Viaggio nella Storia di Efeso: Dai Templi agli Scavi #2

Benvenuto lettore dell’ignoto, oggi continuiamo il nostro viaggio alla scoperta dei misteri di Efeso, una delle più antiche città costruite dall’uomo. Punto d’incontro tra le tradizioni magiche d’oriente e d’occidente nei secoli ha attirato a sè centinaia di migliaia di fedeli e studiosi di esoterismo grazie al tempio dedicato ad Artemide e alla sua biblioteca. 

 

 

La scorsa volta abbiamo visto come è nata e abbiamo parlato della magnificenza del tempio, una delle meraviglie del mondo antico. Oggi parliamo degli scavi archeologici e dei vari templi che si sono succeduti nel tempo.

La comprensione della planimetria di una città che doveva avere più di 100.000 abitanti è stata resa più facile dalla scoperta di un sarcofago che conteneva una mappa della città risalente al V secolo, con la maggior parte delle strade e degli edifici bene in chiaro. Questo ha aiutato gli archeologi a indirizzare gli scavi.

 

 

Scavi che da più di un secolo ormai squassano la regione e continuano tutt’ora distrurbati solamente dai frequenti terremoti che colpiscono le montagne circostanti. Le scoperte più recenti comprendono un elegante villa con mosaici e pitture alle pareti dai colori così vivi che si vedono chiaramente ancora oggi le immagini di alberi e pavoni.

La maggior parte di quel che sappiamo del meraviglioso tempio di Artemide a Efeso ci viene dal lavoro di  J.T.Wood, un ingegnere inglese che ottenne il permesso di scavare nel 1863 e che continuò per oltre un decennio, tra difficoltà e frustrazioni continue dovute perlopiù alla scarsa collaborazione delle autorità locali. 

 

 

La sua descrizione del paesaggio che circonda i resti della città, e dei luoghi nei quali gli antichi efesini avevano costruito le strutture più sacre ci mostra come avessero veramente a cuore la maestà, la grandiosità naturale legata al sacro e alla divinità. Egli scrive:

La grande bellezza di Efeso non può certo essere esagerata da noi. La città è circondata da montagne, che, comunque le si guardino, formano sempre un orizzonte spezzato, mosso, variegato. In primavera l’angelica, con i suoi boccioli giallo acceso, copre il monte Coresso, dandogli un grande rilievo da qualsiasi parte lo guardiate. Nonostante io sia rimasto nella zona quasi sempre per undici anni, non mi sono mai stancato di quel panorama che mi circondava. Le montagne sulle quali l’occhio cadeva ogni giorno cambiavano di ora in ora mentre il sole faceva il suo corso, e la desolazione del posto non abitato era più che compensata dalla sua bellezza, che non veniva mai meno.

 

Parte di una colonna. 

La desolazione del luogo di cui Wood ci parla è solo una parte dell’esperienza esacerbante degli scavi condotti lassù. Nel suo lunghissimo libro Le scoperte di Efeso l’ingegnere ci racconta di solitudine, scorpioni, di ruberie perpetrate da lestofanti i quali poi nel villaggio vicino gli offrivano in vendita gli stessi pezzi che lui stesso aveva rinvenuto, e problemi continui e asfissianti con le autorità turche per ottenere i permessi e i rinnovi.

Nel suo primo anno a Efeso ci fu una grande siccità e Wood vide un giorno 2000 turchi tutti vestiti di bianco salire sul vicino monte Pago e pregare, braccia levate al cielo, per invocare la pioggia (che venne poco dopo). Negli anni seguenti si susseguirono temporali e piogge, senza interruzione. I problemi con la mano d’opera locale erano continui: un uomo morì soffocato dal crollo di una trincea appena scavata, altri furono imprigionati per il furto di un agnello. Aveva arabi, turchi e greci, più o meno in egual numero e che non smettevano di scontrarsi tra loro. I greci in particolare avevano un sacco di festività religiose, e in quei giorni indossavano gli abiti migliori e si mettevano a bere fino a diventare ubriachi e aggressivi. A un certo punto erano circa un centinaio gli uomini che lavoravano contemporaneamente per lui, e spesso gli domandavano 15 piastre al giorno invece di 10 (circa 21 centesimi). Queste richieste crearono grossi buchi al budget di 16.000 sterline che Wook aveva ottenuto dal British Museum di Londra.

