Kos: Il Luogo di Nascita della Medicina Moderna #1🚑

Lettori del mistero e dell’ ignoto finalmente il nostro traghetto è approdato nel porto di Kos, splendida isola dal mare cristallino e dalle spiagge sabbiose. E voi mi chiederete: cosa siamo venuti qui a fare? Semplice, non tutti sanno che a Kos affonda le sua antiche radici la moderna medicina.

La natura cura tutte le malattie.” Non so se l’avete riconosciuta ma questa era la massima di Ippocrate, padre della medicina moderna che dopo un secolo praticava ancora l’arte di Pitagora e poneva le basi di una nuova filosofia che come la precedente durerà molto a lungo. Questo avveniva a Kos, a pochi chilometri dall’ isola di Samo.

Ippocrate fu il primo uomo a portare avanti lo studio completo del corpo umano come sistema, definì molte delle regole scientifiche basilari che tutt’ora governano la medicina e formulò quello che oggi è conosciuto come Giuramento di Ippocrate che ancora oggi è accettato dai medici di tutto il mondo. Diceva:

Io giuro in nome di Apollo il curatore, di Esculapio dio che risana, in nome della Salute, della Panacea e di tutti gli dei e le dee, e faccio loro miei testimoni, di quanto io farò, secondo le mie capacità e il mio giudizio. […]

Ippocrate

Kos è una delle più belle isole delle Grecia e al pari di Samo mi permette di offrirvi un ottimo calice di vino locale. A differenza di Samo dove Pitagora passa inosservato, Ippocrate a Kos è ricordato e l’Asclepieon, l’ospedale dove praticava, può ancora essere visitato; si trova in cima a una collina a meno di quattro chilometri a est dalla città. Ovviamente possiamo passeggiare solamente tra le rovine ma visto che Ippocrate sosteneva che quello che ci circonda, l’ambiente, è importante quanto la cura del corpo sono sicura che la salita verso la collina e la vista del meraviglioso paesaggio per noi saranno un vero toccasana.

Secondo la testimonianza di Pausania nell’Asclepieon era proibito morire e partorire, e il luogo è reso ancora più sacro dalla presenza di un tempio dedicato al dio Apollo, i cui resti sono datati in epoca romana. Comunque Kos possiede numerosissime rovine romane, la maggior parte situate nel bosco che circonda la città portuale e sono così belle da meritare un giorno in più di permanenza solo per visitarle. Volendo da Kos si può raggiungere anche la Turchia con i traghetti e se proprio non volete farvi mancare le comodità dell’era moderna c’è anche un aeroporto.

Ma facciamo un passo indietro. Prima di Ippocrate, nato a Kos nel 460 a.C., anno dell’ottantesima Olimpiade, la pratica della medicina era un misto di tentativi, azzardi, superstizioni e preghiere. Quando fortunatamente si riusciva a guarire, secondo le credenze popolari il medico aveva operato una magia; dopo Ippocrate agli incantesimi si aggiunsero formule codificate ed esperienza documentata. A ciò si deve la sua fama: pratica medica e scrupolosa documentazione di lavoro ed esperimenti. Tutti i più grandi autori dell’ antica Grecia Sofocle, Euripide, Platone, Aristotele e lo stesso Socrate hanno omaggiato la sua opera in quanto lo ritenevano loro pari.

Come Pitagora, per dodici anni viaggiò per il mondo e visitò Europa, Asia e Africa incontrando chiunque fosse in grado di accrescere la sua conoscenza dell’ arte medica. A Mileto discusse con il filosofo Anassagora (500-428 a.C.) di sostanza e infinito e riuscì a correlare i cicli della salute dell’ uomo con l’ambiente naturale che lo circondava. Tramite lo studio dei papiri lasciati da Eraclito nel VI secolo a.C., impara che:

Nulla in questo mondo resta uguale a sè stesso, nemmeno per un attimo.
Tutto si modifica, tutto si dissolve, si mescola con altri elementi, per assumere un aspetto, diverso dal precedente.

Ippocrate

Ma fu durante il suo viaggio a Samo che ebbe la conferma della sua teoria più profonda: non è possibile ignorare la condizione psichica di un paziente quando si cura il corpo, perché il corpo e l’anima sono una cosa sola e come tali vanno curati. Prima dell’avvento di Ippocrate, la pratica della medicina era per la maggiore una primitiva forma di magia, una combinazione di parole e incantesimi per esorcizzare gli spiriti maligni che si pensava causassero la malattia. Alcuni disturbi erano considerati sacri e Ippocrate commentò : non credo che la Malattia Sacra sia più sacra, o più divina di altre malattie. Al contrario ha una causa precisa e caratteristiche specifiche.

https://youtu.be/TxohVBPvt9c (Qui trovate il porto di Kos in diretta live, fatemi sapere nei commenti se la Webcam non dovesse essere più in funzione)

