Ghost hunters e scienza: quale verità si nasconde dietro la ricerca sul paranormale?

 

Oggi dedichiamo un’altro post agli argomenti trattati nel mio ultimo romanzo Il Richiamo e parliamo dei ghost hunters o i moderni acchiappafantasmi. Si tratta di un argomento spinoso i cui confini sono indefiniti e indefinibili e, come già abbiamo detto altre volte, questo articolo ha carattere divulgativo, ogni persona è libera di credere a quello che ritiene più opportuno.

Ombre misteriose che appaiono in una fotografia, sospiri registrati, campi magnetici alterati, variazioni inspiegabili della temperatura ambientale. I moderni ghost hunters sostengono che è possibile individuare, con le moderne tecnologie a disposizione, i fantasmi e mettere a disposizione il materiale per programmi televisivi e su canali social.
C’è anche il gioco da tavolo.

Ma fin dove arriva l’intrattenimento e dove inizia la ricerca scientifica?
Nel film che ha reso famoso il lavoro di ghost hunters i fantasmi vengono catturati e tenuti rinchiusi nelle trappole per sempre; Ghostbusters (Reitman,1984) trasportava nella finzione cinematografica credenze vecchie di secoli e ci racconta che grazie a sofisticati strumenti tecnologici si può liberare il mondo dalle presenze demoniache. Si tratta di una delle migliori commedie degli anni ’80 ma rimane pur sempre una commedia per ridere.
 
Principalmente dagli anni 2000 in poi sono nati in giro per il mondo gruppi di persone e associazioni che hanno fatto della caccia ai fantasmi un lavoro serio, un business organizzato con la promessa di portare al mondo scientifico prove inoppugnabili dell’esistenza di fantasmi, demoni o qualsiasi altra creatura paranormale che possa venirvi in mente.

Questi gruppi promuovono la loro attività paragonandola a quella degli scienziati con la missione di scovare le prove dell’esistenza del paranormale. Negli anni 2000, con l’avvento di internet la caccia ai fantasmi guadagna nuova linfa e si reinventa in un mondo in continua evoluzione dove ogni nuova tecnologia porta sorprendenti risultati. 
La ricerca paranormale e spiritica è sempre esistita ed è necessaria e doverosa in virtù delle molteplici domande anche di carattere filosofico che l’uomo si pone da sempre. Le persone che dedicano il proprio tempo e le proprie energie in modo serio in questo genere di attività sono da elogiare e sono da considerarsi veri e propri ricercatori. 
Purtroppo, come abbiamo già visto nello scorso articolo dedicato alla nascita dello spiritismo e alle sorelle Fox, troviamo anche dei truffatori che approfittandosi dell’ingenuità delle persone colgono l’occasione per lucrare. 
Da una parte abbiamo chi porta avanti con metodo e mentalità razionale la ricerca delle prove dell’esistenza del paranormale, dall’altra parte abbiamo chi costruisce a tavolino improbabili avventure horror in case abbandonate e foreste misteriose per solo scopo di intrattenimento e per fare business, peccato solo che pochissimi gruppi mettono in chiaro fin da subito fin dove arriva la parte scientifica e inizia l’intrattenimento del pubblico.
Allora potremmo affidarci alla Mistery Inc.
I pericoli in simili attività sono reali, durante le missioni i gruppi visitano luoghi pericolosi e fatiscenti, frequentati da senza tetto, vandali e vagabondi. Per non parlare della possibilità di incorrere in crimini come la violazione di proprietà privata e di essere fermati dalle forze dell’ordine. 
La metodologia scientifica ci dice che le prove che questi gruppi devono portare, perchè sia dimostrabile la validità del fenomeno devono essere scientificamente verificabili e replicabili. Un ghost hunter che si mette a saltare per la stanza o che si mette a correre lungo un corridoio perchè sostiene di essere stato toccato da una entità invisibile equivale a una diceria che ha la stessa valenza scientifica di una leggenda metropolitana. Non è in discussione la buona fede di chi compie il gesto perchè realmente ha avuto l’impressione di essere toccato, magari per suggestione, chi lo può sapere, ma questo non cambia la realtà dei fatti: non si può dimostrare nulla in questo modo.
Nel 1936 è stato pubblicato Confessions of a Ghost Hunter di Harry Price, in quegli anni il fenomeno aveva già assunto contorni moderni con le scoperte scientifiche che hanno caratterizzato l’inizio del secolo e la guerra alle porte. L’autore, noto parapsicologo britannico, ci racconta di cosa ha trovato reale e cosa no durante le sue investigazioni sui fenomeni paranormali, considerate che era anche un esperto amatoriale di sortilegi e magia intesa come prestidigitazione, quindi riuscì a smascherare alcuni truffatori con abilità. 
La ricerca spiritica nel periodo post bellico prende nuovo vigore a causa dello stretto contatto delle persone con il lutto e la perdita, questi portano la necessità di comunicare con chi è morto per avere la certezza che stia bene e che sia ancora accanto alle persone che amava quando era in vita. 
Negli anni duemila, come già detto prima, c’è un forte ritorno del fenomeno con le nuove tecnologie che danno la possibilità di esplorare l’argomento della ricerca sul paranormale in modo moderno e diverso. 
Un recente studio attribuisce l’aumento delle credenze di fenomeni paranormali al trovato”declino del legame religioso e alla pandemia”. Una recente indagine condotta dalla Vivint, società di sicurezza domestica nello Utah, ha rilevato che su mille proprietari di case la metà era convinto che la casa fosse infestata dai fantasmi. Alcuni degli intervistati ritengono che il paranormale sia “un modo per connettersi al passato che elettrizza la vita di tutti i giorni.” Nel sondaggio il 65% dei Gen Z che ha risposto pensava che la loro casa fosse infestata mentre solo il 35% dei baby boomer pensava lo stesso. Con questo non vogliamo trarre conclusioni affrettate sulla valenza dei dati ma emerge l’importanza della casa e dell’età dell’intervistato come elementi fondamentali.

