Libri sotto i portici 2022: un caldo mercato di settembre

 Ciao a tutti!

Questa domenica è ripreso il mercato di libri a Castel Goffredo in provincia di Mantova e ovviamente io c’ero.

Il tempo è stato ottimo per tutta la giornata e il mercato ha visto una buona affluenza di pubblico. La mattina è stata più affollata rispetto alle ore pomeridiane ma comunque la prima edizione dopo la pausa estiva porta buoni auspici per le future domeniche.

I banchi lungo i portici del paese erano molti e tutti hanno attirato l’attenzione dei visitatori.

Il tortello amaro è stato il cibo da strada protagonista dell’edizione di settembre, ed è stato molto apprezzato dal pubblico. Come già sapete, ma non mi stancherò mai di ripeterlo, il tortello con l’erba amara o erba di San Pietro, è piatto tradizionale di Castel Goffredo.  Al museo del Mast si possono trovare anche le schiacciatine all’erba amara, l’elisir e i golosissimi biscotti con l’erba amara. Venite a provarli!

Ma la novità, per me almeno, è stata che ero presente con il mio libro La Falena in un piccolo banco in fondo ai portici. Ho avuto la possibilità di presentare il libro e di parlare del sito e della mia attività come scrittrice con diverse persone che ringrazio ancora per la pazienza e la disponibilità dimostrata.

Vi invito all’edizione di ottobre e soprattutto vi invito a venire a trovarmi al mio banchettino per scambiare quattro parole.

Buona lettura e alla prossima!

Alice Tonini

Amore e morte: la tragedia di Edipo re!

Ed eccoci tornati con i nostri ormai abituali inviti alla lettura, anche questa volta parliamo di un’ opera classica: l’Edipo Re, la tragedia capolavoro di Sofocle.

Nel 1834 il poeta e
critico Samuel Taylor Coleridge ha descritto questa tragedia come una delle tre opere di letteratura con una sceneggiatura perfetta. Nel
1900 Freud ha preso il nome di Edipo per la sua teoria riguardo
l’amore inconscio di un figlio per la propria madre. Nel 1974 nel film documentario C’era una volta Hollywood si canticchiano i versi di una canzone disinvolta che ti parla di “Edipo Re, dove un cre*%€o ha ammazzato suo padre e iniziato un
sacco di fratelli.” Queste allusioni alla tragedia greca del 425 a.C. suggeriscono l’influenza che ha l’opera ancora oggi sulla cultura
occidentale. Chiunque studi sceneggiatura deve affrontare l’analisi dell’Edipo Re, quindi ovviamente l’ho dovuto fare anche io.

Di sicuro conosci la
storia di cui narra: un uomo, senza saperlo, uccide suo padre e sposa sua madre. Arriva “al letto di suo padre ancora bagnato del suo sangue,”
come dice Sofocle. 

Si, la trama è perfetta. Un re benvoluto diventa
in breve tempo la più vile delle creature, consapevole di aver
violato il tabù dell’incesto e del patricidio si esilia dalle
terre che governava. Un tribunale moderno potrebbe trovare quest’uomo
non colpevole sia dell’omicidio che per la relazione incestuosa ma
il verdetto del mondo del mito e della letteratura è molto più duro e spietato.

L’abile Sofocle ci sta nascondendo qualcosa?

I crimini di
Edipo sembrano fare parte di un thriller moderno, sarebbero
classificati come cold case perchè vengono allo scoperto quindici anni
più tardi. Re Edipo è un moderno detective dannato che sarebbe perfetto per un dark thriller metaforico. La persistenza nelle indagini e la sua abilità a mettere in discussione le prove raccolte terminano nella scoperta del criminale: sé stesso. (Agatha
Christie adotta questo schema narrativo nel suo
Chi ha ucciso Roger
Ackroyd
?)

