Razzismo e identità in L’uomo invisibile 📚

Lettore del mistero e dell’ignoto bentrovato. Oggi con questo articolo ti porto il nostro solito, inusuale, invito alla lettura dove ti consiglio libri famosi ma solitamente poco conosciuti o dai risvolti curiosi.

Oggi ti parlo de “L’uomo invisibile” di Ralph Ellison, da non confondere con l’opera del 1897 con un titolo simile “L’uomo invisibile” scritto da H.G.Wells dove il personaggio Griffin diventa letteralmente invisibile. Storia interessante ma oggi non è questo il tema.

Il protagonista dell’affascinante racconto che ti presento oggi diventa invisibile in senso metaforico, diventa anonimo. Anche quando ad un certo punto il protagonista si darà un nome il lettore sarà portato ad ignorarlo e non se ne accorgerà nemmeno. Per comodità quindi chiameremo il protagonista solo Narratore. Il protagonista, come il suo creatore, è un afro-americano. La storia mentre si indirizza verso le problematiche del pregiudizio e dell’identità razziale trascende i limiti della categorizzazione per diventare una storia sulle difficoltà a diventare un individuo. Non ci sorprende che Ralph Waldo Ellison, nato in Oklaoma, prese il nome dal filosofo Ralph Waldo Emerson, probabilmente aveva bisogno di un po’ di fiducia in sé stesso nel trattare uno dei temi più importanti di Emerson che lo ha fatto entrare nella storia della filosofia.

La struttura della novella è ciclica. Si apre con il Narratore in un nascondiglio segreto ad Harlem (chiaramente un riferimento all’eroe di Dostoyevsky senza nome di Note dal sottosuolo non può essere evitato, egli venne rifiutato dalla società nei limiti del razionalismo e arrivò a chiamare sè stesso spiacevole e malvagio.) La caverna del nostro Narratore, che è di natura buona, ha un chiusino all’imboccatura e più di mille lampadine fissate al soffitto che illuminano l’ambiente. Non è sepolto li dentro e ci rassicura che nella stagione appropriata farà la sua comparsa in superficie. Si tratta di un letargo, come quello di certi animali orsini che abitano le caverne in inverno. Il Narratore vede se stesso come ibernato. Mentre si ripromette di uscire e ascolta le registrazioni di Louis Armstrong, canzoni come What Did I Do to be so Black and Blue e riflette sulla catena degli eventi che lo hanno portato fino a li.

Il viaggio del Narratore va da sud a nord, dall’innocenza all’ esperienza. Dalla fiducia nelle immagini, negli esempi e nelle assunzioni degli altri a una visione chiara di quelli che sono i suoi bisogni. Spolverate tra i dettagli della trama queste differenti fasi della vita del Narratore ci danno un senso di surreale, uno humor nero guidato da una consapevolezza selvaggia che da vita a momenti parodistici. I tentativi del protagonista di compiacere gli amministratori bianchi in visita al college, il corrotto presidente nero della scuola che ha fame solo di potere, gli amministratori del nord presso i quali il Narratore cerca lavoro, i suoi impiegati presso la compagnia Liberty Pain, gli uomini bianchi della Fratellanza che vogliono sfruttare la sua pelle nera e le sue capacità oratorie scoraggiandolo a pensare in modo autonomo. Lui si rifiuta anche di cadere sotto l’incantesimo di Ras il distruttore, un nazionalista nero violento che attraversa Harlem a dorso di cavallo vestito da guerriero etiope.

Se non vi sentite pronti per il libro intero che conta circa 440 pagine, leggete il capitolo uno, stampato separatamente nel 1947 sul giornale Horizon per introdurvi al potere di Ellison con le parole. O scegliete le vignette serie, ma anche comiche, nel capitolo tredici dove il Narratore liberato dalla propria immagine di studente del college viene colto nell’atto impulsivo di mangiare una patata dolce comprata dal carretto per le vie di Harlem. In quel momento è libero di fare al venditore una dichiarazione esistenziale che permea tutta l’opera: I am what I am.

