L’ultimo posto come opportunità 💪🏻

Cari lettori del mistero e dell’ignoto, c’è un numero che per anni ho vissuto come un marchio di infamia: l’ultimo posto. Dopo la laurea specialistica a Verona, il mio percorso sembrava tracciato. Volevo la ricerca, volevo l’accademia, volevo quel posto sicuro dentro le istituzioni che certificano chi ha il diritto di parlare e chi no. Ma il concorso andò male. Anzi, andò “peggio” che male: arrivai ultima.

In quel momento, per me, la luce si era spenta. Avevo fallito l’unico obiettivo che ritenevo degno. Mi sentivo come una delle “Odd Women” di Gissing o di Godwin: fuori dai giochi, inutile per il sistema, scartata. Ma oggi, a distanza di tempo, guardo quella graduatoria e capisco che è stata la mia più grande fortuna.

Cosa sarei diventata se avessi vinto? Sarei stata un ingranaggio. Avrei passato i miei anni a scrivere articoli per riviste che nessuno legge, seguendo protocolli rigidi, limando la mia visione per non disturbare i baroni di turno. Sarei stata una ricercatrice “certificata”, ma avrei perso la mia voce.

Arrivare ultima mi ha costretta a una scelta brutale: rinunciare o ricominciare da me. Ho scelto la seconda. Ho deciso che avrei continuato a scrivere “da me e per me”, senza aspettare il permesso di una commissione. Ed è in quel vuoto, in quella mancanza di riconoscimento ufficiale, che sono nati i miei romanzi.

Senza quel fallimento, “La Specie Perduta” non esisterebbe. Perché per scrivere di un’organizzazione che controlla il mondo (l’OMT), devi aver provato sulla tua pelle cosa significa essere respinta da un’organizzazione che controlla il tuo futuro. Per parlare del “Richiamo” della periferia e del pericolo, devi aver abitato quell’ombra, quella delusione che ti toglie il respiro e ti fa dubitare del tuo valore.

L’ansia che mi accompagna, e che affronto con la terapia, ha radici anche lì: in quel senso di inadeguatezza che il sistema ti cuce addosso quando non rientri nei suoi canoni. Ma ho imparato a usarla. L’ansia è diventata il motore della mia ricerca indipendente. Non cerco più l’approvazione di un’università; cerco la verità tra le pagine dei miei libri e nel dialogo con voi.

La domanda per voi oggi è provocatoria. Il sistema vi ha mai detto che “non siete abbastanza”? Vi ha mai messo all’ultimo posto in una graduatoria reale o immaginaria? Non abbiate paura di quell’ultimo posto. Spesso è l’unica posizione che vi garantisce la libertà di scappare mentre tutti gli altri sono troppo impegnati a scalare una gerarchia che li divorerà.

Raccontatemi il vostro “ultimo posto”. Come avete trasformato quel rifiuto nella vostra forza più grande? Fatemi sapere nei commenti e alla prossima.

Alice Tonini

10 risposte a “L’ultimo posto come opportunità 💪🏻”

  1. Avatar Domenico Mortellaro
    Domenico Mortellaro

    Ti abbraccio e ti dico brava.
    Tutto quel che di buono davvero ho fatto nasce dopo la domanda ‘Cosa vuoi fare da grande?’ Rivolta dal mio tutor di dottorato alla mia veneranda età di 34 anni. ‘Sono grande…’ – ‘Si ma qui il concorso prima di 15 anni non te lo fa fare nessuno…’

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    1. Avatar Alice Tonini

      A volte l’onestà brutale di un tutorial è la chiave della nostra cella. Quei 15 anni promessi sono il costo dell’opportunità che molti non hanno il coraggio di rifiutare. Ti abbraccio anche io: siamo la prova che c’è vita, e molta più luce, oltre la soglia dei concorsi mancati.🤝

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      1. Avatar Domenico Mortellaro
        Domenico Mortellaro

        Ma verissimo!

