Cerchiamo insieme idee e spunti per la vostra scrittura

Oggi torna la rubrica Inchiostro per stampante e ci occupiamo ancora una volta di scrittura.

Il principio su cui si deve basare qualsiasi romanzo che non voglia essere scartato dai lettori ed etichettato come spazzatura è quello del realismo. Questo non vuol dire che bisogna per forza scrivere solo libri ambientati nella realtà di tutti i giorni, demoni nani e alieni sono e saranno sempre protagonisti delle nostre storie preferite. 

Vuol dire semplicemente che quando raccontiamo una storia questa si deve basare su un ambientazione il più possibile realistica. Se decidiamo di basare la nostra ambientazione in un universo alternativo basato su delle leggi della fisica diverse da quelle terrestri dobbiamo assicurarci di aver progettato tutto affinché ogni elemento risuoni il più realistico possibile. 

Sia chiaro che lo stesso principio si applica ad ogni genere, rosa compreso. Possiamo ambientare una splendida storia d’amore tra un vampiro e uno zombie in un college negli Stati Uniti contemporanei, l’unica accortezza che dobbiamo avere è quella di informarci su come funzionano nella realtà i college americani onde non inserire castronerie assurde (e ce ne sono a decine credetemi…).

L’unico modo per ovviare il problema è quello di informarsi, documentarsi e fare ricerca.

Come abbiamo già visto nei precedenti articoli a tema scrittura non dovete essere scienziati per poter avere buone idee da sviluppare in un libro ma dovete essere curiosi.

Troppa ricerca?

Bisogna armarsi di pazienza e tanta intraprendenza. Ci troviamo in un epoca fortunata, abbiamo tutte le informazioni che ci servono a portata di mano o di click, allo stesso tempo siamo sfortunati perché dobbiamo fare una impegnativa opera di selezione.

Le conoscenze e l’ispirazione necessaria possono facilmente essere acquisite dalle opere fantascientifiche già sul mercato e dalle riviste e pubblicazioni del settore che vi interessa approfondire. Immergetevi nelle idee degli altri e interrogatevi con il famoso “what if” letterario e troverete decine di spunti utili per iniziare a muovere i primi passi nella progettazione della vostra opera.

E’ importante leggere molto del genere che vi interessa così che possiate discriminare tra le idee già molto sfruttate e quelle che invece sono ancora utilizzabili per costruire storie interessanti. Anche capire come una idea è stata rielaborata in una ambientazione e in che modo è stata sviluppata all’interno delle dinamiche del mondo reale o immaginato può esservi immensamente di aiuto per il lavoro preliminare.

Quando non si trova l’informazione.

 Se per la vostra ricerca preferite utilizzare le fonti in formato cartaceo le biblioteche e le librerie, così come i mercatini dell’usato sono i luoghi ideali da dove iniziare.

Estremamente utili sono anche gli articoli dei giornali. Ad esempio se vi interessa scrivere un thriller o un romanzo rosa, sui quotidiani e nelle riviste patinate potete trovare decine di spunti. Dalla cronaca nera alle love story da gossip, c’è sempre qualcosa di interessante.

Se siete patiti dell’informatica o semplicemente preferite utilizzare la tecnologia per cercare le informazioni che vi servono le fonti sono centinaia. C’è la possibilità di utilizzate tablet, kindle e telefoni per leggere libri e giornali on line, ci sono decine di siti e di archivi storici che mettono a disposizione fonti gratuite come Archive.org. Potete vedere anche filmati e documentari, seguire dibattiti e interviste sugli argomenti che vi appassionano.

La scelta è personale, alcuni scrittori con cui ho parlato preferiscono utilizzare principalmente fonti cartacee, altri si muovono solo in digitale e poi c’è chi come me adotta un approccio misto. Cioè ci piacerebbe avere i cartacei ma visto che i metri quadri di casa sono limitati è da preferire la versione digitale.

A Edward le vostre storie d’amore hanno stancato…

Comunque appurato che possiamo utilizzare entrambe le modalità quello che vi raccomando io è mantenetevi sul pezzo. Aggiornatevi costantemente. Per fare ciò sono fondamentali le riviste di divulgazione storica, scientifica e geografica.

In italia abbiamo Focus, National Geographic Magazine e Tuttoscienze solo per citarvene alcune. Per la divulgazione storica possiamo rivolgerci ad istituzioni come il Giornale di storia o Didattica della storia e poi fino a poco tempo fa si potevano trovare anche riviste sul paranormale (oggi io le ho trovate solo in inglese, in italiano non si pubblicano più) come Fortean Times, Skeptical Inquirer e Nexus.

