Seguitemi tra sedute spiritiche e televisori posseduti per scoprire le radici dello spiritismo

 A centinaia si possono contare le leggende e le tradizioni legate al folklore che ci parlano di fantasmi o di presunti tali. Anche qui in Italia abbiamo i nostri racconti di paura legati a vecchi castelli o case abbandonate. 

Ma cosa c’è realmente dopo la morte?

In passato ho pubblicato articoli che spiegano cosa c’è dopo la morte secondo alcune religioni e cosa accade dal punto di vista legislativo quando si passa nell’aldilà. Ma oggi andiamo a curiosare il mondo degli spiriti e dei fantasmi e torniamo al tempo della nascita dello spiritismo. Ovviamente vi ricordo che questo post, come gli altri, ha carattere divulgativo e che ognuno è libero di credere a quello che ritiene più giusto.

Esistono persone che raccontano di essere in contatto con l’aldilà, di poter parlare con i morti e di poterli interrogare sulle faccende umane. Questi personaggi sono gli spiritisti; oggi li chiamiamo channeller ma un tempo erano i medium. Grazie alle moderne tecnologie abbiamo la nascita di un nuovo tipo di medium: i ghost hunter che spopolano sui canali social e di YouTube. Vi basterà una ricerca veloce in internet per scoprire che esistono decine di canali che si occupano di esplorare edifici abbandonati dove si sostiene ci sia la presenza di fantasmi o di creature ben peggiori, utilizzando strumenti alla portata di tutti per indagare il mondo immateriale. 

Ma torniamo alle radici del movimento. Il 18 aprile 1857, in Francia viene pubblicato il libro di Allan Kardec: ll libro degli spiriti. E’ un testo dove vengono riportati i suoi studi e le sue scoperte nell’ambito del paranormale con un lungo elenco dettagliato di curiosità sui fantasmi. Questo libro farà nascere la corrente dello spiritualismo. Kardec è un pedagogista e un educatore e inizia a interessarsi alle pratiche medianiche già nel 1844. 

Considerate che all’epoca era da qualche anno che nei salotti dell’alta società si praticavano le sedute condotte dai medium per contattare l’aldilà. Kardec frequentando questi ambienti si convince che c’è qualcos’altro oltre la vita e che le energie legate a questo mondo possono guarire malattie e dirigere le persone in una nuova realtà delle cose. 

Egli codifica lo spiritismo in una serie di libri dedicati al tema che influenzeranno scienziati, filosofi, medici e alchimisti negli anni seguenti. E’ il principale divulgatore della materia a cui dice di approcciarsi con metodo scientifico ma le sue conclusioni sono largamente discutibili e spesso campate in aria, soprattutto alla luce delle moderne scoperte scientifiche.

Ma chi furono le spiritiste più famose?

Le sorelle Fox ovviamente.

 Margaret, Kate e Leah, le tre sorelle Fox sono famose per essere considerate le prime medium di professione negli Stati Uniti. Siamo nel 1848 negli Stati Uniti e le sorelle risiedono in quella che secondo  le dicerie è una casa stregata. Li le due sorelle Margaret e Kate hanno contatti con una misteriosa entità: Mr Splitfoot o anche detto  il fantasma di Charles Rosnan che le ragazze dicono sia morto ammazzato in quella casa e sepolto poco distante anche se non è mai esistita alcuna prova a riguardo.

I genitori separano le sorelle e le spediscono dagli zii ma gli episodi continuano e la famiglia  arriva alla conclusione che le due sono talentuose medium. 

La comunicazione con l’aldilà avviene tramite schiocchi o colpi che sembrano provenire dalle pareti e le ragazze sostengono che si tratta delle entità che comunicano con i vivi con un codice di loro invenzione. Contavano il numero dei colpi per decidere se era un si o un no oppure recitavano l’alfabeto in attesa che lo spirito colpisse nel momento in cui veniva pronunciata la lettera corrispondente. Ci voleva molto tempo per avere anche solo una risposta semplice come un nome di persona ma all’epoca non esisteva nessun passatempo e comunicare con uno spirito poteva essere emozionante come guardarsi un film. Gli spiriti inoltre avevano la curiosa caratteristica di presentarsi solo se interpellati dalle due bambine, la madre che era una fervente partecipante alle sedute spiritiche che si svolgevano in zona sparge la voce delle imprese delle figlie e le due sorelle iniziano a ricevere visite da parte dei vicini. 

