La fantascienza e il romanticismo del 1800: tra Shelley, Verne e Wells.

Oggi torniamo a parlare di letteratura fantascientifica e ci imbarchiamo in un viaggio nel tempo che ci porterà nel 1800 dove il genere inizia a costruirsi una propria identità specifica e un proprio pubblico che l’apprezza per la sua visione futuristica e romantica dell’uomo.

Il primo diciannovesimo secolo vede la convivenza
della fantascienza e lo sviluppo in europa e all’estero del principio della libertà personale,
condizione perfetta per l’apparizione di una novella che fu un avviso all’umanità contro l’abuso di entrambi. Frankenstein o il moderno prometeo, che studiosi e scrittori sostengono essere la prima vera opera di
fantascienza per come la intendiamo oggi; entrambi gli elementi
fantastici presenti nella vicenda narrata (una creatura senziente e vivente, nata da resti umani) e il ritratto dello scienziato Viktor Frankenstein (la creatura non ha nome) con il suo comportamento arrogante ci mostrano le terribili conseguenze che può avere l’affidarsi ciecamente alla scienza senza una morale.

La storia della creazione di Frankenstein è molto
vicino alla creazione della stessa novella: l’autrice fu Mary
Wollstonecraft Shelley, compagna del poeta Percy Bysse Shelley, pensò alla storia in Svizzera nell’estate del 1816 durante una
visita a Lord Byron . Il Lord sfidò i suoi ospiti a inventare delle
storie di fantasmi; Mary ebbe un sogno che divenne la base del suo libro. Aveva diciannove anni quando pensò la prima volta alla storia che
venne scritta e pubblicata nel 1819.


Il primo romanzo
fantascientifico fu scritto da una donna? Ma c’è di più, quella non fu l’unica opera del genere scritta dall’autrice che nel 1826
pubblicò L’ultimo uomo un racconto apocalittico ambientato nel ventunesimo secolo e che ispirò H.G. Wells.

Il prossimo in linea temporale è Giulio Verne il cui
debutto nel 1863 avvenne con Cinque settimane in pallone causando incredulità e meraviglia con il suo racconto di un viaggio in africa con un
pallone ad aria calda. Fu l’immaginazione che creò la fantascienza anche perchè all’epoca non si sapeva nulla delle mongolfiere e l’africa era conosciuta per somme vie. Dopo l’inizio tentennante l’altamente prolifico Verne
sfornò romanzo dopo romanzo una serie di capolavori mescolando avventura, fantascienza e ironia di grande successo anche se gli editori inizialmente lo rifiutarono perchè ritenuto troppo scientifico.


Verne è famoso per aver predetto molti eventi
scientifici in anticipo. Per esempio nel 1865 la sua novella Dalla
terra alla luna
sembra anticipare il viaggio della missione Apollo
che portò tre uomini sulla luna da una stazione di lancio in Florida,
vicino a dove il Kennedy Space Center sarebbe stato costruito. Sempre lui ipotizzò che gli astronauti sarebbero rientrati sulla terra con
un tuffo nell’oceano pacifico. Altre predizioni includono invenzioni
fantastiche come macchine somiglianti agli elicotteri, telefoni che
fanno fotografie e motori elettrici; lui è erroneamente indicato come il padre dell’idea dei sottomarini che però già esistevano al tempo di Ventimila leghe sotto i mari cioè nel 1870. Il capolavoro di Verne che fu
pubblicato per la prima volta da Hachette nel 1994 fu Parigi nel xx secolo (scoperto in una cassaforte dimenticata nel 1989 vendette in un paio di giorni centinaia di migliaia di copie) nel quale Verne immaginò Parigi con
grattacieli, automobili a gas e una rete di comunicazioni mondiale.

Verne è amato dai produttori di film non solo per la
sua ricca combinazione di avventura e fantascienza ma
anche per il fatto che da quando il suo lavoro è di pubblico dominio
non bisogna pagare per usarlo. Centinaia di film differenti e
versioni per tv dei lavori di Verne sono stati prodotti con almeno una mezza dozzina di adattamenti. Le opere più sfruttate sono Ventimila leghe sotto i mari, Viaggio
al centro della terra e L’isola misteriosa.