Questi sono solo alcuni esempi da cui trarre spunto per iniziare. Lasciatevi guidare dai vostri interessi e dalle vostre passioni. Se a volte vi dovesse capitare di trovare queste letture pesanti o impegnative ricordate che leggere ogni giorno sarà una inesauribile fonte di ispirazione e con il tempo stratificherà in voi la conoscenza necessaria a progettare storie sempre più avvincenti.

Lui per cercare casa ha usato il telefono e voi?

Ho già parlato in un articolo precedente dell’importanza di annotare le vostre idee. Tenete sempre a portata di mano un notebook o assicuratevi di prendere nota subito delle intuizioni che vi vengono per non dimenticarle. Sottolineate, prendete appunti e segnalate le connessioni.

Fare una ricerca approfondita prima di iniziare a progettare vi permetterà di non commettere errori grossolani nelle scene. Ricordatevi sempre che se un lettore arriverà a notare un vostro errore nei contenuti perderete la sua stima e difficilmente tornerà a leggere una vostra opera.

Fatemi sapere se conoscete riviste, giornali o siti specializzati che possono venire utili per fare ricerche.

Buona lettura e alla prossima.

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Dalla sabbia di Arrakis all'elio3 sulla luna: esploriamo le miniere della fantascienza

 Ecco che ritorna la rubrica dello sci-fy Inchiostro verde fluorescente per occuparsi di temi della fantascienza. Stavolta strapazziamo qualche autore che ha deciso di inserire nella sua opera la mineralogia e il lavoro nelle miniere a volte in modo credibile altre molto meno e vediamo come saperne di più divertendoci per valutare la qualità di quello che stiamo leggendo. Perché c’è romanzo e romanzo e noi vogliamo leggere storie sensate.

Quest’anno mi è capitato tra le mani il libro La quinta stagione di N.K Jemisin che tratta di fantascienza-fantasy e ipotizza che in un futuro lontano l’umanità svilupperà la capacità di controllare “la terra” e che andremo verso l’apocalisse, per farvela breve. Il tema trattato nel libro è un mix mineralogico tra gemmologia, geologia, vulcanologia e roba totalmente inventata. Le conoscenze mineralogiche che l’autrice ci mostra non sono nemmeno medie da film. Da semplice appassionata di mineralogia posso sostenere di saperne molto più di lei. Alcuni mi risponderanno che l’autrice voleva parlare di problemi sociali e non di mineralogia, e io rispondo che allora avrebbe fatto bene ad evitare di dare così tanta rilevanza a un tema di cui non aveva conoscenze o forse le aveva ma non ha saputo creare un mondo coerente per la sua storia. E allora mi si risponderà che non si tratta proprio di sci-fy ma è più un fantasy, e io rispondo che non conta il genere ma noi vogliamo leggere opere credibili e il fantasy non fa eccezione. Anche La figlia del drago di ferro parla di minerali e di sostanze alchemiche ed è credibile. Vediamo anche i prossimi esempi. 

Una fotografia fatta da me all’interno del museo della miniera di Pezzase (BS).

Trattiamo di un’opera di cui ho già parlato nel sito: Luna Nuova di Ian McDonald che crea un intero impero economico basato sull’estrazione mineraria sulla luna. Un ambientazione credibile, basata su conoscenze di economia e mineralogia. Un futuro probabilistico ma molto realistico, la storia e i personaggi possono piacervi o meno ma il mondo è costruito con particolare attenzione proprio a partire dall’estrazione mineraria dell’elio3 sulla luna che arricchisce un gruppo ristretto di persone, che non ha intenzione di lasciare ad altri la propria fetta. Vengono mostrati i macchinari utilizzati per l’estrazione, vengono mostrate le problematiche tecniche legate al lavoro in un ambiente con una gravità diversa da quella terrestre e la divisione del lavoro tra tecnici specialisti e miseri operai. L’autore ha ipotizzato un mondo di cui affronta anche i possibili problemi sociali legati ad un modello economico totalmente liberista dove si paga anche l’aria da respirare e chi non ha i soldi può morire intossicato dalla propria anidride carbonica e beve la propria urina riciclata nelle tute spaziali. Potrebbe succedere? Sappiamo benissimo che c’è gente che non aspetta altro che farci fare quella fine. E ora il prossimo.