La famiglia inizia a ricevere doni e ricompense  per questo servizio di intermediazione spiritica e allora la sorella Lia decide di auto proclamarsi manager. In quel periodo le sedute diventano pubbliche aumentando considerevolmente la fama e le entrate della famiglia. Margaret e Kate da quel momento si esibiscono solo per personalità importanti ma la loro vita si frattura e inizia ad andare a rotoli tra matrimoni, lutti e alcolismo. 

Il 21 ottobre 1888 Margharet decide di raccontare al pubblico che la storia dei loro contatti con i fantasmi iniziò come uno scherzo alla madre ritenuta paurosa e superstiziosa. I colpi venivano realizzati colpendo il legno del pavimento con un dito del piede nascosto dalla gonna. Lo scherzo avrebbe dovuto concludersi il primo di aprile 1848 ma all’arrivo dei vicini le sorelle hanno deciso di continuare per non subire le conseguenze delle loro malefatte. Con il tempo poi le sorelle hanno imparato a produrre suoni anche facendo scrocchiare altre ossa del corpo per risultare meno sospette. Purtroppo la loro storia non ha un lieto fine, morirono povere e in solitudine a causa dei problemi legati all’alcool e vennero sepolte nelle fosse comuni per gli indigenti. 

Secondo la dottrina di Kardec non c’è nessun trucco nelle sedute spiritiche né inganno. Ma si può dire lo stesso dei moderni ghost hunters? 

Nel 1855 al Trinity College si fonda la più antica associazione per la ricerca sul paranormale, ufficialmente nata nel 1862. Il Ghost Club comprendeva personalità come Henry Price, Dickens, Campbell, Gross tutti convinti sostenitori delle tesi del paranormale. Negli anni i membri si muoveranno tra scienza e scetticismo ma verranno affiancati nel 1882 dalla Society for Psychical Research presieduta da Sidewich, Riche, Williams James, Moses, Massey essa si pone in una posizione più scientifica. Per quanto riguarda la visione della scienza dell’epoca è bene ricordare che secondo gli studiosi vittoriani quello delle discipline scientifiche è un mondo che funziona seguendo leggi proprie che vengono adattate al paranormale dagli appassionati per esigenze di comprensione. In fondo possiamo sostenere che a ispirare il ghost hunting sia stato l’amore per il fallimento della scienza e della tecnologia. Ad ogni problema riscontrato in un apparecchio elettronico abbiamo una squadra di sensitivi pronta in prima fila a sfruttare l’evento.

Un esempio. Nel  1861 William Mummler, gioielliere e incisore stava studiando alcune tecniche  fotografiche quando la figura oscura di una ragazza compare su una lastra in lavorazione. Mummler sapeva che si trattava di un errore, una conseguenza del doppio utilizzo di una lastra non ripulita in modo appropriato. L’uomo decide di fare uno scherzo ad un suo amico spiritista, l’amico prese la cosa un po’ troppo sul serio e pubblicò la fotografia come prova decisiva della vita dopo la morte. Il fotografo non si lascia sfuggire l’occasione di farci un po’ di soldi e pubblicizza la cosa come la scoperta di un modo meraviglioso modo di indagare la vita oltre la morte a 10 dollari l’una (per l’epoca era una bella sommetta). 

L’errore tecnico di un fotografo ha causato una scoperta che è stata adattata al mondo dello spiritualismo, ma quello non fu l’unico caso. La stessa cosa accadde nel 1953 a Long Island il volto spettrale di una donna compare in una tv causato probabilmente da un malfunzionamento dell’apparecchio. La faccenda diventa immediatamente paranormale. 

Jurgenson registra voci umane su di un nastro dove stava incidendo il canto degli uccelli. Inizia a credere che esista la possibilità di ascoltare le voci dei morti e sviluppa una tecnica su cui pubblicherà anche un libro: Radio Contacts with the Deads. Il suo studio verrà ampliato nel tempo e fonderà la psicofonia:presunte voci incomprensibili che vengono attribuite a fantasmi e spiriti. 

