l’Oscuro, Clyde Griffiths: sogni e delitti in ‘Una tragedia americana’, L’Amore e il Sogno Americano nel Grande […]

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Charles Dickens: l'inghilterra del 1800 con le sue grandi speranze e disperate illusioni

Benvenuto lettore dell’ignoto, come avrai notato anche tu sono un paio di mesi che non ti posto un buon invito alla lettura. Oggi torno di nuovo a parlarti di un autore di cui mi sono già occupata in passato: Charles Dickens.

Lo scorso articolo avevamo parlato del natale e del suo racconto Canto di Natale, stavolta sotto la nostra lente d’ingrandimento è finito il romanzo Grandi speranze o in inglese Great Expectations. Personalmente ritengo che Dickens fu uno dei migliori scrittori della sua epoca con una sensibilità verso i problemi sociali che pochi altri fino a quel momento hanno saputo riportare su carta. E non solo. Grandi speranze è considerato uno dei più grandi e sofisticati romanzi dell’autore e un classico della letteratura vittoriana con centinaia di adattamenti teatrali.

 

 

Nel capitolo otto di questa novella il giovane narratore in prima persona annota con il suo spirito fanciullesco quanto dovesse essere felice lo Zio Pumblechook, proprietario di un negozio di semi, di avere “così tanti piccoli cassetti nel suo negozio”. Il Pip bambino sbircia dentro i cassetti e vede semi di fiori e bulbi “impacchettati in carta marrone“ e si chiede se quei bulbi e semi non abbiano voglia di “uscire dalle loro prigioni e fiorire“. Che espressione meravigliosa, inconscia del suo stato! Un bambino intelligente, ricettivo e sensibile, l’orfano Pip viene allevato da una vecchia e malinconica sorella e dal mite zio Joe, un fabbro illetterato. I tre vivono nel mondo classista dell’inghilterra del primo 19° secolo. Il Pip bambino vive come rinchiuso in una borsa serrata all’interno di una scrivania. Pip avrà bisogno delle abilità di Houdini per bruciare i limiti della sua prigione e prendere il volo.

Le osservazioni di Pip ci accompagnano alla scoperta delle disuguaglianze di cui farà esperienza; soprendentemente il suo primo scontro con il mondo dei ricchi arriverà presto. Pumblechook lo porta nella casa dell’eccentrica Miss Havisham che vive con la sua figlia adottiva Estrella, una ragazza altezzosa con circa la stessa età di Pip. Qui impara a conoscere le fitte del risentimento, l’umiliazione degli sguardi di disprezzo per i suoi stivali logori e le esclamazioni di disgusto al suo dialetto da classe operaia. (“ Questo ragazzo è Jack dei furfanti! “ disse Estrella durante un gioco di carte).

 

 

La sceneggiatura è complessa con personaggi che attraversano e ri-attraversano le strade che li portano a incrociare la vita del protagonista nel suo paesino natale, a Londra e perfino in egitto. Non farò nulla per spoilerarvi le sorprese riservate a chi legge per la prima volta l’opera. Per chi di voi ne avesse la possibilità consiglio anche la lettura in lingua originale per apprezzare meglio la musicalità del linguaggio dell’autore: “violent blasts of ran” ,”rages of wind”, e “gloomy aloomy accounts…from the coast of shipwreck and death”.

I lettori del romanzo si innamoreranno della ricca galleria di personaggi proposti. Il prigioniero fuggito Magwitch che chiede aiuto a un terrificato Pip il quale raggiunge i ranghi del crimine rubando cibo e bevande dalla casa della sorella che lo ospita. La rancorosa Miss Havisham che vive nel suo abito da sposa con una torta nuziale coperta dalle ragnatele dimenticata su di un tavolo. Il potente avvocato Mr.Jaggers con la testa piena degli oscuri segreti dei suoi clienti e con le mani che devono essere lavate col sapone profumato dopo ogni appuntamento. L’assistente di Jaggers, il signor Wemmick: guardiano di una proprietà immobiliare, impeccabile sul lavoro e amorevole assistente del vecchio padre a casa.