Nel 2004 sono arrivati i Taps (The Atlantic Paranormal Society) gruppo fondato a metà degli anni ’90 da due idraulici Jason Hawes e Grant Wilson che intraprendono la carriera televisiva con lo show Ghost Hunters, un reality show paranormale trasmesso per anni che li vede in giro per il mondo a mettere in scena drammi, storie personali, casi di cronaca ed esperienze paranormali. Lo show ha più di 200 episodi con ore di investigazioni senza alcuna prova valida raccolta.
La rivista e sito internet Skeptical Inquirer è una buona fonte di articoli e interviste sul tema della ricerca nel campo del paranormale, si può trovare materiale interessante e riflessioni attuali. 
Joe Nikell, famoso scettico e investigatore del paranormale ha dichiarato che durante le sue ricerche si è spesso incrociato con il gruppo Taps, egli in molti casi arriva a conclusioni opposte a quelle mostrate nello spettacolo televisivo e smentisce il lavoro di indagine del gruppo grazie a un po’ di ricerca storica e a una attenta visita sul posto. Persiane allentate, tetti danneggiati, assi del pavimento sconnesse e personaggi storici inventati; spesso questi gruppi utilizzano la dinamica dell’argomentum ad ignorantiam: non sanno cosa abbia causato il fenomeno e quindi lo attribuiscono al paranormale. Si trae una conclusione perchè non ci sono altre spiegazioni anche se ovviamente questo non ha nessuna valenza razionale.
E chi chiamerai?

Alcuni fenomeni portati come prove, sono facilmente creabili involontariamente anche dalle persone stesse grazie al mal funzionamento degli strumenti utilizzati. Come sostiene Massimo Polidoro nel suo programma Youtube: attribuire un mistero ad una spiegazione misteriosa non è una prova dell’esistenza del paranormale.
I fenomeni attribuiti ai fantasmi sono tantissimi ma di cosa sia un fantasma non esiste una definizione condivisa. Un incontro spettrale, una immagine stereotipata, un’ombra in lontananza sono esperienze personali che non equivalgono all’evidenza. Benjamin Redfort scrive su Life Science, una rivista scientifica tipo Focus, che non esiste una definizione universale di cosa sia un fantasma. Spiriti dei morti? Entità telepatiche? Poltergeist? Spiriti intelligenti o residui di energia cosmica? E c osa possono fare? Attraversare i muri?Apparire ai vivi? Comunicare con loro? Sbattere le porte e lanciare oggetti? E poi perchè sono vestiti se sono morti? I treni le auto e le carrozze fantasma dove si collocano? Perchè esistono omicidi irrisolti se un qualsiasi medium è in grado di comunicare con il mondo dell’aldilà? Le domande sono tantissime e non per tutte esiste una possibile risposta. 
In questo momento non ci sono prove scientifiche che esista una apparecchiatura in grado di rilevare un fantasma. Spesso questi apparecchi che si vedono nei video sono inventati dagli stessi hunters e che però non forniscono spiegazioni approfondite di come siano stati costruiti e del funzionamento. Contatori geiger, telecamere a infrarossi, rilevatori di campo elettromagnetico,rilevatori di ioni, ghost box, kinect da videogiochi e nessuno di questi è mai stato dimostrato che rilevi qualcosa di paranormale.
Alcuni sostengono che manchi la tecnologia per scovare gli spiriti. Spector e Redfort su Life Science sostengono che se i fantasmi esistono e possono essere rilevati, in tempi moderni dovremmo essere in grado di farlo mentre se non possiamo rilevarli scientificamente tutto il materiale dichiarato come prova è falso. Secondo loro i cacciatori di fantasmi sono migliaia ma non una prova sola è mai stata raccolta.

Il KII o Safe Meter Emf prodotto dalla KII enterprise di New York è un dispositivo che rileva i campi elettromagnetici e percepisce le radiazioni elettromagnetiche potenzialmente pericolose emesse da elettrodomestici e linee elettriche. Questo è uno degli strumenti preferiti dei ghost hunters. Purtroppo si tratta di uno strumento che a detta degli esperti è relativamente inaffidabile: non è schermato,funziona su una asse orizzontale,va agitato per ottenere il funzionamento. Può essere attivato da ogni dispositivo elettronico. Kenni Biddle, fotografo statunitense sostiene di poterlo attivare con un mouse o una batteria da fotocamera. Facilmente manipolabile, luminoso, appariscente e fallibile, la sua validità è scarsa se consideriamo che gli effetti possono essere anche casuali.

Entità disincarnate che producono suoni percepibili solo tramite un registratore e che parlano tramite frasi brevi, confuse e sconnesse. Gli Evp o le inquietanti registrazioni di voci dall’aldilà sono altrettanto manipolabili. Michael Nees ha condotto un esperimento per testare quanto le aspettative del soggetto e la comprensione di quanto registrato dai microfoni influiscano sulle interpretazioni che vengono date, utilizzando le registrazioni tratte dal programma Ghost Adventures del simpatico Zak Bagans. I risultati hanno dimostrato che si tratta di esempi uditivi di Paredolia, in soldoni si trova un significato in qualcosa che non ce l’ha. Chi crede nel paranormale crede in eventi casuali. I campioni di audio suonano come voci, interferenze elettriche e ambientali ma qualsiasi suono può diventare una voce se elaborato al computer o registrato in un contesto paranormale. 
Come potete aver visto fino a qui non stò sostenendo che il paranormale non esiste ma che qualunque stranezza può essere associata al paranormale, e che le prove per l’esistenza dei fantasmi sono poche e di qualità pessima.
In tutto il mondo esistono centinai di gruppi e anche qui in italia abbiamo i nostri che grazie ad una abile strategia di marketing riescono a catturare l’attenzione e a divertire il pubblico. Sui loro canali potete trovare finti rituali, appartamenti indemoniati, oggetti posseduti, case maledette , boschi con ombre spaventose. Sagome di cartone, tagli video fatti ad arte, fili trasparenti che tirano oggetti, sceneggiature esagerate e recitazione pessima completano un quadro a volte davvero desolante. 
Roberto Truzzoli, psicologo, sostiene che l’horror è d’aiuto ai giovani perchè crea un mondo dove metaforicamente si possono trasferire i propri problemi esistenziali. Dà un elemento oggettivo di paura, eccitante e sviluppa la comunanza e la solidarietà tra pari.
Il successo di alcuni gruppi di ghost hunters porta con sé il forte pericolo dell’emulazione oltre che a quello delle truffe. Giovani ragazzi influenzabili dai media che si azzardano a visitare luoghi pericolosi per provare il brivido dell’avventura, fan sempre pronti ad accanirsi gli uni contro gli altri per i soliti problemi di credibilità di un video.