Gli errori di uno strumento tecnologico diventano la prova inoppugnabile della vita oltre la morte. Strumenti che vengono utilizzati da gruppi di cacciatori di fantasmi che si aggirano di notte in luoghi abbandonati alla ricerca di segni o manifestazioni. La credibilità e la serietà di molti di questi gruppi (non tutti ovviamente) è discutibile, nei social e in televisione hanno trovato un nuovo palcoscenico ma non sempre i contenuti proposti si possono definire seri, ricordo con sgomento uno di questi gruppi che alla vista di un gatto sosteneva fosse l’apparizione di una strega manco fossimo ancora al tempo dell’inquisizione medievale.

Buona lettura e alla prossima!!

Alice Tonini 

E voi conoscete le sorelle Peabody?

La biografia di cui parliamo oggi ha come autrice Megan Marshall vincitrice del premio Pulitzer e il titolo è The Peabody Sisters, Tree women who Ignited American Romanticism; per chi di voi non mastica l’inglese oggi parliamo della biografia delle sorelle Peabody, tre donne che hanno acceso il romanticismo in america. Un’altro libro sconosciuto qui da noi ma che in america ha spopolato tanto da arrivare tra i finalisti del premio Pulitzer stesso.

La prefazione di Megan Marshall descrive il suo libro come “la storia di tre vite intrecciate, le protagoniste abbracciarono la loro identità di gruppo e si impegnarono per raggiungere una piena indipendenza”. Le vite delle sorelle Peabody Elizabeth (1804-1894), Mary (1806-1887) e Sophia (1809-1871) coinvolgono virtualmente l’intero diciannovesimo secolo, eccezion fatta per il breve epilogo: la Marshall troncò la storia nel 1843.

Perchè mai dovremmo leggere di queste tre sorelle che vissero a Boston e a Salem? Posso rispondervi che ci interessano genericamente perchè contemporanee delle sorelle Bronte e anche delle cinque sorelle Bennet, personaggi di Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen.

Sono tre figure semi-sconosciute ma molto curiose: quelle sorelle così talentuose si ispirarono a vicenda o invece furono d’intralcio l’una all’altra? Importò l’ordine di nascita? Quanto contò l’esempio dei genitori?

Ma Elizabeth, Sophia e Mary ci interessano anche per la loro storia personale, per le loro particolarità. Chi erano queste donne? La risposta più semplice è che Mary sposò Horace Mann, un riformatore educazionale. Sophya fu moglie di Nathaniel Hawthorne, lo scrittore famoso. Elizabeth rimase single e fondò gli asili nido negli Stati Uniti. Ma come ogni risposta semplice quello che vi ho detto non vi dice nulla perchè furono anche donne colte e raffinate che frequentarono i migliori salotti dell’epoca.

Elizabeth Peabody, fondatrice degli asili nido

Questa biografia si preoccupa di mostrarci le sorelle negli anni prima di questi matrimoni, gli anni in cui Elizabeth e Mary passarono da una scuola all’altra. Aiutavano la famiglia ad arrivare a fine mese ma allo stesso tempo erano profondamente interessate alla pedagogia e agli studi individuali. Questi furono gli anni in cui Sophia, artista talentuosa, era costantemente a letto, esentata dalle responsabilità della famiglia per colpa di misteriosi dolori (pensate ad Alice James) che svanirono dopo il matrimonio (pensate ad Elizabeth Barret).

Sophia, la pittrice 

La biografia inizia con la vita di Elizabeth Palmer (più tardi Peabody) che divenne la madre del talentuoso trio di sorelle e (questa è un’altra storia) di altri tre fratelli fannulloni e perdigiorno. Verrete immersi nell’atmosfera di Boston e farete la conoscenza delle donne di quella città che amavano definire sé stesse come idealiste pratiche, un tema che tornerà anche nella generazione successiva.

