Il potere della maschera: carnevale e identità 👺

Carissimi lettori del mistero, tradizionalmente Febbraio è il mese in cui il mondo, prima di purificarsi con la Quaresima, concede a sé stesso un periodo di follia rituale: il carnevale.

Per noi lettori, il carnevale non è solo una festa di colori; è un momento esoterico e psicologico in cui le regole sociali vengono sospese, e il cuore di questo rito è la maschera: un oggetto che nasconde il volto, ma, paradossalmente, rivela l’anima. Indossare la maschera è l’atto più estremo di annullamento dell’identità, ed è un’azione carica di potere, di liberazione e, soprattutto, di pericolo.

Storicamente, la maschera di carnevale affonda le sue radici in antichi rituali agrari (come i Saturnali romani) in cui l’ordine sociale veniva temporaneamente sovvertito per propiziare la fertilità e la fortuna. Storiacamente indossare una maschera permetteva di eminare lo status sociale: sotto il velluto o la cartapesta, non esistono più padroni e servi, ricchi e poveri. Tutta la falsità sociale, la stessa che critichiamo nei “grandi signori” e negli ipocriti, viene disinnescata lasciando spazio a uguaglianza e ironia. La maschera è il permesso di agire al di fuori del proprio codice morale quotidiano, prendendosi gioco della morale. È l’incarnazione temporanea di Mr. Hyde, senza le conseguenze del Dottor Jekyll (almeno in teoria).

Il carnevale è un’ultima, grande celebrazione della forza caotica prima che l’ordine simboleggiato dalla Quaresima venga ristabilito. Non si tratta di un nascondiglio; è un portale per una personalità alternativa. Il vero mistero, e il pericolo, risiedono in ciò che succede quando la maschera viene tolta e l’identità viene svelata.

Come ci ha insegnato Stevenson, se si dà troppo potere all’ombra o a un’identità fittizia, essa rischia di prendere il sopravvento. Quando indossi la maschera, sei libero di essere più audace, più crudele, più seducente; c’è il rischio che la tua mente, abituata all’energia sfrenata e senza conseguenze della maschera, si innamori di quell’identità temporanea. Per chi è già a disagio nella propria pelle o per chi è abituato a vivere nella falsità quotidiana, il ritorno all’identità autentica può essere traumatico.

La maschera di carnevale è tolta per rito, ma la maschera dell’ipocrita si cementa sempre più al viso. Il rito della maschera, quindi, ci interroga: siamo più autentici quando siamo costretti a fingere chi siamo (identità sociale), o quando siamo liberi di essere qualcun altro (identità mascherata)?

Per il ricercatore e lo scrittore, la maschera può essere uno strumento prezioso, se usata consapevolmente: quando si crea un antagonista o un personaggio complesso, per migliorare l’immersione si può provare ad indossare la sua maschera mentale. Sospendete il vostro giudizio e agite solo in base al codice morale segreto di quel personaggio. Scoprirete che agire come loro vi rivelerà le loro motivazioni più profonde.

Il carnevale è vicino, usiamolo come un esperimento psicologico controllato. Chiediamoci: cosa scelgo di essere? E cosa fa questa nuova personalità che la mia “vecchia” personalità non avrebbe mai osato fare? Onoriamo la libertà, ma dobbiamo essere pronti a riprendere il controllo il giorno dopo. Il carnevale è un richiamo alla verità: solo chi è saldo nella propria identità può permettersi di perderla, anche solo per un giorno. E voi, cari lettori, se poteste indossare una maschera che vi liberi da ogni giudizio, quale identità segreta scegliereste di rivelare? Fatemi sapere nei commenti. Alla prossima.

Alice Tonini

Una risposta a “Il potere della maschera: carnevale e identità 👺”

  1. Avatar Gaia Zol
    Gaia Zol

    Che bell’articolo, anche perché spesso pensiamo che Carnevale sia solo una cosa per bambini. Se potessi, mi trasformerei in una strega del Medioevo, con un bel velo nero e un’ampia gonna scura. Niente corsetto, eh!