Oggi il ghost hunting viene definito dagli addetti ai lavori storicamente impoverito Giuseppe Di Stadio della Vow sostiene che il ghost hunter dovrebbe essere il primo a smascherare le falsità nascoste nel genere, e invece spesso cade vittima del vampirismo mediatico, della necessità di produrre a tutti i costi contenuti spettacolarizzanti per garantire un flusso di utenza sempre crescente alle piattaforme e finisce per produrre prodotti artefatti.
Senza bisogno di essere tutti scienziati, ricercatori o scettici, lo spirito critico quando si affronta il delicato tema del paranormale dovrebbe essere doveroso. Si può tranquillamente credere nel paranormale e ai fantasmi evitando però di farsi prendere in giro da personaggi discutibili pronti ad approfittare delle credenze delle persone per denaro. 
C’è sempre tempo per leggere un buon horror e magari uno dei miei romanzi. 
Buona lettura e vi aspetto alla prossima occasione. 
Alice Tonini 

Demoni e possessioni: dalle messe nere agli esorcismi nel cinema horror.

 

    Se esiste Dio allora esiste anche il Demonio. Se esiste il
    concetto di Saggezza Infinita e di Bene che va oltre la comprensione umana
    allora per il principio “come sopra così sotto” ci deve essere un peccato
    originale che accompagna le fiamme dell’inferno dove troviamo la sofferenza senza fine. Se non
    fosse così i film horror con una etica religiosa (di solito ispirati alle credenze giudeo-cristiane)
    non ci farebbero alcun effetto. L’esorcista (Friedkin, 1973) è oggi considerato un classico e rimane uno dei film più visti del genere.
    Questo e The Omen-Il presagio (Donner, 1976) produsse molti sequels di qualità
    variabile e ispirò anche opere come L’esorcimo di Emily Rose (Derrickson, 2005)
    e L’ultimo esorcismo (Stamm, 2010) e anche un film sottostimato ma interessante come
    Stigmate (Wainwright, 1999).

    Come sapete negli Stati Uniti la stragrande maggioranza della popolazione si considera cristiana, mentre noi in europa siamo più pragmatici per quanto riguarda le questioni religiose, è comunque fuori dubbio che le origini del cattolicesimo e i concetti stessi di
    demone, rito e possessione sono ancora radicati in credenze popolari molto profonde.
    La chiesa cattolica romana ha recentemente rivalutato l’utilizzo degli esorcismi dopo un periodo breve in cui la pratica è stata messa in discussione. L’idea
    della messa nera (vedi il film The Devil Rides Out (Fisher, 1968) è un inversione
    dell’idea della tradizionale messa cristiana in quanto nei film viene rappresentata con rituali, cerimonie, incantamenti, croci invertite e la transustanziazione al contrario che sostituisce il sangue simbolico e il vino con una versione più realistica e evocazioni al signore oscuro
    che deve ascoltare le preghiere dei fedeli; una rappresentazione del genere è una trasgressione pura e
    semplice delle tradizioni e delle usanze religiose.

    Quando si incontrano demoni, diavoli o possessioni nei film ci
    sono di solito tre passaggi distinti, una sorta di incontri
    ravvicinati del terzo tipo ma con il demonio al posto degli alieni. 

    Prima cosa c’è
    il contatto che può avvenire con una tavola Oujia, con il trasferimento in una casa nuova, una passeggiata in un cimitero, un gioco proibito o una seduta spiritica. Qui l’idea è
    quella di contattare gli spiriti per avere delle informazioni come
    prova della loro esistenza o per chiedere loro qualche dritta per risolvere qualche problema. Il fatto che si rivolgono agli spiriti, fantasmi in generale, non preclude l’idea del demonio
    ma è una manifestazione in formato ridotto. 

    Poi c’è il secondo passo che consiste nell’evocazione
    di un demone che nei film è una cosa seria. Qui vengono introdotti dei simboli pagani o dal significato oscuro come un
    pentacolo, il cerchio magico che non si può oltrepassare; un libro
    dei morti o una bibbia nera di un qualche tipo – un incantesimo,
    una pergamena (di solito in Aramaico antico) per contenere
    l’incantesimo che risveglierà le forze del male. 

    Ora arriva l’ultima parte dove invocano il
    potere del demonio che deve obbedire agli ordini: apparirà sotto forma di un golem, di uno
    spirito malvagio, o possiederà il corpo di un accolito. E finalmente arriva anche il sacrificio di
    sangue, che deve evocare Satana; Bapomet, Mephistophieles, il
    principe dell’oscurità, il vecchio Nick, Belial; Shaitan,
    Leviathan, il cornuto, Belzebù o l’anticristo. Se avete presente Hellraiser
    (Barker, 1987), li le cose ad una certa sono davvero scappate un po’ di mano.

    Torniamo a essere realisti, solo qualcuno di mentalmente disturbato crederebbe di poter fare un
    patto con il demonio. Ci sono film dove i personaggi che credono di avere potere su queste creature o di poter
    evocare la grande bestia come se niente fosse finiscono sempre male, e lo squilibrato devoto dell’oscurità fa una pessima fine. Comunque sia queste storie
    attirano grandi star del cinema e lo zolfo infernale è finito ache su Robert de Niro
    (Angel Heart, Alan Parker 1987), Al Pacino (L’avvocato del diavolo, Taylor Hackford 1997) e Jack Nicholson (Le streghe di Eastwick, Miller 1987) e hanno calcato la scena come dei pazzi furiosi.

    Ora focalizziamoci sulle possessioni. Idealmente quelle di un
    bambno perpetuate da uno spirito demoniaco malvagio possono essere davvero spaventose. La paura qui
    deriva dall’idea disturbante di trasgressione dell’infanzia.
    Il fatto che tuo figlio o il tuo fratellino possa non essere realmente tale ma una
    creatura distruttiva e malvagia è una paura che ogni familiare ha, e l’idea che
    la propria prole possa avere natura demoniaca può togliere il sonno la
    notte. Ci volgliono quattro anni per socializzare un bambino e per
    inculcare in questo una comprensione del giusto e sbagliato. E buona parte dell’infanzia è una battaglia per tenere sotto
    controllo la loro natura selvaggia. Il concetto di prima infanzia è
    una invenzione recente e l’orrore del demonio-bambino è quello che
    ricorre più spesso.

