Imbarchiamoci con Ulisse e partiamo per l'Odissea

Eccoci con un nuovo invito alla lettura. Questa volta ti propongo di partire in viaggio con Ulisse verso la sua amata Itaca.

Da più di 2500 anni le persone la
considerano una grande storia. Prima coloro che la ascoltavano quando
veniva recitata dagli aedi e già conoscevano i fatti cui faceva
riferimento, poi più tardi nei secoli, i fatti storici sono andati
dimenticati ma i lettori hanno continuato a leggerla.

Ulisse vi aspetta per imbarcarvi come mozzi, qualcuno deve pulire quel ponte.

Prima che Omero – anche se sappiamo
che probabilmente non è mai esistito nessun Omero – assemblasse la
versione che tutti conosciamo, il ciclo di storie
era già conosciuto e recitato oralmente dai bardi portatori della
prima tradizione epica orale greca, sostituiti nel tempo dagli aedi,
ritenuti profeti sacri in grado di dare voce alle muse. Infatti
l’aedo dell’Odissea invita le muse ad ispirarlo nella narrazione e
poi a diffondere questo racconto in ogni luogo ad esse gradito.

L’uomo ricco d’astuzie raccontami, o
Musa, che a lungo

errò dopo ch’ebbe distrutto la rocca
sacra di Troia;……

Voi potete vantarvi di poter parlare
con le muse?

La riga di apertura annuncia che questo
poema è la storia di un uomo “andra” che è “polytropos
letteralmente “polys” molto e dal verbo “trepein” girare. La
parola può essere tradotta come tutte le seguenti: intelligente,
pieno di risorse, versatile, ingegnoso, invincibile. Forse
l’equivalente migliore che abbiamo oggi è James Bond.

Come una moderna rock star il nostro
Odisseo nasconde le sue apparenze fino al libro 5, lasciando suo
figlio Telemaco ad aspettarlo. Se vuoi nella lettura iniziale
puoi saltare o posporre i libri dall’1 al 4 chiamati Telemachia
dove Telemaco aiutato dalla dea Atena viaggia per cercare persone che
possano avere notizie del suo padre perduto.

Vai direttamente al libro 5 fino al
12 e incontra mr polytropos stesso imbarcato nei suoi viaggi. Per
anni Odisseo è stato tenuto sull’isola Ogigia dalla bellissima e
immortale Calypso che era innamorata di lui. Non una brutta vita
direte ma dopo tutto questo tempo lui desidera tornare a Itaca, il
suo regno. E’ stato via per vent’anni: dieci anni a combattere a Troia, tre anni per mare e sette su Ogigia. Nonostante l’attrattiva
di una vita con la bella ninfa dea del mare e il vantaggio non
indifferente dell’immortalità che lei gli offre lui ora brama di
tornare da Penelope, la moglie fedele che si è lasciato dietro le
spalle.

Con aiuto mortale e immortale Odisseo
arriva all’isola di Scheria dove si trovano i Feaci che aiuteranno in
nostro eroe a ritornare in patria. Il racconto della sua permanenza
qui è seguito dalla splendida narrazione delle persone, dei luoghi e
delle peripezie che affronta spostandosi per mare da un’isola
all’altra come i ciclopi, Circe, le sirene, sScilla e Cariddi, l’isola
del dio dei venti e il mondo sotterraneo.

Quello che resta nei libri dal 13 al 23
racconta dell’arrivo a casa, il travestimento come mendicante, la
riunione con il figlio, la sconfitta dei proci e l’incontro con la
moglie Peneolpe.

La gestione della psicologia di
Penelope, il modo in cui lei abilmente mette alla prova quest’uomo
astuto, è magnifica (l’acuta osservazione di Penelope e anche della
giovane principessa Nausicaa dei Feaci ha portato alcuni a ipotizzare
che Omero potesse essere una donna) ma a noi non importa il sesso
dell’autore che è un mistero insolvibile. 

L’ultimo libro, il 23, è un dolce canto sull’amore maturo di un uomo e
una donna non più giovani. Tema caro all’autore che già aveva affrontato l’argomento sull’isola dei Feaci con le parole sul
matrimonio che Ulisse offre alla giovane Nausicaa:

A te tanti doni facciano i numi, quanti
in cuore desideri,

marito, casa ti diano, e la concordia
gloriosa a compagna; niente è più bello, più prezioso di questo,

quando con un’anima sola dirigono la
casa l’uomo e la donna: molta rabbia ai maligni, ma per gli amici è
gioia, e loro han fama splendida.


