Cari lettori del mistero e dell’ignoto, c’è una notte, tra il 30 aprile e il 1° maggio, in cui il velo che separa questo mondo dall’Altrove si assottiglia fino a diventare trasparente. Non è la notte rassicurante delle candele e dei fiori, ma quella del fuoco che divora e del vento che porta con sé echi di risate che non hanno nulla di umano. È la Walpurgisnacht, la Notte di Valpurga.
Mentre il mondo “civile” si prepara a festeggiare la festa del lavoro o l’arrivo della primavera, sulle vette del Brocken, la cima più alta dei monti Harz in Germania, si consuma un rituale che la memoria degli uomini ha tentato invano di cancellare. Immaginate la nebbia fitta che avvolge le rocce di granito. Immaginate il freddo che morde le ossa. È qui che, secondo il folklore più oscuro, le streghe giungono in volo, cavalcando caproni e scope fatte di rami di salice, lo stesso salice magico che abbiamo incontrato in Tessaglia.
Non è una festa. È un sabba. È il momento in cui l’ordine viene ribaltato. Le sentite? Se chiudete gli occhi e ascoltate il sibilo del vento tra i rami secchi, le sentirete ridere. È un riso stridente, antico, che schernisce le vostre leggi, le vostre religie, la vostra pretesa di aver “addomesticato” l’ignoto. Esse ridono perché sanno che, nonostante le vostre luci elettriche, il buio è ancora il padrone del mondo. La Notte di Valpurga è il momento in cui l’Inverno deve morire per lasciare spazio alla Primavera, ma questa transizione richiede un tributo. Gli antichi accendevano enormi falò per scacciare gli spiriti maligni, ma la tradizione è interpretata anche in modo ambivalente: il fuoco non serviva a cacciarli, ma poteva servire anche a onorarli, a nutrire quella forza selvaggia che permette alla vita di esplodere di nuovo.
Il folklore della Walpurgisnacht non si limita al sabba, ma affonda le radici in rituali di protezione contadina estremamente specifici. Nelle zone montuose della Germania e della Scandinavia, il 30 aprile non era solo una festa, era una notte di assedio. La tradizione imponeva di appendere rametti di biancospino e cenere benedetta sulle porte delle stalle per impedire alle streghe di “mungere” il bestiame fino a farlo morire. I giovani dei villaggi praticavano il Peitschenknallen (lo schiocco delle fruste) e sparavano colpi a salve nell’aria: non era rumore casuale, ma una tecnica di “pulizia sonora” per spezzare l’incantesimo del volo magico e far cadere le streghe dalle loro scope prima che raggiungessero la vetta.
Tra le leggende più cupe legate a questa notte, vi è quella che vede come protagonista Baubo. Se nella mitologia greca è la vecchia che fa ridere Demetra con gesti osceni, nel folklore del Brocken si trasforma in una figura terrificante: la vecchia che cavalca una scrofa gravida. Si dice che chiunque incroci il suo sguardo durante la salita verso la cima resti paralizzato, incapace di parlare per sempre, condannato a sentire il “riso di Baubo” rimbombare nella testa ogni volta che cala il sole. È la personificazione del lato grottesco e viscerale del femminile che la società ha cercato di soffocare, ma che a Valpurga torna a reclamare il suo spazio con una forza ferina.
Goethe, nel suo Faust, ci ha portato nel cuore di questa notte, mostrandoci Mefistofele che guida l’uomo tra i fuochi fatui e le ombre danzanti. Perché l’uomo ha bisogno di Valpurga? Perché ha bisogno di ricordare che dentro di sé batte un cuore nero, una scintilla di quel caos che ha generato l’universo. Questa connessione viscerale con la natura selvaggia e pericolosa è il fulcro di ciò che racconto ne “Il Richiamo”. Antonio, il protagonista, non sta cercando solo un’immagine: sta cercando quella vibrazione che scuote le foglie quando nessuno guarda. La Notte di Valpurga è il momento in cui il “Richiamo” diventa un urlo. Proprio come a Valpurga, ne Il Richiamo il bosco smette di essere uno sfondo e diventa un attore. Diventa quel luogo dove il sacro si confonde con il mostruoso.