Il tema dell’opera è quanto mai attuale. Siamo immersi in una cultura consumistica che ci promette ogni giorno di toglierci dall’anonimato grazie ai nostri acquisti, grazie ai nostri post sui social, grazie ai like che collezioniamo sotto alle nostre fotografie. La nostra identità viene fondata sui beni materiali e sull’apparire ma purtroppo con il tempo ci accorgiamo che il prezzo da pagare è alto, soprattutto in termini di salute mentale, quindi mi chiedo e vi chiedo: siete disposti a perdere voi stessi pur di aderire a una identità decisa da altri fatta di beni materiali e apparenza o forse è meglio l’anonimato?

Cari lettori dell’ ignoto queste sono le riflessioni che il nostro Narratore mi ha ispirato e spero che le ispirerà anche a voi. Vi auguro una buona lettura e ci risentiamo presto.

Alice Tonini

2 risposte a “Razzismo e identità in L’uomo invisibile 📚”

  1. Avatar sillydeliciouslyf76523c1d3
    sillydeliciouslyf76523c1d3

    Bella! Bella presentazione di un libro importante, singolare e non semplice. Libro che personalmente non leggerò mai ma che spero i tuoi lettori leggano e commentino, mi piacerebbe sapere il loro parere. Ciao, alla prossima!

    Piace a 1 persona

  2. Avatar Giganti della Letteratura: Dialoghi tra Sogni ed Illusioni | Alice Tonini

    […] surreale tensione. Per leggere il resoconto completo della loro indagine esistenziale, clicca qui: Razzismo e identità in L’uomo invisibile 📚, Riflessioni su Walden: Un Viaggio di Crescita Personale, La Montagna Incantata: Viaggio tra […]

    "Mi piace"

Lascia un commento

Le profezie di Nostradamus: mito o realtà?

Lettore del mistero e dell’ignoto bentornato. Oggi ti dedico un articolo che racconta di un personaggio tra i più misteriosi al mondo. Ti avevo già scritto del mistero del libro di Urantia, e se ve lo siete persi tornate a rivedere anche il vecchio articolo sul manoscritto di Voynich.

Oggi ti parlo del profeta più famoso dei nostri tempi, anche se Nostradamus è morto parecchio tempo fa, nel 1566 per essere precisi. Ma torniamo indietro di qualche passo.

Quella di Nostradamus è una storia che mescola realtà e mito, fantasia e leggenda. In tutto quello che lo riguarda è difficile distinguere dove l’uomo diventa profeta e viceversa. Le storie giunte fino a noi raccontano che Nostradamus iniziò la stesura del suo misterioso libro di profezie nella notte del venerdì santo del 1554 e pubblicò il testo definitivo l’anno successivo nel 1555.

Partiamo dal principio o meglio, da quello che siamo riusciti a sapere dalle fonti storiche. Il nome di battesimo di Nostradamus è Michel de Nostredame, che divenne Nostre Dame o italianizzato Michele di Nostradama. A sua discolpa possiamo dire che all’ epoca era normale firmarsi (chi sapeva farlo, ovvio) in modo diverso a seconda della lingua che si parlava nella zona di residenza. Anche la data di nascita è incerta, si ritiene che sia venuto al mondo il 14 o il 21 dicembre 1503 in un paesino della Provenza. Oggi è considerato uno tra i più famosi profeti della storia grazie al suo libro Le Profezie. L’ opera raccoglie gruppi di cento quartine in rima che negli intenti dell’autore dovrebbero prevedere il futuro.

Della sua infanzia non si sa nulla, le voci sono discordanti e le fonti non chiare. Abbiamo sue notizie certe a partire dagli anni degli studi ad Avignone dove all’ epoca c’era una conosciuta università. Purtroppo a causa della peste riuscirà a completare gli studi solo nel 1532.