Mary donna colta e scrittrice 

È una biografia che ben traccia la ricchezza della storia sociale dell’epoca. Gli avvelenamenti da mercurio causati ai bambini lattanti, le tecniche educative innovative adottate nelle scuole per ragazze, la vita in una piantagione di caffè cubana. E ci delizia la storia intellettuale delle sorelle che interagiscono con William Ellery Channing, Ralph Waldo Emmerson, Margareth Fuller, Washington Allston, e Bronson Alcott. E personalmente trovo divertente la relazione non ortodossa con il vedovo Horace Mann e il breve fidanzamento con Nathaniel Hawthorne, che Shopia dichiarò “carino come Lord Byron”, prima che ogni sorella prendesse marito. 

L’epilogo ci racconta che Mary divenne una scrittrice pubblicata dopo il matrimonio e i figli, Sophia dopo la maternità non dipinse più, il fratello sopravvissuto Nat si rifiutò sempre di impartire alle proprie figlie qualcosa di più di una semplice educazione da elementari. A noi resta da riflettere su questo intreccio di vita, arte, e ruoli di genere e ci sentiamo trasportati lontano dopo le 452 pagine di testo frutto di quasi vent’anni di lavoro autoriale di ricerca.

Per altre interessanti biografie familiari di scrittori americani del diciannovesimo secolo date un occhiata alla biografia epistolare The Emerson Brothers: a fraternal Biogaphy in Letters edito da Ronald A. Bosco e Joel Myerson, e The Jameses: a Family Narrative scritto dal professor R.W.B.Lewis, noto americanista. Per informazioni sulle sorelle Bronte invece date una occhiata al libro di Lucasta Miller The Bronte Myth.

Buona lettura a tutti e alla prossima.

Alice Tonini

L'ultimo treno per Memphis: la nascita del mito di Elvis Presley

Nelle scorse settimane vi ho lasciato con diversi articoli dedicati all’horror e alla storia del genere. Oggi torniamo ai nostri inviti alla lettura dove andiamo a scoprire insieme quali sono i libri più letti al mondo; continuiamo a esplorare le biografie più vendute dei personaggi celebri e manco a dirlo uno dei personaggi più celebri al mondo è Elvis Presley.

Già avevamo accennato in passato al personaggio di Elvis, quando abbiamo parlato delle reliquie. Vi avevo mostrato alcuni feticci come le sue mutande che vengono esposte a mo’ di reliquia sacra. Oggi vediamo una recente biografia che ha avuto un successo immediato oltreoceano. L’autore è Peter Guralnick e il titolo è The last train to Memphis: The rise of Elvis Presley. Esiste anche un secondo volume che è Careless Love: The unmaking of Elvis Presley ma noi ci concentreremo sul primo volume, il più toccante dei due. (Se ci date un occhiata su amazon noterete la quantità di recensioni positive per entrambi i volumi, a testimoniare l’alta qualità del lavoro svolto dall’autore.)

Ve le ricordate?

Nelle tragedie
greche il pubblico spesso viene messo a conoscenza di avvenimenti che il protagonista non conosce ancora (esempio illustre è quello di Edipo Re) per costruire l’empatia. In
modo simile la consapevolezza di come la vita di questo desiderato giovane uomo andrà a finire è fonte di gioia ma più
spesso spezza il cuore. Questo volume pubblicato nel 1994 narra della
vita di Elvis Presley dalla sua nascita a Tupelo nel 1935 in
Mississipi, fino alla conferenza stampa del 1958 che lui tenne prima di partire per la Germania con circa altri 1359 uomini – oggi sappiamo che Elvis è un medagliato dell’esercito americano. Rimarrà lontano dalle scene per ben due anni e tornerà con il famoso brano “Fever“.

L’utilizzo di un linguaggio magistrale e le canzoni di Elvis possono sembrare incongruenti ma non è una
esagerazione dire che Guralnick ha scritto un libro serio che
interessa sia ai fans sia a chi non conosce Elvis e vuole approfondire alcuni tratti della sua giovinezza. In alcune interviste l’autore ha dichiarato che il suo obiettivo era scomparire nel mondo di Elvis per regalare al lettore una esperienza unica e l’ha completamente raggiunto. 