Anche in quei tempi esistevano medici con lo scopo di estorcere soldi ai pazienti, in un trattato del periodo post aristotelico si suggerisce ai dottori di non parlare di compensi con i malati perché ciò avrebbe causato ansia e peggiorato la condizione. Forse è per questo motivo che oggi l’ansia è tanto diffusa…

Nel 430 a.C. Ippocrate arriva ad Atene nel bel mezzo di una carestia e di una epidemia causate dalla guerra nel Peloponneso contro gli spartiani iniziata l’anno precedente. Qui studia gli effetti dell’affollamento urbano che affliggono la città e che facilitano l’espandersi delle malattie: i corpi infettati lasciati senza cura e l’ acqua inquinata bevuta da tutti. Riuscì a debellare l’ epidemia con misure severe come la segregazione degli ammalati, i corpi dei morti bruciati su pire, acqua bollita prima di essere bevuta. Non riuscì purtroppo a salvare Pericle, il grande statista ateniese che lo aveva chiamato in aiuto.

Poi tornò a Kos per occuparsi del suo centro medico, l’Asclepieon che diventò uno dei migliori ospedali dell’ epoca e alle cure mistiche si aggiunsero misure più pratiche.

Caro lettore dell’ignoto per ora ti devo salutare, ti lascio continuare la passeggiata per Kos da solo ma ci rivedremo molto presto. Alla prossima e buona lettura.

Alice Tonini

3 risposte a “Kos: Il Luogo di Nascita della Medicina Moderna #1🚑”

  1. Avatar sillydeliciouslyf76523c1d3
    sillydeliciouslyf76523c1d3

    Bello! Bello! Bello! Grazie!

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  2. Avatar luisa zambrotta

    Grazie per questo post affascinante!

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  3. Avatar La Magia e i Miti Europei: Un Viaggio Intrigante🚀 | Alice Tonini

    […] Ci siamo quindi aggirati per l’isola alla ricerca delle tracce di questa antica sapienza. Kos: Il Luogo di Nascita della Medicina Moderna #1🚑, La Magia della Medicina Antica a Kos #2. Lascio giudicare a voi quello che abbiamo trovato, io mi […]

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Miti e Leggende dalle Foreste Nordiche ❄️

Benvenuto lettore del mistero, oggi parliamo di folklore e di miti e di come questi siano indissolubilmente legati alla natura. Da sempre le foreste hanno affascinato e terrorizzato l’ uomo. Avvolte da un area di mistero sono state considerate luoghi sacri, dimore di spiriti e creature fantastiche. In particolare l’inverno, con le sue lunghe notti e i suoi paesaggi innevati, ha amplificato questo senso di meraviglia e di paura.

Le antiche culture sparse in tutto il mondo hanno popolato i boschi invernali di creature leggendarie. Queste entità, spesso legate agli elementi naturali, proteggevano o minacciavano gli abitanti dei villaggi. Dalle profondità delle foreste nordiche, dove i troll e gli elfi oscuri regnavano sovrani, fino alla remota taiga siberiana, popolata da spiriti della natura, ogni cultura ha sviluppato i propri miti e le proprie leggende.

Ma perché proprio le foreste invernali? Il freddo, l’oscurità e l’isolamento tipici di questa stagione hanno favorito la nascita di miti e credenze popolari in cui la natura, spesso ostile e imprevedibile, viene animata da forze soprannaturali. Le creature leggendarie con i loro poteri misteriosi diventavano così una spiegazione per i fenomeni naturali incomprensibili, e un modo per affrontare le paure e le incertezze dell’ uomo di fronte alla natura.

La mitologia norrena è ricca di creature affascinanti e misteriose che popolano le foreste innevate. Tra queste i Troll sono senza dubbio i più noti. Esseri brutti e goffi, ma dotati di una forza straordinaria, si dice che abitino nelle grotte e nelle caverne più profonde. Un altra figura ricorrente è quella del Draugr, uno spirito maligno che si alza dalla tomba per seminare il terrore tra i vivi. Nelle notti più buie, si dice che i Nisser, piccoli spiriti domestici, escano dalle loro tane per compiere scherzi e proteggere le fattorie e non dimentichiamo le Valchirie, guerriere al servizio di Odino, che cavalcavano i loro destrieri alati nel cielo e sceglievano i valorosi guerrieri caduti in battaglia per portarli nel Valhalla.

Avevi mai sentito parlare di queste creature?

I Nisser, piccoli spiriti domestici della mitologia norrena, sono profondamente legati alla natura e all’ ambiente che li circonda. Si dice che abitino nelle fattorie, nelle stalle e nei boschi dove si prendono cura degli animali e delle colture. Nonostante le loro piccole dimensioni, sono dotati di forza straordinaria e sono in grado di compiere lavori incredibili durante la notte mentre gli uomini dormono. I Nisser sono particolarmente legati alla terra e alle sue risorse, e si dice che proteggano i raccolti e gli animali dai parassiti e dalle malattie. In cambio gli uomini devono offrire loro rispetto e piccoli doni come del latte fresco o del porridge. Tuttavia se vengono offesi o trascurati, possono diventare molto vendicativi, nascondendo oggetti, rovinando i raccolti o causando incidenti domestici.