Fu un grande viaggiatore del suo tempo. Nonostante il pericolo costante della peste, le rivalità religiose e le guerre che al tempo flagellavano l’Europa, visitò tutta la Francia e l’Italia, e grazie ai suoi oroscopi e agli almanacchi vide aumentare a dismisura le sue entrate e la sua popolarità sia nelle corti reali che tra le persone comuni. Non brillava certo di modestia, amava paragonarsi ai grandi profeti biblici, diceva di essere in grado di predire il futuro e i suoi sostenitori sono certi che le sue profezie si sono avverate più e più volte.

Per prevedere il futuro le fonti ci dicono che utilizzava un catino colmo di acqua annerita con l’inchiostro, prendeva della noce moscata che ha effetti simili all’anfetamina e con un panno scuro sulla testa scrutava nel catino. E’ una pratica chiamata teurgia, evocava spiriti celesti tramite la medianità. Si racconta che anche Platone, Pitagora e Archimede la praticassero. Nostradamus diceva di udire una voce che lo penetrava e scuoteva le sue membra dal di dentro. Secondo le sue stesse parole non è possibile prevedere ogni cosa del futuro ma solo sporadici eventi che solo lui e altri tre profeti del passato erano stati in grado di vedere. Diceva di discendere dalla linea mistica di Issacaar, una tribù ebraica di rabbini con il dono della profezia scomparsi dagli annali della storia secoli fa e mescolava questa sua abilità profetica innata con le conoscenze astrologiche che aveva appreso in anni di studio.

Lo studio dell’influenza di stelle e pianeti era molto popolare nel 1500 e fin da giovane Nostradamus si diletta nella pubblicazione di almanacchi contenenti le previsioni del tempo e l’oroscopo. Elenca dati riguardanti le maree, il tempo atmosferico e i cicli di semina e raccolto che all’epoca erano considerati eventi misteriosi e divini.

Purtroppo per lui nel 1552 pubblicherà un almanacco senza autorizzazione del vescovo. Per questo verrà imprigionato, lui stesso ci racconta che da quel momento deciderà di utilizzare un codice criptico per le sue opere proprio per impedire che chiunque le potesse decifrare. In quel periodo aveva già iniziato l’elaborazione di un libro “sul futuro del mondo” e aveva già deciso di chiamarlo Les phrophecies o Le profezie. Il libro verrà scritto contemporaneamente agli almanacchi che nel frattempo hanno sempre più successo e diventano sempre più popolari. Nostradamus beneficerà non solo di un vasto pubblico “regale” formato da nobili e aristocratici ma anche dell’invenzione della stampa. La sua opera facilmente riprodotta si diffuse in tutta Europa accrescendo a dismisura la sua fama di profeta. All’ epoca la tiratura delle sue opere fu seconda solo alla Bibbia.

Le profezie divennero subito famose perchè secondo l’interpretazione popolare si avveravano puntualmente. La profezia più famosa, che lo consegnerà alla storia come grande profeta sarà quella sulla morte di Enrico II re di Francia. In una quartina Nostradamus racconta di aver visto un giovane leone sfidarne uno più vecchio e quest’ ultimo morire. Alla morte del re Enrico II a seguito di un duello Nostradamus verrà indicato come colui che aveva predetto il fatto. Secondo la tradizione popolare Nostradamus predisse anche il grande incendio di Londra del 1666 con descrizioni straordinarie:

Centuria 2, quartina 51:

Il sangue del giusto sarà assente da Londra

Che brucerà di colpo per volere divino

nell’ anno che si conclude con 666.

L’antica dama cadrà dal suo piedistallo

e molte altre chiese protestanti saranno distrutte.

Ha predetto l’avvenuto del nazismo.

Centuria 2, quartina 24:

Guaderanno i fiumi con la voracità delle bestie selvagge.

Gran parte del paese si opporrà a Hipster.

