Libri sotto i portici, prima edizione 2021

Finalmente dopo 8 mesi di stop il 4
luglio il mercato è ripartito anche quest’anno.

   La speranza del comitato organizzativo
è che questa volta la riapertura possa essere più duratura visto che l’anno
scorso siamo riusciti a rimanere aperti solo fino ad ottobre, poi la
pandemia ci aveva costretto a chiudere.

   Domenica sotto i portici di Castel
Goffredo c’era molta gente, il picco di presenze è stato raggiunto
tra le 10.30 e le 11.30, dopo l’ora di pranzo l’affluenza è calata sensibilmente. Purtroppo durante il
pomeriggio ha piovuto e i banchi sono stati ritirati prima del
previsto.

Il mercato si è svolto nel rispetto
delle norme anti covid che hanno obbligato espositori e visitatori ad
indossare la mascherina durante tutta la loro permanenza all’interno
dell’area espositiva, i controlli da parte dei volontari
dell’associazione dei carabinieri hanno permesso il sereno
svolgimento dell’evento.

Per quanto mi riguarda sono stata
assegnata al turno della mattina, stavolta ero addetta al banco frigo
con tortelli all’erba amara e amarcookies. L’amarcookie è un
biscotto al cioccolato fondente con gelato all’erba amara che è protagonista indiscusso delle edizioni estive del mercato mentre il
tortello all’erba amara lo conoscete tutti e a Castel Goffredo è
sempre protagonista delle tavole. Ovviamente tra una chiacchiera e l’altra
(d’altronde qualcuno deve pur curare le relazioni con il pubblico) ho
fatto ottimi affari. Miracolosamente sono riuscita a non mangiare
niente purtroppo però ho trovato un paio di libri interessanti e ho
dovuto per forza prenderli, niente spoiler ma ci sarà un post
apposito.

Il ritorno del mercato è stato
protagonista anche di un servizio di TeleMantova, qui vi do il link per vedere una anteprima dell’intervista.

Tirando le somme possiamo dire che la
pioggia pomeridiana non ha rovinato l’edizione di luglio 2021 che si
è chiusa con un bilancio più che positivo.

Buona lettura e alla prossima edizione.

Alice Tonini

L'erba amara di Castel Goffredo: tra leggende e buona cucina

   Oggi vi porto a conoscere l’erba amara di Castel Goffredo, tanto amata da tutti i mantovani. 

   Non si tratta di un’erba qualsiasi ma è speciale e ovviamente ha a che
fare con curiosità legate al mondo dei libri.

Il nome latino della pianta è balsamita major var. tanacetoides in italiano diventa balsamite.

 Son sicura che molti di voi la conoscono
già, magari con altri nomi. In piemonte è conosciuta con il nome di
erba di San Pietro, erba della Madonna in toscana o erba vona nelle
Marche. In inglese è l’alecost, in germania abbiamo la Balsamkraut,
in francia la menthe de Notre Dame e in Spagna l’hierba de Santa
Maria.

L’origine dell’erba amara è incerta ma
quasi tutte le fonti indicano la sua terra di provenienza in oriente, asia minore,
più precisamente nel caucaso e in iran settentrionale dove ancora
oggi è molto diffusa e utilizzata.

Si tratta di un’ erba conosciuta dagli
antichi egizi, dai greci e dagli antichi romani. Durante il medioevo
era di facile reperibilità in qualsiasi giardino o orto. Utilizzata
per fare balsami medicamentosi, mescolata negli incensi durante i
riti religiosi, testimonianze ci dicono fosse usata anche nella
produzione della birra.

Oggi è un’erba rara, in alcuni
continenti come l’australia e l’america del nord è diventata quasi
introvabile. 

Qui in italia negli ultimi anni si è assistito ad una
sua graduale rivalutazione. I punti di riferimento principali restano
le officine di Santa Maria Novella a Firenze dove viene utilizzata
nella produzione di pasticche e profumi e Castel Goffredo a Mantova
dove viene utilizzata in gastronomia.

Non tutti conoscono l’origine curiosa
di uno dei nomi dell’erba: Bibleleaf o foglia della Bibbia. Racconta
la leggenda che i Puritani americani, che professavano la semplicità
del culto, l’esclusione dei paramenti sacri, delle immagini, delle
candele e di altri oggetti sacri come il crocifisso, tra il ‘700 e
l’800 utilizzassero le foglie di balsamite come segnalibro tra le
pagine della bibbia durante le ore di preghiera probabilmente a causa
del suo forte profumo aromatico che le è valso anche il nome di
menta romana.