Altro libro che parla delle conseguenze a lungo termine dell’estrazione mineraria intensiva ed esclusiva, anche se in questo caso non è un vero e proprio minerale ma una droga è Dune di Frank Herbert. Anche qui ci sarebbe moltissimo da dire ma quello che interessa in questo momento è che il sistema economico di un impero è totalmente basato sull’estrazione e sul commercio universale di Melange, ed è realistico. Vengono utilizzate macchine per estrarre la droga dal deserto e risentono delle condizioni ambientali, i lavoratori sono sfruttati e sottopagati. Certo, il Melange non esiste e neppure le BeneGesserit che praticano la selezione genetica ma nulla vieta in futuro che qualcosa del genere non venga scoperto in un qualche lontano pianeta. Molta rilevanza viene data ai problemi sociali del popolo di Arrakis costretto a nascondersi nel deserto fino al momento della ribellione, guidata dal protagonista. 

A questo punto il mio invito a voi come lettori appassionati del genere o scrittori è quello di fare sempre attenzione ai dettagli che trovate nelle storie. Ci vuole poco per capire se il libro che stiamo leggendo è credibile oppure se è i contenuti non stanno in piedi e sono frutto di una fantasia non ragionata.

Se non sapete niente di minerali e miniere basta leggervi dei buoni articoli  o un buon libro a tema per trovare qualche dettaglio utile, ma di questo parleremo nel prossimo articolo sulla scrittura. Se siete appassionati di viaggi, senza andare nel deserto o sulla luna c’è la possibilità di farvi una gita fuori porta di una mezza giornata e visitare una miniera. Si chiama turismo minerario ed è presente in tutta Italia. Io ovviamente per comodità faccio riferimento alla Lombardia anche perché quelle che ho visitato si trovano in questa regione.

L’interno della galleria principale dove non si vede nulla e la luce moderna basta appena.

In Lombardia ci sono diversi siti minerari dismessi che sono stati resi visitabili a fini conoscitivi e turistici. Ci sono percorsi all’interno delle miniere e musei da visitare che permettono di valorizzare il territorio con tutte le sue risorse e salvaguardare un patrimonio e una memoria storica che appartengono a tutti noi. Ad oggi si contano in tutta la regione otto siti aperti.

Io personalmente posso consigliarvi la visita ai siti che si trovano lungo la Via del ferro e delle miniere della Valtrompia. Fate un salto a Pezzase a vedere la miniera Marzioli e a Collio per visitare la miniera di S.Aloisio Tassara, entrambe in provincia di Brescia visitabili a pagamento. 

Le gallerie sono anguste e qui la temperatura è di 10° circa tutto l’anno

Vi parlo di questo per farvi vedere quanto poco ci voglia per raccogliere informazioni e curiosità e può anche essere divertente, mentre gli autori pigri a cui piace stare sul divano a fantasticare sono molto meno divertenti.

La miniera Marzioli di Pezzase fu aperta nel 1886 per estrarre siderite, barite ma anche fluorite, venne chiusa nel 1978 a causa della scarsa produttività e di una frana nella galleria principale. Visitare uno di questi luoghi fa entrare in un mondo diverso, sotterraneo, buio e segreto dove possiamo trovare la vita e gli oggetti di uso quotidiano di chi ci ha trascorso tutta la vita ed è poi stato dimenticato dalla storia ufficiale ma ha ancora tanto da raccontare.

Un giro in questi posti oltre che essere divertente vi darà una idea di come funzionava il sistema legato all’estrazione dei mineraria, gli attrezzi che usavano e com’era la vita dei minatori: uomini “minadur” che lavoravano nelle gallerie strette e umide al buio, ragazzi e bambini “galecc” che a partire dagli 11 anni si dovevano guadagnare da vivere e donne “taissine” che selezionavano a mano il minerale estratto e separavano quello buono dallo scarto, ma poi dovevano occuparsi anche dei lavori domestici e agricoli. 

Per privacy ho coperto il volto della guida per mostrarvi l’abbigliamento moderno di chi lavora in questi luoghi. 

Tutti i lavoratori abitavano nei paesi dei dintorni ed erano particolarmente esposti a disturbi e malattie legati al lavoro che facevano. Nei primi anni di vita della miniera di Pezzase i metodi di gestione del lavoro erano manuali rendendo il tutto pericoloso ed estremamente faticoso, solo negli anni precedenti la chiusura si sono adottate macchine che hanno semplificato l’estrazione, maschere per non respirare polveri, caschi per proteggere la testa e tappi per le orecchie. Nei primi tempi il casco era un cappello imbottito dal lavoratore con stracci e niente filtrava l’aria che veniva respirata nelle gallerie o proteggeva dai rumori.