Il grande uomo sarà fatto sfilare in una gabbia di ferro.

Nulla vedrai figlio germanico del Reno.

Si dice che i gerarchi nazisti fossero grandi ammiratori di Nostradamus e che Hitler avesse tratto grandi vantaggi dalle profezie, anche a livello strategico e militare. Durante i primi giorni di campagna militare contro la Francia Hitler fece lanciare sulle città centinaia di volantini con stampate le profezie di Nostradamus che prevedevano la fine della Francia per turbare l’ animo delle truppe inglesi e francesi.

Ma poteva davvero leggere la storia prima che accadesse? Ci sono studiosi che sostengono di avere decriptato il codice segreto che diceva di utilizzare nella composizione delle sue quartine e di sapere esattamente quando si avverranno le sue profezie. Ma potremmo impedire i disastri prima che avvengono? Le sue opere sono ancora oggi oggetto di studio con a speranza che possano aiutare a fare luce sul nostro futuro.

Le profezie diventarono un best-seller del suo tempo, ne vennero pubblicate diverse edizioni, alcune delle quali postume. Come ho già accennato in precedenza il libro è composto da centurie. Ogni centuria contiene cento quartine. Le quartine furono 942, solo una centuria non è di cento quartine ma qualcuna in meno. Quasi tutte le quartine descrivono eventi nefasti che coinvolgeranno l’umanità. Forse predice gli attacchi dell’ undici settembre 2001?

Centuria 6, Quartina 97:

A quarantacinque gradi i cieli divamperanno.

Il fuoco si avvicinerà alla grande città nuova

e all’ improvviso si solleverà una densa muraglia di fiamme.

Quando ne renderanno conto agli uomini del nord.

Nella Francia dell’epoca di Nostradamus l’uso di codici segreti, delle macchine per la crittografia e di simbologie occulte erano d’uso comune, soprattutto nello spionaggio. Secondo gli studiosi delle profezie Nostradamus li usa per inserire indizi, ad esempio la cifratura di ogni quartina non sarebbe casuale ma conterrebbe una datazione indicizzata. Egli le avrebbe messe in un ordine specifico che riporterebbe all’anno in cui ad ogni data indicizzata corrisponderebbe una data reale. Individuando il numero della quartina si sarebbe in grado di ricostruire una cronologia dei fatti catastrofici indicati nel libro delle profezie.

Nostradamus aveva una originale visione spiralidale del ciclo del tempo. Su questa spirale passato e futuro occasionalmente si incontrano e l’umanità secondo lui è imprigionata in questo ciclo eterno che la condanna a ripetere gli stessi errori e a rivivere le stesse catastrofi ancora e ancora. Siccità, carestie, epidemie che nel tempo sono destinate a ripetersi all’ infinito. Ma le quartine sono criptiche ed è difficile individuare a quale evento storico facciano esattamente riferimento, a volte si ha l’ impressione che si tiri ad indovinare. Proprio perchè una stessa quartina può essere riferita a più eventi storici molti dubitano del reale potere profetico di Nostradamus. Si dice che i versi siano una dimostrazione di quella che viene chiamata “chiaroveggenza postuma”, cioè sono profezie in grado di avverarsi dopo che i fatti sono accaduti e quindi comprensibili solo a posteriori. Altri dicono che data la vaghezza di quanto scritto nel libro, si tratta solamente di frasi messe li a caso e che ognuno poi può interpretare a suo piacimento.

Insomma sia come si voglia i misteri legati al libro delle profezie di Nostradamus sono molti e probabilmente non ne verremo mai a capo. Possiamo credere o meno al suo potere profetico ma questo non significa che il suo messaggio di ammonimento per l’umanità sia vano, egli ci mette in guardia dai pericoli che stiamo correndo e ci dice che siamo ancora in tempo per porvi rimedio e per sopravvivere alle minacce e ai disastri che ci attendono.

2 risposte a “Le profezie di Nostradamus: mito o realtà?”