Leggere l’Odissea prepara per molta
altra letteratura occidentale che nei secoli ha tratto ispirazione.
Iniziamo da Constantine Cavafy con il suo poema meraviglioso Ithaka
che su youtube si trova in una versione letta da Sean Connery:

Continuiamo con il canto 26 dell’Inferno di Dante per uno sguardo che raggiunge la fine del nostro avventuriero greco, Dante lo spedisce nel girone
dei consiglieri fraudolenti, assieme al compagno Diomede, condannato
a bruciare tra lingue di fuoco eterno per avere oltrepassato le colonne d’Ercole. Poi ci sono le opere del poeta caraibico
Derek Walcott, ti invito a leggere il suo poema epico Omero del 1990, premiato con il
nobel per la letteratura; in alternativa c’è il romanzo breve del 2005 Il canto di
Penelope
di Margaret Atwood. 

Se avete letto tutto ciò pianificate il giorno
che andrete a passeggiare nella Dublino del ventesimo secolo con sotto braccio l’Ulisse di James
Joyce, pietra miliare nella genesi del romanzo moderno.

Buona lettura a tutti e alla prossima!

Alice Tonini

L'oscura rabbia di Stephen King e la malattia mentale

  Mi sono accorta che è da un bel po’
che non parliamo più delle opere del maestro King e allora oggi introduciamo un libro uscito per la prima volta nel
1977 con il titolo di Rage (rabbia) e tradotto in italiano qualche anno dopo con
il titolo di Ossessione. L’autore sostiene di aver iniziato a scriverlo nel 1966 ma in
realtà sappiamo che le prime quaranta pagine le ha scritte quando
ancora era all’ultimo anno di liceo e il titolo originale avrebbe
dovuto essere Getting it on.

Il maestro sa che state leggendo e vi tiene d’occhio, il suo prossimo racconto potrebbe parlare di voi…

Primo romanzo di Stephen King ad uscire
con lo pseudonimo di Richard Bachman, fa parte delle opere composte in età giovanile. Ossessione ebbe
inizialmente scarsissimo successo. Venne impilato assieme ad altri
tascabili sugli scaffali delle librerie e li dimenticato per anni. In Italia
non venne nemmeno tradotto.

La successiva edizione omnibus della
NAL del 1985, che comprendeva anche La lunga marcia, L’uomo in fuga e
Uscita per l’inferno superò il milione di copie
vendute in un anno. Scoperto lo pseudonimo dopo un articolo del
Washington Post, come per magia Bachman diventa Stephen King e solo
allora anche in Italia si accorgono del titolo.

L’autore dice:”Non so dire se sia o
no un bel romanzo; di certo è un romanzo onesto. Come Bachman,
volevo solamente scrivere dei libri popolari, da working class, un
po’ come aveva fatto a suo tempo John D. MacDonald con i suoi
innumerevoli thriller e la bellissima serie di Travis McGee. Insomma.
Quel tipo di paperback che i contabili o gli operai o i bancari
leggono durante la pausa pranzo…”

Il libro è stato ritirato dal mercato
editoriale nel 1998 per richiesta dello stesso autore a seguito di
alcuni episodi di cronaca nera che affiancarono l’opera all’agire di
serial killer nelle scuole americane. Quella dell’autore per noi
italiani è una scelta difficile da capire ma negli US il problema
della libera vendita delle armi è davvero molto sentito ed è stato
meglio non ispirare altri ragazzi ad affrontare i propri problemi con
una pistola in pugno.

La trama è semplice, l’argomento
complesso.

Il protagonista è Charlie che torna a
scuola dopo aver aggredito l’insegnate di chimica e viene espulso dal
preside per i suoi comportamenti irrispettosi. Il ragazzo invece di
andarsene torna all’armadietto, preleva l’arma da fuoco che si era
portato e torna in classe. Spara all’insegnante e prende in ostaggio i suoi compagni. In quel momento inizia un gioco brutale guidato dal
protagonista che spingerà ogni personaggio a mettere a nudo davanti
agli altri le proprie fragilità ed i propri segreti
inconfessabili.

