Gilead e lo specchio oscuro: il mistero oltre la parola scritta

Cari lettori del mistero, oggi tornano gli inviti alla lettura e come vi ho promesso parliamo di opere classiche più o meno famose le cui eroine sono rimaste nell’immaginario comune.

Il fascino dei veri misteri non risiede solo nelle antiche rovine o nei manoscritti polverosi, ma anche nelle profezie che ci sussurrano di un futuro che non vorremmo mai vedere. Questo è il caso del libro che vi consiglio oggi: Il racconto dell’Ancella di Margaret Atwood.

Sulla copertina della mia edizione, si legge che è un romanzo allo stesso tempo esilarante e terrificante. Concordo. Questa combinazione letale è gran parte del suo potere, posizionandolo accanto ai grandi testi futuristi come Il Mondo Nuovo e 1984.

Margaret Atwood iniziò a scrivere questo romanzo nel sinistro anno 1984, anche se annota di aver avuto l’idea anni prima, senza prenderla sul serio finché la vita reale non rese il suo concetto meno fantastico.

Ambientato in un futuro non troppo lontano, il libro ci scaraventa in quello che un tempo era un paese familiare, ora noto come Gilead. Qui ha preso il potere un regime religioso totalitario, di un puritanesimo così estremo da perseguitare persino i Battisti come dissidenti. Atwood ci lascia pochi dubbi: Gilead è l’ombra spettrale degli Stati Uniti d’America.

Il regime ha ordito un sistema di caste per le donne che fa sembrare quasi benigni quelli delle altre distopie letterarie. A causa dell’inquinamento ambientale, la maggior parte delle donne è sterile. Quelle i cui cicli riproduttivi sono ancora intatti vengono chiamate Ancelle (un nome che deriva dalla storia biblica di Rachele e della sua ancella Bilha, soggetto della prima delle tre epigrafi del romanzo).

Ogni Ancella viene assegnata a un Comandante la cui sterile moglie non ha altra scelta che partecipare a un bizzarro rituale mensile. In questa grottesca cerimonia, l’Ancella forma un sandwich schiena contro schiena con la Moglie, mentre il Comandante tenta di ingravidare la prima.

La nostra storia è narrata da un’ancella conosciuta solo come Difred (Di Fred, il suo Comandante). La moglie del Comandante, nota come Serena Joy, suggerisce un amalgama inquietante di fanatismo e ipocrisia. La sorte dell’Ancella Difred non è felice, ma nemmeno quella della moglie è invidiabile. E poi chi vorrebbe essere una Zia, chaperon a tempo pieno delle Ancelle, chiamata con nomi affettuosi come Cora o Lydia?

Ci aspetteremmo una Giemima, se non ci fosse stato detto che tutti gli afroamericani sono stati spediti in Africa. Meglio forse una Marta, addetta alle faccende domestiche dei ricchi? O una Economoglie, la partner tuttofare del povero? Non invidiamo neanche le Gezebelle, prostitute d’alta classe che forniscono il sesso illegale, non coniugale e non procreativo, garantito ai maschi alpha del regime.

Se sei un uomo, assicurati di essere eterosessuale, a meno che tu non voglia finire appeso su un muro, vittima di un Massacro Maschile. I maschi eterosessuali che non si attengono alla linea del partito non se la passano meglio: il loro comportamento “lussurioso” può condurli al fatale posto centrale in una Partecipazione (una sorta di linciaggio rituale). State cogliendo la parte terrificante, vero?

E quella esilarante? Forse il piccolo sorriso ironico che potreste fare leggendo di Massacri e Partecipazioni si allarga un po’ leggendo delle Preghiere-Vaganti o del fatto che tutti i negozi hanno nomi di derivazione biblica come Ogni Carne o Latte e Miele. D’accordo, forse esilarante è un’esagerazione.Ciò che conta è che si arriva a provare un’enorme empatia per Difred, ammirando il modo in cui lei accumula per sé, come un cairn (una piccola pila di pietre a scopo rituale), le consolazioni della Memoria (il suo matrimonio felice con Luke, sua figlia), della Ribellione (trovando un messaggio in latino inciso dalla precedente abitante della sua stanza), del Desiderio Fisico (una liaison pericolosissima con Nick) e, soprattutto, della sua gioia proibita per la parola scritta.