  1. Avatar sillydeliciouslyf76523c1d3
    sillydeliciouslyf76523c1d3

    Interessante! Bella spiegazione. Io trovo sempre incomprensibili questi scritti antichi in quartine o terzine o altro che sia e ci sono diversi libri e poemi e miti raccontati così che io fatico a leggere per cui grazie dei chiarimenti su questa opera e delle altre già pubblicate. Grazie mille!

    Piace a 1 persona

  2. Avatar Russell1981

    Articolo molto interessante, così come il soggetto di cui ne è il fulcro.

    Piace a 1 persona

Lascia un commento



Clyde Griffiths: sogni e delitti in ‘Una tragedia americana’

Lettore dell’ignoto oggi continuiamo i nostri appuntamenti degli inviti alla lettura e stavolta ti parlo del libro di Theodore Dreiser “Una tragedia americana”. Mi scuso profondamente per l’assenza ma purtroppo questo novembre è per me davvero molto impegnativo dal punto di vista lavorativo e visti i tempi che corrono non ho modo di fare altrimenti.

Dreiser se ne andò dalla città di New York qualche giorno prima che il suo libro venisse pubblicato, siamo nel Dicembre 1925, perchè non voleva affrontare le recensioni che secondo le sue previsioni avrebbero dovuto essere terribili. Vi faccio notare solo che qualche settimana prima l’autore Lewis Sinclair si rifiutò di recensire il libro perchè non la trovò di suo gusto.

Un mese più tardi l’autore, che nel frattempo aveva trovato casa a Fort Lauderdale, ricevette la notizia della vendita di diciassettemila copie. Un bel colpaccio e una bella gratificazione. Qualche giorno dopo fece una inusuale annotazione nel suo diario: il venditore di locale di libri e l’assistente alla cassa della First National Bank sono venuti a congratularsi con me riguardo al mio libro.

Più tardi il libro venne bannato dall’ intera città di Boston e molto probabilmente questo favorì il suo successo commerciale. Lo scrittore H.L.Mencken suggerisce ai lettori svogliati (ma sono certa che i lettori dell’ ignoto non lo sono), e a quelli che hanno poco tempo, di saltare la prima delle tre lunghe sezioni del libro, quella che tratta della prima adolescenza del protagonista Clyde Griffiths.

Ha vent’anni quando lo incontriamo, segue sconsolato i suoi genitori che pregano e cantano in chiesa e i trascorre il tempo con i suoi coetanei per le vie di Kansas City. Il giovane Clyde desidera una vita lontano dalla sonnolenta monotonia della sua vita quotidiana e sogna di andarsene. Sua sorella Esta fugge per prima. Tornerà presto, disperata, abbandonata e incinta. Tutti dettagli della storia che prefigurano quano accadrà più tardi al protagonista che però non presta alcuna attenzione allo sfortunato destino della sorella totalmente assorto nella sua continua ricerca di un avvenire brillante e luminoso. Lavorare come fattorino gli procurerà un primo assaggio di una vita diversa da quella vissuta fino a quel momento, ma quando la macchina in cui è passeggero investe e uccide un bambino, è costretto ad abbandonare Kansas Citi. Questo evento ci suggerisce quello che più tardi diverrà evidente come difetto del personaggio: la codardia morale e mentale del protagonista.

La famosa seconda sezione del libro ci racconta delle vicissitudini di Clyde a Lycurgus, New York. Qui ha la possibilità di incontrare un parente che possiede una azienda e il nostro protagonista diventa un supervisore nel dipartimento che stampa collari. Qui si innamora della bella e dolce Roberta Alden. Le regole aziendali impediscono relazioni tra i manager e gli impiegati ma Clyde fa pressioni su Roberta per degli incontri clandestini. Dopo qualche mese di passione proibita, il bell’aspetto di Clyde fa colpo nella luminosa vita sociale di Lycurgus e lui finisce tra le braccia della bellissima Sondra Finchley (Qui viene subito in mente la bella Liz Taylor che ricoprì il ruolo di Sondra nel film del 1951 A Place in the sun; Montgomery Clift e Shelley Winters completarono il cast superbo nel triangolo amoroso nella versione cinematografica della novella dal titolo cambiato).

