L’evoluzione dell’Horror: Dalla Letteratura al Cinema

Lettori del mistero e dell’ignoto bentrovati. Fan dell’horror siete pronti?

Oggi vi porto a fare un giro nel lato più oscuro del blog. Ricordate gli articoli sulla storia del genere che ho proposto tempo fa? Oggi li rivediamo insieme.

Siamo partiti dalle origini, abbiamo visto le prime opere significative e il passaggio fondamentale dalla letteratura al cinema. Nelle profondità della notte, dove l’inchiostro si fonde con l’oscurità e le parole sussurrano storie di terrore è nato il genere che perseguita gli incubi degli uomini da secoli e che ci fa divertire con le sue contraddizioni e le trovate macabre, grottesche ma spesso serie e rivoltanti. Le radici dell’orrore affondano in epoche remote, quando l’uomo prigioniero di paure ancestrali cercava di esorcizzare i propri demoni attraverso i racconti di spettri, mostri e creature abissali.

Il XVIII secolo segna la nascita del romanzo gotico, il genere letterario che getta le basi per l’horror moderno. Castelli tenebrosi, segreti inconfessabili, amori tormentati e presenze soprannaturali popolano le pagine di opere come Il castello di Otranto di Horace Walpole e Frankenstein di Mary Shelley. Questi romanzi intrisi di un atmosfera cupa e decadente esplorano i lati oscuri della psiche umana, mettono in scena figure tormentate dai sensi di colpa, da ossessioni e desideri proibiti.

Il passaggio dalla letteratura al cinema è stato una evoluzione naturale per il genere. Le immagini in movimento e la loro capacità di evocare emozioni intense e immediate sono lo strumento perfetto per dare vita alle creatura che popolano l’immaginario degli scrittori. I primi decenni del XX secolo hanno visto la nascita di capolavori come Nosferatu, il vampiro (1922) di Friedrich Wilhelm Murnau e Il mostro della laguna nera (1954) di Jack Arnold, sono opere che hanno saputo sfruttare le potenzialità del linguaggio cinematografico pe creare atmosfere inquietanti e personaggi indimenticabili. L’horror tuttavia non si limita a spaventare. Le sue storie sono metafore di paure sociali e individuali, ci invitano a riflettere sulla nostra condizione umana, sui nostri limiti e sulle nostre fragilità. È uno specchio oscuro che ci riflette, mostrandoci le nostre ombre più profonde e svelandoci la nostra capacità di affrontare le avversità.

L’articolo di riferimento per la prima parte della storia del genere è il seguente Horror: nascita di un genere, dalla letteratura ai film.

Gli anni ’40 segnano un periodo di consolidamento per il genere horror, con gli Universal Studios che detengono una sorta di monopolio sulla produzione di film di questo tipo. La casa di produzione sforna una serie di classici che sarebbero diventati iconici, come L’uomo lupo (1941) e La mummia (1932). Questi film, caratterizzati da atmosfere cupe e gotiche, mettono in scena mostri leggendari, figure tragiche e complesse, che incarnano le paure e le angosce dell’uomo moderno.

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Mentre Hollywood si concentra sulla serializzazione dei suoi mostri, il cinema europeo, pur tra difficoltà e limitazioni, cerca di esplorare nuove strade. In Italia, ad esempio, il genere si intreccia con il cinema fantastico e con la tradizione del gotico letterario, dando vita a opere come Il mostro di Venezia (1953) di Riccardo Freda. Gli anni ’40 sono dunque un periodo di transizione per l’horror, un genere che, pur rimanendo ancorato alle sue radici gotiche, inizia a confrontarsi con nuove tematiche e a sperimentare nuove forme espressive.

Se ti incuriosisce questa fase della evoluzione che va dagli anni ’40 fino alla comparsa dei primi film di zombie trovi l’articolo qui. Gli zombie nella storia del cinema dagli anni ’40 a oggi.

