La via per il potere: la biografia di Lyndon Johnson

Iniziamo l’anno nuovo con la rubrica
Inviti alla lettura.

Oggi ci occupiamo di una delle più famose e vendute biografie in circolazione, quella del presidente americano Lyndon B. Johnson che fu 36° presidente degli stati uniti d’America dal 1963
al 1969. 

L’autore è Robert A. Caro, vincitore per ben due volte di un premio Pulitzer, tre volte si è aggiudicato il National book Award e può contare una collezione infinita di altri riconoscimenti. Purtroppo il mercato editoriale italiano segue regole tutte sue e a oggi non è mai stata pubblicata alcuna edizione di questa opera, forse perché i personaggi di cui racconta sono scomodi, dalla moralità discutibile e dal punto di vista politico forse qualcuno preferisce che restino nell’ombra. 

Si tratta di un’opera molto letta e apprezzata oltre oceano che riguarda la figura di uno dei
presidenti più discussi di sempre, un uomo spregiudicato, disposto a
tutto pur di percorrere la via del potere fino alla fine. Ha usato ogni mezzo lecito e illecito e ogni persona per raggiungere i suoi scopi. Diciamo che
offre un buon precedente all’odierno Trump.

Ho trovato
interessante in modo particolare il primo volume di un gruppo
originariamente pianificato di due volumi, che poi sono diventati tre
e a oggi è una raccolta completa con quattro volumi. 

Ma torniamo a noi,
il primo volume uscito nel 1982 copre gli eventi dalla nascita di Johnson nel 1908
fino al 1941 con la schiacciante, indiscussa sconfitta per la
posizione di senatore del Texas, seguita dalla dura lezione di Pearl
Harbor da cui la scelta di Johnson di cambiare il suo stato di
Naval Reserve (semplificandovela molto era un riservista della marina
militare degli us) con un impegno militare attivo. Inoltre, in questo volume
quando le tematiche trattate permettono di non seguire gli eventi
cronologici in senso stretto ci sono anche sguardi occasionali agli
anni tardi.

Se siete poco
interessati alla vita dell’ambizioso Johnson (LBJ), questa non è una
lettura che fa per voi.

I lettori a cui
piacerà questo libro si possono dividere in due categorie che si
sovrappongono: primo, quelli che vogliono sapere un sacco di cose su
LBJ, sulla strada che lo ha portato alla presidenza e le sue abili ma
controverse macchinazioni politiche; e secondi quelli che sono
affascinati da come il biografo utilizzando pochi frammenti di
informazioni -alcune interviste qui, un file .pdf la, e poi un utile scartoffia proveniente da scatoloni presi dalla immensa e scoraggiante
biblioteca LBJ ad Austin –  è riuscito a riordinare questi
frammenti in un interessante mosaico, una vera “buona lettura”.
Pensate che le note riguardo le fonti di ogni capitolo sono
affascinati esse stesse perché l’autore deve avere fatto i salti
mortali per procurarsi tutta quella roba.

Forse tutti gli
uomini e le donne di potere devono avere un aspetto pulito e affidabile, ma Caro non fa sconti e ritrae Johnson in modo rude e grezzo, dando un risoluto affondo al
potere politico statunitense dei giorni nostri.

Si impara dei molti
modi che il tardo LBJ ha ordito per riformare la concezione che il
pubblico aveva del suo passato. Le sue stesse bugie sono un esempio
lampante di questa strategia di rimaneggiamento: descrisse un lungo
viaggio che fece per la California tra la fine delle scuole superiori
e il college, LBJ convinse molti che il suo fu vagabondaggio di
dimensioni steinbeckiane con un girovita sempre più stretto man mano
che avanzava camminando per le strade californiane con i vestiti sporchi, facendo ogni
genere di lavoro umile e mal pagato: lavava piatti, raccoglieva uva
nei campi, etc La verità che noi
oggi conosciamo è un altra. LBJ lavorò per l’ufficio legale di un
suo cugino e visse con lui per tutto il tempo. 