Dal 2004 circola una pubblicazione molto interessante sull’argomento: Il gioco dell’erba amara di P. Polettini e L. Corresini. Recentemente è stato ripubblicato in una nuova edizione estremamente interessante con indicazioni storiche ma anche ricette da provare a casa. Lo consiglio a chi sia interessato alla storia delle erbe aromatiche e anche a chi vuole provare nuove combinazioni curiose in cucina

Se siete interessati alla sua coltivazione forse non sapete che la tradizione indica come periodo migliore per raccogliere le foglie da metà giugno a metà luglio. Si dice che queste siano le
settimane durante le quali la pianta è più profumata e ricca di oli
essenziali. Ma è buona tutto l’anno credetemi, soprattutto nel ripieno dei tortelli.

Visto che ogni anno a metà giugno a
Castel Goffredo c’è la tradizionale festa del tortello amaro direi
di cogliere l’occasione per unirvi a noi e assaggiare questo prodotto
unico che non troverete da nessun’altra parte, ve lo assicuro.

Un saluto e buona lettura a tutti.

Alice 

Inaugurazione nuova sala archeologica museo Mast di Castel Goffredo

 

   Finalmente dopo la lunga attesa causata dal covid il 2 giugno 2021 è stata
inaugurata la nuova sezione archeologica del Mast Castel Goffredo
dedicata ai più antichi ritrovamenti archeologici avvenuti in zona.

   A darci il benvenuto c’è ancora la nostra amata Madonna Vestita ma ora il percorso museale inizia con l’esposizione dei ritrovamenti avvenuti in territorio castellano presso il sito dove si trovano le attuali piscine: in via svezia. Principalmente si tratta di resti di vasellame prodotto in nord africa ma non mancano le sorprese ed i pezzi interessanti.

Per l’occasione abbiamo avuto dei graditi ritorni. Alcuni bellissimi reperti recuperati in territorio castellano in anni di ricerche dei gruppi archeologici di Castel Goffredo e Remedello e che erano stati esposti presso altri musei oggi finalmente hanno trovato la giusta collocazione nelle sale del Mast. 

Un esempio è questo Askos in bucchero, un vaso utilizzato per liquidi oleosi, rinvenuto in località Santa Maria Maddalena e conservato fino a poco tempo fa presso i Musei Eremitani di Padova.

Il percorso vede esposti anche i ritrovamenti avvenuti presso il sito di Codosso, per chi è della zona stiamo parlando delle vicinanze di Bocchere, in questo caso i reperti principali sono monete. 
Ma ci sono anche degli splendidi gioielli, pietre intagliate, spille e frammenti di specchietti.

Nella sala successiva, come già avevo anticipato sulla mia pagina instagram, troviamo Magia Polla che ci racconta la vita degli antichi romani. 

Madre del poeta
Publio Virgilio Marone la leggenda vuole che la sua tribù romana di appartenenza, la gens Magia di Casalpoglio, fosse originaria di una colonia cremonese ed avesse probabilmente una proprietà terriera in zona. Magia Polla sposò Vergilius Maro e
con lui ebbe tre figli: Silone, Flacco e Publio Virgilio Marone che si racconta che venne partorito nel territorio di Castel Goffredo o
nel podere di Andes vicino a Mantova. Io preferisco pensare che fosse di Castel Goffredo anche lui.

Se verrete a visitare il museo sarà lei stessa a raccontarvi non solo la sua storia ma anche cosa mangiavano e bevevano, dove vivevano e come lavoravano. 

Questa stele funeraria in pietra di Botticino e del peso di oltre 700 kg ora è esposta presso le sale archeologiche ma è stata ritrovata nelle vicinanze della chiesa parrocchiale di Casalpoglio e trasferita  poi nel Museo Patrio di Brescia che l’ha riportata a Castel Goffredo la scorsa estate. Nella stessa area espositiva troviamo anche le macine in pietra di un mulino, fondamentali per la produzione della farina.

Il percorso continua poi con le monete romane del sito di Codosso databili dall’età repubblicana alla caduta dell’impero (II secolo a.C – V secolo d.C.).