Dagli anni ’70 in poi, l’horror ha subito una trasformazione significativa, pur rimanendo legato a temi classici come le case infestate e i lupi mannari. Le case infestate, luoghi di presenze oscure e memorie traumatiche, sono diventate protagoniste di film come Amityville Horror (1979) e The Conjuring (2013), mentre i lupi mannari, creature ibride tra uomo e animale, hanno continuato a popolare l’immaginario horror in pellicole come Un lupo mannaro americano a Londra (1981) e The Wolfman (2010).

L’horror moderno, tuttavia, non si limita a riproporre vecchi schemi. Il genere si arricchisce di nuove tematiche, come la violenza psicologica, il disagio sociale e le paure legate alle nuove tecnologie. I film horror contemporanei spesso mettono in scena personaggi complessi e tormentati, alle prese con i propri demoni interiori, e utilizzano effetti speciali sempre più sofisticati per creare atmosfere di terrore sempre più intense.

Se vuoi approfondire i misteri dell’ horror dei giorni nostri l’ articolo dedicato è questo: Dai lupi mannari alle case infestate: arriva l’horror moderno.

Anche per oggi è tutto, spero di avervi dato la vostra quotidiana dose di ignoto e mistero anche stavolta. Ci vediamo prestissimo con un altro inquietante articolo.

Alice Tonini

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L’Amore e il Sogno Americano nel Grande Gatsby 🍾

Lettori del mistero e dell’ignoto oggi vi presento un opera che parla di feste, di eccessi e di amori e sicuramente ne avrete sentito parlare: Il grande Gatsby di Scott Fitzgerald.

Alla fine del 1920 Fitzgerald diede alla decade 1910-1920 il soprannome di The Jazz Age; egli scrisse un trattato dove definisce quel decennio l’orgia più costosa della storia.

La storia di cui parliamo oggi fu scritta a metà del decennio quando ogni bottiglia di Champagne era fuorilegge (il proibizionismo dura dal 1919 al 1933) e l’autore cattura nell’opera quel senso di eccesso facile e di esibizionismo nascosto che erano diffusi nell’alta società statunitense. Nessuna celebrazione di edonismo, la storia esplora le fortune e le pene di un americano Jay Gatsby, battezzato alla nascita James Gatza proveniente da un famiglia contadina del Midwest.

Attraverso una combinazione di sogni, fortune e personalità mescolata a un pizzico di non comune capacità di prendere per il naso la legge, il nostro protagonista acquisisce una grande casa, una bella macchina e una leggendaria collezione di camice. La trama è semplicemente detta. Il giovane ufficiale dell’ esercito Gatsby si innamora di Daisy Fay, una giovane donna proveniente dalla classe privilegiata. La sua passione è corrisposta ma Daisy, il cui punto di forza non è la pazienza, sposa Tom Buchanan mentre Gatsby attende di potere rientrare in patria dalla grande guerra. Questo Tom non è certo un lavoratore da medaglia al merito, ma la sua fortuna gli permette di poter acquistare praticamente qualsiasi cosa e passa le sue giornate a ricordare i bei vecchi tempi quando era giocatore di football alla Yale. Il nostro Gatsby torna, riesce a farsi una piccola fortuna e pianifica di riunirsi con la sua Daisy. Il piano funziona ma purtroppo per poco tempo.

La trama presenta dei colpi di scena interessanti, ma la nostra attenzione alla storia deve andare più in profondità. L’impressione principale riguarda il paradosso rappresentato da Gatsby stesso: è veramente così grande e importante o vuole solo fare credere di esserlo?

In una singola pagina il narratore descrive Gatsby con due sole frasi: “lui rappresentava ogni cosa per la quale io provavo rabbia”, “lui divenne giusto, alla fine”. Molto del fascino di questo libro sta nel modo in cui Fitzgerald racconta la storia attraverso gli occhi filtranti del narratore Nick Carraway. Nick diventa un agente del destino essendo sia il vicino di Gatsby sia un cugino lontano di Daisy. Nick passa meno di un anno nell’East quando decide di tornare nel Midwest, lo stesso Fitzgerald crebbe a St.Paul nel Minnesota, in quella che lui descrive come la peggior casa della migliore parte della città, un buono sfondo per un uomo che sviluppa un tale senso di distinzione sociale.