 Il punto di vista di Sofocle gioca con l’ironia drammatica
e guarda a quanto accade nascondendoti i dettagli. Il linguaggio aumenta il senso di
aspettativa nel lettore, una novità per l’epoca tanto che i
contemporanei glorificarono l’intelligenza di Sofocle e notarono che “quell’uomo è la misua di tutte le cose”.  Ma torniamo al nostro protagonista che, come ogni buon ateniese, risponde allo sgarbo. Il disonorato Edipo si punisce
vigorosamente e in modo violento. Si acceca utilizzando una spilla che
adornava il guardaroba di Jocasta che lui stesso trova impiccata ad una “corda cruenta”.

Questa storia offre
molto di più di una trama brillante. Da centinaia di anni si cerca di carpire i segreti del personaggio di Edipo e il
significato della sua storia. 

Una prima interpretazione: un uomo che
diventa troppo consapevole della sua eccellenza ha bisogno di
ricordarsi che gli dei hanno il controllo delle vite. 

Un’altra: gli eventi della vita sono causali e le coincidenze crudeli possono
accadere, i tentativi di trovare un significato sono futili. 

Io sono convinta che come
tutti i grandi capolavori questo racconto non ha un segreto assoluto
ma regala sé stesso a chi lo interroga. Sta a ognuno di noi trovare il senso di questa tragedia.

Proseguiamo le letture con il
sequel di Sofocle:
Edipo a Colono, una tragedia risalente al 402 a.C. e rappresentata postuma con qualcosa di
vicino ad un finale felice. E considerate anche di dare uno sguardo alla poetica di
Aristotele
. Scritta una generazione dopo utilizza l’Edipo re come la
quintessenza della tragedia. Ai tempio nostri potete andare direttamente a Il pianto del lotto 49 di Thomas Pynchon con protagonista la signora Aedipa Maas, tra congiure, tradimenti e lsd. Proseguite poi con la visione del film di Pasolini Edipo re del 1967. 

Tutto questo riporta
l’attenzione alla tragedia Edipo re? Non male per un pezzo che al debutto al
festival di Dioniso arrivò al secondo posto.😄

Buona lettura a te e alla prossima!

Alice Tonini 

Dagli universi di Star Treck fino alla terra di mezzo, passando per Salem: come e dove trovo idee così originali?

Le idee sono la forza trainante della
fiction letteraria. Qualsiasi sia il vostro background e le vostre
conoscenze potete imparare a creare idee originali da utilizzare
nelle vostre storie qualunque sia il genere da voi scelto.

Facciamo un esempio con la
fantascienza, ma vale anche per il fantasy o l’horror. Qui non trattiamo direttamente dei romance perché è un genere con uno sviluppo diverso.

Per comodità tiriamo in ballo
Star Trek, un classico che conoscete tutti. Ma potremmo utilizzare anche opere come Il signore degli anelli o Salem’s lot.

Il capitano Kirk si assicurerà che i vostri phaser abbiano il 100% dell’energia!

La prima domanda che ci si
pone è come si può arrivare ad avere idee per comporre mondi così
vasti e complessi come quelli presenti nella serie? 

L’ambientazione immaginata è ricca, completa e
ben pensata, con una struttura che la fa sembrare un’opera
impossibile da creare partendo da zero. 

Fortunatamente ci sono buone
notizie: nessuno arriva ad avere idee simili in un minuto o in
un’ora, spesso sono necessari anche mesi per arrivare a fare
combaciare tutti i pezzi. Quindi se pensavate di pubblicare il vostro terrorizzante horror in qualche settimana purtroppo siete fuori strada, spesso è necessario molto tempo per raccogliere tutti gli spunti necessari e farli combaciare.

Il mondo immaginario di Star Trek si è
sviluppato lentamente, gli autori della serie sono partiti da alcune
idee principali. Ad esempio l’ideazione della nave Enterprise
ha condotto gli autori in modo naturale all’invenzione dei phasers,
del teletrasporto, degli scudi energetici e ai Klingons. Ovviamente i Klingons avevano bisogno di un pianeta natale e di nemici spietati. Quello che
sto cercando di dirvi è che se la prima idea da cui partite è forte
e sensata vi ispirerà direttamente a creare un intero universo
attorno a sé.

Un pensiero alla nostra Uhura, venuta a mancare in questi giorni. 