 

Parte di una colonna. 

Un giorno un mercante di Smirne, città distante una ottantina di chilometri, si presentò allo scavo e gli disse di aver sognato un tesoro; convinse Wood a cedergli i suoi lavoranti per scavare e cercarlo. Non trovarono nulla ma il mercante tentò di scaricare il conto del lavoro sull’inglese il quale comprensibilmente fece obiezione. Il sogno del mercante si realizzò un paio di anni dopo quando venne ritrovato un vaso di coccio contenente 2.000 monete risalenti al periodo fra il 1285 e il 1315 a.C.. Le autorità locali snobbarono il ritrovamento ritenendolo di nessun valore e il reperto finì al British Museum.

Alla fine Wood ebbe il successo che la sua pazienza meritava. Da un’iscrizione frammentaria ritrovata non lontano dal vaso di coccio gli fu possibile stabilire che ogni volta che aveva luogo uno spettacolo nell’antico teatro, le immagini sacre esposte nel tempio di Artemide venivano portate al teatro ed esposte al pubblico, successivamente venivano restituite al termine degli spettacoli. Il percorso in processione delle immagini sacre passava per la porta detta della Magnesia. E infatti il nostro archeologo 15 metri sotto terra ritrovò la porta e la strada di marmo larga oltre 10 metri che da questa partiva e arrivava sino al tempio che risultò essere il quinto da quando la città era stata fondata e l’ultimo costruito.

 

Come vi ho mostrato nelle scorse immagini della struttura e dei fregi sono restati solo frammenti.  Questo che vedete è un monumento funebre. Questi si sono conservati perché chiunque li danneggiava era maledetto e multato.

Il quinto tempio era colossale, lungo più di 100 metri e largo 50, dipinto di colori vivaci e luccicante di ornamenti di bronzo, oro e argento. Wood individuò anche sezioni della struttura costruite da Creso ma incontrò delle grosse difficoltà legate al terreno paludoso e ai pochi resti rimasti. In ogni caso rinvenne 23 vasi e 63 blocchi di marmo che portò in inghilterra dove si possono ammirare ancora oggi al British Museum. Tra questi si trova un pezzo di colonna di marmo con le istruzioni in greco per la divinazione del volo degli uccelli. Eccovene un estratto:

Volando da destra a sinistra, se l’uccello così vien visto sparire dalla vista, allora è buon auspicio, ma se alza l’ala sinistra, e se la alza o la nasconde il segno è infausto; e se volando da sinistra a destra, sparisce in volo dritto, allora è segno infausto, ma se solleva l’ala destra

 

Uno splendido gioiello ritrovato nel sito. 

 

All’inizio del secolo scorso D.G. Hogarth, anch’egli sponsorizzato dal British Museum, continuò il lavoro iniziato da Wook, e scoprì i resti di templi precedenti all’ultimo, con una quantità incredibile di statuette in oro e avorio della dea Diana e dei suoi animali selvaggi.

La caratteristica principale della dea, e forse la ragione della sua deificazione nei tempi passati era la sua abilità nell’addomesticare le creature selvagge. Nel corso della storia e anche ai giorni nostri leggiamo di persone che sembrano avere questa capacità straordinaria: saper comunicare con gli uccelli e con gli altri animali. Si può facilmente immaginare quanto una simile dote fosse rispettata nei tempi antichi, quando il rapporto tra uomini e animali era molto più stretto, e l’esistenza nomade dipendeva dal successo della caccia. Anche oggi che la caccia è considerata solo uno sport, le persone che, misteriosamente, sanno mettersi nella pelle degli animali e intuirne i movimenti incontrano un grande rispetto presso i colleghi cacciatori. Il singolare rapporto tra cacciatore e preda è stato spesso studiato, nella realtà e in letteratura. La Diana cacciatrice che è anche la protettrice delle creature selvagge forse rappresenta il primissimo esempio di questa ambivalenza.

 

Una piastra d’oro. 

