Riti di lettura invernale: storie che affrontano l’oscurità 🕯

Cari lettori del mistero e dell’ignoto, l’autunno è la stagione dei segreti che emergono, ma l’Inverno è la stagione dell’isolamento, dove le ombre si fanno più lunghe e i confini tra il reale e il soprannaturale si assottigliano.Quando il gelo sigilla le finestre e la neve attutisce ogni rumore esterno, la casa diventa un fortino fragile contro le forze esterne. È il momento ideale per accendere una candela, preparare la vostra tazza di tè o caffè rituale, e avventurarvi nelle storie che usano il buio e il freddo come veri e propri personaggi.

Vi propongo tre classici la cui lettura sotto il gelo non è solo consigliata, ma è un vero e proprio rito di iniziazione all’oscurità invernale.

1. Il Canto di Natale di Charles Dickens. Sappiamo tutti della conversione del vecchio e avaro Ebenezer Scrooge, ma troppo spesso dimentichiamo che A Christmas Carol (1843) è in realtà una storia di fantasmi potentissima e inquietante. Dickens non usa la dolcezza, ma la paura per scuotere l’anima del protagonista. È una Ghost Story di Natale, dove l’isolamento di Scrooge è squarciato da tre spiriti che non sono entità benevole, ma messaggeri ctonii, che lo costringono a confrontarsi con le ombre del suo passato, presente e futuro. Il mistero invernale: la nebbia che avvolge Londra, l’ufficio freddo come una tomba, e le apparizioni che infrangono la logica. Leggere Dickens in Dicembre significa partecipare a un rito di purificazione attraverso l’horror, ricordandoci che il vero gelo risiede nei cuori.

2. Le storie di M.R. James. Se amate i misteri che puzzano di pergamena antica e di conoscenza proibita, dovete recuperare le Ghost Stories di Montague Rhodes James (fine XIX, inizio XX secolo). James, un accademico e medievista, ambientava spesso i suoi racconti in tranquille biblioteche o chiese sferzate dal vento. Le sue storie non si basano sul sangue, ma su un orrore sottile e intellettuale. Personaggi che scoprono per caso manoscritti maledetti, che risvegliano entità spaventose, o che si imbattono in oggetti rituali di un passato dimenticato. Il freddo e il vento di Dicembre sono il perfetto accompagnamento per i suoi racconti, dove il silenzio dell’inverno permette ai sussurri degli antichi spiriti di raggiungere l’orecchio del lettore. È la letteratura perfetta per i ricercatori del mistero.

3. Frankenstein di Mary Shelley: Nessun inverno letterario è completo senza l’ombra di un esperimento fallito. Frankenstein (1818), pur non essendo strettamente una storia di fantasmi, è un capolavoro del Gotico dove il gelo e la neve simboleggiano l’isolamento e la disperazione. La creatura è nata da un “lavoro sporco” che infrange le leggi della natura. Gran parte della narrazione si svolge in paesaggi glaciali, dalle Alpi alla desolazione artica. La tormenta non è solo meteo, è l’anima di Victor Frankenstein e del Mostro: un vuoto freddo e inesprimibile. Leggere Frankenstein in Dicembre, quando le notti sono lunghe, ci costringe a riflettere sul lato oscuro della creazione e sulla solitudine del genio, un monito perfetto contro l’arroganza dell’intelletto.

Questi tre classici ci insegnano che l’Inverno non è solo un periodo di sosta, ma una tappa fondamentale del ciclo eterno: un momento per affrontare le nostre ombre, i fantasmi che ci perseguitano e le conseguenze delle nostre azioni.

E voi? Quale di queste letture sceglierete per sigillare le vostre finestre contro il freddo e invitare l’inquietudine nella vostra mente? Fatemi sapere nei commenti, alla prossima.