Quando raccogliete le idee non cercate
di immaginare un intero mondo subito, tutto in una volta. All’inizio
restate concentrati sulle idee principali, e il resto verrà con il
tempo se lasciate lavorare il vostro subconscio e la vostra creatività. Più vi sforzerete, meno le idee che vi verranno saranno originali ma rischierete di fermarvi ai soliti cliché letterari dando per scontato che siano la scelta migliore.

Ovviamente potete trarre ispirazione ed informarvi da una marea di fonti, ma di questo parleremo in un altro post dedicato. Oggi parliamo dell’ispirazione che possiamo trarre da ciò che ci circonda, a costo zero.

Quando ci arriva un’idea come
facciamo a ricordarla? 

Il modo migliore per farlo è: prendere nota. Sembra scontato detto così ma vi garantisco che se non prenderete nota nel giro di dieci minuti non ricorderete più niente di quanto vi era venuto in mente.

Va bene qualsiasi cosa. Potete portare
con voi un quadernino con una penna o una matita, un piccolo
notebook, va bene anche una applicazione sul telefonino e abituatevi
a prendere nota ogni volta che vi viene una qualsiasi idea riguardo una qualsiasi storia.
L’unico accorgimento che dovete avere è quello di assicurarvi che il
notebook e la penna, o qualsivoglia sia lo strumento da voi scelto siano
facilmente trasportabili.

In quel momento il vostro obiettivo
è cogliere l’idea e annotarla. Se osservate il mondo e annotate quello
che vedete e che ritenete interessante, troverete spunti creativi senza sforzo, magari al momento della rilettura dei vostri appunti scoprirete collegamenti inaspettati che arricchiranno la trama che state mettendo insieme.

Osservate tutto proprio come l’occhio di Sauron

Quando vi annotate le idee le regole
principali che dovrete seguire sono quattro:

1. Scrivete immediatamente o le
dimenticherete nel giro di pochi minuti.

2. Non sentitevi in imbarazzo se
scrivete in pubblico, di norma nessuno bada a quello che fate.

3. Dimenticatevi delle regole
grammaticali e della sillabazione.

4. Non aspettate le grandi idee, quella
della musa ispiratrice che vi sussurra all’orecchio tutto quello che
dovrete scrivere è una fuffa, vi accorgerete presto che le
annotazioni più utili sono i piccoli lampi improvvisi.

Ricordate anche che voi sarete gli
unici che leggeranno mai le vostre annotazioni quindi la qualità di
quanto scritto è irrilevante. Se una idea è espressa male o
imperfetta non preoccupatevi, annotatevi tutto. Ci sarà tempo di
sistemare più tardi. La cosa importante è che scriviate le
osservazioni.

Ma esattamente cosa devo annotare? Cosa
devo cercare?

Osservate ogni sensazione inusuale.
Utilizzate tutti i sensi. Udito, olfatto, tatto e gusto sono
importanti come la vista. Ogni cosa che stimola i sensi e che possa essere collegata ad una scena o ad un ambiente che state creando deve essere
annotata. Che sia il colore di un kiwi sul pavimento, l’odore di un
ufficio quando tutti sono andati a casa o il sapore del caffè la mattina. Se lo notate e pensate possa
essere rilevante per quello che avete in mente scrivetelo.

Dovete essere consapevoli di:

+ Nomi inusuali, frasi o battute
ironiche che possono essere adatte ad un vostro personaggio.

+ Possibili location per le vostre
storie.

+ Persone interessanti e le loro
reazioni in determinate situazioni.

+ Domande che vi vengono in mente e che
potrebbero fare luce su una qualche difficoltà legata alla storia
che state progettando.

In breve scrivete ogni cosa strana o
appariscente che cattura la vostra attenzione. E in ogni caso
concentratevi sui dettagli. Quando annotate i suoni in un caffè, per
esempio non scrivete suono del caffè ma descrivete la macchina per
il cappuccino fumante, il fischio del vapore, le sedie trascinate ,
il suono della pioggia contro la finestra.