Comunque c’è da dire
che la sua reputazione di bugiardo era conosciuta fin dalla sua gioventù perché
al college Johnson prese il soprannome che lo rese famoso di Bull,
che è una mezza versione della parola inglese utilizzata per indicare un
bugiardo cronico.

Helen Douglas, una delle sue amanti ai tempi del senato. 

I tentativi che attuò per controllare l’immagine del suo stesso passato furono molti e complessi. Sappiamo
che tentò di recuperare centinaia di copie del suo album del college
colpevoli di contenere informazioni che lui riteneva sensibili. Mentì con tutti anche riguardo la sua paziente, gentile e devota moglie, anche
con Alice Glass sua amante che più tardi diverrà la compagna (e per poco
tempo moglie) di Charles Marsh, ricco amico e fedele supporter.

Ma comunque c’è un
LBJ che non potete smettere di ammirare o provare a capire. In questo
volume che contiene gli anni vulnerabili della sua infanzia, c’è
molto che tocca il cuore. Per me il capitolo 27 “
The sad Irons” da solo vale il prezzo del libro. Qui Caro forte delle
interviste che sua moglie fece a delle donne anziane del Texas, mostra la
durezza della vita nelle zone dove LBJ nacque, la Hill Country. Lampade al cherosene, l’acqua pescata dai pozzi, niente
frigorifero, stirare con un ferro pesante chili, non c’era
elettricità. Questo spiega perché Johnson spinse per avere una
amministrazione per gestire l’elettrificazione rurale e per portare
la luce a Hill Country e da allora la gente del posto lo considera un
eroe e chiama i propri figli Lyndon Johnson. Le sue riforme sociali negli states furono molto apprezzate, soprattutto nelle zone più povere e isolate dalle grandi città.

Se vi piacciono le
opere di questo autore sappiate che il primo libro di Caro fu una
biografia di Robert Moses intitolata The power broker, fu un eccellente apprendistato per imparare ad occuparsi di LBJ, uomo
dall’ambizione infinita e assetato di potere. Se finite il primo
libro di LBJ
The Path to Power allora perché non leggere anche gli altri Means of
Ascent
, Master of the Senate e il quarto volume, l’ultimo della serie intitolato The Passage of Power. Se invece cercate opere in italiano sul discutibile presidente LBJ allora vi dovete accontentare di una raccolta di citazioni edite dalla Feltrinelli e di un trattato sulle riforme sociali edito dalla Unilibro.

Se dovessero esserci altre opere su LBJ fatemi sapere. Per il momento questo è tutto. Buona lettura e alla prossima.

Alice Tonini

E se vi parlassi di un pappagallo e di Flaubert?

 Terminata la
selezione di classici, per quanto riguarda gli inviti alla
lettura ho deciso di dedicarli ad un genere particolarmente
controverso: la biografa, le impronte lasciate nella sabbia del tempo
da chi ci ha preceduto.

Le
biografie/autobiografie raccontano la storia di un personaggio
realmente esistito, più o meno famoso. Quelle che ho scelto di
presentarvi sono tra le più conosciute e apprezzate, in alcuni casi si tratta di
libri da cui sono stati tratti anche dei film. Sono consapevole che
non a tutti piace leggerle, ma personalmente credo che approfondire
la vita di un personaggio famoso possa essere fonte di ispirazione e
di motivazione per molti.

Partiamo con un
opera di Julian Barnes intitolata
Il pappagallo di Flaubert, uscita
nel 1984, fu considerata nella selezione finale per il Booker Prize
dello stesso anno.

Questo romanzo si
inserisce nelle fila delle biografie non letterarie perché fa luce
non solo su come debba essere scritta una biografia ma anche sul
soggetto di cui ci racconta, il romanziere francese del
diciannovesimo secolo Gustave Flaubert.