 

Il primo tempio, o altare d’albero, innalzato in suo onore fu distrutto dai cimmeri nel 650 a.C. Fu ricostruito due volte, ed entrambe saccheggiato. Il quarto tempio fu finanziato da Creso di Lidia e il suo splendore era pari alla sua fama. Ci vollero 120 anni per completarlo. Era di marmo bianco, circondato da colonne ioniche e abbellito da una serie di ornamenti non comuni per l’epoca. Quando Erodoto lo visitò nel 450 a.C. Ne fu estasiato. Ma un secolo dopo il tempio era distrutto un altra volta. In una notte di ottobre del 356 a.C. Notte in cui si dice sia nato Alessandro il Grande, un certo Erostrato, che evidentemente covava la strana ambizione di rendere il suo nome immortale, commise il grave crimine di dare fuoco ai recinti lignei.

Il suo nome, ironicamente, fu eternato proprio a causa dell’universale denuncia del suo delitto: il concilio pubblico d’asia aveva infatti decretato che egli fosse considerato il peggiore e più vile degli uomini, il più malvagio di tutti e quindi immeritevole d’esser ricordato, anzi “non doveva nemmeno esser menzionato”.

Questa volta una popolazione indignata si unì nella ricostruzione del tempio profanato. Vi furono donazioni da parte di ricchi e di poveri, e i re delle vicine regioni fecero a gara per avere l’onore di offrire tesori preziosi.

Alessandro il Grande passando da Efeso nella sua spedizione verso oriente, offrì una somma ingente a condizione che il tempio venisse dedicato al suo nome. Gli efesini se la cavarono con molto tatto e diplomazia: “Come può un dio dedicare un tempio a un altro dio?”, gli fecero sapere che declinavano l’offerta. 

 

Un altro monumento funebre.  Si vede che le maledizioni funzionavano….

 

Nel 323 a.C. Il tempio era finito. Si trattava del quinto, quello che Filone definì la più grande delle sette meraviglie del mondo. Le sue 127 colonne alte 20 metri si stagliavano verso il cielo e per Plinio il Vecchio era pieno del genio di Grecia: le staute le aveva scolpite Prassitele, e le pitture erano meravigliose. Plinio il cui trentesimo libro è dedicato alla magia e include una lista di negromanti che comincia con Mosè, spiega come le massicce colonne vennero innalzate in grandi cesti di sabbia, che furono poi gradualmente svuotati, così da permettere alle colonne di poggiarre sul fondo, L’architrave era così enorme che l’architetto Dinocrate disperava di poterla sistemare a dovere, ed era praticamente sull’orlo del suicidio quando Diana in persona gli apparve nel sonno assicurandogli che l’elemento era al suo posto, la dove doveva essere. E al suo risveglio Dinocrate la trova infatti al suo posto.

Magia? Mistero o forse fede?

Probabilmente tutte e tre.

Ma per la seconda parte del nostro viaggio è tutto

Caro lettore dell’ignoto la prossima volta, che sarà anche l’ultima dedicata a Efeso, parliamo della figura della dea Artemide e della sua rappresentazione, della fine del tempio e della morte della città.
Fino ad allora buona lettura a te, la compagnia di un buon libro è importante.
 
Alice Tonini
 
In collaborazione con Carla Broglia, autrice del blog “Più sai più sei” – La bancarella del libro.
 
Ps. Questa domenica ci sarà il mercatino dei libri a Castel Goffredo (mn). Purtroppo per impegni personali non sarò presente ma vi invito comunque a partecipare. Per chi di voi fosse interessato all’acquisto di un cartaceo dei miei romanzi raggiungetemi su instagram per una promozione interessante. 
Grazie 

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Opere letterarie classiche imponenti da leggere in lingua originale e tradotti nella migliore versione disponibile: scopriamone insieme 10

Benvenuto lettore dell’ignoto, finalmente è in arrivo l’autunno, i mesi freddi, la nebbia il fuoco nel camino e una bella copertina di lana da stendere sulle gambe mentre leggi un libro. Tutto questo ci era mancato.

 

 

 
Credo che sia proprio venuto il momento di riprendere in mano quel grande classico, che da una vita ti ripeti che devi leggere ma poi finisce sempre che tra una scusa e l’altra rimane nella polvere, e puoi finalmente iniziare a sfogliarlo. 
 