    "Mi piace"

Lascia un commento

Riti della Candelora: Dalla Luce al Rinnovamento 🕯️

Bentrovati lettori del mistero e dell’ignoto, febbraio è arrivato e siamo qui a parlare di cosa ci aspetta nelle prossime settimane. Questo mese c’è il Carnevale, San Valentino, ma voi l’avete mai festeggiata la Candelora? O magari conoscete qualche tradizione legata all’arrivo della primavera? Fatemi sapere 🥰

Sapevate che la posizione delle candele durante la messa della Candelora può prevedere il tempo meteorologico dei prossimi mesi? In pratica si dice che se la candela più alta pende verso destra l’estate sarà calda e soleggiata. Se la candela pende verso sinistra l’estate sarà piovosa e fresca, e se la candela rimane dritta sarà equilibrata con alternarsi di sole e pioggia.

La Candelora è una ricorrenza ricca di tradizioni e rituali che si sono tramandati nei secoli, molti dei quali sono arrivati fino a noi.

Viene celebrata il 2 di febbraio e introduce un momento fondamentale di passaggio nell’anno. Dal punto di vista religioso si commemora la presentazione di Gesù al Tempio, ma a livello popolare è legata a una serie di usanze e credenze che riguardano il clima, l’agricoltura e la vita quotidiana. Segna il passaggio dall’inverno alla primavera.

Il rito centrale della festività è la benedizione delle candele. Esse vengono benedette in chiesa e poi portate a casa per portare la luce e la protezione dal male. In alcune regioni italiane si accendono falò per scacciare il freddo e il buio dell’inverno, simboleggiando rinnovamento e rinascita.

In passato era legata a riti propiziatori per garantire un buon raccolto e si facevano benedire gli attrezzi agricoli e gli animali, anche domestici. C’erano poi dei rituali scaramantici per proteggere i campi.

Un detto interessante è ” Se la Candelora non piange l’inverno si allunga” che presagiva la fine o meno della stagione fredda. Sebbene la tradizione della Candelora sia tipicamente italiana possiamo trovare feste simili in altre culture, spesso con rituali e significati differenti. Ma da dove ha origine questa ricorrenza?

Le origini della Candelora sono affascinanti e intrecciano elementi religiosi, culturali e popolari. Come ho già anticipato le radici cristiane le possiamo fare risalire alla Presentazione del Signore. Secondo il Vangelo di Luca, 40 giorni dopo la nascita di Gesù, Maria e Giuseppe portarono il bambino al Tempio di Gerusalemme per la sua presentazione al Signore, come prescriveva la Legge ebraica. In questo momento, il vecchio Simeone riconobbe in Gesù il Messia tanto atteso.

La celebrazione della Candelora è strettamente legata al tema della luce. Gesù, infatti, viene definito da Simeone “luce per illuminare le genti”. Da qui l’usanza di benedire le candele, simbolo della luce divina che illumina le tenebre. Indubbie però sono le radici pagane, è molto probabile infatti che questa festa abbia assorbito elementi di culti pagani preesistenti. In particolare, si pensa che possa essere legata a feste romane legate al culto della fertilità e alla purificazione, come i Lupercalia. Questi culti si diffusero rapidamente in tutto l’Impero Romano e, nel corso dei secoli, si arricchirono di significati e usanze locali. Assorbiti dalla tradizione cristiana Inizialmente venne chiamata Ipapante (incontro in greco) e indicava proprio l’incontro tra la Sacra Famiglia e Simeone. Il termine “Candelora” si diffuse in seguito, proprio per sottolineare l’importanza delle candele nella celebrazione.

Ma perché proprio il 2 febbraio? La data è legata al computo dei 40 giorni successivi alla nascita di Gesù. Questo periodo di 40 giorni ha un grande valore simbolico in molte religioni, e rappresenta un tempo di purificazione e preparazione spirituale.

In sintesi la Candelora è una festa ricca di significati e simbolismi, che affondano le proprie radici nella tradizione cristiana e in culti pagani più antichi. La luce, la purificazione e il rinnovamento sono i temi centrali di questa celebrazione, che continua a essere viva e sentita in molte parti del mondo.

Anche per oggi è tutto, caro lettore del mistero per ora ti devo salutare. Alla prossima e buona lettura.

Alice Tonini

Lascia un commento

Carnevale oscuro: le maschere e i segreti della festa più irriverente dell'anno

 Buongiorno lettori

Oggi facciamo un viaggio nei misteri del carnevale, la festa che in questi giorni sta animando le piazze di tutta italia.