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  2. Avatar alicespiga82

    Mi sono riconosciuta tantissimo nelle tue parole! Anche il mio – per ora unico libro pubblicato – non sarebbe mai esistito senza l’ansia, senza gli attacchi di panico, senza la terapia e senza un cancro. Ogni esperienza della vita si tramuta in scrittura e genera cambiamenti profondi. ✒️❤️

    Sui concorsi, mai fatti. Però mi hai ricordato quando facevo lettere e tutti mi spingevano a mettere, nel piano di studi, gli esami propedeutici all’insegnamento. E io sono rimasta ferma: non volevo insegnare, non stavo facendo lettere per quello! Non me ne sono mai pentita. Ho sempre lavorato nel mio ambito e non mi è mai nata la voglia di insegnare agli altri. 🤩
    Quindi: avanti così. 😻

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    1. Avatar Alice Tonini

      Ti ringrazio per questa condivisione così potente. La scrittura che nasce dal corpo ha un peso diverso: non può essere ignorata. Hai avuto il coraggio di non parcheggiarti in un piano di studi rassicurante e questo si sente dalla forza della tua voce. Tramutare l’esperienza in cambiamento è l’unica alchimia concessa. Avanti così e restiamo fedeli alla nostra natura. 💪🏻💪🏻💪🏻

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  3. Avatar Celia

    Mi interessa molto il discorso sulle odd women.
    Chi sono questi autori?

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    1. Avatar Alice Tonini

      ​Le Odd Women sono le eccedenze: donne che per cultura, scelta o destino sono rimaste fuori dal “mercato” del matrimonio e delle convenzioni. È un termine che nasce da un romanzo spietato di fine Ottocento e che descrive perfettamente chi di noi si sente fuori quota. Sto preparando un approfondimento proprio su questo: ti svelerò presto il pensiero degli autori che hanno dato voce a questa solitudine orgogliosa. Ti dico solo che farà riflettere sul modo in cui oggi consideriamo l’indipendenza.

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      1. Avatar Celia

        Adoro.
        Aspetto il tuo approfondimento con calma ed eccitazione.

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      2. Avatar alicespiga82

        Davvero interessante. Mi associo all’attesa di leggere l’approfondimento. 🤗

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  4. Avatar alicespiga82

    Sì, sempre fedeli a quello che siamo e che vogliamo essere. ❄️🤍🌼

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Negoziare con le proprie paure: un’analisi necessaria 🤫

Impulso di scrittura giornaliero
Qual è la cosa che hai più paura di fare? Cosa ci vorrebbe per convincerti a farlo?

Cari lettori del mistero e dell’ignoto, chiudiamo questo primo mese dell’anno con una domanda che non ammette fughe: qual è la cosa che hai più paura di fare? E, soprattutto, cosa ci vorrebbe per convincerti a farla?

La paura è la bussola del nostro spirito. Indica esattamente dove si trova il nostro confine. Io, ad esempio, temo il vuoto. Le grandi altezze e l’atto del volare rappresentano per me la perdita definitiva di controllo: l’affidarsi a un abisso che non ha appigli. Eppure, accetto di sfidare quel vuoto per una sola ragione: il viaggio. La scoperta.

Temo gli aghi. L’intrusione metallica nella carne, il piccolo trauma della violazione del corpo. Eppure, mi sottometto a loro quando la necessità lo impone. Ma qui non parliamo di fobie. Parliamo di prezzo.

Ogni nostra paura ha un prezzo di vendita. La sottomissione al terrore non è mai totale; è un negoziato: cosa sei disposto a tollerare per amore? Quanto dolore sei pronto a sopportare per la conoscenza? Quale abisso sei disposto a sorvolare per non restare immobile?

Spesso confondo la paura con l’ansia. L’ansia è un rumore di fondo, una nebbia che avvolge i giorni e che richiede un lavoro metodico, quasi chirurgico, per essere diradata. Io scelgo la terapia per affrontare questa nebbia, perché non c’è mistero più fitto di quello che si nasconde nei corridoi della nostra stessa mente. Ma la paura… la paura è diversa. La paura è un muro di pietra.

Nei prossimi mesi vedremo Cesare affrontare i suoi assassini, Medea compiere l’indicibile e i malati di Epidauro dormire tra i serpenti. Nessuno di loro era “senza paura”. Erano solo persone che avevano trovato un motivo sufficientemente potente per pagare il prezzo richiesto dal loro destino. Non credo di essere una persona paurosa. Credo di essere una persona che impara, giorno dopo giorno, a negoziare con i propri demoni. Perché la verità è che ciò che temiamo di più è quasi sempre ciò che ci renderebbe liberi.