Ti faccio qui la proposta di 10 opere classiche monumentali che hanno attraversato il tempo e lo spazio per arrivare fino a noi. Provengono dall’antichità classica, un paio dall’antica Grecia e due da Roma; un paio dall’Inghilterra, una in Anglo-sassone e l’altra dall’età di mezzo, un paio sono state scritte in lingua romanza, una in italiano e una in spagnolo, una è tedesca e una è giapponese.
Come vedi le proposte le ho pescate da diverse tradizioni letterarie, tutte importanti alla stessa maniera e ugualmente meritevoli di essere lette. 
 
1. Imbarchiamoci con Ulisse e partiamo per un viaggio: ti porta a conoscere la più antica tra proposte che ti ho fatto. L’Odissea di Omero, il poema epico famoso in tutto il mondo ti porta a spasso con Ulisse e la sua ciurma. Fu composto nell’ottavo o settimo secolo a.C. e ti consiglio di cercare una versione recente.
 
2. Amore e morte con Edipo re: è ambientato un paio di secoli più tardi rispetto all’Odissea, Edipo re posso paragonarlo a un moderno poliziesco dove si intrecciano coraggio, amore, morte e dolore. Sofocle, profondo conoscitore delle tragedie che abitano l’animo umano, ti racconta una storia spietata ma profonda nel suo significato.
 
3. Partiamo in viaggio con Enea: la storia di un uomo che sacrifica la sua felicità personale per Roma. Enea fuggito dalla guerra di Troia viene incaricato dagli dei di svolgere una missione di vitale importanza.
 
4. La metamorfosi dell’amore di Ovidio: l’amore mutevole e ingannatore, l’amore scandaloso e mortale o quello della mezza età che ha accompagnato la coppia per tutta la vita. Questo ti raccontano i racconti di Ovidio composti durante gli anni del suo esilio e ancora oggi le sue storie mi commuovono. 
 
Poi ti propongo lavori che nascono con e in inglese e li consiglio in veste più moderna. 
 
5. Facciamo un viaggio per scoprire le avventure di Beowulf: un’avventura risalente all’undicesimo secolo, misteriosa e coinvolgente, in compagnia di un antico eroe guerriero senza tempo coraggioso e fiero: Beowulf.
 
6. Continuiamo il nostro viaggio verso Canterbury: direttamente ispirato ai racconti del Decameron di Boccaccio, I racconti di Canterbury non è mai stato completato dal suo autore. Ci restano comunque una serie di racconti divertenti e irrispettosi che mantengono il loro spirito nonostante i secoli.
 
I prossimi sono diversi tra loro ma affascinanti, non è stata una selezione semplice ma ho ritenuto che questi fossero i più rappresentativi.
 
7. In Giappone incontra la signora Murasaki: un classico della letteratura giapponese e una storia d’amore tragica e senza tempo. Non puoi non trovare affascinante la storia di Genji e l’ambientazione esotica.
 
8. Cavalchiamo con Don Chisciotte: dirigiti con Cervantes nelle regioni della follia su Roncinante, accompagnato da Sancho Panza. Inseguendo Don Chisciotte Immergiti in una delle prime opere di denuncia sociale, forse la più venduta di tutto il mondo.
 
9. All’inferno con Dante: l’Inferno è un opera opera che tutti conosciamo e che tutti diamo per scontata. E invece io te la propongo come lettura per passare il tempo perché fa parte della nostra cultura, perché è fantasy e perché si. 😛
 
10. La metamorfosi kafkiana: il più moderno tra i classici che ti propongo La metamorfosi è anche il più disturbante con Gregor Samsa che si risveglia trasformato in uno scarafaggio gigante.
 
Se Borges ha ragione e il paradiso è una grande libreria, forse alcuni eletti un giorno saranno in grado di leggere questi lavori in lingua originale, senza dover prima memorizzare tutti i verbi irregolari. Fino a quel giorno dovrai servirti delle traduzioni per chi come me e te è ancora intrappolato nello studio disperato delle lingue straniere e antiche.
 