H.G.Wells fu un autore immensamente popolare di romanzi scientifici e venne direttamente influenzato da Verne. Wells servì da tramite
tra la prima era della letteratura fantascientifica e l’evoluzione del genere nel ventesimo secolo. La
sua opera più famosa fu Anticipation of the Reaction of Mechanical and Scientific Progress Upon Human Life and Thought (1901) che immagina come le
automobili possano portare alla nascita delle periferie e aumentare
l’uguaglianza sessuale tra uomini e donne. Pìù tardi nel 1936 con La forma delle cose che verranno, Wells predice l’inizio della seconda guerra
mondiale sbagliandosi solo di un anno, fortunatamente era in errore
quando disse che sarebbe durata per decenni.


Ma insieme con le sue visioni del futuro (e con la sua agenda
sociale che divenne sempre più importante man mano che invecchiava)
pose le fondamenta della scienza moderna con La guerra dei mondi, il
nonno di tutti i romanzi e i film sulle invasioni aliene, una manna dal cielo insomma; arrivò poi l’introduzione di giganti animali (non menziona
uomini) modificati dalla scienza e della macchina del tempo, genesi delle
storie sui viaggi nel tempo.

Adattamenti cinematografici delle storie di Wells
esistono sin dalla nascita del cinema fantascientifico. Nel 1902 La
voyage dans la lune
fu parzialmente ispirato alla novella di Wells
del 1901 The first men on the moon. E come con Verne, i lavori di
Wells sono oggi di pubblico dominio negli Stati Uniti, ma non in Europa. Le sue prime novelle sono molto famose tra i produttori
cinematografici in particolare La macchina del tempo, L’isola del dr
Moreau
e La guerra dei mondi.

In aggiunta ad essere storie avventurose, Wells punta a temi socialmente rilevanti (era un convinto socialista). La
macchina del tempo
per esempio vide la frammentazione futura della
razza umana in due frazioni come risultato del capitalismo; La guerra dei
mondi
è visto come critica verso il colonialismo europeo in africa e in asia. Non c’è
bisogno di aggiungere che questi temi furono minimizzati o addirittura eliminati dai produttori cinematografici ecezion fatta per Things to come del 1936 in cui
Wells venne direttamente coinvolto.

Ok, non prendetevela ma a parlare di viaggi nel tempo non potevo tralasciare il Tardis.


Gli interessi dell’autore nei temi sociali diventano
più prominenti nei lavori più tardi che esulano dai temi
fantascientifici su cui aveva lavorato nei primi anni della sua carriera letteraria. Questi fattori forse spiegano il perchè le opere filmiche che si ispirano
alle ultime opere sono poche e lontane tra loro.

Così non solo il lavoro di Wells creò il ponte tra diciannovesimo e ventesimo secolo per la letteratura fantascientifica ma colegò anche la
letteratura e il cinema. E’ a questo punto che il genere inizierà a seguire la
propria strada.

Altre icone della fiction scientifica:

Edgar allan Poe

Il poeta americato e scrittore di romanzi brevi
pubblicò L’incomparabile avventura di un certo Hans Pfaal (1835), uno dei primi esempi di volo spaziale immaginario e uno dei primi viaggi
nel tempo con Una storia dalle Ragged Mountains, ma sono solo alcune tra le  molte altre storie con elementi di fiction
scientifica.

Robert Louis Stevenson

Pubblicò Lo strano caso del dottor Jekill e di Mr
Hyde
nel 1886, che fu ovviamente alla base di un gran numero di
addamenti cinematografici diretti e indiretti (ma di quello abbiamo già parlato in un articolo precedente).

Edward Bellamy

Giornalista americano che con le sue novelle
utopistiche Looking Backwards o Guardando  indietro fu pubblicato nel 1888. Le sue storie ambientate
negli anni 2000 predissero i centri commerciali, le carte di credito,
la luce elettrica e molto altro.

Ok, dovremmo avere finito qui per oggi ma è quasi natale
e mi va di condividere qualche altra curiosità.