Gli eventi precipitano inesorabili. Roberta resta incinta. Il nostro protagonista spera inutilmente in un aborto, e Roberta chiede il matrimonio con lettere che farebbero a pezzi il cuore di qualsiasi lettore dell’ ignoto ma lasciano Clyde indifferente. Un articolo di giornale ispira Clyde che decide di ucciderla. L’autore ci dettaglia i cambiamenti di idea dell’ultimo minuto di Clyde ma il destino ride e causa un improvviso e disastroso incidente navale. Roberta affoga e Clyde si infila giacca e cappello per raggiungere Sondra e i suoi amici e trascorrere il week end con loro.

Nella parte tre viene presentato il processo, l’accusa e l’esecuzione del sensibile ma egoista Clyde. Interessanti personaggi minori fanno capolino tra le pagine, ad esempio abbiamo un avvocato egoista e opportunista, un prete sensibile e un compagno di cella intelligente nel braccio della morte, e nell’ultima parte fa la sua apparizione anche la fiera madre di Clyde che lo ama profondamente fino alla fine.

Il mondo creato dall’autore è credibile anche se lo stile di scrittura è improvvisato. L’autore, penultimo di tredici figli nati da madre illetterata, può essere indicato forse come il peggiore scrittore di grandi novelle del mondo. Lo stile è inetto ma quest’uomo ha una personalità forte e interessante che gli ha vinto amicizie importanti. Chi altri al suo funerale può dire di avere avuto una lettura fatta da Charlie Chaplin?

Alice Tonini

Una risposta a “Clyde Griffiths: sogni e delitti in ‘Una tragedia americana’”

  1. Avatar Giganti della Letteratura: Dialoghi tra Sogni ed Illusioni | Alice Tonini

    […] le sue grandi speranze e disperate illusioni, Pessimismo e Desiderio in Jude l’Oscuro, Clyde Griffiths: sogni e delitti in ‘Una tragedia americana’, L’Amore e il Sogno Americano nel Grande […]

    "Mi piace"

Lascia un commento

Biografie poco conosciute di grandi personaggi storici

Un saluto a te lettore dell’ignoto. Oggi ti parlo di biografie di personaggi che hanno fatto la storia ma che in Italia conoscono in pochi, ti va di sfogliarne qualcuna con me?

In questo periodo storico, con le elezioni presidenziali americane alle porte e il movimento Black Lives Matter che ancora chiede giustizia e uguaglianza tra bianchi e neri, il pensiero di personaggi storici come Abramo Lincoln o George Washington è più che mai attuale. In più, diverse delle opere che ti propongo, hanno vinto prestigiosi premi letterari come il premio Pulitzer, un motivo in più per darci un’occhiata.

Sono certa che a un certo punto mi farai notare che alcuni libri oggi si possono trovare solo in inglese e che sono vecchi, giusta osservazione, se non mastichi l’inglese io posso consigliarti di approfondire il personaggio con un’opera di un altro autore. Alcuni dei personaggi di cui ti parlo sono talmente famosi che esistono decine di biografie in tutte le lingue e poi ricordati che ci sono i mercatini dell’usato e le biblioteche dove si trovano spesso volumi che sul mercato sono a volte difficili da reperire. Ma torniamo a noi.

