Incantesimi e Testi: La Magia nell’Antichità

Lettori dell’ignoto, la nostra barca è appena approdata al porto del Pireo. Ci riposeremo un paio di giorni prima di riprendere il viaggio verso la nostra prossima tappa. Andiamo a sederci su di una panchina e ricapitoliamo alcune tappe del viaggio che ci ha portato fino a qui.

C’è un momento, prima che le divinità avessero nomi definitivi e prima che i filosofi stabilissero le loro leggi, in cui il confine tra la parola e l’azione, tra il mondo fisico e l’invisibile, era sottile come la polvere.Vogliamo iniziare un viaggio a ritroso. Non attraverso continenti o epoche, ma attraverso la memoria scritta dell’umanità. Con il nostro viaggio vogliamo trovare il punto esatto in cui l’uomo ha provato a forzare la realtà usando solo le parole. In altre parole: dove inizia la Magia nei testi che ci sono giunti?

Se pensate alla magia, quella vera, come a globi di luce e bacchette, vi sbagliate. Harry Potter ci ha portato parecchio fuori strada. Le prime manifestazioni scritte della magia sono molto più inquietanti e pratiche. Dobbiamo scendere nelle terre fangose e polverose della Mesopotamia, circa quattromila anni fa.

Qui, sulle tavolette d’argilla cuneiforme, troviamo la prima forma di quello che potremmo definire “un incantesimo”. I testi sumeri e accadici, spesso catalogati come esortazioni medico-magiche, erano tentativi di invocare l’aiuto delle divinità o, più spesso, di allontanare le forze negative. Ve lo ricordate l’articolo? La medicina nell’antica mesopotamia: tra unguenti, magia, streghe e stregoni., Carpire i segreti del futuro: l’antica Mesopotamia e la divinazione..

Non erano fantasie. Erano istruzioni. Immaginate: la notte cala sulla città, qualcuno è malato, e l’unica difesa è un testo recitato, un rituale preciso. La malattia non era un virus, ma un demone o uno spirito ostile da scacciare. L’incantesimo era un processo legale e cosmico: stabilire chi ha la colpa, invocare l’autorità superiore e costringere la forza maligna ad andarsene. La formula scritta diventava un’arma legale contro il caos. Il potere del testo era assoluto. Se vi siete persi qualcosa vi lascio il link. Scopriamo insieme le prime storie di fantasmi: torniamo nell’antica mesopotamia, Facciamo la conoscenza dei primi maghi della storia tra esorcismi, magie curative e stregoneria.

Il nostro viaggio ci ha portato poi lungo il Nilo, in Egitto. Se la magia mesopotamica era di protezione e guarigione, quella egizia era di trasformazione e viaggio. Il Libro dei Morti (in realtà, il Libro per uscire al giorno) non è un’unica opera, ma una raccolta di formule e incantesimi che venivano posti nelle tombe. Il loro scopo era dare al defunto le “chiavi” per navigare i pericoli dell’Aldilà.Questi rotoli sono l’apice della letteratura magica antica.

Contengono istruzioni precise su come: • Pronunciare il nome segreto di una divinità (e così ottenere potere su di essa). • Trasformarsi in animali sacri (un falco, un serpente). • Superare il Giudizio di Osiride negando di aver commesso peccati specifici (la “Confessione Negativa”).

Il fascino inquietante sta nel fatto che la parola scritta non era solo un ricordo, ma una funzione. Il rotolo, una volta posizionato, funzionava. Era una polizza assicurativa magica per l’eternità. Qui vi lascio i link agli articoli. Sfogliamo i segreti del Libro dei morti degli antichi Egizi, La magia nell’antico Egitto: tra incantesimi di magia nera, legamenti d’amore e religione.

Con la civiltà greco-romana, il concetto di magia inizia a dividersi in modo più netto. Nasce la distinzione tra: • Magia Alta (Theurgia): l’interazione con gli spiriti superiori per raggiungere la conoscenza divina (pensate a Platone, che accenna a pratiche rituali). • Magia Bassa (Goetia): l’uso di incantesimi per scopi materiali, spesso per amore, vendetta o guadagno.

Per trovare le prove di questa “magia bassa” dobbiamo cercare documenti proibiti: i Papiri Magici Greci (PGM). Scoperti in Egitto (che è stato un crocevia culturale perenne), questi papiri sono ricettari veri e propri, pieni di istruzioni dettagliate per: • Creare filtri d’amore (spesso macabri). • Invocare demoni per consultare gli oracoli. • Lanciare maledizioni (i defixiones). La Magia e i Miti Europei: Un Viaggio Intrigante🚀

Questi testi, a differenza delle solenni formule egizie, sono sporchi, frettolosi e pieni di un potere immediato e pericoloso. Sono la prima vera documentazione del mistero del male minore che l’uomo desidera compiere.

E il nostro viaggio continua…Queste prime tappe – la Mesopotamia della protezione, l’Egitto della trasformazione e la Grecia/Roma della coercizione – ci mostrano che la magia, prima di essere un genere letterario, era la letteratura stessa: il tentativo più audace e primordiale di usare il linguaggio per manipolare la realtà. Gli scritti non erano storie sulla magia, ma erano oggetti magici essi stessi.

Mentre chiudiamo gli occhi su queste antiche tavolette e papiri, una domanda inquietante permane: quanto del nostro moderno linguaggio — le nostre preghiere, i nostri giuramenti, i nostri meme di auto-aiuto — conserva ancora quel potere magico primordiale?

Una risposta a “Incantesimi e Testi: La Magia nell’Antichità”

  1. Avatar sillydeliciouslyf76523c1d3
    sillydeliciouslyf76523c1d3

    Come sempre brava. Questo mi è piaciuto particolarmente perché riassuntivo. Si, io leggo i tuoi articoli da cima a fondo ma un po’ “mi sfuggono”per cui un riassunto ben fatto è per me prezioso. Grazie! Ciao!

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La Magia e i Miti Europei: Un Viaggio Intrigante🚀

Lettori del mistero e dell’ignoto oggi tutto ha inizio da questa parola: Magia. Da sola evoca incantesimi affascinanti, malie e mondi fantastici immateriali pieni di seduzioni di ogni genere. Basta buttare questa parola dentro una conversazione, un articolo o un post per accorgersi che tutti credono in qualche forma di magia o cercano di non crederci aggrappandosi alla razionalità e alle evidenze scientifiche.

La definizione di magia è difficilissima. La migliore è quella meno dettagliata: magia o magie sono le forze che non rientrano nelle nostre strette categorie e definizioni. Vi basta?