La
fantascienza è famosa perché spesso immagina invenzioni o ha idee che poi sono diventate
realtà nei decenni successivi, ma ne I viaggi di Gulliver di Jonathan
Swift la speculazione scientifica arriva a fantasticare sulla
descrizione delle allora neppure scoperte lune di Marte con dettagli
accuratissimi. Nel racconto Swift descrive due lune di Marte che sono
in orbita a 13.600 km e 27.000km di distanza dal pianeta e orbitano
attorno al pianeta ogni 10 ore la prima e ogni 21.5 ore l’altra. E oggi sappiamo che Marte ha davvero due
lune scoperte 150 anni dopo la pubblicazione del libro di Verne dall’astronomo americano Asaph Hall. Le lune (Deimos e Phobos) orbitano a 6000 km e 21.000 km e fanno il giro attorno al pianeta
ogni 7.7 ore e 30.30 ore rispettivamente. Vi starete chiedendo come
poteva Swift sapere delle lune? Non lo sapeva ma gli è stato
suggerito dalle ipotesi di Galileo che ci lasciò una nota
anagrammata riguardo gli anelli di Saturno che l’astronomo Keplero
tradusse male credendo che trattasse invece delle lune di Marte. Swift non
fu l’unico a credere nell’esistenza di altre lune: Arthur C.Clarke
immaginò Plutone con una luna nel 1973 in Rendevouz with Rama:
cinque anni più tardi la luna di Plutone venne scoperta.

E con questa curiosità vi saluto. Vi auguro una buona lettura e al prossimo articolo. 

Alice Tonini

What if… fantascientifico: sviluppiamo idee per nuovi mondi!!

 

Avete preso nota delle vostre idee e
degli spunti che avete trovato in giro?

Ok, perfetto, oggi vediamo insieme un
esempio di come un’ idea qualsiasi può essere trasformata in una
possibile storia fantascientifica. Ricordatevi però di leggere
spesso le annotazioni che avete preso. Questo vi aiuterà a trovare le parti più interessanti e a utilizzarle come punto di partenza per
le vostre storie.

Il maestro è di nuovo con noi per assicurarsi che mettiate insieme idee che abbiano un senso. 

Per il nostro esempio di annotazione
fingiamo di utilizzarne una presa nel corso di un pomeriggio qualsiasi, durante un viaggio in metropolitana, in autobus o in treno.
Potrebbe essere:

Due donne sul treno indossano lo
stesso profumo. Alcuni odori richiamano alla mente posti e persone.
Immagino qualcuno che non mi piace e indossa il profumo del mio
fidanzato. Come mi farebbe sentire? L’uomo vicino a me ha il
raffreddore. Le sue mani sono coperte di anelli d’oro e continua a
strofinarsi le dita. I suoi anelli sono grandi, forse hanno un
significato per lui? Si morde le unghie, si soffia il naso. Mi da
fastidio perchè non voglio prendermi quello che ha lui.

Una nota del genere sembra non avere
nessun senso ma con i collegamenti giusti può facilmente essere
sviluppata in un pezzo di fantascienza giocando con il famoso What
if…?
.

Leggendo la nota sopra potremmo
chiederci: e se il profumo fosse usato per creare artificialmente
emozioni? E se le emozioni o i ricordi potessero essere tolti dalla
memoria umana e archiviati in oggetti di uso comune?

Lasciatevi guidare dai vostri pensieri
e dalle vostre idee.

Scrivete i punti che secondo voi sono
più importanti, le idee e i collegamenti che più vi entusiasmano ed
espandeteli con maggiori dettagli esplorando tutte le direzioni che
ritenete più originali, in fondo sarete gli unici a leggere queste
note, non devono essere perfette e ordinate. Sperimentate, seguite
anche le direzioni più assurde e vedete dove vi portano. Tenetevi
strette quelle più strane, non importa quanto possano essere
oltraggiose o diverse. Se sentite che una scena si sta sviluppando o
se l’immaginazione va in una specifica direzione seguitela!

Accumulate le idee e le annotazioni e
create un archivio.

Le piccole note, i brevi lampi di un
momento, solitamente portano le idee migliori.

Continuiamo con il nostro esempio. La nota sulla memoria umana archiviata
negli oggetti può essere sviluppata in molti modi. Si può
costruire una storia breve riguardo un nuovo tipo di oggetto/composto
bio-metallico dove si immagazzinano i ricordi delle persone. Con un
metallo del genere potrebbero essere fatte le fedi del matrimonio per
condividere i ricordi, con tutte le conseguenze del caso. Oppure
potremmo mostrare lo sviluppo segreto di questa tecnologia da parte
di uno scienziato pazzo che la utilizzerà per vendetta o per
arricchirsi Forse quest’uomo vendendo gli anelli da lui creati ruba
la memoria delle persone.