Charlie, è ispirato al serial -killer
Charles Starkweather che uccise undici persone insieme alla fidanzata
quattordicenne. Il protagonista ci viene presentato come un ragazzo
disturbato sin dalle prime pagine, cerca di essere forte in un mondo
che percepisce sbagliato. Soffre di ansia, si sente inadeguato, la rabbia lo porta ogni giorno a confrontarsi con i compagni
dall’apparente vita perfetta e sfoga la sua frustrazione in piccoli
atti di vandalismo. Scoprirà di essere vittima e carnefice di sé
stesso così come tutti i suoi compagni che nell’atto della confessione si tolgono i panni della perfezione e ritrovano il senso delle loro vite.

Il disturbo psicologico del
protagonista nasce dall’alcolismo violento del padre e si sviluppa
nell’indifferenza della madre e nella solitudine. Se il tema della salute mentale negli anni ’70 era già vissuto come problematico anche oggi gli ultimi dati non sono
confortanti. Secondo l’Unicef un adolescente su 7 tra i 10 e i 19
anni convive con un disturbo mentale diagnosticato, tra questi 89
milioni sono ragazzi e 77 milioni ragazze, 86 milioni hanno tra i 15
e i 19 anni e 80 milioni hanno tra i 10 e i 14 anni. L’ansia e la
depressione rappresentano il 40% dei disturbi mentali diagnosticati.
Ad oggi abbiamo ancora 46.000 adolescenti che si suicidano ogni anno
(uno ogni 11minuti). Secondo questo rapporto anche
prima del Covid19 bambini e giovani portavano il peso delle
problematiche relative alla salute mentale senza che ci fossero
investimenti significativi volti ad affrontarle. I giovani sentiranno
per molti anni l’impatto del Covid sul loro benessere psico-fisico, sono soli e questo non è bene. La loro salute mentale è una
emergenza nazionale taciuta che richiederebbe più attenzione, forse
in questo modo si eviterebbero altri Charlie e non ci sarebbe la necessità ritirare dal mercato alcun libro.

Si tratta di un romanzo breve, una storia
di duecento pagine focalizzata interamente sulla malattia mentale e sulla
solitudine che l’accompagna. I pregiudizi dettati dall’ignoranza ancora oggi impongono il
silenzio su molte situazioni di disagio. Nel libro solo dopo che la classe è
stata presa in ostaggio e sono morte due persone la condizione di Charlie viene considerata in modo serio, ma ovviamente con i modi sbagliati: attira l’attenzione di
stampa, polizia e media che si scagliano sul caso e etichettano Charlie come l’ennesimo adolescente pazzo con la pistola in mano. Gli unici che sembrano
capire il disagio di Charlie e tifare per lui sono i suoi stessi
compagni di classe, tutti tranne Ted che è troppo perfetto per avere
segreti inconfessabili e finirà per impazzire aggredito dai suoi
stessi amici.

Se mai riusciste a trovare una copia vi
consiglio la lettura di questo libro scomodo che nonostante tutto
merita di essere letto perché è realistico e brutale nel trattare
temi complessi.

Buona lettura a tutti.

Alice Tonini

Scendiamo tutti all'inferno con Dante

Benvenuto all’appuntamento con la rubrica inviti alla lettura.

Un uomo perso in una foresta oscura,
circondato da bestie pericolose. Spinto ad andare avanti dall’amore per una donna
meravigliosa; quando tutto sembra perduto arriva un mago per guidarlo
in un viaggio ardito e intrigante. Incontrerà persone a lui note e personalità famose del suo tempo. Assisterà a scene orribili che lo aiuteranno a
raggiungere la saggezza. Ogni incontro e avventura narrati in questo nostro
poema del quattordicesimo secolo è una storia affascinante, degna di un ottimo fantasy moderno.

