Scopriamo insieme la psicologia dell'horror.

 Oggi un po’ di psicologia del macabro con un articolo che parla di romanzi e film horror e del loro successo tra il pubblico.

Che cosa ci attrae dell’horror? Perché ci piace essere spaventati da un film o da un romanzo?

Come scrittori e lettori del genere è una domanda che ci siamo fatti tutti e la risposta necessita di una riflessione sulle teorie della natura delle opere horror.

Dagli accademici l’horror è definito come “paura di alcune minacce di natura esistenziale e disgusto sulle potenziali conseguenze”. Ma per tutti noi è la paura dell’ignoto.

E’ facile richiamare alla mente dozzine di film che crescono l’aspettativa del disgusto e della paura: L’enigmista (dal 2004 al 2010), Hostel (2005), Il centipede umano (2009) solo per nominarne alcuni. Questi film contengono scene grafiche di violenza, sofferenza fisica e scene alla Grand Guignol (per chi non lo sapesse era un teatro parigino specializzato in spettacoli truculenti e violenti).

Le prime scene cinematografiche del genere le abbiamo con Herschel Gordon Lewis nel 1963 con Blood Feast, dove, in modo simile a Frankenstein, uno scienziato deve raccogliere parti di cadaveri per riportare in vita una antica divinità egizia. Il film contiene scene di tortura, smembramenti, decapitazione e cannibalismo ed è considerato il primo splatter della storia. Ovviamente la censura ci andò pesante e la critica non si risparmiò. 

Perché Carrie piace? In fondo chi non la invierebbe al ballo…

Lo stesso destino lo ebbero altri film come Hostel, definito dai critici un “porno di torture” (il genere è chiamato in inglese Gorno), La casa dei mille corpi (2003) o L’enigmista hanno subito medesime critiche. Questi film sono accusati di mostrare scene estreme, sequenze di tortura, decapitazioni e mutilazioni. Ma il franchise dell’enigmista ha all’attivo più di 100 milioni di dollari di fatturato, Hostel 80 milioni di dollari di attivo. Molta dell’attrattiva moderna di questi film è aggiunta dallo sviluppo di nuove tecniche, effetti speciali e dall’alto valore produttivo della serie a cui aggiungiamo quell’effetto splatter che tanto piace al pubblico. Ma non c’è solo quello.

Vale la pena considerare l’influenza della censura sullo scrittore e sul suo lavoro. Creare una storia che è così estrema da attrarre quel tipo di critiche e censura di cui abbiamo parlato può essere buona pubblicità, ma se è fatto solo per aggiungere sesso gratuito, violenza e cattivo gusto non è horror ma sensazionalismo, e quello è un’ altra cosa. Nel mio sito l’estremo fine a sé stesso non ci interessa, a noi interessano i prodotti di qualità.

Dovrebbe essere la censura a selezionare i prodotti per distinguere quello che è più adatto al pubblico e indirizzare quelli più forti a chi ha più di diciotto anni, ma non sempre ha fatto bene il suo lavoro.

Piace perché? Noi che apprezziamo le buone compagnie…

L’esorcista (1974) fu considerato così scioccante che molti spettatori vennero presi dalla nausea, dalle convulsioni, attacchi di panico e di rabbia: uno spettatore di San Francisco si lanciò contro lo schermo con l’obiettivo di uccidere il demone. Ovviamente ci fu l’intervento di una ambulanza.

L’ultima casa sulla sinistra (1972) fu il debutto del regista Craven. La storia delle due teenagers rapite e violentate da degli evasi venne giudicato troppo realistico e il film venne censurato in molti paesi inclusa la Gran Bretagna, per 17 anni, fino al 2008.

Il centipede umano ha subito trentadue tagli e ancora oggi è uno dei film più censurati. (Ok ci avevo dato un’occhiata qualche anno fa ed era davvero tosto, considerate che non ho avuto problemi con Terrifier).

Le risposte alle domande che ci siamo posti all’inizio dipendono in gran parte da voi, da quello che cercate in un film o in un romanzo.

Stephen King ha dichiarato che secondo lui l’horror è un barometro sociale indicativo delle problematiche che agitano la società umana in un dato periodo di tempo, suggerisce anche che per uno scrittore è utile studiarsi i vecchi film per avvicinarsi ai problemi.

Carrie (1976) può essere un esempio. Negli anni ’70 la paura del femminismo era un problema reale e negli stati uniti era in corso una seconda ondata di proteste. Il film inizia con la visione quasi pornografica di un gruppo di adolescenti sotto le docce della scuola. L’orrore inizia con Carrie che entra nella maturità sessuale e apprende di avere poteri demoniaci. La paura sociale verso le giovani donne che imparano a esprimersi e come sfruttare il loro intelletto e la loro emotività negli anni ’70 era considerato un argomento tabù.