I Troll, creature massicce e rocciose, sono indissolubilmente legati alle montagne. Si dice abitino nelle caverne più profonde e nelle fessure delle rocce, mimetizzandosi perfettamente con l’ ambiente circostante grazie alla loro pelle dura e di colore grigio o marrone. La loro forza è leggendaria, tanto da permettergli di scavare tunnel tortuosi o di sollevare massi enormi. Si narra che i Troll abbiano un forte legame con la terra e le pietre e che siano in grado di comunicare con le rocce stesse. Tuttavia sono lenti e goffi e la luce del sole li tramuta in pietra. Per questo motivo preferiscono uscire di notte o durante le giornate più nuvolose, nascondendosi nelle montagne quando il sole sorge. I Troll spesso fungono da antagonisti per gli dei e gli eroi della mitologia norrena e compaiono in miti e leggende antichissimi.

I Draugr sono creature maligne e putrescenti che risiedono nelle tombe dei defunti. Questi esseri tornati dalla morte, sono legati indissolubilmente ai luoghi in cui sono stati sepolti. Le loro tombe situate in luoghi isolati e oscuri, diventano la loro prigione e allo stesso tempo il loro regno. I Draugr sono creature notturne che emergono dalle sepolture per seminare terrore e devastazione tra i vivi. Si dice che siano in grado di controllare il tempo, provocare tempeste e persino di fare risorgere i morti. La loro forza è sovrumana, le loro unghie e i denti sono affilati come rasoi. Si racconta che i Draugr siano in grado di allungare e contrarre il proprio corpo a piacimento, strisciando attraverso fessure e passaggi impossibili per gli umani.

Le Valkirie, guerriere alate al servizio di Odino, sono figure centrali nella mitologia norrena. Volano sui campi di battaglia vestite delle loro armature scintillanti e con i loro elmi cornuti. Osservano il combattimento con occhi vigili e scelgono i guerrieri più valorosi, destinati a cadere in battaglia, per condurli nel Valhalla, la magnifica sala banchetti di Odino. Le Valchirie toccano con le loro lance scintillanti le tempie dei guerrieri scelti, infondendo loro un sonno profondo e portandoli via sui loro destrieri alati. Nel Valhalla i guerrieri si preparano per il Ragnarok, la battaglia finale che porrà fine al mondo. Le Valchirie oltre a essere delle messaggere degli dei sono anche abili guerriere, pronte a combattere al fianco di Odino durante l’ ultima battaglia.

Le creature della mitologia norrena con la loro aura di mistero e potenza hanno lasciato un impronta indelebile sulla letteratura, il cinema e l’ arte contemporanea. Dai giganti e i troll che popolano le terre di Tolkien, alle Valchirie che ispirano le eroine dei fumetti fino ai draghi e alle creature marine che fanno la loro comparsa in innumerevoli film fantasy, l’immaginario nordico continua a stimolare la creatività degli artisti. È una mitologia che ispira con un ricco repertorio di archetipi, simboli e storie che risuonano nell’ animo umano, offrendo spunti di riflessione sulla vita, sulla morte, il destino e il potere della natura. In questo modo le antiche leggende si rivelano attuali e continuano ad affascinare un pubblico sempre più vasto.

I temi ricorrenti, sono elementi che hanno profondamente influenzato la cultura popolare. Il concetto del destino, incarnato dalle Norne, intreccia le vite degli dei e degli uomini in un complesso arazzo di eventi preordinati. L’ onore inteso come coraggio in battaglia e fedeltà agli dei è un valore centrale nella società Vichinga e continua a ispirare personaggio eroici nella letteratura e nel cinema. La forza della natura, personificata dai giganti e dai mostri marini, rappresenta sia una minaccia che una fonte di meraviglia, riflettendo la consapevolezza degli antichi riguardo la potenza degli elementi naturali.

Caro lettore dell’ ignoto, la natura in questi miti è una forza distruttrice e creatrice. Gli elementi personificati in giganti e divinità plasmano il mondo e influenzano il destino degli uomini. Questa profonda connessione con la natura, presente nelle antiche saghe, risuona ancora oggi, in un epoca in cui l’uomo cerca di ritrovare un equilibrio con l’ ambiente che lo circonda.

Ora caro lettore non ci resta che salutarci, al prossimo articolo e buona lettura.

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Streghe in Italia: La Leggenda delle Janare

Halloween è arrivato anche quest’ anno lettori del mistero e ho pensato di festeggiare con voi con un breve articolo sulle streghe in Italia.

