Giorni della Merla: Tradizioni e Folklore Italiano 🐦‍⬛

Lettori e lettrici dell’ ignoto e del mistero bentrovati. Oggi vi racconto di una tradizione tutta italiana, quella dei Giorni della Merla.

La leggenda vuole che gli ultimi tre giorni di gennaio siano quelli più freddi dell’anno e prendono il nome di Giorni della Merla perché si racconta che una merla bianca per sfuggire al freddo si sia rifugiata in un camino. Quando ne uscì il fumo l’aveva annerita e da allora la tradizione vuole che tutti i merli abbiano le piume nere.

Oggi è una storia che si racconta ai bambini e serve a spiegare loro in modo fantasioso il motivo per il quale i giorni a cavallo tra gennaio e febbraio sarebbero i più freddi dell’anno. Si tratta di una usanza tipicamente italiana, legata al folklore e alle tradizioni del nostro paese e non esiste un corrispettivo diretto in altre culture. Possiamo trovare analogie e tradizioni simili che celebrano l’ inverno e il passaggio verso la primavera.

Perchè questa unicità?

Uno dei motivi è legato al clima tipico delle nostre regioni più fredde. L’ Italia è attraversata da diverse fasce climatiche e nel corso dei secoli ha sperimentato inverni particolarmente rigidi, condizione questa che ha favorito la nascita di leggende e tradizioni legate al freddo.

Le radici dei Giorni della Merla affondano nel mondo contadino, dove l’ osservazione della natura e dei suoi cicli era fondamentale per la sopravvivenza. La credenza che proprio quei giorni fossero i più freddi dell’anno era un modo di spiegare un fenomeno naturale e allo stesso tempo trasmettere la speranza di un imminente miglioramento delle condizioni climatiche.

Ovviamente ho trovato diverse varianti regionali, per esempio in alcune zone la Merla si rifugia in un forno e non in un camino, mentre in altre si parla di più merli e non uno solo. Nelle zone del Po si racconta che alcuni soldati attesero i giorni più freddi dell’ anno per fare passare un cannone da una sponda all’ altra del fiume, il cannone si chiamava Merla.

Come ho già detto non esiste un diretto corrispettivo in altre culture al di fuori del nostro paese ma possiamo trovare celebrazioni e riti legati al solstizio d’inverno e al successivo allungamento delle giornate che simboleggiano la speranza e la rinascita. Per esempio nei paesi nordici si accendono grandi falò per la festa di Yule, i celti festeggiavano la dea Bigid associata al fuoco e alla purificazione attorno al due di febbraio, il capodanno cinese che cade circa tra la fine di gennaio e i primi di febbraio è una celebrazione ricca di simbolismi legati al rinnovamento e alla rinascita.

Ogni cultura ha sviluppato nel tempo le proprie tradizioni legate al contesto culturale, geografico e religioso. Le leggende e i riti popolari sono frutto di una evoluzione complessa influenzata da innumerevoli fattori. I Giorni della Merla sono un patrimonio culturale unico del nostro Paese, legato alla storia e alle nostre tradizioni. Sebbene non esistono corrispettivi identici possiamo trovare comunque interessanti parallelismi.

In alcune regioni si organizzano feste e mercatini, in altre si trovano semplici usanze familiari. Ad esempio a Cremona e lungo le rive dell’Adda si organizzano falò e si intonano canti tradizionali, simili usanze le troviamo anche a Lodi mentre nel passato tra i contadini della mia zona (provincie di Brescia, Mantova e Verona) si eseguivano riti propiziatori per assicurarsi un buon raccolto e proteggere gli animali. Le tradizioni legate alle celebrazioni di questi giorni sono semplici e legate al folklore locale, ma non mancano iniziative culturali come rappresentazioni teatrali o concerti di canti popolari.

Nonostante quello che racconta la leggenda le statistiche meteo dimostrano che i giorni della merla non sono necessariamente i più freddi dell’anno. Tuttavia questa credenza popolare riflette l’osservazione che dopo la prima decade di gennaio le temperature tendono ad aumentare gradualmente.

Cari lettori del mistero anche per oggi è tutto. Vi auguro una buona lettura e alla prossima.