Ogni oggetto, ogni capo di vestiario e ogni attrezzo aveva un nome specifico in dialetto bresciano locale. Mi scuso se non ho scritto le parole nel modo corretto ma non ho idea di come si scrivano gli accenti in dialetto.

Qui potete vedere il canale che attraversa tutta la miniera, nei livelli più alti l’acqua era pulita e la usavano per bere mentre dove l’acqua non era potabile la usavano per fare i bisogni.

Le squadre di uomini, consapevoli dei rischi che correvano, si inerpicavano tra i vari livelli che costituivano il sistema delle gallerie estrattive con scale traballanti e la sicurezza sul lavoro era l’ultimo dei problemi visto che venivano pagati in base a quanto materiale buono riuscivano ad estrarre. I pericoli principali riguardavano la caduta nel fornello (un camino dove veniva rovesciato il materiale raccolto in livelli superiori per conservarlo nei carrelli fino al momento di portarlo fuori), il crollo delle volte, gli allagamenti, le esplosioni (per creare nuove gallerie) e l’investimento da parte dei vagoni che trasportavano il minerale.

Il rumore assordante dei martelli ad aria compressa usati per scavare nuove gallerie rendeva impossibile parlarsi e con il tempo danneggiava l’udito. L’illuminazione con le lampade ad acetilene o “centelena” era scarsa. Gli ambienti erano bui, stretti, umidi e saturi di polveri per questo gli uomini si ammalavano di silicosi che rendeva i polmoni rigidi e incapaci di funzionare. 

Questi erano gli attrezzi da lavoro, non venivano forniti dal padrone ma ogni lavoratore aveva la sua cassetta personale.

Certo stiamo parlando di un secolo fa ma non dobbiamo dimenticare che in molte parti del mondo, come africa o asia, le condizioni di lavoro non hanno fatto grandi passi avanti. 

Se volete visitare le miniere date un’occhiata al sito internet (non vi riporto il link perché i siti sono più d’uno e cambiano) dove potrete vedere i periodi di apertura e gli orari e prenotare la vostra visita.

Campioni di roccia estratta dalle miniere ed esposti al museo.

Per potervi raccontare queste poche curiosità mi è bastata la gita fuori porta di una mattina. Se uno scrittore è interessato a inserire in un romanzo una ambientazione ispirata alle miniere e alla mineralogia ma non si informa, non visita questi luoghi, è pigro. E il risultato sarà che noi lettori avremo tra le mani un’ opera mediocre. Vi sembra forse che io abbia nominato ampie grotte sotterranee illuminate a giorno da geodi e  gemme alte metri e metri su cui si reggono interi continenti? Filoni di minerale lunghi chilometri e chilometri che collegano intere nazioni? Ok basta, non ce la posso fare.

Il mio invito quindi, che voi siate autori o lettori è quello di non essere pigri e pretendere che le opere che avete tra le mani siano credibili.

Buona lettura e alla prossima!

What if… fantascientifico: sviluppiamo idee per nuovi mondi!!

 

Avete preso nota delle vostre idee e
degli spunti che avete trovato in giro?

Ok, perfetto, oggi vediamo insieme un
esempio di come un’ idea qualsiasi può essere trasformata in una
possibile storia fantascientifica. Ricordatevi però di leggere
spesso le annotazioni che avete preso. Questo vi aiuterà a trovare le parti più interessanti e a utilizzarle come punto di partenza per
le vostre storie.

Il maestro è di nuovo con noi per assicurarsi che mettiate insieme idee che abbiano un senso. 

Per il nostro esempio di annotazione
fingiamo di utilizzarne una presa nel corso di un pomeriggio qualsiasi, durante un viaggio in metropolitana, in autobus o in treno.
Potrebbe essere:

Due donne sul treno indossano lo
stesso profumo. Alcuni odori richiamano alla mente posti e persone.
Immagino qualcuno che non mi piace e indossa il profumo del mio
fidanzato. Come mi farebbe sentire? L’uomo vicino a me ha il
raffreddore. Le sue mani sono coperte di anelli d’oro e continua a
strofinarsi le dita. I suoi anelli sono grandi, forse hanno un
significato per lui? Si morde le unghie, si soffia il naso. Mi da
fastidio perchè non voglio prendermi quello che ha lui.