Il padre della biografia moderna è ritenuto James Boswell che è presente nel mercato librario sin dal diciottesimo secolo con la sua biografia di Samuel Johnson che fu pubblicata nel 1791, solo due anni prima della pubblicazione in inglese del più vecchio tra i libri che vi propongo. Ho selezionato una decina di opere che ci parlano di personaggi le cui storie e il cui pensiero hanno fatto la storia della letteratura e della politica, vediamo quali:

1. Iniziamo il nostro viaggio con l’autobiografia di Benjamin Franklin. Di sicuro sai di chi parlo. Fu presidente degli States e fu uomo della strada, intelligente e arguto, in grado di comprendere le debolezze e i punti di forza del suo tempo per costruire una nazione.

2. Il viaggio continua con l’autobiografia di Frederick Douglas pubblicata nel 1845 e che ti racconta delle comunità afro americane e di come uomini virtuosi e forti erano tenuti in catene come animali.

Ognuna di queste due autobiografie ci mostra l’intrigante storia della ascesa del proprio autore. Sono uomini di quelli che si sono fatti da sè approfittando di ogni occasione ma con delle differenze sostanziali notevoli: Franklin fu uomo bianco che potè sfruttare la sua intelligenza e il suo lavoro etico fin da subito nella sua vita, Douglas non potè fare alcun utilizzo del suo grande potenziale come uomo finchè non fuggì dalla schiavitù. Uomini simili ma con percorsi di vita diversi.

3 Cotton Mather, l’uomo che influenzò le politiche di Benjamin Franklin. La sua vita è narrata in una superba biografia di Kenneth Silverman: La vita e i tempi di Cotton Mather, che vinse il premio Pulitzer per la biografia e il Bancroft Prize. L’autore toglie dalla figura di Mather il velo dello stereotipo e rivela di lui un lato umano unico e affascinante raccontando anche del processo di Salem.

Le prossime tre biografie riguardano uomini affascinanti, ognuno di loro lascerà un segno indelebile nel ventesimo secolo: W.E.B Du Bois, Lyndon Baines Johnson ed Elvis Aron Presley.

4 David Levering Lewis, il biografo di Du Bois ci riporta una analisi fluida e leggibile delle condizioni in cui vivevano gli afro americani e della vita straordinaria di un uomo che visse fino a novantacinque anni (1868 – 1963). Il sottotitolo del suo primo volume Biografia di una Razza rende chiaro il fatto che la vita di Du Bois riflette e aiuta a formare un opinione riguardo le condizioni di vita del protagonista e dei suoi pari.

5 Robert Caro si è occupato della controversa figura di Lyndon Baines Johnson, presidente degli Stati Uniti. I libri che compongono questa biografia sono quattro ma il più interessante è certamente il primo che traccia la strada che ha portato LBJ al potere.

6 Elvis Presley: The King. Non un uomo di politica, regnò in un mondo completamente differente da quello di Du Bois e di LBJ ma la biografia di Guralnick non è meno seria delle precedenti ed è scritta molto bene. L’ultimo treno per Memphis con i suoi due volumi ci racconta la vita del re senza ammantarlo della solita aura mitica e senza condannarlo per le sue mancanze.

Tre dei libri che vi propongo qui sotto sono gruppi di biografie, ci raccontano la storia di persone diverse che hanno condiviso tempi e stili di vita.

7 Gli eminenti vittoriani, di Lytton Strachey del 1918, ci introducono nell’Inghilterra vittoriana con il racconto delle loro vite. Ovviamente la nostra reazione dovrà essere di sdegno per cotanta intraprendenza.🧐

8 C’è poi l’intrigante opera Il cinque di cuori di Patricia o’Toole sul circolo di amicizie di Henry Adams, pubblicato nel 1991. Ci racconta la vita, e la morte, di cinque personaggi famosi puntando i riflettori sulla loro amicizia.

9 Le talentuose sorelle Peabody ci vengono raccontate dalla penna di Marshall nel suo libro Le sorelle Peabody pubblicato nel 2005.

10 Per ultimo vi consiglio Il pappagallo di Flaubert di Julian Barnes. Si tratta di un ritratto unico e se mi credi ha molto da insegnarti su Flaubert e su come si scrive una buona biografia moderna.

