Vigilia di Natale: il portale verso il tempo ⏳️

Carissimi lettori dell’ignoto e del mistero questa sera, mentre il mondo rallenta nel silenzio ovattato della Vigilia, siamo al cospetto di una notte che è molto più di una semplice attesa. Il 24 dicembre non è solo l’anticamera del Natale. È un Punto Liminale nel ciclo eterno del tempo. È il giorno in cui il calendario giunge a una pausa forzata, l’attimo in cui la ruota dell’anno sta per girare, e il velo che separa la nostra realtà dalla dimensione invisibile si fa, secondo le antiche tradizioni, sottile come nebbia gelida.

Per noi che cerchiamo i misteri, la Vigilia è il Portale del Tempo per eccellenza. Abbiamo visto che il Solstizio d’Inverno (intorno al 21 dicembre) è il momento in cui il Sole, il nostro misuratore di tempo cosmico, sembra fermo. La notte del 24, e l’alba del 25, è l’istante della rinascita, un momento di transizione così potente da creare una breccia dimensionale.

Secondo il folclore di molte culture, in momenti come questo, i passaggi cruciali tra stagioni o tra la vita e la morte, la realtà lineare collassa: le memorie degli antichi, gli spiriti del passato, le energie dei culti dimenticati sono più vicine e più facili da percepire. Le notti a cavallo del solstizio, spesso chiamate Rauhnächte (Notti Rude/Ferali) nelle tradizioni germaniche, erano dedicate a presagi e divinazioni. Si credeva che tutto ciò che si sognava o si faceva in quel periodo influenzasse l’anno a venire. È come se l’universo permettesse una visione dall’alto del flusso temporale, offrendo uno sguardo sul destino.

Questa notte non è tradizionalmente serena ovunque. Prima che la narrazione cristiana si affermasse completamente, il periodo di mezzo inverno (la Vigilia compresa) era il tempo della Caccia Selvaggia. Divinità o spiriti come Odino nel nord o la terribile Perchta nelle Alpi, guidavano una processione spettrale nei cieli notturni. Erano le anime dei morti, spiriti della natura o entità caotiche che sorvolavano le case, terrorizzando e giudicando. La Caccia Selvaggia è la prova che il velo è strappato: le creature del non-mondo hanno il permesso di interagire direttamente con la nostra realtà. Tenere accesa la luce, riunirsi attorno al focolare, non era solo calore, era un atto di protezione rituale contro le forze che irrompevano dalla breccia dimensionale.

Per chi vive la spiritualità come un percorso personale, il 24 dicembre offre un’opportunità unica. Non si tratta di cercare un varco fisico, ma di allineare la propria mente al Punto Zero del tempo cosmico. Quando il mondo esterno è immobile e in attesa, la nostra percezione interiore si affina. Possiamo usare questa notte per riconoscere e lasciar andare le energie e i legami tossici del ciclo che si sta concludendo, porre le domande cruciali sul percorso spirituale che vogliamo intraprendere nel nuovo anno e celebrare la luce che sta per nascere, che sia il Sol Invictus o il Salvatore, e ancorarla saldamente al nostro focolare.

Sedetevi stasera, magari accanto al vostro albero (il nostro Asse Cosmico), e ascoltate il silenzio. Riuscite a sentire il vento gelido che è anche il respiro di un’altra dimensione? Il portale è aperto. Cosa scegliete di lasciare nel vecchio anno e quale verità siete pronti a ricevere per il nuovo ciclo che sta per iniziare?

Alice Tonini

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Scrittura creativa invernale: riti per mindfulness con ADHD ✍️

Cari lettori del mistero siamo a Venerdì 13. Una data carica di leggende oscure e di avvertimenti. Ma per chi, come noi, cerca la magia nelle ombre, il 13 non è sfortuna: è il numero che precede l’ordine, il numero dell’ignoto che ci spinge a osare.

E quale momento migliore di questo, quando il buio regna sovrano e il mondo sembra rallentare, per affrontare il rito più intimo e personale: quello della scrittura.

Oggi voglio condividere una riflessione sul mio processo creativo e sul potere dell’isolamento invernale, specialmente per una mente che funziona… diversamente.

Come ho accennato in precedenza, la mia mente vive a un ritmo veloce. Convivo con l’ADHD, una condizione che spesso viene vista come un deficit di attenzione. Ma io l’ho imparata a vedere come un motore Ferrari di idee, che necessita solo dei freni giusti e della pista giusta per correre.

L’Inverno, con il suo silenzio ovattato e le sue giornate brevi, mi offre proprio la pista perfetta. Quando il mondo fuori è sigillato dal gelo, la necessità di uscire diminuisce, e l’energia dispersiva della distrazione si concentra in un punto: l’Iperfocalizzazione.