Probabilmente no. Forse per trovare le vera definizione di magia bisogna saper guardare dentro sè stessi e non fuori. E non andare a caccia di certezze o di verità definitive.

Credere nella magia vuole dire accettare divinità di epoche pagane, quando l’ uomo adorava ancora la natura, i suoi simboli, le sue differenti manifestazioni. L’elemento che ha maggiormente attirato l’attenzione nei secoli è stato il sole, fonte di calore, luce, vita, la cui sconfinata energia utilizziamo anche per risolvere parecchie delle nostre necessità. Tutte le epoche, tutte le culture hanno fatto del sole un dio, adorato con molti nomi e diversi riti, tutti legati al fuoco, alle eterne battaglie tra giorno e notte e tra luce e buio.

Per gli uomini preistorici bisognava pagare un tributo a chi garantiva la loro vita. Ma c’erano anche invocazioni per ottenere risposte dalle divinità? Noi ora utilizziamo l’energia solare per i nostri scopi ma forse gli antichi con le loro invocazioni intendevano raggiungere scopi che per noi oggi sono intellegibili? Non lo sapremo mai.

Anche la luna è sempre stata adorata come dea, la versione femminile del sole e il fatto che gli uomini ci siano sbarcati decenni fa non ha cambiato nulla. La luna influenza le maree e il flusso del sangue nel corpo, ormai è assodato anche dalla scienza. Gli antichi almanacchi ricordavano anche l’importanza di scegliere le fasi giuste per seminare, piantare e fare incantesimi. E se le prime due influenze oggi sono universalmente e scientificamente riconosciute e non sono più considerate magiche, la modernità ci fa dubitare della veridicità della terza che rimane roba da “appassionati di giardinaggio” e che consideriamo parte del folklore ma chi può sapere se tra cent’anni la penseremo ancora così.

Il viaggio che vi propongo parte proprio da qui, prenderemo in mano testi che parlano di occulto e di storia e visiteremo i luoghi antichi del mito e del mistero, quelli di cui si parla nelle leggende e dove la presenza del divino era data per certa. È un viaggio avventuroso nello spazio ma anche nel tempo, limitato da quello che oggi ci resta di alcuni di questi posti, ma noi siamo degli avventurieri e partiamo ugualmente.

●Iniziamo dalle radici della nostra cultura, dalla magia dei greci che incontra quella orientale, unione che sta alla base della filosofia occidentale. Approdiamo quindi a Efeso in Turchia. Luogo in cui oggi vedremo solo una manciata di resti archeologici ma che in passato fu la culla del misticismo e della magia. Qui si trovava una della meraviglie del mondo antico, qui si trovavano studiosi e studenti delle arti magiche provenienti da ogni parte del mediterraneo, qui Giuliano l’apostata morì nel IV secolo e il cristianesimo divenne la religione di stato in una società apparentemente cristianizzata dove però le conoscenze occulte, gli antichi riti, e i miti trovarono un nascondiglio tra le pieghe della cultura popolare. Viaggiate con me a Efeso: nascita di una città misteriosa tra culti mistici, magie e leggende. #1, Viaggio nella Storia di Efeso: Dai Templi agli Scavi #2, La caduta di Efeso tra magia, misteri e tradizioni: simbologia e misticismo alla fine dell’impero romano. #3.

●Proseguiamo il nostro viaggio tra le isole dell’ Egeo alla ricerca di fatti e notizie tra le leggende che riguardano Pitagora, Ippocrate, Platone e Atlantide, terra del mito per eccellenza. Ci siamo quindi fermati sull’isola di Samo, la partia dei numeri e della musica dove nacque e visse una parte della sua vita il maestro Pitagora. Con lui abbiamo approfondito le influenze della matematica e della musica sul misticismo, abbiamo visto come veniva utilizzata la magia della musica per curare le malattie e costruire le città. La Magia dei Numeri: Pitagora e Samo #1, Pitagora: Misticismo e Creatività a Samo #2 🏛️.

●La nostra barca ha proseguito il viaggio verso l’isola di Kos, patria di Ippocrate e luogo dove la tradizione vuole che sia stato fondato uno dei primi ospedali. Il corpo e l’anima erano considerati una cosa sola e la medicina era considerata una forma di magia. Ci siamo quindi aggirati per l’isola alla ricerca delle tracce di questa antica sapienza. Kos: Il Luogo di Nascita della Medicina Moderna #1🚑, La Magia della Medicina Antica a Kos #2. Lascio giudicare a voi quello che abbiamo trovato, io mi sento solo di aggiungere che si tratta di un luogo davvero stupendo.

●Ci siamo persi, la navigazione è stata particolarmente difficile e siamo finiti sulle spiagge di Atlantide. Isola perduta tra le nebbie del tempo abbiamo provato a capire dove si trovasse e chi fossero gli abitanti. Purtroppo trovare una risposta è stato difficile, abbiamo potuto fare solo ipotesi ma siamo ripartiti con la sensazione di aver toccato, anche solo per un minuto, la magia delle leggende. Riscoprire Atlantide: Tra Mito e Verità #1, Civiltà Scomparse: Il Fascino di Atlantide #2

Il viaggio continua…⛵

3 risposte a “La Magia e i Miti Europei: Un Viaggio Intrigante🚀”

  1. Avatar sillydeliciouslyf76523c1d3
    sillydeliciouslyf76523c1d3

    Bel modo per aiutarmi a ricordare i precedenti argomenti. Brava!

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  2. Avatar Incantesimi e Testi: La Magia nell’Antichità | Alice Tonini

    […] Per trovare le prove di questa “magia bassa” dobbiamo cercare documenti proibiti: i Papiri Magici Greci (PGM). Scoperti in Egitto (che è stato un crocevia culturale perenne), questi papiri sono ricettari veri e propri, pieni di istruzioni dettagliate per: • Creare filtri d’amore (spesso macabri). • Invocare demoni per consultare gli oracoli. • Lanciare maledizioni (i defixiones). La Magia e i Miti Europei: Un Viaggio Intrigante🚀 […]

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  3. Avatar sottoilcielo

    le foto sono meravigliose mi fa invidia. complimenti davvero

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Museo delle Torture: un viaggio per vedere il volto crudele della Storia

Lettori dell’ ignoto ecco una esperienza che non potete perdervi. Avete mai visitato un museo delle Torture?

Tra le mura di un borgo incantato si nasconde un segreto inquietante. Al museo delle Torture di Grazzano Visconti è esposto un mondo fatto di dolore e sofferenza. Una esperienza forte, che difficilmente dimenticherò. Non avevo mai visitato un museo di questo genere ed ero curiosa perché nonostante le mie ricerche precedenti, volevo vedere con i miei occhi alcuni dei terribili oggetti di cui avevo sentito parlare. Ho visitato la struttura in autonomia e mi sono fermata all’ interno per circa quaranta minuti.

