Scendiamo tutti all'inferno con Dante

Benvenuto all’appuntamento con la rubrica inviti alla lettura.

Un uomo perso in una foresta oscura,
circondato da bestie pericolose. Spinto ad andare avanti dall’amore per una donna
meravigliosa; quando tutto sembra perduto arriva un mago per guidarlo
in un viaggio ardito e intrigante. Incontrerà persone a lui note e personalità famose del suo tempo. Assisterà a scene orribili che lo aiuteranno a
raggiungere la saggezza. Ogni incontro e avventura narrati in questo nostro
poema del quattordicesimo secolo è una storia affascinante, degna di un ottimo fantasy moderno.

In questa serie di articoli che ho
dedicato alle grandi opere che hanno fatto la storia della
letteratura non poteva mancare la nostra Divina Commedia

Un’opera
che ormai appartiene al panorama letterario mondiale e anche se noi
italiani ne siamo gelosi, oggi viene studiata e letta in tutto il
mondo. Questo articolo non ha l’obiettivo di dare una descrizione
dettagliata di ogni aspetto dell’opera. Per quello ci vorrebbe un
sito internet dedicato, in Italia abbiamo associazioni e studiosi che
dedicano tutta la loro vita ad approfondire il lavoro di Dante e vi
rimando a loro se aveste la necessità di raccogliere informazioni
approfondite sull’opera. C’è anche il Centro Dantesco dei frati minori
conventuali di Ravenna, l’associazione Il Cammino di Dante o
l’associazione culturale Amici di Dante in Casentino e la famosa
Società di Dante Alighieri con lo scopo di promuovere, difendere e
diffondere l’uso della lingua italiana.

Cito questo consiglio di Samuel Johnson
che credo possa essere valido per i lettori odierni dell’opera
dantesca: “ogni volta che vi approcciate ad un grande scrittore
ignorate tutto il materiale critico, i nomi che non conoscete, le
allusioni che non capite e lasciatevi incantare dalla bellezza della
novella. Solo quando sarete diventati degli studiosi potrete
riempire il gap nella vostra conoscenza.”

L’inferno è la prima di tre parti
dell’opera di Dante originariamente chiamata Commedia, il suo è un
lavoro titanico, infatti tutti sappiamo che dopo
l’inferno ci sono il purgatorio e il paradiso che ci portano al lieto
fine. Il nostro Boccaccio probabilmente per prevenire cattive
interpretazioni alla serietà del lavoro di Dante ha aggiunto
l’aggettivo Divina. Nel 1555 verrà pubblicata la prima edizione con
il titolo Divina Commedia.

La visone dell’aldilà di Dante ha
radici nel pensiero Aristotelico e nella teologia cattolica ma i
lettori di altri credi (o che non hanno credo) troveranno il poema
competente anche a livello psicologico e estetico.

L’invenzione immaginaria del
contrappasso come una sorta di giustizia poetica, una punizione che
si collega al crimine commesso, dimostra tutto l’ingegno dell’autore.
Per esempio i ladri che in vita non hanno voluto distinguere tra mio
e tuo corrono nudi, con le mani legate, tra i serpenti e perdono
continuamente la loro forma umana per acquisire quella dei rettili in
un ciclo continuo di trasformazione.

La finzione del poema sta nella non
finzione. Come sostiene Hollander è il personaggio principale, lo
stesso Dante, a raccontarci del suo viaggio fatto attraverso
l’inferno. Lui sa che i lettori possono trarre insegnamenti da questa
suo esperienza e si sforza di raccontarcela. L’autore Dante che ha
scritto fino a quel momento principalmente in latino, desidera che
tutti possano comprendere il poema, inizia la scrittura in volgare
considerata fino a quel momento una lingua di serie b senza nessun prestigio culturale; iniziativa che gli attirò critiche da parte dei classicisti e degli
intellettuali conservatori dell’epoca.

L’inferno dantesco è famoso e spesso
ne è stata fatta una parodia: nove cerchi concentrici rappresentano i nove peccati più esecrabili. Andrai dal buoni
vicini del Limbo dove vivono persone virtuose che non hanno
conosciuto Cristo in vita, ai peccatori carnali che hanno sottomesso
la razionalità agli impulsi sessuali. Incontriamo Ulisse,
consigliere di frode, condannato ad essere avvolto nelle fiamme per
avere ordito l’inganno del cavallo di Troia e per aver costretto
Achille a partecipare alla guerra e nel penultimo canto il
personaggio più incredibile di tutti, il conte Ugolino obbligato a
mangiare il cervello dell’arcivescovo Ruggieri e ti racconta la sua
terribile storia.

