Amore e morte: la tragedia di Edipo re!

Ed eccoci tornati con i nostri ormai abituali inviti alla lettura, anche questa volta parliamo di un’ opera classica: l’Edipo Re, la tragedia capolavoro di Sofocle.

Nel 1834 il poeta e
critico Samuel Taylor Coleridge ha descritto questa tragedia come una delle tre opere di letteratura con una sceneggiatura perfetta. Nel
1900 Freud ha preso il nome di Edipo per la sua teoria riguardo
l’amore inconscio di un figlio per la propria madre. Nel 1974 nel film documentario C’era una volta Hollywood si canticchiano i versi di una canzone disinvolta che ti parla di “Edipo Re, dove un cre*%€o ha ammazzato suo padre e iniziato un
sacco di fratelli.” Queste allusioni alla tragedia greca del 425 a.C. suggeriscono l’influenza che ha l’opera ancora oggi sulla cultura
occidentale. Chiunque studi sceneggiatura deve affrontare l’analisi dell’Edipo Re, quindi ovviamente l’ho dovuto fare anche io.

Di sicuro conosci la
storia di cui narra: un uomo, senza saperlo, uccide suo padre e sposa sua madre. Arriva “al letto di suo padre ancora bagnato del suo sangue,”
come dice Sofocle. 

Si, la trama è perfetta. Un re benvoluto diventa
in breve tempo la più vile delle creature, consapevole di aver
violato il tabù dell’incesto e del patricidio si esilia dalle
terre che governava. Un tribunale moderno potrebbe trovare quest’uomo
non colpevole sia dell’omicidio che per la relazione incestuosa ma
il verdetto del mondo del mito e della letteratura è molto più duro e spietato.

L’abile Sofocle ci sta nascondendo qualcosa?

I crimini di
Edipo sembrano fare parte di un thriller moderno, sarebbero
classificati come cold case perchè vengono allo scoperto quindici anni
più tardi. Re Edipo è un moderno detective dannato che sarebbe perfetto per un dark thriller metaforico. La persistenza nelle indagini e la sua abilità a mettere in discussione le prove raccolte terminano nella scoperta del criminale: sé stesso. (Agatha
Christie adotta questo schema narrativo nel suo
Chi ha ucciso Roger
Ackroyd
?)

 Il punto di vista di Sofocle gioca con l’ironia drammatica
e guarda a quanto accade nascondendoti i dettagli. Il linguaggio aumenta il senso di
aspettativa nel lettore, una novità per l’epoca tanto che i
contemporanei glorificarono l’intelligenza di Sofocle e notarono che “quell’uomo è la misua di tutte le cose”.  Ma torniamo al nostro protagonista che, come ogni buon ateniese, risponde allo sgarbo. Il disonorato Edipo si punisce
vigorosamente e in modo violento. Si acceca utilizzando una spilla che
adornava il guardaroba di Jocasta che lui stesso trova impiccata ad una “corda cruenta”.

Questa storia offre
molto di più di una trama brillante. Da centinaia di anni si cerca di carpire i segreti del personaggio di Edipo e il
significato della sua storia. 

Una prima interpretazione: un uomo che
diventa troppo consapevole della sua eccellenza ha bisogno di
ricordarsi che gli dei hanno il controllo delle vite. 

Un’altra: gli eventi della vita sono causali e le coincidenze crudeli possono
accadere, i tentativi di trovare un significato sono futili. 

Io sono convinta che come
tutti i grandi capolavori questo racconto non ha un segreto assoluto
ma regala sé stesso a chi lo interroga. Sta a ognuno di noi trovare il senso di questa tragedia.

Proseguiamo le letture con il
sequel di Sofocle:
Edipo a Colono, una tragedia risalente al 402 a.C. e rappresentata postuma con qualcosa di
vicino ad un finale felice. E considerate anche di dare uno sguardo alla poetica di
Aristotele
. Scritta una generazione dopo utilizza l’Edipo re come la
quintessenza della tragedia. Ai tempio nostri potete andare direttamente a Il pianto del lotto 49 di Thomas Pynchon con protagonista la signora Aedipa Maas, tra congiure, tradimenti e lsd. Proseguite poi con la visione del film di Pasolini Edipo re del 1967. 