Io ho messo anelli d’oro ma possono essere di qualsiasi colore. 

Quest’idea da sola ovviamente non
basta, dobbiamo portarla oltre con altri collegamenti. Ad esempio se
l’oggetto può immagazzinare i ricordi, le persone potrebbero essere
disposte a venderli? Oppure le persone potrebbero diventare
dipendenti dal passato? Ci potrebbe essere un mercato nero per i
gioielli della memoria? Le persone potrebbero confondere il proprio
passato con quello di qualcun altro?

Inoltre non possiamo evitare di
affrontare problemi come da dove viene il bio-metallo e di come
possiamo inserire la memoria dentro, come possiamo controllare il
processo?

Ricordiamoci che stiamo creando una
intera nuova realtà, un mondo immaginario che sarà abitato da
persone, dove ci sarà una economia una religione e uno stile di
vita. Il luogo dovrà essere perfetto per ambientare la nostra
storia.

Osservate il mondo e immaginate quanto
poco possa bastare per renderlo diverso, in questo modo creerete e
svilupperete idee valide non solo per la fantascienza ma anche per il
fantasy.

Che il vostro sia un mondo futuro, un
pianeta alieno o una realtà alternativa con draghi e nani, scoverete
più dettagli di quanti possiate usare in una storia sola. Questo è
bene perché le vostre annotazioni non andranno buttate via ma
potranno essere archiviate per uno sviluppo futuro in altre storie.

Se siete consapevoli di tutti i
dettagli dell’ambientazione e ne avete il controllo la sensazione che
ne trarranno i lettori sarà quella di una maggiore realismo.

E ora via libera alla vostra
immaginazione e a tutti i collegamenti che possono venirvi in mente.

Buona lettura e alla prossima.

Dagli universi di Star Treck fino alla terra di mezzo, passando per Salem: come e dove trovo idee così originali?

Le idee sono la forza trainante della
fiction letteraria. Qualsiasi sia il vostro background e le vostre
conoscenze potete imparare a creare idee originali da utilizzare
nelle vostre storie qualunque sia il genere da voi scelto.

Facciamo un esempio con la
fantascienza, ma vale anche per il fantasy o l’horror. Qui non trattiamo direttamente dei romance perché è un genere con uno sviluppo diverso.

Per comodità tiriamo in ballo
Star Trek, un classico che conoscete tutti. Ma potremmo utilizzare anche opere come Il signore degli anelli o Salem’s lot.

Il capitano Kirk si assicurerà che i vostri phaser abbiano il 100% dell’energia!

La prima domanda che ci si
pone è come si può arrivare ad avere idee per comporre mondi così
vasti e complessi come quelli presenti nella serie? 

L’ambientazione immaginata è ricca, completa e
ben pensata, con una struttura che la fa sembrare un’opera
impossibile da creare partendo da zero. 

Fortunatamente ci sono buone
notizie: nessuno arriva ad avere idee simili in un minuto o in
un’ora, spesso sono necessari anche mesi per arrivare a fare
combaciare tutti i pezzi. Quindi se pensavate di pubblicare il vostro terrorizzante horror in qualche settimana purtroppo siete fuori strada, spesso è necessario molto tempo per raccogliere tutti gli spunti necessari e farli combaciare.

Il mondo immaginario di Star Trek si è
sviluppato lentamente, gli autori della serie sono partiti da alcune
idee principali. Ad esempio l’ideazione della nave Enterprise
ha condotto gli autori in modo naturale all’invenzione dei phasers,
del teletrasporto, degli scudi energetici e ai Klingons. Ovviamente i Klingons avevano bisogno di un pianeta natale e di nemici spietati. Quello che
sto cercando di dirvi è che se la prima idea da cui partite è forte
e sensata vi ispirerà direttamente a creare un intero universo
attorno a sé.

Un pensiero alla nostra Uhura, venuta a mancare in questi giorni. 