Dante e la sua guida Virgilio al
termine del loro viaggio strisciano al centro della terra e incontrano Satana
stesso con tre teste e ghiacciato. Emergeranno da questa oscurità
felici di rivedere le stelle. E qui termina la prima parte della
Commedia dedicata al viaggio infernale. D’ora in avanti il viaggio
continuerà nel paradiso e nel purgatorio.

Sono state pubblicate centinaia di
opere che si ispirano direttamente o indirettamente all’universo
dantesco. Se restiamo in Italia posso citare la saga fantasy di Livio
Gambarini Eternal War, o La selva oscura di
Francesco Fioretti. Se invece ci rivolgiamo ad autori esteri c’è il famoso
Inferno di Dan Brown o di Glenn Cooper c’è Dannati.

Se avete letto altre opere ispirate a Dante e alla sua Commedia, fatemi sapere nei commenti. Buona lettura e alla prossima.

Alice Tonini

Vi servono idee per scrivere un horror? Prima leggete qua!

 Oggi parliamo di come raccogliere le
idee per il mio genere preferito: l’horror.

Pennywise è qui per accertarsi che abbiate buone idee. 

Quando parliamo di questo genere di narrativa una cosa ci mette tutti d’accordo o la ami o la odi. Si tratta di un genere con un pubblico più vasto di quanto si pensi ma è anche un pubblico conservatore e  diffidente. Per un autore non è mai facile attirare l’attenzione e conquistare la fiducia di questi lettori, ma una volta riuscito nell’impresa, se l’opera è di buona qualità, è sicuro che il lettore tornerà a leggere le sue opere. Per questo è molto importante che le idee, che sono il cuore della storia, siano creative ed originali.

Quando abbiamo tra le mani una buona opera horror ce ne accorgiamo perché va sotto la superficie delle cose, si insinua
oltre le apparenze per mettere a nudo le debolezze umane.

Il modo migliore di mettere assieme un
buon horror è quello di togliersi la pelle, di cavarsi le ossa e
masticare le proprie cartilagini per poi vedere cosa resta in piedi. Tutto questo vi fa ridere e vi sembra assurdo? Vi sembrano cose superficiali e dolorose fini a
se stesse?

Per scrivere di questo genere l’unico modo possibile è quello di togliere la maschera della personalità e dell’identità a sé stessi e agli altri. Quando
farete questo con successo potrete raggiungere profondità narrative
che altri generi si sognano soltanto,  perché i vostri personaggi proveranno emozioni autentiche e coinvolgenti.

Nella narrativa horror le immagini e
gli eventi sono spaventosi e illuminanti allo stesso tempo.

L’horror è un ottimo genere per
imparare le abilità necessarie alla scrittura, per affrontare le
vostre emozioni e generare storie toccanti e vere. Si potrebbe dire
che tutta la narrativa ruota attorno alla verità ma l’horror è la
narrativa dell’onestà totale.

Verrà lei ad assicurarsi che abbiate messo i dettagli giusti, ci tiene…

Ci mostra come la nostra mortalità e
la nostra debolezza controllino la vita che viviamo ogni giorno, ci
fa ammettere che siamo dei vigliacchi e che abbiamo segreti che non
confesseremmo mai a nessuno, delle emozioni segrete e nascoste.

Chi scrive di horror spesso compie l’errore di sottovalutare l’importanza delle informazioni e dei dettagli che inserisce.
Qualsiasi cosa tu stia raccontando che sia uno sgozzamento
sanguinolento o un incubo folle è meglio mostrarlo con pochi dettagli
essenziali che essere troppo diretti con elementi descrittivi
abbondanti, molti principianti descrivono fiumi di sangue e ossa che
spuntano da ogni arto con dettagli iper-elaborati. Questo fa perdere
credibilità e non impressiona nessuno. Ad esempio se qualcuno tenta
di morderti al collo difficilmente riuscirai a vedere sangue a fiumi
ma è più realistico percepire il respiro sul collo.Uno dei modi migliori per creare paura
è di suggerire l’elemento pauroso piuttosto che raccontare righe e
righe di dettagli esagerati. Mostrate il personaggio spaventato
evitando i soliti cliché letterari.