Mentre approfondisco queste tradizioni, non posso fare a meno di notare come il bisogno umano di marcare il confine tra il caos e l’ordine sia universale. Che si tratti dei falò di Valpurga in Europa, delle celebrazioni di Beltane nelle terre celtiche, o dei riti di purificazione legati agli spiriti in remote zone dell’Asia, la struttura rimane identica. Le religioni cambiano i nomi ai demoni e ai santi, ma la paura della “soglia” resta la stessa.Anche io, nella mia quotidianità, avverto questa necessità di proteggere i miei confini. La mia ansia è spesso legata a questa percezione: il timore che il velo si assottigli troppo e che ciò che cerco di tenere fuori, il vuoto, l’instabilità, l’imprevisto, possa irrompere nella mia vita. Studiare questi riti non è per me solo curiosità intellettuale, è un modo per riconoscere che non sono sola nel mio tentativo di arginare l’ignoto. Ogni cultura ha creato i suoi “schiocchi di frusta” per scacciare l’ombra; la terapia e la scrittura sono i miei personali rituali di protezione.
Chi accetta di ascoltare quel riso nel buio, chi ha il coraggio di guardare le streghe che danzano tra le fiamme, non torna più indietro. La sua anima è segnata per sempre dal fuoco del sabba. E voi? Avete il coraggio di uscire di casa questa notte? O preferite sprangare le porte e far finta che quelle risate fuori dalla vostra finestra siano solo il rumore del vento? Ditemi: qual è la vostra più grande paura legata al bosco e all’oscurità? Siete mai stati testimoni di qualcosa che la ragione non può spiegare?
Alice Tonini
Caricamento in corso…
4 risposte a “Ascolta la loro risata: perchè la notte di Valpurga non è mai finita 🧙🏻♀️”
Un post molto intrigante, provoca domande che restano in sospeso…
La mia paura più grande non è quella di entrare nel bosco ma di non saperne più uscire.
Ciao Alice.
La paura di restare è, in fondo, il desiderio inconscio di trovarsi. Forse il bosco non è un luogo da cui fuggire, ma uno specchio in cui restare a guardarsi finché non smettiamo di essere degli estranei a noi stessi. Grazie per questo pensiero così intrigante, Pim!
Il bosco non mente mai: ci restituisce esattamente l’immagine di ciò che siamo quando nessuno ci guarda. Accettare quel riflesso è l’inizio di ogni vera libertà. Grazie per aver camminato con me tra queste suggestioni! 💪🏻👋🏻
Lettori dell’ignoto, la nostra barca è appena approdata al porto del Pireo. Ci riposeremo un paio di giorni prima di riprendere il viaggio verso la nostra prossima tappa. Andiamo a sederci su di una panchina e ricapitoliamo alcune tappe del viaggio che ci ha portato fino a qui.
C’è un momento, prima che le divinità avessero nomi definitivi e prima che i filosofi stabilissero le loro leggi, in cui il confine tra la parola e l’azione, tra il mondo fisico e l’invisibile, era sottile come la polvere.Vogliamo iniziare un viaggio a ritroso. Non attraverso continenti o epoche, ma attraverso la memoria scritta dell’umanità. Con il nostro viaggio vogliamo trovare il punto esatto in cui l’uomo ha provato a forzare la realtà usando solo le parole. In altre parole: dove inizia la Magia nei testi che ci sono giunti?
Se pensate alla magia, quella vera, come a globi di luce e bacchette, vi sbagliate. Harry Potter ci ha portato parecchio fuori strada. Le prime manifestazioni scritte della magia sono molto più inquietanti e pratiche. Dobbiamo scendere nelle terre fangose e polverose della Mesopotamia, circa quattromila anni fa.
Non erano fantasie. Erano istruzioni. Immaginate: la notte cala sulla città, qualcuno è malato, e l’unica difesa è un testo recitato, un rituale preciso. La malattia non era un virus, ma un demone o uno spirito ostile da scacciare. L’incantesimo era un processo legale e cosmico: stabilire chi ha la colpa, invocare l’autorità superiore e costringere la forza maligna ad andarsene. La formula scritta diventava un’arma legale contro il caos. Il potere del testo era assoluto. Se vi siete persi qualcosa vi lascio il link. Scopriamo insieme le prime storie di fantasmi: torniamo nell’antica mesopotamia, Facciamo la conoscenza dei primi maghi della storia tra esorcismi, magie curative e stregoneria.
Il nostro viaggio ci ha portato poi lungo il Nilo, in Egitto. Se la magia mesopotamica era di protezione e guarigione, quella egizia era di trasformazione e viaggio. Il Libro dei Morti (in realtà, il Libro per uscire al giorno) non è un’unica opera, ma una raccolta di formule e incantesimi che venivano posti nelle tombe. Il loro scopo era dare al defunto le “chiavi” per navigare i pericoli dell’Aldilà.Questi rotoli sono l’apice della letteratura magica antica.