Il racconto è marcato dalla pregnanza della ricchezza di Gatsby, denaro, amore, rinnovamento; la vita del personaggio è caratterizzata dall’eccesso. Una frase di un tardo Fitzgerald divenuta famosa dice: non ci sono seconde possibilità nella vita americana. Alla fine di questo romanzo comunque l’america diventa teatro di una seconda possibilità per la cultura europea, un seno tutto nuovo per il nuovo mondo. Fitzgerald una volta terminato il romanzo pensò di chiamarlo Under the Red, White and Blue ed è vero che alcuni vedono Gatsby come l’incarnazione del sogno americano, una rappresentazione di quella terra dell’idealismo profondo e dell’ ottimismo non richiesto che oggi si sta sbriciolando nel nazionalismo ortodosso.

L’ultima frase della novella ci riporta anche anche le parole che furono incise sulla tomba di Fitzgerald: So we beat on, boats against the current, borne back ceaselessly into the past.

E con quest’ultima scena per oggi vi saluto.  Vi auguro buona lettura e alla prossima.

Alice Tonini

2 risposte a “L’Amore e il Sogno Americano nel Grande Gatsby 🍾”

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    sillydeliciouslyf76523c1d3

    Buona recensione, come sempre, brava! Possiedo questo libro da un sacco di tempo ma non ho mai avuto il “coraggio” di leggerlo ne di guardare il film. Forse coraggio non è il termine corretto ma è quello che più si avvicina.

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  2. Avatar Giganti della Letteratura: Dialoghi tra Sogni ed Illusioni | Alice Tonini

    […] La risposta, come avrete letto nei post, è arrivata attraverso le figure femminili: Estella, Sue, Sondra e Daisy. Ognuna è stata la musa, il trofeo o la rovina. Uno solo, alla fine, è emerso con un sorriso amaro, dimostrando che l’inganno di sé stessi è a volte la forma di successo più duratura. Chi è stato? Per rivivere la feroce discussione tra sogni infranti e auto-invenzione, clicca qui: Charles Dickens: l’inghilterra del 1800 con le sue grandi speranze e disperate illusioni, Pessimismo e Desiderio in Jude l’Oscuro, Clyde Griffiths: sogni e delitti in ‘Una tragedia americana’, L’Amore e il Sogno Americano nel Grande Gatsby 🍾. […]

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Razzismo e identità in L’uomo invisibile 📚

Lettore del mistero e dell’ignoto bentrovato. Oggi con questo articolo ti porto il nostro solito, inusuale, invito alla lettura dove ti consiglio libri famosi ma solitamente poco conosciuti o dai risvolti curiosi.

Oggi ti parlo de “L’uomo invisibile” di Ralph Ellison, da non confondere con l’opera del 1897 con un titolo simile “L’uomo invisibile” scritto da H.G.Wells dove il personaggio Griffin diventa letteralmente invisibile. Storia interessante ma oggi non è questo il tema.

Il protagonista dell’affascinante racconto che ti presento oggi diventa invisibile in senso metaforico, diventa anonimo. Anche quando ad un certo punto il protagonista si darà un nome il lettore sarà portato ad ignorarlo e non se ne accorgerà nemmeno. Per comodità quindi chiameremo il protagonista solo Narratore. Il protagonista, come il suo creatore, è un afro-americano. La storia mentre si indirizza verso le problematiche del pregiudizio e dell’identità razziale trascende i limiti della categorizzazione per diventare una storia sulle difficoltà a diventare un individuo. Non ci sorprende che Ralph Waldo Ellison, nato in Oklaoma, prese il nome dal filosofo Ralph Waldo Emerson, probabilmente aveva bisogno di un po’ di fiducia in sé stesso nel trattare uno dei temi più importanti di Emerson che lo ha fatto entrare nella storia della filosofia.