C’è ancora posto nella narrativa
horror per vampiri, mummie e mostri di ogni tipo se nascono da idee
veramente originali. Molto dell’horror ha a che fare con paure
ordinarie e cose che ci spaventano quotidianamente. La chiave per
fare una buona storia è prendere la realtà e distorcerla o
dislocarla. Vedere ombre oscure muoversi appena fuori in un
parcheggio dove dovete correre per raggiungere la vostra auto può
essere più spaventoso che vedere un vampiro svolazzare giù da una
pianta. La paura ordinaria che riflette le
nostre mancanze e la nostra fallibilità come esseri umani è un buon
punto di partenza per la narrativa horror.

Ricordatevi poi che l’ambientazione è
vitale. Molti dei nuovi autori ambientano la storie in una location
riconoscibile e famosa piuttosto che in vecchi cimiteri
abbandonati o cottage isolati. L’horror con una ambientazione
classica ed essenziale, dove magari si può isolare il nostro
protagonista per aumentare la tensione è un ambientazione ancora
oggi ideale. Il buon vecchio cimitero piace anche a voi, vero?

E poi non siate superficiali con il
personaggio. Per migliorare l’efficacia dell’elemento pauroso il
personaggio non deve essere solo la vittima, in questo modo il
lettore proverà solo preoccupazione. Le vittime sono personaggi
noiosi e in un horror non c’è posto per la noia. Anche se ciò che
scriviamo riguarda le nostre più intime debolezze creare un
personaggio che si spaventa e viene ucciso è superficiale. Ricordate la classica biondona negli horror con gruppi di liceali che tentano invano di salvarsi la pelle dal maniaco macellaio? 

Di solito è la classica reginetta delle scuola perfettina e vanesia che viene fatta fuori per prima e nessuno tifa mai per lei.

Infatti voi tifate per noi, vero?

Le motivazioni interne del personaggio  o dei personaggi devono essere la parte più rilevante della storia o il vostro racconto entrerà a fare parte della narrativa scadente.

Anche se negli articoli abbiamo
parlato di tre generi: fantascienza, horror e fantasy, i consigli
valgono per tutti. A voi la scelta del genere o magari potrete
scegliere combinare tra loro i diversi elementi. Oggi è facile trovare un libro di
fantascienza che abbia elementi horror o uno con del realismo magico che
si mescola alla fantascienza. Molti autori sostengono che la
fantascienza sia più efficace se viene aggiunto alla storia qualche
elemento horrorifico. Il fantasy è più potente se l’idea di fondo è
basata su elementi fantascientifici, l’horror è più credibile se
emergono anche elementi di fantasy e fantascienza. Aumentate il
potenziale della vostra narrativa eliminando le barriere tra i
generi.

Ora che avete trovato l’idea dovete
decidere cosa scrivere: un racconto, un romanzo, un romanzo breve?

I racconti a volte sono più difficili
dei romanzi ma hanno il vantaggio di essere più veloci da scrivere.
Si possono scrivere dieci racconti brevi nel tempo che impieghereste
a mettere insieme un romanzo. Con i racconti potete sviluppare il
vostro stile e sperimentare, sviluppare idee, anche semplici. Studiate racconti e romanzi che vi sono
piaciuti e valutate come le idee sono collegate alla lunghezza del
lavoro, scrivete in accordo con esso.

Tutti i generi che abbiamo visto
funzionano come la chimica o l’alchimia se preferite. Tutti gli
aspetti della vostra storia: l’idea, il tema, l’ambiente, i personaggi , devono essere bilanciati e interagire
perfettamente senza intralciarsi gli uni con gli altri. La bellezza
di questi generi è che potete scrivere di qualsiasi cosa sia di
vostro interesse, in ogni modo che potete immaginare.

Partite dai problemi di oggi vecchi o
nuovi: l’inquinamento, la medicina, la guerra, la salute mentale,
problemi politici. C’è posto per tutto dovete solo trovare l’idea giusta.

Fatemi sapere se questa serie di articoli vi è piaciuta e magari potrei darvi ancora qualche consiglio utile.

Buona lettura e alla prossima.