In un’epoca dominata dalla superstizione e dalla paura dell’ignoto, le streghe venivano considerate una minaccia per la società. Tra il XV e il XVII secolo, ondate di accuse e processi infiammarono il nostro Paese, con picchi in regioni come la Val Camonica e il Comasco. Le donne, in particolare, furono le vittime principali di queste persecuzioni, spesso scatenate da sospetti infondati, rivalità personali o cambiamenti sociali. L’impatto di questi eventi sulla società fu devastante, alimentando paura e sospetto e lasciando profonde ferite nella memoria collettiva. Questo articolo si propone di analizzare brevemente la figura della strega, in particolare delle janare, nel folklore italiano, esplorandone i miti, i rituali e il ruolo che esse hanno rivestito nella società locale e nell’immaginario collettivo.

La leggenda delle streghe di Benevento, o janare, è una delle più affascinanti e radicate nel folklore italiano. Originatasi in epoca pre-cristiana, si intreccia con credenze pagane e superstizioni popolari. Le janare erano descritte come creature femminili, spesso anziane, dalle sembianze inquietanti: capelli arruffati, unghie lunghe e curve, naso adunco. Si diceva che avessero il potere di trasformarsi in animali, soprattutto in gatti neri, e di volare su scope o bastoni. Le loro riunioni notturne, i sabba, si tenevano sotto un imponente noce sulle rive del fiume Sabato, dove compivano riti magici e danzavano freneticamente. La noce di Benevento divenne così il simbolo di questi incontri proibiti, un luogo carico di fascino e terrore, dove la realtà si mescolava al fantastico. La leggenda narra che le janare potessero lanciare maledizioni, rubare il latte alle mucche e provocare malattie. Erano temute e rispettate allo stesso tempo, considerate sia creature malefiche che potenti guaritrici. L’impatto culturale delle janare beneventane è stato enorme. La loro figura è stata rappresentata in numerose opere d’arte, letterarie e cinematografiche, contribuendo a diffondere il mito ben oltre i confini del Sannio. La leggenda delle streghe di Benevento è diventata un archetipo universale, un simbolo dell’inconscio collettivo che continua a affascinare e inquietare. Ancora oggi, in molti paesi, le streghe sono associate a rituali notturni, a poteri soprannaturali e a una figura femminile misteriosa e affascinante.

Mentre le janare di Benevento sono indubbiamente le più famose, anche la Puglia ha le sue streghe, figlie di una tradizione millenaria che si è evoluta in modo peculiare. Le radici delle janare pugliesi affondano in culti pre-romani legati alla fertilità della terra e al culto delle acque. Divinità femminili, spesso associate a grotte e fonti, si sono trasformate nel tempo in creature ambivalenti, capaci sia di proteggere che di nuocere. Le janare pugliesi sono spesso descritte come più giovani e meno brutte delle loro cugine beneventane. A volte vengono raffigurate come donne bellissime, ma pericolose. Mentre le janare beneventane sono legate al noce, quelle pugliesi prediligono grotte, boschi e fonti, luoghi ritenuti sacri e misteriosi. Oltre ai poteri comuni a tutte le streghe (trasformismo, volo, malefici), le janare pugliesi sono spesso associate a poteri legati all’acqua, come la capacità di provocare tempeste o di guarire con l’acqua di particolari fonti. In alcune zone della Puglia, le janare sono viste più come protettrici dei raccolti e degli animali domestici che come creature malefiche. Le janare pugliesi sono maestre nell’arte della seduzione e della manipolazione. Possono assumere forme diverse per ingannare le loro vittime, spesso uomini soli e ingenui. Sono legate a simboli come il fuso, la conocchia e il pettine, strumenti del loro lavoro femminile ma anche oggetti magici. Il mito delle janare pugliesi è ancora vivo nella memoria popolare, seppur in forme diverse. Storie e leggende si tramandano di generazione in generazione, alimentando l’immaginario collettivo. Nonostante i cambiamenti sociali e culturali, la figura della janara continua a esercitare un fascino misterioso e a rappresentare un ponte tra passato e presente.

Il Nord Italia fu teatro di alcune delle più feroci cacce alle streghe in Europa. Regioni come la Val Camonica e Triora videro bruciare sul rogo decine di persone, accusate di pratiche diaboliche e di aver scatenato calamità naturali. Le accuse più comuni riguardavano la partecipazione a sabba, la creazione di pozioni magiche, il danneggiamento dei raccolti e l’induzione di malattie. Alla base di queste persecuzioni vi erano diverse motivazioni: paure ancestrali, conflitti sociali, desiderio di controllo sulla popolazione e l’influenza della Chiesa che, attraverso bolle papali come la “Summis desiderantes affectibus”, legittimò e incoraggiò la caccia alle streghe. Molte donne, spesso emarginate e accusate di devianza, divennero facili bersagli di queste accuse. In periodi di crisi o di grandi cambiamenti, la società ha spesso bisogno di un capro espiatorio su cui proiettare le proprie paure e frustrazioni. Le streghe, con la loro reputazione di creature malvagie e in contatto con il demonio, si prestavano perfettamente a questo ruolo. Le persecuzioni delle streghe erano uno strumento per rafforzare il controllo sociale e reprimere comportamenti devianti. Spesso le accuse di stregoneria erano rivolte ai più deboli e ai marginali della società, come contadini, mendicanti e donne anziane. In questo modo, le élites potevano consolidare il proprio potere e reprimere eventuali tensioni sociali. Le persecuzioni delle streghe provocarono la distruzione di intere comunità, seminando paura e sospetto. Le vittime e i loro familiari subirono profonde sofferenze psicologiche, le cui conseguenze si fecero sentire per generazioni. Le accuse di stregoneria spesso portavano alla rottura dei legami nelle famiglie e all’esclusione sociale delle vittime. Le persecuzioni delle streghe furono un fenomeno complesso e multiforme, con profonde radici nella psicologia umana e nelle dinamiche sociali. La comprensione di questi meccanismi è fondamentale per evitare che simili atrocità si ripetano in futuro.