Più di recente abbiamo The Mist (2007) che racconta la paura di una invasione aliena e investiga sulle capacità della scienza di sviluppare nuove armi. Riporta ai vecchi film di mostri anni ’50 e alla paura dello straniero, dell’entità invisibile che può calare su di noi da un momento all’altro. Il film o il racconto di King ci invitano a concentrarci su quanto accade in un piccolo supermercato dove un particolare personaggio con credenze religiose “fondamentaliste” prende il controllo di un piccolo gruppo di persone e le spinge a comportarsi nel peggiore dei modi. Ancora oggi la società statunitense è percorsa da ondate di fondamentalismo cristiano che hanno avuto conseguenze anche dal punto di vista legislativo, vedi l’abolizione del diritto all’aborto.

La catarsi, l’immedesimazione del pubblico nel film e nel romanzo permette l’immersione in emozioni negative in un ambiente sicuro. Entro i confini di un cinema, o della propria casa ci si sente più sereni quando il libro finisce o il film giunge all’ultima scena. Ricerche hanno dimostrato che l’horror è una valvola di sfogo sicura e non una incitazione ad una aggressione giustificata. La teoria è conosciuta come “transfer dell’eccitazione” secondo la quale per il pubblico è una esperienza con effetti estremamente positivi arrivare alla risoluzione finale di un’opera. C’è un grande rischio nel lasciare il finale in sospeso, per farlo dovete essere scrittori di grande esperienza.

Jung e Freud ci hanno lasciato teorie su catarsi e dramma. Per Freud l’horror è la manifestazione di pensieri e sentimenti ricorrenti che sono stati repressi dall’ego ma che sono familiari per l’individuo. Per Jung l’horror è connesso ed ha una relazione stretta con importanti archetipi, in particolare con quello delle ombre come ad esempio la madre ombra. Ci son film come Mum & Dad (2008) che sovvertono i ruoli genitoriali tradizionali in una parodia inversa che trasforma le relazioni genitoriali in un incubo. L’archetipo delle ombre lo troviamo in Shining (1980) dove il protagonista diventa un padre ombra.

Perché questi film funzionino il pubblico deve sospendere le proprie credenze. Questa sospensione ha le proprie radici nelle forze sovrannaturali e nella abnormalità dello splatter. Per tutta la durata del film e del romanzo dobbiamo credere che queste cose siano possibili. Persino film come Lo squalo (1975) per funzionare ha bisogno che crediamo in uno squalo grande come un camion si mangi la gente in spiaggia.

Anche per oggi è tutto, come al solito vi do appuntamento alla prossima. Vi invito, se non l’avete ancora fatto, ad iscrivervi alla newsletter (come al solito se non ricevete subito la mail cercate nella spam).

Buona lettura e buona visione a tutti.

Alice Tonini

La magia nell'antico Egitto: tra incantesimi di magia nera, legamenti d'amore e religione

Eccoci con un nuovo articolo che parla di magia e misteri legati all’antico Egitto. 

Un passo alla volta ci stiamo avvicinando all’uscita del prossimo libro e allora gli iscritti alla newsletter (e voi lo siete tutti vero?) riceveranno alcuni articoli in anteprima sui temi trattati che ovviamente si collegano a quanto stiamo dicendo in questi post oscuri, riceveranno una anteprima del libro, potranno vedere la copertina prima della pubblicazione…ma torniamo in Egitto.

L’ultima volta che abbiamo parlato della civiltà dell’antico Egitto abbiamo trattato Il libro dei morti che serviva ai defunti per arrivare in paradiso ma ci sono aspetti della religione politeista egizia che interesseranno chi di voi è appassionato di magia, fantasy o esoterismo.

Quella che oggi chiamiamo magia nera è stato un elemento fondamentale della società egizia, utilizzato per secoli da uomini e donne per risolvere i propri problemi d’amore, denaro, guerra e salute.

Anche dopo la fine dell’epoca faraonica alcune pratiche magiche si sono conservate intatte nella tradizione della chiesa cristiana copta e dell’islam. Nel rinascimento e nei libri di medicina medievale possiamo trovare traccia di pratiche rituali in tutto e per tutto simili a quelle in uso nell’antico Egitto. 

Il significato che veniva dato alla magia era diverso da quello che vi attribuiamo oggi, all’epoca tutti credevano nel potere delle pratiche magiche che erano considerate il lato pratico della religione. Secondo i miti della civiltà dell’antico Egitto le divinità avevano donato all’uomo la magia perché gli fosse d’aiuto nella vita di tutti i giorni, per contrastare il destino avverso. 

C’erano pratiche magiche per favorire i raccolti, per guarire dalle malattie e rituali di magia nera contro persone o intere famiglie. C’erano legamenti d’amore per sedurre la donna desiderata o per aumentare gli affari e il successo della propria attività economica.