Una nota del genere sembra non avere
nessun senso ma con i collegamenti giusti può facilmente essere
sviluppata in un pezzo di fantascienza giocando con il famoso What
if…?
.

Leggendo la nota sopra potremmo
chiederci: e se il profumo fosse usato per creare artificialmente
emozioni? E se le emozioni o i ricordi potessero essere tolti dalla
memoria umana e archiviati in oggetti di uso comune?

Lasciatevi guidare dai vostri pensieri
e dalle vostre idee.

Scrivete i punti che secondo voi sono
più importanti, le idee e i collegamenti che più vi entusiasmano ed
espandeteli con maggiori dettagli esplorando tutte le direzioni che
ritenete più originali, in fondo sarete gli unici a leggere queste
note, non devono essere perfette e ordinate. Sperimentate, seguite
anche le direzioni più assurde e vedete dove vi portano. Tenetevi
strette quelle più strane, non importa quanto possano essere
oltraggiose o diverse. Se sentite che una scena si sta sviluppando o
se l’immaginazione va in una specifica direzione seguitela!

Accumulate le idee e le annotazioni e
create un archivio.

Le piccole note, i brevi lampi di un
momento, solitamente portano le idee migliori.

Continuiamo con il nostro esempio. La nota sulla memoria umana archiviata
negli oggetti può essere sviluppata in molti modi. Si può
costruire una storia breve riguardo un nuovo tipo di oggetto/composto
bio-metallico dove si immagazzinano i ricordi delle persone. Con un
metallo del genere potrebbero essere fatte le fedi del matrimonio per
condividere i ricordi, con tutte le conseguenze del caso. Oppure
potremmo mostrare lo sviluppo segreto di questa tecnologia da parte
di uno scienziato pazzo che la utilizzerà per vendetta o per
arricchirsi Forse quest’uomo vendendo gli anelli da lui creati ruba
la memoria delle persone.

Io ho messo anelli d’oro ma possono essere di qualsiasi colore. 

Quest’idea da sola ovviamente non
basta, dobbiamo portarla oltre con altri collegamenti. Ad esempio se
l’oggetto può immagazzinare i ricordi, le persone potrebbero essere
disposte a venderli? Oppure le persone potrebbero diventare
dipendenti dal passato? Ci potrebbe essere un mercato nero per i
gioielli della memoria? Le persone potrebbero confondere il proprio
passato con quello di qualcun altro?

Inoltre non possiamo evitare di
affrontare problemi come da dove viene il bio-metallo e di come
possiamo inserire la memoria dentro, come possiamo controllare il
processo?

Ricordiamoci che stiamo creando una
intera nuova realtà, un mondo immaginario che sarà abitato da
persone, dove ci sarà una economia una religione e uno stile di
vita. Il luogo dovrà essere perfetto per ambientare la nostra
storia.

Osservate il mondo e immaginate quanto
poco possa bastare per renderlo diverso, in questo modo creerete e
svilupperete idee valide non solo per la fantascienza ma anche per il
fantasy.

Che il vostro sia un mondo futuro, un
pianeta alieno o una realtà alternativa con draghi e nani, scoverete
più dettagli di quanti possiate usare in una storia sola. Questo è
bene perché le vostre annotazioni non andranno buttate via ma
potranno essere archiviate per uno sviluppo futuro in altre storie.

Se siete consapevoli di tutti i
dettagli dell’ambientazione e ne avete il controllo la sensazione che
ne trarranno i lettori sarà quella di una maggiore realismo.

E ora via libera alla vostra
immaginazione e a tutti i collegamenti che possono venirvi in mente.

Buona lettura e alla prossima.

Dagli universi di Star Treck fino alla terra di mezzo, passando per Salem: come e dove trovo idee così originali?

Le idee sono la forza trainante della
fiction letteraria. Qualsiasi sia il vostro background e le vostre
conoscenze potete imparare a creare idee originali da utilizzare
nelle vostre storie qualunque sia il genere da voi scelto.

Facciamo un esempio con la
fantascienza, ma vale anche per il fantasy o l’horror. Qui non trattiamo direttamente dei romance perché è un genere con uno sviluppo diverso.

Per comodità tiriamo in ballo
Star Trek, un classico che conoscete tutti. Ma potremmo utilizzare anche opere come Il signore degli anelli o Salem’s lot.

