Storia del cinema horror: dai lupi mannari al Body horror. Due sottogeneri tutti da scoprire

Eccoci con un nuovo appuntamento con la storia del cinema horror. Il nostro escursus storico ora passa per i lupi mannari e il Body horror.

Il primo è un sottogenere molto conosciuto di cui abbiamo già ampiamente parlato in articoli precedenti quindi qui non approfondiremo troppo l’argomento, vi darò solo qualche spunto cinematografico, il secondo sottogenere sul Body horror è sottovalutato ma molto apprezzato.

La trasformazione del corpo umano è una delle idee base dell’horror e una delle prime a essere esplorate, a iniziare dall’opera di Stevenson Lo strano caso del dottor Jeckyll e Mr Hyde (Stevenson, 1886). 

Questa trasformazione avviene anche nel lupo mannaro ed è fisica e psicologica. Il lupo interiore proiettato all’esterno è stato interpretato da alcuni registi come segno della repressione sessuale della società come in L’uomo lupo (Waggner, 1941). Il lupo mannaro in quel film diventa una proiezione psicologica delle frustrazioni sessuali di Larry Talbot, il protagonista, nella sua relazione sentimentale. Nel film uscito in italia con il titolo Il bacio della pantera (Tourneur, 1942), la paura di Irena per la trasformazione in felino è manifestata con le numerose immagini dei gatti infilate qua e la dal regista. In compagnia dei lupi (Jordan, 1984) e nell’eccellente trilogia di Ginger Snaps o Licantropia (Fawcett 2000; Harvey 2004; Sullivan 2004) le trasformazioni diventano metafore della pubertà femminile. 

Negli anni settanta e ottanta la trasformazione del corpo umano viene messa in primo piano sulla scena, una scelta in parte dovuta ai progressi della scienza medica nel campo prostetico e robotico e in parte ai nuovi gusti del pubblico. Questo ha permesso a Rob Bottin e Rick Baker di produrre il loro lavoro migliore (L’ululato; Joe Dante, 1981). Una volta che viene lanciato il lavoro di Carpenter con il film La cosa (Carpenter, 1982) nel quale la bestia può trasformare praticamente in qualsiasi cosa, tutti i colpi di questo genere sono stati sparati.

Ma Carpenter non fu il primo a occuparsi del Body horror, prima di lui altri nomi importanti se ne sono occupati.

Un regista che ha consistentemente esplorato la vulnerabilità del corpo umano è David Cronenberg, i cui primi film Il demone sotto la pelle (Cronenberg, 1975), Sete di sangue (Cronenberg, 1976) e La covata malefica (Cronenberg, 1979) riguardano le trasformazioni che possono avvenire quando l’uomo si mette nelle mani della scienza. E allora possono nascere fenomeni come la telepatia, i disturbi indotti di natura sessuale e le mutazioni genetiche. 

Cronenberg è conosciuto anche come il re dell’horror legato al sesso o il principe canadese del body horror. Questo perchè all’epoca sviluppò una nuova forma di cinema, viscerale ma al tempo stesso letterale, adatta lavori di grandi scrittori come William Burroughs (Il pasto nudo, 1991 tratto dalla novella del 1959) e S.F. Master con J.G. Ballard (Crash, 1996 dall’opera del 1973) con una nuova estetica del corpo. I primi film di Cronenberg furono profetici. Il demone sotto la pelle anticipò l’epidemia di Aids mentre Videodrome (Cronenberg, 1983) predisse l’avvento della televisione satellitare che negli anni in cui fu girato il film era ancora in uno stato primitivo. Cronenberg studiò biochimica a Toronto ma successivamente cambiò facoltà e preferì iscriversi a letteratura inglese. Scrisse opere di fantascienza e il suo film più importante fu Scanners (Cronenberg, 1981) il quale predisse un futuro appestato dalla corruzione tecnologica. Conenberg manipola il disgusto con grande abilità non solamente per il puro gusto dell’orribile che ci causa emozioni negative. 

In riferimento a questi eccessi, come la donna con l’utero esterno in La covata malefica o l’uomo con un taglio simil-vagina nello stomaco in Videodrome il regista ci dice:

“E’ affascinante ma anche coraggioso guardare a cosa c’è davvero senza tirarsi indietro e riuscire ad ammettere che noi siamo fatti in questa maniera, a volte si può anche sostenere che essere strano ed essere disgustoso sembrano la stessa cosa.”

Una delle citazioni di Cronenberg più utilizzate è riportata da Eliot, uno dei ginecologi gemelli nel film Inseparabili (Cronenberg, 1988): “Io ho spesso pensato che ci devono essere concorsi di bellezza per ciò che sta dentro al corpo. Sai, la milza più bella, il rene più sviluppato.” 

Oggi Cronenberg si è spostato dal genere horror ma la sua sensibilità unica lo rende tutt’ora (ha parecchi anni ma è ancora vivo) uno scrittore e un regista iconico. 

E anche per oggi direi che è tutto. Vi ho consigliato un sacco di buoni film e un regista di notevole impatto sul grande schermo, come al solito vi consiglio anche la lettura di un buon libro che potrà farvi compagnia.

Alla prossima e per restare sempre aggiornati iscrivetevi alla newsletter.

Alice Tonini

Cinema horror e stregoneria: da Aleister Crowley alle streghe di Eastwick

Oggi riprendiamo la nostra esplorazione dei sottogeneri del cinema horror e uno dei più diffusi è sicuramente quello delle streghe e dei loro patti con il male. 

Il demonio è protagonista da tempo della storia del cinema; dai
primi esperimenti di Georges Melies, alla versione de Lo studente di Praga di Poe interpretata da Paul Wegener (Rye and Wegener, 1913) fino al Faust di F.W.Murnau. Ne Il Gatto Nero (Ulmer, 1934) Boris Karloff recita la parte di un sacerdote in un culto satanico e più tardi Val Lewton produsse La
Settima Vittima
(Robson, 1943), che secondo la critica ha posto le radici per la figura del demonio
moderno che ha la missione di convertire gli scettici. Jaques Tourneur con il
suo eccellente Night of the Demon (Tourneur, 1957) porta sul grande schermo un
personaggio reale e dal nome familiare a tutti quelli che si sono interessati alla storia delle arti oscure almeno una volta: Aleister Crowley, conosciuto come “La grande
bestia” (1875-1974). Nessun lavoro sul satanismo o sulla stregoneria è
completo senza un riferimento a lui.