    I bambini posseduti nei film iniziano a comparire presto con Il
    villaggio dei dannati
    (Rilla, 1960) un adattamento della novella del
    1957 di John Wyndham The Midwich Cukoos, nel quale tutti gli
    abitanti del villaggio inglese di Midwich e tutti quelli che abitano
    entro cinque miglia dal villaggio, cadono a terra privi di sensi.
    Non viene spiegato il motivo (gli alieni sono indiziati) ma due mesi dopo le
    donne sono incinte, e danno alla luce bambini pallidi e con i capelli
    biondi. Sembra che una cosa simile sia accaduta anche in altri
    paesi in torno al mondo (Russia, Canada e Australia) ma i bambini sono morti o sono
    stati assassinati dai genitori. I giovani pargoli crescono ad un ritmo allarmante e
    all’età di sette anni sono educati e scolarizzati ma senza l’ombra di una coscienza e senza conoscere il concetto di amore. Loro
    sviluppano una mente di gruppo e poteri psichici che scatenano per fare del male a
    chi cerca di fermarli. Questo film è stato seguito dal superbo I
    bambini dei dannati
    (Leader, 1963) e un remake meno incisivo di Wes
    Craven nel 1995 ( Il villaggio dei dannati, Craven 1995). La storia di
    Stephen King del 1977 Children of the Corn (pubblicata in Night
    Shift magazine nel 1977) divenne anche un film (Kiersh, 1984) un
    omaggio all’idea.

    Un altro esempio superbo che rappresenta i bambini demoniaci è The Bad Seed
    (LeRoy, 1956) basato sul racconto di William March e su una
    sceneggiatura scritta da Maxwell Anderson e performato nel 1955 nel
    quale abbiamo una piccola ragazza Rhoda Penmark che è sospettata di
    aver annegato il suo compagno di classe Claude per una medaglia. Lei
    ammetterà questo alla madre Christine e anche l’assassinio di un
    vicino di casa. Viene rivelato che Christine è la figlia del serial
    killer Bessie Denker e fu adottata all’età di due anni. Gli omicidi
    di Rhoda continuano e la madre cerca continuamente di coprire le
    attività illegali della figlia finchè alla fine cercherà di
    ucciderla per poi suicidarsi.

    La più grande storia di possessione di bambini è ovviamente L’esorcista (Friedkin, 1973). il film venne adattato dal racconto del
    1971 di William Peter Blatty, una storia mitica di un uomo che cerca
    di recuperare la fede in Dio con conseguenze terribili che coinvolgeranno la
    possessione di Regan McNeil. Il racconto era basato su una storia vera.
    L’esorcismo del 1949 di Mt Rainer, un ragazzo di 14
    anni che sperimentò una tavola Oujia e divenne posseduto dal
    demonio, venne esorcizzato da un prete cattolico con successo dopo
    diversi tentativi falliti. Blatty approcciò uno degli esorcisti
    Padre John Bowdern che acconsentì ad aiutarlo per fare ricerche per il racconto basato sugli eventi e cambiò il sesso del
    posseduto per proteggere lui e la famiglia. L’idea venne proposta a Shirley Maclane che apparì in un altro film sulla
    possessione The possession of Joel Delaney (Hussein, 1972), Maclane
    lo passò a Lew Grade ma l’idea non fu
    accettata. La Warner Bros invece la raccolse al volo e furono selezionati molti
    registi prima di scegliere Friedkin.

    La sceneggiatura dell’Esorcista è stata riscritta in modo
    pesante con Blatty come produttore e l’anno in cui fu girato si presentarono molti problemi, si diffuse persino la diceria che un prete si fosse
    presentato sul set per benedire i partecipanti, una sorta di assicurazione sacra. La Warner Bros decise di non fare preview del film temendo che potesse offendere il pubblico e  partì direttamente con le proiezioni nei cinema che lo
    trasmisero per sei mesi ininterrotti. Divenne un film da incassi record per il
    tempo, con reazioni isteriche da parte del pubblico che ebbe aborti,
    attacchi di cuore e il personale dei cinema che doveva usare la lettiera per i
    gatti per pulire il vomito. La chiesa cattolica venne subissata di
    richieste per esorcismi e invece di dichiarare il film blasfemo il Times Chatolic lo ritenne spiritualmente profondo. L’esorcista venne proiettato in alcuni cinema per due anni a fila e venne rilasciato in Gran Bretagna solo nel suo 25° anniversario.

    Ci sarebbe ancora moltissimo di cui parlare riguardo
    l’immaginario subliminale del film. Friedkin stesso ha dichiarato
    che “non è subliminale perchè tu puoi vederlo” ma è proprio cosi?

     Il volto del
    demone è visibile in due frammenti singoli: uno durante la visita di
    Regan e uno quando la madre è in cucina (non posso dirvi altro perchè sennò faccio spoiler). L’immagine è
    apparentemente parte del test fatti sulla pellicola e che dovevano essere usati nella scena della testa che gira. E’ un incredibile effetto spaventoso per l’epoca, dove non esistevano computergrafica e costumi all’avanguardia e questo vuol
    dire molto per un film pieno di immagini e scene scioccanti senza
    sosta. Il volto del demone ti parla al subcoscio dopo che la tua visione periferica l’ha
    vista… Usare frammenti singoli di immagine come questi è stato
    fatto anche oggi un paio di volte. Una nel film L’anticristo di
    Lars Von Trier (Von Trier, 2009) e ancora in Devil (Dowdle, 2010) una
    storia divertente del demonio che intrappola cinque persone in un
    ascensore e viene mostrata l’immagine di Satana sulle telecamere di sicurezza di
    una guardia.

    L’Esorcista causa disgusto, piuttosto che scioccare, specialmente riguardo il corpo (“Help me” scritto sul torso di Regan) facendolo un
    precursore di Body Horror e del lavoro di David Cronenberg. Il film
    ha lasciato lunghi strascichi e molti si sono ispirati a varie parti. The Orphan
    (Collet-Serra, 2009) è un tentativo notevole (c’è qualcosa di
    sbagliato in Esther) ma ha un colpo di scena che nega la possessione
    demoniaca. Insidious (Wan, 2011) scritto dal creatore di Saw Leigh
    Wannel e James Wan riguarda una coppia il cui figlio diventa un
    mezzo per i fantasmi, ha lo stile dell’esorcista e un nuovo colpo di scena interessante. C’è anche The Last Exorcism-L’ultimo Esorcismo (Stamm, 2010) che esplora in modo
    brillante l’idea di un uomo che perde la religione, in questo Cotton
    Marcus, un disilluso ministro evangelico espone esorcismi
    fraudolenti ma ottiene più di quanto credeva di potersi aspettare.