La struttura della novella è ciclica. Si apre con il Narratore in un nascondiglio segreto ad Harlem (chiaramente un riferimento all’eroe di Dostoyevsky senza nome di Note dal sottosuolo non può essere evitato, egli venne rifiutato dalla società nei limiti del razionalismo e arrivò a chiamare sè stesso spiacevole e malvagio.) La caverna del nostro Narratore, che è di natura buona, ha un chiusino all’imboccatura e più di mille lampadine fissate al soffitto che illuminano l’ambiente. Non è sepolto li dentro e ci rassicura che nella stagione appropriata farà la sua comparsa in superficie. Si tratta di un letargo, come quello di certi animali orsini che abitano le caverne in inverno. Il Narratore vede se stesso come ibernato. Mentre si ripromette di uscire e ascolta le registrazioni di Louis Armstrong, canzoni come What Did I Do to be so Black and Blue e riflette sulla catena degli eventi che lo hanno portato fino a li.

Il viaggio del Narratore va da sud a nord, dall’innocenza all’ esperienza. Dalla fiducia nelle immagini, negli esempi e nelle assunzioni degli altri a una visione chiara di quelli che sono i suoi bisogni. Spolverate tra i dettagli della trama queste differenti fasi della vita del Narratore ci danno un senso di surreale, uno humor nero guidato da una consapevolezza selvaggia che da vita a momenti parodistici. I tentativi del protagonista di compiacere gli amministratori bianchi in visita al college, il corrotto presidente nero della scuola che ha fame solo di potere, gli amministratori del nord presso i quali il Narratore cerca lavoro, i suoi impiegati presso la compagnia Liberty Pain, gli uomini bianchi della Fratellanza che vogliono sfruttare la sua pelle nera e le sue capacità oratorie scoraggiandolo a pensare in modo autonomo. Lui si rifiuta anche di cadere sotto l’incantesimo di Ras il distruttore, un nazionalista nero violento che attraversa Harlem a dorso di cavallo vestito da guerriero etiope.

Se non vi sentite pronti per il libro intero che conta circa 440 pagine, leggete il capitolo uno, stampato separatamente nel 1947 sul giornale Horizon per introdurvi al potere di Ellison con le parole. O scegliete le vignette serie, ma anche comiche, nel capitolo tredici dove il Narratore liberato dalla propria immagine di studente del college viene colto nell’atto impulsivo di mangiare una patata dolce comprata dal carretto per le vie di Harlem. In quel momento è libero di fare al venditore una dichiarazione esistenziale che permea tutta l’opera: I am what I am.

Il tema dell’opera è quanto mai attuale. Siamo immersi in una cultura consumistica che ci promette ogni giorno di toglierci dall’anonimato grazie ai nostri acquisti, grazie ai nostri post sui social, grazie ai like che collezioniamo sotto alle nostre fotografie. La nostra identità viene fondata sui beni materiali e sull’apparire ma purtroppo con il tempo ci accorgiamo che il prezzo da pagare è alto, soprattutto in termini di salute mentale, quindi mi chiedo e vi chiedo: siete disposti a perdere voi stessi pur di aderire a una identità decisa da altri fatta di beni materiali e apparenza o forse è meglio l’anonimato?

Cari lettori dell’ ignoto queste sono le riflessioni che il nostro Narratore mi ha ispirato e spero che le ispirerà anche a voi. Vi auguro una buona lettura e ci risentiamo presto.

Alice Tonini

2 risposte a “Razzismo e identità in L’uomo invisibile 📚”

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    sillydeliciouslyf76523c1d3

    Bella! Bella presentazione di un libro importante, singolare e non semplice. Libro che personalmente non leggerò mai ma che spero i tuoi lettori leggano e commentino, mi piacerebbe sapere il loro parere. Ciao, alla prossima!