Nato nel 1875 e figlio di un facoltoso birraio, Crowley divenne un
membro influente di una delle società magiche più importanti della sua epoca: L’Ordine Ermetico dell’Alba Dorata o Golden Dawn. Lui fu un poeta, un artista, uno sportivo e un
abusatore di droghe. Raccontò di essere stato contattato da un sacro
guardiano angelico durante i suoi viaggi in Egitto e che questi gli dettò il
libro della legge con il motto “Do what thou wilt, shall be the whole
of the law” (fai quello che vuoi, dovrebbe essere l’unica legge) una chiamata alle armi per i libertini di ogni dove, tra cui raccolse ampi consensi quando nel 1960 uscì la sua pubblicazione più conosciuta sulla magia e l’occultismo. Scrisse decine di libri sui temi più disparati: meditazioni, trattati, preghiere e saggi su occulto, arti esoteriche e alchimia.

Crowley fondò la sua personale filosofia e società dell’occulto, l’Oto (Ordine del Tempio Orientale) che fu pansessuale e coinvolse in
modo pesante l’uso di sostanze stupefacenti. Durante la sua vita divenne un personaggio famoso, conosciuto come il più importante stregone del mondo e nel 1932 portò in tribunale chi lo aveva definito mago nero (perse
la causa). Il giudice Mr Justice Swift disse “ io non ho mai udito
di cose più paurose, orribili, blasfeme e abominevoli come quelle dette da quest’uomo: mr Crowley”.

Verso la fine della sua vita dalla sua villa in Italia iniziò la vendita di un tonico chiamato “L’elisir del
Dr.Crowley” delle “pillole di vita“ che contenevano un mix di semi di chalk (una pianta succulenta). Cacciato dall’Italia dal regime fascista andò a morire a Londra.

La figura di Crowley fu molto influente e ispirò personaggi come Somerset Maugham, il mago Le Chiffre nel film Casinò Royale di
Iaan Fleming e The Magus di John Fowles nella letteratura. Nel film La Notte del Demonio (Tourneur, 1957) lo si vede interpretato come Karswell, e in The Devil Rides Out (Fisher, 1968), nella novella di Denis Wheatley lui è
Mocato. In Rosemary’s Baby (Polanski, 1968) lui appare come Adrian
Marcato. La sua più recente apparizione, che io mi ricordi, fu in A Chemical Wedding
(Doyle, 2009), scritto da Bruce Dickinson e ispirato alla band heavy metal dei
Judas Priest. Lui è il ragazzo che si occupa di magia nera.

Nei film sulla stregoneria il punto centrale, e compito del protagonista, è fare  accettare al pubblico l’esistenza della magia nera e della magia bianca. In The Night of the Demon lo scettico Dr
John Holden è a Londra per partecipare a un convegno dove Mr
Harrington vuole denunciare pubblicamente un culto. L’incontro con Karswell
cambierà poi le carte in tavola.

In Night of the Eagle (Hayers, 1961), è la moglie di un
professore universitario a usare la stregoneria per spingere la
carriera del marito, una idea inversa rispetto a quella di Rosemary’s Baby
(Polansky, 1968) dove Guy Woodhous permette a un culto satanico di
usare sua moglie come mezzo per ottenere lui stesso un avanzamento di
carriera. Rosemary’s Baby fu un grande successo, guadagnò altre 30
milioni di dollari e diventò uno dei primi block buster nella storia del cinema horror. Andare a
letto con il demonio è roba che vende, ma la storia è presentata in
modo che potrebbe essere tutto una fantasia di Rosemary che vede deteriorare la sua salute mentale durante la gravidanza. Le pozioni che le vengono
date sono l’aspetto più ovvio della stregoneria nel film, viene
evitato ogni aspetto ritualistico e non siamo resi partecipi del
patto diabolico fatto tra Guy e il demonio. 

Nei tardi anni 60′ crebbe
l’interesse nel demonio e nella stregoneria anche grazie alla musica. I Rolling Stones
rilasciano il loro album Satanic Majestic’s Request. Roman Polansky lesse le opere del professore R.L. Gregory “Eye and Brain” che parla della psicologia della vista e teorizzava il fatto che
noi vediamo meno di quello che pensiamo e che la nostra percezione
della realtà è piena di false memorie. Polanski scrive nella sua autobiografia del 1984 che l’intera storia vista attraverso
gli occhi di Rosemary può essere pensata come una catena di
coincidenze superficiali sinistre, un prodotto di fantasie fervide, ombre come quelle che Scrooge nega di vedere la notte di natale. Molti nel pubblico
sono convinti di vedere Cloven Hooves e la faccia del bambino alla
rivelazione finale del film, quando appaiono sullo schermo (superimposto dalla regia) due
occhi felini.

Witchfinder General (Reeves, 1968) fu incentrato sulla caccia alle
streghe e sui roghi come rituali sadici e il pezzo forte di Ken
Russel The Devils (Russel, 1970) fu un film di stampo politico riguardante i preti
piuttosto che un’accusa verso le attività diaboliche delle streghe. Il film di Robin Hardy
Wicker Man (Hardy, 1973) è ritenuto dalla critica il miglior film britannico folkloristico horror
sul paganesimo ed è una meravigliosa rivalsa delle credenze giudeo-cristiane su folklore e tradizioni. I sequel e i remake sono prodotti da ignorare.

Le Streghe di Eastwick (Miller, 1987) ispirato ad una storia di
John Updike, riguarda tre donne abbandonate dai mariti che formano un gruppo e invocano il demonio
(con la faccia di Jack Nicholson). Il film fu girato per ridere con
pochissimi ingredienti horror e un disgusto di media entità senza
preoccuparsi troppo dei contenuti horror. 