Tutto questo riporta
l’attenzione alla tragedia Edipo re? Non male per un pezzo che al debutto al
festival di Dioniso arrivò al secondo posto.😄

Buona lettura a te e alla prossima!

Alice Tonini 

L'amore nelle metamorfosi di Ovidio

Eccomi con il tuo appuntamento con gli inviti alla lettura

Quando ti ho parlato dell’oscura metamorfosi di Kafka ti avevo anticipato che avremmo parlato anche della Metamorfosi di Ovidio e quindi eccomi con un altro classico della storia
della letteratura che deve essere conosciuto perché ispira gli
autori moderni che ne traggono opere meravigliose di poetica e narrativa.

Un primo esempio di opera ispirata è I
racconti di Ovidio,
una raccolta poetica scritta dall’inglese Ted
Hughes pubblicata nel 1998. E’ un passo lontano dalla traduzione
letterale delle
Metamorfosi di Ovidio, ma si tratta di un passo
brevissimo. Ted Hughes ha preso ventiquattro dei più di duecentocinquanta
miti greci e li ha trasformati in potenti versi liberi poetici. Alla
fine Hughes ha mantenuto il flusso transitorio da una metamorfosi
alla successiva ma per la maggior parte del poema gli accostamenti
sono liberi.

Ma torniamo
all’originale. La collezione dei miti di Ovidio fu ultimata prima
dell’esilio, nel periodo dal 2 all’8 d.C. durante il regno di
Augusto. Alcune voci sussurrano che l’ultima moglie di Ovidio, tale
Fabia, fosse una cugina, non è specificato dalle mie fonti di quale
grado, della moglie di Augusto. A quanto si dice, all’epoca sembra
che Ovidio mise il naso in tresche private e per questo motivo,
secondo le parole del traduttore David R. Slavitt, finì “sulla
lista B delle feste di palazzo”.

Ad ogni modo era abbastanza vicino all’imperatore da poterlo offendere (forse
attraverso la conoscenza delle discutibili abitudini promiscue della
nipote…?) e ha finito per farsi esiliare a Tomis (la Romania
moderna) dove è restato per nove anni, fino alla morte. Augusto ebbe
l’infelice idea di bandire da Roma tutte le opere di Ovidio rendendolo così
estremamente popolare. Si dice che le copie della
Metamorfosi fossero
vendute in tutte le province romane a prezzi esorbitanti.

Nel periodo
medievale invece l’opera di Ovidio fu pesantemente allegorizzata e
moralizzata. Anche se poteva comunque contare su una riproduzione
nutritissima di manoscritti. Boccaccio e Chaucer hanno tratto diversi racconti dalle
Metamorfosi.

Nel periodo
successivo fu Shakespeare ad ispirarsi alla storia di Priamo e Tisbe che si potevano parlare solo attraverso la crepa in un muro perché le loro famiglie erano nemiche. Da li nasce la trama di
Romeo e Giulietta. Più tardi Shakespeare si ispirerà di nuovo alla storia dei
due amanti per comporre Un sogno di mezza estate.

Nella sua breve ma
pungente introduzione ad una delle traduzioni più conosciute Hughes
nota che Ovidio si confronta con “i catastrofici estremi della
passione che confina con il grottesco,” una passione che può
“mutare” o “bruciare”. Ci parla di amori impossibili e disperati che hanno la caratteristica di essere “sbagliati”. Amori degni dei romance moderni più scandalosi e piccanti.

Alcuni dei miti che
Ovidio ci narra hanno il potere di sconvolgere i lettori ancora oggi
come la storia di Mirra, la cui passione erotica per il padre Cinira
la consuma. La sua disperata frustrazione (e la sua disperata colpa)
la portano a tentare il suicidio. La sua vecchia nutrice la aiuta a
superare la frustrazione (ma non la colpa). Le notti devono essere
particolarmente buie da quelle parti e durante l’assenza della madre
a causa di una festività religiosa Mirra si sostituisce a lei.
L’ultima notte il padre si accorge dello scambio e spada alla mano
rincorre la figlia. Mirra incinta del suo mezzo fratello/figlio prega
gli dei per una esistenza che non sia né vita e né morte. Loro
odono la sua preghiera e la fanno diventare un albero e le sue
lacrime profumate cadono lungo la corteccia e bagnano la terra.