Alice Tonini

Una risposta a “Giorni della Merla: Tradizioni e Folklore Italiano 🐦‍⬛”

  1. Avatar sillydeliciouslyf76523c1d3
    sillydeliciouslyf76523c1d3

    piacevole lettura. Grazie!

    Piace a 1 persona

Lascia un commento

Miti e Leggende dalle Foreste Nordiche ❄️

Benvenuto lettore del mistero, oggi parliamo di folklore e di miti e di come questi siano indissolubilmente legati alla natura. Da sempre le foreste hanno affascinato e terrorizzato l’ uomo. Avvolte da un area di mistero sono state considerate luoghi sacri, dimore di spiriti e creature fantastiche. In particolare l’inverno, con le sue lunghe notti e i suoi paesaggi innevati, ha amplificato questo senso di meraviglia e di paura.

Le antiche culture sparse in tutto il mondo hanno popolato i boschi invernali di creature leggendarie. Queste entità, spesso legate agli elementi naturali, proteggevano o minacciavano gli abitanti dei villaggi. Dalle profondità delle foreste nordiche, dove i troll e gli elfi oscuri regnavano sovrani, fino alla remota taiga siberiana, popolata da spiriti della natura, ogni cultura ha sviluppato i propri miti e le proprie leggende.

Ma perché proprio le foreste invernali? Il freddo, l’oscurità e l’isolamento tipici di questa stagione hanno favorito la nascita di miti e credenze popolari in cui la natura, spesso ostile e imprevedibile, viene animata da forze soprannaturali. Le creature leggendarie con i loro poteri misteriosi diventavano così una spiegazione per i fenomeni naturali incomprensibili, e un modo per affrontare le paure e le incertezze dell’ uomo di fronte alla natura.

La mitologia norrena è ricca di creature affascinanti e misteriose che popolano le foreste innevate. Tra queste i Troll sono senza dubbio i più noti. Esseri brutti e goffi, ma dotati di una forza straordinaria, si dice che abitino nelle grotte e nelle caverne più profonde. Un altra figura ricorrente è quella del Draugr, uno spirito maligno che si alza dalla tomba per seminare il terrore tra i vivi. Nelle notti più buie, si dice che i Nisser, piccoli spiriti domestici, escano dalle loro tane per compiere scherzi e proteggere le fattorie e non dimentichiamo le Valchirie, guerriere al servizio di Odino, che cavalcavano i loro destrieri alati nel cielo e sceglievano i valorosi guerrieri caduti in battaglia per portarli nel Valhalla.

Avevi mai sentito parlare di queste creature?

I Nisser, piccoli spiriti domestici della mitologia norrena, sono profondamente legati alla natura e all’ ambiente che li circonda. Si dice che abitino nelle fattorie, nelle stalle e nei boschi dove si prendono cura degli animali e delle colture. Nonostante le loro piccole dimensioni, sono dotati di forza straordinaria e sono in grado di compiere lavori incredibili durante la notte mentre gli uomini dormono. I Nisser sono particolarmente legati alla terra e alle sue risorse, e si dice che proteggano i raccolti e gli animali dai parassiti e dalle malattie. In cambio gli uomini devono offrire loro rispetto e piccoli doni come del latte fresco o del porridge. Tuttavia se vengono offesi o trascurati, possono diventare molto vendicativi, nascondendo oggetti, rovinando i raccolti o causando incidenti domestici.

I Troll, creature massicce e rocciose, sono indissolubilmente legati alle montagne. Si dice abitino nelle caverne più profonde e nelle fessure delle rocce, mimetizzandosi perfettamente con l’ ambiente circostante grazie alla loro pelle dura e di colore grigio o marrone. La loro forza è leggendaria, tanto da permettergli di scavare tunnel tortuosi o di sollevare massi enormi. Si narra che i Troll abbiano un forte legame con la terra e le pietre e che siano in grado di comunicare con le rocce stesse. Tuttavia sono lenti e goffi e la luce del sole li tramuta in pietra. Per questo motivo preferiscono uscire di notte o durante le giornate più nuvolose, nascondendosi nelle montagne quando il sole sorge. I Troll spesso fungono da antagonisti per gli dei e gli eroi della mitologia norrena e compaiono in miti e leggende antichissimi.