The Craft (Andrew Fleming, 1996) parla di un gruppo di
tre ragazze teenagers che scoprono che una loro nuova amica ha grandi
poteri magici, fa incantesimi sui loro compagni di classe e su ogni altra
persona che la infastidisce. Qui i riti della Wicca sfuggono di mano e la ragazza
cattiva di nome Nancy li porta oltre il semplice passatempo. Le altre del gruppo si rivoltano contro la cattiva e la protagonista Sarah invoca un potere superiore che
sconfigge Nancy e rimuove i
poteri alle amiche. Il messaggio di questo film riguarda più la
sociaizzazione tra i teenager che la vera stregoneria, con una premessa che dice che è ok essere diversi, ma non troppo. Il fatto che i personaggi principali fossero tutte ragazze bullizzzate o abusate è interessante ma il
motivo della vendetta avrebbe potuto essere più oscuro con forse un
po’ più di riempimenti stregoneschi.

Le streghe sono seguaci del demonio, di culti divenuti popolari dal 1960 circa e la strega moderna non ha
bisogno di un mentore maschile, ma forse detto così direttamente è troppo ovvio. Ira
Levin nel suo lavoro The Stepford Wives (Forbes, 1975) dice una frase
molto interessante sul supposto posto delle donne nella società: “ci sono molti paesi oggi che hanno ancora una
attitudine medievale verso le donne ed è a quelli che noi guardiamo
per trovare storie nuove”.

Sulle opere di Dario Argento ci vuole un post a parte

In termini di caccia alle streghe, oltre che il già citato
Witchfinder General (Reeves, 1966) è stato fatto poco riguardo la
purga europea della stregoneria. In America c’è la storia della caccia
alle streghe di Salem reinterpretata per il palco da The Crucible di
Arthur Miller (Miller, 1953) e portato su pellicola nel 1957 (Rouleau, 1957) e poi nel
1996 (Hytner, 1996) ma poco altro e non di buona qualità. 

Bene lettori e lettrici con le streghe e il cinema anche oggi è tutto. 

A presto per un nuovo appuntamento con il mistero e come al solito vi invito a leggere un buon libro o guardarvi un bel film, e se ancora non lo avete fatto iscrivetevi alla newletter per restare sempre aggiornati.

Alice Tonini 

Cinema horror e soprannaturale: tra fantasmi, poltergeist e case infestate

Oggi riprendiamo il nostro viaggio tra i sottogeneri del cinema horror e diamo una sbirciata al filone che si occupa dei fantasmi, dei poltergeist e delle case infestate da spiriti irrequieti che vi perseguiteranno portandovi alla pazzia.

I fantasmi non esistono?

Forse, o forse esistono. A voi la scelta. 👻

Ma nel mondo del cinema horror sono molto sfruttati e molto popolari. Il motivo principale è che sono facilmente adattabili a qualsiasi tipo di film, dalla commedia al romance, dai prodotti Disney a quelli di Star Trek (dove diventano allucinazioni o proiezioni olografiche). Tutti ricordiamo i lenzuoli bianchi di Scooby Doo o la donna con i lunghi capelli neri fradici che si trova negli horror giapponesi e sappiamo che è una moda destinata a influenzare il mondo delle produzioni cinematografiche ancora per molto tempo.

Un fantasma che grida, un’ombra che appare contro il muro, uno spettro che vaga senza pace ci inquietano ma non possono fisicamente farci del male. Possono però scioccare talmente tanto da provocare un malore o far cadere il personaggio da una finestra. Sono esseri eterei che si percepiscono più di quanto si vedano, spesso udibili tramite i lamenti, i graffi sulle pareti o sulle porte scricchiolanti. Se si riesce a vederli essi sono apparizioni eteree, una nebbia, ombre oscure o riflessi.

Lo scrittore delle storie di fantasmi deve saper modulare disagio e paura attraverso la parte principale della storia portando solo orrore come crudo risultato finale. (ma della scrittura degli horror parleremo presto con un paio di articoli a tema)

I maestri di questo sottogenere furono Edgar Allan Poe, H.P. Lovecraft, M.R. James, Sheridan LeFanu e Henry James – la tradizione gotica è la faccia moralmente accettabile dell’horror. Nelle opere letterarie del genere un fantasma cercherà di spingervi fuori dalla vostra mente e il risultato di molte di queste storie di fantasmi è la pazzia, particolarmente superbe sono le opere letterarie di M.R. James, ad esempio Oh Whistle e I’ll come to you, My Lad è . Questi spiriti portano i protagonisti al suicidio ed essi stessi diventano fantasmi.

Nelle opere di fantasia i poteri dei fantasmi sono i più disparati, perseguitano le loro vittime e compaiono all’improvviso: negli specchi, nei corsi d’acqua o dietro la schiena. Un fantasma non deve per forza rispettare le leggi della natura, loro si librano nell’aria, camminano attraverso le pareti e cambiano forma secondo i propri desideri. I fantasmi possono essere paragonati a dei gatti, sono territoriali o legati alla persona che devono perseguitare magari perchè sono morti al suo posto in un incidente e desiderano trovare pace (The Changeling, Medak 1980).

Per quanto riguarda i film sugli spettri ci sono due visioni differenti che co-esistono. Abbiamo visto che gli spiriti tormentano le persone ma ci sono storie horror e film nei quali il dannato infesta un luogo specifico come una casa o un cimitero, un esempio è The Innocents (Clayton, 1961), The Canterville Ghost- Il fantasma di Canterville (Jules Dassin and Norman Z. McLeod, 1944) The House on Haunted Hill (Castle, 1959), The Amityville Horror (Stuart Rosenberg, 1979; Andrew Douglas, 2005) e Poltergeist (Hooper,1982). Ci sono tanti luoghi infestati quante sono le persone tormentate da fantasmi malvagi.