Alice Tonini

5 risposte a “Riti di lettura invernale: storie che affrontano l’oscurità 🕯”

  1. Avatar Sara

    The Terror, di Dan Simmons

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    1. Avatar Alice Tonini

      Grazie mille 👍

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  2. Avatar Ljus av Balarm

    Non conosco Ghost stories, quindi sicuramente lo cercherò! Grazie.

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    1. Avatar Alice Tonini

      Grazie a te per aver condiviso il tuo pensiero. 🧡👋

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  3. Avatar sillydeliciouslyf76523c1d3
    sillydeliciouslyf76523c1d3

    Anche iio come l’altra tua lettrice Ljus sono incuriosita dai racconti di M. R. James. Vedrò in biblioteca.

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Giganti della Letteratura: Dialoghi tra Sogni ed Illusioni

Lettori del mistero, il nostro viaggio tra i libri di formazione è finito, ma noi siamo già pronti ad intraprendere un’altro in compagnia di altre dieci opere. Ma questa volta saranno tutte donne.

Prima di procedere però voglio dedicare ancora qualche minuto per ricordare le ultime opere che abbiamo visto e ringraziare i nostri protagonisti per la compagnia che ci hanno fatto in questi mesi.

I nostri dieci uomini si sono riuniti in una stanza, avvolti nel fumo dei sigari e nel calore del caminetto. Non sono politici o magnati, ma i veri giganti della letteratura che hanno plasmato il nostro modo di vedere l’ambizione, l’amore e il significato stesso dell’esistenza. Nove sono figure di finzione che sentiamo reali, uno è l’unica voce storica nel coro.

Ci chiediamo cosa succede quando si incontrano Pip e Gatsby? Cosa scopre l’Uomo Invisibile quando discute la vita con Thoreau in un sanatorio svizzero?

Per mesi, abbiamo esplorato singolarmente le storie di questi giovani uomini, tutti uniti da una speranza: sfuggire alla povertà e trovare un posto nel mondo. Ora, per la prima volta, li abbiamo messi tutti nella stessa stanza. Preparatevi a sbirciare attraverso il vetro affumicato di questo incontro esclusivo, dove la conversazione non è solo “politica ed economia”, ma la spietata anatomia del sogno americano e l’eterna ricerca di significato.

Il primo gruppo discute amabilmente accanto ad una vecchia libreria impolverata. Si sono focalizzati sulla scalata sociale, confrontando l’Inghilterra vittoriana con il frenetico boom americano degli anni ’20. Pip (Grandi Speranze) e Jude (Jude l’Oscuro) hanno offerto un resoconto amaro delle mura di classe della Gran Bretagna del XIX secolo. Per uno la fortuna è stata una beffa, per l’altro l’istruzione è rimasta un miraggio. La domanda è passata a Clyde Griffiths (Una Tragedia Americana) e a Jay Gatsby (Il Grande Gatsby): la parete americana era davvero “più facile da scalare”?

La risposta, come avrete letto nei post, è arrivata attraverso le figure femminili: Estella, Sue, Sondra e Daisy. Ognuna è stata la musa, il trofeo o la rovina. Uno solo, alla fine, è emerso con un sorriso amaro, dimostrando che l’inganno di sé stessi è a volte la forma di successo più duratura. Chi è stato? Per rivivere la feroce discussione tra sogni infranti e auto-invenzione, clicca qui: Charles Dickens: l’inghilterra del 1800 con le sue grandi speranze e disperate illusioni, Pessimismo e Desiderio in Jude l’Oscuro, Clyde Griffiths: sogni e delitti in ‘Una tragedia americana’, L’Amore e il Sogno Americano nel Grande Gatsby 🍾.

La discussione nell’angolo accanto al caminetto è più accesa. Dopo un primo tentativo di aprire un dibattito sulla povertà, il Narratore Anonimo (Uomo Invisibile) ha trovato la sua dimensione in una discussione più profonda. Si è lasciato alle spalle il fervore politico di Harlem, si è seduto con l’eremita di Concord, Henry David Thoreau (Walden), e con il paziente alpino, Hans Castorp (La Montagna Incantata). La loro conversazione ha toccato il significato della vita vista da tre prospettive estreme: una vita invisibile nel sottosuolo, una vita scelta in solitudine in riva a un lago, e una vita sospesa dal mondo in un sanatorio.