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  2. Avatar Giganti della Letteratura: Dialoghi tra Sogni ed Illusioni | Alice Tonini

    […] surreale tensione. Per leggere il resoconto completo della loro indagine esistenziale, clicca qui: Razzismo e identità in L’uomo invisibile 📚, Riflessioni su Walden: Un Viaggio di Crescita Personale, La Montagna Incantata: Viaggio tra […]

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Le profezie di Nostradamus: mito o realtà?

Lettore del mistero e dell’ignoto bentornato. Oggi ti dedico un articolo che racconta di un personaggio tra i più misteriosi al mondo. Ti avevo già scritto del mistero del libro di Urantia, e se ve lo siete persi tornate a rivedere anche il vecchio articolo sul manoscritto di Voynich.

Oggi ti parlo del profeta più famoso dei nostri tempi, anche se Nostradamus è morto parecchio tempo fa, nel 1566 per essere precisi. Ma torniamo indietro di qualche passo.

Quella di Nostradamus è una storia che mescola realtà e mito, fantasia e leggenda. In tutto quello che lo riguarda è difficile distinguere dove l’uomo diventa profeta e viceversa. Le storie giunte fino a noi raccontano che Nostradamus iniziò la stesura del suo misterioso libro di profezie nella notte del venerdì santo del 1554 e pubblicò il testo definitivo l’anno successivo nel 1555.

Partiamo dal principio o meglio, da quello che siamo riusciti a sapere dalle fonti storiche. Il nome di battesimo di Nostradamus è Michel de Nostredame, che divenne Nostre Dame o italianizzato Michele di Nostradama. A sua discolpa possiamo dire che all’ epoca era normale firmarsi (chi sapeva farlo, ovvio) in modo diverso a seconda della lingua che si parlava nella zona di residenza. Anche la data di nascita è incerta, si ritiene che sia venuto al mondo il 14 o il 21 dicembre 1503 in un paesino della Provenza. Oggi è considerato uno tra i più famosi profeti della storia grazie al suo libro Le Profezie. L’ opera raccoglie gruppi di cento quartine in rima che negli intenti dell’autore dovrebbero prevedere il futuro.

Della sua infanzia non si sa nulla, le voci sono discordanti e le fonti non chiare. Abbiamo sue notizie certe a partire dagli anni degli studi ad Avignone dove all’ epoca c’era una conosciuta università. Purtroppo a causa della peste riuscirà a completare gli studi solo nel 1532.

Fu un grande viaggiatore del suo tempo. Nonostante il pericolo costante della peste, le rivalità religiose e le guerre che al tempo flagellavano l’Europa, visitò tutta la Francia e l’Italia, e grazie ai suoi oroscopi e agli almanacchi vide aumentare a dismisura le sue entrate e la sua popolarità sia nelle corti reali che tra le persone comuni. Non brillava certo di modestia, amava paragonarsi ai grandi profeti biblici, diceva di essere in grado di predire il futuro e i suoi sostenitori sono certi che le sue profezie si sono avverate più e più volte.

Per prevedere il futuro le fonti ci dicono che utilizzava un catino colmo di acqua annerita con l’inchiostro, prendeva della noce moscata che ha effetti simili all’anfetamina e con un panno scuro sulla testa scrutava nel catino. E’ una pratica chiamata teurgia, evocava spiriti celesti tramite la medianità. Si racconta che anche Platone, Pitagora e Archimede la praticassero. Nostradamus diceva di udire una voce che lo penetrava e scuoteva le sue membra dal di dentro. Secondo le sue stesse parole non è possibile prevedere ogni cosa del futuro ma solo sporadici eventi che solo lui e altri tre profeti del passato erano stati in grado di vedere. Diceva di discendere dalla linea mistica di Issacaar, una tribù ebraica di rabbini con il dono della profezia scomparsi dagli annali della storia secoli fa e mescolava questa sua abilità profetica innata con le conoscenze astrologiche che aveva appreso in anni di studio.