Prima del 1940 nei film i fantasmi hanno le stesse funzioni del demonio, l’obiettivo finale è portare sollievo all’anima dannata con la luce del paradiso. Il primo film serio che arrivò dagli Stati Uniti fu The Uninvited (Guard and Guard, 1944) nei quali un uomo (Ray Milland) acquista una casa sinistra in Cornovaglia e ci va ad abitare, un classico. L’atmosfera è molto inglese, anche i fantasmi hanno l’aria british, in fondo l’Inghilterra vanta una lunga tradizione di antiche case spaventose e castelli dall’atmosfera evocativa.

I film americani hanno la tendenza a utilizzare le case gotiche tipiche del sud degli Stati Uniti e costruite prima della grande guerra d’indipendenza, gli stati più gettonati sono il New England (vedi Salem e i film che sono stati girati li) e il Massachusetts. Probabilmente i fantasmi californiani o del Nevada sono più problematici da filmare o vogliono essere pagati di più e allora i registi non li scritturano.

In The Haunting (Wise, 1963) Eleanor Lance è una zitellona incallita in fuga dalla sua claustrofobica famiglia e tormentata da poteri telecinetici. Come con Carrie (De Palma, 1976) e The Shining (Kubric, 1980) la vera questione è il protagonista è davvero perseguitato o è la sorgente dei suoi stessi mali? Quelle che si vedono nella casa di Eleanor sono forse creazioni di Eleanor stessa? E’ chiaro che la
casa la vuole, vuole assorbirla nella sua entità demoniaca vivente. Il film ha molte riprese fatte da angoli in soggettiva che ci danno la sensazione di essere nel punto di vista della cosa che dal tetto si avvolge verso il basso in una spirale malvagia cercando di spaventare la protagonista. La visione dello spazio nelle inquadrature è disturbata da specchi posizionati sulla scena in modo strategico: riflessi argentati sui muri, porte che cigolano e colpi senza una spiegazione apparente. Dr. Markway, il soave investigatore
psichico incaricato di trovare una spiegazione a quanto accade nella casa, arriva alla conclusione che tutti gli angoli sono sbagliati; le porte non vogliono chiudersi o si chiudono da sole, è disorientato dagli spazi stretti pieni di cianfrusaglie edwardiane. Nella casa tutto è a pezzi come la mente di Eleanor.
Gli specchi mandano il messaggio “guardati, non vedi?”. La cosa più spaventosa per Eleonor è Eleonor stessa. Purtroppo durante il film è difficile identificarsi con lei perché è una nevrotica ma il suo utilizzo della voce fuori campo è ispirato direttamente da Psycho (Hitchcock, 1960).

Ci sono film dove i fantasmi che vengono presentati sono manifestazioni di affari irrisolti. Noi non possiamo vederli perchè sono parte del doppio processo psicologico dell’horror. Non è un caso che molti avvistamenti di fantasmi nei film abbiano per protagoniste giovani donne e adolescenti; la psicologia afferma che i giovani siano più allineati con la propria psiche rispetto agli adulti. Non c’è nulla di più spaventoso di un bambino che vede quello che noi non riusciamo a vedere.

A differenza di molti horror moderni che possono essere nichilistici e selvaggi, i fantasmi dei vecchi classici promuovono l’idea che c’è qualcosa oltre il velo della morte, un mondo più grande del nostro,
che contiene conoscenze a disposizione di tutti e poteri che vanno oltre il tempo e lo spazio, il prezzo per l’accesso è la nostra sanità o la nostra forma fisica. In un senso è una redenzione. I fantasmi possono essere visti come una offerta di speranza proprio come le promesse delle religioni.

Il modo per entrare in contatto con uno spirito, se uno non vi ha già contattato, è quello di condurre una seduta con una tavola Oujia o di affidarvi ad una buona medium. Entrambe sono l’equivalente
horror di un vaso di pandora che viene aperto, nei film è una delle classiche cose stupide da fare, come provato da opere come 13 Ghosts (Castle,1960), Witchboard (Tenney, 1986), What Lies Beneath (Zemeckis, 2000), Long time Dead (Adams 2002) e Paranormal Activity (Pell, 2007). Tra l’altro, per chi di voi non lo sapesse, la tavola Oujia fu commercializzata da un uomo d’affari, tale Elijah Bond nel 1890 e
fu pubblicizzata come gioco di società innocente prima che la spiritualista Pearl Currain iniziasse a utilizzarla per le sue divinazioni durante la prima guerra mondiale. Oggi è conosciuta come uno
strumento del demonio e utilizzata esclusivamente per connettersi con l’aldilà.

Poltergeist del 1982, un pupazzetto che tutti vorremmo…

Altra cosa stupida che negli horror scatena le forze infernali è partecipare alle sedute con un medium. È un modo di carpire informazioni e segreti che poi si riveleranno fondamentali per la trama, ma a
volte i protagonisti devono stare attenti perchè l’inganno è dietro l’angolo. Queste sedute sono comunque un momento di tensione che vivacizza la trama e possono creare scene spaventose, specialmente
se vengono liberati spiriti indesiderati malvagi o se vengono fatti rituali magici oscuri come in The Devil rides out (Fisher, 1968) o La Nona Porta (Polanski, 1999) o nelle scene di Insidious (Wan, 2010) quando i personaggi indossano abiti psichici e una maschera anti-gas.

O forse no!

I poltergeist invece sono spiriti arrabbiati (la parola vuole dire “fantasmi “rumorosi”); aprono le ante degli armadi e fanno volare i vostri oggeti per la stanza, vi strappano le chiavi dalla mano e mettono in disordine la cucina. Questi spiriti fastidiosi tendono a perseguitare una persona piuttosto che un luogo
specifico e la seguono quando tenta di cambiare abitazione.

I film che si ispirano alle tradizioni giapponesi traboccano di spiriti senza pace morti in modo violento e sepolti senza un adeguato funerale per riunirli con gli antenati. Disegnati nei libri di racconti folkloristici, rappresentati nel teatro Kabuki e Noh, la figura più popolare è la donna fantasma, che ha una correlazione con la mitica Hannya (demone femmina arrabbiato), che noi vediamo in Ringu (Hideo Nakata, 1998), Ju-on Dvd (Shimizu, 2000), The Grudge (Shimizu, 2004) e Dark Water (Nakata, 2002). Poi c’è l’Oni, il demone, l’Ogre che è un fantasma legato ad un rituale, lo Yurei che è uno spirito arrabbiato e lo Yojai che invece è uno spirito posseduto dal male. Ovviamente qui ho semplificato molto ma sono figure molto interessanti se siete appassionati di folklore orientale.