Il suo massimo piacere è con le tessere dello Scarabeo durante un appuntamento segreto, dove compitare laringe o quince o zigote viene descritto come un atto voluttuoso. In Gilead c’è molta fede, ma nessuna speranza o carità.

Questo è un libro che ci interroga sulla vera magia: non quella dei draghi, ma quella sociale, la capacità di un sistema di privare l’essere umano della sua anima e della sua voce.E voi, che tipo di magia siete disposti a rischiare per conservare la vostra?

Fatemelo sapere nei commenti, ci sentiamo presto.

Alice Tonini

PS. Questo articolo è stato sottoposto a censura nonostante non contenga linguaggio volgare o scene esplicite. Non me ne importa assolutamente niente e lo pubblico lo stesso, siamo nel 2025 non nell’età della pietra.

Una risposta a “Gilead e lo specchio oscuro: il mistero oltre la parola scritta”

  1. Avatar marcomeacci

    Ne avevo sentito parlare.
    Mi hai convinto.
    Lo aggiungo alla mia (lunga) lista.

    Piace a 1 persona

Lascia un commento

Incantesimi e Testi: La Magia nell’Antichità

Lettori dell’ignoto, la nostra barca è appena approdata al porto del Pireo. Ci riposeremo un paio di giorni prima di riprendere il viaggio verso la nostra prossima tappa. Andiamo a sederci su di una panchina e ricapitoliamo alcune tappe del viaggio che ci ha portato fino a qui.

C’è un momento, prima che le divinità avessero nomi definitivi e prima che i filosofi stabilissero le loro leggi, in cui il confine tra la parola e l’azione, tra il mondo fisico e l’invisibile, era sottile come la polvere.Vogliamo iniziare un viaggio a ritroso. Non attraverso continenti o epoche, ma attraverso la memoria scritta dell’umanità. Con il nostro viaggio vogliamo trovare il punto esatto in cui l’uomo ha provato a forzare la realtà usando solo le parole. In altre parole: dove inizia la Magia nei testi che ci sono giunti?

Se pensate alla magia, quella vera, come a globi di luce e bacchette, vi sbagliate. Harry Potter ci ha portato parecchio fuori strada. Le prime manifestazioni scritte della magia sono molto più inquietanti e pratiche. Dobbiamo scendere nelle terre fangose e polverose della Mesopotamia, circa quattromila anni fa.

Qui, sulle tavolette d’argilla cuneiforme, troviamo la prima forma di quello che potremmo definire “un incantesimo”. I testi sumeri e accadici, spesso catalogati come esortazioni medico-magiche, erano tentativi di invocare l’aiuto delle divinità o, più spesso, di allontanare le forze negative. Ve lo ricordate l’articolo? La medicina nell’antica mesopotamia: tra unguenti, magia, streghe e stregoni., Carpire i segreti del futuro: l’antica Mesopotamia e la divinazione..

Non erano fantasie. Erano istruzioni. Immaginate: la notte cala sulla città, qualcuno è malato, e l’unica difesa è un testo recitato, un rituale preciso. La malattia non era un virus, ma un demone o uno spirito ostile da scacciare. L’incantesimo era un processo legale e cosmico: stabilire chi ha la colpa, invocare l’autorità superiore e costringere la forza maligna ad andarsene. La formula scritta diventava un’arma legale contro il caos. Il potere del testo era assoluto. Se vi siete persi qualcosa vi lascio il link. Scopriamo insieme le prime storie di fantasmi: torniamo nell’antica mesopotamia, Facciamo la conoscenza dei primi maghi della storia tra esorcismi, magie curative e stregoneria.

Il nostro viaggio ci ha portato poi lungo il Nilo, in Egitto. Se la magia mesopotamica era di protezione e guarigione, quella egizia era di trasformazione e viaggio. Il Libro dei Morti (in realtà, il Libro per uscire al giorno) non è un’unica opera, ma una raccolta di formule e incantesimi che venivano posti nelle tombe. Il loro scopo era dare al defunto le “chiavi” per navigare i pericoli dell’Aldilà.Questi rotoli sono l’apice della letteratura magica antica.

