Medea: il sangue dell’8 marzo e il potere dell’oscurità 💐

Cari lettori del mistero e dell’ignoto, mentre il mondo si perde in celebrazioni di facciata, noi oggi scendiamo negli abissi. Dimenticate la retorica della “donna fragile”. Oggi parliamo di Medea, la nipote del Sole che ha trasformato il tradimento in un olocausto privato. Euripide ce la consegnò nel 431 a.C., e da allora non abbiamo ancora smesso di tremare davanti alla sua maschera.

Tutti conoscono Giasone e il Vello d’Oro. Ma la verità è che Giasone era un mediocre travestito da mito. Senza le arti farmaceutiche di Medea, senza che lei addormentasse i draghi e assassinasse il proprio fratello per garantirgli la fuga, l’eroe sarebbe solo un cadavere dimenticato in Colchide. Ma la gratitudine degli uomini è breve.

A Corinto, Giasone decide di scalare la gerarchia sociale e ripudia la sua “barbara” per sposare Creusa, la figlia del re. Lo fa con una razionalità viscida e smidollata, spacciando il tradimento per un “piano prudente” per il futuro dei figli. In un mondo di uomini, Medea lancia la sfida definitiva. Dice alle donne del coro di Corinto che preferirebbe scendere in battaglia tre volte piuttosto che partorire una sola. Non è solo una protesta: è la rivendicazione di un’anima che rifiuta il ruolo di vittima passiva. Quando Giasone le toglie tutto (lo status, il letto, il futuro) Medea smette di piangere e inizia a tramare.

Il suo regalo alla principessa Creusa è una corona che brucia la carne e un abito che si fa veleno. Ma non le basta. Per distruggere Giasone, Medea deve recidere il legame finale: i loro figli. Non è follia. È una scelta. Mentre ascoltiamo il suo monologo, divisa tra l’amore materno e la sete di vendetta, capiamo che Medea sta compiendo un rito di purificazione di sangue. Uccide il futuro di Giasone per riappropriarsi del proprio potere ancestrale.

Alla fine, non c’è prigione né tribunale: se ne va su un carro trainato da draghi, volando verso il Sole, lasciando dietro di sé solo cenere e silenzio. In fondo, Medea ci pone una domanda terribile: cosa succede quando una donna decide di non subire più il proprio destino e di diventarne la carnefice?

Questo è lo stesso tipo di abisso che esploro nel mio romanzo, “Il Richiamo”. Nel libro, Antonio scopre che il paranormale non è solo apparizioni e poltergeist, ma una forza sotterranea che richiede sacrifici estremi. Proprio come Medea affronta l’orrore delle proprie azioni per distruggere un mondo corrotto, Antonio deve decidere se resistere al richiamo di un potere oscuro o abbracciarlo per difendere ciò che ama.

Perché i veri demoni non vengono dall’esterno, ma dal sangue che scorre nelle nostre vene. Fatemi sapere cosa pensate di Medea e della sua storia qui sotto nei commenti e alla prossima.

Alice Tonini

3 risposte a “Medea: il sangue dell’8 marzo e il potere dell’oscurità 💐”

  1. Avatar Domenico Mortellaro
    Domenico Mortellaro

    Medea è micidiale.

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  2. Avatar sillydeliciouslyf76523c1d3
    sillydeliciouslyf76523c1d3

    Sempre piaciuta questa tragedia! Mai piaciuto Giasone, anche perché se non fosse per la vendetta di Medea nessuno saprebbe della sua inutile esistenza. L’ 8 marzo è il giorno ideale per ricordare la forza, il tormento, la rabbia di questa donna, e come Medea di migliaia di donne.

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    1. Avatar Alice Tonini

      Grazie per aver condiviso la tua riflessione con noi 👍

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Arthur Machen: L’iniziato che ha squarciato il velo della realtà 🗡

Cari lettori del mistero e dell’ignoto, fermatevi un istante. Guardate le pareti della stanza in cui vi trovate, gli alberi fuori dalla finestra, il volto familiare di chi vi sta accanto. E se vi dicessi che tutto questo è solo un paravento di carta, dipinto rozzamente per nascondere una verità così mostruosa da incenerire la vostra ragione?