Il seguito racconta
della nascita del bambino di Mirra, Adone che viene sputato dalla
corteccia della madre, credo l’unico bambino a nascere da un albero.
(Comunque Adone diverrà un fiore dopo una tresca amorosa con Venere,
forse in questo caso possiamo parlare davvero di un predestinato)

Non dimentichiamo però che l’amore per Ovidio è anche un ponte, forse l’unico, verso l’immortalità. Amore mai uguale a sé stesso ma dotato di infinita mutevolezza che trascina la vita oltre la morte in una continua rinascita diventando altro da sé. Tutti dobbiamo ricordare la storia di Filemone e Bauci, marito e moglie, vecchi e poveri che dopo aver dato tutto agli altri desiderano di morire assieme e vengono trasformati dagli dei in un tiglio e in una quercia. Un amore toccante, egualitario e armonico e no, questo nei romance non c’è altrimenti che storia racconterebbero.

Dopo questa breve
introduzione agli amori che ci narra Ovidio forse vorrai sfogliare il libro originale,
possibilmente in una traduzione moderna degli anni 2000. Se sei fortunato e riesci a trovarlo puoi dare un’occhiata a Nuove
metamorfosi
editato da Michael Hofmann e James Lasdun per un
delizioso sguardo anche alle opere di poeti come Seamus Heaney e Charles
Simic che al nostro autore si sono ispirati. E se masticate l’inglese
immergetevi nella versione fiction del mondo di Ovidio appena prima
dell’esilio nella meravigliosa opera di Jane Allison The love
artist.

Buona lettura a te 😚 e alla prossima!

Alice Tonini 

Facciamo un viaggio in Giappone alla scoperta della storia di Genji

La rubrica degli inviti alla lettura torna anche questo mese con una nuova opera dai profumi esotici.

 E’ estate, tempo di viaggi, oggi ci spostiamo in oriente alla scoperta di un’opera che sono certa molti di voi non conosceranno.

Nel 1010 d.C. l’imperatore Guglielmo I, duca di Normandia, detto anche “il conquistatore” invade l’Inghilterra, nello stesso periodo un’autrice lontanissima da
quegli eventi stava per completare un romanzo oggi considerato punto
di riferimento mondiale della letteratura orientale. 

Il romanzo era lunghissimo, il libro era circa due
volte più spesso di una opera moderna come Guerra e pace, capolavoro considerato all’unanimità un malloppone. L’opera diventò subito ampiamente popolare. Già un secolo dopo la morte dell’autrice, in Giappone, La storia di Genji era considerato un classico. Novecento anni dopo quando Arthur Waley produsse il primo volume della sua traduzione, la folla di lettori si gonfiò e di Murasaki comparve una recensione su Vogue firmata dalla sua ammiratrice Virginia Woolf.

L’autrice di una simile opera incredibilmente era una donna oggi ricordata come “Lady Murasaki”
o nome completo Murasaki Shikibu. Come i suoi personaggi femminili, lei non ebbe un proprio nome reale: “Shikibu” si riferisce
ad uno dei titoli onorifici del padre, e “Murasaki” letteralmente è un fiore usato per fare un colorante viola e fu il nome della sua
protagonista femminile che l’autrice si utilizzò durante tutta
la sua vita. Di lei sappiamo che fu anche poetessa e che servì come dama di corte l’imperatrice giapponese in epoca Heian. Si suppone fosse figlia di un maestro cerimoniere estremamente influente che le riservò una educazione erudita che comprendeva conoscenze riservate tradizionalmente solo ai figli maschi. Fu una donna privilegiata, con una personalità forte che le permise di accedere ad ambienti per soli uomini.

La prospettiva di leggere La storia di Genji può scoraggiare. Già solo la sua lunghezza lo rende un
lavoro per persone con molto tempo libero o con la pazienza di affrontare
una lettura protratta nel tempo, o entrambe le cose. In caso dovessi stancarti datti la
licenza provvisoria di chiudere la lettura con la morte di Genji;
l’ultimo terzo del libro si dice sia stato scritto dalla figlia di Murasaki.