In questa serie di articoli che ho
dedicato alle grandi opere che hanno fatto la storia della
letteratura non poteva mancare la nostra Divina Commedia

Un’opera
che ormai appartiene al panorama letterario mondiale e anche se noi
italiani ne siamo gelosi, oggi viene studiata e letta in tutto il
mondo. Questo articolo non ha l’obiettivo di dare una descrizione
dettagliata di ogni aspetto dell’opera. Per quello ci vorrebbe un
sito internet dedicato, in Italia abbiamo associazioni e studiosi che
dedicano tutta la loro vita ad approfondire il lavoro di Dante e vi
rimando a loro se aveste la necessità di raccogliere informazioni
approfondite sull’opera. C’è anche il Centro Dantesco dei frati minori
conventuali di Ravenna, l’associazione Il Cammino di Dante o
l’associazione culturale Amici di Dante in Casentino e la famosa
Società di Dante Alighieri con lo scopo di promuovere, difendere e
diffondere l’uso della lingua italiana.

Cito questo consiglio di Samuel Johnson
che credo possa essere valido per i lettori odierni dell’opera
dantesca: “ogni volta che vi approcciate ad un grande scrittore
ignorate tutto il materiale critico, i nomi che non conoscete, le
allusioni che non capite e lasciatevi incantare dalla bellezza della
novella. Solo quando sarete diventati degli studiosi potrete
riempire il gap nella vostra conoscenza.”

L’inferno è la prima di tre parti
dell’opera di Dante originariamente chiamata Commedia, il suo è un
lavoro titanico, infatti tutti sappiamo che dopo
l’inferno ci sono il purgatorio e il paradiso che ci portano al lieto
fine. Il nostro Boccaccio probabilmente per prevenire cattive
interpretazioni alla serietà del lavoro di Dante ha aggiunto
l’aggettivo Divina. Nel 1555 verrà pubblicata la prima edizione con
il titolo Divina Commedia.

La visone dell’aldilà di Dante ha
radici nel pensiero Aristotelico e nella teologia cattolica ma i
lettori di altri credi (o che non hanno credo) troveranno il poema
competente anche a livello psicologico e estetico.

L’invenzione immaginaria del
contrappasso come una sorta di giustizia poetica, una punizione che
si collega al crimine commesso, dimostra tutto l’ingegno dell’autore.
Per esempio i ladri che in vita non hanno voluto distinguere tra mio
e tuo corrono nudi, con le mani legate, tra i serpenti e perdono
continuamente la loro forma umana per acquisire quella dei rettili in
un ciclo continuo di trasformazione.

La finzione del poema sta nella non
finzione. Come sostiene Hollander è il personaggio principale, lo
stesso Dante, a raccontarci del suo viaggio fatto attraverso
l’inferno. Lui sa che i lettori possono trarre insegnamenti da questa
suo esperienza e si sforza di raccontarcela. L’autore Dante che ha
scritto fino a quel momento principalmente in latino, desidera che
tutti possano comprendere il poema, inizia la scrittura in volgare
considerata fino a quel momento una lingua di serie b senza nessun prestigio culturale; iniziativa che gli attirò critiche da parte dei classicisti e degli
intellettuali conservatori dell’epoca.

L’inferno dantesco è famoso e spesso
ne è stata fatta una parodia: nove cerchi concentrici rappresentano i nove peccati più esecrabili. Andrai dal buoni
vicini del Limbo dove vivono persone virtuose che non hanno
conosciuto Cristo in vita, ai peccatori carnali che hanno sottomesso
la razionalità agli impulsi sessuali. Incontriamo Ulisse,
consigliere di frode, condannato ad essere avvolto nelle fiamme per
avere ordito l’inganno del cavallo di Troia e per aver costretto
Achille a partecipare alla guerra e nel penultimo canto il
personaggio più incredibile di tutti, il conte Ugolino obbligato a
mangiare il cervello dell’arcivescovo Ruggieri e ti racconta la sua
terribile storia.

Dante e la sua guida Virgilio al
termine del loro viaggio strisciano al centro della terra e incontrano Satana
stesso con tre teste e ghiacciato. Emergeranno da questa oscurità
felici di rivedere le stelle. E qui termina la prima parte della
Commedia dedicata al viaggio infernale. D’ora in avanti il viaggio
continuerà nel paradiso e nel purgatorio.

Sono state pubblicate centinaia di
opere che si ispirano direttamente o indirettamente all’universo
dantesco. Se restiamo in Italia posso citare la saga fantasy di Livio
Gambarini Eternal War, o La selva oscura di
Francesco Fioretti. Se invece ci rivolgiamo ad autori esteri c’è il famoso
Inferno di Dan Brown o di Glenn Cooper c’è Dannati.