Nel frattempo puoi porti come obiettivo di ricominciare, e magari stavolta finire, un altro libro classico che poi inserirò in questa lista. Magari Dalla parte di Swann di Marcel Proust, che ne dici?
 
E anche per oggi è tutto. Caro lettore dell’ignoto ti auguro una buona lettura e alla prossima.😚
 
Alice Tonini 

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Il mistero del libro di Urantia: esseri interplanetari o essere truffati?

Buongiorno lettori e lettrici e bentornati al nostro appuntamento dei libri misteriosi.

Questa volta parliamo del Libro di Urantia. Io ne avevo già sentito parlare in passato per i suoi contenuti mistici però facendo qualche domanda in giro mi sono resa conto che molti di voi non sanno di cosa si tratta e non lo hanno mai sentito nominare quindi oggi vi darò qualche info in più per capire che cosa è.

Viene chiamato anche Fascicoli di Urantia o Quinta rivelazione Epocale e fu diffuso a Chicago tra il 1925 e il 1977. Parla principalmente di filosofia, di religione, di destino e di cosmologia; insomma diciamo che tratta tematiche legate alla scienza mistica dell’uomo e ci indirizza verso il futuro del nostro pianeta.

I capitoli che lo compongono sono 196 e ognuno è intitolato a una entità celeste diversa come l’angelo protettore del cosmo, il capo degli arcangeli, l’astro della sera e molti altri

Il libro inizialmente doveva essere distribuito gratuitamente dalla Fondazione Urantia, organizzazione senza scopo di lucro, che avrebbe dovuto diffondersi in tutto il mondo ma, come sappiamo tutti, quando ci sono di mezzo diritti editoriali e soldi i “gratuitamente” finiscono sempre in tribunale. Infatti ancora oggi la Fondazione Urania frequenta i tribunali statunitensi citando in causa questa o quella pubblicazione degli estratti dell’opera non autorizzata. Nonostante ciò continuano a circolare nelle librerie opere sulla vita di Gesù o libri sui misteri dell’universo scritti da sedicenti guru e presi passo passo dai capitoli del libro di Urantia. E ovviamente venduti a prezzo pieno.

E fino a qui tutto abbastanza normale se non fosse che i reali autori del Libro di Urantia sono ignoti e si autodefiniscono entità sovrannaturali e sovrumane. Nei loro intenti ci avrebbero consegnato il libro per rivelarci il nostro futuro e metterci in guardia dai pericoli che si nascondono nell’universo. Una specie di “Dottor Who” per intenderci. 

Adesso si fa strano eh? Ma non è tutto qui.

Il mistero dell’identità dell’autore o degli autori ha però una pista molto terrena. Sappiamo infatti che l’indice fu composto da tale Bill Sadler Jr. e sono arrivate sino a noi dal 1911 le dichiarazioni di due medici di Chicago William S.Sadler e della moglie Lena Sadler che avrebbero fatto da tramite tra noi e il canale umano utilizzato per la comunicazione.

Fino all’incontro con il vicino dal sonno pesante che avrebbe fatto da tramite tra le entità e l’umanità terrestre, i coniugi Sadler erano noti e stimati membri della comunità medica cittadina di Chicago e il signor Sadler fu psichiatra, avventista e demistificatore dei fenomeni paranormali tanto da essere conosciuto per essere un convinto non credente del soprannaturale. Nel 1929 pubblicò un libro: The Mind at Mischief in cui svela i trucchi dei medium che allora andavano molto di moda e di come l’auto inganno porta la nostra mente a trarre rivendicazioni psichiche fantasiose da fatti ritenuti inspiegabili ad un occhio inesperto. 

Torniamo al nostro libro. Nel 1911 il medico e la moglie raccontano di essere stati contattati da una vicina preoccupata dagli stati di trans del marito. I due presero a osservare lo strano fenomeno alla ricerca di una eventuale cura. Nel tempo però quest’uomo produsse delle comunicazioni verbali che sosteneva fossero provenienti da un essere spirituale identificato come “visitatore studente”. 