Heka stringe tra le mani due serpi.

Secondo la mitologia la magia era la scintilla che aveva dato il via alla creazione. Il dio Aton creò l’universo pronunciando il nome di tutte le cose, il suo figlio primogenito Heka infuse nelle cose l’energia, il potere vitale dando vita al cosmo e agli altri dei. Lo stesso nome Heka significa ”colui che infonde potere”. Heka dava vita alla magia, la personificava rendendo possibile che delle formule scritte potessero maledire qualcuno o dagli la vita eterna nel mondo reale.

In più di 3000 anni di storia egizia, il potere magico di Heka venne utilizzato nelle cerimonie pubbliche e private per portare vantaggio ai singoli individui o a tutto il popolo egizio.

Le pratiche magiche si basavano su tre aspetti: il rituale da compiere, il testo da leggere e gli oggetti. Gli oggetti erano di vario tipo: c’erano gli amuleti realizzati da appositi artigiani o potevano essere richiesti elementi presenti in natura come le lingue di lucertola, gli occhi di scimmia o le lacrime di asino.

Scatola di cosmetici e unguenti considerati dalle proprietà benefiche.

Le formule magiche si evolvevano nel tempo e riflettevano il periodo in cui erano state scritte. I rituali del periodo greco romano in Egitto tra il 300 a.C e il 400 d.C. riguardavano soprattutto salute, affari e amore. In quest’epoca l’ingrediente più utilizzato era il sangue di gladiatore (non era specificato se vivo o morto) che serviva a dare vigore all’incantesimo.

L’historiola era un breve racconto mitologico che si apponeva all’inizio dei testi e serviva per estendere il potere degli dei al momento in cui si eseguiva il rituale. 

Il rito poteva essere semplicissimo: si portavano a un altare parti di piante e oggetti e si recitava un incantesimo. Nei rituali di magia nera, con l’obiettivo di esacrare un nemico, si prendeva un vaso d’argilla o una statuetta, si incideva il nome e si rompeva l’oggetto. Il testo della formula veniva poi seppellito in un cimitero abbandonato o messo in bocca a un defunto. Si credeva che nei cimiteri abbandonati le anime dei defunti che si sentivano trascurate erano talmente infuriate da essere disposte a prendersela con i vivi per vendicarsi.

L’entrata del tempio di Edfu

Il tempio era il luogo della magia, li avvenivano i rituali, se ne inventavano di nuovi e si studiavano e conservavano quelli già esistenti. Esistevano biblioteche annesse ai templi più importanti e al palazzo del faraone dove i sacerdoti si recavano per studiare le pratiche della scienza magica. Il catalogo della biblioteca di Edfu elenca centinaia di opere contenenti testi magici o testi di medicina fatti interamente di formule magiche. 

Gli incantesimi venivano venduti al pubblico in formulari precompilati dove venivano lasciati gli spazi bianchi nel posto dove bisognava apporre i nomi delle persone da maledire, il richiedente e il nome di sua madre, fondamentale per rievocare il potere degli antenati. 

I sacerdoti erano gli autori degli incantesimi e i custodi di queste tradizioni, eppure non erano i soli a praticare le arti magiche.

La magia nell’antico Egitto era cosa pubblica e lecita, permessa a tutti, usata in ogni aspetto della quotidianità. In tutta la storia dell’antico Egitto mai nessuno è stato processato per aver utilizzato degli incantesimi di magia nera contro qualcuno perché era ritenuto normale.

All’interno di un tempio durante l’anno si alternavano diversi gruppi di sacerdoti, nel periodo di tempo che trascorrevano al di fuori dai loro doveri religiosi potevano dedicarsi ad altre attività economiche, tra cui c’era la vendita di incantesimi di magia nera. Spesso erano gli stessi sacerdoti, sotto compenso, a portare le formule nei cimiteri e a infilarle nella bocca dei cadaveri.

Il faraone stesso utilizzava i testi di magia nera per annientare i nemici dell’Egitto durante cerimonie pubbliche e private. Durante la cerimonia della rottura dei vasi rossi, si scriveva il nome del popolo nemico sui vasi o statuette che venivano rotte e seppellite nei cimiteri. In caso di assenza di cimiteri si poteva sempre crearne uno, in quel caso bastava tagliare la gola a un nemico e spargere i suoi resti in giro. La sua anima in collera avrebbe fatto il resto. 

Sacerdote che officia un rito 

Nei villaggi i sacerdoti adattavano i rituali che utilizzava il faraone per andare incontro ai bisogni quotidiani della popolazione. C’erano rituali per evitare i morsi di serpente e di scorpione o per favorire una gravidanza. Le formule utilizzate per sottomettere i nemici vennero adattate per l’utilizzo in campo amoroso. Lo scopo non era quello di fare innamorare ma di sottomettere la volontà della vittima ai voleri di chi praticava l’incantesimo.