Lasciatevi prendere dell’ispirazione…

Potete annotare in ogni momento quando
vi viene in mente qualcosa.

Non giudicate i vostri pensieri prima
di averli scritti, scrivete le idee sulla carta immediatamente.

Molti nuovi scrittori pensano di dover
aspettare per grandi idee o immagini sensazionali prima di annotare
qualcosa, ma è vero il contrario. La differenza in fase di stesura
la faranno i dettagli.

Dovete avere a disposizione annotazioni
in abbondanza, registrare ogni momento di interesse. Questo creerà
materiale fertile per generare idee interessanti, soprattutto nella fase di ideazione dell’opera.

Bene, ora siete pronti per partire alla scoperta di nuovi mondi creativi.

La fantascienza è stata definita come
la fiction del e se… o what if…

Facendovi questa domanda troverete le
idee migliori non solo riguardo la fantascienza. Non arrendetevi se all’inizio vi sembreranno idee banali,
come vi ho già detto i collegamenti con le altre idee che avete avuto vi daranno gli sviluppi
migliori. E se il mondo fosse colpito da una meteora? E se
atterrassero gli alieni? E se i pc pensassero da soli? 

Fatevi domande
che potete trasformare da note ordinarie in solide idee, questo vale anche per il fantasy. E se un cavaliere si perdesse in una
foresta tropicale? E se gli elfi dichiarassero guerra agli umani?

E per l’horror vale lo stesso?
Assolutamente si! E se un demone prendesse possesso di una scuola? E
se un serial killer tormentasse un piccolo paesino di montagna? E se
una famiglia fosse segnata da una antica maledizione senza scampo?

Per domande o curiosità lasciate un commento o scrivetemi un messaggio, anche sul mio profilo Instagram @tonini.alice. Forza adesso tocca a voi andare
avanti!!

Buona lettura e alla prossima!

Alice Tonini 

Ciò che è morto è morto: tra scienza, leggende urbane e credenze. Come si definisce la morte nella storia e nel folklore

Inauguriamo
oggi un nuovo spazio dedicato agli amanti del misterioso mondo
dell’horror, la rubrica “Inchiostro nero fumo” dove parleremo di
temi legati al mondo dell’horror dal punto di vista storico e
popolare. Sono articoli che non intendono avere nessun valore morale,
religioso o spirituale, né intendono turbare alcuno, si tratta di
semplici curiosità, di miti e leggende che ci racconteranno come è cambiata la visione e la percezione della morte nel tempo.

Il tema
di questo primo articolo è la morte, ovvero come è stata definita
la morte nella storia? Quali metodi venivano utilizzati per capire se
qualcuno era davvero morto ed è mai capitato che qualche persona
avesse finito per essere sepolta viva nonostante queste tecniche più o meno ingegnose? Tra miti, storia e leggenda vediamo cosa si può trovare
curiosando tra le fonti.

Oggi al
momento della morte viene rilasciato un certificato di morte, un
documento dal valore internazionale che serve per regolare i rapporti
tra i privati e la pubblica amministrazione. In pratica serve per
poter disporre del corpo del defunto, avere eventuali risarcimenti
assicurativi e godere di benefici ereditari. Questo è il modo con
cui si certifica la dipartita di una persona cara ma la storia
insegna che anche in tempi recenti è capitata la tumulazione di
persone che in realtà non erano affatto morte, anzi. Questo ci dice
che se qualcuno non respira o non si muove non è automaticamente
morto.

Ad esempio la signora Margaret Halcrow Erskine che ebbe salva la vita grazie
ai tombaroli. Siamo nella Scozia del 1674 e la signora che sembrava
morta venne tumulata dal sagrestano in una tomba poco profonda per
permettergli di tornare nella notte e di portarsi via i gioielli della defunta.
Mentre stava tentando di tagliare via il dito della signora per prendere
l’anello, ella si risveglia improvvisamente, causando la fuga precipitosa del
criminale. La storia ci dice che la signora ebbe poi una vita lunga e
felice, del nostro sagrestano-ladro non si seppe più nulla.

Una rappresentazione di quanto accadde alla signora Margaret. All’epoca il fatto fu celebre. 

