Scrivere con ADHD: come abbracciare il caos creativo 🖤

Cari lettori del mistero e dell’ignoto, c’è una domanda che rimbalza spesso nei salotti della psicologia da bancone e nei post motivazionali: “Come fai a scrivere così se stai male?“. Oppure: “La terapia non rischia di spegnere la tua scintilla?“. Oggi voglio usare il prompt di WordPress uscito in questi giorni per affrontare questi pregiudizi.

La risposta alle domande di sopra è semplice, ed è scomoda: la maggior parte delle persone non capisce che la salute mentale non è un traguardo di “normalità”, ma una negoziazione continua con il proprio caos. E che la scrittura non è il premio, ma il bisturi con cui eseguiamo l’operazione. La diagnosi deve essere vista come una bussola, non come una gabbia in cui rinchiudere il proprio sè.

Per anni ho vissuto con un rumore di fondo che non sapevo nominare. Poi è arrivata la parola: ADHD.La maggior parte delle persone pensa che ricevere una diagnosi di questo tipo sia un limite, una scusa per l’inconcludenza. Per me è stata la decodifica di un linguaggio alieno. Ho passato due anni in terapia non per “guarire”, perché non c’è nulla da guarire in un cervello che funziona in modo diverso, ma per accettare il mio mondo emotivo.

La mia paura più grande? Che l’ADHD rendesse la mia immersione nei personaggi “sporca”, frammentata, non abbastanza buona. Temevo che la mia mente, incapace di stare ferma, non potesse offrire ai lettori quella qualità millimetrica che cerco. Ma ecco cosa per i più è incomprensibile: la perfezione non esiste, esiste solo la verità. Ho imparato che la mia capacità di “dissociare”, di saltare tra i pensieri, di sentire tutto con un’intensità quasi insopportabile, non è un difetto di fabbrica. È ciò che mi permette di dare ai miei personaggi una carne che scotta. La mia scrittura non è buona nonostante l’ADHD, ma grazie a esso. È il mio punto di partenza per capirmi, per rielaborare i punti di forza e trasformare i punti deboli in pilastri narrativi.

Essere entrata in contatto con la sofferenza legata alla salute mentale mi ha reso allergica alle “iniziative carine”. Vedo progetti, campagne di sensibilizzazione e slogan che sono gusci vuoti. Sono fatti da chi non ha mai guardato nell’abisso e pensa che basti un nastro colorato o una frase gentile per “aiutare”. Io so cosa non mi avrebbe aiutato. Non mi avrebbe aiutato la pietà. Non mi avrebbe aiutato la semplificazione. Mi ha aiutato la consapevolezza. Mi ha aiutato la scrittura che non fa sconti.

La scrittura è stata la mia terra promessa. Se oggi posso offrirvi storie che vi trascinano sotto la superficie, è perché ho smesso di cercare di essere “a posto”. La prossima volta che sentite parlare di salute mentale, ricordatevi questo: non si cerca di aggiustare quello che non si capisce. A volte, dietro quello che i neurotipici chiamano “problema”, si nasconde l’unica verità che vale la pena di essere scritta. Qual’è la vostra verità? Fatemelo sapere nei commenti e alla prossima.

Alice Tonini

11 risposte a “Scrivere con ADHD: come abbracciare il caos creativo 🖤”

  1. Avatar La Manu

    chiara, quello che hai scritto me lo tatuo sul corpo, tutto, che non ho diagnosi, ma quello che dici lo sento tutto TUTTO forte e chiaro. Grazie per il post, che dai forma nuova a un contenuto antico❤️❤️❤️

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    1. Avatar Alice Tonini

      Le tue parole mi arrivano dritte al cuore. A volte non serve un certificato per sapere chi siamo, basta qualcuno che dia un nome a quel rumore di fondo che ci accompagna da sempre. Sono felice che il mio post ti abbia fatto sentire meno sola e più “giusta”. La scrittura serve a questo: a ricordarci che la nostra diversità non è un guasto, ma il nostro tratto distintivo. Grazie per essere parte di questo viaggio! 💪🏻

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      1. Avatar La Manu

        Che poi da bestia che sono ti ho citato con il nome di chiara, che lo la faccenda del nome e della ross

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  2. Avatar La Manu

    Della rosa, che non perde il suo profumo, però… Va beh l attenzione e la concentrazione sono luoghi lontani…cmq si, alice nel bel paese delle meraviglie, mi hai proprio letta dentro ma con i tuoi occhi, sei preziosa

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  3. Avatar Celia

    Posso piangere?
    Certo che posso.
    Grazie.
    (Non ho una diagnosi, ma so chi sono).