    Ci sono molte interpretazioni dell’Esorcista inclusa una che
    sostiene che è misogino, con fantasie omosessuali sulla repressione
    di una giovane donna tenuta in uno stato di innocenza verginale. Senza approfondire troppo l’aspetto interpretativo possimo dire che la pellicola parla
    molto della pubertà e Regan è circondata da uomini che la
    torturano. Il demonio è esplicitamente una creatura che rappresenta la sessualità (v.di la scena con la masturbazione), la blasfemia e la profanazione etc.- ma tutto è in potere al demonio. Per molti il film non è nulla più
    che una vecchia interpretazione di Saw rimescolato a temi legati alla sessualità femminile.

    “L’esorcista dispensa con nessuna ambiguità, il ritorno a una
    visione della donna ebraico-cristiana e nel processo
    inavvertitamente esplora l’idea il controllo del corpo della donna che è
    una delle preoccupazioni centrali delle religioni organizzate.”
    James Marriot

    E anche per oggi è tutto. Spero che questa nostra digressione nel mondo dell’horror vi sia piaciuta e magari vi ha anche fatto venire voglia di guardarvi proprio uno dei film di cui stiamo parlando, in fondo tra qualche giorno è Halloween, giusto?

    Buona lettura a tutti e alla prossima.

    Alice Tonini

Dai lupi mannari alle case infestate: arriva l'horror moderno

Lettori dell’ignoto rieccomi con un articolo sulla storia  del cinema horror e questa volta parleremo dei licantropi e delle case stregate. Torneremo ad occuparcene anche in un altro paio di articoli sui sottogeneri che hanno iniziato a svilupparsi nel mercato cinematografico per motivi di marketing.

 

 

Qualcuno dice che Hollywood abbia inventato i licantropi, ma il mito del licantropo risale all’antica Grecia. Nelle storie di Erodoto (450 – 29 a.C.) si parla dei Neuri, una tribù Scitiana che una volta l’anno vede i suoi membri trasformarsi in lupi per alcuni giorni per poi farli tornare alla forma umana. Anche Ovidio (42 – 17 a.C.) nella sua Metamorfosi ci parla di uomini che diventano lupi.

I lupi mannari, nel folklore europeo, quando si presentano in forma umana sono riconoscibili da alcuni tratti somatici caratteristici come le sopracciglia folte, le unghie lunghe e ricurve e la presenza di peli sotto la cute. In Russia si crede che un lupo mannaro si possa riconoscere perchè ha dei peli in bocca, mentre nella forma animale non presenta la coda e ha occhi e voce umani. In Svezia i lupi mannari corrono su tre gambe mentre la gamba mancante diventa una coda. Inoltre è credenza che dissotterrino i corpi appena sepolti per nutrirsene Nel diciannovesimo secolo i lupi
mannari smettono di essere solo uomini e nasce la credenza che possano essere anziane streghe con le unghie avvelenate in grado di immobilizzare con uno sguardo le vittime. La credenza europea più diffusa era quella che i lupi mannari nascessero tali salvo poi, dal 1800 circa, affermarsi la tradizione che la trasformazione può avvenire dormendo sotto alla luna piena, indossando una pelle di lupo o durante una crisi epilettica.

La trasformazione tramite morso o graffio è una invenzione moderna, perpetuata da film e telefilm, nei miti è raro trovare traccia di un contagio di questo genere. E’ più probabile che sia ispirata alle storie di vampiri dell’Europa dell’est, infatti nel medioevo le persone uccise perchè sospettate di essere lupi mannari si dice venissero bruciate e non sotterrate proprio per evitare il
loro ritorno sotto forma di vampiro.

Il primo film sui lupi mannari di cui si trova traccia è della Universal Studios intitolato Werewolf of London (Walker 1935) arrivato in Italia con il titolo di Il segreto del Tibet. Il protagonista fu Henry Hull che interpretò Wilford Glenton, un botanico inglese. Durante un viaggio in Tibet viene aggredito e morso da una misteriosa creatura. Quando si trasforma in uomo lupo ha un istinto innato per cacciare e uccidere salvo pentirsi a cose fatte. Nel finale viene ucciso a colpi di arma da fuoco e così può tornare alla sua forma umana appena prima di morire.

 

Il film non fu un grande successo, all’epoca venne accusato di essere troppo simile al Dottor Jekill e Mr Hide (Mamoulian1931). Gli anni sono passati e oggi i critici lo indicano invece come un grande classico. Una somiglianza tra i due film è innegabile perchè in entrambi ogni volta che il personaggio si trasforma diventa sempre più simile ad un animale suggerendo una progressione
nello sviluppo del mostro ma le storie traggono origine da fonti diverse. The Wolf Man (Waggner 1941) con Lon Chaney Jr. è più conosciuto dei precedenti e per la Universal fu un successo al
botteghino tale da sdoganare il lupo mannaro come personaggio classico appartenente al mondo del cinema horror. Successivamente Cry of the Werewolf (Levin 1944) porta al grande schermo per la prima volta una donna lupo, bisognerà però aspettare fino al più recente Ginger Snaps (Fawcett
2000) perchè un’altra donna lupo sia d’impatto sulla scena. Il lupo mannaro tende ad essere una figura mascolina, aggressiva e ferale ma Ginger Snaps è un buon film e anche il sequel non è male, magari in futuro ci saranno altri film con protagoniste lupo.

 

 

L’invasione di massa, la bomba atomica e la scienza che diventa “cattiva” ispirano film che ci trasportano verso nuovi orizzonti, la crescita del genere horror con elementi fantascientifici è stata
esponenziale a partire dagli anni ’50 quando anche la fantascienza ha avuto un grande impulso e siamo sicuri che ci sono le premesse per una nuova età dell’oro del genere. Film come The Thing from Another World (Noby 1951) o La cosa da un altro mondo, War of the Worlds (Hasukin
1953) o La guerra dei mondi, e The Day the Earth Stood Still (Wise 1951) sono eccellenti esempi di questo incrocio.