Il contrasto tra la lotta per il riconoscimento (l’Anonimo), la ricerca dell’essenziale (Thoreau) e la contemplazione della morte (Castorp) ha creato un momento di rara, e a tratti surreale tensione. Per leggere il resoconto completo della loro indagine esistenziale, clicca qui: Razzismo e identità in L’uomo invisibile 📚, Riflessioni su Walden: Un Viaggio di Crescita Personale, La Montagna Incantata: Viaggio tra Amore e Filosofia.

La coppia più inaspettata affronta il tema della fede sorseggiando un brandy davanti ad un ampia finestra. John Grimes (Gridalo forte), straziato tra la sua famiglia e il rigido fuoco della Chiesa Pentecostale di Harlem, si è ritrovato a conversare con Frank Alpine (Il Commesso), il cattolico romano affascinato e in bilico sull’ebraismo. Entrambi hanno conosciuto l’esperienza amara della vita e si sono ritrovati a parlare di religione, non come una dottrina, ma come una disperata ricerca di espiazione e struttura morale.

La loro discussione non è incentrata sui dogmi, ma sul prezzo della redenzione.Scopri come due mondi così distanti si sono trovati uniti nel bisogno di una bussola morale:Il commesso di Malamud: tra sofferenza e redenzione, Gridiamo più forte con Baldwin e gli afro-americani del secolo scorso.

Mentre i gruppi si sciolgono, abbiamo individuato un’ultima, cruciale conversazione. Inman (Cold Mountain), il soldato disertore in cerca della strada per casa, ha trovato la saggezza non in Ulisse, il viaggiatore per antonomasia, ma in un uomo in attesa. Lo abbiamo messo a confronto con Robert MacIver (Regole per vecchi gentiluomini), l’unico uomo reale tra i presenti, un ottuagenario che ha vissuto e ora si confronta con le sue memorie di guerra. L’urgenza della fuga e del ritorno di Inman è stata messa a confronto con la saggezza della sosta e la contemplazione del tempo. Il vero viaggio, ha suggerito MacIver, non è quello verso casa, ma quello verso l’accettazione del passato. Per l’emozionante riepilogo sul tema del Nostos (il ritorno a casa), leggi qui: Cold Mountain: Storia di Guerra e Nostalgia 🐎

Cosa ne pensi? Quale tavolo avresti scelto per sederti? Il brandy è finito, i sigari si sono spenti, ma le loro domande restano accese. Non perderti l’occasione di approfondire queste conversazioni che ridefiniscono il canone e cerca le tue risposte negli articoli pubblicati.

Alice Tonini

Una risposta a “Giganti della Letteratura: Dialoghi tra Sogni ed Illusioni”

  1. Avatar sillydeliciouslyf76523c1d3
    sillydeliciouslyf76523c1d3

    Interessantissimo!!! Ma non sarei all’altezza di nessuna di queste conversazioni, anche se la sola capacità di ascoltarle è già molto.

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Riflessioni su Walden: Un Viaggio di Crescita Personale

Caro lettore dell’ignoto bentrovato per un altro appuntamento con gli inviti alla lettura, l’ultimo che parla dei viaggi di crescita dei protagonisti.

Nel 1845, Henry David Thoreau si allontanò dal mondo. Ma dove andò, e perché?

Iniziò a costruire una piccola capanna sulle rive di Walden Pond, un lago di proprietà del suo amico e mentore, Ralph Waldo Emerson. Il 4 luglio di quello stesso anno, nel giorno dell’indipendenza, si trasferì lì.

Visse principalmente dei vegetali che coltivava, integrando la sua dieta con un “sacco strano di carne indiana” che ogni tanto riusciva a procurarsi. Lì rimase per poco più di due anni, andandosene nel settembre del 1847 perché, come lui stesso scrisse, “aveva molte altre vite da vivere”.