I Draugr sono creature maligne e putrescenti che risiedono nelle tombe dei defunti. Questi esseri tornati dalla morte, sono legati indissolubilmente ai luoghi in cui sono stati sepolti. Le loro tombe situate in luoghi isolati e oscuri, diventano la loro prigione e allo stesso tempo il loro regno. I Draugr sono creature notturne che emergono dalle sepolture per seminare terrore e devastazione tra i vivi. Si dice che siano in grado di controllare il tempo, provocare tempeste e persino di fare risorgere i morti. La loro forza è sovrumana, le loro unghie e i denti sono affilati come rasoi. Si racconta che i Draugr siano in grado di allungare e contrarre il proprio corpo a piacimento, strisciando attraverso fessure e passaggi impossibili per gli umani.

Le Valkirie, guerriere alate al servizio di Odino, sono figure centrali nella mitologia norrena. Volano sui campi di battaglia vestite delle loro armature scintillanti e con i loro elmi cornuti. Osservano il combattimento con occhi vigili e scelgono i guerrieri più valorosi, destinati a cadere in battaglia, per condurli nel Valhalla, la magnifica sala banchetti di Odino. Le Valchirie toccano con le loro lance scintillanti le tempie dei guerrieri scelti, infondendo loro un sonno profondo e portandoli via sui loro destrieri alati. Nel Valhalla i guerrieri si preparano per il Ragnarok, la battaglia finale che porrà fine al mondo. Le Valchirie oltre a essere delle messaggere degli dei sono anche abili guerriere, pronte a combattere al fianco di Odino durante l’ ultima battaglia.

Le creature della mitologia norrena con la loro aura di mistero e potenza hanno lasciato un impronta indelebile sulla letteratura, il cinema e l’ arte contemporanea. Dai giganti e i troll che popolano le terre di Tolkien, alle Valchirie che ispirano le eroine dei fumetti fino ai draghi e alle creature marine che fanno la loro comparsa in innumerevoli film fantasy, l’immaginario nordico continua a stimolare la creatività degli artisti. È una mitologia che ispira con un ricco repertorio di archetipi, simboli e storie che risuonano nell’ animo umano, offrendo spunti di riflessione sulla vita, sulla morte, il destino e il potere della natura. In questo modo le antiche leggende si rivelano attuali e continuano ad affascinare un pubblico sempre più vasto.

I temi ricorrenti, sono elementi che hanno profondamente influenzato la cultura popolare. Il concetto del destino, incarnato dalle Norne, intreccia le vite degli dei e degli uomini in un complesso arazzo di eventi preordinati. L’ onore inteso come coraggio in battaglia e fedeltà agli dei è un valore centrale nella società Vichinga e continua a ispirare personaggio eroici nella letteratura e nel cinema. La forza della natura, personificata dai giganti e dai mostri marini, rappresenta sia una minaccia che una fonte di meraviglia, riflettendo la consapevolezza degli antichi riguardo la potenza degli elementi naturali.

Caro lettore dell’ ignoto, la natura in questi miti è una forza distruttrice e creatrice. Gli elementi personificati in giganti e divinità plasmano il mondo e influenzano il destino degli uomini. Questa profonda connessione con la natura, presente nelle antiche saghe, risuona ancora oggi, in un epoca in cui l’uomo cerca di ritrovare un equilibrio con l’ ambiente che lo circonda.

Ora caro lettore non ci resta che salutarci, al prossimo articolo e buona lettura.

Lascia un commento

Pitagora: Misticismo e Creatività a Samo #2 🏛️

Lettori del mistero bentrovati. Oggi terminiamo la nostra passeggiata per l’isola di Samo, discorrendo di magia, musica e numeri, per farci una idea delle antiche radici della creatività e del misticismo legato all’arte che nei tempi antichi era considerata sacra. La Magia dei Numeri: Pitagora e Samo #1

Siamo già stati a Efeso, dove abbiamo visto una delle meraviglie architettoniche del mondo antico Viaggiate con me a Efeso: nascita di una città misteriosa tra culti mistici, magie e leggende. #1, – Viaggio nella Storia di Efeso: Dai Templi agli Scavi #2 abbiamo assistito alla nascita e alla morte di una delle città più importanti e misteriose dei tempi antichi, dove la magia d’Oriente e d’Occidente si incontrarono e il misticismo si respirava ad ogni passo La caduta di Efeso tra magia, misteri e tradizioni: simbologia e misticismo alla fine dell’impero romano. #3.