Alice Tonini

Riscopriamo i divertenti racconti di Canterbury

Oggi per l’appuntamento con gli inviti alla lettura riprendiamo in mano un classico della letteratura inglese.

John Dryden, autore del diciassettesimo
secolo disse riferito a questa raccolta del quattordicesimo secolo
“Qui c’è dio in abbondanza”.

Oggi parliamo di un’opera di cui da noi si parla troppo poco: I racconti di Canterbury. A scuola hai studiato di sicuro il
Decamerone, e proprio dall’opera di Boccaccio gli inglesi si sono ispirati per trarre il loro equivalente: una raccolta di racconti che Geoffrey Chaucer iniziò a scrivere
nel 1386.

L’originale di questo lungo poema è
scritto in inglese medio, una variante vintage di seicento anni fa che
mescola l’anglo-sassone germanico al francese. 

Oggi è abitudine leggere la traduzione
moderna di una versione semplificata dell’opera. Per affrontare la lettura
dell’originale ci vogliono pazienza e conoscenze di linguistica
inglese antica (gli appassionati troveranno affascinanti i dettagli
riguardo i cambiamenti nella lingua inglese dell’epoca). Per quanto riguarda la versione moderna la versione più gettonata in lingua originale
è quella di Coghill che ha mantenuto molti dei dittici in rima, ma
anche in italiano si trovano delle ottime versioni.

Immagine dal racconto del parroco 

La premessa narrativa vede ventinove
uomini e donne che raggiungono il narratore presso il Tabard Inn a
Southwark, che si trovava appena superato il fiume Tamigi da Londra
(oggi è una parte di Londra: Southwark duecento anni dopo questa
raccolta è diventato sito del Globe Theater di Shakespeare). Si
tratta di un gruppo di pellegrini diretti al santuario del martire
Tommaso Becket a Canterbury. La primavera ha reso il viaggio non solo
possibile ma piacevole e i pellegrini decidono di fermarsi alla
locanda collocata circa sessanta miglia a nord est dalla cattedrale.
I viaggiatori del quattordicesimo secolo affrontano il viaggio di tre
giorni a dorso
di cavallo. Per trovare ristoro dal lungo viaggio l’oste Harry Bally
suggerisce di raccontarsi delle storie, due all’andata e due al
ritorno dal pellegrinaggio. Il miglior cantastorie riceverà un pasto
omaggio. Su un totale di 120 storie Chaucer completò i racconti di
ventitré personaggi, lasciando la sua opera incompiuta.

Immagine dal racconto dello spenditore

Chaucher, artista consumato con le
parole ci da uno schizzo in miniatura di ogni ospite. Personaggi
ecclesiastici come il monaco, un frate, il parroco di campagna, una
priora e tre suore, un convocatore del tribunale ecclesiastico e un
“indulgenziere” ( l’indulgenziere è una figura che accompagna il
convocatore) si uniscono a figure secolari di ogni sorta come un
cavaliere con suo figlio che gli fa da scudiero, un mercante, un
marinaio, un contadino, una sarta (l’unica donna non suora in
viaggio) e un avvocato. L’autore ritrae una sezione trasversale dell’umanità
dell’epoca. Le storie raccontate dai personaggi di volta in volta variano tono e linguaggio, dal narrato semplice
ai giochi di parole e la combinazione espressiva costruisce un panorama
vario e complesso che l’autore usa per prendersi gioco della società
del suo tempo. 

Troviamo quindi corruzione, superficialità, egoismo e
lussuria ritratte in modo satirico ma mai banale.

Immagine dal racconto del marinaio 

Le storie si possono leggere così come
Chaucer le ha scritte o possiamo scegliere quelle che ci piacciono di
più. Se siete in uno stato meditativo potete andare direttamente
alla prosa del sermone di Parson sui sette peccati capitali, ma se
così non fosse potete leggervi il racconto del cavaliere sulla
rivalità di Paparmon e Arcite per l’amore della bella Emily, o la
divertente fiaba animale raccontata da una suora dove Chanticleer,
un gallo che possedeva dita dei piedi azzurre con unghie lilla riceve
consiglio da Pertelote, la più avvenente nel suo harem di galline,
sulla cura per i brutti sogni prendendo un lassativo.