Se vi piacciono le opere letterarie che parlano di fantasmi e di ville infestate vi invito ad acquistare il mio ultimo romanzo Il Richiamo, sono sicura che non vi deluderà.

E anche per oggi cari lettori è tutto.

Il mio invito è quello di procurarvi un buon libro o un buon film horror e di trascorrere del tempo di qualità in totale relax.

Buona lettura e alla prossima.

Alice Tonini

Film e paranormale: fantasmi, poltergeist e apparizioni

Abbiamo visto chi erano i primi medium, abbiamo parlato dei moderni ghost hunters ma i temi trattati nel mio ultimo romanzo non si esauriscono qui. Parleremo di Aleister Crowley in un post futuro ma oggi a interessarci sono i film horror con i fantasmi.

I fantasmi non esistono, o forse si, a voi la scelta. Ma nonostante ciò la loro popolarità
nella letteratura ma anche nei film horror è lunga e duratura. Fanno parte dell’immaginario collettivo, sono facilmente adattabili alla commedia, al romance, ai fumetti e a un film Disney in eguale misura. Dai lenzuoli bianchi dei fantasmi di Scooby Doo alla donna con i lunghi capelli bagnati dell’horror giapponese
rimangono e rimarranno protagonisti del genere ancora a lungo.

Un fantasma, una apparizione, uno spettro o uno spavento non possono fisicamente fare del male, sono l’anima degli spiriti dei morti. Possono però scioccarci talmente tanto che potremmo soffrire di un attacco di cuore o sobbalzare sulla sedia. Sono esseri eterei che si percepiscono più di quanto si vedano, spesso udibili con lamenti, graffi o porte scricchiolanti. Se visti essi sono rappresentati come apparizioni, una nebbia, un’ombra oscura o un riflesso. Lo scrittore delle storie di fantasmi deve modulare disagio e paura attraverso la parte principale della storia portando l’orrore come risultato crudo delle azioni del protagonista.

I maestri di questo sottogenere furono Edgar Allan Poe, H.P. Lovecraft, M.R. James, Sheridan LeFanu e Henry James – la tradizione gotica è la faccia accettabile dell’horror, quella più popolare e conosciuta che può fare meno paura. Un fantasma cercherà di guidarvi fuori dai vostri schemi mentali e il risultato di molte di queste storie di fantasmi è la pazzia, un esempio particolarmente superbo è M.R. James
con Oh Whistle e I’ll come to you, my Lady. In queste opere i fantasmi portano al suicidio e invitano il protagonista a unirsi a loro.

Una versione per giovanissimi de Il fantasma di Canterville

I poteri dei fantasmi sono vari e spaziano dalla caccia all’umano di turno alla maledizione senza scampo. Compaiono dove meno te lo aspetti: specchi, acqua, giardini o dietro la tua schiena. Un fantasma si muove contro la legge naturale delle cose perchè può galleggiare, camminare attraverso le pareti e cambiare forma. Come gatti, loro hanno un territorio, o sono legati alla persona che perseguitano o al posto in cui sono morti e tormentano le anime che risiedono a casa loro. Essi desiderano essere rilasciati (The Changeling, Medak, 1980) o tornare nella luce. Nei film ci sono due visioni differenti che co-esistono. Ci sono state storie horror e film nei quali lo spirirto infesta un posto – per esempio The Innocents, Suspense (Clayton, 1961), The Canterville Ghost- Il fantasma di Canterville (Jules Dassin and Norman Z.McLeod 1944) The house on Haunted Hill-La casa dei fantasmi (Castle,1959) The Amityville Horror (Stuart Rosenberg 1979; Andrew Douglas 2005) e Poltergeist ( Hooper 1982) ci sono anche molte streghe in questi film, più o meno quante sono le persone perseguitate.

I fantasmi nei film prima del 1940 hanno le stesse funzioni del demonio: illuminare la vita delle persone per redimerle dal loro stato di imperfezione. Il primo film serio che arrivò dagli Stati Uniti fu The Uninvited-La casa sulla scogliera (Guard and Guard, 1944) nel quale fratello (Ray Milland) e sorella (Gail Russel) comprano una casa sinistra in cornovaglia salvo poi scoprire che è infestata dai fantasmi. E’ tutto molto inglese, anche i fantasmi, in fondo l’inghilterra vanta una lunga tradizione di antiche case spaventose e torri insanguinate. Se ci avete badato i film americani tendono a utilizzare case gotiche tipiche degli stati del sud e costruite prima della grande guerra, gli stati più gettonati a quanto pare sono il New England e il Massachusetts. Probabilmente i fantasmi della California o del Nevada sono più problematici da filmare e allora non li usano, chi lo sa.

In The Haunting (Wise, 1963) Eleanor Lance è una zitellona incallita in fuga dalla sua claustrofobica famiglia e tormentata da poteri telecinetici. Come con Carrie (De Palma, 1976) e The Shining (Kubric, 1980), la vera questione è il protagonista è davvero perseguitato o è lui stesso la sorgente del malessere? Quelle che si vedono nella casa sono forse creazioni di Eleanor? Dalla trama appare chiaro che la casa la vuole per assorbirla nella sua entità demoniaca vivente ma sarà proprio così? Il film ha molti angoli in soggettiva che ci danno la sensazione di essere nel punto di vista della casa che avvolge la protagonista in una spirale malvagia. La visione dello spazio nelle ambientazioni è disturbata da specchi posizionati in modo strategico, riflessi argentati, porte che cigolano e colpi senza una spiegazione apparente. Il dr. Markway, il soave investigatore psichico incaricato di trovare una spiegazione agli acadimenti ci dice che tutti gli angoli sono sbagliati: le porte non vogliono chiudersi o si chiudono da sole, l’ambiente è disorientante con spazi stretti pieni di cianfrusaglie edwardiane. Tutto è a pezzi come la mente di Eleanor.
Gli specchi sembrano dire alla protagonista “guardati, non ti vedi?”. La cosa più spaventosa per Eleonor è Eleonor. L’unica pecca purtroppo riguarda la costruzione dell’empatia, durante il film è difficile identificarsi con lei perché è una nevrotica isterica ma il l’utilizzo della voce fuori campo direttamente ispirata da Psycho (Hitchcock, 1960) è una ottima trovata.

