Lodore: eredità e identità femminile ðŸŽ©

Cari lettori del mistero e dell’ignoto, siamo abituati a pensare a Mary Shelley come alla madre di un mostro fatto di pezzi di cadavere. Ma la vera creatura che Mary ha analizzato per tutta la vita non era fatta di carne ricucita: era fatta di aspettative, debiti e nomi patriarcali.

Nel 1835, Mary pubblica Lodore. Non ci sono laboratori oscuri o fulmini, eppure è uno dei suoi testi più inquietanti. Perché parla di una prigione senza sbarre: l’eredità. Il romanzo ruota attorno alla figura di Lord Lodore, un uomo che, per un malinteso senso dell’onore e un passato torbido, decide di sradicare la figlia Ethel dalla società, portandola nelle terre selvagge dell’Illinois. Lodore esercita un potere assoluto: decide chi sua figlia debba essere, chi debba amare e come debba vivere, basandosi esclusivamente sui propri fallimenti passati. Quando Lodore muore in un duello (ancora una volta, il sangue maschile che detta le regole), la sua eredità diventa una trappola. Le donne del romanzo, la moglie Cornelia e la figlia Ethel, si ritrovano a dover navigare in un mondo che le vuole sottomesse a un nome che non c’è più.

Ciò che rende Lodore un capolavoro di analisi psicologica è il modo in cui Mary Shelley descrive la presenza costante dell’assente. Lord Lodore domina le donne della sua vita molto più da morto che da vivo. Le leggi sull’eredità, i debiti d’onore e le convenzioni sociali sono le catene invisibili che Mary conosceva fin troppo bene. Lei, la figlia della filosofa femminista Mary Wollstonecraft, sapeva cosa significava essere “la figlia di” o “la moglie di”. In questo libro, riversa tutta la frustrazione di chi ha dovuto lottare per ogni centimetro di indipendenza intellettuale.

In Lodore, Mary Shelley mette in scena una verità brutale: un uomo morto ha spesso più potere di un uomo vivo. Lord Lodore non scompare con il duello; si trasforma in un vuoto normativo. La sua volontà testamentaria diventa il muro contro cui sbattono le vite di Cornelia ed Ethel.L’assenza del padre non libera le donne, ma le congela. Mary descrive con precisione chirurgica come l’identità femminile nell’Ottocento fosse un riflesso: senza l’uomo che funge da specchio (padre o marito), la donna perde lo status legale e sociale.

“Potere dell’Assenza” è questo: essere controllate da una voce che non può più rispondere, da un’autorità che non può essere messa in discussione perché risiede nel regno dei morti. È la forma più pura di controllo, perché è invisibile e sanzionata dalla legge.

Il pensiero di Mary Shelley in Lodore è un attacco frontale all’individualismo romantico incarnato da suo marito Percy e da Lord Byron. Mentre loro celebravano l’eroe solitario che sfida le convenzioni, Mary mostra il costo umano di quell’eroismo. Lord Lodore è l’eroe romantico che, per difendere un astratto concetto di “onore” o per seguire un impulso egoistico di isolamento, distrugge il tessuto relazionale della sua famiglia. Mary sostiene che la vera virtù non risiede nell’auto-affermazione violenta del maschio, ma nella reciprocità e nella resilienza.

Attraverso il personaggio di Cornelia, Mary analizza il diritto al riscatto materno: una donna che, seppur inizialmente frivola e allontanata, riprende il controllo della propria vita rifiutando di essere definita solo dal lutto o dal debito. Un altro cardine del pensiero della Shelley è l’educazione. Ethel viene educata dal padre in isolamento, formata per essere la compagna ideale di un uomo che non esiste più. È una critica sottile ma feroce a Rousseau e alle teorie pedagogiche del tempo: educare una donna solo in funzione dell’uomo significa condannarla all’invalidità sociale nel momento in cui l’uomo viene meno.

Mary propone invece una visione dove l’intelletto femminile deve essere forgiato nella prova, nel dolore e, soprattutto, nella consapevolezza delle strutture di potere. Non basta essere “colte”; bisogna capire chi possiede le chiavi della cassaforte e del diritto.