 

 

 

Gli anni ’50 sono stati anche il periodo della ripresa dei film con i fantasmi, forse la più antica forma di horror connessa a storie brevi, racconti, romanzi e folklore. Il successo venne da Incubi notturni o Dead of Night (Cavalcanti 1945) degli Ealing Studios (un must da vedere ancora oggi. )

The House on Haunted Hill (Castle 1959) emerge dalla massa in parte perchè è emozionante e in parte perchè è simile a Psycho (Hitchcock 1960) nell’introdurre l’idea del serial killer psicopatico. L’eccentrico milionario Frederick Loren (Vincent Price) invita cinque persone ad una festa promettendo ad ognuna di loro 10.000 dollari se fossero riusciti a rimanere tutta la notte (vivi).
Al loro arrivo a ognuno viene data una pistola per proteggersi. La moglie del milionario cerca di avvisare gli ospiti che la salute mentale del marito è degenerata ma ovviamente non gli crede nessuno. La storia è un mix tra una ghost story e un poliziesco con gli ospiti che danno la caccia a un killer che può o non può essere un fantasma. Ci sono parecchi elementi horrorifici con l’emergere di uno scheletro da una vasca di acido, probabilmente il cadavere di Vincent Price. Un trucco che verrà replicato nei cinema durante la proiezione negli U.S. con uno scheletro vero che passando tra gli spettatori regala loro cestini di pop-corn. Il regista del film, Castle, creò parecchi film catalogati di serie B come Percepto (The Tingler 1959) che spaventò gli spettatori nelle poltrone, Illusion-O (13 Ghosts 1960), che utilizzava occhialini con lenti di cellophane blu e rosse (avete presente gli occhialini per guardare i film 3D?) e un discreto Homicidal (1961).

 

Norman non vede l’ora di presentarvi la mamma

 

La questione delle case infestate non era una novità quando uscì The Ghost goes West (1935) dove un uomo d’affari americano compra un castello scozzese e lo trasporta un mattone alla volta in America a sue spese. Peccato che il castello è infestato da un fantasma. Ci sono poi le persone che vengono perseguitate come in The Haunting (Wise 1063) che racconta le psicosi della protagonistaEleanor.

Il genere horror riflette, sin dalla sua nascita, le preoccupazioni della società (paura della scienza, bombe atomiche, gli alieni) e gli studi sulla psicologia umana che si sono evoluti durante il ‘900 hanno dato una spinta significativa allo sviluppo. Dai primi studi di Freud agli odierni studi effettuati con il supporto della medicina la strada fatta è tanta. In The Haunting è stato utilizzato il bianco e nero per scelta del regista, all’epoca già c’erano i colori, per enfatizzare alcune scene. Il regista firmò un accordo dove accettava la piena responsabilità degli effetti che la visione del film avrebbe avuto sul pubblico e fu utilizzata anche una lente sperimentale per distorcere alcune delle immagini e renderle più disturbanti. Il film fu un successo e Wise iniziò la serie di film dove l’horror si ispira a ciò che è sconosciuto piuttosto che alla morte fisica o psichica di qualche personaggio. Il film rifiuta di risolvere molti dei quesiti che pone allo spettatore ma lascia che sia lo spettatore stesso a trovare le risposte. Ad esempio il regista non mostra mai un fantasma direttamente, quindi questa diventerà una storia di fantasmi senza fantasmi. È l’immaginazione degli spettatori a creare i fantasmi rendendo il film personale. Tutto viene suggerito per coinvolgere lo spettatore, una lezione importante dimenticata nel remake del 1999.

Amici lettori del mistero la storia ci dice che fu La notte dei morti viventi di Romero a iniziare la storia dell’horror moderno, ma c’è ancora molto da scoprire e come vi ho anticipato ora che abbiamo parlato dei film più importanti è ora di parlare un po’ dei sottogeneri….pronti?

Gli zombie nella storia del cinema dagli anni '40 a oggi.

Bentrovati lettori dell’ignoto, oggi ci immergiamo nell’ horror storico, quello degli anni ’40. La volta scorsa abbiamo visto come e dove sono nate le prime pellicole horror, portate sul grande schermo dai mostri come Frankenstein e dai  vampiri come il conte Dracula e Nosferatu, che fanno parte dell’immaginario collettivo.

Non ci volle molto perchè ai vampiri si aggiungessero i morti viventi. Quindi mentre da un lato i film sui vampiri iniziano a moltiplicarsi a dismisura, al nostro universo cinematografico si affacciano zoppicando gli zombie.

Eravamo negli anni ’40 e vi ho accennato che in quel periodo gli studi della Universal Studios negli Stati Uniti monopolizzarono il genere horror per più di dieci anni, ma altri studi minori seppero cogliere la palla al balzo per sfruttare i benefici derivanti dallo sviluppo di storie horror, a volte con ottimi risultati.

Per esempio nel 1942, Val Lewton nello studio RKO produsse Cat People, diretto da Jacques Tourneur e basato su di una storia breve scritta dallo stesso Val Lewton intitolata The Bagheeta e pubblicata nel 1930. Il film racconta la storia di Ireana, una giovane ragazza serba, che crede di discendere da una razza di persone che si trasformano in felini quando sono sessualmente coinvolti con qualcuno. Il film più che per la trama è famoso per alcune tecniche di regia utilizzate per la prima volta e denominate “Lewton Bus“. Il termine deriva dalla scena in cui Irena sta seguendo la sua rivale in amore Alice. Al culmine della scena il pubblico si aspetta che la giovane diventi una pantera in ogni momento, la camera si focalizza sul volto terrificato di Alice e il silenzio viene interrotto da un sibilo. È un autobus che arriva proprio di fronte allo schermo. È una falsa sorpresa che dissipa la tensione ed è diventata molto usata anche nei film moderni.

Cat people in italia divenne Il bacio della pantera

Torniamo ora ai nostri morti viventi perchè un anno più tardi, Val Lewton proseguì la scia dei suoi successi con I walked with a zombie (Tourneur 1943) basato su di un articolo con lo stesso titolo scritto da Inez Wallace per il giornale American Weekly. Lo studio RKO si innamorò del titolo melodrammatico e chiese a Lewton di inventarsi un film che potesse calzare. La prima versione fu
scritta da Curt Siodmak, che aveva precedentemente scritto sceneggiature per The Wolf Man (Waggner 1941), Frankenstein meets the Wolfman (Neill 1943). Ci furono anche Ghost of Frankenstein (Kenton 1942) e The invisible Woman (Sutherland 1940). Ardel Wray, una giovane donna incontrata da Lewton grazie al progetto della RKO Young Writer, rimaneggiò la sceneggiatura e fu l’unica donna accreditata che scrisse mai un film per Lewton. Wray fu portata a sviluppare il tema basandosi sulle sue conoscenze del voodoo Haitiano. Lewton annunciò che il film sarebbe stato una versione ispirata alle indie dell’ovest di Jane Eyre della Bronte. Lewton riscrisse la sceneggiatura una terza volta, ma questa volta Siodmak lasciò la produzione per occuparsi di altri progetti.

