Biografie di Eminenti vittoriani che vi faranno sdegnare.

 Eccoci all’ultimo articolo dedicato alle biografie e autobiografie più vendute e premiate nella storia della letteratura dell’ultimo secolo, almeno secondo Goodreads.

Questo però sarà un articolo diverso dal solito. Diverso perchè come avrete già intuito dal titolo si parla di più personaggi. Diverso perchè siamo nella mia epoca preferita, quella vittoriana. Diverso perchè uno dei personaggi è stato d’ispirazione per alcune ricerche storiche che sto facendo da un paio d’anni a questa parte.

Per approfondire questa biografia dobbiamo partire da una rivista o più precisamente dalla copertina annuale di una rivista: quella del New Yorker disegnata da Eustace Tilley nel 1925. Notate l’uomo con il cappello a cilindro, un gentiluomo dal collo ascot che scruta una farfalla dal suo monocolo, con sguardo annoiato. Questa immagine vi da il tono esatto di questo libro: Eminenti Vittoriani, pubblicato nel 1918.

Lytton Strachey autore del libro e membro della cricca di Bloomsbury a Londra, è deciso a disfare le tradizionali biografie di stampo vittoriano scrivendone una per lui più moderna: una suzione di “vita e lettere” per cercare di illuminare il personaggio della sua personale luce eroica. Strachey desiderò che la sua biografia fosse concisa e artistica, producendo quattro sketches ognuno dei quali occupa circa dalle 25 alle 100 pagine. L’obiettivo dell’autore era quello di ribaltare lo stile immediatamente precedente; al nostro Strachey non importò di rivisitare le tradizionali immagini dei quattro vittoriani che dipinse nel suo volume del 1918. (In questo momento dovete arricciare le labbra e mostrare sdegno vittoriano per farmi capire che secondo voi questi personaggi non meritano di essere chiamati “Eminenti”.)

Le osservazioni di Andy Warhol sulla brevità del successo nella vita delle persone sono retroattive e valgono anche per questi personaggi perchè la prima domanda che mi aspetto da molti di voi lettori di questo secolo è: ”chi diamine sono queste persone?” 

I quattro soggetti di Strachey sono: il cardinale Manning, Florence Nightingale, Thomas Arnold e il generale Gordon e sono quasi completamente sconosciuti alla maggioranza dei lettori, eccezione fatta forse per Nightingale. Cosi alcuni degli obiettivi letterari dell’autore purtroppo oggi sono sfumati: che divertimento c’è a infilare un ago in un palloncino già sgonfio? 

Comunque per soddisfare la vostra curiosità facciamo due parole sui personaggi. Il cardinale Manning divenne arcivescovo di Westminster, il capo della chiesa cattolica romana in Inghilterra. Il dott. Arnold fu a capo dell’associazione scuola di Rugby inglese (e padre del poeta Matthew Arnold). Il generale Gordon portò le truppe inglesi in posti come Sebastopoli, in Cina, e in Sudan. Morì a Khartoum dopo dieci mesi di assedio da parte delle truppe mussulmane guidate da Mahdi. 

Strachey in quest’opera mette religione, scuola pubblica e impero coloniale inglese tutto in un unico volume. E persino la riforma ospedaliera.

Dei quattro ritratti quello di Nightingale è il più efficace, l’autore non fa nessuno sforzo per smontare l’ eroica riforma delle cure ospedaliere e la nascita di concetti rivoluzionari come il riciclo di aria fresca nelle stanze d’ospedale. Quello che fa è smettere di dipingere la figura di Nightingale come quella di un angelo degli ospedali e trasformarlo in quello di una giovane donna privilegiata che diventa la riformatrice di ferro. La sua storia ci sbalordisce quando realizziamo che razza di capo doveva essere, siamo d’accordo con la regina Vittoria che dice di lei: “Che testa! La vorrei all’ufficio della guerra.” (Vittoria le conferì una delle sue medaglie, disegnate dal principe consorte, con il suo famoso motto Blessed are the Merciful).

Il cardinale Manning nell’opera viene descritto come un intrigante: addirittura rimane scioccato quando scopre che alcuni cristiani credono seriamente nella religione che professano in chiesa; Arnold viene dipinto come leggermente cieco nelle sue insistenze sull’introduzione dei valori cristiani e inglesi nelle scuole, e Gordon viene ingiustamente dipinto come un ipercritico ubriacone con “aperte una bibbia e una bottiglia di wishky” all’entrata della sua tenda nell’accampamento militare. Come dice Strachey “la discrezione non è la parte migliore di una biografia.”

L’autore può avere calcato un po’ la mano ma il tempo sistema le cose e in questo caso ci porta una vendetta letteraria appetitosa, e a noi queste cose piacciono assai. Nel 1967 e nel 1968 Michael Holroyd pubblicò una pesante (e eccellente) biografia in due volumi su Strachey. Con una edizione rivista del 1995. Quest’opera contiene molte rivelazioni piccanti riguardo le relazioni omosessuali di Strachey che ribaltano la visione che egli aveva costruito della sua figura di severo vittoriano letterato e che scioccarono i lettori degli anni novanta tanto quanto la biografia di cui abbiamo parlato scioccò i lettori di epoca vittoriana. 

Se vi piacciono le opere di Strachey provate a leggere Lives of the Caesars (Vita dei Cesari o Vita dei Dodici Cesari) scritto da Gaio Svetonio Tranquillo, che Strachey riteneva un modello culturale e intellettuale.

Ebbene lettori finalmente ci siamo! Questa era l’ultima delle biografie che vi propongo. Abbiamo fatto un viaggio avanti e indietro nel tempo per incontrare persone e avvenimenti tra i più diversi e disparati ma come sapete uno degli obiettivi del mio sito sin dalla sua nascita è quello di promuovere la lettura, possibilmente di buone opere, quindi le mie proposte non finiscono qui. 