La magia nera fu un elemento centrale della magia egizia e influenzò anche altre civiltà vicine, lo possiamo vedere nella storia di Geremia nell’antico testamento che maledì gli israeliti rompendo un vaso d’argilla e recitando un maleficio (Geremia C19,11).

Questo tipo di formule magiche restò in uso per diversi secoli anche dopo che il cristianesimo iniziò a diffondersi in Egitto. Molti monaci che si convertirono al cristianesimo copto erano stati educati secondo le antiche usanze magico religiose, per questo la magia continuò a essere praticata anche nei secoli successivi. Non è mai stata resa ufficiale dalla chiesa ma molte pratiche sono utilizzate in modo ufficioso anche oggi. 

Prima di concludere due parole sulla medicina. 

Nell’antico Egitto i medici erano noti come I profeti di Heka, dio della magia e le loro pratiche erano un misto di credenze , magia e folklore locale. 

Thoeris che protegge la gravidanza. 

Ad esempio a causa dell’altissima mortalità, durante la gravidanza si rendeva necessario prendere ogni precauzione possibile incluso l’uso delle arti magiche per proteggere madre e figlio. E’ stato ritrovato un testo intitolato Pratiche magiche per madre e figlio che elencava una serie specifica di rituali e incantesimi. Gli oggetti che si usavano erano le zanne di ippopotamo che servivano per disegnare cerchi magici attorno al letto, c’erano unguenti incantati che si utilizzavano per curare le smagliature e portare sollievo alla partoriente che tramite questi assorbiva il potere della dea protettrice del parto Thoeris.

Uno dei rimedi più noti per curare i disturbi gastrici era il latte di una donna che aveva partorito un figlio maschio. Si tratta di un ingrediente che comparirà nei trattati di medicina fino al 17° secolo, agli albori della medicina moderna. Poi c’era l’uso dello Wadjet o l’occhio di Horus e lo sputo che era ritenuto un rimedio quasi miracoloso. Un’altra pratica diffusa tra chi non poteva permettersi rituali personalizzati era quella di bere acqua dalle virtù magiche, un’acqua dove era stato immerso un amuleto che l’aveva impregnata delle sue virtù. Chi la beveva assimilava il potere benefico o malefico delle parole. Una tradizione simile è in uso nell’islam dove si utilizzano ciotole con incisi versi del corano e si pensa che bere acqua da queste porti giovamento.

L’occhio di Horus o Wadjat

E anche per oggi è tutto, spero che anche questo articolo vi si piaciuto. Iscrivetevi alla newsletter se ancora non l’avete fatto (se non doveste ricevere mail vi chiedo di controllare nella spam) e restate in contatto perché ci sono parecchie novità in arrivo.

Buona lettura a tutti.

Alice Tonini

Viaggiamo insieme nel passato per approfondire le memorie di Benjamin Franklin

 Torniamo a parlare delle biografie più vendute e torniamo a parlare di un presidente degli Stati Uniti (per essere più precisi di uno dei padri fondatori). 

E’ un personaggio che si ama o si odia e faceva discutere di sé già ai suoi tempi. Sappiamo che D.H.Lawrence lo odiava e nelle sue lettere si riferisce a lui come al “dottor Franklin color tabacco” (era un modo spregiativo per paragonarlo agli schiavi, non dimenticate che nacque nel 1706 e morì nel 1790). Norman Rockwell per prendersi gioco di lui lo ha dipinto mentre legge circondato da donne francesi vestite in modo succinto, tre delle quali si strusciano sulla sua persona e una quarta inginocchiata ai suoi piedi lo osserva estatica. 

Era un uomo poliedrico, dai molteplici interessi e dalle infinite passioni. Ha inventato uno strumento musicale, l’armonica di vetro, per la quale Mozart e Beethoven scrissero pezzi, e praticava nuoto, dicendo che gli serviva per sviluppare i muscoli delle braccia. 

Chi era Benjamin Franklin, il pittore che trascinava le sue povere provviste in una carriola attraverso le strade di Philadelphia e che divenne uno dei più potenti uomini delle colonie del nord America? 

La sua autobiografia intitolata L’autobiografia di Benjamin Franklin, di 170 pagine circa e disponibile anche in italiano lo chiarirà a tutti giusto?

Sbagliato, ovvio. 

E’ senza dubbio un’opera affascinante ma al tempo stesso oscura, illuminante ma fuorviante.

Se vogliamo saperne di più sul suo lavoro perché vogliamo approfondire la nostra conoscenza della Dichiarazione di indipendenza e della Costituzione americana qui non troverete assolutamente niente, il libro si interrompe nel 1760. (Sappiamo che avrebbe voluto finire di scriverla, in più di una occasione si riferisce a questo libro come alle sue “memorie” ma è morto prima di poterlo fare).