Il libro che ne nacque, Walden, fu pubblicato solo sette anni dopo, nel 1854.

Il nome di Thoreau è ormai sinonimo di un ritorno alla natura e a una vita solitaria, un’icona per chiunque voglia fuggire dalla società moderna. Ma questa fama nasconde un’immagine incompleta, quasi un mito. Molti credono che durante la sua permanenza a Walden Pond non abbia mai rivolto la parola a un essere umano, vedendo il suo libro come un manuale per eremiti. Ma la verità è molto più intrigante.

In realtà, Thoreau non era affatto un eremita. Sebbene vivesse gran parte del tempo in compagnia di sé stesso, il suo diario rivela un’altra storia. Walden stesso elenca i visitatori che lo raggiungevano, e non erano pochi: a volte ne contava venticinque o trenta alla volta! Non solo, ma andava spesso in paese, ogni giorno o due, per tenersi aggiornato sulle ultime notizie, non solo dai giornali ma anche dai pettegolezzi che raccoglieva conversando con gli altri.

Descriveva questa esperienza come un toccasana in “dosi omeopatiche”, rinfrescante come il fruscio delle foglie o il salto delle rane. Addirittura, nel febbraio del 1847, a mesi di distanza dalla sua partenza, tenne due conferenze sulla sua vita al lago in un liceo. Non era un eremita solitario, ma uno scrittore talentuoso che usava la sua vita e il suo diario come materiale grezzo per un’opera meticolosamente rielaborata per anni. Il critico Michael West ha notato che Thoreau si diverte a giocare con l’idea che il lettore ha di lui, quasi a prendersi gioco del “solitario amante della natura”.

Walden è un libro misterioso che sfida ogni classificazione. È filosofia? Saggistica? Una biografia? Un manuale sulla natura? Mistico? Critica sociale? È tutto questo e nulla di tutto ciò. È un “libro-talismans”, con una forma organica scolpita da Thoreau durante la sua residenza nella natura. Man mano che lo si legge, si diventa consapevoli di una danza di opposti: civilizzazione/natura, passato/futuro, fantasia/esperienza, esseri umani/altri animali.

È un testo che nasconde la sua serietà sotto una superficie spiritosa. Le parti più divertenti del libro nascondono la sua tragica storia familiare, segnata dalla prematura scomparsa per tisi della madre, e quella stessa malattia un giorno lo avrebbe ucciso a soli 45 anni. Alcuni critici, come West, suggeriscono che questo spirito scherzoso sia un tentativo di esorcizzare la morte. Ma, in questo rifiuto della morte, risiede la magia del libro, il suo ottimismo per l’individuo e per la giovane nazione americana.

Il messaggio finale è un incantesimo potente, un atto di fede: “C’è ancora più giorno che deve sorgere. Il sole non è che una stella del mattino.”

Non si tratta solo di citare qualche frase qua e là ma di interiorizzarle, così come si dovrebbe memorizzare l’intero, celebre passaggio del secondo paragrafo della sezione 13, che inizia così: “Sono andato nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, affrontare solo i fatti essenziali della vita, e vedere se non potevo imparare ciò che essa aveva da insegnarmi, e non, quando fossi venuto a morire, scoprire di non aver vissuto.”

Carissimi lettori del mistero Walden non è un libro, è un rituale, un’esperienza che ti invita a guardare la tua vita e il tuo posto nel mondo con occhi diversi, proprio come fece lui.

5 risposte a “Riflessioni su Walden: Un Viaggio di Crescita Personale”

  1. Avatar wwayne

    Sul tema del viaggio è molto bello anche quest’altro libro: https://wwayne.wordpress.com/2020/08/23/un-sogno-da-realizzare/. L’hai letto?