Lo studio dell’influenza di stelle e pianeti era molto popolare nel 1500 e fin da giovane Nostradamus si diletta nella pubblicazione di almanacchi contenenti le previsioni del tempo e l’oroscopo. Elenca dati riguardanti le maree, il tempo atmosferico e i cicli di semina e raccolto che all’epoca erano considerati eventi misteriosi e divini.

Purtroppo per lui nel 1552 pubblicherà un almanacco senza autorizzazione del vescovo. Per questo verrà imprigionato, lui stesso ci racconta che da quel momento deciderà di utilizzare un codice criptico per le sue opere proprio per impedire che chiunque le potesse decifrare. In quel periodo aveva già iniziato l’elaborazione di un libro “sul futuro del mondo” e aveva già deciso di chiamarlo Les phrophecies o Le profezie. Il libro verrà scritto contemporaneamente agli almanacchi che nel frattempo hanno sempre più successo e diventano sempre più popolari. Nostradamus beneficerà non solo di un vasto pubblico “regale” formato da nobili e aristocratici ma anche dell’invenzione della stampa. La sua opera facilmente riprodotta si diffuse in tutta Europa accrescendo a dismisura la sua fama di profeta. All’ epoca la tiratura delle sue opere fu seconda solo alla Bibbia.

Le profezie divennero subito famose perchè secondo l’interpretazione popolare si avveravano puntualmente. La profezia più famosa, che lo consegnerà alla storia come grande profeta sarà quella sulla morte di Enrico II re di Francia. In una quartina Nostradamus racconta di aver visto un giovane leone sfidarne uno più vecchio e quest’ ultimo morire. Alla morte del re Enrico II a seguito di un duello Nostradamus verrà indicato come colui che aveva predetto il fatto. Secondo la tradizione popolare Nostradamus predisse anche il grande incendio di Londra del 1666 con descrizioni straordinarie:

Centuria 2, quartina 51:

Il sangue del giusto sarà assente da Londra

Che brucerà di colpo per volere divino

nell’ anno che si conclude con 666.

L’antica dama cadrà dal suo piedistallo

e molte altre chiese protestanti saranno distrutte.

Ha predetto l’avvenuto del nazismo.

Centuria 2, quartina 24:

Guaderanno i fiumi con la voracità delle bestie selvagge.

Gran parte del paese si opporrà a Hipster.

Il grande uomo sarà fatto sfilare in una gabbia di ferro.

Nulla vedrai figlio germanico del Reno.

Si dice che i gerarchi nazisti fossero grandi ammiratori di Nostradamus e che Hitler avesse tratto grandi vantaggi dalle profezie, anche a livello strategico e militare. Durante i primi giorni di campagna militare contro la Francia Hitler fece lanciare sulle città centinaia di volantini con stampate le profezie di Nostradamus che prevedevano la fine della Francia per turbare l’ animo delle truppe inglesi e francesi.

Ma poteva davvero leggere la storia prima che accadesse? Ci sono studiosi che sostengono di avere decriptato il codice segreto che diceva di utilizzare nella composizione delle sue quartine e di sapere esattamente quando si avverranno le sue profezie. Ma potremmo impedire i disastri prima che avvengono? Le sue opere sono ancora oggi oggetto di studio con a speranza che possano aiutare a fare luce sul nostro futuro.

Le profezie diventarono un best-seller del suo tempo, ne vennero pubblicate diverse edizioni, alcune delle quali postume. Come ho già accennato in precedenza il libro è composto da centurie. Ogni centuria contiene cento quartine. Le quartine furono 942, solo una centuria non è di cento quartine ma qualcuna in meno. Quasi tutte le quartine descrivono eventi nefasti che coinvolgeranno l’umanità. Forse predice gli attacchi dell’ undici settembre 2001?

Centuria 6, Quartina 97:

A quarantacinque gradi i cieli divamperanno.

Il fuoco si avvicinerà alla grande città nuova

e all’ improvviso si solleverà una densa muraglia di fiamme.

Quando ne renderanno conto agli uomini del nord.