Nel 1924 Sadler con alcuni colleghi e dei pazienti inizia a tenere degli incontri domenicali con quest’uomo per discutere gli strani messaggi che venivano registrati durante il contatto. Questo gruppo di uomini pose all’entità delle domande a cui l’uomo iniziò a dare risposte scritte, in questo modo dal 1925 il gruppo iniziò la redazione di un voluminoso documento manoscritto e questa trascrizione divenne il metodo regolare delle presunta comunicazione tra gli uomini e le entità sovrumane.

Il gruppo si auto-nominò “Forum di Contatto” e furono gli unici testimoni degli incontri; stando alle loro testimonianze il libro si materializzò fisicamente solo a partire dal 1935, dieci anni dopo l’inizio delle comunicazioni scritte. Strane coincidenze?

Quanto a stranezze anche il contenuto del libro è decisamente insolito.

Per esempio abbiamo Lazzaro che dopo essere stato resuscitato da Gesù parte e se ne va a Filadelfia a capo di una congrega cristiana (avrà camminato sulle acque dell’oceano atlantico?). I progenitori di tutta l’umanità non sono più i discendenti di Sem, Cam e Iafet o degli ominidi ma sarebbero i figli di una coppia indiana che si  ritrovò con diciannove figli, bambini tutti dalla pelle e dalle caratteristiche somatiche diverse che poi si sono sparsi in tutto il mondo per dare vita alla razza umana. Invece di Adamo ed Eva abbiamo due gemelli Andon e Fonta, nati nel 991.000 a.C. Al momento della nostra morte finiamo a Jerusem con un corpo semi materiale e li il nostro scopo è quello di imparare come sopravvivere nella nuova dimensione. L’intero universo sarebbe abitato da miliardi di esseri umanoidi (gli sceneggiatori di Guerre Stellari e Star Trek hanno avuto più fantasia) tutti in costante evoluzione.

Ovviamente il libro ha subito critiche feroci da decine di studiosi, ricercatori, religiosi etc., nessuna delle teorie contenute nei 196 capitoli ha alcun fondamento scientifico, teologico o filosofico. Ciò nonostante attorno alle rivelazioni dell’opera si è creato un movimento di sostenitori che però non ha mai superato il migliaio di aderenti ufficiali. Non sono mai nate chiese o movimenti pseudo religiosi basati sulle rivelazioni mistiche del Libro di Urantia.

E dopo quest’ultima rivelazione Luke è pronto ad affrontarvi.

Possiamo tranquillamente sostenere che il 90% delle persone che hanno letto l’opera o se ne sono in qualche modo interessati la vede come una raccolta di fantasiose invenzioni scaturite da una mente influenzabile. Lo si può paragonare a un romanzo di fantascienza. 

Ci resta il mistero sull’identità di questi autori alieni o alienati di cui non conosceremo mai le reali intenzioni.

Cari lettori, anche per oggi è tutto!

Come al solito vi auguro una buona lettura e al prossimo libro misterioso.

Alice Tonini

Il manoscritto di Voynich: venite a scoprire il libro più misterioso al mondo

 

Oggi cari lettori per la nostra rubrica a tema horror parliamo di un libro misterioso, probabilmente uno dei più
misteriosi conosciuti fino ad oggi: Il Manoscritto di Voynic

Questo
misterioso volume che compare negli annali della storia nel 1500 e prende il nome dal mercante
d’arte che l’ha ritrovato, tale Wilfrid Voynich. Si tratta di un
mercante di libri rari di origini polacche che lo acquistò nel 1912 dal collegio gesuita di Frascati in occasione di una vendita di manoscritti rari per una raccolta fondi.

Si tratta di un codice manoscritto che risale al XV secolo, datato
al radiocarbonio tra il 1404 e il 1438 e il mistero circonda principalmente la
scrittura che ad oggi è stata solo ipoteticamente identificata e nelle
immagini delle piante che non sono riconducibili ad alcun vegetale
noto. Si ipotizza che l’autore o gli autori non avessero reale esperienza di
botanica ma si basassero sulle descrizioni sommarie fatte da altri. Ma non è tutto qui.

Il libro fu venduto da Voynich ad Hans P. Kraus. Oggi è
conservato presso la biblioteca di Beinecke, sezione libri rari
dell’università di Yale, numero inventario Ms 408 (comunque se volete darci una occhiata è scaricabile anche on line).