I fantasmi possono diventare manifestazioni di affari irrisolti. Noi non possiamo vederli perchè sono parte del doppio processo dell’horror. Non è un caso che molti avvistamenti di fantasmi nei film abbiano per protagoniste giovani donne e adolescenti, la psicologia afferma che i giovani siano più allineati con la propria psiche e quindi più recettivi al paranormale. Non c’è nulla di più spaventoso di un bambino che vede quello che noi non riusciamo a vedere. A differenza di molti horror moderni che riescono anche a essere nichilistici e selvaggi, i fantasmi promuovono l’idea che c’è qualcosa olte il velo della morte, un mondo più grande del nostro che contiene conoscenze a disposizione di tutti e poteri che vanno oltre il tempo e lo spazio, il prezzo per l’accesso è la nostra sanità mentale o la nostra salute fisica. In un senso c’è una redenzione per i protagonisti di queste storie. I fantasmi possono essere visti come offerta di speranza proprio come le promesse delle religioni.

Il modo per essere in contatto con uno spirito, se non siete già stati contattati, è quello di condurre una seduta con una tavola Oujia, nei film ce ne sono di efficacissime, o di affidarvi ad una buona medium, di solito una vecchia megera. Entrambe sono l’equivalente horror di un vaso di pandora che viene aperto, e nei film viene mostrato come sia estremamente stupido rivolgersi ad entrambe, vedasi 13 Ghosts-I tredici spettri (Castle,1960), Witchboard-Spiritika (Tenney, 1986), What Lies Beneath-Le verità nascoste (Zemeckis, 2000), Long time Dead (Adams, 2002) e Paranormal Activity (Pell, 2007). La tavola oujia fu commercializzata da un uomo d’affari Elijah Bond nel 1890 e fu pubblicizzata come gioco di società innocente prima che la spiritualista Pearl Currain la utilizzasse per le sue divinazioni durante il periodo dela prima guerra mondiale che abbiamo visto in un post precedente fu particolarmente florido per gli spiritisi. Oggi la tavola è conosciuta dal grande pubblico come uno strumento del demonio.

Le sedute con un medium sono un modo di ricevere informazioni nascoste che poi si riveleranno fondamentali per la trama, ma a volte questi personaggi prendono in giro il protagonista. Ma a chi importa, queste sedute sono un,momento di tensione e possono creare scene spaventose, specialmente se spiriti irrequieti e indesiderati vengono liberati o se vengono fatti rituali magici spaventosi come in The Devil Rides Out (Fisher, 1968) o La nona porta (Polanski, 1999) o Insidious (Wan, 2010).

I poltergeist sono fantasmi arrabbiati (la parola significa “fantasmi rumorosi”), muovono i vasi sulle mensole, fanno cadere i vostri oggetti, vi strappano le chiavi dalla mano disordinando la cucina. Questi spiriti fastidiosi tendono a perseguitare una persona piuttosto che un luogo specifico.

Una Hannya

La cultura giapponesse e i film orientali traboccano di spiriti senza riposo deceduti in modo violento senza la cerimonia che avrebbe potuto riunirli con i loro antenati. Dai racconti folkloristici, dal Kabuki e dal teatro Noh, il più popolare essere spiritico è la femmina fantasma, la mitica Hannya (demone femmina geloso), che noi vediamo in Ringu (Hideo Nakata, 1998), Ju-on (Shimizu, 2000), The Grudge (Shimizu, 2004) e Dark Water (Nakata, 2002).

Gli Obake sono esseri pretenaturali somiglianti ai fantasmi ma con una forma  non umana come volpi, cani o gatti; gli Yokai che sono spiriti malefici e inquietanti; Yurei sono invece spiriti incapaci di lasciare il nostro mondo, e gli Oni sono demoni. Spesso queste figure compaiono nei film horror di provenienza orientale.

Carissimi Lettori del mistero anche per oggi è tutto.

Spero che l’articolo di oggi vi sia piaciuto e che abbiate trovato o ri-trovato qualche bel film visto magari anni fa di cui non ricordavate più nemmeno l’esistenza.

Buona lettura e alla prossima.

Alice Tonini

Ghost hunters e scienza: quale verità si nasconde dietro la ricerca sul paranormale?

 

Oggi dedichiamo un’altro post agli argomenti trattati nel mio ultimo romanzo Il Richiamo e parliamo dei ghost hunters o i moderni acchiappafantasmi. Si tratta di un argomento spinoso i cui confini sono indefiniti e indefinibili e, come già abbiamo detto altre volte, questo articolo ha carattere divulgativo, ogni persona è libera di credere a quello che ritiene più opportuno.

Ombre misteriose che appaiono in una fotografia, sospiri registrati, campi magnetici alterati, variazioni inspiegabili della temperatura ambientale. I moderni ghost hunters sostengono che è possibile individuare, con le moderne tecnologie a disposizione, i fantasmi e mettere a disposizione il materiale per programmi televisivi e su canali social.
C’è anche il gioco da tavolo.

Ma fin dove arriva l’intrattenimento e dove inizia la ricerca scientifica?
Nel film che ha reso famoso il lavoro di ghost hunters i fantasmi vengono catturati e tenuti rinchiusi nelle trappole per sempre; Ghostbusters (Reitman,1984) trasportava nella finzione cinematografica credenze vecchie di secoli e ci racconta che grazie a sofisticati strumenti tecnologici si può liberare il mondo dalle presenze demoniache. Si tratta di una delle migliori commedie degli anni ’80 ma rimane pur sempre una commedia per ridere.
 