L’atmosfera era davvero inquietante, ma visto l’ argomento non poteva essere altrimenti. Il percorso tematico è ricco e ben documentato, sono messi in mostra diversi strumenti di tortura con una descrizione dettagliata e una stampa storica che cala il visitatore nella realtà dell’ epoca.

Le pareti del museo raccontavano storie di tormenti e disperazione. Ogni strumento era una testimonianza unica, muta, di una umanità in grado di infliggere sofferenze indicibili. Nella prima parte del percorso espositivo c’erano gli strumenti più conosciuti. La gogna con il suo collare in ferro che stringeva il collo mi ha fatto sentire la vergogna e l’ umiliazione inflitte a chi veniva condannato. Immagino le folle che si accalcavano per assistere a queste scene di pubblico ludibrio; uomini, donne e bambini che si divertivano al passaggio del barile della vergogna che con la sua scura concavità e le sue borchie di ferro era un simbolo vivente dell’ umiliazione e dell’ isolamento sociale, un corpo indifeso rinchiuso in una prigione mobile. Oppure le maschere dell’ infamia dalle forme grottesche e le aperture che deformavano i volti; indossarne una voleva dire essere privato della propria identità e marchiato a vita dall’ ordine costituito.

Impressionante è anche la sezione dell’ Inquisizione che mi ha particolarmente colpito. Immaginare donne e uomini accusati di stregoneria, sottoposti a interrogatori crudeli e dolorose torture è stato terribile. La verga, la sedia della strega, gli strumenti per la ricerca del marchio del diavolo. Ogni oggetto raccontava una storia di sospetto, paura e intolleranza. Ho sentito sulla pelle il freddo dell’ acciaio e ho provato una angoscia profonda al pensiero delle sofferenze inflitte a queste donne innocenti.

Tra le ombre del passato si nascondono anche delle sorprese. Oltre a farci conoscere gli orrori della tortura il museo ci insegna a distinguere la realtà dalla finzione. Attraverso esempi come la Vergine di Ferro, comprendiamo come i falsi miti possano influenzare la nostra percezione della storia medievale.

Il percorso espositivo si conclude con una riflessione profonda sulla sofferenza umana e sulla forza della fede. La sezione dedicata al martirio dei santi ci trasporta in un mondo di dolore e di sacrificio, dove donne e uomini hanno affrontato la morte con coraggio e dignità. Attraverso stampe e riproduzioni degli strumenti di tortura, siamo invitati a comprendere il valore di queste azioni e a riflettere sul significato della vita. È una esposizione che ci commuove e lascia senza parole, ricordandoci che la storia è fatta anche di gesti eroici e di sacrifici.

Il museo delle Torture di Grazzano Visconti è un luogo che lascia il visitatore con molte domande. Com’è possibile che l’uomo sia capace di tanta crudeltà? Quali sono le radici umane di queste pratiche? Ognuno di noi dovrà trovare le proprie risposte.

E anche per oggi è tutto. Vi aspetto al prossimo articolo, buona lettura a tutti voi.

Alice Tonini

Una risposta a “Museo delle Torture: un viaggio per vedere il volto crudele della Storia”

  1. Avatar sillydeliciouslyf76523c1d3
    sillydeliciouslyf76523c1d3

    Perfettamente d’accordo col tuo punto di vista. Non sarei mai in grado di torturare, tanto meno di subire torture di alcun tipo. Il museo mi pare ben organizzato, ma avendo visto alcuni musei su strumenti di guerra, la tristezza e angoscia che mettono… credo non andrò. Grazie del articolo sempre interessante. Al prossimo.

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La Magia dei Numeri: Pitagora e Samo #1

Benvenuto lettore dell’ignoto, spero tu abbia già pronte le valige perché stiamo per ripartire. Siamo appena tornati da Efeso, luogo d’incontro tra la magia d’oriente e d’occidente, luogo in cui è esistita una delle incredibili meraviglie dell’antichità e sono già pronta per portarti all’isola greca di Samo, patria della magia dei numeri e della musica, luogo di nascita del misterioso Pitagora, fondatore dell’ omonima scuola.

A differenza di Efeso di cui ci sono rimaste solo poche rovine disseminate in una zona paludosa, Samo è una ridente isoletta soleggiata ricca di vigneti, ulivi e alberi da frutto. Un buon posto per passare qualche giorno di vacanza. Purtroppo però i segni del passaggio del maestro sono molto pochi e non sempre facili da cogliere.

Ma Samo non è solo una meta turistica con dell’ ottimo vino ma è anche famosa per i reperti archeologici rinvenuti e perché ha dato i natali a personaggi come Epicuro, Anacreonte e ovviamente al maestro Pitagora. Proprio quest’ultimo è oggetto dell’articolo di oggi. Mentre passeggiamo nel porto di Vathy lascia che ti racconti della storia di Pitagora e dei suoi legami con la numerologia, con la mistica e le scienze occulte della musica.

Il simbolismo legato al misticismo della scuola pitagorica vede tra i simboli più importanti il pentacolo Pitagorico, esso era il segno di riconoscimento di Pitagora e dei suoi discepoli. Ed è oggi ritenuto simbolo di salute.

Samo, una delle più verdi isole greche e una delle più vicine alla Turchia, nel 1955 celebrò un evento singolare: il duemilacinquecentesimo anniversario della nascita della prima scuola di filosofia nel mondo. Fondata da Pitagora che fu la prima persona a usare la parola “filosofo” nel significato di “amante della saggezza” e le sue scoperte influenzano ancora oggi il nostro modo di pensare. Basterebbero i suoi contributi al mondo della matematica e della musica per renderlo degno di rispetto e ammirazione: matematica e musica noi lettori del mistero sappiamo bene che sono le forme basilari della magia del mondo greco, ma c’è di più, molto di più in Pitagora e di più dobbiamo alla sua scuola.

Alcuni scrittori antichi pensavano che quest’uomo, la cui saggezza era stata prevista dall’oracolo di Delfi, fosse lui stesso un Dio mandato sulla terra per istruire e recar saggezza al genere umano. Godfrey Higgins, nel suo Anacalypsus avanza l’ipotesi che il mito di Pitagora possa essere anche la base per il mito di Gesù. A ogni buon conto la saggezza e la conoscenza attribuitegli non hanno confronti. Nel volume Gli insegnamenti segreti di tutte le epoche, P.Hall ci fa sapere che Pitagora era in grado di parlare con gli spiriti dell’acqua:

“Con la mente poteva fare cambiare direzione di volo a un uccello, convincere un orso a cessare le sue devastazioni in un villaggio, persuadere un toro a cambiare dieta. Era anche dotato di una seconda vista che gli consentiva di prevedere e descrivere con grande precisione fatti non ancora avvenuti, superando quindi spazio e tempo.”