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    1. Avatar Alice Tonini

      Non ancora, grazie mille 👍

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      1. Avatar wwayne

        Allora sono onorato di avertelo fatto scoprire: è davvero bellissimo nella sua semplicità. Colgo l’occasione per dirti che mi sono appena iscritto al tuo blog. Grazie a te per la risposta! 🙂

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  2. Avatar Silvia Lo Giudice

    Lo considero come un diario di un’esperienza inconsueta. Ne ho parlato anche io nel mio blog. Mi ha molto colpito non tanto la sua solitudine, che come dici bene tu, non è mai stata completa, quanto i riti (come il bagno nel lago) e le sensazioni legati a una vita dentro la natura. Buona serata

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  3. Avatar Giganti della Letteratura: Dialoghi tra Sogni ed Illusioni | Alice Tonini

    […] loro indagine esistenziale, clicca qui: Razzismo e identità in L’uomo invisibile 📚, Riflessioni su Walden: Un Viaggio di Crescita Personale, La Montagna Incantata: Viaggio tra Amore […]

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La Montagna Incantata: Viaggio tra Amore e Filosofia

Lettori del mistero ben trovati, oggi vi racconto una storia. Nel 1913. Thomas Mann ha un’idea per un racconto breve, un semplice corollario a Morte a Venezia. Ma il mondo sta per crollare e con l’arrivo della Grande Guerra, anche la sua visione si trasforma. Quel breve racconto diventerà La montagna incantata, un’opera monumentale di settecento pagine, pubblicata nel 1924, che gli varrà il Premio Nobel per la Letteratura cinque anni dopo.

Mann stesso, con ironia, suggeriva che per comprendere l’opera a fondo bisognerebbe leggerla due volte. Il suo non è uno scherzo, ma un invito a perdersi in una storia che è un vero e proprio caleidoscopio di saperi: medicina, politica, teologia, biologia, psicoanalisi, occulto. Un’esperienza letteraria che non si limita a essere letta, ma che va vissuta.

Il protagonista è Hans Castorp, un giovane orfano di Amburgo destinato a diventare ingegnere. Prima di iniziare la sua carriera, fa visita al cugino Joachim Ziemssen, un soldato che si sta curando dalla tubercolosi in un sanatorio sperduto tra le vette di Davos. Per Hans, dovevano essere solo tre settimane.

Ma il sanatorio non è un semplice ospedale. È un “reame” a parte, un mondo chiuso, sospeso nel tempo, con le sue regole e la sua magia sinistra. Si entra nel regno del “Bei uns hier oben” – di noi quassù. E una volta varcata quella soglia, il tempo si dilata, i confini si confondono. Hans, da visitatore, diventa paziente. Indossa la sua “divisa” di lino, prende la temperatura più volte al giorno e porta orgogliosamente le sue lastre ai raggi X come fossero medaglie al valore. Le tre settimane diventano sette anni.

Solo lo scoppio della guerra, un evento che distrugge il mondo esterno, riesce a strapparlo da questa prigione dorata. Ma prima di precipitarsi nel fango e nella violenza della battaglia, Hans vivrà un’educazione unica, fatta di vita, morte e amore, offerta da un luogo che è tanto seducente quanto letale.

La sua iniziazione all’amore arriva da Claudia Chauchat, una russa dal fascino selvaggio, descritta come un “gatto caldo”. Claudia sbatte le porte, si morde le unghie e incarna la mancanza di rigore dell’Europa dell’Est, un contrasto affascinante con la disciplina teutonica di Hans. I suoi occhi “kirghizi” e i fianchi stretti risvegliano in lui un ricordo della giovinezza e di un compagno di scuola per il quale provava un’attrazione complessa. Questo è uno degli indizi che ci fa capire le turbe irrisolte sull’identità sessuale di Hans, che più tardi si innamorerà persino dell’amante di Claudia.