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    1. Avatar Alice Tonini

      Non serve un pezzo di carta per sapere chi sei. Se le mie parole ti hanno toccato così nel profondo, è perché quella verità ti appartiene già. Grazie a te per il coraggio di sentirla.💪🏻

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  4. Avatar Pim

    La particolare sensibilità che possiedi ti permette di essere estremamente reattiva al mondo. Ti dà la possibilità di elaborare gli stimoli in maniera profonda, del tutto originale. E ti dona quindi una creatività dinamica, fuori dagli schemi convenzionali.

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    1. Avatar Alice Tonini

      Parole bellissime che accolgo con gratitudine. Spesso ci insegnano a vedere questa sensibilità come una fragilità, mentre è il nucleo di ogni nostra creazione dinamica. Riconoscersi in questa “originalità” è il primo passo per smettere di scusarsi e iniziare a costruire. Grazie per essere parte di questa riflessione.

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  5. Avatar Emi Carmagnini
    Emi Carmagnini

    ” (…) la mia capacità di “dissociare”, di saltare tra i pensieri, di sentire tutto con un’intensità quasi insopportabile, non è un difetto di fabbrica.” Non solo non è un difetto di fabbrica ma è la cifra di ciò che ciascuno è. Per anni mi sono detta che nella mia testa c’era un criceto impazzito, che ero sbagliata perchè per ogni cosa che iniziavo se ne spalancavano 1000 altre “che era davvero un peccato lasciar perdere”. Che ogni fatto della mia vita era seriamente ustionante (nel bene e nel male) con cicatrici e conseguenze ineluttabili…. Ho sempre messo insieme principi, elementi, fondamenti e fattori distanti in equazioni improbabili. E alla fine penso che molti di noi ( se non tutti) sono un pò ADHD e un pò molto altro, perchè non c’è normalità o non normalità, non c’è confine: ci sono individui che sentono, vivono, respirano, sognano, ciascuno secondo la propria specialissima equazione. Leggerti è stata davvero una bellissima esperienza!

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    1. Avatar Alice Tonini

      L’idea dell’equazione speciale è la chiave di volta. Non siamo “un po’ ADHD”, siamo sistemi che processano la realtà ad alta frequenza. Quello che il mondo chiama “criceto impazzito” è in realtà un motore a reazione che viaggia a una velocità che la normalità non può permettersi. Quelle “cicatrici ustionanti” sono i gradi di temperatura necessari per creare qualcosa di unico. Grazie per aver condiviso la tua equazione: il caos non va ordinato, va cavalcato. 💪🏻👑

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      1. Avatar Emi Carmagnini
        Emi Carmagnini

        Esattamente! Ed è proprio questo il punto: c’è chi ha il coraggio di farlo, chi ci mette un pò per trovarlo (il coraggio) e chi non lo ha … E’ così che funziona l’umanità e la creatività! Grazie a te per il tuo coraggio e la tua lucidità!

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Medea: il sangue dell’8 marzo e il potere dell’oscurità 💐

Cari lettori del mistero e dell’ignoto, mentre il mondo si perde in celebrazioni di facciata, noi oggi scendiamo negli abissi. Dimenticate la retorica della “donna fragile”. Oggi parliamo di Medea, la nipote del Sole che ha trasformato il tradimento in un olocausto privato. Euripide ce la consegnò nel 431 a.C., e da allora non abbiamo ancora smesso di tremare davanti alla sua maschera.

Tutti conoscono Giasone e il Vello d’Oro. Ma la verità è che Giasone era un mediocre travestito da mito. Senza le arti farmaceutiche di Medea, senza che lei addormentasse i draghi e assassinasse il proprio fratello per garantirgli la fuga, l’eroe sarebbe solo un cadavere dimenticato in Colchide. Ma la gratitudine degli uomini è breve.

A Corinto, Giasone decide di scalare la gerarchia sociale e ripudia la sua “barbara” per sposare Creusa, la figlia del re. Lo fa con una razionalità viscida e smidollata, spacciando il tradimento per un “piano prudente” per il futuro dei figli. In un mondo di uomini, Medea lancia la sfida definitiva. Dice alle donne del coro di Corinto che preferirebbe scendere in battaglia tre volte piuttosto che partorire una sola. Non è solo una protesta: è la rivendicazione di un’anima che rifiuta il ruolo di vittima passiva. Quando Giasone le toglie tutto (lo status, il letto, il futuro) Medea smette di piangere e inizia a tramare.

Il suo regalo alla principessa Creusa è una corona che brucia la carne e un abito che si fa veleno. Ma non le basta. Per distruggere Giasone, Medea deve recidere il legame finale: i loro figli. Non è follia. È una scelta. Mentre ascoltiamo il suo monologo, divisa tra l’amore materno e la sete di vendetta, capiamo che Medea sta compiendo un rito di purificazione di sangue. Uccide il futuro di Giasone per riappropriarsi del proprio potere ancestrale.

Alla fine, non c’è prigione né tribunale: se ne va su un carro trainato da draghi, volando verso il Sole, lasciando dietro di sé solo cenere e silenzio. In fondo, Medea ci pone una domanda terribile: cosa succede quando una donna decide di non subire più il proprio destino e di diventarne la carnefice?