Una piccola, ultima ma simpatica curiosità. Questa che vedete qui sotto è una embrice, per intenderci potremmo paragonarla ad una moderna tegola. Mentre questa tegola era lasciata ad asciugare un cane ha lasciato la sua impronta impressa.

Tutto qui?

Ovvio che no, ma il Mast di Castel Goffredo vi aspetta per raccontarvi ancora tante storie e curiosità. 
E sono sicura che tornerò a parlarne anche io.
Noi per ora ci salutiamo, buona lettura.
Alice

Una splendida festa di morte

    Era il lontano 1977 e non tutti sanno che il libro dal titolo Una splendida festa di morte dal 1981 in poi è diventato Shining

La mia edizione del 1995

   Dal 1977 al 1981 il romanzo ha cambiato parecchie volte nome, da Darkshine a The Shine ed ha il merito di essere stato il primo romanzo di Stephen King in edizione economica ad entrare nella classifica del New York Times contando circa quattro milioni di copie vendute in un anno nei soli Stati Uniti. L’edizione del 1978 di Una splendida festa di morte è rarissima e molto ricercata, ne esiste addirittura una con “quaranta pagine fantasma” alla fine del romanzo ripubblicate solo nel 2017 dalla Cemetery Dance Publications.

Sono il lupo cattivo!
(Heeere’s Johnny!)

S.King, Shining una tra le migliori citazioni cinematografiche della storia del cinema.

Probabilmente Shining è l’horror che nel tempo ha partorito una delle progenie più numerose di fac-simile per contenuto e titolo (The Burning di Graham Masterton, The Searing di John Coyne, The Piercing   di Douglas D.Hawk, etc.).

L’autore ha dichiarato di essersi ispirato a qualche notte trascorsa in un hotel di Boulder in Colorado prima della chiusura invernale con corridoi vuoti ed immersi nel buio, la leggenda vuole che King si trovasse allo Stanley Hotel nell’Estes Park dove nel 1997 è stata girata una miniserie televisiva supervisionata dallo stesso.

Lo Stanley Hotel 

 

Il protagonista del libro è Jack Torrance, personaggio ispirato allo stesso autore. Si trasferisce come guardiano invernale all’Overlook Hotel con la moglie Wendy e il figlio Danny di cinque anni. Ovviamente viene avvertito degli omicidi e dei suicidi avvenuti nella struttura ma come tutti i bravi padri di famiglia americani che si rispettino non vede l’ora di iniziare il suo lavoro – insomma a chi non farebbe piacere passare il natale con la propria famiglia e gli spiriti incazzosi dei morti in un hotel fuori dal mondo.

Con l’arrivo dell’inverno la famiglia si trova isolata nella neve e nel ghiaccio e Danny con i suoi poteri extrasensoriali entra in conflitto con le oscure presenze che popolano il luogo. Jack esce fuori di testa e tenta di ammazzare tutti. 

Il resto è spoiler.🙅

Quando accetti il lavoro in tutti i sensi.

Shining si può inserire senza esitazioni nel genere horror, sottogeneri thriller (poco) e soprannaturale (molto) e il tema trattato è quello legato al mito della casa stregata che si può definire sottogenere dell’horror a tutti gli effetti. 

Uno dei primi autori ad utilizzare il tema della casa con un’anima è stato Edgar Allan Poe in una delle sue opere forse meno conosciute, il racconto La caduta della casa degli Usher. Il racconto di Poe è un buon esempio di scrittura in prima persona datato 1839 e i temi trattati sono i classici del suo stile: buio, male, creature misteriose e gente morta che va in giro. 

Non smettono mai di fare male le vecchie ferite? 

S.King, Shining

Quello della casa stregata è un sottogenere che ha partorito innominabili schifezze ma anche ottime opere come quella sopracitata di Poe. L’immagine che ci viene mostrata dagli autori è sempre quella che noi possiamo chiamare anche del “Brutto Posto” dove non possiamo trovare solo la casa in rovina a Castenedolo con il prato infestato da erbacce, le finestre rotte con le ante a penzoloni e il cartello VENDESI scolorito. Abbiamo alberghi stregati, stazioni ferroviarie fantasma, automobili killer, campi di granoturco da cui non si torna più indietro, interi palazzi di uffici infestati dagli spettri. Ovviamente il peggior Brutto Posto in assoluto è la casa, il luogo dove ci sentiamo al sicuro e siamo più vulnerabili. Rincasiamo la sera e diamo due giri di chiave per lasciare fuori problemi e ansie. Un buon horror ci ricorda che in casa con noi ci sono anche loro che non vedono l’ora di cenare.