Ci sono altri undici libri che vi aspettano, undici proposte letterarie e questa volta parleremo del viaggio dell’eroe. Provate ad immaginare di essere in una stanza con undici persone che vi raccontano della loro perigliosa avventura per trovare sé stessi. Avrete da divertirvi!

Buona lettura e alla prossima!

Alice Tonini

Cinema horror e stregoneria: da Aleister Crowley alle streghe di Eastwick

Oggi riprendiamo la nostra esplorazione dei sottogeneri del cinema horror e uno dei più diffusi è sicuramente quello delle streghe e dei loro patti con il male. 

Il demonio è protagonista da tempo della storia del cinema; dai
primi esperimenti di Georges Melies, alla versione de Lo studente di Praga di Poe interpretata da Paul Wegener (Rye and Wegener, 1913) fino al Faust di F.W.Murnau. Ne Il Gatto Nero (Ulmer, 1934) Boris Karloff recita la parte di un sacerdote in un culto satanico e più tardi Val Lewton produsse La
Settima Vittima
(Robson, 1943), che secondo la critica ha posto le radici per la figura del demonio
moderno che ha la missione di convertire gli scettici. Jaques Tourneur con il
suo eccellente Night of the Demon (Tourneur, 1957) porta sul grande schermo un
personaggio reale e dal nome familiare a tutti quelli che si sono interessati alla storia delle arti oscure almeno una volta: Aleister Crowley, conosciuto come “La grande
bestia” (1875-1974). Nessun lavoro sul satanismo o sulla stregoneria è
completo senza un riferimento a lui.

Nato nel 1875 e figlio di un facoltoso birraio, Crowley divenne un
membro influente di una delle società magiche più importanti della sua epoca: L’Ordine Ermetico dell’Alba Dorata o Golden Dawn. Lui fu un poeta, un artista, uno sportivo e un
abusatore di droghe. Raccontò di essere stato contattato da un sacro
guardiano angelico durante i suoi viaggi in Egitto e che questi gli dettò il
libro della legge con il motto “Do what thou wilt, shall be the whole
of the law” (fai quello che vuoi, dovrebbe essere l’unica legge) una chiamata alle armi per i libertini di ogni dove, tra cui raccolse ampi consensi quando nel 1960 uscì la sua pubblicazione più conosciuta sulla magia e l’occultismo. Scrisse decine di libri sui temi più disparati: meditazioni, trattati, preghiere e saggi su occulto, arti esoteriche e alchimia.

Crowley fondò la sua personale filosofia e società dell’occulto, l’Oto (Ordine del Tempio Orientale) che fu pansessuale e coinvolse in
modo pesante l’uso di sostanze stupefacenti. Durante la sua vita divenne un personaggio famoso, conosciuto come il più importante stregone del mondo e nel 1932 portò in tribunale chi lo aveva definito mago nero (perse
la causa). Il giudice Mr Justice Swift disse “ io non ho mai udito
di cose più paurose, orribili, blasfeme e abominevoli come quelle dette da quest’uomo: mr Crowley”.

Verso la fine della sua vita dalla sua villa in Italia iniziò la vendita di un tonico chiamato “L’elisir del
Dr.Crowley” delle “pillole di vita“ che contenevano un mix di semi di chalk (una pianta succulenta). Cacciato dall’Italia dal regime fascista andò a morire a Londra.

La figura di Crowley fu molto influente e ispirò personaggi come Somerset Maugham, il mago Le Chiffre nel film Casinò Royale di
Iaan Fleming e The Magus di John Fowles nella letteratura. Nel film La Notte del Demonio (Tourneur, 1957) lo si vede interpretato come Karswell, e in The Devil Rides Out (Fisher, 1968), nella novella di Denis Wheatley lui è
Mocato. In Rosemary’s Baby (Polanski, 1968) lui appare come Adrian
Marcato. La sua più recente apparizione, che io mi ricordi, fu in A Chemical Wedding
(Doyle, 2009), scritto da Bruce Dickinson e ispirato alla band heavy metal dei
Judas Priest. Lui è il ragazzo che si occupa di magia nera.

Nei film sulla stregoneria il punto centrale, e compito del protagonista, è fare  accettare al pubblico l’esistenza della magia nera e della magia bianca. In The Night of the Demon lo scettico Dr
John Holden è a Londra per partecipare a un convegno dove Mr
Harrington vuole denunciare pubblicamente un culto. L’incontro con Karswell
cambierà poi le carte in tavola.

In Night of the Eagle (Hayers, 1961), è la moglie di un
professore universitario a usare la stregoneria per spingere la
carriera del marito, una idea inversa rispetto a quella di Rosemary’s Baby
(Polansky, 1968) dove Guy Woodhous permette a un culto satanico di
usare sua moglie come mezzo per ottenere lui stesso un avanzamento di
carriera. Rosemary’s Baby fu un grande successo, guadagnò altre 30
milioni di dollari e diventò uno dei primi block buster nella storia del cinema horror. Andare a
letto con il demonio è roba che vende, ma la storia è presentata in
modo che potrebbe essere tutto una fantasia di Rosemary che vede deteriorare la sua salute mentale durante la gravidanza. Le pozioni che le vengono
date sono l’aspetto più ovvio della stregoneria nel film, viene
evitato ogni aspetto ritualistico e non siamo resi partecipi del
patto diabolico fatto tra Guy e il demonio. 