Contengono istruzioni precise su come: • Pronunciare il nome segreto di una divinità (e così ottenere potere su di essa). • Trasformarsi in animali sacri (un falco, un serpente). • Superare il Giudizio di Osiride negando di aver commesso peccati specifici (la “Confessione Negativa”).
Con la civiltà greco-romana, il concetto di magia inizia a dividersi in modo più netto. Nasce la distinzione tra: • Magia Alta (Theurgia): l’interazione con gli spiriti superiori per raggiungere la conoscenza divina (pensate a Platone, che accenna a pratiche rituali). • Magia Bassa (Goetia): l’uso di incantesimi per scopi materiali, spesso per amore, vendetta o guadagno.
Per trovare le prove di questa “magia bassa” dobbiamo cercare documenti proibiti: i Papiri Magici Greci (PGM). Scoperti in Egitto (che è stato un crocevia culturale perenne), questi papiri sono ricettari veri e propri, pieni di istruzioni dettagliate per: • Creare filtri d’amore (spesso macabri). • Invocare demoni per consultare gli oracoli. • Lanciare maledizioni (i defixiones). La Magia e i Miti Europei: Un Viaggio Intrigante🚀
Questi testi, a differenza delle solenni formule egizie, sono sporchi, frettolosi e pieni di un potere immediato e pericoloso. Sono la prima vera documentazione del mistero del male minore che l’uomo desidera compiere.
E il nostro viaggio continua…Queste prime tappe – la Mesopotamia della protezione, l’Egitto della trasformazione e la Grecia/Roma della coercizione – ci mostrano che la magia, prima di essere un genere letterario, era la letteratura stessa: il tentativo più audace e primordiale di usare il linguaggio per manipolare la realtà. Gli scritti non erano storie sulla magia, ma erano oggetti magici essi stessi.
Mentre chiudiamo gli occhi su queste antiche tavolette e papiri, una domanda inquietante permane: quanto del nostro moderno linguaggio — le nostre preghiere, i nostri giuramenti, i nostri meme di auto-aiuto — conserva ancora quel potere magico primordiale?
Caricamento in corso…
Una risposta a “Incantesimi e Testi: La Magia nell’Antichità”
sillydeliciouslyf76523c1d3
Come sempre brava. Questo mi è piaciuto particolarmente perché riassuntivo. Si, io leggo i tuoi articoli da cima a fondo ma un po’ “mi sfuggono”per cui un riassunto ben fatto è per me prezioso. Grazie! Ciao!
Lettori del mistero e dell’ignoto oggi tutto ha inizio da questa parola: Magia. Da sola evoca incantesimi affascinanti, malie e mondi fantastici immateriali pieni di seduzioni di ogni genere. Basta buttare questa parola dentro una conversazione, un articolo o un post per accorgersi che tutti credono in qualche forma di magia o cercano di non crederci aggrappandosi alla razionalità e alle evidenze scientifiche.
La definizione di magia è difficilissima. La migliore è quella meno dettagliata: magia o magie sono le forze che non rientrano nelle nostre strette categorie e definizioni. Vi basta?
Probabilmente no. Forse per trovare le vera definizione di magia bisogna saper guardare dentro sè stessi e non fuori. E non andare a caccia di certezze o di verità definitive.
Credere nella magia vuole dire accettare divinità di epoche pagane, quando l’ uomo adorava ancora la natura, i suoi simboli, le sue differenti manifestazioni. L’elemento che ha maggiormente attirato l’attenzione nei secoli è stato il sole, fonte di calore, luce, vita, la cui sconfinata energia utilizziamo anche per risolvere parecchie delle nostre necessità. Tutte le epoche, tutte le culture hanno fatto del sole un dio, adorato con molti nomi e diversi riti, tutti legati al fuoco, alle eterne battaglie tra giorno e notte e tra luce e buio.
Per gli uomini preistorici bisognava pagare un tributo a chi garantiva la loro vita. Ma c’erano anche invocazioni per ottenere risposte dalle divinità? Noi ora utilizziamo l’energia solare per i nostri scopi ma forse gli antichi con le loro invocazioni intendevano raggiungere scopi che per noi oggi sono intellegibili? Non lo sapremo mai.