Il mondo che raffigura è lontano anni luce dal nostro. Le cerimonie di corte, i rapporti tra le persone, gli ambienti dove abitavano sono a noi totalmente alieni. Fortunatamente alcune versioni moderne danno sempre una introduzione
adeguata che aiuta la comprensione, riportano disegni deliziosi, una
cronologia dettagliata e riferimenti per i quasi ottocento poemi, un
glossario che racconta, ad esempio, le posizioni dei gomiti che erano
prescritte dai rituali e una guida separata alla miriade di
costumi utilizzati.

Il filo lineare della vita di Genji è
un modello audace nel variegato mondo che ci viene narrato, e le
molte donne che navigano l’opera aggiungono fiammate di intrigo e passione che rendono tutto più vivace. 

Le parole di apertura Durante il regno di un certo Sovrano, non so bene quale, … annunciano
il racconto di una storia del passato, di un centinaio di anni prima
della nascita dell’autrice. 

Il bambino che verrà conosciuto con il
nome di Genji nasce dall’imperatore, si pensa da una delle sue
consorti favorite. Il ragazzo è esteticamente molto bello e con il passare
degli anni anche la sua personalità si dimostra essere attraente. Ma a volte si comporta in modo egoista, si rattrista, in fondo lui non è Mr Darcy, e
lungo il romanzo vengono evocati di frequente gli otto principi buddisti che il protagonista deve sforzarsi di incarnare come quelli del corretto agire o della corretta consapevolezza. Il suo mondo brulica di rivali e
complotti, le donne non fanno eccezione, sfruttate come uteri in affitto sono profondamente coinvolte nell’avanzamento della loro prole sulla scala del potere.


La madre di Genji
muore quando lui ha tre anni. Il protagonista passerà gran parte della sua
vita cercando di mantenere la sua posizione privilegiata ed evocando l’immagine della madre perduta nelle altre donne. Si sposerà molte volte come si conviene al suo alto rango
(incluso un matrimonio disastroso con la figlia di un suo mezzo
fratello). 

E’ Murasaki, una giovane ragazza orfana che somiglia alla
madre defunta, che lo ossessiona (in questa cultura l’amore romantico
non è considerato ideale). Quando un temporale permette al figlio di
Genji, nato fuori dal matrimonio, uno scorcio proibito di Murasaki, lui
immediatamente la paragona ad una “adorabile montagna di fiori di
ciliegio fioriti in modo perfetto.” ( In questo mondo era tabù per
una donna di stato elevato essere vista da un uomo fuori dalla sua
famiglia, ma potevano capitare incidenti più o meno graditi). Quando Murasaki si ammala
fa produrre centinaia di copie dell’importante
Lotus Sutra prima di morire. A causa della sua morte Genji si ritira dal mondo fino alla morte.

In quel lontano passato gli
uomini giapponesi educati scrivevano nella prestigiosa lingua cinese,
il giapponese era considerato una lingua privata, riservata all’uso domestico e alle donne.
Quest’autrice prese la sua disprezzata lingua madre, costruì un pezzo
di letteratura e tra tante donne dimenticate si diede un nome che è entrato nella storia della letteratura.

Non credo ti serva altro per capire l’importanza di questo libro e perché valga la pena conoscerlo.

Ti auguro buona lettura e alla prossima.

Alice Tonini

Scendiamo tutti all'inferno con Dante

Benvenuto all’appuntamento con la rubrica inviti alla lettura.

Un uomo perso in una foresta oscura,
circondato da bestie pericolose. Spinto ad andare avanti dall’amore per una donna
meravigliosa; quando tutto sembra perduto arriva un mago per guidarlo
in un viaggio ardito e intrigante. Incontrerà persone a lui note e personalità famose del suo tempo. Assisterà a scene orribili che lo aiuteranno a
raggiungere la saggezza. Ogni incontro e avventura narrati in questo nostro
poema del quattordicesimo secolo è una storia affascinante, degna di un ottimo fantasy moderno.