Ora tocca a voi. Guardate nel vostro armadio. Non cercate i mostri, cercate i vostri “No”. Cosa vi tiene bloccati a terra? E qual è il “viaggio” che vi spingerebbe finalmente a prendere il volo, nonostante le vertigini?Scrivetelo nei commenti. Non abbiate paura di essere sinceri. Spesso ammettere una fobia è il primo passo per trasformarla in un rituale di passaggio.

Alice Tonini

4 risposte a “Negoziare con le proprie paure: un’analisi necessaria 🤫”

  1. Avatar Domenico Mortellaro
    Domenico Mortellaro

    Se la paura sta dentro di noi, è perchè qualcuno ce l’ha messa con una precisa utilità.Sta a noi saperla usare, sapere quando lasciarla andare via.E più che ammettere una paura – discorso più pubblico – a me piace farci pace, come una faccenda privata.

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  2. Avatar IN DIES
    IN DIES

    Difficile lasciar andare le paure: o si ha un motivo molto forte, come ha scritto Alice, o c’è bisogno di aiuto (soprattutto se sono fobie)

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Tecnologia e distrazione: lezioni da Fahrenheit 451🔥

Noi, esploratori di misteri e amanti della letteratura, sappiamo che il vero potere risiede nel silenzio interiore. È nel silenzio che nascono le idee più complesse e si può stabilire la profonda connessione necessaria per scrivere e per leggere.

Per questo, se dovessi scegliere la tecnologia senza la quale starei meglio, la risposta non riguarda le macchine complesse o l’intelligenza artificiale avanzata. Riguarda l’onnipresente e ossessiva Tecnologia della Connessione Totale, incarnata dallo smartphone e dal suo flusso infinito di notifiche e feed.

È l’illusione digitale di essere ovunque che ci impedisce di essere davvero qui. Il problema non è lo strumento in sé, ma la sua missione: distrarre. Questa tecnologia si basa sulla costante richiesta di attenzione superficiale. Promette socialità, ma erode la nostra capacità di iperfocalizzarci, quel superpotere che permette di creare mondi complessi o di decifrare un antico testo.

Senza il silenzio interrotto, non c’è spazio per la riflessione. La mente, costantemente nutrita da veloci bocconi di informazioni, perde l’appetito per il “pasto intero” del pensiero profondo, del romanzo di cinquecento pagine o della ricerca storica complessa.

Questa dipendenza dalla narcosi tecnologica non è una novità; è stata magistralmente prevista dalla letteratura fantascientifica. Il romanzo che meglio descrive questa trappola è Fahrenheit 451 di Ray Bradbury. Nella società di Montag, non sono solo i libri a essere bruciati; è la capacità di pensare e sentire profondamente a essere estinta dalla tecnologia della distrazione di massa: ci sono le Pareti da Salotto, degli enormi schermi interattivi che riempiono le case con contenuti superficiali e incessanti, un antenato diretto dei nostri feed e delle nostre piattaforme di streaming. Ci sono poi le Conchiglie (Seashells): piccoli auricolari che suonano continuamente musica e programmi, isolando gli individui anche in presenza di altri.

Bradbury con la sua opera ci mette in guardia: quando l’attenzione è frammentata e la comunicazione è ridotta a slogan veloci, la società diventa isterica, senza memoria e incapace di empatia. L’obiettivo della loro tecnologia, come spesso sembra quello della nostra, è mantenere le persone in uno stato di felicità artificiale per evitare loro il dolore (e la responsabilità) del pensiero critico.

Se potessi eliminare la tecnologia che mi impedisce di stare meglio, eliminerei quella che mi ruba il tempo per essere me stessa. Quella che mi impedisce di godere appieno della natura durante le mie passeggiate o di sentire i sussurri della storia negli angoli della città. Senza il velo digitale, la mente sarebbe libera di smettere di delegare ogni ricordo al cloud e ricominciare a lavorare con le proprie forze, sperimentare la noia produttiva, il seme da cui germogliano le idee e le trame più originali. Ma anche per smettere di guardare le versioni filtrate della realtà altrui e concentrarsi sulla propria.