Nei tardi anni 60′ crebbe
l’interesse nel demonio e nella stregoneria anche grazie alla musica. I Rolling Stones
rilasciano il loro album Satanic Majestic’s Request. Roman Polansky lesse le opere del professore R.L. Gregory “Eye and Brain” che parla della psicologia della vista e teorizzava il fatto che
noi vediamo meno di quello che pensiamo e che la nostra percezione
della realtà è piena di false memorie. Polanski scrive nella sua autobiografia del 1984 che l’intera storia vista attraverso
gli occhi di Rosemary può essere pensata come una catena di
coincidenze superficiali sinistre, un prodotto di fantasie fervide, ombre come quelle che Scrooge nega di vedere la notte di natale. Molti nel pubblico
sono convinti di vedere Cloven Hooves e la faccia del bambino alla
rivelazione finale del film, quando appaiono sullo schermo (superimposto dalla regia) due
occhi felini.

Witchfinder General (Reeves, 1968) fu incentrato sulla caccia alle
streghe e sui roghi come rituali sadici e il pezzo forte di Ken
Russel The Devils (Russel, 1970) fu un film di stampo politico riguardante i preti
piuttosto che un’accusa verso le attività diaboliche delle streghe. Il film di Robin Hardy
Wicker Man (Hardy, 1973) è ritenuto dalla critica il miglior film britannico folkloristico horror
sul paganesimo ed è una meravigliosa rivalsa delle credenze giudeo-cristiane su folklore e tradizioni. I sequel e i remake sono prodotti da ignorare.

Le Streghe di Eastwick (Miller, 1987) ispirato ad una storia di
John Updike, riguarda tre donne abbandonate dai mariti che formano un gruppo e invocano il demonio
(con la faccia di Jack Nicholson). Il film fu girato per ridere con
pochissimi ingredienti horror e un disgusto di media entità senza
preoccuparsi troppo dei contenuti horror. 

The Craft (Andrew Fleming, 1996) parla di un gruppo di
tre ragazze teenagers che scoprono che una loro nuova amica ha grandi
poteri magici, fa incantesimi sui loro compagni di classe e su ogni altra
persona che la infastidisce. Qui i riti della Wicca sfuggono di mano e la ragazza
cattiva di nome Nancy li porta oltre il semplice passatempo. Le altre del gruppo si rivoltano contro la cattiva e la protagonista Sarah invoca un potere superiore che
sconfigge Nancy e rimuove i
poteri alle amiche. Il messaggio di questo film riguarda più la
sociaizzazione tra i teenager che la vera stregoneria, con una premessa che dice che è ok essere diversi, ma non troppo. Il fatto che i personaggi principali fossero tutte ragazze bullizzzate o abusate è interessante ma il
motivo della vendetta avrebbe potuto essere più oscuro con forse un
po’ più di riempimenti stregoneschi.

Le streghe sono seguaci del demonio, di culti divenuti popolari dal 1960 circa e la strega moderna non ha
bisogno di un mentore maschile, ma forse detto così direttamente è troppo ovvio. Ira
Levin nel suo lavoro The Stepford Wives (Forbes, 1975) dice una frase
molto interessante sul supposto posto delle donne nella società: “ci sono molti paesi oggi che hanno ancora una
attitudine medievale verso le donne ed è a quelli che noi guardiamo
per trovare storie nuove”.

Sulle opere di Dario Argento ci vuole un post a parte

In termini di caccia alle streghe, oltre che il già citato
Witchfinder General (Reeves, 1966) è stato fatto poco riguardo la
purga europea della stregoneria. In America c’è la storia della caccia
alle streghe di Salem reinterpretata per il palco da The Crucible di
Arthur Miller (Miller, 1953) e portato su pellicola nel 1957 (Rouleau, 1957) e poi nel
1996 (Hytner, 1996) ma poco altro e non di buona qualità. 

Bene lettori e lettrici con le streghe e il cinema anche oggi è tutto. 

A presto per un nuovo appuntamento con il mistero e come al solito vi invito a leggere un buon libro o guardarvi un bel film, e se ancora non lo avete fatto iscrivetevi alla newletter per restare sempre aggiornati.

Alice Tonini 

Mather Cotton e i processi di Salem: da pilastro della letteratura a testimone ingombrante?

 Oggi vi parlo della biografia scritta da Kenneth Silverman nel 1989 dedicata ad uno degli uomini il cui nome è associato direttamente al processo (o processi) di Salem. Il libro si intitola The life and Times of Cotton Mather, in italiano diventa La vita e il tempo di Cotton Mather. Non lasciatevi trarre in inganno dal titolo semplice perché si tratta di un volume che oggi si trova sul mercato a prezzi esorbitanti; è raro, ricercato e pregiato.

“Un contadino entrato nella storia” e “un gargoyle nazionale”, queste sono due delle pungenti frasi che Silverman riserva all’immagine di Mather Cotton da lui ritratta. Il personaggio protagonista del libro che abbiamo scelto per l’invito alla lettura di oggi (il penultimo dedicato alle biografie e autobiografie) è figura molto controversa della storia americana. 

Edizione in vendita su Etsy alla modica cifra di 110 euro. 

E’ vero che finchè a parlare sono i suoi seguaci che fanno parte del gruppo “Mather Cotton” di Austin in Texas gli sguardi minacciosi e le critiche arrivano come pioggia. Ma si tratta di quello che viene considerato all’unanimità il pilastro della letteratura americana post guerra d’indipendenza. Uno uomo di chiesa, misogino e conservatore, un letterato potente senza eguali che si laurea ad Harvard a sedici anni e pubblica un numero impressionante di libri. La biografia mette in risalto le luci e le ombre di un personaggio discusso e discutibile cui si danno e tolgono responsabilità senza trovare un punto d’incontro e il cui comportamento contradditorio non aiuta a chiarire le sue posizioni.