Si resta
attoniti quando si viene a sapere che l’autore è nato e cresciuto a
Boston, una città del nord degli Stati Uniti perché ha saputo narrare la vita degli stati del sud in modo così vivido che gli sono bastati piccoli
tocchi linguistici per completare il quadro. Nella biografia si trovano infatti modi di dire tipici degli stati del sud che solo un attento studioso poteva inserire.

In questo volume troverete le
storie di Elvis più famose che anche il pubblico italiano conosce, come il momento negli studi di registrazione Sun (siamo nel 1954) dove dopo ore di
ascolto e registrazione Sam Phillips sentì Elvis improvvisare sulla
canzone  “
That’s all right (Mama)” e seppe di
avere trovato quello che stava cercando.

 

Ma gli aneddoti familiari
raccontati da Guralnick non sono riportati in stile giornalistico. Lui non fa
mai caricature del personaggio ma trova sempre il lato umano del giovane Elvis,
cattura in modo meraviglioso il suo lato baldanzoso emerso nella tarda
adolescenza che mette insieme la fiducia verso il futuro e le proprie capacità e il bisogno di vedere riconosciuto il proprio valore. L’autore dove possibile utilizza fonti di prima
mano (date un’occhiata all’impressionante numero di note e
riconoscimenti riportati alla fine del libro) e occasionalmente quei racconti sono di seconda mano. Oppure sono riportate citazioni uniche non
verificabili, ad esempio: “Lui fece la registrazione sette
volte in un giro, ma che fossero undici volte o sette volte…davvero non importa”
(riportava la prima testimonianza del deejay Dewey Philips nei suoi
studi WHBQ all’hotel Gayoso a Memphis).

E ogni lettore potrà trovare eventi nuovi sulla vita di Elvis. Eccezion fatta forse per quelli
che si videro il nove settembre del 1956 “Ed Sullivan Show,” in fondo chi
sapeva che Elvis sarebbe stato ospitato da Charles Laughton? (Sullivan stava
recuperando da un incidente automobilistico) Figura che tornerà ancora nella vita di Elvis. Chi sapeva che la
risposta di Laughton alle grida degli ospiti in studio dopo due versi
di “
Hound Dog” sarebbe stata un sardonico “La sua musica ha
incantesimi per ammansire i selvaggi.” (ho tradotto alla lettera)?

Guralnick bilancia
il suo ritratto del “Re” con le vivide storie dei personaggi minori.
(Un espempio è Dewey Philips, un uomo bianco interamente
integrato che nel 1950 era di casa a Beale street, scommetto che ne volete sapere di più…) Comunque sia Elvis ci
viene restituito come uomo della sua epoca, del suo paese e della sua
classe economica senza sconti o leggende metropolitane.

Se volete
proseguire con la lettura del volume seguente 
Careless Love: The
unmaking of Elvis Presley
uscì nel 1999. Quando avrete finito
entrambi i volumi su Presley di Guarnick non cercate altre biografie: saranno un delusione. Piuttosto leggetevi Dream Boogie, la biografia
di Guarnick dedicata a Sam Cookie. O guardatevi un film, l’ultimo è del 2022 e parla del rapporto di Elvis con il suo manager. Consigliato.

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Per ora è tutto, vi auguro una buona lettura e al prossimo articolo!

Alice Tonini

La vita di Frederick Douglass, uno schiavo americano, raccontataci da lui stesso

Quest’anno gli inviti alla lettura, come già via avevo anticipato, parlano delle biografie e delle autobiografie più famose e vendute.

E’ un genere che in Italia non va per la maggiore, infatti le opere che vi presento sono tutte opere estere, principalmente statunitensi. Come molti di voi sapranno la cultura nord americana, se paragonata a quella europea è relativamente giovane e un ruolo importante nella sua costruzione lo hanno giocato proprio alcune delle biografie e autobiografie che vi presento. Per farvela semplice basti pensare alla mitologia legata alle figure di alcuni dei più famosi presidenti degli Stati Uniti come Abramo Lincoln o George Washington.

Oggi però parliamo di una pagina tristissima della storia americana, quella dello schiavismo e della tratta dei neri. Le opere che ne parlano sono davvero tante ma io ho scelto una tra le più famose e significative. Memorie di uno schiavo fuggiasco del 1845 di Frederick Douglass, soprannominato il Leone di Anacostia, primo afroamericano ad essere candidato per la vicepresidenza degli Stati Uniti e infaticabile sostenitore dell’eguaglianza di tutti: uomini, donne, bianchi, neri, nativi americani o immigrati.