All’interno del libro fu rinvenuta una lettera del rettore
dell’università di Praga Jan Marek Marci con la quale inviava il
libro a Roma presso l’amico poligrafo Athanasius Kircher perchè
fosse decifrato. Ovviamente il mistero si infittisce perchè le
ricerche indicano che Marci ricevette il libro da un non ben noto
alchimista di nome Georg Baresch che lo aveva ricevuto in precedenza
dall’imperatore Rodolfo II che l’aveva acquistato per una cifra
astronomica (600  ducati), perchè spacciato per opera di Ruggero
Bacone, dal mago John Dee e dal truffatore Edward Kelley. Ma se la datazione è ormai certa, l’identità dell’autore è a oggi sconosciuta.

Non mi perderò troppo in tecnicismi e misure, sappiate solo che è
scritto su pergamena ed è di piccole
dimensioni, 16x 22 cm. Il manoscritto originale era di 116 fogli divisi
in 20 fascicoli ma 14 fogli mancano, in più alcuni fogli sono più
grandi rispetto agli altri e contano la grandezza di due pagine. Ci sono decine di disegni che suggeriscono il tema medico
dello scritto. Si suppone che si tratti di un almanacco di medicina medievale:
le erbe, l’alchimia e le terme erano parti importanti delle pratiche mediche del tempo.

In molti hanno tentato l’impresa di studiare la lingua sconosciuta del
manoscritto. Il primo fu Willam Newbold che nel 1921 pubblicò un articolo in
cui proponeva un elaborato procedimento con cui secondo lui si poteva
tradurre il testo. Si sono succeduti poi studiosi su studiosi. Negli anni quaranta ci furono dei
crittografi, poi un team di ricercatori universitari costruito ad hoc, poi un docente di filosofia e nel
1978 un filologo dilettante. Negli anni ’80 un fisico lo attribuì ai Catari anche se non esiste nessuna prova a sostegno di questa tesi.

L’unico che sembrerebbe essersi avvicinato a una probabile traduzione è William Ralph Bennet
che applicando la casistica e lo studio della grafia ha stabilito che il libro non presenta
cancellature, errori ortografici o esitazioni ma ripete gli stessi
grafemi più e più volte in sequenza. Non esiste ancora una
decifrazione ma sono state riconosciute 19-28 lettere che non hanno
legami con gli alfabeti conosciuti, in più ipotizza che sia stato scritto da
più persone.

Le ultime teorie degli anni 2020 circa sostengono che non si
tratta di un testo cifrato ma di una lingua morta, un dialetto turco
o armeno andato perduto e scritto con una traslitterazione fonetica.
Secondo Gerard Chesire l’opera è scritta in un idioma proto-romanzo
e non è da attribuire ad alcun medico o alchimista ma a delle
monache domenicane che la realizzarono per Maria di Castiglia e che
si tratta di una enciclopedia illustrata con rimedi erboristici,
terapie, letture astrologiche e credenze varie dell’epoca. Questa
teoria è stata subito messa in discussione dagli studiosi di
filologia che sostengono che le lingue protoromanze non esistano.

Gli articoli e gli studi si moltiplicano, le ipotesi nascono come funghi e le
smentite si susseguono l’una dopo l’altra alimentando il mito del
manoscritto più misterioso del mondo e moltiplicando ipotesi e interpretazioni.

Si tratta di un falso creato per ingannare Rodolfo II? Di una
antica lingua dimenticata? O forse di un esperimento
filosofico-alchemico? E’ uno scherzo architettato da qualche burlone
o un manuale di ricette esoteriche? Forse è stato realizzato con un
sistema di matrici per tracciare le parole e le lettere?

Oggi non abbiamo ancora nessuna risposta e il mistero si
infittisce. Forse un giorno saremo davvero in grado di decifrare il
manoscritto di Voynic ma per ora possiamo solo divertirci a fare
ipotesi sul probabile contenuto.

Carissimi lettori anche per oggi è tutto. Come sempre vi invito a trascorrere il tempo in compagnia di un buon libro del vostro genere preferito e a divertirvi davanti ad un buon film.

Buona lettura e alla prossima.

Alice Tonini