Il capitano Kirk si assicurerà che i vostri phaser abbiano il 100% dell’energia!

La prima domanda che ci si
pone è come si può arrivare ad avere idee per comporre mondi così
vasti e complessi come quelli presenti nella serie? 

L’ambientazione immaginata è ricca, completa e
ben pensata, con una struttura che la fa sembrare un’opera
impossibile da creare partendo da zero. 

Fortunatamente ci sono buone
notizie: nessuno arriva ad avere idee simili in un minuto o in
un’ora, spesso sono necessari anche mesi per arrivare a fare
combaciare tutti i pezzi. Quindi se pensavate di pubblicare il vostro terrorizzante horror in qualche settimana purtroppo siete fuori strada, spesso è necessario molto tempo per raccogliere tutti gli spunti necessari e farli combaciare.

Il mondo immaginario di Star Trek si è
sviluppato lentamente, gli autori della serie sono partiti da alcune
idee principali. Ad esempio l’ideazione della nave Enterprise
ha condotto gli autori in modo naturale all’invenzione dei phasers,
del teletrasporto, degli scudi energetici e ai Klingons. Ovviamente i Klingons avevano bisogno di un pianeta natale e di nemici spietati. Quello che
sto cercando di dirvi è che se la prima idea da cui partite è forte
e sensata vi ispirerà direttamente a creare un intero universo
attorno a sé.

Un pensiero alla nostra Uhura, venuta a mancare in questi giorni. 

Quando raccogliete le idee non cercate
di immaginare un intero mondo subito, tutto in una volta. All’inizio
restate concentrati sulle idee principali, e il resto verrà con il
tempo se lasciate lavorare il vostro subconscio e la vostra creatività. Più vi sforzerete, meno le idee che vi verranno saranno originali ma rischierete di fermarvi ai soliti cliché letterari dando per scontato che siano la scelta migliore.

Ovviamente potete trarre ispirazione ed informarvi da una marea di fonti, ma di questo parleremo in un altro post dedicato. Oggi parliamo dell’ispirazione che possiamo trarre da ciò che ci circonda, a costo zero.

Quando ci arriva un’idea come
facciamo a ricordarla? 

Il modo migliore per farlo è: prendere nota. Sembra scontato detto così ma vi garantisco che se non prenderete nota nel giro di dieci minuti non ricorderete più niente di quanto vi era venuto in mente.

Va bene qualsiasi cosa. Potete portare
con voi un quadernino con una penna o una matita, un piccolo
notebook, va bene anche una applicazione sul telefonino e abituatevi
a prendere nota ogni volta che vi viene una qualsiasi idea riguardo una qualsiasi storia.
L’unico accorgimento che dovete avere è quello di assicurarvi che il
notebook e la penna, o qualsivoglia sia lo strumento da voi scelto siano
facilmente trasportabili.

In quel momento il vostro obiettivo
è cogliere l’idea e annotarla. Se osservate il mondo e annotate quello
che vedete e che ritenete interessante, troverete spunti creativi senza sforzo, magari al momento della rilettura dei vostri appunti scoprirete collegamenti inaspettati che arricchiranno la trama che state mettendo insieme.

Osservate tutto proprio come l’occhio di Sauron

Quando vi annotate le idee le regole
principali che dovrete seguire sono quattro:

1. Scrivete immediatamente o le
dimenticherete nel giro di pochi minuti.

2. Non sentitevi in imbarazzo se
scrivete in pubblico, di norma nessuno bada a quello che fate.

3. Dimenticatevi delle regole
grammaticali e della sillabazione.

4. Non aspettate le grandi idee, quella
della musa ispiratrice che vi sussurra all’orecchio tutto quello che
dovrete scrivere è una fuffa, vi accorgerete presto che le
annotazioni più utili sono i piccoli lampi improvvisi.

Ricordate anche che voi sarete gli
unici che leggeranno mai le vostre annotazioni quindi la qualità di
quanto scritto è irrilevante. Se una idea è espressa male o
imperfetta non preoccupatevi, annotatevi tutto. Ci sarà tempo di
sistemare più tardi. La cosa importante è che scriviate le
osservazioni.

Ma esattamente cosa devo annotare? Cosa
devo cercare?

Osservate ogni sensazione inusuale.
Utilizzate tutti i sensi. Udito, olfatto, tatto e gusto sono
importanti come la vista. Ogni cosa che stimola i sensi e che possa essere collegata ad una scena o ad un ambiente che state creando deve essere
annotata. Che sia il colore di un kiwi sul pavimento, l’odore di un
ufficio quando tutti sono andati a casa o il sapore del caffè la mattina. Se lo notate e pensate possa
essere rilevante per quello che avete in mente scrivetelo.