Il lungo titolo che ho dato a questo articolo vi avvisa che non c’è “come x raccontò a …” della tradizionale narrativa sugli schiavi della letteratura americana. Questa autobiografia è una testimonianza non solo di un uomo coraggioso con le sue aspirazioni e la sua ingenuità, ma racconta anche della sua insaziabile capacità di apprendere e della sua incredibile padronanza della scrittura.

Douglass dopo tre tentativi andati a vuoto, riuscì a fuggire dalla sua schiavitù nel Maryland nel 1838 e pubblicò questo libro sette anni più tardi. La frase “uno schiavo americano” è vera in senso letterale con Douglass che rimane soggetto ai cacciatori di schiavi durante tutto il periodo di fuga e per ben due volte ritorna alla condizione di schiavitù in brevissimo tempo. 

Parlando a un pubblico di Cork, città dell’Irlanda, nell’autunno del 1845, Douglass nota “Io sono qui per evitare la puzza dei cacciatori di sangue Americani”. Negli anni seguenti, tra gli inglesi, raccolse un vasto pubblico di ammiratori a causa delle sue continue obiezioni al fatto che loro trattassero con gli schiavisti. Vennero raccolti dei soldi per pagare la sua libertà.

Se esiste un libro che può far piangere e gioire allo stesso tempo è questa autobiografia. Le descrizioni ripetute delle frustate, subite da Douglass fin da bambino, sono ovvi esempi di una lettura repellente. Questi racconti di abusi fisici subiti da un corpo umano sono solo parzialmente dolorosi, bisogna sommare anche gli abusi mentali e spirituali che gli schiavi subivano. Douglass racconta che anche i signori degli schiavi che permettevano a questi ultimi di ubriacarsi durante le rare festività che era loro concesso di festeggiare lo facevano per annebbiare la loro ragione secondo un piano pre stabilito. Tutti gli sforzi per tenere gli schiavi in condizioni animali erano complementari alle catene e alle “Cowskin” (Termine utilizzato dal protagonista per indicare la frusta.). 

Quando fuggì gli fu chiesto di parlare davanti ad un gruppo abolizionista, lui inizialmente espresse riluttanza notando ironicamente che la schiavitù è una “scuola povera per l’intelletto e il cuore”.

Il giovane Frederick nato da una madre amorevole e che non conobbe mai il padre, (probabilmente un bianco, probabilmente un padrone) all’età di dodici anni ha una rivelazione riguardo il “cammino dalla schiavitù alla libertà”. Quando la moglie del nuovo padrone inizialmente gentile, ha tempo per insegnargli a leggere, suo marito interviene dicendo che “Imparare rende uno schiavo scontento e infelice” quindi per la mentalità dell’epoca inadatto ad essere uno schiavo. Una rivelazione! “Quello che lui più temeva io più desideravo.”  E’ ispirante venire a conoscenza che il ragazzo inventa uno stratagemma clandestino per migliorare le sue abilità di lettura e per imparare a scrivere. La sua dedizione all’apprendimento è commovente e anni più tardi lo spinge a coinvolgere anche altri schiavi, “ci sostenevamo gli uni con gli altri” e insegnò a leggere a più di 40 uomini e donne di tutte le età, tutti con un “ardente desiderio di imparare”.

Anche la più cruda delle esperienze che Douglass racconta farebbe effetto, ma la sua abilità con le parole scava nel contenuto in modo affilato. La sua lunga struggente invocazione alle vele delle navi che poteva vedere nella Baya di Chesapeake (“tu sei sciolta dai tuoi ormeggi e sei libera; io sono veloce nelle mie catene e sono uno schiavo.”) è corrisposto come potere emozionale dalla sua descrizione del “selvaggio” e “apparentemente incoerente” cantare degli schiavi che venivano trasportati in quelle stesse navi. 