Vi dice niente l’ultimo film di Indiana Jones? Si dice che il maestro possedesse una ruota straordinaria per mezzo della quale era in grado di predire gli eventi futuri.

Parliamo adesso dei numeri sacri di Pitagora e della loro connessione con la magia. Avete mai sentito parlare della teoria della triangolarità? Secondo Pitagora tutto in natura poteva essere diviso in tre parti e la porta verso la conoscenza era a suo giudizio, la capacità di vedere il problema in chiave triangolare. “Trovate il triangolo” diceva, “e il vostro problema è per due terzi risolto”. Anche il mondo, quindi poteva essere diviso in tre parti. Quasi tutto il creato, tutti gli esseri che si sostentavano di cibo materiale erano, per lui, la parte bassa, inferiore del mondo. Al di sopra esisteva un Mondo Superiore e sopra ancora un mondo Supremo. A questo sommo livello, sosteneva Pitagora, l’uomo può solo aspirare, se riesce a trascendere la sua natura materiale, a essere accettato dagli dei e a dividere con loro l’immortalità.

Torniamo indietro di qualche anno, ricordate quando è nato? Pitagora figlio di un gioielliere di nome Mnesarco, era nato a Samo nel 582 a.C. Ancor prima della nascita era già stato consacrato ad Apollo dio della luce, e aveva solo un anno quando la madre lo portò in un tempio in Libano dove un grande sacerdote israelita gli impartì una benedizione speciale. Fu sin da piccolo sotto l’influenza di Talete, considerato il più saggio dei sapienti in Grecia. Avrebbe poi trascorso parte della sua giovinezza in Egitto, dove fu inventata la geometria che da quelle parti era necessaria per calcolare l’estensione delle piene del fiume Nilo e quindi lo spazio fertile a disposizione.

La matematica divenne ben presto la passione del giovane Pitagora affascinato dagli studi della mistica dei numeri, in modo particolare era affascinato dal numero 10 (la somma di 1, 2, 3, e 4) che acquista importanza sia perché, a suo parere, il numero perfetto doveva contenere un numero uguale di cifre pari e dispari, sia perché egli pensava che il 10 fosse “il principio della salute”. Per dimostrare la sua teoria, soleva costruire una piramide di sassolini (con una base di 4 sassolini, poi 3 ecc.) a riprova di come il 10 andasse a formare un perfetto triangolo. I cieli, a suo dire, contenevano 10 corpi celesti in movimento: la terra, l’anti terra, il sole, la luna, cinque pianeti e le stelle fisse. Nella mistica magica di Pitagora ogni numero riporta agli altri: il tre porta al dieci e viceversa.

Ma le conoscenze di Pitagora non si limitano certo solo alla matematica e alla geometria. Egli circonda di aura mistica e magica anche la musica. Uno dei suoi esperimenti più famosi riguarda la sperimentazione con delle corde di lunghezza e grossezza diversa, la cui tensione (e tono conseguente) poteva essere cambiata girando un vite. La corda più corta produceva il suono più acuto, quella più lunga il suono più basso. Il passo successivo furono le sperimentazioni sulle proporzioni e le misure; Pitagora trova tre consonanze: l’ottava (½), la quinta (⅔) e la quarta (¾). “Le armonie”, conclude, “dipendono dalle proporzioni matematiche”.

https://enalion.click2stream.com/ (qui trovate una visuale live della Webcam dal porto di Samo. In caso non sia più on line fatemelo sapere con un messaggio o un commento, grazie mille.)

Gli aneddoti, veri o inventati che riguardano la vita del maestro sono innumerevoli, forse a causa dell’aura di mistero che lo circondava. Credo che la sua fama lo precedesse e molto probabilmente ogni persona che lo incontrava aveva un qualche episodio da raccontare e tramandare. Ad esempio lo statista romano Boezio, del VI secolo d.C., racconta un aneddoto a proposito delle ricerche sulla musica. Pitagora un giorno mentre passava davanti alla bottega di un fabbro, si ferma ad ascoltare il battere dei martelli sull’incudine. Il suo udito fu colpito da un suono in armonico. Entrò nella bottega e pesò i martelli; scoprì che quattro erano in proporzione matematica 12, 9, 8, 6 mentre il quinto no. Eliminato quello fece battere nuovamente gli altri scoprendo che il più pesante era il doppio di quello più leggero, aveva un suono più basso di una intera ottava.

L’aneddoto è delizioso, ma purtroppo, come dice Benjamin Farrington nel suo libro Scienza Greca: “C’è una certa confusione nella tradizione, perché l’esperimento con i martelli non darebbe i risultati che il racconto prevede”. Ma a noi poco importa della credibilità o meno dell’ aneddoto, a noi interessano il fascino emanato da quest’ uomo le cui conoscenze matematiche e mistiche si mescolavano a tal punto da renderlo una figura affascinante per i suoi contemporanei e non solo.

Torniamo alla magia della musica, della teoria dell’ armonia delle sfere cosa vi ricordate?

<La funzione della geometria è quella di allontanarci dal percettibile e dal caduco per portarci nella sfera dell’intelligenza e dell’eternità. Poiché la contemplazione dell’eterno è lo scopo della filosofia così come la contemplazione dei misteri è lo scopo della religione.>

Plutarco

Volgendo la sua attenzione all’eterno, Pitagora come passo successivo sviluppa la teoria dell’armonia delle sfere. “La distanza tra il Sole e la Terra”, ipotizzava, “è doppia di quella esistente tra la Terra e la Luna, la distanza di Venere è tre volte maggiore, quella di Mercurio quattro volte, e quella degli altri pianeti in proporzione. Ne consegue l’armonia dell’universo, l’armonia delle sfere appunto, un’armonia più intensa e profonda di quella che suoni mortali possono produrre”.

Aristotele, che era scettico a proposito della magia del numero 10, sosteneva che i pitagorici avevano inventato l’Anti-Terra per adattare i fatti alle loro opinioni; era invece più affascinato dall’idea dell’armonia delle sfere e cerca di spiegare perchè, se questa musica era vera in senso letterale, reale, le persone non erano di fatto in grado di udirla. “Questi suoni”, diceva, “sono con noi sin dalla nascita, così che noi non abbiamo mai sentito il silenzio vero, il quale non si è quindi mai contrapposto a questa musica, proprio come a chi lavora il bronzo, il continuo assordante rumore che provoca pian piano gli diventa indifferente, non lo sente più”.