Dovete essere consapevoli di:

+ Nomi inusuali, frasi o battute
ironiche che possono essere adatte ad un vostro personaggio.

+ Possibili location per le vostre
storie.

+ Persone interessanti e le loro
reazioni in determinate situazioni.

+ Domande che vi vengono in mente e che
potrebbero fare luce su una qualche difficoltà legata alla storia
che state progettando.

In breve scrivete ogni cosa strana o
appariscente che cattura la vostra attenzione. E in ogni caso
concentratevi sui dettagli. Quando annotate i suoni in un caffè, per
esempio non scrivete suono del caffè ma descrivete la macchina per
il cappuccino fumante, il fischio del vapore, le sedie trascinate ,
il suono della pioggia contro la finestra.

Lasciatevi prendere dell’ispirazione…

Potete annotare in ogni momento quando
vi viene in mente qualcosa.

Non giudicate i vostri pensieri prima
di averli scritti, scrivete le idee sulla carta immediatamente.

Molti nuovi scrittori pensano di dover
aspettare per grandi idee o immagini sensazionali prima di annotare
qualcosa, ma è vero il contrario. La differenza in fase di stesura
la faranno i dettagli.

Dovete avere a disposizione annotazioni
in abbondanza, registrare ogni momento di interesse. Questo creerà
materiale fertile per generare idee interessanti, soprattutto nella fase di ideazione dell’opera.

Bene, ora siete pronti per partire alla scoperta di nuovi mondi creativi.

La fantascienza è stata definita come
la fiction del e se… o what if…

Facendovi questa domanda troverete le
idee migliori non solo riguardo la fantascienza. Non arrendetevi se all’inizio vi sembreranno idee banali,
come vi ho già detto i collegamenti con le altre idee che avete avuto vi daranno gli sviluppi
migliori. E se il mondo fosse colpito da una meteora? E se
atterrassero gli alieni? E se i pc pensassero da soli? 

Fatevi domande
che potete trasformare da note ordinarie in solide idee, questo vale anche per il fantasy. E se un cavaliere si perdesse in una
foresta tropicale? E se gli elfi dichiarassero guerra agli umani?

E per l’horror vale lo stesso?
Assolutamente si! E se un demone prendesse possesso di una scuola? E
se un serial killer tormentasse un piccolo paesino di montagna? E se
una famiglia fosse segnata da una antica maledizione senza scampo?

Per domande o curiosità lasciate un commento o scrivetemi un messaggio, anche sul mio profilo Instagram @tonini.alice. Forza adesso tocca a voi andare
avanti!!

Buona lettura e alla prossima!

Alice Tonini 

L'oscura rabbia di Stephen King e la malattia mentale

  Mi sono accorta che è da un bel po’
che non parliamo più delle opere del maestro King e allora oggi introduciamo un libro uscito per la prima volta nel
1977 con il titolo di Rage (rabbia) e tradotto in italiano qualche anno dopo con
il titolo di Ossessione. L’autore sostiene di aver iniziato a scriverlo nel 1966 ma in
realtà sappiamo che le prime quaranta pagine le ha scritte quando
ancora era all’ultimo anno di liceo e il titolo originale avrebbe
dovuto essere Getting it on.

Il maestro sa che state leggendo e vi tiene d’occhio, il suo prossimo racconto potrebbe parlare di voi…

Primo romanzo di Stephen King ad uscire
con lo pseudonimo di Richard Bachman, fa parte delle opere composte in età giovanile. Ossessione ebbe
inizialmente scarsissimo successo. Venne impilato assieme ad altri
tascabili sugli scaffali delle librerie e li dimenticato per anni. In Italia
non venne nemmeno tradotto.

La successiva edizione omnibus della
NAL del 1985, che comprendeva anche La lunga marcia, L’uomo in fuga e
Uscita per l’inferno superò il milione di copie
vendute in un anno. Scoperto lo pseudonimo dopo un articolo del
Washington Post, come per magia Bachman diventa Stephen King e solo
allora anche in Italia si accorgono del titolo.