Barnes stesso
descrive il suo lavoro fine con polisillabi faceti, sostiene che si tratta di “una infrastruttura immaginaria che sostiene una
sovrastruttura frattale.” Tralasciando i complicati polisillabi
dell’autore noi lo possiamo descrivere come un romanzo brillante. Da
qualsiasi parte lo si guardi, questo pappagallo spicca il volo!

Il protagonista del
romanzo è un tale Geoffrey Braithwaite, un dottore in pensione di
una sessantina d’anni, un veterano della seconda guerra mondiale e
vedovo. Sta facendo un tour per la Francia alla ricerca di vecchi
ricordi e nuove esperienze. Ritrova le spiagge della Normandia dove i
suoi compagni erano morti e Rouen, il paese di Flaubert.

Braithwaite ci
racconta diversi eventi della vita di Flaubert, un bestiario di tutti
gli animali menzionati nei suoi romanzi o nelle sue lettere,
frammenti di informazioni che riguardano le sue conoscenze, un
capitolo brillante racconta gli eventi della vita di Flaubert dal
punto di vista di Louise Colet la sua tormentata amante, c’è un
esame finale e molto altro incluso una toccante disquisizione sulla
natura della verità, sull’inevitabile inganno causato
dall’impossibilità di conoscere veramente la vita di un altra
persona, incluso sé stessi (o soprattutto sé stessi?).

Leggendo il libro
ci divertiamo a vedere Flaubert deliziato dalla pelliccia di orso
bianco presente nella sua stanza, lo seguiamo quando si arrampica sulle piramidi,
e ci viene raccontato il suo strambo piano per far cadere da lassù il biglietto da
visita di un uomo d’affari, poi troviamo il francobollo postale che porta
la sua immagine, ci avviciniamo al suo profondo senso di amore
filiale e al suo macabro senso dell’umorismo quando parla della sua
tomba scavata male.

E l’omonimo
pappagallo? Quello riguarda l’inizio del libro. Flaubert nella sua
storia “
Un cuore semplice” ha creato un servo maleducato che
fantastica sulla colomba, simbolo dello spirito santo, che secondo la
sua logica deve essere sostituita da un pappagallo. Quest’uomo è
convinto che un uccello parlante potrebbe suggerire meglio lo spirito
santo visto che si tratta di una entità che dona all’uomo la
conoscenza delle lingue.

Il protagonista del
romanzo racconta che Flaubert mise sulla sua scrivania un pappagallo
impagliato, Loulou, preso da un museo locale per dare un tocco di
autenticità al suo lavoro. Braithwaite nel mentre che si trova in
una stanza dedicata all’autore nell’Hotel-Dieu in Rouen, macchia il
pappagallo causandosi un brivido di piacere dato dall’idea
dell’autentica connessione con il passato. Successivamente visita i
resti della residenza di Flaubert, una casa estiva dove vede esposto
un secondo Loulou e i suoi brividi scompaiono. Il nostro pellegrino è
disturbato da questa abbondanza di reliquie e parte il caso del
pappagallo impagliato originale scomparso.

Nel frattempo
gradualmente, lentamente e tardi in questo romanzo sotto sopra, come
lo descrive Barnes, o presto secondo l’opinione di Kingsley Amis, impariamo qualcosa
sul narratore e su sua moglie, veniamo a conoscenza dei modi in cui
lei somiglia al personaggio più noto di Flaubert, quella moglie
infelice di un dottore. “I libri sono dove le cose ti sono
spiegate; la vita è dove le cose non lo sono.”, prendete nota di
questa citazione di Braithwaite e andate avanti con un finale
esplosivo su quei pappagalli multipli.

L’autore si confida
con un giornale sostenendo che temeva che il libro potesse
interessare solo ad una manciata di Flaubertiani e ad un ristretto
numero di ornitologi. Non è stato così!