E
ancora. Nel tardo 1500 in Inghilterra Matthew Wall venne creduto
morto finché durante il suo funerale i becchini non fecero cadere la
bara causando il suo risveglio. Nella Scozia dei primi anni del 1600
Marjorie Elphinestone fu creduta morta finché non si risvegliò
durante un tentativo di furto. Il ladro riuscì a fuggire e lei
quella notte se ne tornò a casa a piedi.

Ancora
nel 1860 si racconta che un passante sentì dei colpi provenire dalla
bara di tale Philomele Janetre. Avvisato il custode del cimitero la
bara venne aperta e tra lo stupore generale gli occhi dell’uomo si
mossero. Il signor Philomele morì il giorno successivo, sul serio stavolta.

Sempre a
metà del 1800 da Londra ci arriva la storia, che sembra più una leggenda urbana, di un medico che stava
per effettuare un autopsia su di un uomo-cadavere. Al primo taglio
l’uomo-cadavere si rianima, afferra il medico alla gola e lo fa
morire causandogli di un colpo apoplettico. L’uomo- cadavere invece
visse ancora a lungo. Si narra anche, a Londra, che nei primi anni del 1900 una
giovane ragazza venne lasciata nella bara aperta per 36 ore, finché
un parente medico si accorse che sembrava ancora in vita e intervenne per salvarla.

La storia di Margorie diffusa nel 1705 è in tutto simile a quella di Margaret. In questo caso si pensa sia una leggenda urbana d’epoca.

Gli
esperti danno spiegazioni diverse agli errori che si possono commettere
nelle dichiarazioni di morte, nei casi delle tumulazioni premature.
La scienza parla di thanatomimesis o morte apparente, di trance, di
overdose da narcotici, di concussione (intesa come produzione di
falsi documenti), di sincope o svenimento, di asfissia o mancanza di
ossigeno, di intossicazione.

Nel 1884
un medico britannico sul giornale Lancet offrì una
spiegazione meno scientifica e più umana dell’errore: ”Possono
essere incolpate per la tumulazione prematura di persone non proprio
morte la fretta e la mancanza di cura”. Nel 1995 nel libro Death
to Dust: what happens to dead bodies?
l’autore sostiene che
quanto detto sul Lancet nel 1800 sono parole che “suonano ancora vere
oggi”, un pensiero terribile per chi è ancora in vita. Per
tranquillizzarvi però ci tengo a precisare che gli errori oggi sono
molto rari.

Un vecchio numero del Lancet, rivista medica fondata nel 1832 e pubblicata ancora oggi.

Il Viele
memorial a West Point in Us è dove Egbert Ludovicus Viele ha fatto
costruire il memoriale per lui e la moglie. Si dice che l’uomo fosse
terrorizzato all’idea di essere sepolto vivo e quindi collegò un campanello
dall’interno della bara fino alla casa del custode del camposanto in
modo che se si fosse risvegliato avrebbe ricevuto soccorso. Quando
morì nel 1902 il suo corpo venne posto in un sarcofago di pietra e
portato nel memoriale. C’è da dire che il campanello da allora non
suonò mai, anche se capitò un paio di volte che il custode di notte
scambiasse il suono del telefono per quello del campanello spaventandosi non poco. Oggi il
campanello non è più connesso.

Ecco il Viele memorial, mausoleo dalle forme originali, come era originale anche il proprietario. 

Nel
tempo l’uomo in ogni cultura ha sviluppato rituali e “attrezzi”
per evitare una sepoltura prematura. I popoli antichi attendevano i
segni della decomposizione prima di sotterrare o cremare il cadavere.
I romani chiamavano ad alta voce il nome del defunto tre volte prima
di metterlo sulla pira funeraria. Gli antichi ebrei mettevano i corpi
in caverne aperte che venivano controllate regolarmente. In epoca
vittoriana si infilavano spilli sotto le unghie del morto. Negli Us
nel 1700 una donna arrivò ad istruire il proprio medico di infilarle
un lungo ago nel cuore prima di seppellirla e un uomo chiese di
segare via la testa o togliere il cuore per evitare un suo eventuale
ritorno. In Inghilterra nel 1896 venne istituita “l’associazione
per la prevenzione della sepoltura prematura” che pretendeva
l’esecuzione di test scientifici sul presunto cadavere prima della
tumulazione.