È un momento quasi magico: la capacità di immergermi in un interesse con un’intensità totale, che per una mente neurodivergente è un superpotere raro e prezioso. Invemia, l’iperfocalizzazione diventa una vera e propria trance rituale. È in questo stato che nascono i mondi più complessi, i misteri più intricati e le connessioni narrative che altrimenti resterebbero nascoste.

La scrittura personale, specie quella di romanzi e saggi, richiede una dedizione che può sembrare impossibile da mantenere. Ma l’inverno ci offre un’opportunità unica per praticare il ritiro. Il buio e il freddo esterno riducono le distrazioni sensoriali. La mia mente, non più bombardata da stimoli estivi, può concentrarsi sul “fuoco interiore” della storia. L’ADHD porta spesso al caos delle idee. Ma sedersi per scrivere in un periodo di pausa sociale è un atto di disciplina magica. Ogni parola sulla pagina non è solo inchiostro, ma un passo verso la pacificazione del rumore interiore. Scrivere è dare ordine al caos che la mia mente genera.

L’inverno è la stagione di Saturno, del tempo che rallenta e si fa riflessivo. Accetto che alcune giornate siano improduttive, ma quando l’ispirazione mi colpisce, so che il periodo di buio mi darà la resilienza per cavalcare l’onda dell’iperfocalizzazione fino all’alba. La scrittura, per una mente come la mia, non è un lavoro; è un atto necessario di auto-bilanciamento.

Per me, la lettura e la scrittura sono la prova vivente della resilienza. Nonostante le sfide e il rumore, non ho mai mollato le mie armi (la penna e l’inchiostro). E il mio orgoglio più grande è di aver imparato a incanalare l’energia “disordinata” in storie che, spero, risuonino con voi.

Se la vostra mente tende a correre, prendete l’inverno non come un ostacolo, ma come un invito al raccoglimento. Trovate la vostra candela, il vostro Ciceone (la bevanda rituale che vi calma), e lasciate che il fuoco della vostra passione vi porti in uno stato di trance creativa.

E voi, cari lettori, avete un rituale invernale o una tecnica speciale che vi aiuta a domare il caos interiore e a dedicare tempo alla vostra arte?

Alice Tonini

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Segreti Sotterranei: Esplorando il Lago Keta in Siberia

Carissimi lettori del mistero e dell’ignoto, ci siamo quasi, il 14 di novembre uscirà L’eco della specie perduta. Vi ho parlato, in queste settimane della musica che mi ha ispirato, dei protagonisti e dei temi che affronta.

Ma ogni storia ha un luogo che la definisce. A volte, un luogo non è solo uno sfondo, ma un protagonista in grado di nascondere segreti e di mettere alla prova chiunque osi esplorarlo. Vi ho già parlato in passato dell’importanza delle ambientazioni e vi ho fatto l’esempio del genere horror, uno dei miei preferiti. Qui trovate il link: Scrivere una ambientazione horror: tra vecchi clichè e nuove mode che piacciono al pubblico

Per me, l’ispirazione per l’ambientazione del mio romanzo è nata da un forte contrasto. Ho immaginato la serenità e la libertà provate durante la mia crociera a Tadoussac, in Canada, a osservare le balene, ma ho voluto ribaltare quella sensazione, trasformandola in qualcosa di sinistro e inospitale. Un’immersione nella natura pericolosa e claustrofobica.

Così è nata la mia personale rivisitazione della regione del lago Keta in Siberia, luogo che purtroppo non ho mai visitato di persona. Google Maps, libri turistici, documentari hanno fatto diventare quel luogo non più un placido lago per l’intrattenimento nei weekend. Sotto i suoi paesaggi gelidi si cela una vasta rete di tunnel e grotte sotterranee che ho esteso fino alle montagne circostanti. Un labirinto di roccia e ghiaccio che vive di vita propria, isolato dal mondo. È un luogo avvolto nel mistero, dove le leggende locali narrano di Bigfoot russi, creature sfuggenti che si aggirerebbero in queste terre desolate. Ma cosa si nasconde davvero in queste ombre?

Ovviamente si tratta di un romanzo distopico quindi il clima siberiano non è più quello che c’è oggi con temperature che possono raggiungere i – 40 gradi d’inverno ma ovunque le temperature sono più alte, inoltre ci sarà la guerra tra le due russie a complicare le cose.

I personaggi del romanzo dovranno addentrarsi proprio in questo inferno freddo, seguendo indizi che li condurranno in un vecchio laboratorio abbandonato, un luogo che si credeva perduto per sempre e che potrebbe custodire la chiave di un segreto in grado di cambiare il destino dell’umanità e della famiglia di Bernard.