Contengono istruzioni precise su come: • Pronunciare il nome segreto di una divinità (e così ottenere potere su di essa). • Trasformarsi in animali sacri (un falco, un serpente). • Superare il Giudizio di Osiride negando di aver commesso peccati specifici (la “Confessione Negativa”).

Il fascino inquietante sta nel fatto che la parola scritta non era solo un ricordo, ma una funzione. Il rotolo, una volta posizionato, funzionava. Era una polizza assicurativa magica per l’eternità. Qui vi lascio i link agli articoli. Sfogliamo i segreti del Libro dei morti degli antichi Egizi, La magia nell’antico Egitto: tra incantesimi di magia nera, legamenti d’amore e religione.

Con la civiltà greco-romana, il concetto di magia inizia a dividersi in modo più netto. Nasce la distinzione tra: • Magia Alta (Theurgia): l’interazione con gli spiriti superiori per raggiungere la conoscenza divina (pensate a Platone, che accenna a pratiche rituali). • Magia Bassa (Goetia): l’uso di incantesimi per scopi materiali, spesso per amore, vendetta o guadagno.

Per trovare le prove di questa “magia bassa” dobbiamo cercare documenti proibiti: i Papiri Magici Greci (PGM). Scoperti in Egitto (che è stato un crocevia culturale perenne), questi papiri sono ricettari veri e propri, pieni di istruzioni dettagliate per: • Creare filtri d’amore (spesso macabri). • Invocare demoni per consultare gli oracoli. • Lanciare maledizioni (i defixiones). La Magia e i Miti Europei: Un Viaggio Intrigante🚀

Questi testi, a differenza delle solenni formule egizie, sono sporchi, frettolosi e pieni di un potere immediato e pericoloso. Sono la prima vera documentazione del mistero del male minore che l’uomo desidera compiere.

E il nostro viaggio continua…Queste prime tappe – la Mesopotamia della protezione, l’Egitto della trasformazione e la Grecia/Roma della coercizione – ci mostrano che la magia, prima di essere un genere letterario, era la letteratura stessa: il tentativo più audace e primordiale di usare il linguaggio per manipolare la realtà. Gli scritti non erano storie sulla magia, ma erano oggetti magici essi stessi.

Mentre chiudiamo gli occhi su queste antiche tavolette e papiri, una domanda inquietante permane: quanto del nostro moderno linguaggio — le nostre preghiere, i nostri giuramenti, i nostri meme di auto-aiuto — conserva ancora quel potere magico primordiale?

Una risposta a “Incantesimi e Testi: La Magia nell’Antichità”

  1. Avatar sillydeliciouslyf76523c1d3
    sillydeliciouslyf76523c1d3

    Come sempre brava. Questo mi è piaciuto particolarmente perché riassuntivo. Si, io leggo i tuoi articoli da cima a fondo ma un po’ “mi sfuggono”per cui un riassunto ben fatto è per me prezioso. Grazie! Ciao!

    Piace a 2 people

Lascia un commento

Giganti della Letteratura: Dialoghi tra Sogni ed Illusioni

Lettori del mistero, il nostro viaggio tra i libri di formazione è finito, ma noi siamo già pronti ad intraprendere un’altro in compagnia di altre dieci opere. Ma questa volta saranno tutte donne.

Prima di procedere però voglio dedicare ancora qualche minuto per ricordare le ultime opere che abbiamo visto e ringraziare i nostri protagonisti per la compagnia che ci hanno fatto in questi mesi.

I nostri dieci uomini si sono riuniti in una stanza, avvolti nel fumo dei sigari e nel calore del caminetto. Non sono politici o magnati, ma i veri giganti della letteratura che hanno plasmato il nostro modo di vedere l’ambizione, l’amore e il significato stesso dell’esistenza. Nove sono figure di finzione che sentiamo reali, uno è l’unica voce storica nel coro.

Ci chiediamo cosa succede quando si incontrano Pip e Gatsby? Cosa scopre l’Uomo Invisibile quando discute la vita con Thoreau in un sanatorio svizzero?