Ma torniamo alla figura di Pitagora maestro di magia. Quando decide di darsi all’ insegnamento trova discepoli dapprima alla scuola di Samo e poi nel 529 a.C. a Crotone, in Italia, dove si era trasferito (ma di questo parleremo nel prossimo articolo).

Organizza la sua scuola secondo regole e precetti che egli stesso detta. I suoi seguaci avevano l’obbligo di meditare e di esaminare quotidianamente le proprie coscienze. Il filosofo una volta disse anche ai suoi pupilli che “la dominazione della lingua” è uno dei successi più difficili da raggiungere. Pensiero che secoli dopo echegga nelle parole del suo famoso discepolo Apollonio di Tiana, che rimase per cinque anni di fila senza parlare dopo aver affermato che “la loquacità ha molti svantaggi, il silenzio nessuno”. Nonostante Pitagora fosse morto da quattro secoli quando Apollonio nacque in Asia Minore, attorno al 4 a.C., gli insegnamenti del maestro erano ancora molto diffusi. Il giovane prese il voto dei pitagorici assoggettandosi alla loro severa disciplina e viaggiando moltissimo, così come il maestro aveva fatto molto tempo prima di lui. La biografia scritta da Filostrato è la sola fonte di informazione che abbiamo su Apollonio di Tiana, sui miracoli che si dice abbia compiuto e sul modo misterioso in cui sparì invece di morire.

Nella sua scuola, Pitagora, iniziava e concludeva la giornata con dei canti e curava molti disturbi con composizioni musicali scritte appositamente per il malato. I nuovi iniziati, se si dimostravano degni, venivano ammessi e potevano passeggiare liberamente in una sorta di vestibolo interno del tempio. “In quella palestra”, scrive W. J. Colville in Misteri antichi e Rivelazioni, “gli adepti erano incoraggiati a esprimere le loro opinioni e i loro pensieri, e a volte lo stesso Pitagora appariva inaspettatamente e si metteva a conversare con uno sconosciuto; osservando le sue parole e i suoi gesti arrivava a conclusioni che erano sempre esatte. In particolare il maestro prestava grande attenzione al portamento e al modo di ridere, che sono sempre atteggiamenti rivelatori del carattere delle persone. Aveva anche fatto uno studio così approfondito dei tratti del viso che vi sapeva leggere inclinazioni e disposizioni al primo sguardo”.

Dopo alcuni mesi di tirocinio preliminare, l’aspirante pitagorico veniva sottoposto a varie prove, una delle quali consisteva nel passare la notte in una grotta infestata da forze misteriose che assumevano forme raccapriccianti. Se il candidato aveva sufficiente coraggio per superare la prova, passava dagli stadi iniziali che duravano dai due ai cinque anni, alla fase nella quale veniva accettato nella casa del maestro insieme con gli altri discepoli. “Solo allora cominciava la vera iniziazione. A questo punto veniva data un’esposizione razionale della dottrina occulta, basata soprattutto sulla scienza dei numeri, la cui valenza esoterica non era rivelata agli esterni ma solo agli adepti che se ne erano mostrati degni”.

“La distinzione tra matematica per tutti e quella sacra riservata agli adepti era grande”. Le lezioni cominciavano al mattino, in piena luce, normalmente all’aperto sotto i raggi del sole. Perché il maestro, come l’imperatore Giuliano che seguirà i suoi precetti quasi 700 anni dopo, credeva nel sole come “fuoco dentro tutto” e pensava che l’energia emanasse da ogni essere vivente, come da ogni modello, da ogni forma, da ogni organizzazione esistente in natura.

Credo che per la prima parte del nostro viaggio possa bastare, la prossima volta torniamo a parlare della scuola pitagorica e dei precetti magici che insegnava. Fino ad allora buona lettura a tutti voi lettori dell’ignoto.

Alice Tonini

5 risposte a “La Magia dei Numeri: Pitagora e Samo #1”

  1. Avatar Francesca Monteverdi
    Francesca Monteverdi

    la grafica del sito nuovo è pazzesca!

    Piace a 1 persona

  2. Avatar sillydeliciouslyf76523c1d3
    sillydeliciouslyf76523c1d3

    Bello! Come sempre un bel lavoro di ricerca. Io non amo i numeri (proprio per niente) ma trovo interessante la storia di Pitagora, che conoscevo solo come matematico e di conseguenza non avevo mai approfondito. Grazie e… alla prossima.

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  3. Avatar Pitagora: Misticismo e Creatività a Samo #2 🏛️ | Alice Tonini

    […] Lettori del mistero bentrovati. Oggi terminiamo la nostra passeggiata per l’isola di Samo, discorrendo di magia, musica e numeri, per farci una idea delle antiche radici della creatività e del misticismo legato all’arte che nei tempi antichi era considerata sacra. La Magia dei Numeri: Pitagora e Samo #1 […]

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  4. Avatar La Magia e i Miti Europei: Un Viaggio Intrigante🚀 | Alice Tonini

    […] visto come veniva utilizzata la magia della musica per curare le malattie e costruire le città. La Magia dei Numeri: Pitagora e Samo #1, Pitagora: Misticismo e Creatività a Samo […]

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La caduta di Efeso tra magia, misteri e tradizioni: simbologia e misticismo alla fine dell'impero romano. #3

Benvenuto lettore dell’ignoto, accompagnati nella nostra ultima passeggiata tra le rovine di Efeso. È estate e fa caldo, tra le rovine si aggirano stormi di zanzare quindi ci sposteremo a visitare luoghi più ospitali.

 

Le scorse volte durante le nostre passeggiate abbiamo parlato di come è nata Efeso, quali sono le leggende alla base dello sviluppo di quella che era considerata una città importante sia dal punto di vista commerciale che dal punto di vista culturale e religioso. Abbiamo poi visitato le rovine del tempio, una delle meraviglie dell’antichità e abbiamo parlato della sua storia e della mistica legata alla simbologia sacra. Abbiamo visto dove si trovava il teatro di Efeso e abbiamo percorso le enormi strade lastricate di marmo che ancora oggi attraversano le rovine. 

Prima di andarcene facciamo un ultimo giro tra i resti della città e lasciate che vi racconti di qualche altra leggenda che riguarda Efeso. 

 

 

Avete notato quelle statue della dea Artemide che gli archeologi hanno trovato tra le rovine? 

Si dice che sia l’immagine della dea che ha ispirato il grandioso tempio.

La simbologia è legata a quella della dea delle Amazzoni e secondo i miti è da far risalire a tempi più antichi rispetto alla fondazione della città. L’immagine della divinità è ispirata a quella della palma da dattero che era simbolo di prosperità, fertilità e della ricchezza femminile. Bisogna considerare che in tempi antichi il dattero era una risorsa alimentare fondamentale per le popolazioni della zona.