Nel suo libro però King fa un passo in più. Esce dal simbolismo dell’horror classico e rilegge in modo metaforico la vita famigliare dal punto di vista dei bambini quando seguiamo il personaggio di Danny. Ma non solo. Lo stesso autore a dichiara che il romanzo ha implicite pieghe femministe. Nel libro Wendy non è mai spettatrice passiva della discesa agli inferi del marito ma lotterà fino all’ultima pagina per lei e per il figlio. Consideriamo che il libro è stato scritto nel 1975 e gli anni ’70 del ‘900 sono  quelli delle lotte per i diritti delle donne ma anche dell’emancipazionismo. Un esempio simbolico di luogo della cultura femminista di quegli anni è la Libreria delle Donne di Milano che nasce nel 1974. 

 Si tratta di un’opera simbolicamente più complessa di quanto possa sembrare ad una prima lettura superficiale, forse è proprio per questo motivo che tra il libro e il film di Kubrik l’unica cosa in comune è il titolo. Per il resto si tratta di due opere strutturalmente e tematicamente completamente diverse.

Toc toc! C’è qualcuno?? E’ arrivato il lupo cattivo..!!

S.King, Shining

ps.  Purtroppo possiamo parlare oggi solo dell’opera letteraria di King. Trattare anche il film di Kubrik che ha lanciato il nome di King in Europa meriterebbe un nutrito post a parte. 

Chi lo legge ha tra le mani una delle prime opere del maestro che tratta magistralmente temi complessi anche per gli standard odierni. Una lettura impegnativa ma obbligata per gli amanti del genere.

Buona lettura a tutti!

Alice

Il mistero di Gutenberg

   Dopo la pausa di qualche settimana
finalmente possiamo ripartire alla grande anche in questo 2021.

   I progetti e gli argomenti di cui
parlare sono tantissimi, in questi mesi ho approfondito temi,
tecniche e conosciuto persone cui devo tanto e ovviamente abbiamo
materiale per parlare di libri, letteratura e mistero in abbondanza.

Spoiler: contenuti interessanti non
mancherannno. Stay tuned!👍

Per festeggiare virtualmente questa
ripartenza oggi parliamo di alcuni punti oscuri nella nascita della
stampa in Europa e della vita del suo inventore.

Un personaggio tra i più importanti e
misteriosi della storia della nostra cultura occidentale la cui opera
ha cambiato completamente il mondo medievale: Johannes Gutenberg
l’inventore della stampa a caratteri mobili in metallo.

Una copia della Bibbia di Gutenberg

La stampa a caratteri mobili era già
diffusa in Europa dal 1300 soprattutto nel tessile e dal 1400 veniva
usava per riprodurre disegni e testi in copia unica le cui matrici
erano particolarmente costose. La tecnologia dell’epoca non
permetteva ancora la riproduzione veloce in serie di più copie dello
stesso testo, i libri erano copiati a mano. I caratteri in terracotta
utilizzati in oriente erano fragili e deperivano in breve tempo, non
potevano essere utilizzati a lungo. Fino al 1400 i libri erano pochi
e molto cari, destinati principalmente ad un pubblico d’elite.

Per questo motivo l’arte della stampa
introdotta da Gutenberg è rivoluzionaria, porta alla nostra civiltà
europea i caratteri mobili in metallo che permettono la stampa in
serie di un maggior numero di copie più velocemente e abbatte i
costi di produzione.

Sappiamo che Johannes Gutenberg è nato
a Magonza ma non quando. Di lui non ci sono firme, lettere, ritratti
contemporanei e non c’è certezza nemmeno sul fatto che possa davvero
aver creato qualcosa anche se tutte le prove storiche riguardo
l’invenzione della stampa moderna ci portano a lui. Come data
simbolica per la nascita dell’inventore è stato preso il 1400.

Sappiamo che apparteneva al ceto medio
borghese, la sua famiglia era dedita alla lavorazione del metallo e
delle monete ma non abbiamo certezze riguardo la sua educazione. Nel
1429 viene esiliato da Magonza per motivi politici e svanisce nel
nulla per anni.

Lo ritroviamo a Strasburgo nel 1434
impegnato in una attività di produzione di reliquie per pellegrini.