Nel
cimitero episcopale di St. Helena in Beaufort, South Carolina negli Us c’è
un’antica tomba in mattoni risalente all’epoca della schiavitù e
delle coltivazioni di cotone contenente i resti del dottor Perry che
si racconta chiese di essere seppellito con pane, vino e un’ascia. I
suoi schiavi gli costruirono una tomba ad arco per permettergli in
caso di risveglio di poter usare l’ascia per uscire. Ad
oggi però è tutto ancora dove era stato lasciato all’epoca e
l’ascia non è mai stata usata. Quindi era morto sul serio.

Una immagine della tomba del dottor Perry come si presenta oggi. 

Parliamo ora di invenzioni. Nel 1843 tale Christian Eisembrandt di Baltimora Us,
ottenne il brevetto per una bara attrezzata con coperchio rimovibile
dall’interno in caso di risveglio dell’occupante, l’invenzione non ebbe molto
successo perché funzionava solo se la bara era posta fuori dal terreno.

In
Belgio il conte Karnice-Karnicki inventò una bara con un tubo che
arrivava in superficie munito di bandiera, campanello e una lampada
attaccata alla fine del tubo che avrebbe dovuto essere attivata da
eventuali movimenti del corpo all’interno.

Qui vi ho messo un paio di immagini ad esempio di bare attrezzate per un eventuale risveglio. Vanilla Magazine ha pubblicato un interessante articolo a riguardo. 

Sempre
in tema di campanelli, in Germania nei primi anni del 1900 c’erano i
“mortuari di attesa” o Wartende Leichenhallen, dove i corpi erano conservati su delle
lastre di marmo fino ai primi segni di decadimento, unico segno
sicuro di morte. I corpi erano ricoperti di fiori portati da parenti
e amici e alle dita erano legati dei campanelli che suonavano in caso
di movimenti del cadavere. All’aumentare dei gas da putrefazione il
corpo si muoveva e i campanelli suonavano spesso costringendo i
guardiani a continui e inquietanti controlli, soprattutto di notte
quando i mortuari erano chiusi e deserti. Raramente vennero ritrovate
persone vive ma i giornali dell’epoca riportarono il caso di un
bambino di cinque anni ritrovato a giocare con le rose bianche che
gli avevano posato in testa.

Oggi
possiamo affidarci alla scienza in sicurezza. Sappiamo che la morte è
un processo complesso. Dopo lo stop del cuore, ancora per tre ore le
pupille possono rispondere ad alcuni stimoli luminosi. Dopo 24 ore la
pelle può ancora essere usata per innesti e dopo 48 sono le ossa che
possono essere ancora buone.

La
storia ci riporta i diversi metodi utilizzati anche dai medici per
determinare la morte, i più classici erano gli specchi e le piume
accostate al naso per vedere il respiro. Nell’opera Re Lear è
Shakespeare che ci parla dell’uso dello specchio diffuso tra i medici
già ai suoi tempi.

Nell’America
coloniale le persone determinavano la morte con il tocco della fiamma
di una candela sulla punta di uno degli alluci. Emergeva una vescica.
Se il corpo era di un morto la vescica sarebbe stata piena di aria e
sarebbe bruciata, se l’alluce era di un vivo la vescica non sarebbe
bruciata. In Inghilterra nel 1817 gli stessi consigli si possono
trovare in un “utile” manuale scientifico dedicato all’argomento.

Oggi
determinare vita o morte è più complicato. La moderna tecnologia ci
ha fornito strumenti in grado di far rivivere le persone. Negli
ospedali ci sono macchine che fanno battere il cuore e circolare il
sangue anche di chi non ha più funzioni cerebrali.