La grande lezione della fantascienza è che il controllo tecnologico è più sottile della dittatura palese: è l’auto-prigionia nella comodità. La nostra liberazione inizia con un semplice gesto: riprendere il controllo del nostro tempo interiore e lasciare che il mondo reale, complesso e meraviglioso, torni a essere il nostro unico feed costante.

E voi, cari lettori, qual è l’illusione digitale che siete pronti a smascherare per recuperare la vostra vera magia interiore? Fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti sotto. Alla prossima.

Alice Tonini

8 risposte a “Tecnologia e distrazione: lezioni da Fahrenheit 451🔥”

  1. Avatar Federico Boccaccio

    Vero, ma io farei a meno anche del grande fratello: google, facebook, la privacy policy di tesla, tanto per fare qualche esempio. Ho scritto vari articoli al riguardo.

    Se è vero che il più grande insegnamento della Storia è che la Storia non ha mai insegnato niente a nessuno, anche la fantascienza, specie se distopica, non riesce ad insegnare.Questo mi ricorda Tomorrowland, che cito anche nella mia recensione di “Hacker” di Christian Hill.

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    1. Avatar Alice Tonini

      Grazie mille per la riflessione 👍

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  2. Avatar Il Viandante Nero

    Ti dirò: venerdì scorso ho capito che Facebook, uno dei social più “vecchi”, è in realtà una grande illusione.

    Era il compleanno di un ragazzo che conoscevo, purtroppo morto tre anni fa. Ho tuttavia notato che molti hanno pubblicato gli auguri di compleanno sul suo profilo.

    Non auguri personalizzati da un “ci manchi” o dalla speranza che, ovunque sia, possa festeggiare.

    Ma gli auguri preimostati dal sistema, per chi non ha tempo di scrivere.

    Insomma: il mio amico è stato spersonalizzato, è diventato un semplice click.

    E la cosa mi ha fatto chiedere: quanti del cosiddetti “amici” sui social conosciamo davvero?

    Un saluto errabondo.

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    1. Avatar Alice Tonini

      Grazie mille per aver condiviso la tua riflessione con noi.👍👋

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  3. Avatar Risoluzioni di gennaio: scrivere per superare il blocco creativo 🖋 | Alice Tonini

    […] parlato di come il rumore digitale sia il nemico. Per sfruttare il potere dell’iperfocalizzazione tipico dell’Inverno, […]

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  4. Avatar arera

    ciao. Complimenti. Sono d’accordo. Posso copiare su Prima I Lettori? Sandro

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    1. Avatar Alice Tonini

      Certamente, grazie mille

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  5. Avatar arera

    il tuo pezzo esce martedì mattina sul mio sito http://www.primailettori.com. grazie e buona giornata

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Le tre ombre della dissonanza umana nella letteratura 📚

Nel mio continuo studio dei cicli, dei simboli e dei misteri, ho imparato che il vero equilibrio, la vera magia, risiede nell’armonia. Per questo, ci sono energie, o meglio, comportamenti umani, che agiscono come vere e proprie dissonanze, rompendo il silenzio e turbando la quiete interiore. Oggi, smettiamo di cercare i mostri nelle leggende e li identifichiamo in tre figure sociali che, come veri antagonisti letterari, generano il caos e il fastidio più profondo.

Ecco le mie tre nemesi quotidiane, legate indissolubilmente a tre grandi personaggi della letteratura.

La prima e più fastidiosa ombra è l’individuo che esercita la sua forza, verbale o emotiva, in modo gratuito, trattando gli altri con maleducazione o disprezzo. È l’arroganza che non deriva dal potere, ma da una profonda insicurezza, e che si riversa sui più deboli o su chi non può rispondere. È una violenza che non ha scopo rituale, né catartico: è semplice cattiveria che inquina l’ambiente.

Il Corrispettivo Letterario lo identifichiamo in Mr. Rochester di Jane Eyre. Nei primi capitoli, Rochester incarna questa arroganza. È scostante, imprevedibile e tratta Jane con distacco, usandola come un elemento del suo complicato e oscuro gioco domestico. È un uomo che, nel suo dolore e nei suoi segreti (la moglie rinchiusa), è pronto a ferire gli altri con la sua tempra brusca. Solo quando la sua vita viene purificata dalla sofferenza (e dal fuoco), e quando è costretto all’umiltà, egli può essere redento. Ma la sua figura iniziale è il ritratto perfetto di come l’arroganza e la maleducazione possano dominare un’esistenza.