Se avete letto altre opere ispirate a Dante e alla sua Commedia, fatemi sapere nei commenti. Buona lettura e alla prossima.

Alice Tonini

Vi servono idee per scrivere un horror? Prima leggete qua!

 Oggi parliamo di come raccogliere le
idee per il mio genere preferito: l’horror.

Pennywise è qui per accertarsi che abbiate buone idee. 

Quando parliamo di questo genere di narrativa una cosa ci mette tutti d’accordo o la ami o la odi. Si tratta di un genere con un pubblico più vasto di quanto si pensi ma è anche un pubblico conservatore e  diffidente. Per un autore non è mai facile attirare l’attenzione e conquistare la fiducia di questi lettori, ma una volta riuscito nell’impresa, se l’opera è di buona qualità, è sicuro che il lettore tornerà a leggere le sue opere. Per questo è molto importante che le idee, che sono il cuore della storia, siano creative ed originali.

Quando abbiamo tra le mani una buona opera horror ce ne accorgiamo perché va sotto la superficie delle cose, si insinua
oltre le apparenze per mettere a nudo le debolezze umane.

Il modo migliore di mettere assieme un
buon horror è quello di togliersi la pelle, di cavarsi le ossa e
masticare le proprie cartilagini per poi vedere cosa resta in piedi. Tutto questo vi fa ridere e vi sembra assurdo? Vi sembrano cose superficiali e dolorose fini a
se stesse?

Per scrivere di questo genere l’unico modo possibile è quello di togliere la maschera della personalità e dell’identità a sé stessi e agli altri. Quando
farete questo con successo potrete raggiungere profondità narrative
che altri generi si sognano soltanto,  perché i vostri personaggi proveranno emozioni autentiche e coinvolgenti.

Nella narrativa horror le immagini e
gli eventi sono spaventosi e illuminanti allo stesso tempo.

L’horror è un ottimo genere per
imparare le abilità necessarie alla scrittura, per affrontare le
vostre emozioni e generare storie toccanti e vere. Si potrebbe dire
che tutta la narrativa ruota attorno alla verità ma l’horror è la
narrativa dell’onestà totale.

Verrà lei ad assicurarsi che abbiate messo i dettagli giusti, ci tiene…

Ci mostra come la nostra mortalità e
la nostra debolezza controllino la vita che viviamo ogni giorno, ci
fa ammettere che siamo dei vigliacchi e che abbiamo segreti che non
confesseremmo mai a nessuno, delle emozioni segrete e nascoste.

Chi scrive di horror spesso compie l’errore di sottovalutare l’importanza delle informazioni e dei dettagli che inserisce.
Qualsiasi cosa tu stia raccontando che sia uno sgozzamento
sanguinolento o un incubo folle è meglio mostrarlo con pochi dettagli
essenziali che essere troppo diretti con elementi descrittivi
abbondanti, molti principianti descrivono fiumi di sangue e ossa che
spuntano da ogni arto con dettagli iper-elaborati. Questo fa perdere
credibilità e non impressiona nessuno. Ad esempio se qualcuno tenta
di morderti al collo difficilmente riuscirai a vedere sangue a fiumi
ma è più realistico percepire il respiro sul collo.Uno dei modi migliori per creare paura
è di suggerire l’elemento pauroso piuttosto che raccontare righe e
righe di dettagli esagerati. Mostrate il personaggio spaventato
evitando i soliti cliché letterari.

C’è ancora posto nella narrativa
horror per vampiri, mummie e mostri di ogni tipo se nascono da idee
veramente originali. Molto dell’horror ha a che fare con paure
ordinarie e cose che ci spaventano quotidianamente. La chiave per
fare una buona storia è prendere la realtà e distorcerla o
dislocarla. Vedere ombre oscure muoversi appena fuori in un
parcheggio dove dovete correre per raggiungere la vostra auto può
essere più spaventoso che vedere un vampiro svolazzare giù da una
pianta. La paura ordinaria che riflette le
nostre mancanze e la nostra fallibilità come esseri umani è un buon
punto di partenza per la narrativa horror.