Il romanzo La capanna dello zio Tom, opera di fantasia di Harriet Beecher Stowe, apparve sette anni più tardi, contiene scene melodrammatiche di schiavi che fuggono da un padrone persecutore. La narrazione di Douglas è reale e affligge l’anticlimax. 

Dopo due fallimenti, per proteggere le possibilità degli altri schiavi di fuggire verso nord lui progetta la sua fuga verso New York con estrema attenzione. Dal libro si apprende dell’esistenza di Anna Murray – donna libera, lavoratrice domestica, futura moglie – che si spinge a nord per raggiungerlo, e ci fa sentire il suo orgoglio durante la trascrizione legale delle impronte per il loro certificato di matrimonio. Poi si va a New Bedford in Massachusetts, dove l’uomo che è stato chiamato Bailey, Stanley e Johnson prende il nome di Fredrick Douglass per affrontare la sua nuova vita da uomo libero.

Non ho un’idea precisa della mia età perché non ho mai visto un documento ufficiale che la registrasse. L’enorme maggioranza degli schiavi sanno, della loro età, quanto ne sanno i cavalli, e su questo punto tutti i padroni ci tengono a mantenerli nel buio più completo.[…] Fu questa, per me, una causa di disagio fin dall’infanzia. I ragazzi sapevano dire quanti anni avevano: perchè mi era negato lo stesso privilegio?

Con questa citazione vi invito a leggere quest’opera forse un po’ datata ma dai contenuti attuali e emozionanti.

Questa è solo una delle tante biografie e autobiografie che la dura epoca degli schiavisti ci ha lasciato. Sono tutte opere che parlano dell’importanza della libertà e della necessità di avere una istruzione per conquistarsi quello spazio nel mondo che altrimenti sarebbe negato da chi vuole farci credereche tanto andare a scuola non serve.

Buona lettura a tutti e alla prossima.

Alice Tonini

La via per il potere: la biografia di Lyndon Johnson

Iniziamo l’anno nuovo con la rubrica
Inviti alla lettura.

Oggi ci occupiamo di una delle più famose e vendute biografie in circolazione, quella del presidente americano Lyndon B. Johnson che fu 36° presidente degli stati uniti d’America dal 1963
al 1969. 

L’autore è Robert A. Caro, vincitore per ben due volte di un premio Pulitzer, tre volte si è aggiudicato il National book Award e può contare una collezione infinita di altri riconoscimenti. Purtroppo il mercato editoriale italiano segue regole tutte sue e a oggi non è mai stata pubblicata alcuna edizione di questa opera, forse perché i personaggi di cui racconta sono scomodi, dalla moralità discutibile e dal punto di vista politico forse qualcuno preferisce che restino nell’ombra. 

Si tratta di un’opera molto letta e apprezzata oltre oceano che riguarda la figura di uno dei
presidenti più discussi di sempre, un uomo spregiudicato, disposto a
tutto pur di percorrere la via del potere fino alla fine. Ha usato ogni mezzo lecito e illecito e ogni persona per raggiungere i suoi scopi. Diciamo che
offre un buon precedente all’odierno Trump.

Ho trovato
interessante in modo particolare il primo volume di un gruppo
originariamente pianificato di due volumi, che poi sono diventati tre
e a oggi è una raccolta completa con quattro volumi. 

Ma torniamo a noi,
il primo volume uscito nel 1982 copre gli eventi dalla nascita di Johnson nel 1908
fino al 1941 con la schiacciante, indiscussa sconfitta per la
posizione di senatore del Texas, seguita dalla dura lezione di Pearl
Harbor da cui la scelta di Johnson di cambiare il suo stato di
Naval Reserve (semplificandovela molto era un riservista della marina
militare degli us) con un impegno militare attivo. Inoltre, in questo volume
quando le tematiche trattate permettono di non seguire gli eventi
cronologici in senso stretto ci sono anche sguardi occasionali agli
anni tardi.

Se siete poco
interessati alla vita dell’ambizioso Johnson (LBJ), questa non è una
lettura che fa per voi.