Ho camminato con uno zombie, il titolo in italiano resta simile.

Qualche anno prima dell’uscita del film di Tourneur, nel 1932, Victor Halperin diresse White Zombie con Bela Lugosi per la Universal Studio. Questa produzione capitalizzò il tema degli zombie
voodoo, tratta dal libro del 1928 The magic Island e introdusse il termine “zombie” nei dialoghi del film e nel linguaggio comune. C’è da dire comunque che dieci anni più tardi il nostro Jaques Tourneur con il suo I walked with a Zombie nel 1943 ebbe maggiore fortuna e seppe sfruttare meglio le possibilità date dal genere.

Spesso si discute sul fatto che The Cabinet of Dottor Caligari (Wiene 1920) possa essere il primo film sugli zombie della storia del cinema, ma le creature che qui vengono chiamate zombie sono molto diverse da come oggi intendiamo un morto vivente. Cesare è un sonnambulo che dorme in una bara soggiogato dal potere del dottor Caligari. Concettualmente è molto vicino alle leggende folkloristiche degli zombie voodoo controllati da una persona (il bokor). Il film di Tourer I walked with a zombie prova a catturare lo spirito Haitiano nello stesso modo, ma dopo un inizio ispirato le creature non morte mutano in mostri senza controllo che attaccano chiunque a vista. Sono zombie moderni che somigliano più alle norse della mitologia, dette anche draugr – un corpo inanimato che si aggira attorno alla sua tomba per attaccare, mangiare e infettare i vivi. Un uomo ucciso da un draugr è destinato a divenire un draugr, non so se avete presente i draugr di Skyrim, più o meno sono come quelli.

Arriviamo ora a La notte dei morti viventi, siamo nel 1968 e nella fantasia di Romero gli zombie si incrociano con i vampiri e creano i mostri moderni da apocalisse. Sono mostri che tornano in vita per una qualche ragione non specificata e il loro morso infetta. I morti viventi di Romero hanno una memoria limitata del loro stato precedente ma possono camminare e usare le mani. Comprendono cosa siano le porte e le finestre e hanno un istinto che li porta a mangiare. Non sono intelligenti con l’unica pulsione di aggirarsi in cerca di carne fresca.. Romero ci ha mostrato queste creature nutrirsi di carne umana ma non disdegnano nemmeno quella di animale. Il regista non ci mostra nessuna ragione per il loro bisogno di mangiare carne, solo una sorta di istinto primordiale di sopravvivenza (ma sono già morti?). I loro passi sono traballanti e lenti e riescono a malapena a camminare, pochi a correre.

Oggi ci sono zombie che potrebbero partecipare alle olimpiadi, potrebbero laurearsi ad Harvard con il massimo dei voti. Queste evoluzioni sono arrivate con 28 Days Later  (Boyle 2002) e Zack Synder con il suo remake di Dawn of the dead (Synder 2004) e si nota anche in La Horde (Dahran e Rocher 2009). Ovviamente non dimentichiamo la serie di successo The Walking Dead iniziata nel 2010 e che ha all’attivo undici stagioni ad oggi. Sono state girate negli anni delle miniserie basate sui personggi e sugli eventi della storia principale, ci sono anche videogiochi per playstation e telefonini e la promessa del ritorno di una nuova serie con uno dei personaggi principali.

Per uccidere uno zombie in modo tradizionale dovete distruggere il suo cervello o bruciarlo, anche se spesso le parti del corpo si rianimeranno da sole. In un recente sviluppo di REC^3 Genesis (Plaza 2012) gli zombie sono resi innocui dalla lettura di alcuni passi della bibbia. Vedere per credere. Oppure in World War Z (Forster 2013) con Brad Pitt i morti arrivano a costruire piramidi umane per scavalcare muri, degni di una laurea in ingegneria.

Mentre alcuni personaggi appartenenti all’universo del cinema horror hanno conosciuto momenti di crisi, i nostri morti viventi sembrano non passare mai di moda. Con il prossimo articolo sulla storia del cinema vediamo un po’ di recuperare gli uomini lupo, perchè anche loro hanno avuto il loro momento di gloria e ovviamente andremo a vedere la storia dei sottogeneri dell’horror.

Arrivederci alla prossima lettura dell’ignoto e passate un sereno fine settimana.

Alice Tonini

Horror: nascita di un genere, dalla letteratura ai film

Lettori del mistero parleremo ancora di demoni e di altre creature le cui origini appartengono alla storia e al folklore locale ma per completezza vorrei anche approfondire alcuni aspetti storici più pertinenti alla nascita dei film horror e al legame di questi ultimi con la letteratura perché in fondo è di libri che qui si parla e senza libri la maggioranza dei film non ci sarebbero.

Le storie dell’orrore sono con noi da sempre: raccontate intorno al fuoco e sviluppate poi in romanzi e racconti brevi, oggi sono protagoniste anche di film e videogiochi.

I primi film horror sono stati ispirati dai mostri classici, in particolare dai “morti viventi” o “non morti“. Trattarono in particolare la paura della morte e di quello che può succedere dopo, una delle paure più antiche per l’uomo. E se non fossimo davvero morti? Che cosa accadrebbe se tornassimo indietro dalla morte come “qualcos’altro“? Cosa accadrebbe se non fossimo né morti né vivi? Sono paure che nascono dal desiderio umano di essere immortali, dalla complessità della nostra psiche e dalla sua incapacità di dare un senso alla morte.

Mary Shelley con il suo Frankenstein apre la carrellata di personaggi non vivi cui l’industria del cinema ha attinto a piene mani, scrisse la sua opera in svizzera nel 1816 e venne pubblicata nel 1818. Frankenstein è un romanzo gotico nato per intrattenere un gruppo di amici, scritto di fretta mentre l’autrice era impossibilitata a uscire a causa del mal tempo durante una vacanza con il suo amato. Fu lord Byron, amico e vicino di casa a indire una competizione per vedere chi potesse scrivere la storia dell’orrore migliore.