Torniamo quindi al nostro Pitagora e alla sua scuola di magia. Le fonti dell’epoca ci raccontano che di tanto in tanto Pitagora si recava al tempio per lunghi periodi a meditare. In queste occasioni il cibo che si portava appresso consisteva in semi di papavero e di sesamo, pelle di cipolla marina senza liquidi, che riteneva ricca di proprietà curative, fiore di narciso selvatico, foglie di malva e un impasto di orzo, piselli e miele selvatico. Gli piaceva anche un miscuglio di semi di cetriolo, uva passa, fiori di coriandolo, semi di malva e di porcellana, formaggio grattato, farina, crema e miele selvatico. Se tutto questo a noi non suona molto appetitoso è certo che Pitagora mangiando così arrivò ai cent’anni.

Gran parte del bagaglio di conoscenza che trasmise ai suoi discepoli lo aveva acquisito durante i suoi lunghi viaggi. Lo storico romano Porfirio (233 – 304) e il filosofo siriano Giamblico (250 – 330) scrivono entrambi che il maestro aveva appreso la geometria e l’astronomia in Egitto, l’astrologia e la numerologia in Babilonia e in Fenicia. Il suo rifiuto di consumare i fagioli ha qualche parallelo con ciò che viene prescritto nei testi indiani, ma anche gli egizi avevano la proibizione di mangiarne perchè i loro sacerdoti, secondo Erodoto, li consideravano cibo impuro. Alcuni sostengono che Pitagora avesse accettato la dottrina della metempsicosi (o della reincarnazione) dal suo primo maestro Ferecide. Altri rimandano all’India, ma sembra meno probabile. Ralph Linton, nel suo libro L’albero della cultura sottolinea che la credenza nella reincarnazione non ha origine in India perché non ne esiste alcuna menzione negli antichi Veda (i libri sacri indiani), nè tale credenza è parte culturale indoeuropea in generale, nonostante ci sia qualche riferimento alla metempsicosi nella tradizione celtica. A questo proposito è interessante notare che il biografo dei filosofi greci Diogene Laerzio nel III secolo d.C scrive che Pitagora avrebbe studiato con i sacerdoti druidi presso i celti. Ci dice ancora Giamblico, biografo di Pitagora:

https://karlovasi-square1.click2stream.com/ (Questa è la piazza di Karlovasi in live, nel caso la Webcam non fosse più in funzione fatemelo sapere con un messaggio o un commento, grazie mille.)

Egli viaggiò ovunque, affrontò rischi e pericoli di ogni tipo, avendo scelto di lasciare la sua terra e di vivere con popoli a lui stranieri. Liberò uomini da tirannie, diede indirizzi chiari la dove erano politiche confuse e aiutò città a emanciparsi. Riuscì anche a debellare illegalità e a impedire cattive azioni di uomini protervi e tirannici.