La figura della strega ha da sempre affascinato e inquietato l’immaginario collettivo, trovando una fertile rappresentazione nella letteratura e nell’arte. Nella letteratura italiana, le streghe sono state spesso descritte come creature potenti e misteriose, capaci di manipolare le forze della natura e di compiere incantesimi. Basti pensare alle streghe delle fiabe popolari, figure ambivalenti che possono essere sia benefiche che malefiche. Nell’arte, l’iconografia della strega è altrettanto ricca e varia. Dai dipinti medievali, dove le streghe erano spesso raffigurate come donne anziane e brutte, alle illustrazioni dei libri per l’infanzia, dove assumono forme più fantasiose e meno minacciose, l’immagine della strega ha subito numerose trasformazioni. Immagini iconiche come la strega che vola su una scopa, il calderone fumante e il gatto nero sono diventate parte integrante dell’immaginario collettivo, alimentando miti e leggende che si tramandano da secoli.

La figura della strega, un tempo perseguitata e temuta, continua a esercitare un fascino irresistibile sulla nostra immaginazione. Dalla storia alla letteratura, dall’arte al cinema, la strega è diventata un archetipo universale, simbolo di potere, libertà e ribellione. Seppur le persecuzioni siano ormai un ricordo del passato, l’eredità della stregoneria vive ancora nelle nostre tradizioni, nelle nostre paure e nei nostri sogni, ricordandoci l’importanza di rispettare la diversità e di combattere ogni forma di pregiudizio. Come scriveva Katherine Howe, “Solo perché non ci credete non vuol dire che non sia vero”. E tu, lettore dell’ignoto, cosa pensi di questa figura così complessa e affascinante? Fammi sapere se ti interessa l’argomento e potrei fare altri interessati approfondimenti sul tema.

Buona lettura, buon Halloween 👻 e alla prossima!

Alice Tonini

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Viaggio nella Storia di Efeso: Dai Templi agli Scavi #2

Benvenuto lettore dell’ignoto, oggi continuiamo il nostro viaggio alla scoperta dei misteri di Efeso, una delle più antiche città costruite dall’uomo. Punto d’incontro tra le tradizioni magiche d’oriente e d’occidente nei secoli ha attirato a sè centinaia di migliaia di fedeli e studiosi di esoterismo grazie al tempio dedicato ad Artemide e alla sua biblioteca. 

 

 

La scorsa volta abbiamo visto come è nata e abbiamo parlato della magnificenza del tempio, una delle meraviglie del mondo antico. Oggi parliamo degli scavi archeologici e dei vari templi che si sono succeduti nel tempo.

La comprensione della planimetria di una città che doveva avere più di 100.000 abitanti è stata resa più facile dalla scoperta di un sarcofago che conteneva una mappa della città risalente al V secolo, con la maggior parte delle strade e degli edifici bene in chiaro. Questo ha aiutato gli archeologi a indirizzare gli scavi.

 

 

Scavi che da più di un secolo ormai squassano la regione e continuano tutt’ora distrurbati solamente dai frequenti terremoti che colpiscono le montagne circostanti. Le scoperte più recenti comprendono un elegante villa con mosaici e pitture alle pareti dai colori così vivi che si vedono chiaramente ancora oggi le immagini di alberi e pavoni.

La maggior parte di quel che sappiamo del meraviglioso tempio di Artemide a Efeso ci viene dal lavoro di  J.T.Wood, un ingegnere inglese che ottenne il permesso di scavare nel 1863 e che continuò per oltre un decennio, tra difficoltà e frustrazioni continue dovute perlopiù alla scarsa collaborazione delle autorità locali. 

