Libri sotto i portici giugno 2024: buona Festa della Repubblica a tutti!

Benvenuto lettore dell’ignoto e buon due giugno a te.

 

 

Anche oggi come ogni prima domenica del mese si è tenuto il mercatino di Libri sotto i portici a Castel Goffredo (Mn) e noi eravamo presenti.

Nella mattinata il tempo è stato ottimo e una discreta quantità di gente si è aggirata tra i banchi. Nel pomeriggio purtroppo a causa del meteo avverso c’è stata meno gente e i banchi hanno dovuto andarsene presto. Un vero peccato.

 

 

Fino a metà mattina ci hanno fatto compagnia anche gli scacchisti. Un gioco di strategia antico e diffuso in tutto il mondo, peccato che per me sia troppo difficoltoso da gestire e quindi impossibile da imparare.

Oggi il cibo di strada disponibile era la focaccia farcita, un cibo conosciuto in tutta Italia e non solo in  provincia di Mantova. Ogni regione italiana ha la sua versione più o meno conosciuta della focaccia e ogni regione la farcisce con i propri condimenti preferiti. La focaccia ligure, la focaccia di Recco ripiena di formaggio e la focaccia toscana con salumi e formaggi. La focaccia mantovana è il tirotto o tirot, tipica del basso mantovano, zona di Sermide e Felonica per intenderci. E’ a base di strutto e cipolle e a quanto pare il nome deriverebbe dal fatto che l’impasto va tirato per essere steso nella teglia. Oggi non si tira più l’impasto a mano ma è ancora ottima accompagnata con salumi e formaggi locali.

 

 

 

E anche per questo mercatino è tutto, come sempre vi auguro buona lettura a tutti, di uno dei vostri romanzi preferiti, e se volete rimanere aggiornati sulle ultime novità iscrivetevi alla newsletter.

Alice Tonini

 

Viaggiamo insieme nel passato per approfondire le memorie di Benjamin Franklin

 Torniamo a parlare delle biografie più vendute e torniamo a parlare di un presidente degli Stati Uniti (per essere più precisi di uno dei padri fondatori). 

E’ un personaggio che si ama o si odia e faceva discutere di sé già ai suoi tempi. Sappiamo che D.H.Lawrence lo odiava e nelle sue lettere si riferisce a lui come al “dottor Franklin color tabacco” (era un modo spregiativo per paragonarlo agli schiavi, non dimenticate che nacque nel 1706 e morì nel 1790). Norman Rockwell per prendersi gioco di lui lo ha dipinto mentre legge circondato da donne francesi vestite in modo succinto, tre delle quali si strusciano sulla sua persona e una quarta inginocchiata ai suoi piedi lo osserva estatica. 

Era un uomo poliedrico, dai molteplici interessi e dalle infinite passioni. Ha inventato uno strumento musicale, l’armonica di vetro, per la quale Mozart e Beethoven scrissero pezzi, e praticava nuoto, dicendo che gli serviva per sviluppare i muscoli delle braccia. 

Chi era Benjamin Franklin, il pittore che trascinava le sue povere provviste in una carriola attraverso le strade di Philadelphia e che divenne uno dei più potenti uomini delle colonie del nord America? 

La sua autobiografia intitolata L’autobiografia di Benjamin Franklin, di 170 pagine circa e disponibile anche in italiano lo chiarirà a tutti giusto?

Sbagliato, ovvio. 

E’ senza dubbio un’opera affascinante ma al tempo stesso oscura, illuminante ma fuorviante.

Se vogliamo saperne di più sul suo lavoro perché vogliamo approfondire la nostra conoscenza della Dichiarazione di indipendenza e della Costituzione americana qui non troverete assolutamente niente, il libro si interrompe nel 1760. (Sappiamo che avrebbe voluto finire di scriverla, in più di una occasione si riferisce a questo libro come alle sue “memorie” ma è morto prima di poterlo fare).

La questione dell’accuratezza dei ricordi della sua giovinezza resta: lui scrive le tre sezioni principali all’età di 65 anni, 78 anni e 82 anni (c’è una quarta parte frammentaria scritta a 84 anni, l’anno della sua morte). 

Oltre la questione della memoria, si mette in dubbio anche quanto lui abbia deliberatamente modificato alcune immagini di sé stesso da lasciare ai posteri. Problema che già abbiamo affrontato quando abbiamo approfondito le memorie di altri presidenti.

Scholar Robert F. Sayre chiama le prime tre parti “tre separate esplorazioni della scoperta di sé e dell’ auto promozione”. Dove finisce l’uomo e dove inizia la maschera? 

Andare a letto presto e alzarsi presto rende un uomo in salute, forte e saggio. Andare a letto tardi e alzarsi tardi ci fa avere una vita sociale migliore.

Se leggiamo la lettera introduttiva del 1771 indirizzata suo figlio illegittimo William, noi possiamo immaginare un padre desideroso di istruire il giovane su come trovare il proprio sentiero nella vita. Ma ci sorprenderemo quando verremo a sapere del fatto che William non solo ha circa quarant’anni al tempo ma è il governatore del New Jersey! (I due uomini diventeranno estranei in modo permanente durante la Rivoluzione quando il figlio resterà fedele all’Inghilterra.)

Perché dobbiamo leggere questa roba scritta centinaia di anni fa oggi? 

Una ragione è perché è divertente avere una impressione di prima mano degli aneddoti della vita giovanile di Franklin che fanno oggi parte della mitologia e della cultura statunitense. Abbiamo il Ben teenager appena arrivato a Philadelphia che acquista “tre grandi involtini” mangiandone uno e tenendo gli altri sotto braccio mentre si aggira per le strade.

Una seconda ragione e più profonda può essere quella di capire la lezione che questo “uomo archetipico in crescita”, per citare le parole di uno degli editori, ci insegna su come diventare un uomo che si fa da sé. Le sue dettagliate ed elaborate istruzioni completate con schede grafiche su come passare da mendicante a riccone ispirano anche lavori più tardi come i libri della serie di Horatio Alger. Per chi di voi no lo sapesse quest’opera è servita anche come modello per le pagine del Grande Gatsby: un giovane James Gatz che non solo ha come obiettivo il benessere in generale come la salute e la saggezza ma studia l’elettricità e non manca di ideare invenzioni, omaggi morti all’idea di Franklin che esiste nella mente di Fitzgerald.

Come è meraviglioso quest’uomo che amò i suoi dieci anni a Londra e costruì nei suoi otto anni a Parigi l’immagine per i posteri di essere stato il primo vero americano e di avere aiutato la sua nazione a crearsi una identità nazionale.

Per saperne di più su questo uomo intrigante dai mille volti leggete Walter Isaacson la sua biografia generale: Benjamin Franklin an american life, e anche l’opera di Gordon S.Wook: The americanization of Benjamin Franklin, uno studio affascinante che ci mostra come quest’uomo che una volta era ben lontano dall’aristrocrazia europea ha raggiunto i suoi obiettivi giocando a mettersi la parrucca dell’americano, non pensando neppure lontanamente di essere un ciarlatano con indosso vestiti eleganti e l’etichetta di “persona semplice”. L’autobiografia è il vostro punto d’inizio.

E anche per questo appuntamento è tutto. Auguro a tutti voi una serena pasqua e buona lettura a tutti.

Alice Tonini

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