Per una fine
biografia convenzionale di Flaubert provate la superba pubblicazione
del 2006 di Frederick Brown intitolata
Flaubert (ovviamente la
priorità è leggere Madame Bovary) Se volete leggere altro di
Barnes, iniziate con England, england del 1996 e proseguite con le
altre opere. Volete saperne di più sui pappagalli? Arrangiatevi, qui
si parla di romanzi!

Buona lettura a tutti e alla prossima!

Alice Tonini

Tutti in viaggio verso la fondazione di Roma con Enea

Oggi con questo
articolo terminiamo gli inviti alla lettura dedicati agli antichi
classici. Ho deciso di finire con l’opera di Virgilio, un autore nostrano molto legato al territori mantovano e al museo del Mast di Castel
Goffredo. 

Non so se lo sai ma le leggende narrano della sua
nascita ad Andes, un piccolo paese nel mantovano mai esattamente identificato. Ci sono fonti che lo identificano con Pietole ma altre sostengono che il poeta sia nato a Castel
Goffredo in quanto la sua famiglia aveva dei possedimenti terrieri che gli
studiosi sostengono essere stati in quel territorio.

Ma lasciamo da
parte le leggende sulla nascita di Virgilio e passo direttamente a una delle sue opere più conosciute. 

L’Eneide è un poema latino composto dal nostro
Publio Virgilio Marone tra il 29 e il 19 a.C. che narra gli eventi
che portarono alla fondazione di Roma ed è antico più di due mila
anni. 

Le traduzioni moderne, soprattutto quelle degli ultimi anni, hanno tratto il meglio
dal mondo antico e da quello moderno. Hanno spesso note accurate e superbe
introduzioni che fanno da guida alla lettura senza essere
troppo scolastiche.

Virgilio ha
composto i primi sei dei suoi venti libri per rendere omaggio
all’
Odissea di Ulisse e gli ultimi sei sono un equivalente tributo all’Iliade

L’Eneide si apre con 

Arma virumque cano, Troiae primus
ab oris/ Italiam, fato profugus, Laviniaque vent/ …
“Armi
canto e l’uomo che primo dai lidi di Troia/ venne in italia
fuggiasco/…” 

Avrai notato che i principi sono in ordine inverso rispetto alle opere omeriche.
Se conoscete entrambi i lavori omerici prima citati troverete uno
strato di significato extra in ogni scena ma non fatevi l’idea sbagliata che
Virgilio stia copiando le opere omeriche.

Se l’età e la fama
di questo lavoro vi intimidiscono, pianificate di iniziare la lettura
con il primo libro, poi potrete continuare con il secondo e il quarto libro.

Il poema inizia in
modo eccitante e spaventoso con l’eroe epico Enea in un momento di
difficoltà: sta rischiando di annegare durante una tempesta e pensa
che sarebbe stato più onorevole morire in battaglia. Ha lasciato la
sua terra natale a seguito del trionfo dei greci nella guerra di
Troia. Una visone in un sogno gli ha dato una vaga missione: dovrà
fondare una nuova nazione. Ma ora, con la sua barca che affonda e gli
uomini che annegano, il senso del destino è lontano. Questo fragile
eroe riesce a raggiungere le spiagge di Cartagine dove Didone, regina
della città e donna forte, gli offre rifugio.

L’opera si divide
ora in due trame. Una racconta con un dettagliato flashback la
vittoria dei greci sui troiani grazie allo statagemma del cavallo di
Troia, questo rende i troiani complici della distruzione della loro
stessa città. La seconda trama racconta il conflitto interno del
nostro eroe diviso tra il senso del dovere e un appassionato “affare”
amoroso con la regina Didone che è convinta dell’origine mistica del
suo rapporto con Enea. 

Una spintarella dagli dei e Enea (uomo o
pedina degli scacchi?) riprende il mare. La regina Didone sale alla
sua stessa pira funeraria con il cuore a pezzi (come Cleopatra che si
impegnò con un romano) e muore suicidandosi, trapassandosi con la
spada di Enea prima di immolarsi nelle fiamme. Il personaggio di
Didone diventa immortale, trova spazio nel lavoro di
Ettore Berlioz che tra le sue composizioni corali ed orchestrali ha
Les Troyens.