Nella Francia dell’epoca di Nostradamus l’uso di codici segreti, delle macchine per la crittografia e di simbologie occulte erano d’uso comune, soprattutto nello spionaggio. Secondo gli studiosi delle profezie Nostradamus li usa per inserire indizi, ad esempio la cifratura di ogni quartina non sarebbe casuale ma conterrebbe una datazione indicizzata. Egli le avrebbe messe in un ordine specifico che riporterebbe all’anno in cui ad ogni data indicizzata corrisponderebbe una data reale. Individuando il numero della quartina si sarebbe in grado di ricostruire una cronologia dei fatti catastrofici indicati nel libro delle profezie.

Nostradamus aveva una originale visione spiralidale del ciclo del tempo. Su questa spirale passato e futuro occasionalmente si incontrano e l’umanità secondo lui è imprigionata in questo ciclo eterno che la condanna a ripetere gli stessi errori e a rivivere le stesse catastrofi ancora e ancora. Siccità, carestie, epidemie che nel tempo sono destinate a ripetersi all’ infinito. Ma le quartine sono criptiche ed è difficile individuare a quale evento storico facciano esattamente riferimento, a volte si ha l’ impressione che si tiri ad indovinare. Proprio perchè una stessa quartina può essere riferita a più eventi storici molti dubitano del reale potere profetico di Nostradamus. Si dice che i versi siano una dimostrazione di quella che viene chiamata “chiaroveggenza postuma”, cioè sono profezie in grado di avverarsi dopo che i fatti sono accaduti e quindi comprensibili solo a posteriori. Altri dicono che data la vaghezza di quanto scritto nel libro, si tratta solamente di frasi messe li a caso e che ognuno poi può interpretare a suo piacimento.

Insomma sia come si voglia i misteri legati al libro delle profezie di Nostradamus sono molti e probabilmente non ne verremo mai a capo. Possiamo credere o meno al suo potere profetico ma questo non significa che il suo messaggio di ammonimento per l’umanità sia vano, egli ci mette in guardia dai pericoli che stiamo correndo e ci dice che siamo ancora in tempo per porvi rimedio e per sopravvivere alle minacce e ai disastri che ci attendono.

2 risposte a “Le profezie di Nostradamus: mito o realtà?”

  1. Avatar sillydeliciouslyf76523c1d3
    sillydeliciouslyf76523c1d3

    Interessante! Bella spiegazione. Io trovo sempre incomprensibili questi scritti antichi in quartine o terzine o altro che sia e ci sono diversi libri e poemi e miti raccontati così che io fatico a leggere per cui grazie dei chiarimenti su questa opera e delle altre già pubblicate. Grazie mille!

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  2. Avatar Russell1981

    Articolo molto interessante, così come il soggetto di cui ne è il fulcro.

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Clyde Griffiths: sogni e delitti in ‘Una tragedia americana’

Lettore dell’ignoto oggi continuiamo i nostri appuntamenti degli inviti alla lettura e stavolta ti parlo del libro di Theodore Dreiser “Una tragedia americana”. Mi scuso profondamente per l’assenza ma purtroppo questo novembre è per me davvero molto impegnativo dal punto di vista lavorativo e visti i tempi che corrono non ho modo di fare altrimenti.

Dreiser se ne andò dalla città di New York qualche giorno prima che il suo libro venisse pubblicato, siamo nel Dicembre 1925, perchè non voleva affrontare le recensioni che secondo le sue previsioni avrebbero dovuto essere terribili. Vi faccio notare solo che qualche settimana prima l’autore Lewis Sinclair si rifiutò di recensire il libro perchè non la trovò di suo gusto.

Un mese più tardi l’autore, che nel frattempo aveva trovato casa a Fort Lauderdale, ricevette la notizia della vendita di diciassettemila copie. Un bel colpaccio e una bella gratificazione. Qualche giorno dopo fece una inusuale annotazione nel suo diario: il venditore di locale di libri e l’assistente alla cassa della First National Bank sono venuti a congratularsi con me riguardo al mio libro.