 

 

La sua descrizione del paesaggio che circonda i resti della città, e dei luoghi nei quali gli antichi efesini avevano costruito le strutture più sacre ci mostra come avessero veramente a cuore la maestà, la grandiosità naturale legata al sacro e alla divinità. Egli scrive:

La grande bellezza di Efeso non può certo essere esagerata da noi. La città è circondata da montagne, che, comunque le si guardino, formano sempre un orizzonte spezzato, mosso, variegato. In primavera l’angelica, con i suoi boccioli giallo acceso, copre il monte Coresso, dandogli un grande rilievo da qualsiasi parte lo guardiate. Nonostante io sia rimasto nella zona quasi sempre per undici anni, non mi sono mai stancato di quel panorama che mi circondava. Le montagne sulle quali l’occhio cadeva ogni giorno cambiavano di ora in ora mentre il sole faceva il suo corso, e la desolazione del posto non abitato era più che compensata dalla sua bellezza, che non veniva mai meno.

 

Parte di una colonna. 

La desolazione del luogo di cui Wood ci parla è solo una parte dell’esperienza esacerbante degli scavi condotti lassù. Nel suo lunghissimo libro Le scoperte di Efeso l’ingegnere ci racconta di solitudine, scorpioni, di ruberie perpetrate da lestofanti i quali poi nel villaggio vicino gli offrivano in vendita gli stessi pezzi che lui stesso aveva rinvenuto, e problemi continui e asfissianti con le autorità turche per ottenere i permessi e i rinnovi.

Nel suo primo anno a Efeso ci fu una grande siccità e Wood vide un giorno 2000 turchi tutti vestiti di bianco salire sul vicino monte Pago e pregare, braccia levate al cielo, per invocare la pioggia (che venne poco dopo). Negli anni seguenti si susseguirono temporali e piogge, senza interruzione. I problemi con la mano d’opera locale erano continui: un uomo morì soffocato dal crollo di una trincea appena scavata, altri furono imprigionati per il furto di un agnello. Aveva arabi, turchi e greci, più o meno in egual numero e che non smettevano di scontrarsi tra loro. I greci in particolare avevano un sacco di festività religiose, e in quei giorni indossavano gli abiti migliori e si mettevano a bere fino a diventare ubriachi e aggressivi. A un certo punto erano circa un centinaio gli uomini che lavoravano contemporaneamente per lui, e spesso gli domandavano 15 piastre al giorno invece di 10 (circa 21 centesimi). Queste richieste crearono grossi buchi al budget di 16.000 sterline che Wook aveva ottenuto dal British Museum di Londra.

 

Parte di una colonna. 

Un giorno un mercante di Smirne, città distante una ottantina di chilometri, si presentò allo scavo e gli disse di aver sognato un tesoro; convinse Wood a cedergli i suoi lavoranti per scavare e cercarlo. Non trovarono nulla ma il mercante tentò di scaricare il conto del lavoro sull’inglese il quale comprensibilmente fece obiezione. Il sogno del mercante si realizzò un paio di anni dopo quando venne ritrovato un vaso di coccio contenente 2.000 monete risalenti al periodo fra il 1285 e il 1315 a.C.. Le autorità locali snobbarono il ritrovamento ritenendolo di nessun valore e il reperto finì al British Museum.

Alla fine Wood ebbe il successo che la sua pazienza meritava. Da un’iscrizione frammentaria ritrovata non lontano dal vaso di coccio gli fu possibile stabilire che ogni volta che aveva luogo uno spettacolo nell’antico teatro, le immagini sacre esposte nel tempio di Artemide venivano portate al teatro ed esposte al pubblico, successivamente venivano restituite al termine degli spettacoli. Il percorso in processione delle immagini sacre passava per la porta detta della Magnesia. E infatti il nostro archeologo 15 metri sotto terra ritrovò la porta e la strada di marmo larga oltre 10 metri che da questa partiva e arrivava sino al tempio che risultò essere il quinto da quando la città era stata fondata e l’ultimo costruito.

 

Come vi ho mostrato nelle scorse immagini della struttura e dei fregi sono restati solo frammenti.  Questo che vedete è un monumento funebre. Questi si sono conservati perché chiunque li danneggiava era maledetto e multato.

Il quinto tempio era colossale, lungo più di 100 metri e largo 50, dipinto di colori vivaci e luccicante di ornamenti di bronzo, oro e argento. Wood individuò anche sezioni della struttura costruite da Creso ma incontrò delle grosse difficoltà legate al terreno paludoso e ai pochi resti rimasti. In ogni caso rinvenne 23 vasi e 63 blocchi di marmo che portò in inghilterra dove si possono ammirare ancora oggi al British Museum. Tra questi si trova un pezzo di colonna di marmo con le istruzioni in greco per la divinazione del volo degli uccelli. Eccovene un estratto:

Volando da destra a sinistra, se l’uccello così vien visto sparire dalla vista, allora è buon auspicio, ma se alza l’ala sinistra, e se la alza o la nasconde il segno è infausto; e se volando da sinistra a destra, sparisce in volo dritto, allora è segno infausto, ma se solleva l’ala destra

 

Uno splendido gioiello ritrovato nel sito. 