Anche la luna è sempre stata adorata come dea, la versione femminile del sole e il fatto che gli uomini ci siano sbarcati decenni fa non ha cambiato nulla. La luna influenza le maree e il flusso del sangue nel corpo, ormai è assodato anche dalla scienza. Gli antichi almanacchi ricordavano anche l’importanza di scegliere le fasi giuste per seminare, piantare e fare incantesimi. E se le prime due influenze oggi sono universalmente e scientificamente riconosciute e non sono più considerate magiche, la modernità ci fa dubitare della veridicità della terza che rimane roba da “appassionati di giardinaggio” e che consideriamo parte del folklore ma chi può sapere se tra cent’anni la penseremo ancora così.
Il viaggio che vi propongo parte proprio da qui, prenderemo in mano testi che parlano di occulto e di storia e visiteremo i luoghi antichi del mito e del mistero, quelli di cui si parla nelle leggende e dove la presenza del divino era data per certa. È un viaggio avventuroso nello spazio ma anche nel tempo, limitato da quello che oggi ci resta di alcuni di questi posti, ma noi siamo degli avventurieri e partiamo ugualmente.
●Proseguiamo il nostro viaggio tra le isole dell’ Egeo alla ricerca di fatti e notizie tra le leggende che riguardano Pitagora, Ippocrate, Platone e Atlantide, terra del mito per eccellenza. Ci siamo quindi fermati sull’isola di Samo, la partia dei numeri e della musica dove nacque e visse una parte della sua vita il maestro Pitagora. Con lui abbiamo approfondito le influenze della matematica e della musica sul misticismo, abbiamo visto come veniva utilizzata la magia della musica per curare le malattie e costruire le città. La Magia dei Numeri: Pitagora e Samo #1, Pitagora: Misticismo e Creatività a Samo #2 🏛️.
●La nostra barca ha proseguito il viaggio verso l’isola di Kos, patria di Ippocrate e luogo dove la tradizione vuole che sia stato fondato uno dei primi ospedali. Il corpo e l’anima erano considerati una cosa sola e la medicina era considerata una forma di magia. Ci siamo quindi aggirati per l’isola alla ricerca delle tracce di questa antica sapienza. Kos: Il Luogo di Nascita della Medicina Moderna #1🚑, La Magia della Medicina Antica a Kos #2. Lascio giudicare a voi quello che abbiamo trovato, io mi sento solo di aggiungere che si tratta di un luogo davvero stupendo.
●Ci siamo persi, la navigazione è stata particolarmente difficile e siamo finiti sulle spiagge di Atlantide. Isola perduta tra le nebbie del tempo abbiamo provato a capire dove si trovasse e chi fossero gli abitanti. Purtroppo trovare una risposta è stato difficile, abbiamo potuto fare solo ipotesi ma siamo ripartiti con la sensazione di aver toccato, anche solo per un minuto, la magia delle leggende. Riscoprire Atlantide: Tra Mito e Verità #1, Civiltà Scomparse: Il Fascino di Atlantide #2
Il viaggio continua…⛵
Caricamento in corso…
3 risposte a “La Magia e i Miti Europei: Un Viaggio Intrigante🚀”
sillydeliciouslyf76523c1d3
Bel modo per aiutarmi a ricordare i precedenti argomenti. Brava!
[…] Per trovare le prove di questa “magia bassa” dobbiamo cercare documenti proibiti: i Papiri Magici Greci (PGM). Scoperti in Egitto (che è stato un crocevia culturale perenne), questi papiri sono ricettari veri e propri, pieni di istruzioni dettagliate per: • Creare filtri d’amore (spesso macabri). • Invocare demoni per consultare gli oracoli. • Lanciare maledizioni (i defixiones). La Magia e i Miti Europei: Un Viaggio Intrigante🚀 […]
Lettori dell’ ignoto ecco una esperienza che non potete perdervi. Avete mai visitato un museo delle Torture?
Tra le mura di un borgo incantato si nasconde un segreto inquietante. Al museo delle Torture di Grazzano Visconti è esposto un mondo fatto di dolore e sofferenza. Una esperienza forte, che difficilmente dimenticherò. Non avevo mai visitato un museo di questo genere ed ero curiosa perché nonostante le mie ricerche precedenti, volevo vedere con i miei occhi alcuni dei terribili oggetti di cui avevo sentito parlare. Ho visitato la struttura in autonomia e mi sono fermata all’ interno per circa quaranta minuti.