Per mesi, abbiamo esplorato singolarmente le storie di questi giovani uomini, tutti uniti da una speranza: sfuggire alla povertà e trovare un posto nel mondo. Ora, per la prima volta, li abbiamo messi tutti nella stessa stanza. Preparatevi a sbirciare attraverso il vetro affumicato di questo incontro esclusivo, dove la conversazione non è solo “politica ed economia”, ma la spietata anatomia del sogno americano e l’eterna ricerca di significato.

Il primo gruppo discute amabilmente accanto ad una vecchia libreria impolverata. Si sono focalizzati sulla scalata sociale, confrontando l’Inghilterra vittoriana con il frenetico boom americano degli anni ’20. Pip (Grandi Speranze) e Jude (Jude l’Oscuro) hanno offerto un resoconto amaro delle mura di classe della Gran Bretagna del XIX secolo. Per uno la fortuna è stata una beffa, per l’altro l’istruzione è rimasta un miraggio. La domanda è passata a Clyde Griffiths (Una Tragedia Americana) e a Jay Gatsby (Il Grande Gatsby): la parete americana era davvero “più facile da scalare”?

La risposta, come avrete letto nei post, è arrivata attraverso le figure femminili: Estella, Sue, Sondra e Daisy. Ognuna è stata la musa, il trofeo o la rovina. Uno solo, alla fine, è emerso con un sorriso amaro, dimostrando che l’inganno di sé stessi è a volte la forma di successo più duratura. Chi è stato? Per rivivere la feroce discussione tra sogni infranti e auto-invenzione, clicca qui: Charles Dickens: l’inghilterra del 1800 con le sue grandi speranze e disperate illusioni, Pessimismo e Desiderio in Jude l’Oscuro, Clyde Griffiths: sogni e delitti in ‘Una tragedia americana’, L’Amore e il Sogno Americano nel Grande Gatsby 🍾.

La discussione nell’angolo accanto al caminetto è più accesa. Dopo un primo tentativo di aprire un dibattito sulla povertà, il Narratore Anonimo (Uomo Invisibile) ha trovato la sua dimensione in una discussione più profonda. Si è lasciato alle spalle il fervore politico di Harlem, si è seduto con l’eremita di Concord, Henry David Thoreau (Walden), e con il paziente alpino, Hans Castorp (La Montagna Incantata). La loro conversazione ha toccato il significato della vita vista da tre prospettive estreme: una vita invisibile nel sottosuolo, una vita scelta in solitudine in riva a un lago, e una vita sospesa dal mondo in un sanatorio.

Il contrasto tra la lotta per il riconoscimento (l’Anonimo), la ricerca dell’essenziale (Thoreau) e la contemplazione della morte (Castorp) ha creato un momento di rara, e a tratti surreale tensione. Per leggere il resoconto completo della loro indagine esistenziale, clicca qui: Razzismo e identità in L’uomo invisibile 📚, Riflessioni su Walden: Un Viaggio di Crescita Personale, La Montagna Incantata: Viaggio tra Amore e Filosofia.

La coppia più inaspettata affronta il tema della fede sorseggiando un brandy davanti ad un ampia finestra. John Grimes (Gridalo forte), straziato tra la sua famiglia e il rigido fuoco della Chiesa Pentecostale di Harlem, si è ritrovato a conversare con Frank Alpine (Il Commesso), il cattolico romano affascinato e in bilico sull’ebraismo. Entrambi hanno conosciuto l’esperienza amara della vita e si sono ritrovati a parlare di religione, non come una dottrina, ma come una disperata ricerca di espiazione e struttura morale.

La loro discussione non è incentrata sui dogmi, ma sul prezzo della redenzione.Scopri come due mondi così distanti si sono trovati uniti nel bisogno di una bussola morale:Il commesso di Malamud: tra sofferenza e redenzione, Gridiamo più forte con Baldwin e gli afro-americani del secolo scorso.