Più tardi il libro venne bannato dall’ intera città di Boston e molto probabilmente questo favorì il suo successo commerciale. Lo scrittore H.L.Mencken suggerisce ai lettori svogliati (ma sono certa che i lettori dell’ ignoto non lo sono), e a quelli che hanno poco tempo, di saltare la prima delle tre lunghe sezioni del libro, quella che tratta della prima adolescenza del protagonista Clyde Griffiths.

Ha vent’anni quando lo incontriamo, segue sconsolato i suoi genitori che pregano e cantano in chiesa e i trascorre il tempo con i suoi coetanei per le vie di Kansas City. Il giovane Clyde desidera una vita lontano dalla sonnolenta monotonia della sua vita quotidiana e sogna di andarsene. Sua sorella Esta fugge per prima. Tornerà presto, disperata, abbandonata e incinta. Tutti dettagli della storia che prefigurano quano accadrà più tardi al protagonista che però non presta alcuna attenzione allo sfortunato destino della sorella totalmente assorto nella sua continua ricerca di un avvenire brillante e luminoso. Lavorare come fattorino gli procurerà un primo assaggio di una vita diversa da quella vissuta fino a quel momento, ma quando la macchina in cui è passeggero investe e uccide un bambino, è costretto ad abbandonare Kansas Citi. Questo evento ci suggerisce quello che più tardi diverrà evidente come difetto del personaggio: la codardia morale e mentale del protagonista.

La famosa seconda sezione del libro ci racconta delle vicissitudini di Clyde a Lycurgus, New York. Qui ha la possibilità di incontrare un parente che possiede una azienda e il nostro protagonista diventa un supervisore nel dipartimento che stampa collari. Qui si innamora della bella e dolce Roberta Alden. Le regole aziendali impediscono relazioni tra i manager e gli impiegati ma Clyde fa pressioni su Roberta per degli incontri clandestini. Dopo qualche mese di passione proibita, il bell’aspetto di Clyde fa colpo nella luminosa vita sociale di Lycurgus e lui finisce tra le braccia della bellissima Sondra Finchley (Qui viene subito in mente la bella Liz Taylor che ricoprì il ruolo di Sondra nel film del 1951 A Place in the sun; Montgomery Clift e Shelley Winters completarono il cast superbo nel triangolo amoroso nella versione cinematografica della novella dal titolo cambiato).

Gli eventi precipitano inesorabili. Roberta resta incinta. Il nostro protagonista spera inutilmente in un aborto, e Roberta chiede il matrimonio con lettere che farebbero a pezzi il cuore di qualsiasi lettore dell’ ignoto ma lasciano Clyde indifferente. Un articolo di giornale ispira Clyde che decide di ucciderla. L’autore ci dettaglia i cambiamenti di idea dell’ultimo minuto di Clyde ma il destino ride e causa un improvviso e disastroso incidente navale. Roberta affoga e Clyde si infila giacca e cappello per raggiungere Sondra e i suoi amici e trascorrere il week end con loro.

Nella parte tre viene presentato il processo, l’accusa e l’esecuzione del sensibile ma egoista Clyde. Interessanti personaggi minori fanno capolino tra le pagine, ad esempio abbiamo un avvocato egoista e opportunista, un prete sensibile e un compagno di cella intelligente nel braccio della morte, e nell’ultima parte fa la sua apparizione anche la fiera madre di Clyde che lo ama profondamente fino alla fine.

Il mondo creato dall’autore è credibile anche se lo stile di scrittura è improvvisato. L’autore, penultimo di tredici figli nati da madre illetterata, può essere indicato forse come il peggiore scrittore di grandi novelle del mondo. Lo stile è inetto ma quest’uomo ha una personalità forte e interessante che gli ha vinto amicizie importanti. Chi altri al suo funerale può dire di avere avuto una lettura fatta da Charlie Chaplin?

Alice Tonini

Una risposta a “Clyde Griffiths: sogni e delitti in ‘Una tragedia americana’”

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