L’atmosfera era davvero inquietante, ma visto l’ argomento non poteva essere altrimenti. Il percorso tematico è ricco e ben documentato, sono messi in mostra diversi strumenti di tortura con una descrizione dettagliata e una stampa storica che cala il visitatore nella realtà dell’ epoca.
Le pareti del museo raccontavano storie di tormenti e disperazione. Ogni strumento era una testimonianza unica, muta, di una umanità in grado di infliggere sofferenze indicibili. Nella prima parte del percorso espositivo c’erano gli strumenti più conosciuti. La gogna con il suo collare in ferro che stringeva il collo mi ha fatto sentire la vergogna e l’ umiliazione inflitte a chi veniva condannato. Immagino le folle che si accalcavano per assistere a queste scene di pubblico ludibrio; uomini, donne e bambini che si divertivano al passaggio del barile della vergogna che con la sua scura concavità e le sue borchie di ferro era un simbolo vivente dell’ umiliazione e dell’ isolamento sociale, un corpo indifeso rinchiuso in una prigione mobile. Oppure le maschere dell’ infamia dalle forme grottesche e le aperture che deformavano i volti; indossarne una voleva dire essere privato della propria identità e marchiato a vita dall’ ordine costituito.
Impressionante è anche la sezione dell’ Inquisizione che mi ha particolarmente colpito. Immaginare donne e uomini accusati di stregoneria, sottoposti a interrogatori crudeli e dolorose torture è stato terribile. La verga, la sedia della strega, gli strumenti per la ricerca del marchio del diavolo. Ogni oggetto raccontava una storia di sospetto, paura e intolleranza. Ho sentito sulla pelle il freddo dell’ acciaio e ho provato una angoscia profonda al pensiero delle sofferenze inflitte a queste donne innocenti.
Tra le ombre del passato si nascondono anche delle sorprese. Oltre a farci conoscere gli orrori della tortura il museo ci insegna a distinguere la realtà dalla finzione. Attraverso esempi come la Vergine di Ferro, comprendiamo come i falsi miti possano influenzare la nostra percezione della storia medievale.
Il percorso espositivo si conclude con una riflessione profonda sulla sofferenza umana e sulla forza della fede. La sezione dedicata al martirio dei santi ci trasporta in un mondo di dolore e di sacrificio, dove donne e uomini hanno affrontato la morte con coraggio e dignità. Attraverso stampe e riproduzioni degli strumenti di tortura, siamo invitati a comprendere il valore di queste azioni e a riflettere sul significato della vita. È una esposizione che ci commuove e lascia senza parole, ricordandoci che la storia è fatta anche di gesti eroici e di sacrifici.
Il museo delle Torture di Grazzano Visconti è un luogo che lascia il visitatore con molte domande. Com’è possibile che l’uomo sia capace di tanta crudeltà? Quali sono le radici umane di queste pratiche? Ognuno di noi dovrà trovare le proprie risposte.
E anche per oggi è tutto. Vi aspetto al prossimo articolo, buona lettura a tutti voi.
Alice Tonini
Una risposta a “Museo delle Torture: un viaggio per vedere il volto crudele della Storia”
sillydeliciouslyf76523c1d3
Perfettamente d’accordo col tuo punto di vista. Non sarei mai in grado di torturare, tanto meno di subire torture di alcun tipo. Il museo mi pare ben organizzato, ma avendo visto alcuni musei su strumenti di guerra, la tristezza e angoscia che mettono… credo non andrò. Grazie del articolo sempre interessante. Al prossimo.
Benvenuto lettore dell’ignoto, spero tu abbia già pronte le valige perché stiamo per ripartire. Siamo appena tornati da Efeso, luogo d’incontro tra la magia d’oriente e d’occidente, luogo in cui è esistita una delle incredibili meraviglie dell’antichità e sono già pronta per portarti all’isola greca di Samo, patria della magia dei numeri e della musica, luogo di nascita del misterioso Pitagora, fondatore dell’ omonima scuola.
A differenza di Efeso di cui ci sono rimaste solo poche rovine disseminate in una zona paludosa, Samo è una ridente isoletta soleggiata ricca di vigneti, ulivi e alberi da frutto. Un buon posto per passare qualche giorno di vacanza. Purtroppo però i segni del passaggio del maestro sono molto pochi e non sempre facili da cogliere.