Questo è lo stesso tipo di abisso che esploro nel mio romanzo, “Il Richiamo”. Nel libro, Antonio scopre che il paranormale non è solo apparizioni e poltergeist, ma una forza sotterranea che richiede sacrifici estremi. Proprio come Medea affronta l’orrore delle proprie azioni per distruggere un mondo corrotto, Antonio deve decidere se resistere al richiamo di un potere oscuro o abbracciarlo per difendere ciò che ama.

Perché i veri demoni non vengono dall’esterno, ma dal sangue che scorre nelle nostre vene. Fatemi sapere cosa pensate di Medea e della sua storia qui sotto nei commenti e alla prossima.

Alice Tonini

3 risposte a “Medea: il sangue dell’8 marzo e il potere dell’oscurità 💐”

  1. Avatar Domenico Mortellaro
    Domenico Mortellaro

    Medea è micidiale.

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  2. Avatar sillydeliciouslyf76523c1d3
    sillydeliciouslyf76523c1d3

    Sempre piaciuta questa tragedia! Mai piaciuto Giasone, anche perché se non fosse per la vendetta di Medea nessuno saprebbe della sua inutile esistenza. L’ 8 marzo è il giorno ideale per ricordare la forza, il tormento, la rabbia di questa donna, e come Medea di migliaia di donne.

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    1. Avatar Alice Tonini

      Grazie per aver condiviso la tua riflessione con noi 👍

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Negoziare con le proprie paure: un’analisi necessaria 🤫

Impulso di scrittura giornaliero
Qual è la cosa che hai più paura di fare? Cosa ci vorrebbe per convincerti a farlo?

Cari lettori del mistero e dell’ignoto, chiudiamo questo primo mese dell’anno con una domanda che non ammette fughe: qual è la cosa che hai più paura di fare? E, soprattutto, cosa ci vorrebbe per convincerti a farla?

La paura è la bussola del nostro spirito. Indica esattamente dove si trova il nostro confine. Io, ad esempio, temo il vuoto. Le grandi altezze e l’atto del volare rappresentano per me la perdita definitiva di controllo: l’affidarsi a un abisso che non ha appigli. Eppure, accetto di sfidare quel vuoto per una sola ragione: il viaggio. La scoperta.

Temo gli aghi. L’intrusione metallica nella carne, il piccolo trauma della violazione del corpo. Eppure, mi sottometto a loro quando la necessità lo impone. Ma qui non parliamo di fobie. Parliamo di prezzo.

Ogni nostra paura ha un prezzo di vendita. La sottomissione al terrore non è mai totale; è un negoziato: cosa sei disposto a tollerare per amore? Quanto dolore sei pronto a sopportare per la conoscenza? Quale abisso sei disposto a sorvolare per non restare immobile?

Spesso confondo la paura con l’ansia. L’ansia è un rumore di fondo, una nebbia che avvolge i giorni e che richiede un lavoro metodico, quasi chirurgico, per essere diradata. Io scelgo la terapia per affrontare questa nebbia, perché non c’è mistero più fitto di quello che si nasconde nei corridoi della nostra stessa mente. Ma la paura… la paura è diversa. La paura è un muro di pietra.

Nei prossimi mesi vedremo Cesare affrontare i suoi assassini, Medea compiere l’indicibile e i malati di Epidauro dormire tra i serpenti. Nessuno di loro era “senza paura”. Erano solo persone che avevano trovato un motivo sufficientemente potente per pagare il prezzo richiesto dal loro destino. Non credo di essere una persona paurosa. Credo di essere una persona che impara, giorno dopo giorno, a negoziare con i propri demoni. Perché la verità è che ciò che temiamo di più è quasi sempre ciò che ci renderebbe liberi.

Ora tocca a voi. Guardate nel vostro armadio. Non cercate i mostri, cercate i vostri “No”. Cosa vi tiene bloccati a terra? E qual è il “viaggio” che vi spingerebbe finalmente a prendere il volo, nonostante le vertigini?Scrivetelo nei commenti. Non abbiate paura di essere sinceri. Spesso ammettere una fobia è il primo passo per trasformarla in un rituale di passaggio.

Alice Tonini

4 risposte a “Negoziare con le proprie paure: un’analisi necessaria 🤫”

  1. Avatar Domenico Mortellaro
    Domenico Mortellaro

    Se la paura sta dentro di noi, è perchè qualcuno ce l’ha messa con una precisa utilità.Sta a noi saperla usare, sapere quando lasciarla andare via.E più che ammettere una paura – discorso più pubblico – a me piace farci pace, come una faccenda privata.

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  2. Avatar IN DIES
    IN DIES

    Difficile lasciar andare le paure: o si ha un motivo molto forte, come ha scritto Alice, o c’è bisogno di aiuto (soprattutto se sono fobie)

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