La sua dichiarazione d’amore avviene in una lingua che è di per sé un incantesimo: il francese. Parlare francese, dice Hans, è come parlare in sogno, senza freni. Le sue parole si fanno audaci, erotiche, surreali: “Tu sei il Tu della mia Vita” e persino il grottesco “fammi baciare la tua arteria femorale”. Il narratore all’inizio sembra sminuire la serietà di queste parole, ma pian piano ci accorgiamo che sotto la superficie si nascondono verità più profonde e inquietanti.

L’istruzione di Hans non si ferma all’amore. Il sanatorio è un teatro di duelli verbali tra due figure opposte, quasi archetipiche:

* Settembrini, l’umanista razionalista che a tratti è la voce di Mann stesso, a tratti una sua parodia.

* Naphta, il gesuita comunista ed ebreo, che vede nel terrore un desiderio intrinseco della società.

Da questi dibattiti, Hans impara a conoscere sé stesso. Ma la vera rivelazione arriva durante una sciata. Si perde in una tormenta di neve, dove le allucinazioni prendono il sopravvento, mostrandogli visioni di delizie arcadiche e terrore macabro. Resiste alla tentazione di addormentarsi per sempre nella neve, risvegliandosi “invalido” e trasformato.

Carissimi lettori del mistero, se le storie fossero sport, questo romanzo sarebbe un triathlon: una prova estenuante, ma la cui ricompensa per la mente è immensa. Non a caso i figli di Mann lo chiamavano Z per “Zauberer”, il mago. Ed è proprio questo che è La montagna incantata: un’opera che, con il suo mix di mistero, magia e folklore dell’anima umana, incanta e ti rapisce.

Alice Tonini

3 risposte a “La Montagna Incantata: Viaggio tra Amore e Filosofia”

  1. Avatar sillydeliciouslyf76523c1d3
    sillydeliciouslyf76523c1d3

    Tanti libri che tu presenti io non li leggerò mai per questo leggo volentieri le tue “recensioni”,che trovo sempre interessanti. CIAO!

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  2. Avatar La tana dei libri

    Ho impiegato un anno per finirlo, ma non rimpiango un solo minuto e una sola parola. In effetti sarebbe proprio da rileggere, però tra un po’ di tempo 😄

    Bella recensione!

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  3. Avatar Giganti della Letteratura: Dialoghi tra Sogni ed Illusioni | Alice Tonini

    […] Il contrasto tra la lotta per il riconoscimento (l’Anonimo), la ricerca dell’essenziale (Thoreau) e la contemplazione della morte (Castorp) ha creato un momento di rara, e a tratti surreale tensione. Per leggere il resoconto completo della loro indagine esistenziale, clicca qui: Razzismo e identità in L’uomo invisibile 📚, Riflessioni su Walden: Un Viaggio di Crescita Personale, La Montagna Incantata: Viaggio tra Amore e Filosofia. […]

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Clyde Griffiths: sogni e delitti in ‘Una tragedia americana’

Lettore dell’ignoto oggi continuiamo i nostri appuntamenti degli inviti alla lettura e stavolta ti parlo del libro di Theodore Dreiser “Una tragedia americana”. Mi scuso profondamente per l’assenza ma purtroppo questo novembre è per me davvero molto impegnativo dal punto di vista lavorativo e visti i tempi che corrono non ho modo di fare altrimenti.

Dreiser se ne andò dalla città di New York qualche giorno prima che il suo libro venisse pubblicato, siamo nel Dicembre 1925, perchè non voleva affrontare le recensioni che secondo le sue previsioni avrebbero dovuto essere terribili. Vi faccio notare solo che qualche settimana prima l’autore Lewis Sinclair si rifiutò di recensire il libro perchè non la trovò di suo gusto.

Un mese più tardi l’autore, che nel frattempo aveva trovato casa a Fort Lauderdale, ricevette la notizia della vendita di diciassettemila copie. Un bel colpaccio e una bella gratificazione. Qualche giorno dopo fece una inusuale annotazione nel suo diario: il venditore di locale di libri e l’assistente alla cassa della First National Bank sono venuti a congratularsi con me riguardo al mio libro.