Se conoscete solo gli stereotipi o gli eccessi di Mather, magari visti in qualche film o letti in qualche romanzo, questo libro vi farà cambiare idea. Non darà a voi lettori una figura demoniaca da odiare né vi racconterà di lui come di un santo circondato da un aura mistica, ma si tratta di una biografia di vita reale che racconta del vissuto di un essere umano complesso della fine del 1600. Puritano, pastore protestante, teologo di professione e medico, Mather era profondamente interessato ai telescopi e ai microscopi; per il suo impegno a favore della vaccinazione contro il vaiolo divenne l’obiettivo di un tentativo di omicidio. 

Questo fu il padre di Cotton Mather, 

Increase Mather. In alcuni film lo hanno fatto diventare un cacciatore di streghe in realtà fu un eccellente studioso e insegnante che iniziò la sua educazione ad Harvard a soli dodici anni.

Come teologo Mather aveva una posizione religiosa che possiamo definire “tollerante” per l’epoca storica, in opposizione a quella di Silverman, l’autore odierno, che invece è vicino a quelle di Thomas Jefferson  che fu laico e liberale. Nonostante questa documentata tolleranza viene indicato come una delle figure chiave dei processi alle streghe di Salem di cui ci da testimonianza scritta (ma credo sia materiale per un post a parte).

Silverman lo chiama “la prima figura americana non mistificabile nella storia della nazione”. Se l’energia è una qualità americana, Mather ne aveva da vendere. Nei suoi 65 anni di vita terrena, scrisse circa 400 opere e tenne un voluminoso diario per più di 30 anni, corrispose copiosamente con molti personaggi della sua epoca e il tutto mentre era ministro della fede alla Boston’s Old North Church dove componeva lunghi sermoni e preghiere (una delle ultime che compose durava un’ora). Trovò tempo per impegnarsi in opere di beneficenza come persuadere un membro della chiesa inglese a elargire donazioni per fondare una “accademia per educare i dissidenti americani” ora meglio conosciuta come l’Università di Yale in onore di quel donatore: Elihu Yale.

Nella vita privata si sposò tre volte e se qualcosa può rendere questa figura più umana è il racconto del suo terzo matrimonio con la burrascosa (o forse psicopatica) Lydia Lee George, una vedova ricca e in salute. Una volta lo abbandonò nel mezzo della notte in quello che lui chiamò “un orrido attacco di rabbia” e non tornò per più di una settimana, si fece rivedere solamente dopo che Mather ebbe notizie della morte di uno dei suoi figli a causa di un incidente navale (dei suoi 15 figli solo sue gli sopravvissero).

Ma riguardo al processo delle streghe di Salem? L’immagine negativa di Mather iscrive il suo nome in modo indelebile in questi capitoli oscuri della storia coloniale americana. Di certo non fu lui a prelevare le vittime da casa e a mettere loro il cappio al collo. I fatti sono molto più complessi, non partecipò a nessuno dei processi ma ne fu testimone in prima persona e i suoi sentimenti a riguardo furono “ambivalenti”. Il suo libro Wonders of the invisible World, tradotto in italiano con il titolo Le meraviglie del mondo invisibile è una condanna pubblica alle sue discutibili posizioni. Cotton Mather era fermamente convinto dell’esistenza degli esseri spettrali, sia maligni che benigni. Nel 1693 arrivò a registrare nel suo diario la visita nel suo studio di un angelo splendente che indossava tra i capelli una tiara d’oro. –Qui se masticate l’inglese potete trovare il link a un interessante articolo su di lui del Salem’s Museum-. 

Silverman libera il nostro Mather dalla casa degli orrori con la rappresentazione della sua infanzia. Non solo suo padre fu un brillante e stimato ministro, ma lo furono anche entrambi i suoi nipoti. Se quelli con un ricco heritages devono soddisfare grandi aspettative, Mather entrò nel mondo con un peso notevole di aspettative sulle sue spalle. Non sorprendetevi di apprendere che il giovane Cotton nato per incantare le folle per ore con i suoi sermoni soffriva di balbuzie. (Silverman usa le difficoltà di Mather come un modo per metaforizzare la sua prospettiva spesso contraddittoria, che lui chiama “Mathrese”).

Nel libro Cotton non viene condannato ma non viene neppure salvato, la sua figura resta realistica e controversa. 

Altrove Silverman descrive una biografia come “una somiglianza”, “uno sketch poliziesco composto da più elementi”. 

Voi lettori dovete giudicare questa biografia come qualcosa di vicino alle opere di John Singleton Copley, pittore dell’epoca coloniale famoso per i suoi ritratti di personaggi famosi composti anche con oggetti di uso quotidiano. Thomas Carlyle descrisse una biografia ben scritta come “quasi rara come una vita ben vissuta” e se voi lettori siete in disaccordo riguardo i meriti della vita di Mather, non avrete dubbi riguardo questa ottima biografia.

Curiosità: questo è Mysterious Dave Mother, un pericoloso pistolero fuorilegge del West nel 1800. Si tratta di un bis-nipote del nostro Mather Cotton che non ne andrebbe fiero. 

E per oggi è tutto, come sempre vi invito a leggere (anche questo blog va bene…😉) per arricchire la vostra vita. Buona lettura e alla prossima. 

Alice Tonini 

 

Film e paranormale: fantasmi, poltergeist e apparizioni

Abbiamo visto chi erano i primi medium, abbiamo parlato dei moderni ghost hunters ma i temi trattati nel mio ultimo romanzo non si esauriscono qui. Parleremo di Aleister Crowley in un post futuro ma oggi a interessarci sono i film horror con i fantasmi.

I fantasmi non esistono, o forse si, a voi la scelta. Ma nonostante ciò la loro popolarità
nella letteratura ma anche nei film horror è lunga e duratura. Fanno parte dell’immaginario collettivo, sono facilmente adattabili alla commedia, al romance, ai fumetti e a un film Disney in eguale misura. Dai lenzuoli bianchi dei fantasmi di Scooby Doo alla donna con i lunghi capelli bagnati dell’horror giapponese
rimangono e rimarranno protagonisti del genere ancora a lungo.