In questa serie di articoli che ho
dedicato alle grandi opere che hanno fatto la storia della
letteratura non poteva mancare la nostra Divina Commedia

Un’opera
che ormai appartiene al panorama letterario mondiale e anche se noi
italiani ne siamo gelosi, oggi viene studiata e letta in tutto il
mondo. Questo articolo non ha l’obiettivo di dare una descrizione
dettagliata di ogni aspetto dell’opera. Per quello ci vorrebbe un
sito internet dedicato, in Italia abbiamo associazioni e studiosi che
dedicano tutta la loro vita ad approfondire il lavoro di Dante e vi
rimando a loro se aveste la necessità di raccogliere informazioni
approfondite sull’opera. C’è anche il Centro Dantesco dei frati minori
conventuali di Ravenna, l’associazione Il Cammino di Dante o
l’associazione culturale Amici di Dante in Casentino e la famosa
Società di Dante Alighieri con lo scopo di promuovere, difendere e
diffondere l’uso della lingua italiana.

Cito questo consiglio di Samuel Johnson
che credo possa essere valido per i lettori odierni dell’opera
dantesca: “ogni volta che vi approcciate ad un grande scrittore
ignorate tutto il materiale critico, i nomi che non conoscete, le
allusioni che non capite e lasciatevi incantare dalla bellezza della
novella. Solo quando sarete diventati degli studiosi potrete
riempire il gap nella vostra conoscenza.”

L’inferno è la prima di tre parti
dell’opera di Dante originariamente chiamata Commedia, il suo è un
lavoro titanico, infatti tutti sappiamo che dopo
l’inferno ci sono il purgatorio e il paradiso che ci portano al lieto
fine. Il nostro Boccaccio probabilmente per prevenire cattive
interpretazioni alla serietà del lavoro di Dante ha aggiunto
l’aggettivo Divina. Nel 1555 verrà pubblicata la prima edizione con
il titolo Divina Commedia.

La visone dell’aldilà di Dante ha
radici nel pensiero Aristotelico e nella teologia cattolica ma i
lettori di altri credi (o che non hanno credo) troveranno il poema
competente anche a livello psicologico e estetico.

L’invenzione immaginaria del
contrappasso come una sorta di giustizia poetica, una punizione che
si collega al crimine commesso, dimostra tutto l’ingegno dell’autore.
Per esempio i ladri che in vita non hanno voluto distinguere tra mio
e tuo corrono nudi, con le mani legate, tra i serpenti e perdono
continuamente la loro forma umana per acquisire quella dei rettili in
un ciclo continuo di trasformazione.

La finzione del poema sta nella non
finzione. Come sostiene Hollander è il personaggio principale, lo
stesso Dante, a raccontarci del suo viaggio fatto attraverso
l’inferno. Lui sa che i lettori possono trarre insegnamenti da questa
suo esperienza e si sforza di raccontarcela. L’autore Dante che ha
scritto fino a quel momento principalmente in latino, desidera che
tutti possano comprendere il poema, inizia la scrittura in volgare
considerata fino a quel momento una lingua di serie b senza nessun prestigio culturale; iniziativa che gli attirò critiche da parte dei classicisti e degli
intellettuali conservatori dell’epoca.

L’inferno dantesco è famoso e spesso
ne è stata fatta una parodia: nove cerchi concentrici rappresentano i nove peccati più esecrabili. Andrai dal buoni
vicini del Limbo dove vivono persone virtuose che non hanno
conosciuto Cristo in vita, ai peccatori carnali che hanno sottomesso
la razionalità agli impulsi sessuali. Incontriamo Ulisse,
consigliere di frode, condannato ad essere avvolto nelle fiamme per
avere ordito l’inganno del cavallo di Troia e per aver costretto
Achille a partecipare alla guerra e nel penultimo canto il
personaggio più incredibile di tutti, il conte Ugolino obbligato a
mangiare il cervello dell’arcivescovo Ruggieri e ti racconta la sua
terribile storia.

Dante e la sua guida Virgilio al
termine del loro viaggio strisciano al centro della terra e incontrano Satana
stesso con tre teste e ghiacciato. Emergeranno da questa oscurità
felici di rivedere le stelle. E qui termina la prima parte della
Commedia dedicata al viaggio infernale. D’ora in avanti il viaggio
continuerà nel paradiso e nel purgatorio.