Ma Samo non è solo una meta turistica con dell’ ottimo vino ma è anche famosa per i reperti archeologici rinvenuti e perché ha dato i natali a personaggi come Epicuro, Anacreonte e ovviamente al maestro Pitagora. Proprio quest’ultimo è oggetto dell’articolo di oggi. Mentre passeggiamo nel porto di Vathy lascia che ti racconti della storia di Pitagora e dei suoi legami con la numerologia, con la mistica e le scienze occulte della musica.
Il simbolismo legato al misticismo della scuola pitagorica vede tra i simboli più importanti il pentacolo Pitagorico, esso era il segno di riconoscimento di Pitagora e dei suoi discepoli. Ed è oggi ritenuto simbolo di salute.
Samo, una delle più verdi isole greche e una delle più vicine alla Turchia, nel 1955 celebrò un evento singolare: il duemilacinquecentesimo anniversario della nascita della prima scuola di filosofia nel mondo. Fondata da Pitagora che fu la prima persona a usare la parola “filosofo” nel significato di “amante della saggezza” e le sue scoperte influenzano ancora oggi il nostro modo di pensare. Basterebbero i suoi contributi al mondo della matematica e della musica per renderlo degno di rispetto e ammirazione: matematica e musica noi lettori del mistero sappiamo bene che sono le forme basilari della magia del mondo greco, ma c’è di più, molto di più in Pitagora e di più dobbiamo alla sua scuola.
Alcuni scrittori antichi pensavano che quest’uomo, la cui saggezza era stata prevista dall’oracolo di Delfi, fosse lui stesso un Dio mandato sulla terra per istruire e recar saggezza al genere umano. Godfrey Higgins, nel suo Anacalypsus avanza l’ipotesi che il mito di Pitagora possa essere anche la base per il mito di Gesù. A ogni buon conto la saggezza e la conoscenza attribuitegli non hanno confronti. Nel volume Gli insegnamenti segreti di tutte le epoche, P.Hall ci fa sapere che Pitagora era in grado di parlare con gli spiriti dell’acqua:
“Con la mente poteva fare cambiare direzione di volo a un uccello, convincere un orso a cessare le sue devastazioni in un villaggio, persuadere un toro a cambiare dieta. Era anche dotato di una seconda vista che gli consentiva di prevedere e descrivere con grande precisione fatti non ancora avvenuti, superando quindi spazio e tempo.”
Vi dice niente l’ultimo film di Indiana Jones? Si dice che il maestro possedesse una ruota straordinaria per mezzo della quale era in grado di predire gli eventi futuri.
Parliamo adesso dei numeri sacri di Pitagora e della loro connessione con la magia. Avete mai sentito parlare della teoria della triangolarità? Secondo Pitagora tutto in natura poteva essere diviso in tre parti e la porta verso la conoscenza era a suo giudizio, la capacità di vedere il problema in chiave triangolare. “Trovate il triangolo” diceva, “e il vostro problema è per due terzi risolto”. Anche il mondo, quindi poteva essere diviso in tre parti. Quasi tutto il creato, tutti gli esseri che si sostentavano di cibo materiale erano, per lui, la parte bassa, inferiore del mondo. Al di sopra esisteva un Mondo Superiore e sopra ancora un mondo Supremo. A questo sommo livello, sosteneva Pitagora, l’uomo può solo aspirare, se riesce a trascendere la sua natura materiale, a essere accettato dagli dei e a dividere con loro l’immortalità.
Torniamo indietro di qualche anno, ricordate quando è nato? Pitagora figlio di un gioielliere di nome Mnesarco, era nato a Samo nel 582 a.C. Ancor prima della nascita era già stato consacrato ad Apollo dio della luce, e aveva solo un anno quando la madre lo portò in un tempio in Libano dove un grande sacerdote israelita gli impartì una benedizione speciale. Fu sin da piccolo sotto l’influenza di Talete, considerato il più saggio dei sapienti in Grecia. Avrebbe poi trascorso parte della sua giovinezza in Egitto, dove fu inventata la geometria che da quelle parti era necessaria per calcolare l’estensione delle piene del fiume Nilo e quindi lo spazio fertile a disposizione.
La matematica divenne ben presto la passione del giovane Pitagora affascinato dagli studi della mistica dei numeri, in modo particolare era affascinato dal numero 10 (la somma di 1, 2, 3, e 4) che acquista importanza sia perché, a suo parere, il numero perfetto doveva contenere un numero uguale di cifre pari e dispari, sia perché egli pensava che il 10 fosse “il principio della salute”. Per dimostrare la sua teoria, soleva costruire una piramide di sassolini (con una base di 4 sassolini, poi 3 ecc.) a riprova di come il 10 andasse a formare un perfetto triangolo. I cieli, a suo dire, contenevano 10 corpi celesti in movimento: la terra, l’anti terra, il sole, la luna, cinque pianeti e le stelle fisse. Nella mistica magica di Pitagora ogni numero riporta agli altri: il tre porta al dieci e viceversa.