La lista sarebbe ancora lunga, di buone biografie la fuori è pieno, ma credo che per ora possa bastare.

Caro lettore dell’ignoto ti auguro una buona lettura e alla prossima. 👋🥰

Classificazione: 1 su 5.

Chaucer e la modernità: una riflessione necessaria 🪔

Lettori del mistero, voi le ricordate le novelle di Chaucer nei Racconti di Canterbury?

“Qui c’è Dio in abbondanza”, diceva John Dryden nel XVII secolo guardando a quest’opera. Ma non è un Dio rassicurante. È il Dio che osserva, divertito e cinico, una sezione trasversale di umanità corrotta in cammino verso la salvezza.

Se a scuola vi hanno insegnato che Chaucer è la risposta inglese a Boccaccio, vi hanno detto solo metà della verità. I Racconti di Canterbury (1386) sono un atto di ribellione linguistica e sociale. Scritti in un inglese medio che mescola il fango germanico alla seta francese, sono il primo vero specchio deformante della società moderna.

La premessa è un colpo di genio narrativo: ventinove pellegrini si ritrovano alla locanda Tabard Inn, a Southwark. Sono diretti al santuario di Tommaso Becket, ma il viaggio è lungo, sessanta miglia a dorso di cavallo. L’oste Harry Bailly lancia la sfida: chi racconterà la storia migliore vincerà un pasto omaggio.

Chaucer non finì mai l’opera, ma i ventitré racconti completati sono sufficienti a mappare l’intero spettro dell’animo umano. Non c’è solo il cavaliere nobile; c’è il monaco corrotto, il frate avido, l’indulgenziere che vende falsi resti sacri e la sarta di Bath, una donna che ha avuto cinque mariti e non ha intenzione di fermarsi.

Chaucer è un artista del contrasto. Se siete in vena di ascesi, potete leggere il sermone del Parroco sui sette peccati capitali. Ma la vera vita scorre altrove:

 * Il Sogno del Gallo: Nel racconto del Cappellano delle Monache, il gallo Chanticleer (unghie lilla e dita azzurre) discute di destino e premonizioni, solo per sentirsi consigliare un lassativo dalla sua gallina preferita, Pertelote. È la satira definitiva sulla pretenziosità intellettuale maschile.

 * L’Eversione di Pasolini: Non è un caso che Pier Paolo Pasolini abbia scelto queste novelle per il suo cinema. Egli vide in Chaucer la stessa verità brutale della carne che Hollywood, ancora oggi, ha paura di toccare.

 * Lo Scabroso Proibito: Il racconto del Mugnaio (Miller) e quello del Fattore (Reeve) sono capolavori di commedia fisica e “sporca”. Tra cambi di letto accidentali, flatulenze usate come armi e sesso orale imprevisto (con l’ombra di un attrezzo agricolo rovente sullo sfondo), Chaucer distrugge ogni pretesa di decoro medievale.

Perché leggere Chaucer oggi? Perché non è cambiato nulla. Gli “indulgenzieri” moderni vendono ancora miracoli su Instagram, e i “cavalieri” continuano a mascherare l’ambizione con la virtù. Chaucer ci insegna a guardare oltre l’abito del pellegrino per trovare l’uomo, con tutte le sue puzze e i suoi desideri.

I classici non sono “sorprese divertenti”. Sono specchi che ci costringono a ridere di noi stessi per non dover piangere. Se avete il coraggio di affrontare il viaggio verso Canterbury, preparatevi: il fango sulla strada è reale, ma la risata è l’unica cosa che vi salverà.

Alice Tonini

2 risposte a “Chaucer e la modernità: una riflessione necessaria 🪔”

  1. Avatar

    👏🏻👏🏻👏🏻

    "Mi piace"

  2. Avatar

    Bello! Mi piacee! Non ricordavo neanche più l'esistenza di questo libro ha fatto bene a proporlo.

    "Mi piace"

Lascia un commento