 

All’inizio del secolo scorso D.G. Hogarth, anch’egli sponsorizzato dal British Museum, continuò il lavoro iniziato da Wook, e scoprì i resti di templi precedenti all’ultimo, con una quantità incredibile di statuette in oro e avorio della dea Diana e dei suoi animali selvaggi.

La caratteristica principale della dea, e forse la ragione della sua deificazione nei tempi passati era la sua abilità nell’addomesticare le creature selvagge. Nel corso della storia e anche ai giorni nostri leggiamo di persone che sembrano avere questa capacità straordinaria: saper comunicare con gli uccelli e con gli altri animali. Si può facilmente immaginare quanto una simile dote fosse rispettata nei tempi antichi, quando il rapporto tra uomini e animali era molto più stretto, e l’esistenza nomade dipendeva dal successo della caccia. Anche oggi che la caccia è considerata solo uno sport, le persone che, misteriosamente, sanno mettersi nella pelle degli animali e intuirne i movimenti incontrano un grande rispetto presso i colleghi cacciatori. Il singolare rapporto tra cacciatore e preda è stato spesso studiato, nella realtà e in letteratura. La Diana cacciatrice che è anche la protettrice delle creature selvagge forse rappresenta il primissimo esempio di questa ambivalenza.

 

Una piastra d’oro. 

 

Il primo tempio, o altare d’albero, innalzato in suo onore fu distrutto dai cimmeri nel 650 a.C. Fu ricostruito due volte, ed entrambe saccheggiato. Il quarto tempio fu finanziato da Creso di Lidia e il suo splendore era pari alla sua fama. Ci vollero 120 anni per completarlo. Era di marmo bianco, circondato da colonne ioniche e abbellito da una serie di ornamenti non comuni per l’epoca. Quando Erodoto lo visitò nel 450 a.C. Ne fu estasiato. Ma un secolo dopo il tempio era distrutto un altra volta. In una notte di ottobre del 356 a.C. Notte in cui si dice sia nato Alessandro il Grande, un certo Erostrato, che evidentemente covava la strana ambizione di rendere il suo nome immortale, commise il grave crimine di dare fuoco ai recinti lignei.

Il suo nome, ironicamente, fu eternato proprio a causa dell’universale denuncia del suo delitto: il concilio pubblico d’asia aveva infatti decretato che egli fosse considerato il peggiore e più vile degli uomini, il più malvagio di tutti e quindi immeritevole d’esser ricordato, anzi “non doveva nemmeno esser menzionato”.

Questa volta una popolazione indignata si unì nella ricostruzione del tempio profanato. Vi furono donazioni da parte di ricchi e di poveri, e i re delle vicine regioni fecero a gara per avere l’onore di offrire tesori preziosi.

Alessandro il Grande passando da Efeso nella sua spedizione verso oriente, offrì una somma ingente a condizione che il tempio venisse dedicato al suo nome. Gli efesini se la cavarono con molto tatto e diplomazia: “Come può un dio dedicare un tempio a un altro dio?”, gli fecero sapere che declinavano l’offerta. 

 

Un altro monumento funebre.  Si vede che le maledizioni funzionavano….

 

Nel 323 a.C. Il tempio era finito. Si trattava del quinto, quello che Filone definì la più grande delle sette meraviglie del mondo. Le sue 127 colonne alte 20 metri si stagliavano verso il cielo e per Plinio il Vecchio era pieno del genio di Grecia: le staute le aveva scolpite Prassitele, e le pitture erano meravigliose. Plinio il cui trentesimo libro è dedicato alla magia e include una lista di negromanti che comincia con Mosè, spiega come le massicce colonne vennero innalzate in grandi cesti di sabbia, che furono poi gradualmente svuotati, così da permettere alle colonne di poggiarre sul fondo, L’architrave era così enorme che l’architetto Dinocrate disperava di poterla sistemare a dovere, ed era praticamente sull’orlo del suicidio quando Diana in persona gli apparve nel sonno assicurandogli che l’elemento era al suo posto, la dove doveva essere. E al suo risveglio Dinocrate la trova infatti al suo posto.

Magia? Mistero o forse fede?

Probabilmente tutte e tre.

Ma per la seconda parte del nostro viaggio è tutto

Caro lettore dell’ignoto la prossima volta, che sarà anche l’ultima dedicata a Efeso, parliamo della figura della dea Artemide e della sua rappresentazione, della fine del tempio e della morte della città.
Fino ad allora buona lettura a te, la compagnia di un buon libro è importante.
 
Alice Tonini
 
In collaborazione con Carla Broglia, autrice del blog “Più sai più sei” – La bancarella del libro.
 
Ps. Questa domenica ci sarà il mercatino dei libri a Castel Goffredo (mn). Purtroppo per impegni personali non sarò presente ma vi invito comunque a partecipare. Per chi di voi fosse interessato all’acquisto di un cartaceo dei miei romanzi raggiungetemi su instagram per una promozione interessante. 
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Opere letterarie classiche imponenti da leggere in lingua originale e tradotti nella migliore versione disponibile: scopriamone insieme 10

Benvenuto lettore dell’ignoto, finalmente è in arrivo l’autunno, i mesi freddi, la nebbia il fuoco nel camino e una bella copertina di lana da stendere sulle gambe mentre leggi un libro. Tutto questo ci era mancato.