Ma le conoscenze di Pitagora non si limitano certo solo alla matematica e alla geometria. Egli circonda di aura mistica e magica anche la musica. Uno dei suoi esperimenti più famosi riguarda la sperimentazione con delle corde di lunghezza e grossezza diversa, la cui tensione (e tono conseguente) poteva essere cambiata girando un vite. La corda più corta produceva il suono più acuto, quella più lunga il suono più basso. Il passo successivo furono le sperimentazioni sulle proporzioni e le misure; Pitagora trova tre consonanze: l’ottava (½), la quinta (⅔) e la quarta (¾). “Le armonie”, conclude, “dipendono dalle proporzioni matematiche”.
https://enalion.click2stream.com/ (qui trovate una visuale live della Webcam dal porto di Samo. In caso non sia più on line fatemelo sapere con un messaggio o un commento, grazie mille.)
Gli aneddoti, veri o inventati che riguardano la vita del maestro sono innumerevoli, forse a causa dell’aura di mistero che lo circondava. Credo che la sua fama lo precedesse e molto probabilmente ogni persona che lo incontrava aveva un qualche episodio da raccontare e tramandare. Ad esempio lo statista romano Boezio, del VI secolo d.C., racconta un aneddoto a proposito delle ricerche sulla musica. Pitagora un giorno mentre passava davanti alla bottega di un fabbro, si ferma ad ascoltare il battere dei martelli sull’incudine. Il suo udito fu colpito da un suono in armonico. Entrò nella bottega e pesò i martelli; scoprì che quattro erano in proporzione matematica 12, 9, 8, 6 mentre il quinto no. Eliminato quello fece battere nuovamente gli altri scoprendo che il più pesante era il doppio di quello più leggero, aveva un suono più basso di una intera ottava.
L’aneddoto è delizioso, ma purtroppo, come dice Benjamin Farrington nel suo libro Scienza Greca: “C’è una certa confusione nella tradizione, perché l’esperimento con i martelli non darebbe i risultati che il racconto prevede”. Ma a noi poco importa della credibilità o meno dell’ aneddoto, a noi interessano il fascino emanato da quest’ uomo le cui conoscenze matematiche e mistiche si mescolavano a tal punto da renderlo una figura affascinante per i suoi contemporanei e non solo.
Torniamo alla magia della musica, della teoria dell’ armonia delle sfere cosa vi ricordate?
<La funzione della geometria è quella di allontanarci dal percettibile e dal caduco per portarci nella sfera dell’intelligenza e dell’eternità. Poiché la contemplazione dell’eterno è lo scopo della filosofia così come la contemplazione dei misteri è lo scopo della religione.>
Plutarco
Volgendo la sua attenzione all’eterno, Pitagora come passo successivo sviluppa la teoria dell’armonia delle sfere. “La distanza tra il Sole e la Terra”, ipotizzava, “è doppia di quella esistente tra la Terra e la Luna, la distanza di Venere è tre volte maggiore, quella di Mercurio quattro volte, e quella degli altri pianeti in proporzione. Ne consegue l’armonia dell’universo, l’armonia delle sfere appunto, un’armonia più intensa e profonda di quella che suoni mortali possono produrre”.
Aristotele, che era scettico a proposito della magia del numero 10, sosteneva che i pitagorici avevano inventato l’Anti-Terra per adattare i fatti alle loro opinioni; era invece più affascinato dall’idea dell’armonia delle sfere e cerca di spiegare perchè, se questa musica era vera in senso letterale, reale, le persone non erano di fatto in grado di udirla. “Questi suoni”, diceva, “sono con noi sin dalla nascita, così che noi non abbiamo mai sentito il silenzio vero, il quale non si è quindi mai contrapposto a questa musica, proprio come a chi lavora il bronzo, il continuo assordante rumore che provoca pian piano gli diventa indifferente, non lo sente più”.
Ma torniamo alla figura di Pitagora maestro di magia. Quando decide di darsi all’ insegnamento trova discepoli dapprima alla scuola di Samo e poi nel 529 a.C. a Crotone, in Italia, dove si era trasferito (ma di questo parleremo nel prossimo articolo).
