Moll Flanders: morale e finzione nella crisi economica 🧭

Lettori del mistero, oggi torna un invito alla lettura ed è uno di quelli che ci interrogano seriamente sulla modernità e sulla morale. Ci sono storie che emergono dagli archivi non come narrativa, ma sono conosciuti dal pubblico come atti d’accusa contro la società che le ha generate. E poi c’è Moll Flanders, un caso letterario che dal 1722 getta un’ombra scura sulla nostra eterna ossessione per la verità, il denaro e ciò che mostriamo pubblicamente.

L’opera ci pone molte domande ma partiamo subito dalla più importante, una condanna che suona paurosamente moderna: questa è una vera autobiografia o un’ingegnosa finzione? La risposta non è facile.

Il destino di Moll Flanders è segnato sin dal primo respiro. Nata nella famigerata prigione di Newgate, la sua vita non è tanto una scelta, quanto una condanna universalmente scritta nel fango. Lei è la prova vivente di quanto fossero limitate le possibilità di una donna in un mondo rigidamente patriarcale fondato sul denaro. Il suo intero percorso è un ribaltamento della virtù, un viaggio di sessant’anni di ombre e compromessi, condensato nel titolo completo, quasi un sommario criminale e sensazionalistico: “Le fortune e le sfortune della famosa Moll Flanders, che nacque in Newgate e durante la vita di tre volte venti anni, oltre la sua infanzia, fu vent’anni una ladra, otto anni una Felona Trasportata in Virginia, e alla fine fu ricca, onesta e penitente. Scritto dai suoi stessi memorandum.”

Leggendo questo abstract, ci si scontra subito con un paradosso morale: il pentimento arriva solo dopo aver raggiunto la ricchezza. È la condanna perfetta di una società che venera l’oro sopra ogni morale. Tra i suoi atti scandalosi, l’aver sposato inconsapevolmente il suo fratellastro è solo un dettaglio che amplifica il caos.

Il sospetto che questa non sia la confessione di una fuorilegge, ma l’abile manovra di un narratore, è alimentato da quello che sappiamo di Daniel Defoe. Egli non era un osservatore distaccato. Preferì adottare un cognome che suonasse più nobile, “Defoe”, abbandonando l’umile “Foe” del padre macellaio: un piccolo atto di falsità sociale in cui riecheggia una falsa pretesa che tanto ci irrita. Ma soprattutto, Defoe conosceva bene il fango e la prigione. Dopo aver dichiarato bancarotta, fu “ricco e povero tredici volte,” come disse lui stesso, un vero e proprio maestro della sopravvivenza economica. Da quello che sappiamo egli vide l’interno di Newgate, la stessa prigione dove Moll nacque. Fu punito per aver scritto un volantino politico satirico.

Defoe non scriveva di un mondo a lui sconosciuto, ma del sottosuolo sociale che lui stesso aveva frequentato per necessità o per punizione. Non è un caso che, tardi nella vita, dopo aver trasformato la storia vera di un marinaio in finzione vendutissima (Robinson Crusoe), si sia rivolto all’autobiografia (presunta) di una ladra per tirare su qualche quattrino. Questo libro è forse l’ultima, geniale, manipolazione dell’autore: la finzione più sfacciata, presentata come la verità più cruda.

È facile liquidare Moll Flanders come pura speculazione commerciale, ma farlo significa negare la sua forza esoterica e narrativa. Defoe ha compiuto un’impresa quasi rituale: ha infiltrato e dato voce alla psiche di un doppio straniero (donna e criminale) in un’epoca in cui entrambe le identità erano condannate al silenzio. Virginia Woolf, due secoli dopo, non esitò a definire questo libro “indiscutibilmente grande“, lodando il genio di Defoe nell’estrarre più oro narrativo di quanto la sua generazione potesse concepire.

Defoe non si è limitato a descrivere Moll, l’ha resa allo stesso tempo miserabile e piacevole: la chiave della sua immersione. Moll non è malvagia per natura, ma per necessità. La sua onestà è un lusso che il suo mondo non le ha mai permesso. La sua disonestà non è una perversione, ma una risposta razionale a un sistema intrinsecamente ingiusto. Lei stessa lo dichiara con la brutale lucidità che la rende così moderna: “Il mercato corre tutto dalla parte degli uomini.” In un’economia che la considera merce o vittima, Moll si trasforma in predatrice, armata della sua intelligenza e della sua tenacia.

La sua prima mossa come ladra, descritta da Defoe in un volo senza fiato tra le strade notturne di Londra, è la metafora perfetta della sua esistenza: una fuga costante dalla condanna, un movimento frenetico per rimanere un passo avanti all’ombra della forca. Nonostante tutto, quando la sopravvivenza lo permette, il suo spirito si rivela generoso, un barlume di luce che rende la sua ombra più profonda e complessa.

Siamo felici di vederla alla fine “felice,” maritata con un “trofeo” (un marito che lei può presentare, letteralmente, con regali vistosi come una spada d’argento e una giacca scarlatta, rovesciando i ruoli economici). Ma questo è il punto più cruciale e misterioso del libro. La sua felicità arriva solo dopo aver ottenuto la ricchezza, e la sua redenzione è l’ultimo, necessario atto di falsità richiesto dalla società: Moll deve fingere di pentirsi per poter mantenere il suo status.

Quando nell’ultima frase della novella Moll esprime l’intenzione di “pentirsi della sua vita scellerata,” noi lettori siamo complici e lieti di questa trasgressione finale. Sappiamo che questo pentimento è una performance richiesta dal contratto sociale. La vera Moll, quella che abbiamo imparato ad amare per la sua spietata verità, è ancora lì, appena sotto il velo della nuova ricchezza. Moll Flanders è il ritratto impareggiabile della sopravvivenza, un atto d’accusa contro ogni facciata. Ci chiede di guardare i “falsi” intorno a noi e di chiederci: chi è veramente il criminale? chi è costretto a mentire e chi mente per scelta?Quando si è costretti a barattare l’anima per la sopravvivenza, la condanna è solo l’inizio. E la finzione, talvolta, è l’unica via per la verità.

Alice Tonini

2 risposte a “Moll Flanders: morale e finzione nella crisi economica 🧭”

  1. Avatar Domenico Mortellaro
    Domenico Mortellaro

    Defoe è una lettura ostica di questi tempi, per soglie di attenzione e stile, ma illuminante di come alcuni concetti conoscano solo lievi aggiornamenti.

    Piace a 1 persona

    1. Avatar Alice Tonini

      Grazie mille per avere condiviso la tua esperienza, buona serata 👍

      "Mi piace"

Lascia un commento