Spesso mi chiedo quanto del mio “sentirmi fuori posto” derivi dal fatto che stiamo ancora vivendo in un mondo costruito su testamenti scritti da uomini che non ci sono più. Le regole della critica letteraria, i canoni della bellezza, le strutture stesse della carriera che ho cercato di inseguire a Verona… sono tutti “Lodore” che ci osservano dai ritratti alle pareti. L’ansia, in questo contesto, è la vibrazione di una corda tesa tra ciò che siamo e il fantasma di ciò che dovremmo essere secondo un’eredità che non abbiamo firmato. Mary Shelley mi insegna che il mostro non è chi è diverso, ma il sistema che pretende di cucire insieme pezzi di identità che non ci appartengono. Come in Medea, il conflitto esplode quando la donna smette di essere “erede” e decide di diventare “origine”. La scrittura, per me, è l’atto di stracciare quel testamento e iniziare a scrivere la mia storia, anche se questo significa abitare, per un po’, in una terra selvaggia e sconosciuta.

Leggendo Mary Shelley, non posso fare a meno di pensare a quanto il nostro passato, anche quello che non abbiamo scelto, condizioni il nostro presente. Spesso la mia ansia non nasce da minacce reali, ma da “testamenti invisibili”: l’idea di dover corrispondere a un’immagine che altri hanno proiettato su di me, il timore di fallire rispetto a standard che non mi appartengono. Come Ethel in Lodore, anche io ho dovuto imparare che la vera libertà non consiste nel fuggire dal padre o dal passato, ma nel disinnescare il potere che diamo loro. La terapia, per me, è stata la lettura di questo testamento: distinguere ciò che è mio da ciò che mi è stato lasciato in eredità come un peso morto. Scrivere di Medea o della Specie Perduta è il mio modo di bruciare quei vecchi documenti e dichiararmi, finalmente, erede di me stessa. E voi? Cosa vi rende fieri di voi stessi e cosa è per voi la libertà? Fatemelo sapere nei commenti e alla prossima.

Alice Tonini

7 risposte a “Lodore: eredità e identità femminile ðŸŽ©”

  1. Avatar piumadacciaio

    Grazie, leggerò molto volentieri questo romanzo della Shelley che fino ad oggi mi era ignoto.

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    1. Avatar Alice Tonini

      Scoprirai una Mary Shelley diversa, capace di vivisezionare l’anima sociale con la stessa precisione con cui ha creato i suoi mostri. Buona immersione.📚

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  2. Avatar Silvia Lo Giudice

    Devo ancora leggere Frankstein, ma anche questo libro mi sembra interessante. Hai per caso visto il film su di lei? Credo sia su qualche canale a pagamento. Buona giornata 🌞

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    1. Avatar Alice Tonini

      Benvenuta, Silvia! Sì, ho visto il film (Mary Shelley, Un amore immortale) ed è un ottimo modo per assaporare l’atmosfera di quel periodo. Ma ti assicuro che la Mary reale, cartacea e “oscura” supera di gran lunga la finzione. Presto sul blog vi porterò proprio dentro la sua notte più famosa… Buona lettura! 🌞

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  3. Avatar Paola C.
    1. Avatar Alice Tonini

      Grazie Paola! Felice che ti sia piaciuto. Questa esplorazione sull’eredità e l’identità femminile è solo l’inizio: ci sono molte altre storie nell’ombra che meritano di essere raccontate. A presto! 🖤

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Cagliostro, il maestro che l’inquisizione non è riuscita a spegnere ðŸ”¥

Cari lettori del mistero e dell’ignoto, c’è un nome che ancora oggi, a distanza di secoli, fa tremare le fondamenta del dogma: Giuseppe Balsamo, meglio conosciuto come il Conte di Cagliostro. Per alcuni fu il più grande impostore della storia; per altri, l’ultimo dei grandi iniziati, colui che portava con sé i segreti del magnetismo egizio e l’elisir di lunga vita.

Ma chi era davvero l’uomo che incantò le corti d’Europa e finì i suoi giorni sepolto vivo nella rocca di San Leo?Cagliostro non vendeva solo fumo. Egli padroneggiava quel “potere segreto” di cui parlavamo a proposito di Epidauro e Orfeo. Fondatore della Massoneria di Rito Egizio, prometteva ai suoi seguaci una rigenerazione fisica e spirituale totale. Attraverso riti complessi e l’uso del magnetismo, Cagliostro sosteneva di poter riportare l’uomo al suo stato primordiale, libero dalle catene della materia.

Per molti, allora come oggi, si tratta di un imbroglione, un venditore di fumo, ma per molti non era un semplice truffatore in cerca di oro. Cagliostro era un catalizzatore. Dove arrivava lui, le certezze del potere crollavano. Curava i poveri gratuitamente, ridava speranza ai disperati e parlava di una libertà che l’Inquisizione non poteva tollerare.