Il film più famoso che bisogna citare
quando si parla dei racconti di Canterbury è quello di Pier Paolo
Pasolini del 1972 dove il grande regista inscena alcune tra le
novelle più conosciute.

Ma Hollywood deve ancora depredare
alcune divertenti parti dell’opera come il racconto di Reeve dove al
scendere dell’oscurità ci sono un sacco di cambi di letto, più o
meno accidentali; o lo scabroso racconto di Miller che racconta di
flatulenza e di pochi secondi di accidentale sesso orale (la decenza
proibisce di menzionare il ruolo di un attrezzo agricolo rovente ).

Immagine dal racconto di Reeve 

Noi lettori ridiamo e ci immaginiamo
come le suore del gruppo possano avere reagito a tali racconti e
l’invito è sempre quello di rileggere i grandi classici perché
possono sempre riservare divertenti sorprese.

Buona lettura e alla prossima.

Alice Tonini

Esploriamo insieme il fantasy e troviamo idee per scrivere una buona opera

 Vi piacerebbe scrivere un racconto o un
romanzo fantasy?

Gandalf vuole assicurarsi che siate degni di ricevere questi insegnamenti 

Il fantasy è uno dei generi letterari
più generici e ampi di tutti perché intende una enorme quantità di
tipi diversi di narrativa.

Nel fantasy possiamo trovare spade e
magia, elfi, stregoni e draghi, regni magici, sfide eroiche e battaglie tra
bene e male. Molti romanzi di questo genere sono pubblicati come trilogie forse
a causa di quella che viene considerata l’opera prima del genere: Il
signore degli anelli di Tolkien.

Alcuni autori non apprezzano il fantasy
perché manca di ragionamenti scientifici al contrario della
fantascienza, tra di loro ricordiamo Martin, il padre del Trono di
spade che è risaputo non amasse particolarmente il genere fantasy,
salvo poi ricredersi. Io penso che considerarlo un genere di seconda classe sia ingiusto.

Un buon fantasy deve essere logico e
completo come la migliore fantascienza. La differenza è che le idee
e le leggi che regolano l’universo del romanzo devono essere
totalmente inventate e non derivare dalla scienza e dalle sue teorie. In realtà come vedremo nella trama di un buon fantasy ci deve essere almeno un elemento (può essere sociologico, psicologico o legato al sistema magico) con una forte connotazione scientifica su cui basare il what if fantastico per dotare il libro di un sottofondo di realismo che lo rende più interessante.

Spesso le critiche più severe sono
dirette agli autori del fantasy che possiamo definire povero, nel
quale i problemi sono risolti da un nuovo incantesimo inventato al
momento, dalla scoperta di una spada incantata che dona super poteri o dalla mano del destino che interviene al momento giusto e non dall’azione dei
personaggi. Questo tipo di narrativa è da considerarsi insoddisfacente perché in
una buona opera devono essere i personaggi a dover evolvere per sviluppare
l’abilità di affrontare il pericolo.

Per evitare questo problema di sviluppo
del personaggio bisogna trattare gli elementi magici come un insieme
di leggi fisiche/scientifiche. La magia offre un potere ma deve avere
effetti collaterali e limiti. Sono queste restrizioni che mettono il
personaggio in situazioni che richiedono azioni per risolvere i
problemi e rendono tutta la storia più dinamica e interessante.

Se volete scrivere fantasy di magia e
spada valgono le tecniche e i suggerimenti che già vi ho dato quando
ho parlato della fantascienza. Anche se le idee del fantasy non si
basano completamente su assunti scientifici devono comunque essere logiche e la
loro applicazione deve essere accurata.

Fantasy si riferisce anche ad un genere
di narrativa vicino al mainstream chiamato “realismo magico”. E’
un tipo di narrativa che si preoccupa dello stato psicologico
piuttosto che delle leggi scientifiche o del mondo immaginario.

E’ un tipo di fantasy che ha a che fare
con il mondo dei sogni, con le illusioni, con le droghe psicoattive e
a volte si mescola con la magia. E’ di solito ambientato nel mondo
ordinario moderno con elementi fantastici che emergono nella vita
reale. Se qualcuno di voi ricorda la serie televisiva Twin Peaks è
un esempio perfetto, un background magico e una detective story che
si intrecciano. Un mistery che maschera il realismo magico. Potrei
citare altre opere come Blind needle di Trevor Hoyle o Counterparts
di Gonzalo Lira dove sogni visioni ed eventi immaginati creano un
effetto incredibile.