Un fantasma, una apparizione, uno spettro o uno spavento non possono fisicamente fare del male, sono l’anima degli spiriti dei morti. Possono però scioccarci talmente tanto che potremmo soffrire di un attacco di cuore o sobbalzare sulla sedia. Sono esseri eterei che si percepiscono più di quanto si vedano, spesso udibili con lamenti, graffi o porte scricchiolanti. Se visti essi sono rappresentati come apparizioni, una nebbia, un’ombra oscura o un riflesso. Lo scrittore delle storie di fantasmi deve modulare disagio e paura attraverso la parte principale della storia portando l’orrore come risultato crudo delle azioni del protagonista.

I maestri di questo sottogenere furono Edgar Allan Poe, H.P. Lovecraft, M.R. James, Sheridan LeFanu e Henry James – la tradizione gotica è la faccia accettabile dell’horror, quella più popolare e conosciuta che può fare meno paura. Un fantasma cercherà di guidarvi fuori dai vostri schemi mentali e il risultato di molte di queste storie di fantasmi è la pazzia, un esempio particolarmente superbo è M.R. James
con Oh Whistle e I’ll come to you, my Lady. In queste opere i fantasmi portano al suicidio e invitano il protagonista a unirsi a loro.

Una versione per giovanissimi de Il fantasma di Canterville

I poteri dei fantasmi sono vari e spaziano dalla caccia all’umano di turno alla maledizione senza scampo. Compaiono dove meno te lo aspetti: specchi, acqua, giardini o dietro la tua schiena. Un fantasma si muove contro la legge naturale delle cose perchè può galleggiare, camminare attraverso le pareti e cambiare forma. Come gatti, loro hanno un territorio, o sono legati alla persona che perseguitano o al posto in cui sono morti e tormentano le anime che risiedono a casa loro. Essi desiderano essere rilasciati (The Changeling, Medak, 1980) o tornare nella luce. Nei film ci sono due visioni differenti che co-esistono. Ci sono state storie horror e film nei quali lo spirirto infesta un posto – per esempio The Innocents, Suspense (Clayton, 1961), The Canterville Ghost- Il fantasma di Canterville (Jules Dassin and Norman Z.McLeod 1944) The house on Haunted Hill-La casa dei fantasmi (Castle,1959) The Amityville Horror (Stuart Rosenberg 1979; Andrew Douglas 2005) e Poltergeist ( Hooper 1982) ci sono anche molte streghe in questi film, più o meno quante sono le persone perseguitate.

I fantasmi nei film prima del 1940 hanno le stesse funzioni del demonio: illuminare la vita delle persone per redimerle dal loro stato di imperfezione. Il primo film serio che arrivò dagli Stati Uniti fu The Uninvited-La casa sulla scogliera (Guard and Guard, 1944) nel quale fratello (Ray Milland) e sorella (Gail Russel) comprano una casa sinistra in cornovaglia salvo poi scoprire che è infestata dai fantasmi. E’ tutto molto inglese, anche i fantasmi, in fondo l’inghilterra vanta una lunga tradizione di antiche case spaventose e torri insanguinate. Se ci avete badato i film americani tendono a utilizzare case gotiche tipiche degli stati del sud e costruite prima della grande guerra, gli stati più gettonati a quanto pare sono il New England e il Massachusetts. Probabilmente i fantasmi della California o del Nevada sono più problematici da filmare e allora non li usano, chi lo sa.

In The Haunting (Wise, 1963) Eleanor Lance è una zitellona incallita in fuga dalla sua claustrofobica famiglia e tormentata da poteri telecinetici. Come con Carrie (De Palma, 1976) e The Shining (Kubric, 1980), la vera questione è il protagonista è davvero perseguitato o è lui stesso la sorgente del malessere? Quelle che si vedono nella casa sono forse creazioni di Eleanor? Dalla trama appare chiaro che la casa la vuole per assorbirla nella sua entità demoniaca vivente ma sarà proprio così? Il film ha molti angoli in soggettiva che ci danno la sensazione di essere nel punto di vista della casa che avvolge la protagonista in una spirale malvagia. La visione dello spazio nelle ambientazioni è disturbata da specchi posizionati in modo strategico, riflessi argentati, porte che cigolano e colpi senza una spiegazione apparente. Il dr. Markway, il soave investigatore psichico incaricato di trovare una spiegazione agli acadimenti ci dice che tutti gli angoli sono sbagliati: le porte non vogliono chiudersi o si chiudono da sole, l’ambiente è disorientante con spazi stretti pieni di cianfrusaglie edwardiane. Tutto è a pezzi come la mente di Eleanor.
Gli specchi sembrano dire alla protagonista “guardati, non ti vedi?”. La cosa più spaventosa per Eleonor è Eleonor. L’unica pecca purtroppo riguarda la costruzione dell’empatia, durante il film è difficile identificarsi con lei perché è una nevrotica isterica ma il l’utilizzo della voce fuori campo direttamente ispirata da Psycho (Hitchcock, 1960) è una ottima trovata.

I fantasmi possono diventare manifestazioni di affari irrisolti. Noi non possiamo vederli perchè sono parte del doppio processo dell’horror. Non è un caso che molti avvistamenti di fantasmi nei film abbiano per protagoniste giovani donne e adolescenti, la psicologia afferma che i giovani siano più allineati con la propria psiche e quindi più recettivi al paranormale. Non c’è nulla di più spaventoso di un bambino che vede quello che noi non riusciamo a vedere. A differenza di molti horror moderni che riescono anche a essere nichilistici e selvaggi, i fantasmi promuovono l’idea che c’è qualcosa olte il velo della morte, un mondo più grande del nostro che contiene conoscenze a disposizione di tutti e poteri che vanno oltre il tempo e lo spazio, il prezzo per l’accesso è la nostra sanità mentale o la nostra salute fisica. In un senso c’è una redenzione per i protagonisti di queste storie. I fantasmi possono essere visti come offerta di speranza proprio come le promesse delle religioni.