La questione dell’accuratezza dei ricordi della sua giovinezza resta: lui scrive le tre sezioni principali all’età di 65 anni, 78 anni e 82 anni (c’è una quarta parte frammentaria scritta a 84 anni, l’anno della sua morte). 

Oltre la questione della memoria, si mette in dubbio anche quanto lui abbia deliberatamente modificato alcune immagini di sé stesso da lasciare ai posteri. Problema che già abbiamo affrontato quando abbiamo approfondito le memorie di altri presidenti.

Scholar Robert F. Sayre chiama le prime tre parti “tre separate esplorazioni della scoperta di sé e dell’ auto promozione”. Dove finisce l’uomo e dove inizia la maschera? 

Andare a letto presto e alzarsi presto rende un uomo in salute, forte e saggio. Andare a letto tardi e alzarsi tardi ci fa avere una vita sociale migliore.

Se leggiamo la lettera introduttiva del 1771 indirizzata suo figlio illegittimo William, noi possiamo immaginare un padre desideroso di istruire il giovane su come trovare il proprio sentiero nella vita. Ma ci sorprenderemo quando verremo a sapere del fatto che William non solo ha circa quarant’anni al tempo ma è il governatore del New Jersey! (I due uomini diventeranno estranei in modo permanente durante la Rivoluzione quando il figlio resterà fedele all’Inghilterra.)

Perché dobbiamo leggere questa roba scritta centinaia di anni fa oggi? 

Una ragione è perché è divertente avere una impressione di prima mano degli aneddoti della vita giovanile di Franklin che fanno oggi parte della mitologia e della cultura statunitense. Abbiamo il Ben teenager appena arrivato a Philadelphia che acquista “tre grandi involtini” mangiandone uno e tenendo gli altri sotto braccio mentre si aggira per le strade.

Una seconda ragione e più profonda può essere quella di capire la lezione che questo “uomo archetipico in crescita”, per citare le parole di uno degli editori, ci insegna su come diventare un uomo che si fa da sé. Le sue dettagliate ed elaborate istruzioni completate con schede grafiche su come passare da mendicante a riccone ispirano anche lavori più tardi come i libri della serie di Horatio Alger. Per chi di voi no lo sapesse quest’opera è servita anche come modello per le pagine del Grande Gatsby: un giovane James Gatz che non solo ha come obiettivo il benessere in generale come la salute e la saggezza ma studia l’elettricità e non manca di ideare invenzioni, omaggi morti all’idea di Franklin che esiste nella mente di Fitzgerald.

Come è meraviglioso quest’uomo che amò i suoi dieci anni a Londra e costruì nei suoi otto anni a Parigi l’immagine per i posteri di essere stato il primo vero americano e di avere aiutato la sua nazione a crearsi una identità nazionale.

Per saperne di più su questo uomo intrigante dai mille volti leggete Walter Isaacson la sua biografia generale: Benjamin Franklin an american life, e anche l’opera di Gordon S.Wook: The americanization of Benjamin Franklin, uno studio affascinante che ci mostra come quest’uomo che una volta era ben lontano dall’aristrocrazia europea ha raggiunto i suoi obiettivi giocando a mettersi la parrucca dell’americano, non pensando neppure lontanamente di essere un ciarlatano con indosso vestiti eleganti e l’etichetta di “persona semplice”. L’autobiografia è il vostro punto d’inizio.

E anche per questo appuntamento è tutto. Auguro a tutti voi una serena pasqua e buona lettura a tutti.

Alice Tonini

Ps. Non dimenticatevi di iscrivervi alla Newsletter e se non avete ancora ricevuto mail controllate nella spam.

Cerchiamo insieme idee e spunti per la vostra scrittura

Oggi torna la rubrica Inchiostro per stampante e ci occupiamo ancora una volta di scrittura.

Il principio su cui si deve basare qualsiasi romanzo che non voglia essere scartato dai lettori ed etichettato come spazzatura è quello del realismo. Questo non vuol dire che bisogna per forza scrivere solo libri ambientati nella realtà di tutti i giorni, demoni nani e alieni sono e saranno sempre protagonisti delle nostre storie preferite. 

Vuol dire semplicemente che quando raccontiamo una storia questa si deve basare su un ambientazione il più possibile realistica. Se decidiamo di basare la nostra ambientazione in un universo alternativo basato su delle leggi della fisica diverse da quelle terrestri dobbiamo assicurarci di aver progettato tutto affinché ogni elemento risuoni il più realistico possibile. 

Sia chiaro che lo stesso principio si applica ad ogni genere, rosa compreso. Possiamo ambientare una splendida storia d’amore tra un vampiro e uno zombie in un college negli Stati Uniti contemporanei, l’unica accortezza che dobbiamo avere è quella di informarci su come funzionano nella realtà i college americani onde non inserire castronerie assurde (e ce ne sono a decine credetemi…).