Ricordatevi poi che l’ambientazione è
vitale. Molti dei nuovi autori ambientano la storie in una location
riconoscibile e famosa piuttosto che in vecchi cimiteri
abbandonati o cottage isolati. L’horror con una ambientazione
classica ed essenziale, dove magari si può isolare il nostro
protagonista per aumentare la tensione è un ambientazione ancora
oggi ideale. Il buon vecchio cimitero piace anche a voi, vero?

E poi non siate superficiali con il
personaggio. Per migliorare l’efficacia dell’elemento pauroso il
personaggio non deve essere solo la vittima, in questo modo il
lettore proverà solo preoccupazione. Le vittime sono personaggi
noiosi e in un horror non c’è posto per la noia. Anche se ciò che
scriviamo riguarda le nostre più intime debolezze creare un
personaggio che si spaventa e viene ucciso è superficiale. Ricordate la classica biondona negli horror con gruppi di liceali che tentano invano di salvarsi la pelle dal maniaco macellaio? 

Di solito è la classica reginetta delle scuola perfettina e vanesia che viene fatta fuori per prima e nessuno tifa mai per lei.

Infatti voi tifate per noi, vero?

Le motivazioni interne del personaggio  o dei personaggi devono essere la parte più rilevante della storia o il vostro racconto entrerà a fare parte della narrativa scadente.

Anche se negli articoli abbiamo
parlato di tre generi: fantascienza, horror e fantasy, i consigli
valgono per tutti. A voi la scelta del genere o magari potrete
scegliere combinare tra loro i diversi elementi. Oggi è facile trovare un libro di
fantascienza che abbia elementi horror o uno con del realismo magico che
si mescola alla fantascienza. Molti autori sostengono che la
fantascienza sia più efficace se viene aggiunto alla storia qualche
elemento horrorifico. Il fantasy è più potente se l’idea di fondo è
basata su elementi fantascientifici, l’horror è più credibile se
emergono anche elementi di fantasy e fantascienza. Aumentate il
potenziale della vostra narrativa eliminando le barriere tra i
generi.

Ora che avete trovato l’idea dovete
decidere cosa scrivere: un racconto, un romanzo, un romanzo breve?

I racconti a volte sono più difficili
dei romanzi ma hanno il vantaggio di essere più veloci da scrivere.
Si possono scrivere dieci racconti brevi nel tempo che impieghereste
a mettere insieme un romanzo. Con i racconti potete sviluppare il
vostro stile e sperimentare, sviluppare idee, anche semplici. Studiate racconti e romanzi che vi sono
piaciuti e valutate come le idee sono collegate alla lunghezza del
lavoro, scrivete in accordo con esso.

Tutti i generi che abbiamo visto
funzionano come la chimica o l’alchimia se preferite. Tutti gli
aspetti della vostra storia: l’idea, il tema, l’ambiente, i personaggi , devono essere bilanciati e interagire
perfettamente senza intralciarsi gli uni con gli altri. La bellezza
di questi generi è che potete scrivere di qualsiasi cosa sia di
vostro interesse, in ogni modo che potete immaginare.

Partite dai problemi di oggi vecchi o
nuovi: l’inquinamento, la medicina, la guerra, la salute mentale,
problemi politici. C’è posto per tutto dovete solo trovare l’idea giusta.

Fatemi sapere se questa serie di articoli vi è piaciuta e magari potrei darvi ancora qualche consiglio utile.

Buona lettura e alla prossima.

Alice Tonini

Riscopriamo i divertenti racconti di Canterbury

Oggi per l’appuntamento con gli inviti alla lettura riprendiamo in mano un classico della letteratura inglese.

John Dryden, autore del diciassettesimo
secolo disse riferito a questa raccolta del quattordicesimo secolo
“Qui c’è dio in abbondanza”.

Oggi parliamo di un’opera di cui da noi si parla troppo poco: I racconti di Canterbury. A scuola hai studiato di sicuro il
Decamerone, e proprio dall’opera di Boccaccio gli inglesi si sono ispirati per trarre il loro equivalente: una raccolta di racconti che Geoffrey Chaucer iniziò a scrivere
nel 1386.

L’originale di questo lungo poema è
scritto in inglese medio, una variante vintage di seicento anni fa che
mescola l’anglo-sassone germanico al francese. 