Vi aspetto il 14 novembre. Alla prossima 👋🏻

Alice Tonini

Una risposta a “Segreti Sotterranei: Esplorando il Lago Keta in Siberia”

  1. Avatar sillydeliciouslyf76523c1d3
    sillydeliciouslyf76523c1d3

    Ciao Ali! Volevo dirti che aspetto con te, in trepidazione, l’uscita del libro. Un abbraccione!!!

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Il viaggio inquietante: Darwin e l’ombra della scienza

Caro lettore del mistero, ogni storia, anche la più audace, ha un’ombra che la segue. Un’ombra fatta di luoghi reali, di persone realmente esistite e di domande che la nostra società non ha mai smesso di porsi.

La mia storia ha un mentore silenzioso: Charles Darwin. Non solo lo scienziato che ha rivoluzionato la biologia, ma il viaggiatore, la mente acuta che per primo ha sfidato le certezze del suo tempo. Il mio romanzo è un po’ come un suo viaggio, ma con un ribaltamento: non si tratta di scoprire l’evoluzione, ma di confrontarsi con una sua possibile, inquietante, deviazione.

La natura è la vera protagonista. Ho immaginato l’asprezza della regione del lago Keta in Siberia, il suo mistero, ma l’ho fatto pensando alla pace e alla libertà che ho provato in Canada, sapendo che in qualsiasi momento quella serenità può essere spezzata. I paesaggi, in fondo, sono solo lo specchio di ciò che nascondono.

E proprio su questo confine tra il bello e il mostruoso, la mia immaginazione ha trovato le sue radici. Mi sono documentata su come gli esperimenti genetici sugli animali potrebbero essere usati per scopi militari o per creare forza lavoro. Ho pensato a come la fantascienza abbia già esplorato questi orrori nella letteratura così come al cinema. Film come Jurassic Park, in cui la scienza sfida i confini della natura con conseguenze catastrofiche, o Blade Runner, che ci ha costretti a interrogarci sul significato di vita e creazione, hanno plasmato la mia visione.

Il mio romanzo è un viaggio che parte da una mente del passato e arriva a esplorare il futuro oscuro che stiamo costruendo. È una storia che si nutre di scienza, luoghi reali e paure moderne. Ma la domanda resta: cosa siamo disposti a creare, quando dimentichiamo ciò che siamo?

Alice Tonini

2 risposte a “Il viaggio inquietante: Darwin e l’ombra della scienza”

  1. Avatar [REBLOG] Il viaggio inquietante: Darwin e l’ombra della scienza – mvrcodelrio.com

    […] Baldi Il viaggio inquietante: Darwin e l’ombra della scienza Mi piace […]

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La Criptozoologia nel mio nuovo romanzo: un viaggio tra realtà e leggenda

Caro lettore del mistero, per molti, la scrittura è un atto di volontà. Ma per me, è stato diverso. Il mio romanzo ha scelto me. O almeno a me piace pensarla cosi.

Per anni, volevo parlare di ecologia, ma non trovavo il modo. Cercavo il bandolo della matassa, una storia che fosse meno una lezione e più un’esperienza. Ho lottato, ho riscritto intere parti, specialmente il secondo atto, perché i miei personaggi si perdevano. Non riuscivo a guidarli verso la consapevolezza che volevo per loro.

Poi ho visto quel video. Un filmato in bianco e nero, muto. L’ultimo tilacino, solo, abbandonato e lasciato morire di freddo. Ho sentito un brivido. In quel momento, ho capito. Non stavo scrivendo solo una storia di fantascienza, ma un monito, un’occasione per onorare ciò che abbiamo perso. La storia non mi ha più lasciato.

Mi sono immersa nel mondo della Criptozoologia, una materia strana e affascinante che mescola realtà e leggenda. Ho scoperto che bisogna approcciarsi con cautela, perché a volte la verità è più sfumata di quanto pensiamo. Ho capito che il mio romanzo doveva fare lo stesso: doveva unire il reale e il fantastico per esplorare ciò che il nostro mondo è diventato.

E così, la storia ha preso vita. Ha preso per mano i miei personaggi, li ha spinti dove non avrei mai pensato di portarli e li ha messi di fronte a una domanda cruciale: cosa siamo disposti a fare per ciò che abbiamo perso per sempre?

Alice Tonini

Una risposta a “La Criptozoologia nel mio nuovo romanzo: un viaggio tra realtà e leggenda”

  1. Avatar Vincenza63

    I miei complimenti per la tua sensibilità, cara Alice

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