 

 

 
Credo che sia proprio venuto il momento di riprendere in mano quel grande classico, che da una vita ti ripeti che devi leggere ma poi finisce sempre che tra una scusa e l’altra rimane nella polvere, e puoi finalmente iniziare a sfogliarlo. 
 
Ti faccio qui la proposta di 10 opere classiche monumentali che hanno attraversato il tempo e lo spazio per arrivare fino a noi. Provengono dall’antichità classica, un paio dall’antica Grecia e due da Roma; un paio dall’Inghilterra, una in Anglo-sassone e l’altra dall’età di mezzo, un paio sono state scritte in lingua romanza, una in italiano e una in spagnolo, una è tedesca e una è giapponese.
Come vedi le proposte le ho pescate da diverse tradizioni letterarie, tutte importanti alla stessa maniera e ugualmente meritevoli di essere lette. 
 
1. Imbarchiamoci con Ulisse e partiamo per un viaggio: ti porta a conoscere la più antica tra proposte che ti ho fatto. L’Odissea di Omero, il poema epico famoso in tutto il mondo ti porta a spasso con Ulisse e la sua ciurma. Fu composto nell’ottavo o settimo secolo a.C. e ti consiglio di cercare una versione recente.
 
2. Amore e morte con Edipo re: è ambientato un paio di secoli più tardi rispetto all’Odissea, Edipo re posso paragonarlo a un moderno poliziesco dove si intrecciano coraggio, amore, morte e dolore. Sofocle, profondo conoscitore delle tragedie che abitano l’animo umano, ti racconta una storia spietata ma profonda nel suo significato.
 
3. Partiamo in viaggio con Enea: la storia di un uomo che sacrifica la sua felicità personale per Roma. Enea fuggito dalla guerra di Troia viene incaricato dagli dei di svolgere una missione di vitale importanza.
 
4. La metamorfosi dell’amore di Ovidio: l’amore mutevole e ingannatore, l’amore scandaloso e mortale o quello della mezza età che ha accompagnato la coppia per tutta la vita. Questo ti raccontano i racconti di Ovidio composti durante gli anni del suo esilio e ancora oggi le sue storie mi commuovono. 
 
Poi ti propongo lavori che nascono con e in inglese e li consiglio in veste più moderna. 
 
5. Facciamo un viaggio per scoprire le avventure di Beowulf: un’avventura risalente all’undicesimo secolo, misteriosa e coinvolgente, in compagnia di un antico eroe guerriero senza tempo coraggioso e fiero: Beowulf.
 
6. Continuiamo il nostro viaggio verso Canterbury: direttamente ispirato ai racconti del Decameron di Boccaccio, I racconti di Canterbury non è mai stato completato dal suo autore. Ci restano comunque una serie di racconti divertenti e irrispettosi che mantengono il loro spirito nonostante i secoli.
 
I prossimi sono diversi tra loro ma affascinanti, non è stata una selezione semplice ma ho ritenuto che questi fossero i più rappresentativi.
 
7. In Giappone incontra la signora Murasaki: un classico della letteratura giapponese e una storia d’amore tragica e senza tempo. Non puoi non trovare affascinante la storia di Genji e l’ambientazione esotica.
 
8. Cavalchiamo con Don Chisciotte: dirigiti con Cervantes nelle regioni della follia su Roncinante, accompagnato da Sancho Panza. Inseguendo Don Chisciotte Immergiti in una delle prime opere di denuncia sociale, forse la più venduta di tutto il mondo.
 
9. All’inferno con Dante: l’Inferno è un opera opera che tutti conosciamo e che tutti diamo per scontata. E invece io te la propongo come lettura per passare il tempo perché fa parte della nostra cultura, perché è fantasy e perché si. 😛
 
10. La metamorfosi kafkiana: il più moderno tra i classici che ti propongo La metamorfosi è anche il più disturbante con Gregor Samsa che si risveglia trasformato in uno scarafaggio gigante.
 
Se Borges ha ragione e il paradiso è una grande libreria, forse alcuni eletti un giorno saranno in grado di leggere questi lavori in lingua originale, senza dover prima memorizzare tutti i verbi irregolari. Fino a quel giorno dovrai servirti delle traduzioni per chi come me e te è ancora intrappolato nello studio disperato delle lingue straniere e antiche.
 
Nel frattempo puoi porti come obiettivo di ricominciare, e magari stavolta finire, un altro libro classico che poi inserirò in questa lista. Magari Dalla parte di Swann di Marcel Proust, che ne dici?
 
E anche per oggi è tutto. Caro lettore dell’ignoto ti auguro una buona lettura e alla prossima.😚
 
Alice Tonini 

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