L’autore dice:”Non so dire se sia o
no un bel romanzo; di certo è un romanzo onesto. Come Bachman,
volevo solamente scrivere dei libri popolari, da working class, un
po’ come aveva fatto a suo tempo John D. MacDonald con i suoi
innumerevoli thriller e la bellissima serie di Travis McGee. Insomma.
Quel tipo di paperback che i contabili o gli operai o i bancari
leggono durante la pausa pranzo…”

Il libro è stato ritirato dal mercato
editoriale nel 1998 per richiesta dello stesso autore a seguito di
alcuni episodi di cronaca nera che affiancarono l’opera all’agire di
serial killer nelle scuole americane. Quella dell’autore per noi
italiani è una scelta difficile da capire ma negli US il problema
della libera vendita delle armi è davvero molto sentito ed è stato
meglio non ispirare altri ragazzi ad affrontare i propri problemi con
una pistola in pugno.

La trama è semplice, l’argomento
complesso.

Il protagonista è Charlie che torna a
scuola dopo aver aggredito l’insegnate di chimica e viene espulso dal
preside per i suoi comportamenti irrispettosi. Il ragazzo invece di
andarsene torna all’armadietto, preleva l’arma da fuoco che si era
portato e torna in classe. Spara all’insegnante e prende in ostaggio i suoi compagni. In quel momento inizia un gioco brutale guidato dal
protagonista che spingerà ogni personaggio a mettere a nudo davanti
agli altri le proprie fragilità ed i propri segreti
inconfessabili.

Charlie, è ispirato al serial -killer
Charles Starkweather che uccise undici persone insieme alla fidanzata
quattordicenne. Il protagonista ci viene presentato come un ragazzo
disturbato sin dalle prime pagine, cerca di essere forte in un mondo
che percepisce sbagliato. Soffre di ansia, si sente inadeguato, la rabbia lo porta ogni giorno a confrontarsi con i compagni
dall’apparente vita perfetta e sfoga la sua frustrazione in piccoli
atti di vandalismo. Scoprirà di essere vittima e carnefice di sé
stesso così come tutti i suoi compagni che nell’atto della confessione si tolgono i panni della perfezione e ritrovano il senso delle loro vite.

Il disturbo psicologico del
protagonista nasce dall’alcolismo violento del padre e si sviluppa
nell’indifferenza della madre e nella solitudine. Se il tema della salute mentale negli anni ’70 era già vissuto come problematico anche oggi gli ultimi dati non sono
confortanti. Secondo l’Unicef un adolescente su 7 tra i 10 e i 19
anni convive con un disturbo mentale diagnosticato, tra questi 89
milioni sono ragazzi e 77 milioni ragazze, 86 milioni hanno tra i 15
e i 19 anni e 80 milioni hanno tra i 10 e i 14 anni. L’ansia e la
depressione rappresentano il 40% dei disturbi mentali diagnosticati.
Ad oggi abbiamo ancora 46.000 adolescenti che si suicidano ogni anno
(uno ogni 11minuti). Secondo questo rapporto anche
prima del Covid19 bambini e giovani portavano il peso delle
problematiche relative alla salute mentale senza che ci fossero
investimenti significativi volti ad affrontarle. I giovani sentiranno
per molti anni l’impatto del Covid sul loro benessere psico-fisico, sono soli e questo non è bene. La loro salute mentale è una
emergenza nazionale taciuta che richiederebbe più attenzione, forse
in questo modo si eviterebbero altri Charlie e non ci sarebbe la necessità ritirare dal mercato alcun libro.

Si tratta di un romanzo breve, una storia
di duecento pagine focalizzata interamente sulla malattia mentale e sulla
solitudine che l’accompagna. I pregiudizi dettati dall’ignoranza ancora oggi impongono il
silenzio su molte situazioni di disagio. Nel libro solo dopo che la classe è
stata presa in ostaggio e sono morte due persone la condizione di Charlie viene considerata in modo serio, ma ovviamente con i modi sbagliati: attira l’attenzione di
stampa, polizia e media che si scagliano sul caso e etichettano Charlie come l’ennesimo adolescente pazzo con la pistola in mano. Gli unici che sembrano
capire il disagio di Charlie e tifare per lui sono i suoi stessi
compagni di classe, tutti tranne Ted che è troppo perfetto per avere
segreti inconfessabili e finirà per impazzire aggredito dai suoi
stessi amici.

Se mai riusciste a trovare una copia vi
consiglio la lettura di questo libro scomodo che nonostante tutto
merita di essere letto perché è realistico e brutale nel trattare
temi complessi.

Buona lettura a tutti.

Alice Tonini