Dice una leggenda che una notte in città cadde dal cielo una piccola pietra, probabilmente un meteorite, e attorno a quella venne eretto il primo altare dedicato alla dea. Per secoli la pietra ( Diopet) che si diceva fosse stata invitata da Giove, fu incastonata nel murale accanto all’altare o nella corona turrita della statua della dea che fu realizzata dai greci in sostituzione della palma. Questa pietra era considerata l’oggetto più sacro di tutto il tempio e secondo gli archeologi potrebbe essere sopravvissuta alla distruzione dell’altare. Secondo una fonte la pietra originale si troverebbe ora nel museo della città di Liverpool; il museo avrebbe ottenuto la pietra da un antiquario di nome Charles Seltman, che l’aveva comprata a Efeso negli anni Quaranta.

 

Questo sarebbe il famoso Diopet di Efeso che si dice fosse incastonato nella statua del tempio ma le discussioni sono ancora molte. 

 

Il sovrintendente di Liverpool il dottor Dorothy Downes, dice che il fatto che sia stata acquistata a Efeso non ne prova l’origine, ma che “potrebbe provenire da uno dei templi di Efeso”. Secondo gli studi la pietra era originariamente un pestello risalente al neolitico, realizzato in giada vulcanica, e il sovrintendente aggiunge che secondo loro “diventò oggetto di culto attorno al 700 a.C. quando gli fu data un’altra forma e vennero aggiunte delle striscie in ferro”. Moltissimi all’epoca pensavano che queste pietre fossero meteoriti piovute dal cielo a opera degli dei e per questo le consideravano sacre.

 

 

L’immagine che avete visto sopra viene denominata “Diana di Efeso” ed è arrivata sino a noi attraverso le statuette che riproducevano in piccolo l’originale e che erano vendute in città alle migliaia di pellegrini che ogni anno venivano a visitare il tempio da tutto il Mediterraneo. Per capirci erano un po’ come dei moderni souvenir portafortuna. Le statuette sono anche menzonate nella Bibbia e lo stesso Demetrio, tra tanti, ne fece diverse copie. Quel Demetrio cesellatore d’argenti che dopo aver sentito parlare Paolo di Tarso radunò i suoi colleghi e così parlò loro:

Non è solo la nostra professione a essere in pericolo, ma lo stesso tempio della dea Diana, che così finirà per essere abbandonato da tutti. E la sua maestà che l’Asia e l’intero mindo rispetta e adora sarà negletta e abbandonata!”

La leggenda narra che queste parole eccitarono i colleghi di Demetrio a tal punto che al grido di “grande è Diana di Efeso!” presero a tumultuare. E la ribellione presto si estese a tutta la città, costringendo Paolo a fuggire.

Comunque sia andata oggi sappiamo che le statuine potevano variare nei dettagli e ci sono diverse interpretazioni e letture dei significati simbolici mistici. La più comune vuole che la dea della fertilità, con origini orientali e che veniva rappresentata con una magnificenza di vesti tipica dell’Oriente, si fondesse con l’immagine di Artemide-Diana, dea della natura.

I testi degli studiosi descrivono tutti l’immagine che ne deriva come mostruosa, una donna con molti seni. La figura rappresentata, adornata di vesti e monili preziosi ha una collana di seni, che si può spiegare con la leggenda della palma da dattero che già vi ho citato prima: l’albero era sempre pieno di frutti ai tempi delle feste artemisie che si tenevano in città. E’ più che probabile quindi che una collana di datteri maturi adornasse le statue in città durante la celebrazione. Le statuine finirono per riprodurre queste decorazioni tradizionali e la collana di frutti divenne una collana di seni.

 

Amazzone

 

Questa è la versione più accreditata tra gli studiosi perchè non contrasta con la tradizione che ci rimanda all’Amazzone, legata al mito classico dove la dea è “regina e cacciatrice, casta e pura” allo stesso tempo. In quella prima rappresentazione antica la sua immagine è snella e dai seni eretti di giovinetta, simile ad altre immagine dello stesso tipo risalenti ai primi anni della fondazione della città. La dea in quel caso aveva entrambe le braccia tese in avanti con i palmi delle mani aperti e dei minuscoli leoni sulle spalle. La parte bassa del corpo è coperta da tre fasce o fregi con teste di cervi, buoi e leoni.

Molte statuette hanno anche un ciondolo: a forma di scorpione, con una mezzaluna, dai corni che puntano al basso. Tutte hanno in comune la curiosa corona dove è incastonata la sacra pietra. I visi sono solitamente in stile ellenistico, con tratti puri e regolari.

Della statua originale non è mai stata trovata traccia. Dalle descrizioni che ci sono giunte doveva essere spettacolare: nel tempio interno stava su un altare largo oltre venti metri, circondata da un doppio ordine di colonne. Fu distrutta nel 400 d.C. Da un cristiano fanatico che si vantò poi di aver abbattuto l’immagine del demonio Artemide. 

Nei secoli il tempio venne lentamente a perdere d’importanza. Solo il culto di Diana sopravvisse alla distruzione definitiva da parte dei goti. I temi mistici e le antiche credenze divennero a pannaggio di gruppi segreti e clandestini quando l’imperatore Costantino, che precedette Giuliano l’apostata, proclamò il cristianesimo religione ufficiale dell’impero romano. L’azione dell’imperatore Giuliano che cercò invano di fare rivivere il culto non servì a nulla, la fase di declino era ormai nel pieno.

Ma avviamoci verso l’antico porto di Efeso e parliamo della fine della città e quindi della storia di Giuliano l’apostata, l’ultimo difensore del paganesimo.

 

Statua di Giuliano l’apostata 

 

Si dice che l’uomo più famoso di Efeso, al tempo di Costantino, fosse il filosofo-mago di nome Massimo. Fu lui a iniziare l’imperatore Giuliano ai misteri Eleusini, fu lui ad avviarlo alle pratiche mistiche e anche, si dice, ai riti notturni alla dea Ecate.

Per chi di voi non si intendesse troppo di mistica Ecate è una dea oscura legata al ciclo lunare, diciamo che è il volto buio di Artemide-Diana. Le leggende e le testimonianze dell’epoca ci raccontano che durante le notti di luna nera il tempio apparteneva a lei ed era allora che si svolgevano i riti a lei dedicati.