L’unico modo per ovviare il problema è quello di informarsi, documentarsi e fare ricerca.

Come abbiamo già visto nei precedenti articoli a tema scrittura non dovete essere scienziati per poter avere buone idee da sviluppare in un libro ma dovete essere curiosi.

Troppa ricerca?

Bisogna armarsi di pazienza e tanta intraprendenza. Ci troviamo in un epoca fortunata, abbiamo tutte le informazioni che ci servono a portata di mano o di click, allo stesso tempo siamo sfortunati perché dobbiamo fare una impegnativa opera di selezione.

Le conoscenze e l’ispirazione necessaria possono facilmente essere acquisite dalle opere fantascientifiche già sul mercato e dalle riviste e pubblicazioni del settore che vi interessa approfondire. Immergetevi nelle idee degli altri e interrogatevi con il famoso “what if” letterario e troverete decine di spunti utili per iniziare a muovere i primi passi nella progettazione della vostra opera.

E’ importante leggere molto del genere che vi interessa così che possiate discriminare tra le idee già molto sfruttate e quelle che invece sono ancora utilizzabili per costruire storie interessanti. Anche capire come una idea è stata rielaborata in una ambientazione e in che modo è stata sviluppata all’interno delle dinamiche del mondo reale o immaginato può esservi immensamente di aiuto per il lavoro preliminare.

Quando non si trova l’informazione.

 Se per la vostra ricerca preferite utilizzare le fonti in formato cartaceo le biblioteche e le librerie, così come i mercatini dell’usato sono i luoghi ideali da dove iniziare.

Estremamente utili sono anche gli articoli dei giornali. Ad esempio se vi interessa scrivere un thriller o un romanzo rosa, sui quotidiani e nelle riviste patinate potete trovare decine di spunti. Dalla cronaca nera alle love story da gossip, c’è sempre qualcosa di interessante.

Se siete patiti dell’informatica o semplicemente preferite utilizzare la tecnologia per cercare le informazioni che vi servono le fonti sono centinaia. C’è la possibilità di utilizzate tablet, kindle e telefoni per leggere libri e giornali on line, ci sono decine di siti e di archivi storici che mettono a disposizione fonti gratuite come Archive.org. Potete vedere anche filmati e documentari, seguire dibattiti e interviste sugli argomenti che vi appassionano.

La scelta è personale, alcuni scrittori con cui ho parlato preferiscono utilizzare principalmente fonti cartacee, altri si muovono solo in digitale e poi c’è chi come me adotta un approccio misto. Cioè ci piacerebbe avere i cartacei ma visto che i metri quadri di casa sono limitati è da preferire la versione digitale.

A Edward le vostre storie d’amore hanno stancato…

Comunque appurato che possiamo utilizzare entrambe le modalità quello che vi raccomando io è mantenetevi sul pezzo. Aggiornatevi costantemente. Per fare ciò sono fondamentali le riviste di divulgazione storica, scientifica e geografica.

In italia abbiamo Focus, National Geographic Magazine e Tuttoscienze solo per citarvene alcune. Per la divulgazione storica possiamo rivolgerci ad istituzioni come il Giornale di storia o Didattica della storia e poi fino a poco tempo fa si potevano trovare anche riviste sul paranormale (oggi io le ho trovate solo in inglese, in italiano non si pubblicano più) come Fortean Times, Skeptical Inquirer e Nexus.

Questi sono solo alcuni esempi da cui trarre spunto per iniziare. Lasciatevi guidare dai vostri interessi e dalle vostre passioni. Se a volte vi dovesse capitare di trovare queste letture pesanti o impegnative ricordate che leggere ogni giorno sarà una inesauribile fonte di ispirazione e con il tempo stratificherà in voi la conoscenza necessaria a progettare storie sempre più avvincenti.

Lui per cercare casa ha usato il telefono e voi?

Ho già parlato in un articolo precedente dell’importanza di annotare le vostre idee. Tenete sempre a portata di mano un notebook o assicuratevi di prendere nota subito delle intuizioni che vi vengono per non dimenticarle. Sottolineate, prendete appunti e segnalate le connessioni.

Fare una ricerca approfondita prima di iniziare a progettare vi permetterà di non commettere errori grossolani nelle scene. Ricordatevi sempre che se un lettore arriverà a notare un vostro errore nei contenuti perderete la sua stima e difficilmente tornerà a leggere una vostra opera.

Fatemi sapere se conoscete riviste, giornali o siti specializzati che possono venire utili per fare ricerche.