Oggi, 3 marzo, ricorre l’anniversario della morte di Arthur Machen (1863-1947). Non chiamatelo semplicemente “scrittore di genere”. Machen era un cartografo dell’abisso, un membro dell’Hermetic Order of the Golden Dawn che non usava la penna per intrattenere, ma per testimoniare.

Per Machen, il mondo non è quello che ci racconta la scienza. La realtà è un velo, e strapparlo è l’unico vero peccato, ma anche l’unica vera estasi. Nel suo capolavoro, Il Grande Dio Pan (1894), un esperimento chirurgico sul cervello di una donna apre i suoi occhi su quella che lui chiama “la visione suprema”.

Immaginate che tutto il mondo visibile non sia che un velo di seta… e che dietro di esso si muovano forme che non osiamo nemmeno sognare.” Arthur Machen>

Ma la visione non porta pace. Porta il Panico (da Pan, il dio caprino delle foreste). La protagonista diventa un portale per una forza arcaica e amorale che semina follia e suicidio nella Londra vittoriana.

Se pensate che Machen sia roba per polverosi bibliotecari, vi sbagliate di grosso. Senza di lui, non avremmo l’orrore moderno come lo conosciamo: Stephen King è stato brutale e onesto nel definire Il Grande Dio Pan:”Forse la migliore storia horror in lingua inglese mai scritta. Mi ha tormentato per intere notti.” Guillermo del Toro ha trasposto l’estetica di Machen ne Il Labirinto del Fauno: il mostruoso non è “cattivo”, è sacro, antico e pericoloso. È una natura che reclama il suo spazio oltre la morale umana. La prima stagione di True Detective è intrisa della filosofia di Machen: l’idea che esistano “luoghi oscuri” dove il velo è più sottile e dove forze come il Re Giallo o il Grande Dio Pan possono filtrare e divorare la nostra sanità mentale. Non è finzione, è un avvertimento

Opere come I Tre Impostori o La Collina dei Sogni ci dicono che il male non è un atto sociale malvagio, ma una violazione delle leggi dell’universo. Machen, da vero occultista, sapeva che la magia è reale e che le parole sono rituali.

“Il vero peccato è il tentativo di forzare le barriere dell’anima… è uno sforzo verso l’estasi che finisce nell’abisso.” Arthur Machen

Se leggete Machen, capirete che l’orrore non è mai lontano da noi; è solo fuori fuoco. È questa stessa inquietudine che mi ha guidato nella scrittura del mio romanzo, “Il Richiamo. Proprio come gli scienziati folli di Machen cercavano la visione suprema, il mio protagonista, Antonio, si ritrova a dover inquadrare con la sua macchina fotografica ciò che la logica umana rifiuta di accettare. Ma cosa succede quando scopre che il paranormale non è un’illusione, ma uno strumento di un potere corrotto e letale? Se Machen vi ha affascinato con il suo “Grande Dio Pan”, Antonio vi trascinerà in un mondo dove i demoni non abitano solo nelle leggende, ma camminano tra noi, reclamando sangue e gloria. Questo romanzo non è solo una storia di fantasmi; è il resoconto di una guerra per non soccombere a quel “richiamo” che, una volta udito, non può più essere ignorato.

Oggi, nel 2026, viviamo in un mondo saturo di schermi e logica, convinti di aver illuminato ogni angolo buio. Machen ride di noi dalle ombre. Ci ricorda che il sacro e l’orrore sono la stessa cosa e che, talvolta, è meglio restare ciechi.Voi avreste il coraggio di guardare oltre il velo di seta, sapendo che ciò che vedrete non potrà mai essere dimenticato? Fatemi sapere nei commenti cosa ne pensate e alla prossima.

Alice Tonini

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