Se intendete ora proseguire la lettura procedete con la seconda parte delle avventure
di Enea e leggete altri tre libri.

Il sesto con la
famosa discesa nell’aldilà, il settimo dove Enea si ritrova in
Italia e deve affrontare una battaglia con gli indigeni e un altro
“affare” con l’iperemotiva Amata, la sua futura suocera e infine
l’affascinante libro ottavo che mette le basi della futura Roma. Se
siete dei veri virgiliani leggete i restanti libri a vostro
piacimento.

Tutti i lettori
dovrebbero arrivare alla fine del libro dove Enea uccide Turno il
capo guerriero dei nativi italiani che è anche il suo rivale per la
mano di Lavinia. Enea che ha sempre scelto il dovere razionale sulla passione, nel finale soccombe all’irrazionale arrivando ad uccidere un uomo che
si era arreso.

Ora sei qualificato abbastanza per unirti al dibattito sul finale ambiguo.
Quali reali motivi hanno spinto Virgilio ad un finale del genere?
Forse la sua conoscenza con Augusto? Il suo pensiero sull’inevitabilità del destino?

Qualunque fosse il
motivo la sua profonda saggezza e conoscenza della perdita e del
mondo sono illustrate da un espressione presente nel verso 462 del
primo libro: lacrimae rerum (ci sono lacrime nella natura delle
cose).

E con questa citazione ti saluto e ti aspetto al prossimo invito alla lettura con  un nuovo argomento. Buona lettura e alla prossima.

Alice Tonini

Amore e morte: la tragedia di Edipo re!

Ed eccoci tornati con i nostri ormai abituali inviti alla lettura, anche questa volta parliamo di un’ opera classica: l’Edipo Re, la tragedia capolavoro di Sofocle.

Nel 1834 il poeta e
critico Samuel Taylor Coleridge ha descritto questa tragedia come una delle tre opere di letteratura con una sceneggiatura perfetta. Nel
1900 Freud ha preso il nome di Edipo per la sua teoria riguardo
l’amore inconscio di un figlio per la propria madre. Nel 1974 nel film documentario C’era una volta Hollywood si canticchiano i versi di una canzone disinvolta che ti parla di “Edipo Re, dove un cre*%€o ha ammazzato suo padre e iniziato un
sacco di fratelli.” Queste allusioni alla tragedia greca del 425 a.C. suggeriscono l’influenza che ha l’opera ancora oggi sulla cultura
occidentale. Chiunque studi sceneggiatura deve affrontare l’analisi dell’Edipo Re, quindi ovviamente l’ho dovuto fare anche io.

Di sicuro conosci la
storia di cui narra: un uomo, senza saperlo, uccide suo padre e sposa sua madre. Arriva “al letto di suo padre ancora bagnato del suo sangue,”
come dice Sofocle. 

Si, la trama è perfetta. Un re benvoluto diventa
in breve tempo la più vile delle creature, consapevole di aver
violato il tabù dell’incesto e del patricidio si esilia dalle
terre che governava. Un tribunale moderno potrebbe trovare quest’uomo
non colpevole sia dell’omicidio che per la relazione incestuosa ma
il verdetto del mondo del mito e della letteratura è molto più duro e spietato.

L’abile Sofocle ci sta nascondendo qualcosa?

I crimini di
Edipo sembrano fare parte di un thriller moderno, sarebbero
classificati come cold case perchè vengono allo scoperto quindici anni
più tardi. Re Edipo è un moderno detective dannato che sarebbe perfetto per un dark thriller metaforico. La persistenza nelle indagini e la sua abilità a mettere in discussione le prove raccolte terminano nella scoperta del criminale: sé stesso. (Agatha
Christie adotta questo schema narrativo nel suo
Chi ha ucciso Roger
Ackroyd
?)