Mentre i gruppi si sciolgono, abbiamo individuato un’ultima, cruciale conversazione. Inman (Cold Mountain), il soldato disertore in cerca della strada per casa, ha trovato la saggezza non in Ulisse, il viaggiatore per antonomasia, ma in un uomo in attesa. Lo abbiamo messo a confronto con Robert MacIver (Regole per vecchi gentiluomini), l’unico uomo reale tra i presenti, un ottuagenario che ha vissuto e ora si confronta con le sue memorie di guerra. L’urgenza della fuga e del ritorno di Inman è stata messa a confronto con la saggezza della sosta e la contemplazione del tempo. Il vero viaggio, ha suggerito MacIver, non è quello verso casa, ma quello verso l’accettazione del passato. Per l’emozionante riepilogo sul tema del Nostos (il ritorno a casa), leggi qui: Cold Mountain: Storia di Guerra e Nostalgia 🐎

Cosa ne pensi? Quale tavolo avresti scelto per sederti? Il brandy è finito, i sigari si sono spenti, ma le loro domande restano accese. Non perderti l’occasione di approfondire queste conversazioni che ridefiniscono il canone e cerca le tue risposte negli articoli pubblicati.

Alice Tonini

Una risposta a “Giganti della Letteratura: Dialoghi tra Sogni ed Illusioni”

  1. Avatar sillydeliciouslyf76523c1d3
    sillydeliciouslyf76523c1d3

    Interessantissimo!!! Ma non sarei all’altezza di nessuna di queste conversazioni, anche se la sola capacità di ascoltarle è già molto.

    Piace a 1 persona

Lascia un commento

Riflessioni su Walden: Un Viaggio di Crescita Personale

Caro lettore dell’ignoto bentrovato per un altro appuntamento con gli inviti alla lettura, l’ultimo che parla dei viaggi di crescita dei protagonisti.

Nel 1845, Henry David Thoreau si allontanò dal mondo. Ma dove andò, e perché?

Iniziò a costruire una piccola capanna sulle rive di Walden Pond, un lago di proprietà del suo amico e mentore, Ralph Waldo Emerson. Il 4 luglio di quello stesso anno, nel giorno dell’indipendenza, si trasferì lì.

Visse principalmente dei vegetali che coltivava, integrando la sua dieta con un “sacco strano di carne indiana” che ogni tanto riusciva a procurarsi. Lì rimase per poco più di due anni, andandosene nel settembre del 1847 perché, come lui stesso scrisse, “aveva molte altre vite da vivere”.

Il libro che ne nacque, Walden, fu pubblicato solo sette anni dopo, nel 1854.

Il nome di Thoreau è ormai sinonimo di un ritorno alla natura e a una vita solitaria, un’icona per chiunque voglia fuggire dalla società moderna. Ma questa fama nasconde un’immagine incompleta, quasi un mito. Molti credono che durante la sua permanenza a Walden Pond non abbia mai rivolto la parola a un essere umano, vedendo il suo libro come un manuale per eremiti. Ma la verità è molto più intrigante.

In realtà, Thoreau non era affatto un eremita. Sebbene vivesse gran parte del tempo in compagnia di sé stesso, il suo diario rivela un’altra storia. Walden stesso elenca i visitatori che lo raggiungevano, e non erano pochi: a volte ne contava venticinque o trenta alla volta! Non solo, ma andava spesso in paese, ogni giorno o due, per tenersi aggiornato sulle ultime notizie, non solo dai giornali ma anche dai pettegolezzi che raccoglieva conversando con gli altri.

Descriveva questa esperienza come un toccasana in “dosi omeopatiche”, rinfrescante come il fruscio delle foglie o il salto delle rane. Addirittura, nel febbraio del 1847, a mesi di distanza dalla sua partenza, tenne due conferenze sulla sua vita al lago in un liceo. Non era un eremita solitario, ma uno scrittore talentuoso che usava la sua vita e il suo diario come materiale grezzo per un’opera meticolosamente rielaborata per anni. Il critico Michael West ha notato che Thoreau si diverte a giocare con l’idea che il lettore ha di lui, quasi a prendersi gioco del “solitario amante della natura”.

Walden è un libro misterioso che sfida ogni classificazione. È filosofia? Saggistica? Una biografia? Un manuale sulla natura? Mistico? Critica sociale? È tutto questo e nulla di tutto ciò. È un “libro-talismans”, con una forma organica scolpita da Thoreau durante la sua residenza nella natura. Man mano che lo si legge, si diventa consapevoli di una danza di opposti: civilizzazione/natura, passato/futuro, fantasia/esperienza, esseri umani/altri animali.