La seconda grande dissonanza è la pretesa, l’ostentazione di un lusso e di uno status che non si possiede. Non mi irrita la mancanza di denaro, ma la falsa grandezza con cui si cerca di ingannare il prossimo. È la persona che si comporta da “gran signore” senza averne i mezzi, e soprattutto, senza averne la sostanza morale. Questa ostentazione è un rito fallito: non evoca ammirazione, ma solo la percezione della sua fragilità.

Il Corrispettivo Letterario che identifichiamo stavolta è Jay Gatsby de Il Grande Gatsby. Gatsby è il simbolo definitivo della facciata d’oro costruita sul nulla. Le sue feste sfarzose, la sua villa imponente e il suo intero stile di vita sono una maestosa e tragica messinscena. Egli non desidera la ricchezza in sé, ma la sua apparenza, unicamente per riconquistare un amore passato. Gatsby è l’illusione vivente: ci mostra come si possa comprare l’apparenza della felicità, della storia e dello status, ma non l’autenticità. La sua intera esistenza è una bolla magnifica che, fatalmente, è destinata a scoppiare.

Infine, l’irritazione più acuta è data dai falsi. Coloro che tessono trame di bugie, che fingono amicizia o lealtà, per poi rivelarsi meri manipolatori. Il mio fastidio non deriva tanto dalla bugia iniziale, quanto dalla certificazione che la loro falsità sarà inevitabilmente scoperta. Nella mia ricerca del mistero, ho imparato che l’universo detesta il vuoto: una bugia non può esistere a lungo senza essere riempita dalla verità.

Il Corrispettivo Letterario che possiamo associare a queste ombre è Iago di Otello. Iago non è semplicemente un cattivo; è l’incarnazione della falsità pura. È un maestro del raggiro che costruisce un castello di menzogne e manipolazioni. Parla con onestà simulata (“Sono onesto Iago”) e tesse la sua trama con una pazienza diabolica. La sua falsità, però, non è eterna. Il suo disegno porta alla tragedia per tutti, ma la sua rovina è la prova finale: il male fondato sulla menzogna deve essere smascherato. Iago ci ricorda che per quanto abile possa essere il falsario, la verità ha sempre la forza di strappare il velo.

La letteratura, come la vita, ci offre un conforto essenziale: la falsità è sempre, alla fine, auto-distruttiva. Che sia la rovina sociale di Gatsby, la redenzione forzata di Rochester o l’implosione tragica di Iago, il caos generato dalla maleducazione, dalla pretesa o dalla menzogna è sempre destinato a cedere il passo a una verità più dura, ma necessaria. La nostra missione, quindi, non è combattere queste ombre, ma riconoscere i loro schemi e fortificare il nostro spazio con l’autenticità.

E voi, quali sono le tre dissonanze umane che vi costringono a rileggere i vostri classici in cerca di risposte? Fatemelo sapere nei commenti qui sotto, alla prossima.

Alice Tonini

4 risposte a “Le tre ombre della dissonanza umana nella letteratura 📚”

  1. Avatar MalavenaEdizioni

    Un personaggio con cui sono passato da una totale assonanza ad una dissonanza completa è Dean Moriarty personaggio chiave nel romanzo autobiografico di Keruouac, “Sulla strada”. Il personaggio seppur contemporaneo ha quei tratti di ottusa ribellione e fame di libertà da Sogno Americano molto stereotipato e che in definitiva hanno alimentato il mito di una America molto “furba” ed animata da un antagonismo che conserva molto uno sciovinismo da bandiera a stelle strisce issata sulla villetta familiare.

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    1. Avatar Alice Tonini

      Grazie mille per la riflessione 👍

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    2. Avatar emmapretti

      ottima riflessione con cui concordo, il ribelle americano non è anti-America e non la intacca ma solo un’altra versione del sogno americano, individualista e colonizzante

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      1. Avatar Alice Tonini

        Grazie mille per avere condiviso il tuo pensiero con noi👋👍

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Passeggiate Autunnali tra Storia e Natura

Cari lettori del mistero, la vera magia non si nasconde solo nei grimori antichi o nelle rovine lontane. Spesso, essa pulsa nel cuore delle nostre città, camuffata da architettura banale o da un semplice parco. Per me, trovare la bellezza risiede nel cercare questi angoli dove la storia si intreccia con la scienza naturalistica.