Buona lettura e alla prossima.

ps. Non dimenticatevi di iscrivervi alla Newsletter per ricevere anticipazioni e contenuti esclusivi. Se siete già iscritti e notate che non vi arrivano mail vi chiedo di controllare nella cartella Spam. Grazie mille!!

Facciamo la conoscenza dei primi maghi della storia tra esorcismi, magie curative e stregoneria

Oggi ci addentriamo ancora una volta nelle nebbie della storia con un articolo che parla di formule magiche incise nell’argilla (la carta non esisteva), esoterismo e magia.

Abbiamo già trattato delle prime storie di fantasmiche sono giunte fino a noi e abbiamo visto che esistevano nell’antica terra di Mesopotamia delle figure professionali che si occupavano in prima persona di risolvere ogni problema che poteva sorgere con queste entità.

La magia faceva parte della vita quotidiana dell’antica società mesopotamica. Voglio ricordarvi che quando parlo della “società mesopotamica” intendo quelle zone che oggi corrispondono circa a Iran e Siria, dove era diffusa la scrittura cuneiforme sulle tavolette che ci fanno da testimoni silenziosi. La civiltà nelle terre tra il tigri e l’eufrate si è evoluta a partire dal IV millennio a.C., le ultime tracce risalgono al 500 a.C. I popoli di cui abbiamo più testimonianze sono gli assiri, i babilonesi e i sumeri.

L’angolo da cui vedevano la magia questi popoli era molto diverso da come possiamo intenderla oggi. Abbiamo già accennato alle credenze sui fantasmi e sui demoni; la magia non era qualcosa in cui potevano credere o meno ma era semplicemente parte del mondo, le cose stavano così non c’era un altro modo di intendere la realtà.

Ad oggi dagli archeologi sono state ritrovate circa dalle 150.000 alle 200.000 tavole risalenti alle civiltà babilonese e sumera, la maggioranza sono in pessime condizioni ma ancora riescono a raccontarci di usanze che a noi possono sembrare incredibili. 

Tavola esposta al British museum con i doveri di un mago 

Questa tavoletta ad esempio riporta iscritti quelli che erano i doveri di un mago professionista. Chiamati ashipu erano le persone qualificate e specializzate nel praticare la magia divina. Qualcuno decise di incidere su una tavoletta di argilla quelle che erano le loro responsabilità e i doveri professionali. Per darvi una idea di com’era la vita di un mago sappiate che il primo dei loro doveri era quello di consacrare i templi, dovevano assicurarsi che non ci fossero fantasmi o demoni a spasso che avrebbero potuto disturbare i fedeli. In secondo luogo praticavano incantesimi e toglievano le maledizioni e il malocchio. In terzo luogo avevano la funzione di dottori. 

Come abbiamo visto l’altra volta le malattie erano causate dai fantasmi e dai demoni quindi visitavano i pazienti a casa e diagnosticavano il tipo di disturbo di cui poteva soffrire. Dopo di ciò prescrivevano medicamenti a base di piante magiche o prescrivevano l’acquisto di statuette e amuleti rappresentanti un demone o un incantesimo inciso. i maghi potevano anche recitare degli incantamenti segreti, di cui solo loro erano custodi, per togliere la malattia ed esorcizzare gli ambienti e le persone che li occupavano.

Gli ashipu dovevano frequentare delle scuole per specializzarsi e ogni città aveva la propria. Dovete sapere che gli incantesimi di una scuola per ashipu erano diversi da quelli di un altra e tra le varie scuole c’era il massimo riserbo riguardo gli insegnamenti, c’era parecchia concorrenza. Gli archeologi hanno trovato di uno stesso incantesimo varie versioni scritte in modo diverso perché ogni mago utilizzava quanto gli era stato insegnato e lo poteva personalizzare a seconda delle necessità.

I maghi spesso collaboravano in team con altri maghi e il sapere del gruppo veniva scritto in una sorta di enciclopedia-manuale di istruzioni dove sul davanti e sul retro delle tavolette si possono trovare elenchi infiniti di nomi di demoni e di incantesimi per esorcizzarli. 

I demoni erano di origine divina o semi divina, non potevano essere eliminati o uccisi, non avevano un cuore e non soffrivano il dolore. Non avevano nulla a che vedere con l’esperienza umana al contrario dei fantasmi, delle streghe e degli stregoni. Le statuette che si utilizzavano per tenere lontane queste entità maligne venivano appese in casa o seppellite sotto al pavimento. Sappiamo che aspetto avevano i cani dell’epoca grazie a degli amuleti che sono stati ritrovati sotto al pavimento di alcune abitazioni. Questi amuleti rappresentanti dei terribili mastini con le fauci spalancate e avevano incisioni sul dorso dell’animale che avvertivano  il nemico del pericolo che queste creature rappresentavano.