È un testo che nasconde la sua serietà sotto una superficie spiritosa. Le parti più divertenti del libro nascondono la sua tragica storia familiare, segnata dalla prematura scomparsa per tisi della madre, e quella stessa malattia un giorno lo avrebbe ucciso a soli 45 anni. Alcuni critici, come West, suggeriscono che questo spirito scherzoso sia un tentativo di esorcizzare la morte. Ma, in questo rifiuto della morte, risiede la magia del libro, il suo ottimismo per l’individuo e per la giovane nazione americana.

Il messaggio finale è un incantesimo potente, un atto di fede: “C’è ancora più giorno che deve sorgere. Il sole non è che una stella del mattino.”

Non si tratta solo di citare qualche frase qua e là ma di interiorizzarle, così come si dovrebbe memorizzare l’intero, celebre passaggio del secondo paragrafo della sezione 13, che inizia così: “Sono andato nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, affrontare solo i fatti essenziali della vita, e vedere se non potevo imparare ciò che essa aveva da insegnarmi, e non, quando fossi venuto a morire, scoprire di non aver vissuto.”

Carissimi lettori del mistero Walden non è un libro, è un rituale, un’esperienza che ti invita a guardare la tua vita e il tuo posto nel mondo con occhi diversi, proprio come fece lui.

5 risposte a “Riflessioni su Walden: Un Viaggio di Crescita Personale”

  1. Avatar wwayne

    Sul tema del viaggio è molto bello anche quest’altro libro: https://wwayne.wordpress.com/2020/08/23/un-sogno-da-realizzare/. L’hai letto?

    Piace a 1 persona

    1. Avatar Alice Tonini

      Non ancora, grazie mille 👍

      "Mi piace"

      1. Avatar wwayne

        Allora sono onorato di avertelo fatto scoprire: è davvero bellissimo nella sua semplicità. Colgo l’occasione per dirti che mi sono appena iscritto al tuo blog. Grazie a te per la risposta! 🙂

        Piace a 1 persona

  2. Avatar Silvia Lo Giudice

    Lo considero come un diario di un’esperienza inconsueta. Ne ho parlato anche io nel mio blog. Mi ha molto colpito non tanto la sua solitudine, che come dici bene tu, non è mai stata completa, quanto i riti (come il bagno nel lago) e le sensazioni legati a una vita dentro la natura. Buona serata

    Piace a 1 persona

  3. Avatar Giganti della Letteratura: Dialoghi tra Sogni ed Illusioni | Alice Tonini

    […] loro indagine esistenziale, clicca qui: Razzismo e identità in L’uomo invisibile 📚, Riflessioni su Walden: Un Viaggio di Crescita Personale, La Montagna Incantata: Viaggio tra Amore […]

    "Mi piace"

Lascia un commento

La Montagna Incantata: Viaggio tra Amore e Filosofia

Lettori del mistero ben trovati, oggi vi racconto una storia. Nel 1913. Thomas Mann ha un’idea per un racconto breve, un semplice corollario a Morte a Venezia. Ma il mondo sta per crollare e con l’arrivo della Grande Guerra, anche la sua visione si trasforma. Quel breve racconto diventerà La montagna incantata, un’opera monumentale di settecento pagine, pubblicata nel 1924, che gli varrà il Premio Nobel per la Letteratura cinque anni dopo.

Mann stesso, con ironia, suggeriva che per comprendere l’opera a fondo bisognerebbe leggerla due volte. Il suo non è uno scherzo, ma un invito a perdersi in una storia che è un vero e proprio caleidoscopio di saperi: medicina, politica, teologia, biologia, psicoanalisi, occulto. Un’esperienza letteraria che non si limita a essere letta, ma che va vissuta.

Il protagonista è Hans Castorp, un giovane orfano di Amburgo destinato a diventare ingegnere. Prima di iniziare la sua carriera, fa visita al cugino Joachim Ziemssen, un soldato che si sta curando dalla tubercolosi in un sanatorio sperduto tra le vette di Davos. Per Hans, dovevano essere solo tre settimane.

