Cari lettori del mistero e dell’ignoto, mentre il mondo celebra distrattamente le “Idi di Marzo” come una semplice ricorrenza storica, noi dobbiamo chiederci: cosa è successo davvero sotto la statua di Pompeo nel 44 a.C.? Fu l’atto eroico di “liberatori” o un sacrificio rituale compiuto da una casta che temeva la fine del proprio privilegio?
La storia ufficiale ci dice che Cesare fu vittima della sua stessa arroganza. Ma il mistero che avvolge quel giorno è intriso di presagi che sembrano usciti da un incubo di Machen. Calpurnia sogna il crollo della casa; l’indovino Spurinna avverte: “Cesare, guardati dalle Idi di Marzo”. Persino gli animali sacrificati quel mattino apparvero privi di cuore. Cesare sapeva. Eppure, entrò nella Curia senza scorta. Perché un uomo che aveva conquistato il mondo avrebbe dovuto consegnarsi ai suoi carnefici? Forse perché aveva capito che un Dio non può invecchiare, può solo essere trasformato in mito attraverso il sangue.
Bruto e Cassio alzarono i pugnali gridando alla “Libertà”. Ma la loro libertà era quella di un’aristocrazia corrotta che voleva continuare a banchettare sulle spalle del popolo. Non hanno ucciso un tiranno; hanno ucciso l’ultimo uomo capace di tenere insieme l’ordine e il caos. Come scrive mirabilmente Shakespeare nel suo Giulio Cesare: “Il male che gli uomini fanno sopravvive loro; il bene è spesso sepolto con le loro ossa.” E infatti, dopo il brindisi, non ci fu la libertà. Ci fu il terrore.

Roma sprofondò in decenni di guerre civili e sangue. Il fantasma di Cesare, che apparve a Bruto nella tenda di Filippi, non era un’allucinazione: era il debito di un intero sistema che aveva scelto il tradimento al posto dell’evoluzione. Questo schema si ripete da millenni. Ogni volta che una forza dinamica prova a elevare l’umanità, la struttura, la “casta”, l’autorità ossificata, reagisce per distruggerla.
È lo stesso tema che affronto nel mio romanzo “L’ eco della Specie Perduta“. Proprio come i congiurati cercarono di cancellare Cesare per mantenere il controllo, tra le pagine de L’eco della specie perduta esploro l’esistenza di verità ancestrali che poteri occulti tentano disperatamente di tenere nell’ombra. Perché la storia non è fatta di coincidenze, ma di una guerra millenaria tra chi vuole risvegliare la specie e chi vuole tenerla addormentata sotto il giogo della propria smania di potere. L’OMT non è solo una sigla; è l’erede di quei pugnali che colpirono Cesare: l’occhio che sorveglia e punisce chiunque osi diventare troppo grande per essere controllato.
Le Idi di Marzo non sono finite quel pomeriggio del 44 a.C. Ogni volta che la mediocrità si coalizza per abbattere l’eccezionale, ogni volta che un complotto di “uomini giusti” soffoca una verità scomoda per mantenere lo status quo, i pugnali tornano a colpire. Oggi, tra le rovine della Curia di Pompeo, regna un silenzio inquietante. Ma se ascoltate bene, oltre il rumore del traffico di Roma, sentirete ancora il rintocco di quel debito di sangue che l’umanità non ha mai finito di pagare.
E voi? Credete ancora alla favola dei “liberatori” che uccidono per il bene comune? O vedete anche voi, dietro i grandi eventi della storia, la mano invisibile di chi non vuole farci risvegliare? Scrivetemi nei commenti cosa pensate di questo sacrificio rituale. Cesare è stato un martire della conoscenza o solo un tiranno che ha cercato la propria fine? Voglio conoscere la vostra visione dell’ombra.
Alice Tonini
Una risposta a “Il sacrificio di Cesare e l’ipocrisia del sangue 🩸”
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Interessante punto di vista, paragone corretto, a mio avviso. È sempre la paura del cambiamento ad uccidere “Cesare”.
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