La storia del dottor Frankenstein segue il ritorno alla vita di un corpo costruito con le parti di altri cadaveri. Shelley pesca elementi religiosi e scientifici, rifugge dalle regole della letteratura classica dell’epoca e rielabora l’idea orrorifica di un corpo che viene creato dall’uomo e non da Dio, un essere umano nato dai resti di altri esseri umani: da ciò può nascere solo un abominio. L’opera diventa intrigante a causa proprio dei tabù che va a infrangere. In un tempo dove il bravo cristiano viveva nella convinzione di essere creazione divina e il tentativo umano di creare la vita suonava scioccante e orrorifico. Mary Shelley ha sottotitolato la sua opera ” Un Prometeo moderno“, con riferimento al dio che fece arrabbiare Zeus portando il fuoco agli uomini. La storia funziona su molti livelli diversi e da qui la radice della sua popolarità e longevità. L’horror infrange i tabù ma allo stesso tempo piace alle masse. Raggiunge la psiche ad un livello talmente profondo che permette allo spettatore di esplorare aree inaccessibili della mente in modo sicuro, all’interno dei confini di una storia.

I vampiri sono i mostri più comuni e longevi. Bram Stoker con Dracula scritto nel 1897 ancora oggi affascina il pubblico. Le radici storiche sono la parte più emozionante dell’opera anche se non sappiamo con certezza quanto Stoker sapesse della vera storia di Vlad III Drakul l’impalatore che, come dice il nome, amava impalare i nemici. Dal 1456 al 1462 si dice che infilzò con i pali centinaia di migliaia di persone. Per questa sua abitudine divenne un personaggio folkloristico molto noto in Romania. Il nome Dracula (figlio di Dracul) deriva da un ordine cavalleresco “L’ordine del Dragone” fondato nel 1431. A causa del coraggio dimostrato nelle battaglie contro i turchi Vlad II venne fatto membro dell’ordine e dopo di lui il figlio, Vlad III, ereditò il titolo. Si racconta che Stoker venne a conoscenza della storia del conte durante le sue letture sulla storia e cultura rumena e modificò il nome del suo personaggio malvagio da Wampyr in Vampire (è in inglese).

Altre influenze alla sua opera le troviamo nel lavoro di Sheridan Le Fanu, irlandese, che nella sua novella Camilla (1872) riporta la tradizione delle sidhe (mitologia gallese, erano donne che bevevano il sangue), poi possiamo citare Giulio Verne con il suo Castello dei Carpazi e Anne Radcliffe con I misteri di Udolpho. Stoker frequentava abitualmente la cittadina di Whitby sulla costa dello Yorkshire e ha mescolato luoghi e nomi, anche di Londra, per costruire la sua ambientazione.

Dracula è stato adattato da Hamilton Deane nel 1924 anche se si dice che Stoker stesso abbia scritto il primo adattamento teatrale presentandolo al London Lyceum Theatre con il nome di “Dracula, il non morto” nel maggio del 1897, poco prima della pubblicazione del romanzo. Quello di Deane fu il primo adattamento a essere autorizzato dalla vedova di Stoker e venne messo in scena un volta sola, forse perché durava più di quattro ore (un moderno Avatar). Una curiosità, il primo atto iniziava con Reinfield, il servo del conte, che sproloquiava in un lungo monologo sul fatto che lui era stato creato dal conte e che non lo avrebbe mai perdonato per questo, racconta poi tutta la storia del conte e della Transilvania e si gustava un ratto saporito prima di uscire di scena.

Il film di Tod Browning del 1931 intitolato Dracula ha visto partecipare l’attore ungherese Bela Lugnosi che ha reso popolare l’immagine del vampiro in giacca e cravatta dal volto impomatato che abbiamo oggi. C’è poi un film russo andato perso di cui ci resta il titolo Drakula del 1920 e c’è il più conosciuto Nosferatu. Il classico film espressionista tedesco diretto da F.W. Murnau (1921) ha come protagonista Max Schreck. Fu un adattamento non autorizzato del libro di Stoker; lo studio di produzione fu costretto a modificare tutti gli elementi della storia perché non riuscì a ottenere i diritti del romanzo originale. Il film in questo caso funzionò egregiamente perchè Schreck seppe tirare fuori il meglio dal mostro, come successe più tardi con Frankenstein (1931). Nosferatu fu l’unica produzione dello studio Prana Film (fondato nel 1921 da Dieckmann e Grau).

Le riprese iniziarono nel giugno 1921, principalmente a Wismar, un piccolo porto a nord della Germania, le riprese in esterno che dovevano mostrare la transilvania, vennero eseguite in slovacchia. Il cameramen, tale Fritz Arno Wagner aveva a disposizione solo una camera e quindi solo un negativo originale. Le istruzioni di Galeen (sceneggiatore) sulle posizioni della camera e l’esposizione delle luci vennero seguite scrupolosamente ma questo non impedì al regista di riscrivere dodici pagine. Curiosità, per Nosferatu il sole è letale mentre al nostro Vlad Drakul causa solo un leggero indebolimento.

La famiglia di Bram Stocker citò in giudizio la Prana Film per violazione del copyright e vinse, questo causò il fallimento della compagnia. La corte ordinò la distruzione di tutte le copie esistenti di Nosferatu ma una copia sfuggì alla mattanza e riuscì a essere distribuita, da quella vennero tratti duplicati a decine che finirono in ogni angolo del mondo. Oggi è considerato un cult del genere ed è uno di quei film che gli studenti di storia del cinema devono conoscere.

Lo stesso sceneggiatore di Nosferatu, Henrik Galeen, nel 1920 aveva portato sugli schermi Der Golem, insieme a Paul Wegner, come parte di una serie iniziata nel 1915 che si ispirava alla mitologia ebraica dei golem: esseri antropomorfi fatti di argilla che vengono riportati in vita dalla parola ebraica Hemet (verità) scritta sulla fronte delle creature. L’unico modo per spegnerli è cancellare una parte della parola e lasciare la scritta Met (morte).

Tornando al nostro vampiro preferito, fino a oggi sono stati prodotti più di duecento versioni della storia di Dracula. Frankenstein di Whale invece fu un successo tale da produrre un sequel: La sposa di Frankenstein (1935).

Dagli anni ’40 del 1900 la Universal ha monopolizzato il mercato dell’horror per più di dieci anni ma questa è un’altra parte della storia che vedremo la prossima volta. Per ora ci basti sapere che le radici del cinema horror trovano nutrimento in quei classici che da generazioni spaventano il pubblico.

Per ora è tutto, buona lettura a tutti e alla prossima.

Alice Tonini