Sono state pubblicate centinaia di
opere che si ispirano direttamente o indirettamente all’universo
dantesco. Se restiamo in Italia posso citare la saga fantasy di Livio
Gambarini Eternal War, o La selva oscura di
Francesco Fioretti. Se invece ci rivolgiamo ad autori esteri c’è il famoso
Inferno di Dan Brown o di Glenn Cooper c’è Dannati.

Se avete letto altre opere ispirate a Dante e alla sua Commedia, fatemi sapere nei commenti. Buona lettura e alla prossima.

Alice Tonini

Hai il coraggio di fare un viaggio nel tempo alla scoperta di Beowulf?

Classici e opere senza tempo, romanzi, poemi o racconti considerati epici per la lingua e la cultura di appartenenza. Opere antiche avvolte da un’aura di leggenda e mistero che ti sanno trasportare in un altro mondo. 

Inauguriamo la rubrica inviti alla lettura con un viaggio alla scoperta di Beowulf, un poema epico le cui radici ci sono sconosciute.

L’opera di Beowulf arriva
dall’inghilterra, composta in un periodo non ben definito che va dalla metà
del settimo secolo alla fine del decimo, racconta delle gesta
eroiche del protagonista, un fiero e giovane guerriero svedese con
una statura ed un forza sovrumane. Il più grande e valoroso tra i
guerrieri della terra dei geati, una regione situata nell’odierna
svezia.

Attenzione! 

Sappiamo della gloria,

in giorni lontani, del

re della nazione; che

grandi cose fecero

quei principi, nel

passato…

Beowulf è un poema scritto
originariamente in una variante dell’anglosassone (inglese antico) ed
è il più lungo giunto sino a noi, oltre ad essere uno dei più
antichi. Da Oxford a Cambridge ogni studente universitario inglese
deve affrontare la lettura e traduzione di Bewoulf per dimostrare la
propria conoscenza delle radici della propria lingua, un po’ come da
noi con la Commedia di Dante. Nell’originale e nella traduzione
inglese più diffusa, quella di Seamus Heaney, contiamo 3182 versi.
Sono versi magnifici e coinvolgenti anche nella traduzione in
italiano, vi avviso però che non si tratta di una lettura semplice perchè la lingua ai nostri occhi può risultare complessa ed è ricca di ibernicismi (parole tradizionalmente utilizzate in irlanda, una specie di dialetto per intenderci, come thole) di
non facile resa in qualsiasi traduzione. Seamus Heaney ha impiegato 35 anni di
ricerche sulle lingue arcaiche che fondano l’inglese moderno per
poter fare una traduzione efficace del poema.

L’autore di Beowulf, che rimane anonimo, ci parla di un
mondo che ai nostri occhi ha dell’incredibile, del quale non abbiamo immediati riferimenti culturali. A differenza dell’Iliade o dell’Odissea di cui tutti abbiamo sentito
parlare i personaggi che compongono l’universo narrativo di questo libro ci sono sconosciuti. Se vi chiedo chi è Achille o Ulisse tutti sapete
rispondere, ma se vi chiedo chi è Scyld Scefing o la regina
Modthryth cosa mi rispondete?

E’ quest’aria di stranezza, l’illusione
di entrare in un mondo alieno alla nostra cultura mediterranea; storie e miti da una terra fredda dove si usano parole dal suono “diverso” (nelle traduzioni i nomi sono
semplificati ad esempio Scyld è diventato Shield Sheafson che
ricorda un eroe marvel).Una lingua dove i nomi sono composti da parole che indicano i punti di forza del personaggio: ad esempio Hrothgar è la combinazione di “esercito” e “lancia”.

L’ambientazione del poema è dettagliata ed
interessante. Vengono descritti pezzi di gioielleria anglo sassone,
si parla delle cortesie che si usavano presso la corte di re Hrothgar
e della regina Qealhtheow a Heorot, ci narrano delle canzoni che si usavano durante i banchetti reali, ad esempio la
saga di Finn (un poema nel poema) che canta della navigazione
sulla “rotta dei cigni” tra la svezia e la danimarca. Nel poema si parla
anche di una spada leggendaria che può essere brandita solo da un vero eroe perchè “dotata di vittoria, antica di giganti;
segno di prestigio per qualunque guerriero è la perla delle armi..,
era la più grande arma mai vista dall’uomo.” 