Quando raccogliete le idee non cercate
di immaginare un intero mondo subito, tutto in una volta. All’inizio
restate concentrati sulle idee principali, e il resto verrà con il
tempo se lasciate lavorare il vostro subconscio e la vostra creatività. Più vi sforzerete, meno le idee che vi verranno saranno originali ma rischierete di fermarvi ai soliti cliché letterari dando per scontato che siano la scelta migliore.

Ovviamente potete trarre ispirazione ed informarvi da una marea di fonti, ma di questo parleremo in un altro post dedicato. Oggi parliamo dell’ispirazione che possiamo trarre da ciò che ci circonda, a costo zero.

Quando ci arriva un’idea come
facciamo a ricordarla? 

Il modo migliore per farlo è: prendere nota. Sembra scontato detto così ma vi garantisco che se non prenderete nota nel giro di dieci minuti non ricorderete più niente di quanto vi era venuto in mente.

Va bene qualsiasi cosa. Potete portare
con voi un quadernino con una penna o una matita, un piccolo
notebook, va bene anche una applicazione sul telefonino e abituatevi
a prendere nota ogni volta che vi viene una qualsiasi idea riguardo una qualsiasi storia.
L’unico accorgimento che dovete avere è quello di assicurarvi che il
notebook e la penna, o qualsivoglia sia lo strumento da voi scelto siano
facilmente trasportabili.

In quel momento il vostro obiettivo
è cogliere l’idea e annotarla. Se osservate il mondo e annotate quello
che vedete e che ritenete interessante, troverete spunti creativi senza sforzo, magari al momento della rilettura dei vostri appunti scoprirete collegamenti inaspettati che arricchiranno la trama che state mettendo insieme.

Osservate tutto proprio come l’occhio di Sauron

Quando vi annotate le idee le regole
principali che dovrete seguire sono quattro:

1. Scrivete immediatamente o le
dimenticherete nel giro di pochi minuti.

2. Non sentitevi in imbarazzo se
scrivete in pubblico, di norma nessuno bada a quello che fate.

3. Dimenticatevi delle regole
grammaticali e della sillabazione.

4. Non aspettate le grandi idee, quella
della musa ispiratrice che vi sussurra all’orecchio tutto quello che
dovrete scrivere è una fuffa, vi accorgerete presto che le
annotazioni più utili sono i piccoli lampi improvvisi.

Ricordate anche che voi sarete gli
unici che leggeranno mai le vostre annotazioni quindi la qualità di
quanto scritto è irrilevante. Se una idea è espressa male o
imperfetta non preoccupatevi, annotatevi tutto. Ci sarà tempo di
sistemare più tardi. La cosa importante è che scriviate le
osservazioni.

Ma esattamente cosa devo annotare? Cosa
devo cercare?

Osservate ogni sensazione inusuale.
Utilizzate tutti i sensi. Udito, olfatto, tatto e gusto sono
importanti come la vista. Ogni cosa che stimola i sensi e che possa essere collegata ad una scena o ad un ambiente che state creando deve essere
annotata. Che sia il colore di un kiwi sul pavimento, l’odore di un
ufficio quando tutti sono andati a casa o il sapore del caffè la mattina. Se lo notate e pensate possa
essere rilevante per quello che avete in mente scrivetelo.

Dovete essere consapevoli di:

+ Nomi inusuali, frasi o battute
ironiche che possono essere adatte ad un vostro personaggio.

+ Possibili location per le vostre
storie.

+ Persone interessanti e le loro
reazioni in determinate situazioni.

+ Domande che vi vengono in mente e che
potrebbero fare luce su una qualche difficoltà legata alla storia
che state progettando.

In breve scrivete ogni cosa strana o
appariscente che cattura la vostra attenzione. E in ogni caso
concentratevi sui dettagli. Quando annotate i suoni in un caffè, per
esempio non scrivete suono del caffè ma descrivete la macchina per
il cappuccino fumante, il fischio del vapore, le sedie trascinate ,
il suono della pioggia contro la finestra.

Lasciatevi prendere dell’ispirazione…

Potete annotare in ogni momento quando
vi viene in mente qualcosa.

Non giudicate i vostri pensieri prima
di averli scritti, scrivete le idee sulla carta immediatamente.