La morte
dai medici moderni viene definita in modo diverso rispetto al
passato. La definizione più accettata oggi è “morte cerebrale”
che significa una perdita completa delle funzioni della neocorteccia
e del tronco encefalico.

Nel
libro Death to dust il dottor Kenneth Iserson elenca i passi
per stabilire una perdita di irreversibile delle funzioni del tronco
encefalico.

1)
Determinare le cause del coma, 2) decidere che il danno strutturale è
irreversibile 3) eliminare tutte le cause reversibili come droga,
freddo o intossicazione e 4) dimostrare l’assenza di riflessi nella
neocorteccia.

Per
terminare l’articolo un’ultima riflessione sul perché della
morte. Le risposte che ci siamo dati sono molte.

Ci
possono essere motivi biologici e fisiologici. Nel libro How we
die
viene descritto il processo in modo particolareggiato. Ma ci
sono anche leggende e miti che riguardano la morte passati di
generazione in generazione.

Un mito
zulu dice che dio mandò un camaleonte a dire agli uomini che la vita
era eterna. Il camaleonte si distrasse per strada e il dio mandò una
lucertola che portò agli uomini la notizia della morte e poi ritornò
dal dio. Quando il camaleonte arrivò ormai era tardi e non poteva
più essere fatto niente.

Ecco qui il nostro leone che striscia a terra, come è chiamato il camaleonte in lingua zulu. 

I navajo
raccontano che venne chiesto al coyote di decidere tra la vita eterna
e la morte e lui lanciò una pietra nell’acqua. Se avesse galleggiato
sarebbero vissuti per sempre altrimenti sarebbero morti. La pietra
andò ovviamente a fondo e gli uomini si arrabbiarono. Il coyote
parlò loro dicendo che non potevano vivere tutti in eterno
altrimenti in breve non ci sarebbe più stato posto per i raccolti e
sarebbero tutti morti di fame, era meglio lasciare il posto ai
bambini.

Terminiamo
questo particolare e lungo articolo con una riflessione del Buddha
che insegna che nulla è permanente.

”Il
mondo è un fenomeno transitorio. Noi tutti apparteniamo al mondo del
tempo. Ogni parola scritta, ogni pietra scolpita, dipinto o civiltà,
ogni generazione di uomini svanisce, come le foglie e i fiori delle
estati passate. Ciò che esiste è cambiamento, ciò che non è
cambiamento non esiste.”

E con
questo vi lascio, come al solito vi auguro una buona lettura e alla
prossima con un altro invito alla lettura.

Alice
Tonini

L'amore nelle metamorfosi di Ovidio

Eccomi con il tuo appuntamento con gli inviti alla lettura

Quando ti ho parlato dell’oscura metamorfosi di Kafka ti avevo anticipato che avremmo parlato anche della Metamorfosi di Ovidio e quindi eccomi con un altro classico della storia
della letteratura che deve essere conosciuto perché ispira gli
autori moderni che ne traggono opere meravigliose di poetica e narrativa.

Un primo esempio di opera ispirata è I
racconti di Ovidio,
una raccolta poetica scritta dall’inglese Ted
Hughes pubblicata nel 1998. E’ un passo lontano dalla traduzione
letterale delle
Metamorfosi di Ovidio, ma si tratta di un passo
brevissimo. Ted Hughes ha preso ventiquattro dei più di duecentocinquanta
miti greci e li ha trasformati in potenti versi liberi poetici. Alla
fine Hughes ha mantenuto il flusso transitorio da una metamorfosi
alla successiva ma per la maggior parte del poema gli accostamenti
sono liberi.

Ma torniamo
all’originale. La collezione dei miti di Ovidio fu ultimata prima
dell’esilio, nel periodo dal 2 all’8 d.C. durante il regno di
Augusto. Alcune voci sussurrano che l’ultima moglie di Ovidio, tale
Fabia, fosse una cugina, non è specificato dalle mie fonti di quale
grado, della moglie di Augusto. A quanto si dice, all’epoca sembra
che Ovidio mise il naso in tresche private e per questo motivo,
secondo le parole del traduttore David R. Slavitt, finì “sulla
lista B delle feste di palazzo”.