 Il punto di vista di Sofocle gioca con l’ironia drammatica
e guarda a quanto accade nascondendoti i dettagli. Il linguaggio aumenta il senso di
aspettativa nel lettore, una novità per l’epoca tanto che i
contemporanei glorificarono l’intelligenza di Sofocle e notarono che “quell’uomo è la misua di tutte le cose”.  Ma torniamo al nostro protagonista che, come ogni buon ateniese, risponde allo sgarbo. Il disonorato Edipo si punisce
vigorosamente e in modo violento. Si acceca utilizzando una spilla che
adornava il guardaroba di Jocasta che lui stesso trova impiccata ad una “corda cruenta”.

Questa storia offre
molto di più di una trama brillante. Da centinaia di anni si cerca di carpire i segreti del personaggio di Edipo e il
significato della sua storia. 

Una prima interpretazione: un uomo che
diventa troppo consapevole della sua eccellenza ha bisogno di
ricordarsi che gli dei hanno il controllo delle vite. 

Un’altra: gli eventi della vita sono causali e le coincidenze crudeli possono
accadere, i tentativi di trovare un significato sono futili. 

Io sono convinta che come
tutti i grandi capolavori questo racconto non ha un segreto assoluto
ma regala sé stesso a chi lo interroga. Sta a ognuno di noi trovare il senso di questa tragedia.

Proseguiamo le letture con il
sequel di Sofocle:
Edipo a Colono, una tragedia risalente al 402 a.C. e rappresentata postuma con qualcosa di
vicino ad un finale felice. E considerate anche di dare uno sguardo alla poetica di
Aristotele
. Scritta una generazione dopo utilizza l’Edipo re come la
quintessenza della tragedia. Ai tempio nostri potete andare direttamente a Il pianto del lotto 49 di Thomas Pynchon con protagonista la signora Aedipa Maas, tra congiure, tradimenti e lsd. Proseguite poi con la visione del film di Pasolini Edipo re del 1967. 

Tutto questo riporta
l’attenzione alla tragedia Edipo re? Non male per un pezzo che al debutto al
festival di Dioniso arrivò al secondo posto.😄

Buona lettura a te e alla prossima!

Alice Tonini 

L'amore nelle metamorfosi di Ovidio

Eccomi con il tuo appuntamento con gli inviti alla lettura

Quando ti ho parlato dell’oscura metamorfosi di Kafka ti avevo anticipato che avremmo parlato anche della Metamorfosi di Ovidio e quindi eccomi con un altro classico della storia
della letteratura che deve essere conosciuto perché ispira gli
autori moderni che ne traggono opere meravigliose di poetica e narrativa.

Un primo esempio di opera ispirata è I
racconti di Ovidio,
una raccolta poetica scritta dall’inglese Ted
Hughes pubblicata nel 1998. E’ un passo lontano dalla traduzione
letterale delle
Metamorfosi di Ovidio, ma si tratta di un passo
brevissimo. Ted Hughes ha preso ventiquattro dei più di duecentocinquanta
miti greci e li ha trasformati in potenti versi liberi poetici. Alla
fine Hughes ha mantenuto il flusso transitorio da una metamorfosi
alla successiva ma per la maggior parte del poema gli accostamenti
sono liberi.

Ma torniamo
all’originale. La collezione dei miti di Ovidio fu ultimata prima
dell’esilio, nel periodo dal 2 all’8 d.C. durante il regno di
Augusto. Alcune voci sussurrano che l’ultima moglie di Ovidio, tale
Fabia, fosse una cugina, non è specificato dalle mie fonti di quale
grado, della moglie di Augusto. A quanto si dice, all’epoca sembra
che Ovidio mise il naso in tresche private e per questo motivo,
secondo le parole del traduttore David R. Slavitt, finì “sulla
lista B delle feste di palazzo”.