Forse non tutti lo sapete perchè oggi il carnevale è una festa cattolica ma le tradizioni carnevalesche risalgono a molto prima del cristianesimo, si ipotizza che questa festività risalga al periodo della roma pagana quando si festeggiavano i Saturnali (iniziavano il 17 dicembre circa) o le feste dionisiache della grecia classica. Durante queste feste le norme sociali e le leggi venivano sospese e gli schiavi potevano diventare re e dileggiare i padroni. Le tradizioni e i costumi venivano rovesciati nel nome del dio Saturno (dio della semina) la cui grazia avrebbe garantito un ricco raccolto. Vi ricordo che Saturno era considerato una divinità sotterranea, questo collega la sua figura ai demoni secondo la visione cristiana, anch’essi legati al mondo infernale.  Ma ci torniamo tra un attimo.

Il carnevale ha un grande valore simbolico e spirituale dove l’ordine viene sostituito dal caos e durante quei giorni poteva succedere di tutto. Le stesse maschere tradizionali richiamano i demoni che in quei giorni di festa tornano sulla terra a compiere malefatte, o almeno così sostengono gli studiosi di folklore.

Il lato oscuro e misterioso del carnevale ha portato nel tempo a diversi episodi di violenza popolare durante i festeggiamenti, anche recenti, che condensano scontento e contestazione nella delinquenza incontrollata. Vi ricordo che oggi il carnevale è una festa per bambini ma nei secoli passati erano gli adulti a festeggiarlo e a farlo diventare una valvola di sfogo.

Durante queste feste si indossavano le maschere per assumere le sembianze di un altra persona, in questo modo sparivano gli obblighi e le divisioni di casta, la quotidianità veniva travolta dai giochi e ognuno era libero di lasciarsi andare a scherzi e goliardie. Tutto era lecito e non c’erano più regole.

Il carnevale rappresenta il caos che precede l’inizio della quaresima, un periodo di 40 giorni dove prevale il pentimento e il digiuno.

Di carnevali famosi ne esistono tanti e altrettanti sono finiti male. A Londra recentemente le celebrazioni della comunità caraibica sono finite in accoltellamenti e violenze sessuali. A Colonia l’elenco delle aggressioni sessuali e delle lesioni personali è infinito. Di questi episodi se ne trovano anche in Italia, basta una veloce ricerca su google.

Ma questi comportamenti violenti erano usati anche nel passato. E per darvene un esempio non ho bisogno di portarvi molto lontano, ci fermiamo a Venezia. Nell’antichità nella città lagunare venivano organizzate “feste” carnevalesche che erano veri e propri combattimenti tra animali e persone. C’erano combattimenti o “cacce” con i tori o con gli orsi. Si trattava di eventi che molto spesso terminavano con la morte dell’animale e gli incidenti e le risse capitavano ogni volta. Un altro dei giochi preferiti dei veneziani era la guerra dei pugni, un  cruento combattimento tra singoli o gruppi per il possesso di un ponte. Spesso tali incontri finivano in un bagno di sangue con morti e feriti.

Ma torniamo alle nostre maschere e alla loro vicinanza simbolica ai demoni e alle creature infernali. 

Gli studi folkloristici sulle tradizionali maschere italiane ci raccontano non solo il lato fantasioso e ironico, nato nel 1500 con la commedia teatrale, ma c’è anche un lato simbolico molto più antico. 

Il costume di Arlecchino con i suoi colori sgargianti che tradizionalmente sono stati cuciti da diversi vestiti per un bimbo povero e la maschera nera richiamano la forma di un demone. Andando indietro nel tempo troviamo che la maschera di Alecchino come la conosciamo noi oggi è stata ufficializzata dalla commedia nel 1500 ma prima c’erano gli Herlechini. Erano gruppi di forze infernali in processione di cui facevano parte briganti, prostitute e assassini per la gran parte morti da tempo, capitanate da un gigantesco guerriero armato di mazza. La tradizione delle processioni di questi gruppi di peccatori viene fatta risalire all’area germanica dove il re degli inferi è Herlechin o Harlechin. Alichino è un demone presente anche negli inferi della commedia di Dante con caratteristiche grottesche e comiche ed è in quel modo che veniva impersonato durante tutto il medioevo. 