Oggi è abitudine leggere la traduzione
moderna di una versione semplificata dell’opera. Per affrontare la lettura
dell’originale ci vogliono pazienza e conoscenze di linguistica
inglese antica (gli appassionati troveranno affascinanti i dettagli
riguardo i cambiamenti nella lingua inglese dell’epoca). Per quanto riguarda la versione moderna la versione più gettonata in lingua originale
è quella di Coghill che ha mantenuto molti dei dittici in rima, ma
anche in italiano si trovano delle ottime versioni.

Immagine dal racconto del parroco 

La premessa narrativa vede ventinove
uomini e donne che raggiungono il narratore presso il Tabard Inn a
Southwark, che si trovava appena superato il fiume Tamigi da Londra
(oggi è una parte di Londra: Southwark duecento anni dopo questa
raccolta è diventato sito del Globe Theater di Shakespeare). Si
tratta di un gruppo di pellegrini diretti al santuario del martire
Tommaso Becket a Canterbury. La primavera ha reso il viaggio non solo
possibile ma piacevole e i pellegrini decidono di fermarsi alla
locanda collocata circa sessanta miglia a nord est dalla cattedrale.
I viaggiatori del quattordicesimo secolo affrontano il viaggio di tre
giorni a dorso
di cavallo. Per trovare ristoro dal lungo viaggio l’oste Harry Bally
suggerisce di raccontarsi delle storie, due all’andata e due al
ritorno dal pellegrinaggio. Il miglior cantastorie riceverà un pasto
omaggio. Su un totale di 120 storie Chaucer completò i racconti di
ventitré personaggi, lasciando la sua opera incompiuta.

Immagine dal racconto dello spenditore

Chaucher, artista consumato con le
parole ci da uno schizzo in miniatura di ogni ospite. Personaggi
ecclesiastici come il monaco, un frate, il parroco di campagna, una
priora e tre suore, un convocatore del tribunale ecclesiastico e un
“indulgenziere” ( l’indulgenziere è una figura che accompagna il
convocatore) si uniscono a figure secolari di ogni sorta come un
cavaliere con suo figlio che gli fa da scudiero, un mercante, un
marinaio, un contadino, una sarta (l’unica donna non suora in
viaggio) e un avvocato. L’autore ritrae una sezione trasversale dell’umanità
dell’epoca. Le storie raccontate dai personaggi di volta in volta variano tono e linguaggio, dal narrato semplice
ai giochi di parole e la combinazione espressiva costruisce un panorama
vario e complesso che l’autore usa per prendersi gioco della società
del suo tempo. 

Troviamo quindi corruzione, superficialità, egoismo e
lussuria ritratte in modo satirico ma mai banale.

Immagine dal racconto del marinaio 

Le storie si possono leggere così come
Chaucer le ha scritte o possiamo scegliere quelle che ci piacciono di
più. Se siete in uno stato meditativo potete andare direttamente
alla prosa del sermone di Parson sui sette peccati capitali, ma se
così non fosse potete leggervi il racconto del cavaliere sulla
rivalità di Paparmon e Arcite per l’amore della bella Emily, o la
divertente fiaba animale raccontata da una suora dove Chanticleer,
un gallo che possedeva dita dei piedi azzurre con unghie lilla riceve
consiglio da Pertelote, la più avvenente nel suo harem di galline,
sulla cura per i brutti sogni prendendo un lassativo.

Il film più famoso che bisogna citare
quando si parla dei racconti di Canterbury è quello di Pier Paolo
Pasolini del 1972 dove il grande regista inscena alcune tra le
novelle più conosciute.

Ma Hollywood deve ancora depredare
alcune divertenti parti dell’opera come il racconto di Reeve dove al
scendere dell’oscurità ci sono un sacco di cambi di letto, più o
meno accidentali; o lo scabroso racconto di Miller che racconta di
flatulenza e di pochi secondi di accidentale sesso orale (la decenza
proibisce di menzionare il ruolo di un attrezzo agricolo rovente ).

Immagine dal racconto di Reeve 

Noi lettori ridiamo e ci immaginiamo
come le suore del gruppo possano avere reagito a tali racconti e
l’invito è sempre quello di rileggere i grandi classici perché
possono sempre riservare divertenti sorprese.

Buona lettura e alla prossima.

Alice Tonini