Anche in questa opera Dickens si rivela il genio dei dettagli. Il suo talento è così prodigo che a volte un personaggio presente in una frazione di pagina può rimanere impresso nella memoria del lettore per sempre: un esempio è il ragazzo di Trabb (se leggerete il libro lo troverete di sicuro) che è in grado di smontare la falsa arroganza di Pip con tre parole e un sogghigno: “Don’t know ya!”.

 

 

 

Il libro è un Bildungsroman, un racconto di crescita, come gli altri che vi presento in questi mesi, ma si distingue per il messaggio. Noi seguiamo Pip dall’età di sette anni fino a quando raggiunge i ventirè; il capitolo finale vede Pip nei suoi trenta. Il nostro protagonista passa da un promettente inizio con grandi aspettative (come dice il titolo), a una vita da gentleman, la vita di un giovane uomo che ha bisogno non di sporcarsi le mani con il lavoro ma piuttosto di vivere sulle spalle di un benefattore anonimo. Il suo seme germoglia ma l’atmosfera calda di una vita agiata non guadagnata con le proprie forze e attraverso i propri meriti lo fa diventare cieco. Il romanzo ha una morale profonda e ancora attuale che cattura il lettore moderno durante le quasi cinquecento pagine.

La storia si presenta con due finali alternativi. Il primo scritto da Dickens stesso, il secondo venne composto su consiglio del popolare scrittore Sir Edward Bulwer-Lytton, che ispezionò le bozze e propose a Dickens di rendere il finale più solare. Oggi le ristampe presentano entrambi i finali e ognuno di noi può decidere quale è il suo preferito… un consiglio secondo la mia opinione: chi oggi ancora legge Bulwer-Lytton?

E anche per questo consiglio di lettura è tutto. Spero tanto di averti invogliato a prendere in mano un buon romanzo per rilassarti un po’. Un caro saluto e alla nostra prossima avventura nel mistero.

Alice Tonini

La via per il potere: la biografia di Lyndon Johnson

Iniziamo l’anno nuovo con la rubrica
Inviti alla lettura.

Oggi ci occupiamo di una delle più famose e vendute biografie in circolazione, quella del presidente americano Lyndon B. Johnson che fu 36° presidente degli stati uniti d’America dal 1963
al 1969. 

L’autore è Robert A. Caro, vincitore per ben due volte di un premio Pulitzer, tre volte si è aggiudicato il National book Award e può contare una collezione infinita di altri riconoscimenti. Purtroppo il mercato editoriale italiano segue regole tutte sue e a oggi non è mai stata pubblicata alcuna edizione di questa opera, forse perché i personaggi di cui racconta sono scomodi, dalla moralità discutibile e dal punto di vista politico forse qualcuno preferisce che restino nell’ombra. 

Si tratta di un’opera molto letta e apprezzata oltre oceano che riguarda la figura di uno dei
presidenti più discussi di sempre, un uomo spregiudicato, disposto a
tutto pur di percorrere la via del potere fino alla fine. Ha usato ogni mezzo lecito e illecito e ogni persona per raggiungere i suoi scopi. Diciamo che
offre un buon precedente all’odierno Trump.

Ho trovato
interessante in modo particolare il primo volume di un gruppo
originariamente pianificato di due volumi, che poi sono diventati tre
e a oggi è una raccolta completa con quattro volumi. 

Ma torniamo a noi,
il primo volume uscito nel 1982 copre gli eventi dalla nascita di Johnson nel 1908
fino al 1941 con la schiacciante, indiscussa sconfitta per la
posizione di senatore del Texas, seguita dalla dura lezione di Pearl
Harbor da cui la scelta di Johnson di cambiare il suo stato di
Naval Reserve (semplificandovela molto era un riservista della marina
militare degli us) con un impegno militare attivo. Inoltre, in questo volume
quando le tematiche trattate permettono di non seguire gli eventi
cronologici in senso stretto ci sono anche sguardi occasionali agli
anni tardi.

Se siete poco
interessati alla vita dell’ambizioso Johnson (LBJ), questa non è una
lettura che fa per voi.