Organizza la sua scuola secondo regole e precetti che egli stesso detta. I suoi seguaci avevano l’obbligo di meditare e di esaminare quotidianamente le proprie coscienze. Il filosofo una volta disse anche ai suoi pupilli che “la dominazione della lingua” è uno dei successi più difficili da raggiungere. Pensiero che secoli dopo echegga nelle parole del suo famoso discepolo Apollonio di Tiana, che rimase per cinque anni di fila senza parlare dopo aver affermato che “la loquacità ha molti svantaggi, il silenzio nessuno”. Nonostante Pitagora fosse morto da quattro secoli quando Apollonio nacque in Asia Minore, attorno al 4 a.C., gli insegnamenti del maestro erano ancora molto diffusi. Il giovane prese il voto dei pitagorici assoggettandosi alla loro severa disciplina e viaggiando moltissimo, così come il maestro aveva fatto molto tempo prima di lui. La biografia scritta da Filostrato è la sola fonte di informazione che abbiamo su Apollonio di Tiana, sui miracoli che si dice abbia compiuto e sul modo misterioso in cui sparì invece di morire.
Nella sua scuola, Pitagora, iniziava e concludeva la giornata con dei canti e curava molti disturbi con composizioni musicali scritte appositamente per il malato. I nuovi iniziati, se si dimostravano degni, venivano ammessi e potevano passeggiare liberamente in una sorta di vestibolo interno del tempio. “In quella palestra”, scrive W. J. Colville in Misteri antichi e Rivelazioni, “gli adepti erano incoraggiati a esprimere le loro opinioni e i loro pensieri, e a volte lo stesso Pitagora appariva inaspettatamente e si metteva a conversare con uno sconosciuto; osservando le sue parole e i suoi gesti arrivava a conclusioni che erano sempre esatte. In particolare il maestro prestava grande attenzione al portamento e al modo di ridere, che sono sempre atteggiamenti rivelatori del carattere delle persone. Aveva anche fatto uno studio così approfondito dei tratti del viso che vi sapeva leggere inclinazioni e disposizioni al primo sguardo”.
Dopo alcuni mesi di tirocinio preliminare, l’aspirante pitagorico veniva sottoposto a varie prove, una delle quali consisteva nel passare la notte in una grotta infestata da forze misteriose che assumevano forme raccapriccianti. Se il candidato aveva sufficiente coraggio per superare la prova, passava dagli stadi iniziali che duravano dai due ai cinque anni, alla fase nella quale veniva accettato nella casa del maestro insieme con gli altri discepoli. “Solo allora cominciava la vera iniziazione. A questo punto veniva data un’esposizione razionale della dottrina occulta, basata soprattutto sulla scienza dei numeri, la cui valenza esoterica non era rivelata agli esterni ma solo agli adepti che se ne erano mostrati degni”.
“La distinzione tra matematica per tutti e quella sacra riservata agli adepti era grande”. Le lezioni cominciavano al mattino, in piena luce, normalmente all’aperto sotto i raggi del sole. Perché il maestro, come l’imperatore Giuliano che seguirà i suoi precetti quasi 700 anni dopo, credeva nel sole come “fuoco dentro tutto” e pensava che l’energia emanasse da ogni essere vivente, come da ogni modello, da ogni forma, da ogni organizzazione esistente in natura.
Credo che per la prima parte del nostro viaggio possa bastare, la prossima volta torniamo a parlare della scuola pitagorica e dei precetti magici che insegnava. Fino ad allora buona lettura a tutti voi lettori dell’ignoto.
Alice Tonini
5 risposte a “La Magia dei Numeri: Pitagora e Samo #1”
Bello! Come sempre un bel lavoro di ricerca. Io non amo i numeri (proprio per niente) ma trovo interessante la storia di Pitagora, che conoscevo solo come matematico e di conseguenza non avevo mai approfondito. Grazie e… alla prossima.
[…] Lettori del mistero bentrovati. Oggi terminiamo la nostra passeggiata per l’isola di Samo, discorrendo di magia, musica e numeri, per farci una idea delle antiche radici della creatività e del misticismo legato all’arte che nei tempi antichi era considerata sacra. La Magia dei Numeri: Pitagora e Samo #1 […]
[…] visto come veniva utilizzata la magia della musica per curare le malattie e costruire le città. La Magia dei Numeri: Pitagora e Samo #1, Pitagora: Misticismo e Creatività a Samo […]
Lascia un commento