Nel 1439 Gutenberg trova finanziatori
per una sua impresa in cui tutte le parti coinvolte sono tenute al
massimo riserbo. Altro mistero. Nessuno sa a cosa sta lavorando e
come. Da alcuni documenti processuali sappiamo che è coinvolta una
pressa “diversa” e dei caratteri tipografici.

Si tratta di una stamperia componibile
avanzata?

Purtroppo non esistono documenti che lo
certificano. Ad oggi non è stato ritrovato neppure un pezzo di carta
stampato da Gutenberg nella città di Strasburgo.

Questo fa morire il falso storico della
città di Strasburgo che sostiene di essere la città natale della
stampa moderna.

L’inventore scompare di nuovo. Se ne va
da Strasburgo alla fine del processo per ricomparire nel 1448 a
Magonza con la sua prima stamperia finanziata da Johannes Fust.

Tra il 1450 e il 1454 finalmente
abbiamo le prime stampe del suo laboratorio, si tratta di Donati o Donatus (libri di grammatica latina) di cui restano solo pochi frammenti che
oggi hanno un valore inestimabile.

La sua stampa più conosciuta è la
bibbia di Gutenberg chiamata b42 o bibbia a 42 linee, viene considerata il primo
libro stampato in Europa con la tecnica dei caratteri mobili. Si
ipotizza che vennero stampate 180 copie della bibbia di Gutenberg e la lavorazione durò 3
anni -si ipotizzano 232.000 passaggi sotto la pressa-. La qualità della stampa era altissima e l’opera all’epoca ha
avuto un successo enorme. Oggi il valore di un esemplare completo si
aggira attorno ai 10 milioni di dollari.

Gutenberg non ha lasciato alcuno
scritto dove spiega i dettagli della sua arte. Conosciamo la forma e
la grandezza dei caratteri mobili grazie a degli errori di stampa dai
quali possiamo desumere come lavorasse e con quale attrezzatura.

Nel 1461 le sue pubblicazioni
scompaiono; probabilmente a causa dell’età avanzata si dedica solo
all’insegnamento. Non sappiamo nulla di come abbia trascorso gli
ultimi anni della sua vita.

Li ha passati in miseria o è riuscito
a godersi la gloria della sua invenzione?

Molto probabile non se la passò particolarmente bene.

Le ultime notizie certe che abbiamo di lui ci dicono che visse in un ostello per poveri e il vescovo di Magonza gli assegna una piccola pensione. Nel 1468 muore, il cimitero dove fu sepolto oggi non
esiste più perché andato distrutto secoli fa a causa della costruzione di una chiesa.

Era questo l’aspetto di Gutenberg?

Un uomo intelligente, un inventore
preparato, un buon amministratore sfortunato e soprattutto un
personaggio storico di cui non sappiamo quasi nulla ma che ha cambiato
il mondo. Da solo ha inventato un intero processo
industriale.

Di lui ha scritto un romanzo Blake
Morrison.

Poeta, giornalista oltre che scrittore
Morrison nasce nel 1950 in Inghilterra e per la Longanesi pubblica La
confessione di Gutenberg nel 2000.

L’opera scritta sotto forma di
memoriale ripercorre le tappe più importanti della vita
dell’inventore raccontate da lui in prima persona. Un’opera in
generale scorrevole e interessante soprattutto nei passaggi più
tecnici dove viene mostrato l’impegno e la dedizione di Gutenberg per
la sua arte. L’inventore che emerge dall’opera è una figura
complessa e contraddittoria ma proprio per questo molto reale. A mio
parere punto debole è il finto linguaggio arcaico ispirato all’epoca
che appesantisce alcuni passaggi e abbassa l’attenzione del lettore. Il romanzo sarebbe risultato
ugualmente credibile anche senza l’uso di quell’espediente, anzi
probabilmente ne avrebbe guadagnato in scorrevolezza.  

Con le parole che Blake Morrison fa dire a Gutenberg concludiamo il post di oggi.

“Ho capelli sulla testa che si
diradano, ma niente barba. Ho la pelle bianca come pergamena ma meno
dura. Ho superato la sessantina, uno dei pochi da queste parti, a
essere vissuto tanto a lungo. Ho la vista debole e sto peggiorando.
Non ho paura della morte. Ciò di cui ho paura è che la morte
cancelli quello che ho fatto.”

Alice Tonini