Come già vi ho mostrato prima tutte le divinità femminili antiche ebbero la tendenza a fondersi in una sola figura. La madre terra personificata da Cibele, Demetra e Iside, e la Vergine conosciuta come Artemide, Persefone ed Ecate sono tutti aspetti comuni della figura sacra femminile, tessitrice di mistero e dotata di intuizione magica. Lo stesso meccanismo si è perpetrato nel tempo fino ai giorni nostri secondo l’opinione di Robert Graves, studioso dei miti della grecia antica. Egli ipotizza che quando il mondo occidentale adottò il dio maschile e la figura di Gesù, incominciò il declino del significato profondo e psichico della vita per come molte persone dell’epoca la concepivano. I cattolici fecero quindi un tentativo per tornare alla venerazione femminile con l’inserimento della figura di Maria Vergine e madre (tentativo che venne frustrato dalle forze della Riforma, ma quelli furono altri tempi).

Ecate 

 

Torniamo ora alla nostra storia e alla fine di Efeso. Massimo il mago convinse l’imperatore Giuliano, che credeva nel principio della metempsicosi (cioè nella reincarnazione) di avere in sé l’anima di Alessandro il Grande e di essere per questo destinato a conquistare il mondo.

Giuseppe Ricciotti nel suo libro Giuliano l’apostata racconta in modo molto pittoresco di come Massimo e Giuliano s’incontrarono la prima volta. Allora Giuliano, ufficialmente ancora un cristiano per evitare la collera di suo zio, l’imperatore Costantino, studiava con Eusebio, a Pergamo. Il suo maestro non era del tutto in sintonia con le idee di Massimo che all’epoca si era già fatto una solida fama come sacerdote del paganesimo ellenico. Eusebio raccontò a Giuliano di quando una volta il mago l’aveva invitato con alcuni amici al tempio durante i rituali di Ecate dove aveva bruciato incensi e recitato inni. Ad un certo punto la statua della dea iniziò a sorridere e poi a ridere a piena gola. Massimo li calmò e disse loro di guardare con attenzione e più da vicino perchè le torce che la dea teneva in mano stavano per accendersi. E infatti così fù.

Eusebio probabilmente pensava che l’episodio narrato sarebbe bastato al giovane Giuliano per perdere interesse in Massimo, invece accadde proprio il contrario.

Disse Giuliano: “Addio. Tieniti i tuoi libri, mi hai fatto trovare l’uomo che fa per me.” E lasciato il maestro se ne partì per Efeso, dove studiò seriamente le arti occulte, partecipando a un vero e proprio corso a esse dedcato. Fu iniziato ufficialmente ai misteri, con i riti del caso: cerimonie sotterranee accompagnate da suoni misteriosi, esalazioni ributtanti, truci apparizioni.

Da quel momento, racconta il prete cristiano Gregorio, che scrisse una delle biografie di Giuliano più famose (ovviamente in negativo), Giuliano fu posseduto dal demonio.

 

Costantino osserva il nipote con sguardo severo…

 

Durante la fanciullezza Giuliano s’era tenuto i propri pensieri per sé, sapendo bene che se avesse rivelato le sue credenze avrebbe rischiato la vita. Lo zio Costantino non era uomo tollerante e dopo avere ammazzato i suoi tre figli, aveva adottato il cristianesimo come religione semiufficiale di stato rendendosi conto che gli sarebbe potuta servire come potente strumento dell’autorità imperiale per il controllo del popolo.

Giuliano che era nato con il nome di Flavio Claudio Giuliano il 6 novembre 331 d.C. a Costantinopoli fu un adoratore del sole, anche se in gioventù aveva superficialmente accettato il cristianesimo, una religione che lo lasciava scettico e che derideva. Come la maggior parte dei suoi contemporanei, usava il termine “magico” in senso spregiativo e una volta si lasciò scappare che: “Paolo di Tarso era il più grande dei maghi e degli impostori mai venuti al mondo“.

Re Salomone 

 

Giuliano era pieno di sarcasmo verso gli incantesimi cristiani che, secondo lui, erano capaci di ridare purezza con l’acqua battesimale ai fornicatori, agli idolatri, agli adulteri, ai ladri, ai ricattatori e ad ogni sorta di malfattore, ma non erano in grado di curare nessun malanno fisico. Lui invece, credeva in tutte le forme di divinazione pagane compreso l’esame delle viscere e l’interpretazione dei sogni e dei segni.

Giuliano aveva vent’anni quando andò la prima volta a Efeso all’inizio di una carriera breve e intensa che lo portò a studiare magia ad Atene, a essere ammesso ai misteri Eleusini, a divenire comandante militare del fronte occidentale nel 355 d.C. e infine imperatore alla morte di Costantino nel 362. Il primo atto del nuovo imperatore fu quello di riaprire tutti i templi pagani e di cercare di fermare l’onda montante del cristianesimo. Ma l’onda era troppo forte anche per lui, e soltanto un anno dopo, mentre conduceva con successo una campagna militare contro i persiani fu assassinato. Aveva 32 anni e con la sua morte l’ultima opposizione al cristianesimo venne a mancare.

I suoi nemici cristiani, detto per inciso, rimarcarono con sarcasmo come il giavellotto che lo uccise gi avesse trapassato il fegato. Anche loro, dopotutto, esattamente come i pagani, pensavano che il fegato fosse un organo importante per la divinazione.

Gli storici hanno fatto innumerevoli speculazioni sull’ascendente che Massimo, il grande sacerdote del paganesimo ellenistico, il conoscitore delle arti solitamente concesse dagli dei, aveva sul giovane che sarebbe diventato imperatore. La magia che Massimo aveva insegnato a Giuliano era teurgica.

Per intenderci si tratta di evocare il divino per mezzo di rituali che portano l’entità a possedere un essere inanimato o potevano essere tecniche estatiche. Gli spiriti erano appositamente evocati con lo scopo di discendere sulla terra. Si tratta quindi di una unione mistica tra dio e l’uomo.

Gli ecclesiastici medievali, seguendo in blocco la condanna di sant’Agostino si rifiutarono di fare differenza alcuna fra la teurgica, che noi chiameremo volgarmente anche magia bianca e la magia popolare termine spregiativo con il qualce spesso si intende soltanto la magia nera. Il risultato nei secoli successivi fu la condanna di entrambe le pratiche.

In Giuliano l’apostata il Ricciotti commenta che sarebbe un errore considerare le magie di Massimo come pure e semplici frodi. “Se per il Teurgo il divino è diffuso ovunque nel cosmo…tutto quel che induce il divino a rivelarsi è attività teurgica legittima. E per ottenere una simile manifestazione del divino si può ricorrere alle leggi fisiche, chimiche e ottiche conosciute. Ed è anche possibile rafforzare e arricchire l’effetto con messinscena, scenografie e tutto ciò che può aiutare a raggiungere l’effetto teurgico desiderato”. Un esempio? Salnitro mescolato a carbonella può simulare gli effetti di un tuono.