Nessuna tavoletta sino ad ora ha mai riportato la testimonianza di qualcuno che vide un demone in prima persona, i disegni giunti fino a noi sono concettualizzazioni, visioni oniriche che avvenivano durante i rituali o gli incantesimi. Per esempio: abbiamo la terribile rappresentazione di un demone-capra, lontano dall’essere il demonio medievale, era accusato di essere la causa del mal di testa e questo si spiegava perché, secondo le credenze comuni, esso con le corna batteva contro la testa delle persone. 

Ogni demone è rappresentato con sembianze terribili: molteplici braccia e gambe deformi, la testa di animale e le unghie spropositate. 

Tavola del British museum che rappresenta Iamashita

Uno dei demoni più temuti e uno di quelli che i maghi dovevano affrontare più spesso era Iamashita che attaccava le donne incinte e i bambini appena nati. Con la testa di leone, gli artigli unghiuti e il corpo antropomorfo era davvero terribile. Cavalcava il dorso di un asino, teneva in mano serpenti e allattava un cane e un lupo. Della storia di questo demone sappiamo poco, ci è stato tramandato che nell’aldilà ha compiuto atti terribili (non si sa quali) e per questo venne mandata dal padre a vagare sulla terra alla ricerca dei neonati e delle madri per prendere le loro vite. Ai nostri occhi questa può essere è la rappresentazione iconica della mortalità infantile che all’epoca doveva essere altissima. Dobbiamo però considerare che per le genti di quell’epoca questa creatura, così come il demone-capra erano reali, semplicemente non li potevano vedere. E anche se oggi etichettiamo queste credenze come primitive queste persone si proteggevano dalla morte e dalle malattie portate da queste creature come potevano, e si rivolgevano ai maghi per farsi dare amuleti più o meno costosi e trovare un po’ di serenità.

I maghi durante le cerimonie rituali erano avvolti in un abito che si avvolgeva attorno al loro corpo conferendo la forma di un pesce, sulla testa portavano un cappello con la criniera di un leone e alcuni mettevano delle maschere. Mentre officiavano il paziente doveva restare sdraiato su di un letto mentre venivano recitate formule guaritrici e distribuite per casa tavolette per esorcizzare le presenze maligne. Bruciavano incenso per purificare l’ambiente e suonavano dei campanelli magici. Potevano anche usare dei bastoni o delle daghe sacre che si credeva avessero poteri terribili contro le creature dell’aldilà. 

La magia praticata dai maghi era attribuita alle divinità dei cieli mentre era diffusa anche la stregoneria il cui potere era attribuito alle sole mani dell’uomo ed era praticata da quelli che oggi potremmo chiamare stregoni e streghe. I loro incantamenti potevano essere causa di disgrazie e malattie. E’ stata rinvenuta e una intera raccolta di tavolette con le istruzioni dettagliate di come affrontare la stregoneria, quali rituali sono più efficaci per togliere l’effetto delle maledizioni lanciate dagli stregoni e dalle streghe. L’idea che ci fossero donne che potevano farti ammalare sussurrando parole di nascosto e puntandoti il dito contro o costruendo statuine di cera per gettarle nel fuoco e maledire qualcuno in passato era una credenza presa molto serio. Se c’erano malattie che si trasmettevano a tutti i membri di una famiglia, disturbi che non si riusciva a spiegare o fatti strani che non trovavano una soluzione era sicuramente stata fatta una stregoneria. 

Piccola tavoletta con incantesimo per la protezione personale. 

Nella legge di Hammurabi che sicuramente tutti conoscete per l’occhio per occhio e dente per dente, si può trovare anche un articolo che stabilisce la sentenza di morte per le streghe che erano scoperte a praticare. Queste credenze trovano un fine attorno al  900 a.C, nel periodo successivo la responsabilità delle malattie viene attribuita unicamente ai fantasmi e ai demoni in una evoluzione che ha puntato verso il mondo invisibile delle divinità.

Una menzione particolare l’hanno i necromanti, maghi specializzati che potevano parlare con i morti e che riuscivano a predire il futuro. Si trattava di pochi maghi altamente retribuiti che si potevano permettere solo le persone economicamente ricche. Spesso i re ne avevano a disposizione anche tre o quattro. Conoscevano formule magiche per risvegliare un defunto e riportarlo nel mondo dei vivi e durante il rituale utilizzavano una mistura di ingredienti che solo loro conoscevano. Il cliente doveva pagare ma anche procurare il teschio della persona che si intendeva risvegliare.

Spero che queste curiosità vi siano piaciute. Troppo spesso l’argomento “antica Mesopotamia” viene liquidato come materia da studiare per la scuola e poi presto dimenticato per fare posto all’argomento successivo. Per gli appassionati di esoterismo, di folklore e dell’horror in generale ci sono una infinità di curiosità che possono interessare.

Buona lettura a tutti e alla prossima.

Alice Tonini