Il modo per essere in contatto con uno spirito, se non siete già stati contattati, è quello di condurre una seduta con una tavola Oujia, nei film ce ne sono di efficacissime, o di affidarvi ad una buona medium, di solito una vecchia megera. Entrambe sono l’equivalente horror di un vaso di pandora che viene aperto, e nei film viene mostrato come sia estremamente stupido rivolgersi ad entrambe, vedasi 13 Ghosts-I tredici spettri (Castle,1960), Witchboard-Spiritika (Tenney, 1986), What Lies Beneath-Le verità nascoste (Zemeckis, 2000), Long time Dead (Adams, 2002) e Paranormal Activity (Pell, 2007). La tavola oujia fu commercializzata da un uomo d’affari Elijah Bond nel 1890 e fu pubblicizzata come gioco di società innocente prima che la spiritualista Pearl Currain la utilizzasse per le sue divinazioni durante il periodo dela prima guerra mondiale che abbiamo visto in un post precedente fu particolarmente florido per gli spiritisi. Oggi la tavola è conosciuta dal grande pubblico come uno strumento del demonio.

Le sedute con un medium sono un modo di ricevere informazioni nascoste che poi si riveleranno fondamentali per la trama, ma a volte questi personaggi prendono in giro il protagonista. Ma a chi importa, queste sedute sono un,momento di tensione e possono creare scene spaventose, specialmente se spiriti irrequieti e indesiderati vengono liberati o se vengono fatti rituali magici spaventosi come in The Devil Rides Out (Fisher, 1968) o La nona porta (Polanski, 1999) o Insidious (Wan, 2010).

I poltergeist sono fantasmi arrabbiati (la parola significa “fantasmi rumorosi”), muovono i vasi sulle mensole, fanno cadere i vostri oggetti, vi strappano le chiavi dalla mano disordinando la cucina. Questi spiriti fastidiosi tendono a perseguitare una persona piuttosto che un luogo specifico.

Una Hannya

La cultura giapponesse e i film orientali traboccano di spiriti senza riposo deceduti in modo violento senza la cerimonia che avrebbe potuto riunirli con i loro antenati. Dai racconti folkloristici, dal Kabuki e dal teatro Noh, il più popolare essere spiritico è la femmina fantasma, la mitica Hannya (demone femmina geloso), che noi vediamo in Ringu (Hideo Nakata, 1998), Ju-on (Shimizu, 2000), The Grudge (Shimizu, 2004) e Dark Water (Nakata, 2002).

Gli Obake sono esseri pretenaturali somiglianti ai fantasmi ma con una forma  non umana come volpi, cani o gatti; gli Yokai che sono spiriti malefici e inquietanti; Yurei sono invece spiriti incapaci di lasciare il nostro mondo, e gli Oni sono demoni. Spesso queste figure compaiono nei film horror di provenienza orientale.

Carissimi Lettori del mistero anche per oggi è tutto.

Spero che l’articolo di oggi vi sia piaciuto e che abbiate trovato o ri-trovato qualche bel film visto magari anni fa di cui non ricordavate più nemmeno l’esistenza.

Buona lettura e alla prossima.

Alice Tonini

Ghost hunters e scienza: quale verità si nasconde dietro la ricerca sul paranormale?

 

Oggi dedichiamo un’altro post agli argomenti trattati nel mio ultimo romanzo Il Richiamo e parliamo dei ghost hunters o i moderni acchiappafantasmi. Si tratta di un argomento spinoso i cui confini sono indefiniti e indefinibili e, come già abbiamo detto altre volte, questo articolo ha carattere divulgativo, ogni persona è libera di credere a quello che ritiene più opportuno.

Ombre misteriose che appaiono in una fotografia, sospiri registrati, campi magnetici alterati, variazioni inspiegabili della temperatura ambientale. I moderni ghost hunters sostengono che è possibile individuare, con le moderne tecnologie a disposizione, i fantasmi e mettere a disposizione il materiale per programmi televisivi e su canali social.
C’è anche il gioco da tavolo.

Ma fin dove arriva l’intrattenimento e dove inizia la ricerca scientifica?
Nel film che ha reso famoso il lavoro di ghost hunters i fantasmi vengono catturati e tenuti rinchiusi nelle trappole per sempre; Ghostbusters (Reitman,1984) trasportava nella finzione cinematografica credenze vecchie di secoli e ci racconta che grazie a sofisticati strumenti tecnologici si può liberare il mondo dalle presenze demoniache. Si tratta di una delle migliori commedie degli anni ’80 ma rimane pur sempre una commedia per ridere.
 
Principalmente dagli anni 2000 in poi sono nati in giro per il mondo gruppi di persone e associazioni che hanno fatto della caccia ai fantasmi un lavoro serio, un business organizzato con la promessa di portare al mondo scientifico prove inoppugnabili dell’esistenza di fantasmi, demoni o qualsiasi altra creatura paranormale che possa venirvi in mente.