Ad ogni modo era abbastanza vicino all’imperatore da poterlo offendere (forse
attraverso la conoscenza delle discutibili abitudini promiscue della
nipote…?) e ha finito per farsi esiliare a Tomis (la Romania
moderna) dove è restato per nove anni, fino alla morte. Augusto ebbe
l’infelice idea di bandire da Roma tutte le opere di Ovidio rendendolo così
estremamente popolare. Si dice che le copie della
Metamorfosi fossero
vendute in tutte le province romane a prezzi esorbitanti.

Nel periodo
medievale invece l’opera di Ovidio fu pesantemente allegorizzata e
moralizzata. Anche se poteva comunque contare su una riproduzione
nutritissima di manoscritti. Boccaccio e Chaucer hanno tratto diversi racconti dalle
Metamorfosi.

Nel periodo
successivo fu Shakespeare ad ispirarsi alla storia di Priamo e Tisbe che si potevano parlare solo attraverso la crepa in un muro perché le loro famiglie erano nemiche. Da li nasce la trama di
Romeo e Giulietta. Più tardi Shakespeare si ispirerà di nuovo alla storia dei
due amanti per comporre Un sogno di mezza estate.

Nella sua breve ma
pungente introduzione ad una delle traduzioni più conosciute Hughes
nota che Ovidio si confronta con “i catastrofici estremi della
passione che confina con il grottesco,” una passione che può
“mutare” o “bruciare”. Ci parla di amori impossibili e disperati che hanno la caratteristica di essere “sbagliati”. Amori degni dei romance moderni più scandalosi e piccanti.

Alcuni dei miti che
Ovidio ci narra hanno il potere di sconvolgere i lettori ancora oggi
come la storia di Mirra, la cui passione erotica per il padre Cinira
la consuma. La sua disperata frustrazione (e la sua disperata colpa)
la portano a tentare il suicidio. La sua vecchia nutrice la aiuta a
superare la frustrazione (ma non la colpa). Le notti devono essere
particolarmente buie da quelle parti e durante l’assenza della madre
a causa di una festività religiosa Mirra si sostituisce a lei.
L’ultima notte il padre si accorge dello scambio e spada alla mano
rincorre la figlia. Mirra incinta del suo mezzo fratello/figlio prega
gli dei per una esistenza che non sia né vita e né morte. Loro
odono la sua preghiera e la fanno diventare un albero e le sue
lacrime profumate cadono lungo la corteccia e bagnano la terra.

Il seguito racconta
della nascita del bambino di Mirra, Adone che viene sputato dalla
corteccia della madre, credo l’unico bambino a nascere da un albero.
(Comunque Adone diverrà un fiore dopo una tresca amorosa con Venere,
forse in questo caso possiamo parlare davvero di un predestinato)

Non dimentichiamo però che l’amore per Ovidio è anche un ponte, forse l’unico, verso l’immortalità. Amore mai uguale a sé stesso ma dotato di infinita mutevolezza che trascina la vita oltre la morte in una continua rinascita diventando altro da sé. Tutti dobbiamo ricordare la storia di Filemone e Bauci, marito e moglie, vecchi e poveri che dopo aver dato tutto agli altri desiderano di morire assieme e vengono trasformati dagli dei in un tiglio e in una quercia. Un amore toccante, egualitario e armonico e no, questo nei romance non c’è altrimenti che storia racconterebbero.

Dopo questa breve
introduzione agli amori che ci narra Ovidio forse vorrai sfogliare il libro originale,
possibilmente in una traduzione moderna degli anni 2000. Se sei fortunato e riesci a trovarlo puoi dare un’occhiata a Nuove
metamorfosi
editato da Michael Hofmann e James Lasdun per un
delizioso sguardo anche alle opere di poeti come Seamus Heaney e Charles
Simic che al nostro autore si sono ispirati. E se masticate l’inglese
immergetevi nella versione fiction del mondo di Ovidio appena prima
dell’esilio nella meravigliosa opera di Jane Allison The love
artist.

Buona lettura a te 😚 e alla prossima!

Alice Tonini