Libanio, filosofo e amico di Giuliano, descrive Massimo come “il buon “medico che cambia le concezioni del futuro imperatore e conferma a Giuliano quel che i sogni gli avevano lasciato intravedere: proprio lui sarebbe stato il restauratore degli antichi dei dopo aver debellato il cristianesimo.

Altri commentatori dell’epoca non sono così teneri con Massimo. Lo storico-soldato Ammiano, scrisse che nemmeno un ateo avrebbe potuto partire per un viaggio senza consultare l’oroscopo, eppure egli considerava indecorosa l’entusiastica accoglienza che Giuliano fa al suo vecchio amico-mago quando diventa imperatore. E comunque sembra che Massimo davvero abbia esercitato un influenza straordinaria sull’uomo le cui azioni governavano il fato di milioni di individui.

“Probabilmente un ciarlatano, certamente un mestatore…considerato un conoscitore di curiose arti che solitamente vengono attribuite agli dei.” Questo è il commento di W. Douglas Simpson, autore di un altro libro intolato anch’esso, Giuliano l’apostata. È probabilmente un commento abbastanza tipico.

Dopo che Giuliano fu ucciso, anche Massimo fece una brutta fine. Le autorità cristiane lo mandarono a Efeso dove fu decapitato nel 376 d.C.

Massimo fu l’ultimo di una serie di Efesini che avevano dedicato la vita alle arti occulte sotto l’egida della dea lunare. Eraclito (535-475 a.C. ) il più celebre di tutti, il “filosofo oscuro” era nato e aveva vissuto tutta la sua vita a Efeso. E in un certo senso è lui il fondatore della metafisica.  “Tutte le cose sono una sola cosa”, scriveva, “e questa è fatta di molte opposte tensioni, come caldo e freddo, buono e cattivo, giorno e notte…metà inseparabili della stessa, unica cosa. E la vita è, nella sua essenza un cambiamento e il suo elemento base è il fuoco.” Precetti fondamentali tra filosofia e occultismo.

 

Eraclito l’oscuro 

 

Altro esempio di mago famoso? Falkner scrive che gli ebrei in Efeso erano in preda “a una grande superstizione” e credevano che Salomone avesse scoperto il potere di esorcizzare gli spirirti malvagi “con l’aiuto di alcune erbe meravigliose a lui note”. Salomone figlio di Davide e Betsabea, fu re d’israele nel X secolo a.C. Famoso per la sua saggezza e ricchezza, fu anche un leggendario e grande mago. A lui è attribuito il testo medievale di magia L’anello di re Salomone. Chiamato anche “il mago dei maghi” e  “il signore dell’occulto e dei suoi regni”, la sua fama lo rende famoso ancora oggi.

Il nostro viaggio a Efeso si conclude qui, con un breve accenno a una pratica magica poco nota: i segni magici conosciuti come “lettere di Efeso”. Secondo Eustazio, si trattava di incatesimi incisi sui piedi, sulla cintura e sulla corona di una statuetta della dea che a quel tempo si erano conquistati la fama di rendere invincibili. E ci sono molti riferimenti a quegli incantesimi usati segretamente dagli atleti o da chi affrontava competizioni. Si dice che un lottatore avesse sconfitto 300 avversari prima che il suo incantesimo fosse scoperto e gli venisse tolto. Anaxilao scrisse in proposito. “Gli atleti e i concorrenti dei giochi olimpici si rivolgono alle arti magiche per desiderio di vittoria”. Oggigiorno il giudice sportivo cerca tracce dell’uso di droghe che possono avvantaggiare l’atleta. Ma ai tempi di Roma, secondo Marcellino, un fantino di nome Illario fu condannato a morte perchè “aveva mandato suo figlio da un mago ad apprendere incantesimi e magie con le quali all’insaputa di tutti lui riusciva a ottenere quello che voleva nella sua professione.”

Secondo Falkener, forse questa superstizione, che regge sino al medioevo, è la ragione per la quale si chiedeva ai combattenti prima del duello risolutore un giuramento solenne che affermasse che essi avevano un cuore puro, cioè rifiutavano le pratiche magiche.

 Il leggendario re Creso, si dice, evitò di essere bruciato vivo grazie alle “lettere di Efeso” pronunciate sulla pira. E molti maghi come Salomone sembra abbiano esorcizzato gli spiriti maligni costringendoli a recitare le famose lettere.

Ma in cosa consistevano le lettere? Per quel che ci è dato di sapere, erano un certo numero di parole scritte in greco. Parole che indicavano il buio, la luce, la terra, un anno, il sole e la verità. Probabilmente erano scritte su pergamena o incise su statuette e amuleti e di certo portate addosso, in sacchetti di cuoio cuciti agli abiti.

Così suggerisce un passo dei Proverbi di Atene, in rima:

La pelle unta di unguento dorato effiminatamente vestito di soffici panni e delicate babbucce – 

masticando cipolle; sgranocchiando formaggio;

mangiando uova crude; succhiando crostacei;

sorseggiando calici di ricco Chian ( mistura di aglio, porri, formaggio, olio, aceto e erbe essicate)

e portando in un borsello di cuoio 

le lettere d’Efeso come talismano

 

E così nonostante abbiamo trovato solo frammenti di quel mondo a illuminare la magia che era in Efeso e di Efeso, simbolica casa di Diana, il fascino che circonda la città rimane immutato fino ai giorni nostri.

 

Pianta di amaranto 

 

L’erba associata a Diana di Efeso è l’amaranto, che in greco significa che non appassisce. E la scelta fu profetica, perchè Diana resta un concetto pieno di fascino, un concetto che non tramonta e curiosamente di nuovo in auge nel mondo odierno dove la donna cerca una nuova definizione del suo ruolo, in una società che da troppo tempo ha perso l’armonia della natura e la sintonia con essa.

Le rovine di Efeso sono un luogo che attrae principalmente per i suoi resti risalenti all’epoca cristiana ma come abbiamo visto ci sono molte altre storie da raccontare ancora più antiche, leggende nate dai primi uomini che abitarono la zona e che si perdono nella memoria.

Purtroppo caro lettore dell’ignoto ci apprestiamo a lasciare queste rovine così ricche di magia e mistero per raggiungere un’altra destinazione. Spero abbiate gradito la nostra passeggiata e come al solito vi auguro una buona lettura o la buona visione di un film del nostro genere preferito.

Alla prossima.

 

Alice Tonini

In collaborazione con Carla Broglia autrice del blog “Più sai-più sei”

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