Più tardi il libro venne bannato dall’ intera città di Boston e molto probabilmente questo favorì il suo successo commerciale. Lo scrittore H.L.Mencken suggerisce ai lettori svogliati (ma sono certa che i lettori dell’ ignoto non lo sono), e a quelli che hanno poco tempo, di saltare la prima delle tre lunghe sezioni del libro, quella che tratta della prima adolescenza del protagonista Clyde Griffiths.

Ha vent’anni quando lo incontriamo, segue sconsolato i suoi genitori che pregano e cantano in chiesa e i trascorre il tempo con i suoi coetanei per le vie di Kansas City. Il giovane Clyde desidera una vita lontano dalla sonnolenta monotonia della sua vita quotidiana e sogna di andarsene. Sua sorella Esta fugge per prima. Tornerà presto, disperata, abbandonata e incinta. Tutti dettagli della storia che prefigurano quano accadrà più tardi al protagonista che però non presta alcuna attenzione allo sfortunato destino della sorella totalmente assorto nella sua continua ricerca di un avvenire brillante e luminoso. Lavorare come fattorino gli procurerà un primo assaggio di una vita diversa da quella vissuta fino a quel momento, ma quando la macchina in cui è passeggero investe e uccide un bambino, è costretto ad abbandonare Kansas Citi. Questo evento ci suggerisce quello che più tardi diverrà evidente come difetto del personaggio: la codardia morale e mentale del protagonista.

La famosa seconda sezione del libro ci racconta delle vicissitudini di Clyde a Lycurgus, New York. Qui ha la possibilità di incontrare un parente che possiede una azienda e il nostro protagonista diventa un supervisore nel dipartimento che stampa collari. Qui si innamora della bella e dolce Roberta Alden. Le regole aziendali impediscono relazioni tra i manager e gli impiegati ma Clyde fa pressioni su Roberta per degli incontri clandestini. Dopo qualche mese di passione proibita, il bell’aspetto di Clyde fa colpo nella luminosa vita sociale di Lycurgus e lui finisce tra le braccia della bellissima Sondra Finchley (Qui viene subito in mente la bella Liz Taylor che ricoprì il ruolo di Sondra nel film del 1951 A Place in the sun; Montgomery Clift e Shelley Winters completarono il cast superbo nel triangolo amoroso nella versione cinematografica della novella dal titolo cambiato).

Gli eventi precipitano inesorabili. Roberta resta incinta. Il nostro protagonista spera inutilmente in un aborto, e Roberta chiede il matrimonio con lettere che farebbero a pezzi il cuore di qualsiasi lettore dell’ ignoto ma lasciano Clyde indifferente. Un articolo di giornale ispira Clyde che decide di ucciderla. L’autore ci dettaglia i cambiamenti di idea dell’ultimo minuto di Clyde ma il destino ride e causa un improvviso e disastroso incidente navale. Roberta affoga e Clyde si infila giacca e cappello per raggiungere Sondra e i suoi amici e trascorrere il week end con loro.

Nella parte tre viene presentato il processo, l’accusa e l’esecuzione del sensibile ma egoista Clyde. Interessanti personaggi minori fanno capolino tra le pagine, ad esempio abbiamo un avvocato egoista e opportunista, un prete sensibile e un compagno di cella intelligente nel braccio della morte, e nell’ultima parte fa la sua apparizione anche la fiera madre di Clyde che lo ama profondamente fino alla fine.

Il mondo creato dall’autore è credibile anche se lo stile di scrittura è improvvisato. L’autore, penultimo di tredici figli nati da madre illetterata, può essere indicato forse come il peggiore scrittore di grandi novelle del mondo. Lo stile è inetto ma quest’uomo ha una personalità forte e interessante che gli ha vinto amicizie importanti. Chi altri al suo funerale può dire di avere avuto una lettura fatta da Charlie Chaplin?

Alice Tonini

Una risposta a “Clyde Griffiths: sogni e delitti in ‘Una tragedia americana’”

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