I lettori a cui
piacerà questo libro si possono dividere in due categorie che si
sovrappongono: primo, quelli che vogliono sapere un sacco di cose su
LBJ, sulla strada che lo ha portato alla presidenza e le sue abili ma
controverse macchinazioni politiche; e secondi quelli che sono
affascinati da come il biografo utilizzando pochi frammenti di
informazioni -alcune interviste qui, un file .pdf la, e poi un utile scartoffia proveniente da scatoloni presi dalla immensa e scoraggiante
biblioteca LBJ ad Austin –  è riuscito a riordinare questi
frammenti in un interessante mosaico, una vera “buona lettura”.
Pensate che le note riguardo le fonti di ogni capitolo sono
affascinati esse stesse perché l’autore deve avere fatto i salti
mortali per procurarsi tutta quella roba.

Forse tutti gli
uomini e le donne di potere devono avere un aspetto pulito e affidabile, ma Caro non fa sconti e ritrae Johnson in modo rude e grezzo, dando un risoluto affondo al
potere politico statunitense dei giorni nostri.

Si impara dei molti
modi che il tardo LBJ ha ordito per riformare la concezione che il
pubblico aveva del suo passato. Le sue stesse bugie sono un esempio
lampante di questa strategia di rimaneggiamento: descrisse un lungo
viaggio che fece per la California tra la fine delle scuole superiori
e il college, LBJ convinse molti che il suo fu vagabondaggio di
dimensioni steinbeckiane con un girovita sempre più stretto man mano
che avanzava camminando per le strade californiane con i vestiti sporchi, facendo ogni
genere di lavoro umile e mal pagato: lavava piatti, raccoglieva uva
nei campi, etc La verità che noi
oggi conosciamo è un altra. LBJ lavorò per l’ufficio legale di un
suo cugino e visse con lui per tutto il tempo. 

Comunque c’è da dire
che la sua reputazione di bugiardo era conosciuta fin dalla sua gioventù perché
al college Johnson prese il soprannome che lo rese famoso di Bull,
che è una mezza versione della parola inglese utilizzata per indicare un
bugiardo cronico.

Helen Douglas, una delle sue amanti ai tempi del senato. 

I tentativi che attuò per controllare l’immagine del suo stesso passato furono molti e complessi. Sappiamo
che tentò di recuperare centinaia di copie del suo album del college
colpevoli di contenere informazioni che lui riteneva sensibili. Mentì con tutti anche riguardo la sua paziente, gentile e devota moglie, anche
con Alice Glass sua amante che più tardi diverrà la compagna (e per poco
tempo moglie) di Charles Marsh, ricco amico e fedele supporter.

Ma comunque c’è un
LBJ che non potete smettere di ammirare o provare a capire. In questo
volume che contiene gli anni vulnerabili della sua infanzia, c’è
molto che tocca il cuore. Per me il capitolo 27 “
The sad Irons” da solo vale il prezzo del libro. Qui Caro forte delle
interviste che sua moglie fece a delle donne anziane del Texas, mostra la
durezza della vita nelle zone dove LBJ nacque, la Hill Country. Lampade al cherosene, l’acqua pescata dai pozzi, niente
frigorifero, stirare con un ferro pesante chili, non c’era
elettricità. Questo spiega perché Johnson spinse per avere una
amministrazione per gestire l’elettrificazione rurale e per portare
la luce a Hill Country e da allora la gente del posto lo considera un
eroe e chiama i propri figli Lyndon Johnson. Le sue riforme sociali negli states furono molto apprezzate, soprattutto nelle zone più povere e isolate dalle grandi città.

Se vi piacciono le
opere di questo autore sappiate che il primo libro di Caro fu una
biografia di Robert Moses intitolata The power broker, fu un eccellente apprendistato per imparare ad occuparsi di LBJ, uomo
dall’ambizione infinita e assetato di potere. Se finite il primo
libro di LBJ
The Path to Power allora perché non leggere anche gli altri Means of
Ascent
, Master of the Senate e il quarto volume, l’ultimo della serie intitolato The Passage of Power. Se invece cercate opere in italiano sul discutibile presidente LBJ allora vi dovete accontentare di una raccolta di citazioni edite dalla Feltrinelli e di un trattato sulle riforme sociali edito dalla Unilibro.

Se dovessero esserci altre opere su LBJ fatemi sapere. Per il momento questo è tutto. Buona lettura e alla prossima.

Alice Tonini