Cari lettori del mistero e dell’ignoto, mentre il mondo si perde in celebrazioni di facciata, noi oggi scendiamo negli abissi. Dimenticate la retorica della “donna fragile”. Oggi parliamo di Medea, la nipote del Sole che ha trasformato il tradimento in un olocausto privato. Euripide ce la consegnò nel 431 a.C., e da allora non abbiamo ancora smesso di tremare davanti alla sua maschera.
Tutti conoscono Giasone e il Vello d’Oro. Ma la verità è che Giasone era un mediocre travestito da mito. Senza le arti farmaceutiche di Medea, senza che lei addormentasse i draghi e assassinasse il proprio fratello per garantirgli la fuga, l’eroe sarebbe solo un cadavere dimenticato in Colchide. Ma la gratitudine degli uomini è breve.
A Corinto, Giasone decide di scalare la gerarchia sociale e ripudia la sua “barbara” per sposare Creusa, la figlia del re. Lo fa con una razionalità viscida e smidollata, spacciando il tradimento per un “piano prudente” per il futuro dei figli. In un mondo di uomini, Medea lancia la sfida definitiva. Dice alle donne del coro di Corinto che preferirebbe scendere in battaglia tre volte piuttosto che partorire una sola. Non è solo una protesta: è la rivendicazione di un’anima che rifiuta il ruolo di vittima passiva. Quando Giasone le toglie tutto (lo status, il letto, il futuro) Medea smette di piangere e inizia a tramare.

Il suo regalo alla principessa Creusa è una corona che brucia la carne e un abito che si fa veleno. Ma non le basta. Per distruggere Giasone, Medea deve recidere il legame finale: i loro figli. Non è follia. È una scelta. Mentre ascoltiamo il suo monologo, divisa tra l’amore materno e la sete di vendetta, capiamo che Medea sta compiendo un rito di purificazione di sangue. Uccide il futuro di Giasone per riappropriarsi del proprio potere ancestrale.
Alla fine, non c’è prigione né tribunale: se ne va su un carro trainato da draghi, volando verso il Sole, lasciando dietro di sé solo cenere e silenzio. In fondo, Medea ci pone una domanda terribile: cosa succede quando una donna decide di non subire più il proprio destino e di diventarne la carnefice?
Questo è lo stesso tipo di abisso che esploro nel mio romanzo, “Il Richiamo”. Nel libro, Antonio scopre che il paranormale non è solo apparizioni e poltergeist, ma una forza sotterranea che richiede sacrifici estremi. Proprio come Medea affronta l’orrore delle proprie azioni per distruggere un mondo corrotto, Antonio deve decidere se resistere al richiamo di un potere oscuro o abbracciarlo per difendere ciò che ama.
Perché i veri demoni non vengono dall’esterno, ma dal sangue che scorre nelle nostre vene. Fatemi sapere cosa pensate di Medea e della sua storia qui sotto nei commenti e alla prossima.
Alice Tonini
Lascia un commento