Molti nuovi scrittori pensano di dover
aspettare per grandi idee o immagini sensazionali prima di annotare
qualcosa, ma è vero il contrario. La differenza in fase di stesura
la faranno i dettagli.

Dovete avere a disposizione annotazioni
in abbondanza, registrare ogni momento di interesse. Questo creerà
materiale fertile per generare idee interessanti, soprattutto nella fase di ideazione dell’opera.

Bene, ora siete pronti per partire alla scoperta di nuovi mondi creativi.

La fantascienza è stata definita come
la fiction del e se… o what if…

Facendovi questa domanda troverete le
idee migliori non solo riguardo la fantascienza. Non arrendetevi se all’inizio vi sembreranno idee banali,
come vi ho già detto i collegamenti con le altre idee che avete avuto vi daranno gli sviluppi
migliori. E se il mondo fosse colpito da una meteora? E se
atterrassero gli alieni? E se i pc pensassero da soli? 

Fatevi domande
che potete trasformare da note ordinarie in solide idee, questo vale anche per il fantasy. E se un cavaliere si perdesse in una
foresta tropicale? E se gli elfi dichiarassero guerra agli umani?

E per l’horror vale lo stesso?
Assolutamente si! E se un demone prendesse possesso di una scuola? E
se un serial killer tormentasse un piccolo paesino di montagna? E se
una famiglia fosse segnata da una antica maledizione senza scampo?

Per domande o curiosità lasciate un commento o scrivetemi un messaggio, anche sul mio profilo Instagram @tonini.alice. Forza adesso tocca a voi andare
avanti!!

Buona lettura e alla prossima!

Alice Tonini 

Esploriamo insieme il fantasy e troviamo idee per scrivere una buona opera

 Vi piacerebbe scrivere un racconto o un
romanzo fantasy?

Gandalf vuole assicurarsi che siate degni di ricevere questi insegnamenti 

Il fantasy è uno dei generi letterari
più generici e ampi di tutti perché intende una enorme quantità di
tipi diversi di narrativa.

Nel fantasy possiamo trovare spade e
magia, elfi, stregoni e draghi, regni magici, sfide eroiche e battaglie tra
bene e male. Molti romanzi di questo genere sono pubblicati come trilogie forse
a causa di quella che viene considerata l’opera prima del genere: Il
signore degli anelli di Tolkien.

Alcuni autori non apprezzano il fantasy
perché manca di ragionamenti scientifici al contrario della
fantascienza, tra di loro ricordiamo Martin, il padre del Trono di
spade che è risaputo non amasse particolarmente il genere fantasy,
salvo poi ricredersi. Io penso che considerarlo un genere di seconda classe sia ingiusto.

Un buon fantasy deve essere logico e
completo come la migliore fantascienza. La differenza è che le idee
e le leggi che regolano l’universo del romanzo devono essere
totalmente inventate e non derivare dalla scienza e dalle sue teorie. In realtà come vedremo nella trama di un buon fantasy ci deve essere almeno un elemento (può essere sociologico, psicologico o legato al sistema magico) con una forte connotazione scientifica su cui basare il what if fantastico per dotare il libro di un sottofondo di realismo che lo rende più interessante.

Spesso le critiche più severe sono
dirette agli autori del fantasy che possiamo definire povero, nel
quale i problemi sono risolti da un nuovo incantesimo inventato al
momento, dalla scoperta di una spada incantata che dona super poteri o dalla mano del destino che interviene al momento giusto e non dall’azione dei
personaggi. Questo tipo di narrativa è da considerarsi insoddisfacente perché in
una buona opera devono essere i personaggi a dover evolvere per sviluppare
l’abilità di affrontare il pericolo.

Per evitare questo problema di sviluppo
del personaggio bisogna trattare gli elementi magici come un insieme
di leggi fisiche/scientifiche. La magia offre un potere ma deve avere
effetti collaterali e limiti. Sono queste restrizioni che mettono il
personaggio in situazioni che richiedono azioni per risolvere i
problemi e rendono tutta la storia più dinamica e interessante.

Se volete scrivere fantasy di magia e
spada valgono le tecniche e i suggerimenti che già vi ho dato quando
ho parlato della fantascienza. Anche se le idee del fantasy non si
basano completamente su assunti scientifici devono comunque essere logiche e la
loro applicazione deve essere accurata.