Questo tipo di narrativa secondo me è
il più emozionante perché la magia ricorre in un mondo quotidiano
riconoscibile al lettore, aggiunge quindi realismo.

In queste opere l’occhio dell’autore è
rivolto alle emozioni e come queste affliggono la realtà e vice
versa. Gli eventi possono essere illogici e e dettati da
credenze e paure del personaggio piuttosto che dalla realtà
assoluta.

Questa libertà dalla scienza può
portare confusione nel lettore, gli stati alterati della realtà vanno utilizzati
attentamente. Tutti gli eventi devono avere una spiegazione che abbia
un senso razionale. Gli stati alterati della mente devono riflettere
l’idea, il tema della storia e la natura del personaggio, altrimenti meglio evitarli del tutto.

Bene e per il fantasy è tutto, se non
avete ancora letto il precedente post dedicato alle idee per la
fantascienza vi invito a farlo.

Alla prossima e buona lettura

Alice Tonini

La follia di don Chisciotte e l'aspra critica alla società bigotta del tempo di Cervantes

Secondo appuntamento per gli inviti alla lettura.

Oggi ti parlo di un’altra opera storica, ma a differenza del protagonista di Beowulf questa volta si tratta di un guerriero folle, un visionario: Don Chisciotte della
mancia
, protagonista del romanzo di Miguel de Cervantes. Vedremo come l’autore utilizza la follia del protagonista per criticare la società del suo tempo da cui sentiva di essere stato abbandonato.

Il grande Samuel Johnson lo ha nominato
come uno dei tre libri da lui letti che avrebbe voluto fossero più
lunghi. Si tratta di un capolavoro della letteratura mondiale, uno
dei libri più venduti della storia. Distribuito in appena 1200 copie
in quattrocento anni ha raggiunto le 500 milioni di copie vendute. Il
primo esemplare del romanzo tradotto in inglese è stato rivenduto
all’asta per un milione e mezzo di dollari. Di recente ha raggiunto
il primo posto al concorso indetto dall’Nobel Prize Institute come
migliore opera di fiction del mondo. Non ti sto certo raccontando di un libretto qualunque. 🧐

Pubblicato per la prima volta nel 1605,
in italia arrivò nel lontano 1622.

Oggi molte persone hanno familiarità con
la riproduzione del protagonista fatta da Picasso con il nostro don
Chisciotte alto e magro e il suo compagno Sancho Panza basso e
grasso, è in questo modo che viene solitamente rappresentato. In
realtà Cervantes non ha mai descritto Sancho Panza ma lo
caratterizza solo con delle gambe molto lunghe. 

Il motto di don
Chisciotte è “sognare il sogno impossibile” e questa sua follia è stata rappresentata in centinaia di modi: ci sono canzoni come quella di Guccini, opere
teatrali, opere liriche, decine di film e serie tv raccontano le
eroiche gesta del nostro cavaliere errante e del suo fido scudiero.
Forse per questo motivo molti sostengono di aver letto il libro senza
mai avere aperto le sue pagine, spesso l’impressione che si ha è proprio quella di conoscere talmente bene il protagonista e le sue avventure da non sentire il bisogno di leggere il romanzo. 

Viene considerato il primo romanzo
moderno e deve essere letto, anche se ha più di quattrocento anni,
con una buona traduzione tra le mani. È un titolo che ringiovanisce
parecchio e può essere letto con comodo.

Ci sono molti modi per descrivere
questa lunga novella divisa in due parti. Carlos Fuentes sostiene che
il sottotitolo adatto potrebbe essere elogio alla follia;
Terry Castle suggerisce passeggiate stupide. Lo citano
Milan Kundera e Octavio Paz per il sarcasmo ed è un libro che ispira
allusioni ad Erasmo e rispetto da uno come Monty Pyton. Dostoevskij lo elogia più volte e afferma che :”In tutto il mondo non c’è opera di finzione più profonda e forte di essa. finora rappresenta la suprema e massima espressione di pensiero umano, la più amara ironia che possa formulare l’uomo.” Borges scrisse pagine meravigliose su Chisciotte e Kafka compose un piccolo racconto La verità su Sancho Panza chiaramente ispirato al romanzo.