Giuseppe Balsamo non nacque conte; se lo divenne, fu per pura forza di volontà e ingegno. Partito dai vicoli di Palermo, attraversò il Mediterraneo studiando l’alchimia in Egitto e i segreti del magnetismo a Malta, per poi riemergere nelle capitali europee come il Conte di Cagliostro. Non era un semplice salottiero: a Londra fu iniziato alla massoneria, a Parigi divenne l’idolo delle folle guarendo i malati che la medicina ufficiale aveva abbandonato. La sua “Massoneria Egizia” prometteva la rigenerazione fisica e morale: quaranta giorni di isolamento e riti ermetici per riottenere la purezza originaria. Ma il suo successo fu la sua condanna. Il coinvolgimento nell’oscuro “Affare della Collana” della regina Maria Antonietta, pur finendo con un’assoluzione, lo segnò come un elemento destabilizzante per la Corona e l’Altare

La sua caduta fu un’operazione chirurgica del potere. Tradito a Roma e consegnato all’Inquisizione, subì un processo farsa dove le sue doti vennero liquidate come ciarlataneria e la sua missione spirituale come eresia. La condanna a morte fu commutata in carcere a vita nella fortezza di San Leo, in una cella chiamata “il Pozzetto”: priva di porta, accessibile solo da una botola nel soffitto. Lì, l’uomo che aveva pranzato con i filosofi e consigliato i principi, fu lasciato a marcire nel silenzio, morendo nel 1795. Il sistema non voleva solo ucciderlo, voleva cancellare la prova che un uomo potesse elevarsi al di sopra della propria casta attraverso il segreto della conoscenza.

Perché la Chiesa ha impiegato tanta ferocia per distruggerlo? Perché Cagliostro aveva capito che il vero potere non risiede nelle istituzioni, ma nel risveglio individuale. Egli era l’anomalia nel sistema, la prova vivente che l’essere umano possiede facoltà che i “guardiani del mondo” preferiscono tenere nascoste. La sua fine nella prigione di San Leo, senza luce, senza contatti, trattato come un demone, non è stata una punizione per una truffa: è stata un’esecuzione rituale del libero pensiero. Il sistema ha tentato di cancellare non solo l’uomo, ma l’idea stessa che potesse esistere una “specie” diversa, capace di vedere oltre il velo.

Mentre scrivevo queste righe, non potevo fare a meno di pensare ai protagonisti de “L’Eco della Specie Perduta”. Anche loro, come Cagliostro, si trovano tra le mani un frammento di verità che il potere centrale, l’OMT, vuole tenere nascosto a ogni costo. Cagliostro cercava la rigenerazione egizia; Antonio e i suoi alleati cercano le tracce di un’origine che, se nelle mani sbagliate, cambierebbe la geografia del mondo.

Osservando la fine di Cagliostro, non posso fare a meno di notare quanto poco sia cambiato il mondo. Oggi non abbiamo più le celle di San Leo, ma abbiamo la livella spietata dei social media. Viviamo in una società che premia l’omologazione e punisce l’anomalia. L’outsider, colui che coltiva una visione propria e non allineata, viene oggi “carcerato” attraverso l’algoritmo, isolato dal disprezzo digitale o ridotto a macchietta. Come Cagliostro, chiunque osi proporre un “risveglio” che non sia preconfezionato dai brand o approvato dalla massa, viene visto come un pericolo. L’ansia che provo nel sentirmi spesso fuori posto è la stessa che probabilmente provava il Conte davanti ai suoi inquisitori: è la consapevolezza che il prezzo della libertà intellettuale è, ancora oggi, l’emarginazione. In un mondo che vuole tutti uguali e prevedibili, essere “strani” è l’ultimo atto di vera resistenza.

In fondo, la storia di Cagliostro ci insegna che non importa quanto sia splendida la luce che porti: se illumini troppo gli angoli bui del potere, il potere cercherà di spegnerti. E voi? Siete disposti a cercare la vostra rigenerazione, anche se il prezzo fosse diventare degli “emarginati” agli occhi della società? Credete che Cagliostro fosse un genio o solo un abile manipolatore del magnetismo umano? Lasciate un commento con la vostra visione. Nel prossimo post, ci prepareremo a danzare sul Brocken per la Notte di Valpurga.

Alice Tonini

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