Fantasy si riferisce anche ad un genere
di narrativa vicino al mainstream chiamato “realismo magico”. E’
un tipo di narrativa che si preoccupa dello stato psicologico
piuttosto che delle leggi scientifiche o del mondo immaginario.

E’ un tipo di fantasy che ha a che fare
con il mondo dei sogni, con le illusioni, con le droghe psicoattive e
a volte si mescola con la magia. E’ di solito ambientato nel mondo
ordinario moderno con elementi fantastici che emergono nella vita
reale. Se qualcuno di voi ricorda la serie televisiva Twin Peaks è
un esempio perfetto, un background magico e una detective story che
si intrecciano. Un mistery che maschera il realismo magico. Potrei
citare altre opere come Blind needle di Trevor Hoyle o Counterparts
di Gonzalo Lira dove sogni visioni ed eventi immaginati creano un
effetto incredibile.

Questo tipo di narrativa secondo me è
il più emozionante perché la magia ricorre in un mondo quotidiano
riconoscibile al lettore, aggiunge quindi realismo.

In queste opere l’occhio dell’autore è
rivolto alle emozioni e come queste affliggono la realtà e vice
versa. Gli eventi possono essere illogici e e dettati da
credenze e paure del personaggio piuttosto che dalla realtà
assoluta.

Questa libertà dalla scienza può
portare confusione nel lettore, gli stati alterati della realtà vanno utilizzati
attentamente. Tutti gli eventi devono avere una spiegazione che abbia
un senso razionale. Gli stati alterati della mente devono riflettere
l’idea, il tema della storia e la natura del personaggio, altrimenti meglio evitarli del tutto.

Bene e per il fantasy è tutto, se non
avete ancora letto il precedente post dedicato alle idee per la
fantascienza vi invito a farlo.

Alla prossima e buona lettura

Alice Tonini

Regali vittoriani e un canto di natale

 In vista del natale, mancano una manciata di giorni, oggi parliamo delle curiose usanze del dono nel natale vittoriano. Tradizioni che influenzano ancora oggi le festività in quasi tutto il mondo.

Dal punto di vista sociale il dono e il suo significato simbolico sono da sempre oggetto di studio da parte delle scienze sociali: da Malinowski a Mauss. Il dono vive di una propria economia basata sulla capacità dell’oggetto di soddisfare i bisogni di una persona, ha uno scopo diverso da quello dell’economia basata sul mercato.

A noi interessa la tradizione del dono risalente al 1800, durante il regno della inglesissima regina Vittoria. Quali doni si scambiavano? Come avveniva lo scambio?

La tradizione inglese del natale vittoriano ci ha tramandato una festa di eccessi e fasti che per le grandi famiglie di ceto più elevato significava dare sfoggio delle proprie disponibilità economiche. C’erano gli addobbi creati dalle signore di casa, l’albero, il banchetto per il pranzo della vigilia e del giorno di natale, le cartoline per scambiarsi gli auguri e i libri.

Per quanto riguarda i doni non c’erano regole precise ma ogni famiglia aveva tradizioni diverse: alcuni li scambiavano per capodanno, altri la vigilia o il giorno di natale. Lungo l’epoca vittoriana ai dolcetti, alla frutta, alle noci e ai piccoli pensierini fatti a mano si sostituiscono veri regali da scambiare in famiglia e con gli amici. I più benestanti hanno doni anche per la servitù e giocattoli per i bambini. All’inizio sono le donne di casa a pensare e confezionare i piccoli regali a mano, solo verso la fine del 1800 inizia la corsa agli acquisti così come la conosciamo noi oggi.

I doni nel mondo anglosassone vittoriano sono portati da Santa Claus che nel 1885 nelle cartoline di Louis Prang è già vestito con i suoi tradizionali abiti rossi, parecchio tempo prima della coca cola. Con lui il dono diventa il fulcro della festività. Oggi esiste la tradizione del 25 dicembre ma in quell’epoca Santa Claus arrivava con il suo carico di doni quando gli era più opportuno.

Era il lontano 1843 quando Charles Dickens pubblicò Un canto di Natale, un romanzo breve che molto probabilmente è anche una delle sue opere più conosciute. Scritto in sole sei settimane senza schemi o bozze ma solo con appunti a margine di pagina esprime i suoi pensieri in un racconto parzialmente autobiografico.