Uno dei miei passatempi preferiti è camminare, non vagare, ma cercare. Cercare le tracce di ciò che c’era prima.

Perché questa ricerca è così profonda per me? Ci sono molti motivi, ma in questo momento adoro passeggiare e andarmene a zonzo senza meta perché camminare ha il colore della mia stagione preferita: l’Autunno. È in questo periodo che la natura celebra la sua trasformazione più spettacolare. Gli alberi non muoiono, ma si vestono d’oro, di rame e di scarlatto, in un ultimo, glorioso rituale cromatico. La luce si abbassa, le nebbie si alzano dai laghi e le giovani ombre della sera si allungano. È la stagione che ci ricorda che l’oscurità è necessaria per la rinascita, un tema che risuona con ogni mito di morte e resurrezione, da Demetra a Persefone. Non vi siete dimenticati dei misteri eleusini, vero? Scopri i Misteri di Eleusi: Magia e Sacralità #1

È in questa luce che trovo il mio luogo preferito in città a Brescia. Non è un monumento celebre, ma un punto dove la città sfuma nel selvaggio. Un angolo dove storia e leggenda si incontrano per dare vita al mistero che tanto mi affascina. Si può trattare di un’ala poco frequentata di un museo come quello di Santa Giulia, dei portici di piazza Vittoria o di un bar in piazzale Arnaldo.

Un’altro dei miei luoghi preferiti è sempre lungo le sponde del lago di Garda. Non parlo delle passerelle turistiche di Desenzano o Sirmione, ma di quegli angoli più tranquilli, dove il sentiero si fa fangoso e la vegetazione reclama il suo spazio, e credetemi qui sul garda ce ne sono a decine di posti così.

Qui, la passeggiata si trasforma in una meditazione in movimento, in una ricerca sul campo: osservo le forme di vita, le specie che prosperano nell’umidità, le sfumature di verde che resistono. Ogni tronco d’albero è un testo di botanica, ogni scia nell’acqua una lezione di zoologia silenziosa. Cerco i segni lasciati dalla storia. Magari un vecchio pontile eroso, i resti di una fondazione medievale che affiora con il basso livello dell’acqua, o l’eco di una leggenda lacustre. Gli spazi archeologici delle palafitte preistoriche, le ville dell’antica roma come quella di Desenzano o le strade panoramiche come quella della Forra.

Nelle nebbie autunnali che si alzano dal lago, è facile immaginare le antiche storie di Draghi (come il Tarantasio o il Lariosauro nel folklore lombardo) o di rituali sacri eseguiti dai popoli che per primi abitarono queste rive. Il paesaggio diventa un palinsesto, e io ne leggo gli strati nascosti. Magari non tutti sapete della leggenda delle sirene che secondo il folklore popolano i canneti lungo le rive, o la diceria che vuole il Santo Graal sepolto in una chiesa dimenticata. Oppure la storia della collina delle streghe.

Ecco, questo angolo meraviglie e misteri è il mio santuario personale. È il luogo dove la mia mente, nutrita dalla lettura e dall’esoterismo, può finalmente applicare la sua lente a ciò che è reale. È la prova che non dobbiamo cercare lontano per trovare il mistero; basta armarsi di occhi curiosi e attendere che l’autunno, la stagione dei segreti svelati e degli spiriti risvegliati, ci mostri l’ingresso.

E tu? Qual è l’angolo nascosto della tua città – naturale o costruito – che ti parla delle sue storie segrete?

Una risposta a “Passeggiate Autunnali tra Storia e Natura”

  1. Avatar sillydeliciouslyf76523c1d3
    sillydeliciouslyf76523c1d3

    Bello! Molto bello! Anche io amo passeggiare, sopratutto in solitudine. Non conosco storie e leggende dei posti che “passeggio” ma la mia testa ne costruisce a decine mentre vado, quando si rilassa dai problemi del vivere quotidiano. CIAO ALICE.

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