Principalmente dagli anni 2000 in poi sono nati in giro per il mondo gruppi di persone e associazioni che hanno fatto della caccia ai fantasmi un lavoro serio, un business organizzato con la promessa di portare al mondo scientifico prove inoppugnabili dell’esistenza di fantasmi, demoni o qualsiasi altra creatura paranormale che possa venirvi in mente.

Questi gruppi promuovono la loro attività paragonandola a quella degli scienziati con la missione di scovare le prove dell’esistenza del paranormale. Negli anni 2000, con l’avvento di internet la caccia ai fantasmi guadagna nuova linfa e si reinventa in un mondo in continua evoluzione dove ogni nuova tecnologia porta sorprendenti risultati. 
La ricerca paranormale e spiritica è sempre esistita ed è necessaria e doverosa in virtù delle molteplici domande anche di carattere filosofico che l’uomo si pone da sempre. Le persone che dedicano il proprio tempo e le proprie energie in modo serio in questo genere di attività sono da elogiare e sono da considerarsi veri e propri ricercatori. 
Purtroppo, come abbiamo già visto nello scorso articolo dedicato alla nascita dello spiritismo e alle sorelle Fox, troviamo anche dei truffatori che approfittandosi dell’ingenuità delle persone colgono l’occasione per lucrare. 
Da una parte abbiamo chi porta avanti con metodo e mentalità razionale la ricerca delle prove dell’esistenza del paranormale, dall’altra parte abbiamo chi costruisce a tavolino improbabili avventure horror in case abbandonate e foreste misteriose per solo scopo di intrattenimento e per fare business, peccato solo che pochissimi gruppi mettono in chiaro fin da subito fin dove arriva la parte scientifica e inizia l’intrattenimento del pubblico.
Allora potremmo affidarci alla Mistery Inc.
I pericoli in simili attività sono reali, durante le missioni i gruppi visitano luoghi pericolosi e fatiscenti, frequentati da senza tetto, vandali e vagabondi. Per non parlare della possibilità di incorrere in crimini come la violazione di proprietà privata e di essere fermati dalle forze dell’ordine. 
La metodologia scientifica ci dice che le prove che questi gruppi devono portare, perchè sia dimostrabile la validità del fenomeno devono essere scientificamente verificabili e replicabili. Un ghost hunter che si mette a saltare per la stanza o che si mette a correre lungo un corridoio perchè sostiene di essere stato toccato da una entità invisibile equivale a una diceria che ha la stessa valenza scientifica di una leggenda metropolitana. Non è in discussione la buona fede di chi compie il gesto perchè realmente ha avuto l’impressione di essere toccato, magari per suggestione, chi lo può sapere, ma questo non cambia la realtà dei fatti: non si può dimostrare nulla in questo modo.
Nel 1936 è stato pubblicato Confessions of a Ghost Hunter di Harry Price, in quegli anni il fenomeno aveva già assunto contorni moderni con le scoperte scientifiche che hanno caratterizzato l’inizio del secolo e la guerra alle porte. L’autore, noto parapsicologo britannico, ci racconta di cosa ha trovato reale e cosa no durante le sue investigazioni sui fenomeni paranormali, considerate che era anche un esperto amatoriale di sortilegi e magia intesa come prestidigitazione, quindi riuscì a smascherare alcuni truffatori con abilità. 
La ricerca spiritica nel periodo post bellico prende nuovo vigore a causa dello stretto contatto delle persone con il lutto e la perdita, questi portano la necessità di comunicare con chi è morto per avere la certezza che stia bene e che sia ancora accanto alle persone che amava quando era in vita. 
Negli anni duemila, come già detto prima, c’è un forte ritorno del fenomeno con le nuove tecnologie che danno la possibilità di esplorare l’argomento della ricerca sul paranormale in modo moderno e diverso. 
Un recente studio attribuisce l’aumento delle credenze di fenomeni paranormali al trovato”declino del legame religioso e alla pandemia”. Una recente indagine condotta dalla Vivint, società di sicurezza domestica nello Utah, ha rilevato che su mille proprietari di case la metà era convinto che la casa fosse infestata dai fantasmi. Alcuni degli intervistati ritengono che il paranormale sia “un modo per connettersi al passato che elettrizza la vita di tutti i giorni.” Nel sondaggio il 65% dei Gen Z che ha risposto pensava che la loro casa fosse infestata mentre solo il 35% dei baby boomer pensava lo stesso. Con questo non vogliamo trarre conclusioni affrettate sulla valenza dei dati ma emerge l’importanza della casa e dell’età dell’intervistato come elementi fondamentali.

Nel 2004 sono arrivati i Taps (The Atlantic Paranormal Society) gruppo fondato a metà degli anni ’90 da due idraulici Jason Hawes e Grant Wilson che intraprendono la carriera televisiva con lo show Ghost Hunters, un reality show paranormale trasmesso per anni che li vede in giro per il mondo a mettere in scena drammi, storie personali, casi di cronaca ed esperienze paranormali. Lo show ha più di 200 episodi con ore di investigazioni senza alcuna prova valida raccolta.
La rivista e sito internet Skeptical Inquirer è una buona fonte di articoli e interviste sul tema della ricerca nel campo del paranormale, si può trovare materiale interessante e riflessioni attuali. 
Joe Nikell, famoso scettico e investigatore del paranormale ha dichiarato che durante le sue ricerche si è spesso incrociato con il gruppo Taps, egli in molti casi arriva a conclusioni opposte a quelle mostrate nello spettacolo televisivo e smentisce il lavoro di indagine del gruppo grazie a un po’ di ricerca storica e a una attenta visita sul posto. Persiane allentate, tetti danneggiati, assi del pavimento sconnesse e personaggi storici inventati; spesso questi gruppi utilizzano la dinamica dell’argomentum ad ignorantiam: non sanno cosa abbia causato il fenomeno e quindi lo attribuiscono al paranormale. Si trae una conclusione perchè non ci sono altre spiegazioni anche se ovviamente questo non ha nessuna valenza razionale.
E chi chiamerai?