La maschera napoletana di Pulcinella con le sue movenze iperattive e leggiadre impersonerebbe lo spirito dei morti. Il costume di Pulcinella originale è molto diversa da quello che conosciamo oggi. In origine la figura di Pulcinella viene fatta risalire alla maschera di Maccus, personaggio delle Atellane romane (spettacoli popolari tipo teatro dialettale). Impersonava i sileni, i servi dalla faccia bitorzoluta o i satiri. E’ un demone salvatore che con l’ironia riesce a tirarsi fuori anche dalle situazioni più spinose.

Le maschere veneziane, silenziose e inespressive nel loro splendore richiamano i fantasmi. Ed è lunga la tradizione veneta e friulana in fatto di maschere, a Venezia i primi festeggiamenti di cui abbiamo testimonianza risalgono al 1200 e i fabbricanti di maschere veneziani si sono riuniti nel 1400.

Cambiamo regione?

Vi porto in sardegna dove i Mamuthones dalla maschera nera e gli Issohadores dalla maschere bianche si muovono in lunghe processioni. Sono figure che risalgono alla tradizione agreste e la loro origine si è persa nei secoli. I Mamuthones sono muti, portano dei campanacci con vestiti di pelliccia e si muovono in lente processioni, gli Issohadores li accompagnano prendendo le persone al lazzo e chiacchierando con loro. Si tratta di una tradizione che ricorda i Krampus o i Silvesterklaus.

Piaciuto il nostro giro a conoscere i segreti delle maschere di carnevale?

Come al solito vi invito ad aprire un buon libro per leggere e rilassarvi, alla prossima.

Alice Tonini

Libri sotti i portici 2023, si parte!

 Prima domenica di febbraio; oggi è ripartito il mercato dei libri a Castel Goffredo, in provincia di Mantova.

 Purtroppo a causa dell’influenza non ho potuto partecipare per vendere ma ho fatto comunque una passeggiata nel pomeriggio quando le temperature erano più miti.

Come potete vedere dalle fotografie,  nonostante il tempo freddo ma soleggiato nel pomeriggio non ho incontrato molte persone in giro. Gli organizzatori mi hanno riportato che durante la mattinata c’è stato pieno fino a mezzogiorno. E questa per noi è una buona notizia.

Questa era l’edizione che precede i tradizionali festeggiamenti del carnevale quindi oltre al tortello amaro e ai prodotti come biscotti e schiacciatine all’erba amara, sempre disponibili, il cibo da strada acquistabile erano i dolci di carnevale. Come molti di voi già sapranno le lattughe o chiacchiere sono un dolce tipico del mantovano, simili alle frappe. Altrettanto antica è la tradizione delle favette, piccole frittelle che tradizione vuole fossero servite addirittura sulla tavola dei Gonzaga durante le festività del carnevale. In realtà la tradizione delle favette o castagnole o frittelle è diffusa in tutta Italia e ha radici talmente antiche che è difficile risalire all’origine. Ogni regione ne ha una sua versione più o meno elaborata con l’aggiunta all’impasto di uvetta, liquori o farina di castagne.

L’ultimo venerdì di carnevale a Castel Goffredo è tradizione che venga fatto il Carnevale Gnoccolaro. Tradizione documentata dal 1872, in nome di Re Gnocco vengono allestite le cucine in piazza che distribuiscono gratuitamente gnocchi a tutti.  Quindi se passate da queste parti non mancate di farci visita, potrebbe esserci un piatto di gnocchi fumanti anche per voi.

I mercatini sono ufficialmente ripresi, speriamo che anche quest’anno sia positivo e che la bella stagione arrivi presto a riscaldare vie, portici e piazze. Noi siamo pronti e abbiamo ricominciato, vi aspettiamo numerosi alla prossima edizione di marzo.

Se siete interessati ad un corso di scrittura, presso il Mast a Castel Goffredo, nei prossimi mesi ci saranno tre incontri tenuti da me con incontri ed esercitazioni per meglio comprendere le tecniche e sbirciare i segreti della stesura di un romanzo.

Se volete restare aggiornati sulle ultime novità iscrivetevi alla newsletter (vi chiedo cortesemente di cercare nella spam le prime mail, purtroppo il sistema spesso le cestina in modo automatico), presto ci sarà un interessante “REGALO” in anteprima per tutti gli iscritti.

Ma per ora, buona lettura a tutti e alla prossima.
Alice Tonini