Questi gruppi promuovono la loro attività paragonandola a quella degli scienziati con la missione di scovare le prove dell’esistenza del paranormale. Negli anni 2000, con l’avvento di internet la caccia ai fantasmi guadagna nuova linfa e si reinventa in un mondo in continua evoluzione dove ogni nuova tecnologia porta sorprendenti risultati. 
La ricerca paranormale e spiritica è sempre esistita ed è necessaria e doverosa in virtù delle molteplici domande anche di carattere filosofico che l’uomo si pone da sempre. Le persone che dedicano il proprio tempo e le proprie energie in modo serio in questo genere di attività sono da elogiare e sono da considerarsi veri e propri ricercatori. 
Purtroppo, come abbiamo già visto nello scorso articolo dedicato alla nascita dello spiritismo e alle sorelle Fox, troviamo anche dei truffatori che approfittandosi dell’ingenuità delle persone colgono l’occasione per lucrare. 
Da una parte abbiamo chi porta avanti con metodo e mentalità razionale la ricerca delle prove dell’esistenza del paranormale, dall’altra parte abbiamo chi costruisce a tavolino improbabili avventure horror in case abbandonate e foreste misteriose per solo scopo di intrattenimento e per fare business, peccato solo che pochissimi gruppi mettono in chiaro fin da subito fin dove arriva la parte scientifica e inizia l’intrattenimento del pubblico.
Allora potremmo affidarci alla Mistery Inc.
I pericoli in simili attività sono reali, durante le missioni i gruppi visitano luoghi pericolosi e fatiscenti, frequentati da senza tetto, vandali e vagabondi. Per non parlare della possibilità di incorrere in crimini come la violazione di proprietà privata e di essere fermati dalle forze dell’ordine. 
La metodologia scientifica ci dice che le prove che questi gruppi devono portare, perchè sia dimostrabile la validità del fenomeno devono essere scientificamente verificabili e replicabili. Un ghost hunter che si mette a saltare per la stanza o che si mette a correre lungo un corridoio perchè sostiene di essere stato toccato da una entità invisibile equivale a una diceria che ha la stessa valenza scientifica di una leggenda metropolitana. Non è in discussione la buona fede di chi compie il gesto perchè realmente ha avuto l’impressione di essere toccato, magari per suggestione, chi lo può sapere, ma questo non cambia la realtà dei fatti: non si può dimostrare nulla in questo modo.
Nel 1936 è stato pubblicato Confessions of a Ghost Hunter di Harry Price, in quegli anni il fenomeno aveva già assunto contorni moderni con le scoperte scientifiche che hanno caratterizzato l’inizio del secolo e la guerra alle porte. L’autore, noto parapsicologo britannico, ci racconta di cosa ha trovato reale e cosa no durante le sue investigazioni sui fenomeni paranormali, considerate che era anche un esperto amatoriale di sortilegi e magia intesa come prestidigitazione, quindi riuscì a smascherare alcuni truffatori con abilità. 
La ricerca spiritica nel periodo post bellico prende nuovo vigore a causa dello stretto contatto delle persone con il lutto e la perdita, questi portano la necessità di comunicare con chi è morto per avere la certezza che stia bene e che sia ancora accanto alle persone che amava quando era in vita. 
Negli anni duemila, come già detto prima, c’è un forte ritorno del fenomeno con le nuove tecnologie che danno la possibilità di esplorare l’argomento della ricerca sul paranormale in modo moderno e diverso. 
Un recente studio attribuisce l’aumento delle credenze di fenomeni paranormali al trovato”declino del legame religioso e alla pandemia”. Una recente indagine condotta dalla Vivint, società di sicurezza domestica nello Utah, ha rilevato che su mille proprietari di case la metà era convinto che la casa fosse infestata dai fantasmi. Alcuni degli intervistati ritengono che il paranormale sia “un modo per connettersi al passato che elettrizza la vita di tutti i giorni.” Nel sondaggio il 65% dei Gen Z che ha risposto pensava che la loro casa fosse infestata mentre solo il 35% dei baby boomer pensava lo stesso. Con questo non vogliamo trarre conclusioni affrettate sulla valenza dei dati ma emerge l’importanza della casa e dell’età dell’intervistato come elementi fondamentali.

Nel 2004 sono arrivati i Taps (The Atlantic Paranormal Society) gruppo fondato a metà degli anni ’90 da due idraulici Jason Hawes e Grant Wilson che intraprendono la carriera televisiva con lo show Ghost Hunters, un reality show paranormale trasmesso per anni che li vede in giro per il mondo a mettere in scena drammi, storie personali, casi di cronaca ed esperienze paranormali. Lo show ha più di 200 episodi con ore di investigazioni senza alcuna prova valida raccolta.
La rivista e sito internet Skeptical Inquirer è una buona fonte di articoli e interviste sul tema della ricerca nel campo del paranormale, si può trovare materiale interessante e riflessioni attuali. 
Joe Nikell, famoso scettico e investigatore del paranormale ha dichiarato che durante le sue ricerche si è spesso incrociato con il gruppo Taps, egli in molti casi arriva a conclusioni opposte a quelle mostrate nello spettacolo televisivo e smentisce il lavoro di indagine del gruppo grazie a un po’ di ricerca storica e a una attenta visita sul posto. Persiane allentate, tetti danneggiati, assi del pavimento sconnesse e personaggi storici inventati; spesso questi gruppi utilizzano la dinamica dell’argomentum ad ignorantiam: non sanno cosa abbia causato il fenomeno e quindi lo attribuiscono al paranormale. Si trae una conclusione perchè non ci sono altre spiegazioni anche se ovviamente questo non ha nessuna valenza razionale.
E chi chiamerai?