Ad ogni modo era abbastanza vicino all’imperatore da poterlo offendere (forse
attraverso la conoscenza delle discutibili abitudini promiscue della
nipote…?) e ha finito per farsi esiliare a Tomis (la Romania
moderna) dove è restato per nove anni, fino alla morte. Augusto ebbe
l’infelice idea di bandire da Roma tutte le opere di Ovidio rendendolo così
estremamente popolare. Si dice che le copie della
Metamorfosi fossero
vendute in tutte le province romane a prezzi esorbitanti.

Nel periodo
medievale invece l’opera di Ovidio fu pesantemente allegorizzata e
moralizzata. Anche se poteva comunque contare su una riproduzione
nutritissima di manoscritti. Boccaccio e Chaucer hanno tratto diversi racconti dalle
Metamorfosi.

Nel periodo
successivo fu Shakespeare ad ispirarsi alla storia di Priamo e Tisbe che si potevano parlare solo attraverso la crepa in un muro perché le loro famiglie erano nemiche. Da li nasce la trama di
Romeo e Giulietta. Più tardi Shakespeare si ispirerà di nuovo alla storia dei
due amanti per comporre Un sogno di mezza estate.

Nella sua breve ma
pungente introduzione ad una delle traduzioni più conosciute Hughes
nota che Ovidio si confronta con “i catastrofici estremi della
passione che confina con il grottesco,” una passione che può
“mutare” o “bruciare”. Ci parla di amori impossibili e disperati che hanno la caratteristica di essere “sbagliati”. Amori degni dei romance moderni più scandalosi e piccanti.

Alcuni dei miti che
Ovidio ci narra hanno il potere di sconvolgere i lettori ancora oggi
come la storia di Mirra, la cui passione erotica per il padre Cinira
la consuma. La sua disperata frustrazione (e la sua disperata colpa)
la portano a tentare il suicidio. La sua vecchia nutrice la aiuta a
superare la frustrazione (ma non la colpa). Le notti devono essere
particolarmente buie da quelle parti e durante l’assenza della madre
a causa di una festività religiosa Mirra si sostituisce a lei.
L’ultima notte il padre si accorge dello scambio e spada alla mano
rincorre la figlia. Mirra incinta del suo mezzo fratello/figlio prega
gli dei per una esistenza che non sia né vita e né morte. Loro
odono la sua preghiera e la fanno diventare un albero e le sue
lacrime profumate cadono lungo la corteccia e bagnano la terra.

Il seguito racconta
della nascita del bambino di Mirra, Adone che viene sputato dalla
corteccia della madre, credo l’unico bambino a nascere da un albero.
(Comunque Adone diverrà un fiore dopo una tresca amorosa con Venere,
forse in questo caso possiamo parlare davvero di un predestinato)

Non dimentichiamo però che l’amore per Ovidio è anche un ponte, forse l’unico, verso l’immortalità. Amore mai uguale a sé stesso ma dotato di infinita mutevolezza che trascina la vita oltre la morte in una continua rinascita diventando altro da sé. Tutti dobbiamo ricordare la storia di Filemone e Bauci, marito e moglie, vecchi e poveri che dopo aver dato tutto agli altri desiderano di morire assieme e vengono trasformati dagli dei in un tiglio e in una quercia. Un amore toccante, egualitario e armonico e no, questo nei romance non c’è altrimenti che storia racconterebbero.

Dopo questa breve
introduzione agli amori che ci narra Ovidio forse vorrai sfogliare il libro originale,
possibilmente in una traduzione moderna degli anni 2000. Se sei fortunato e riesci a trovarlo puoi dare un’occhiata a Nuove
metamorfosi
editato da Michael Hofmann e James Lasdun per un
delizioso sguardo anche alle opere di poeti come Seamus Heaney e Charles
Simic che al nostro autore si sono ispirati. E se masticate l’inglese
immergetevi nella versione fiction del mondo di Ovidio appena prima
dell’esilio nella meravigliosa opera di Jane Allison The love
artist.

Buona lettura a te 😚 e alla prossima!

Alice Tonini