Come avete visto sin qui è un poema avvincente e misterioso e solo una singola copia del manoscritto è
sopravvissuta fino ai giorni nostri, inserita all’interno del Cotton
Vitellius.

L’autore (sicuramente un lui) visse,
attorno alla fine del primo millennio (il decimo secolo), ed ha
rielaborato in autonomia del materiale leggendario di origine nordica
creando un’opera originale sulla base di un patrimonio orale
preestistente. L’autore era certamente un cristiano, visti i
riferimenti alle sacre scritture, scriveva del mondo
pre-cristiano: un’inglese, che ci racconta dei suoi antenati e dei tempi in cui essi erano ancora in danimarca e nella svezia del sud, terra dei geati.

Beowulf, un grande guerriero geato, si
confronta con tre minacce del suo mondo: il mostro
Grendel (descritto nell’originale come un cane che respira
nell’oscurità, una specie di troll), la sua madre in lutto (chiamata
anche “la maledizione di Grendel” una specie di orchessa) e in
vecchiaia affronterà il wym o lindworm, parola anglo sassone che
indica il drago, ma anche il fato o la predestinazione. Li sconfigge
tutti ma il drago prima di morire colpisce l’eroe con del veleno che
ne consuma la forza e lo porta alla morte. Il poema termina con gli
eroici funerali di Bewolf, che viene ricordato come il più generoso
e gentile verso la sua gente e il più appassionato guerriero
smanioso di gloria.

La struttura del poema è talmente
semplice da poter risultare banale a noi lettori moderi abituati a plot super-complessi, ma non
bisogna scordare che si tratta del primo del suo genere e dell’unico
esempio di poema epico basato interamente sull’archetipo dello
scontro tra eroe e mostro. Strutturalmente è diviso in tre atti, uno
per ogni creatura che l’eroe affronta.

La contrapposizione mostro-uomo diventa
anche contrapposizione tra mondo umano fatto di ricche feste,
suntuosi banchetti e armoniosi valori feudali al mondo ostile e
mostruoso dell’altro “diverso”. I valori germanici: le
virtù della forza , il valore del guerriero, le gerarchie del
potere, su contrappongono al caos del mostruoso. La società narrata è basata
sull’onore e sul sangue versato in battaglia, non c’è posto, né
traccia, del femminile in quest’opera che parla di guerre e
battaglie. Persino la madre di Grendel non ha alcun’che di femminile
ma è solo un essere malvagio fine a sè stesso. Altro elemento fondamentale onnipresente nell’opera è l’oro che scintilla nei gioielli delle regine, nei tesori saccheggiati ai nemici o nei
premi ricevuti dai sovrani per il proprio valore. L’oro rappresenta il sommo premio a cui ogni guerriero aspira, l’onorificenza più ambita e pervade l’antica cultura guerriera  un po’ come il sesso viene rappresentato nella nostra cultura consumistica.

Indubbia è l’influenza che l’opera ha
avuto sulle generazioni di scrittori fantasy che si sono succedute
nei secoli. Gli autori che si sono ispirati a questo poema sono
decine, tra di loro posso ricordarti Tolkien che nel 1936 ha pubblicato un
suo studio sul poema, Heorot o Niven e Pournelle. Ci sono anche videogiochi, giochi di ruolo, serie tv e film che hanno preso spunto da Beowulf (non ve ne consiglio alcuno però perchè le opere holliwoodiane purtroppo hanno rappresentato l’opera in modo infedele)

Ti piacciono gli adattamenti moderni a
prose antiche, magari ispirati al poema di cui abbiamo parlato? 

Allora posso consigliarti di Michael Crichton Mangiatori di morte, e se sei un incorreggibile tifoso di chi fa
una triste fine allora c’è L’orco di John Gardner che racconta la storia di Grendel…ma alla fine di
tutto si torna a Bewoulf e alle sue eroiche gesta ispiratrici.

Il nostro viaggio nel tempo per oggi termina qui.

Ti auguro buona lettura e alla prossima! 👋

Alice Tonini