Alcuni fenomeni portati come prove, sono facilmente creabili involontariamente anche dalle persone stesse grazie al mal funzionamento degli strumenti utilizzati. Come sostiene Massimo Polidoro nel suo programma Youtube: attribuire un mistero ad una spiegazione misteriosa non è una prova dell’esistenza del paranormale.
I fenomeni attribuiti ai fantasmi sono tantissimi ma di cosa sia un fantasma non esiste una definizione condivisa. Un incontro spettrale, una immagine stereotipata, un’ombra in lontananza sono esperienze personali che non equivalgono all’evidenza. Benjamin Redfort scrive su Life Science, una rivista scientifica tipo Focus, che non esiste una definizione universale di cosa sia un fantasma. Spiriti dei morti? Entità telepatiche? Poltergeist? Spiriti intelligenti o residui di energia cosmica? E c osa possono fare? Attraversare i muri?Apparire ai vivi? Comunicare con loro? Sbattere le porte e lanciare oggetti? E poi perchè sono vestiti se sono morti? I treni le auto e le carrozze fantasma dove si collocano? Perchè esistono omicidi irrisolti se un qualsiasi medium è in grado di comunicare con il mondo dell’aldilà? Le domande sono tantissime e non per tutte esiste una possibile risposta. 
In questo momento non ci sono prove scientifiche che esista una apparecchiatura in grado di rilevare un fantasma. Spesso questi apparecchi che si vedono nei video sono inventati dagli stessi hunters e che però non forniscono spiegazioni approfondite di come siano stati costruiti e del funzionamento. Contatori geiger, telecamere a infrarossi, rilevatori di campo elettromagnetico,rilevatori di ioni, ghost box, kinect da videogiochi e nessuno di questi è mai stato dimostrato che rilevi qualcosa di paranormale.
Alcuni sostengono che manchi la tecnologia per scovare gli spiriti. Spector e Redfort su Life Science sostengono che se i fantasmi esistono e possono essere rilevati, in tempi moderni dovremmo essere in grado di farlo mentre se non possiamo rilevarli scientificamente tutto il materiale dichiarato come prova è falso. Secondo loro i cacciatori di fantasmi sono migliaia ma non una prova sola è mai stata raccolta.

Il KII o Safe Meter Emf prodotto dalla KII enterprise di New York è un dispositivo che rileva i campi elettromagnetici e percepisce le radiazioni elettromagnetiche potenzialmente pericolose emesse da elettrodomestici e linee elettriche. Questo è uno degli strumenti preferiti dei ghost hunters. Purtroppo si tratta di uno strumento che a detta degli esperti è relativamente inaffidabile: non è schermato,funziona su una asse orizzontale,va agitato per ottenere il funzionamento. Può essere attivato da ogni dispositivo elettronico. Kenni Biddle, fotografo statunitense sostiene di poterlo attivare con un mouse o una batteria da fotocamera. Facilmente manipolabile, luminoso, appariscente e fallibile, la sua validità è scarsa se consideriamo che gli effetti possono essere anche casuali.

Entità disincarnate che producono suoni percepibili solo tramite un registratore e che parlano tramite frasi brevi, confuse e sconnesse. Gli Evp o le inquietanti registrazioni di voci dall’aldilà sono altrettanto manipolabili. Michael Nees ha condotto un esperimento per testare quanto le aspettative del soggetto e la comprensione di quanto registrato dai microfoni influiscano sulle interpretazioni che vengono date, utilizzando le registrazioni tratte dal programma Ghost Adventures del simpatico Zak Bagans. I risultati hanno dimostrato che si tratta di esempi uditivi di Paredolia, in soldoni si trova un significato in qualcosa che non ce l’ha. Chi crede nel paranormale crede in eventi casuali. I campioni di audio suonano come voci, interferenze elettriche e ambientali ma qualsiasi suono può diventare una voce se elaborato al computer o registrato in un contesto paranormale. 
Come potete aver visto fino a qui non stò sostenendo che il paranormale non esiste ma che qualunque stranezza può essere associata al paranormale, e che le prove per l’esistenza dei fantasmi sono poche e di qualità pessima.
In tutto il mondo esistono centinai di gruppi e anche qui in italia abbiamo i nostri che grazie ad una abile strategia di marketing riescono a catturare l’attenzione e a divertire il pubblico. Sui loro canali potete trovare finti rituali, appartamenti indemoniati, oggetti posseduti, case maledette , boschi con ombre spaventose. Sagome di cartone, tagli video fatti ad arte, fili trasparenti che tirano oggetti, sceneggiature esagerate e recitazione pessima completano un quadro a volte davvero desolante. 
Roberto Truzzoli, psicologo, sostiene che l’horror è d’aiuto ai giovani perchè crea un mondo dove metaforicamente si possono trasferire i propri problemi esistenziali. Dà un elemento oggettivo di paura, eccitante e sviluppa la comunanza e la solidarietà tra pari.
Il successo di alcuni gruppi di ghost hunters porta con sé il forte pericolo dell’emulazione oltre che a quello delle truffe. Giovani ragazzi influenzabili dai media che si azzardano a visitare luoghi pericolosi per provare il brivido dell’avventura, fan sempre pronti ad accanirsi gli uni contro gli altri per i soliti problemi di credibilità di un video.

Oggi il ghost hunting viene definito dagli addetti ai lavori storicamente impoverito Giuseppe Di Stadio della Vow sostiene che il ghost hunter dovrebbe essere il primo a smascherare le falsità nascoste nel genere, e invece spesso cade vittima del vampirismo mediatico, della necessità di produrre a tutti i costi contenuti spettacolarizzanti per garantire un flusso di utenza sempre crescente alle piattaforme e finisce per produrre prodotti artefatti.
Senza bisogno di essere tutti scienziati, ricercatori o scettici, lo spirito critico quando si affronta il delicato tema del paranormale dovrebbe essere doveroso. Si può tranquillamente credere nel paranormale e ai fantasmi evitando però di farsi prendere in giro da personaggi discutibili pronti ad approfittare delle credenze delle persone per denaro. 
C’è sempre tempo per leggere un buon horror e magari uno dei miei romanzi. 
Buona lettura e vi aspetto alla prossima occasione. 
Alice Tonini