Alcuni fenomeni portati come prove, sono facilmente creabili involontariamente anche dalle persone stesse grazie al mal funzionamento degli strumenti utilizzati. Come sostiene Massimo Polidoro nel suo programma Youtube: attribuire un mistero ad una spiegazione misteriosa non è una prova dell’esistenza del paranormale.
I fenomeni attribuiti ai fantasmi sono tantissimi ma di cosa sia un fantasma non esiste una definizione condivisa. Un incontro spettrale, una immagine stereotipata, un’ombra in lontananza sono esperienze personali che non equivalgono all’evidenza. Benjamin Redfort scrive su Life Science, una rivista scientifica tipo Focus, che non esiste una definizione universale di cosa sia un fantasma. Spiriti dei morti? Entità telepatiche? Poltergeist? Spiriti intelligenti o residui di energia cosmica? E c osa possono fare? Attraversare i muri?Apparire ai vivi? Comunicare con loro? Sbattere le porte e lanciare oggetti? E poi perchè sono vestiti se sono morti? I treni le auto e le carrozze fantasma dove si collocano? Perchè esistono omicidi irrisolti se un qualsiasi medium è in grado di comunicare con il mondo dell’aldilà? Le domande sono tantissime e non per tutte esiste una possibile risposta. 
In questo momento non ci sono prove scientifiche che esista una apparecchiatura in grado di rilevare un fantasma. Spesso questi apparecchi che si vedono nei video sono inventati dagli stessi hunters e che però non forniscono spiegazioni approfondite di come siano stati costruiti e del funzionamento. Contatori geiger, telecamere a infrarossi, rilevatori di campo elettromagnetico,rilevatori di ioni, ghost box, kinect da videogiochi e nessuno di questi è mai stato dimostrato che rilevi qualcosa di paranormale.
Alcuni sostengono che manchi la tecnologia per scovare gli spiriti. Spector e Redfort su Life Science sostengono che se i fantasmi esistono e possono essere rilevati, in tempi moderni dovremmo essere in grado di farlo mentre se non possiamo rilevarli scientificamente tutto il materiale dichiarato come prova è falso. Secondo loro i cacciatori di fantasmi sono migliaia ma non una prova sola è mai stata raccolta.

Il KII o Safe Meter Emf prodotto dalla KII enterprise di New York è un dispositivo che rileva i campi elettromagnetici e percepisce le radiazioni elettromagnetiche potenzialmente pericolose emesse da elettrodomestici e linee elettriche. Questo è uno degli strumenti preferiti dei ghost hunters. Purtroppo si tratta di uno strumento che a detta degli esperti è relativamente inaffidabile: non è schermato,funziona su una asse orizzontale,va agitato per ottenere il funzionamento. Può essere attivato da ogni dispositivo elettronico. Kenni Biddle, fotografo statunitense sostiene di poterlo attivare con un mouse o una batteria da fotocamera. Facilmente manipolabile, luminoso, appariscente e fallibile, la sua validità è scarsa se consideriamo che gli effetti possono essere anche casuali.

Entità disincarnate che producono suoni percepibili solo tramite un registratore e che parlano tramite frasi brevi, confuse e sconnesse. Gli Evp o le inquietanti registrazioni di voci dall’aldilà sono altrettanto manipolabili. Michael Nees ha condotto un esperimento per testare quanto le aspettative del soggetto e la comprensione di quanto registrato dai microfoni influiscano sulle interpretazioni che vengono date, utilizzando le registrazioni tratte dal programma Ghost Adventures del simpatico Zak Bagans. I risultati hanno dimostrato che si tratta di esempi uditivi di Paredolia, in soldoni si trova un significato in qualcosa che non ce l’ha. Chi crede nel paranormale crede in eventi casuali. I campioni di audio suonano come voci, interferenze elettriche e ambientali ma qualsiasi suono può diventare una voce se elaborato al computer o registrato in un contesto paranormale. 
Come potete aver visto fino a qui non stò sostenendo che il paranormale non esiste ma che qualunque stranezza può essere associata al paranormale, e che le prove per l’esistenza dei fantasmi sono poche e di qualità pessima.
In tutto il mondo esistono centinai di gruppi e anche qui in italia abbiamo i nostri che grazie ad una abile strategia di marketing riescono a catturare l’attenzione e a divertire il pubblico. Sui loro canali potete trovare finti rituali, appartamenti indemoniati, oggetti posseduti, case maledette , boschi con ombre spaventose. Sagome di cartone, tagli video fatti ad arte, fili trasparenti che tirano oggetti, sceneggiature esagerate e recitazione pessima completano un quadro a volte davvero desolante. 
Roberto Truzzoli, psicologo, sostiene che l’horror è d’aiuto ai giovani perchè crea un mondo dove metaforicamente si possono trasferire i propri problemi esistenziali. Dà un elemento oggettivo di paura, eccitante e sviluppa la comunanza e la solidarietà tra pari.
Il successo di alcuni gruppi di ghost hunters porta con sé il forte pericolo dell’emulazione oltre che a quello delle truffe. Giovani ragazzi influenzabili dai media che si azzardano a visitare luoghi pericolosi per provare il brivido dell’avventura, fan sempre pronti ad accanirsi gli uni contro gli altri per i soliti problemi di credibilità di un video.

Oggi il ghost hunting viene definito dagli addetti ai lavori storicamente impoverito Giuseppe Di Stadio della Vow sostiene che il ghost hunter dovrebbe essere il primo a smascherare le falsità nascoste nel genere, e invece spesso cade vittima del vampirismo mediatico, della necessità di produrre a tutti i costi contenuti spettacolarizzanti per garantire un flusso di utenza sempre crescente alle piattaforme e finisce per produrre prodotti artefatti.
Senza bisogno di essere tutti scienziati, ricercatori o scettici, lo spirito critico quando si affronta il delicato tema del paranormale dovrebbe essere doveroso. Si può tranquillamente credere nel paranormale e ai fantasmi evitando però di farsi prendere in giro da personaggi discutibili pronti ad approfittare delle credenze delle persone per denaro. 
C’è sempre tempo per leggere un buon horror e magari uno dei miei romanzi. 
Buona lettura e vi aspetto alla prossima occasione. 
Alice Tonini