Guidò le
intenzioni dell’autore una critica satirica e pungente
dell’aristocrazia spagnola del suo tempo, ancora legata ad antichi
ideali cavallereschi e inadatta ai tempi moderni che stavano
sopraggiungendo. Un’aristocrazia che come il protagonista non è in grado di distinguere la realtà dalla finzione. Si tratta di una configurazione letteraria di due
generi sovrapposti: il poema cavalleresco e la satira. Uno scherzo di
genere nuovo per l’epoca.

Ci sono questi due compagni, un poetico
cavaliere sgangherato di nome Alonso Chisciano sul suo ronzino
Roncinante e il suo scudiero Sancho Panza a cavallo di un asino. Il
vecchio don, impazzito a forza di leggere libri sulla cavalleria,
inizia a vedere sé stesso come un eroe di dimensioni epiche e si
sente in diritto di aggirarsi lancia alla mano per raddrizzare le
ingiustizie che immagina di vedere. Tutto fatto per l’onore di
Dulcinea, una ragazza di paese, prostituta ad ore in una locanda che
nella testa del don diventa una raffinata principessa. Seguono una
serie di avventure e disavventure. Liberano degli schiavi, vengono
inseguiti da un branco di maiali, vengono presi a pugni da una
capraia in quella che è una divertente e assurda “enciclopedia di
crudelta”, come la chiama Nabokov.

Il libro racconta delle follie del
protagonista, ostinato abitante di un mondo immaginario contrapposto alla razionalità rappresentata dallo scudiero Sancho. Questa costante contrapposizione crea corrispondenze  che obbligano il lettore a  re-interpretare continuamente la realtà presentata dal libro e portano incertezza. Don Chisciotte ci da continuamente la sua interpretazione della realtà ma non c’è nessuna affidabilità. Ci sono molti modi diversi di interpretare i nostri personaggi e le loro avventure e forse questo è proprio il bello di un’opera simile. L’autore ci mostra quello che secondo lui è il problema di fondo dell’esistenza: la delusione che l’uomo subisce a causa della realtà, che annulla l’immaginazione e la fantasia e che annienta i progetti di vita con cui ci identifichiamo.

Le disavventure e gli scherzi subiti
dai due accompagnano una festa di superbe tecniche letterarie: in 126
capitoli si raccontano parodie di storie d’amore che si interpolano a
racconti di vita vissuta, il comico e la tragedia giostrano (senza
vincitori), poetica e madrigale si interlacciano nella prosa e la
saggezza filosofica diventa una farsa. Abbondano riferimenti
all’Eneide e alla Bibbia, discussioni di etimologia e teorie di
linguistica fanno capolino tra le pagine. Non dimentichiamo che
l’autore sostiene che questo lavoro sia una traduzione da un
manoscritto in arabo appartenente ad un nobiluomo musulmano.

Cervantes, un uomo senza alcuna
educazione formale, ha combattuto nelle guerre contro i turchi e
nella battaglia di Lepanto, fu catturato dai pirati barbari e servì
come schiavo in Algeri dove venne imprigionato dai corsari
barbareschi con il fratello Rodrigo e passò del tempo in prigione a
causa di un’accusa di peculato. Proprio qui, nel carcere di Siviglia
, iniziò a scrivere il libro. La composizione del secondo libro
iniziò quando venne pubblicato nel 1614 un don Chisciotte apocrifo,
un falso, opera non composta da Cervantez che lo indigò al punto da spingerlo a comporre il seguito. Morì il 23 aprile del 1616, lo
stesso giorno di William Shakespeare, uno dei suoi pochi eguali. Visse sempre in condizioni di precarietà economica, incapace di muovere una mano a causa di una ferita di guerra, proprio per questo motivo si sentirà abbandonato dalla società del suo tempo che non teneva in alcuna considerazione i reduci di guerra.

Di follia nei libri fantasy e horror
tanto si parla, questa volta ti ho mostrato come la follia del personaggio principale è usata dall’autore come critica sociale e molto probabilmente in futuri post affronteremo l’argomento anche sotto altri punti di vista, per ora ti consiglio la lettura di Un fiore per algernon, altro libro di critica sociale, o le novelle del
maestro King che spesso vedono il protagonista uscire di senno nei peggiori modi possibili.

Alla prossima, buona lettura.

Alice Tonini