Ma il sanatorio non è un semplice ospedale. È un “reame” a parte, un mondo chiuso, sospeso nel tempo, con le sue regole e la sua magia sinistra. Si entra nel regno del “Bei uns hier oben” – di noi quassù. E una volta varcata quella soglia, il tempo si dilata, i confini si confondono. Hans, da visitatore, diventa paziente. Indossa la sua “divisa” di lino, prende la temperatura più volte al giorno e porta orgogliosamente le sue lastre ai raggi X come fossero medaglie al valore. Le tre settimane diventano sette anni.

Solo lo scoppio della guerra, un evento che distrugge il mondo esterno, riesce a strapparlo da questa prigione dorata. Ma prima di precipitarsi nel fango e nella violenza della battaglia, Hans vivrà un’educazione unica, fatta di vita, morte e amore, offerta da un luogo che è tanto seducente quanto letale.

La sua iniziazione all’amore arriva da Claudia Chauchat, una russa dal fascino selvaggio, descritta come un “gatto caldo”. Claudia sbatte le porte, si morde le unghie e incarna la mancanza di rigore dell’Europa dell’Est, un contrasto affascinante con la disciplina teutonica di Hans. I suoi occhi “kirghizi” e i fianchi stretti risvegliano in lui un ricordo della giovinezza e di un compagno di scuola per il quale provava un’attrazione complessa. Questo è uno degli indizi che ci fa capire le turbe irrisolte sull’identità sessuale di Hans, che più tardi si innamorerà persino dell’amante di Claudia.

La sua dichiarazione d’amore avviene in una lingua che è di per sé un incantesimo: il francese. Parlare francese, dice Hans, è come parlare in sogno, senza freni. Le sue parole si fanno audaci, erotiche, surreali: “Tu sei il Tu della mia Vita” e persino il grottesco “fammi baciare la tua arteria femorale”. Il narratore all’inizio sembra sminuire la serietà di queste parole, ma pian piano ci accorgiamo che sotto la superficie si nascondono verità più profonde e inquietanti.

L’istruzione di Hans non si ferma all’amore. Il sanatorio è un teatro di duelli verbali tra due figure opposte, quasi archetipiche:

* Settembrini, l’umanista razionalista che a tratti è la voce di Mann stesso, a tratti una sua parodia.

* Naphta, il gesuita comunista ed ebreo, che vede nel terrore un desiderio intrinseco della società.

Da questi dibattiti, Hans impara a conoscere sé stesso. Ma la vera rivelazione arriva durante una sciata. Si perde in una tormenta di neve, dove le allucinazioni prendono il sopravvento, mostrandogli visioni di delizie arcadiche e terrore macabro. Resiste alla tentazione di addormentarsi per sempre nella neve, risvegliandosi “invalido” e trasformato.

Carissimi lettori del mistero, se le storie fossero sport, questo romanzo sarebbe un triathlon: una prova estenuante, ma la cui ricompensa per la mente è immensa. Non a caso i figli di Mann lo chiamavano Z per “Zauberer”, il mago. Ed è proprio questo che è La montagna incantata: un’opera che, con il suo mix di mistero, magia e folklore dell’anima umana, incanta e ti rapisce.

Alice Tonini

3 risposte a “La Montagna Incantata: Viaggio tra Amore e Filosofia”

  1. Avatar sillydeliciouslyf76523c1d3
    sillydeliciouslyf76523c1d3

    Tanti libri che tu presenti io non li leggerò mai per questo leggo volentieri le tue “recensioni”,che trovo sempre interessanti. CIAO!

    "Mi piace"

  2. Avatar La tana dei libri

    Ho impiegato un anno per finirlo, ma non rimpiango un solo minuto e una sola parola. In effetti sarebbe proprio da rileggere, però tra un po’ di tempo 😄

    Bella recensione!

    Piace a 1 persona

  3. Avatar Giganti della Letteratura: Dialoghi tra Sogni ed Illusioni | Alice Tonini

    […] Il contrasto tra la lotta per il riconoscimento (l’Anonimo), la ricerca dell’essenziale (Thoreau) e la contemplazione della morte (Castorp) ha creato un momento di rara, e a tratti surreale tensione. Per leggere il resoconto completo della loro indagine esistenziale, clicca qui: Razzismo e identità in L’uomo invisibile 📚, Riflessioni su Walden: Un Viaggio di Crescita Personale, La Montagna Incantata: Viaggio tra Amore e Filosofia. […]

    "Mi piace"

Lascia un commento