L’autore racconta della conversione del vecchio tirchio Ebenezer Scrooge dal cuore di pietra, avaro sia nei propri confronti che nei confronti degli altri, che si rifiuta di festeggiare il natale condividendo le sue ricchezze con i più bisognosi. Il libro descrive tradizioni e usanze dell’epoca con un forte accento sulla condizione dei più poveri che approfittavano della festività per racimolare qualche soldo in più. 

L’autore si ispirò a John Elwes che si vantava di poter vivere con 110 sterline l’anno ma che in realtà possedeva un patrimonio di duecentocinquantamila sterline, una cifra astronomica per l’epoca. Indossava abiti da mendicante, non usava candele o fuoco ma faceva asciugare i suoi vestiti con il calore del proprio corpo indossandoli. Le tenute di sua proprietà finirono tutte in rovina così come i mobili all’interno. Deputato al parlamento inglese dove si recava con un misero cavallo magro, mangiando un solo uovo per pranzo. Viveva accanto ai servi e negli ultimi anni di vita non aveva nemmeno una casa ma vagava tra le sue proprietà sfitte. Nascondeva denaro in luoghi diversi della casa passando le sue giornate a controllare i nascondigli. Un tirchio che causò danno solo a sé stesso.

Dickens dopo avere vissuto una infanzia di stenti e miseria sulle strade di Londra, criticò aspramente la società vittoriana, in particolar modo le classi più agiate che nulla facevano per combattere le condizioni di degrado di gran parte delle città. Il libro ebbe un successo incredibile e fece crescere a dismisura donazioni e beneficienza smuovendo le coscienze collettive. 

Nel 1800 alcuni quartieri di Londra soprattutto l’est end (es. Whitechapel, la zona del “popolo pattumiera”) appartenevano a poveri, derelitti e prostitute che dormivano ammassati in stanze quando erano fortunati, e vivevano per strada. I bambini accompagnati dalle madri mangiavano ciò che trovavano nelle pattumiere, mentre quelli abbandonati a sé stessi erano ospitati in case di lavoro dove li sfruttavano per lavorare come schiavi tutto il giorno in condizioni disumane in cambio di un pasto. Da questa realtà misera, nelle settimane che precedono le feste, provengono i carolers, da cui il libro trae il nome “A christmas carol“. Si tratta di gruppi di cantori, dai quartieri più poveri, che passavano le giornate per strada al freddo a cantare canti natalizi e racimolare qualche moneta e che poco avevano a che fare con lo spirito natalizio. Si aggiravano in gruppi di tre: uno di loro suonava, uno cantava e l’altro mendicava tra la folla con la speranza di essere ospitati a pranzo da qualcuno.

In un quadro sociale del genere il natale e lo spirito natalizio dei doni sono roba da ricchi. La tradizione inglese del 26 dicembre conosciuta come boxing day deriva proprio dall’usanza dei ricchi di scendere per strada con scatole e ceste per condividere con i più poveri il cibo e fare della carità. Famosa è la scena nel libro della Alcott “Piccole donne” dove le sorelle raggiungono una famiglia bisognosa per condividere con loro il cibo.

Volete un elenco di “regali vittoriani” da fare a ciascun parente? Bisogna considerare che all’epoca ogni membro della famiglia ricopriva un ruolo ben preciso, dal severo padre di famiglia alla nonnina amorevole quindi non era troppo difficile indovinare il regalo giusto.

Madre: ventaglio, sciarpa, profumo, cuscino per spilli e aghi, ditali d’argento con forbici per cucire o abbonamenti a riviste.

Al papà e al nonno: bretelle ricamate, pantofole, astucci per tabacco, ombrelli o portasigari.

Nonna: piante, cornici, tovaglie, segnalibri.

Sorelle: Nastri per capelli, manicotti, bambole di cera, ventagli, set da cucito, canarini o guanti.

Fratelli: Slittino, album, animali in legno intagliati, modellini, biglie, mattoni da costruzione, scatole portadenaro, soldatini di stagno.

Ci sono regali vittoriani che mi sono dimenticata?

Fatemi sapere, nel frattempo buona lettura.

Alice Tonini