I lettori a cui
piacerà questo libro si possono dividere in due categorie che si
sovrappongono: primo, quelli che vogliono sapere un sacco di cose su
LBJ, sulla strada che lo ha portato alla presidenza e le sue abili ma
controverse macchinazioni politiche; e secondi quelli che sono
affascinati da come il biografo utilizzando pochi frammenti di
informazioni -alcune interviste qui, un file .pdf la, e poi un utile scartoffia proveniente da scatoloni presi dalla immensa e scoraggiante
biblioteca LBJ ad Austin –  è riuscito a riordinare questi
frammenti in un interessante mosaico, una vera “buona lettura”.
Pensate che le note riguardo le fonti di ogni capitolo sono
affascinati esse stesse perché l’autore deve avere fatto i salti
mortali per procurarsi tutta quella roba.

Forse tutti gli
uomini e le donne di potere devono avere un aspetto pulito e affidabile, ma Caro non fa sconti e ritrae Johnson in modo rude e grezzo, dando un risoluto affondo al
potere politico statunitense dei giorni nostri.

Si impara dei molti
modi che il tardo LBJ ha ordito per riformare la concezione che il
pubblico aveva del suo passato. Le sue stesse bugie sono un esempio
lampante di questa strategia di rimaneggiamento: descrisse un lungo
viaggio che fece per la California tra la fine delle scuole superiori
e il college, LBJ convinse molti che il suo fu vagabondaggio di
dimensioni steinbeckiane con un girovita sempre più stretto man mano
che avanzava camminando per le strade californiane con i vestiti sporchi, facendo ogni
genere di lavoro umile e mal pagato: lavava piatti, raccoglieva uva
nei campi, etc La verità che noi
oggi conosciamo è un altra. LBJ lavorò per l’ufficio legale di un
suo cugino e visse con lui per tutto il tempo. 

Comunque c’è da dire
che la sua reputazione di bugiardo era conosciuta fin dalla sua gioventù perché
al college Johnson prese il soprannome che lo rese famoso di Bull,
che è una mezza versione della parola inglese utilizzata per indicare un
bugiardo cronico.

Helen Douglas, una delle sue amanti ai tempi del senato. 

I tentativi che attuò per controllare l’immagine del suo stesso passato furono molti e complessi. Sappiamo
che tentò di recuperare centinaia di copie del suo album del college
colpevoli di contenere informazioni che lui riteneva sensibili. Mentì con tutti anche riguardo la sua paziente, gentile e devota moglie, anche
con Alice Glass sua amante che più tardi diverrà la compagna (e per poco
tempo moglie) di Charles Marsh, ricco amico e fedele supporter.

Ma comunque c’è un
LBJ che non potete smettere di ammirare o provare a capire. In questo
volume che contiene gli anni vulnerabili della sua infanzia, c’è
molto che tocca il cuore. Per me il capitolo 27 “
The sad Irons” da solo vale il prezzo del libro. Qui Caro forte delle
interviste che sua moglie fece a delle donne anziane del Texas, mostra la
durezza della vita nelle zone dove LBJ nacque, la Hill Country. Lampade al cherosene, l’acqua pescata dai pozzi, niente
frigorifero, stirare con un ferro pesante chili, non c’era
elettricità. Questo spiega perché Johnson spinse per avere una
amministrazione per gestire l’elettrificazione rurale e per portare
la luce a Hill Country e da allora la gente del posto lo considera un
eroe e chiama i propri figli Lyndon Johnson. Le sue riforme sociali negli states furono molto apprezzate, soprattutto nelle zone più povere e isolate dalle grandi città.

Se vi piacciono le
opere di questo autore sappiate che il primo libro di Caro fu una
biografia di Robert Moses intitolata The power broker, fu un eccellente apprendistato per imparare ad occuparsi di LBJ, uomo
dall’ambizione infinita e assetato di potere. Se finite il primo
libro di LBJ
The Path to Power allora perché non leggere anche gli altri Means of
Ascent
, Master of the Senate e il quarto volume, l’ultimo della serie intitolato The Passage of Power. Se invece cercate opere in italiano sul discutibile presidente LBJ allora vi dovete accontentare di una raccolta di citazioni edite dalla Feltrinelli e di un trattato sulle riforme sociali edito dalla Unilibro.

Se dovessero esserci altre opere su LBJ fatemi sapere. Per il momento questo è tutto. Buona lettura e alla prossima.

Alice Tonini