Abbiamo già visto nello scorso articolo la tendenza a dipingere attorno alla figura di Pitagora una aura mistica, quasi eroica ma non è in discussione il fatto che fosse un viaggiatore instancabile. Nonostante abbia visitato quasi tutto il mondo allora conosciuto (Siria, Arabia, Caldea, Fenicia, Egitto e probabilmente anche India e la Gallia), sempre dicendo che i viaggiatori devono imparare a lasciare i loro pregiudizi a casa, Pitagora restava comunque innamorato della sua Samo che era, e resta, una delle più belle e lussurreggianti isole della Grecia. Si tratta di un luogo unico perché piena di boschi, tanto che nell’antichità la definivano “isola delle foglie” o “coperta di querce”. Un altra caratteristica sono le sue montagne, infatti l’isola fu battezzata dai primi fenici che vi si insediarono “samos” cioè “l’alta” o “la nobile”. Le montagne sono, si pensa, dei vulcani spenti e questa teoria è rafforzata dalla presenza di moltissime caverne, una delle quali è chiamata “la candela” perché la leggenda dice che nelle notti oscure dal suo interno sembra emanare una misteriosa luce visibile. Samo è inoltre la terra natale di Era o Giunone, la moglie di Zeus o Giove. Un famoso tempio a lei dedicato fu costruito nel periodo più antico, purtroppo ora ne rimane una sola colonna. Il luogo di nascita del filosofo, un minuscolo porto che attualmente si chiama Pithagorio, sorge sul lato sud dell’isola, e un tempo ne fu la capitale. Li vicino si trova un tunnel scavato nella montagna lungo più di 400 metri che serve a incanalare l’acqua. Si dice che sia stato Pitagora stesso a fare i calcoli necessari alla sua realizzazione. Fu costruito da Policrate, uomo pubblico famoso per aver tentato incessantemente di ingraziarsi il popolo, distribuendo soldi ai poveri e donando alla città grandi opere pubbliche.

Egli governò l’isola dal 535 al 515 a.c., arrivando al potere con l’aiuto dei suoi due fratelli approfittando di una festa dedicata a Era. In seguito tolti di mezzo i fratelli si costruì una flotta di 100 navi pirata con cui terrorizzerà l’Egeo, alleandosi con Amasi d’Egitto contro i persiani. Aveva fama di essere fortunatissimo: un giorno buttò di proposito un anello di smeraldi in mare e tre giorni dopo se lo ritrova nella pancia del pesce che gli è servito per pranzo. Dagli storici viene ricordato come Policrate il Tiranno e per qualche tempo in pochi gli tennero testa. I suoi nemici a Samo si allearono con gli spartani, i corinzi e i persiani per batterlo, ma egli riuscì a resistere all’assedio e venne catturato solo quando il governatore della Lidia gli offrì dell’oro e lo convinse a recarsi sulla terraferma. Erodoto ricorda che i modi della sua tortura e della sua uccisione furono così orribili da non potersi nemmeno narrare.

Fu proprio a causa di Policrate che Pitagora abbandona Samo per trasferirsi a Crotone. Ma al tempo della partenza era già un uomo famoso, uno dei suoi motti preferiti era “I numeri prendono gli uomini per mano e li conducono, senza errori, sul cammino della ragione.” Pithagorio oggi è una delle città più tranquille della Grecia e non reca segni del grande filosofo e matematico. L’unica statua della città commemora Licurgo Logothetis, leader di una rivolta contro i turchi nel 1821.

Samo è anche città natale di altri illustri greci: Esopo autore di favole, il filosofo Epicuro, l’astronomo e scienziato Aristarco e Calistrato che per primo organizza l’alfabeto greco in 24 lettere. Oggi l’isola è conosciuta anche per il suo ottimo vino, il preferito di Lord Byron e anche dei molti turisti che la affollano. Gli abitanti godono di ottima salute e sono longevi. Inoltre sono anche famosi per essere intelligenti e per saper prevedere eventi futuri con inquietante bravura. Insomma tutto sommato non sarebbe un brutto posto dove vivere.

Ma torniamo al maestro. Pitagora fonda la sua accademia a Crotone, scegliendo quella che all’epoca era una piccola città con un buon porto naturale, inoltre il suo nome significa “oracolo di Pizia”, un riferimento diretto all’oracolo di Delfi, dal quale deriva anche il nome di Pitagora. Abbiamo già visto che alcuni dei pitagorici consideravano il loro maestro una reincarnazione del dio Apollo. Egli aveva cinquanta anni quando diede vita alla sua accademia a Crotone, una scuola alla quale i discepoli davano tutto quello che possedevano riservandosi il diritto di riprendersi tutto se avessero scelto di andarsene. Quando questo succedeva gli altri discepoli erigevano una tomba con il nome di chi se ne era andato e di lui non si doveva più parlare.

Il maestro che considerava i due sessi alla pari, accettava sia uomini che donne ma richiedeva indistintamente a tutti di vestirsi con semplicità e comportarsi con sobrietà: “Senza abbandonarsi al riso, ma senza nemmeno essere troppo severi.” Così riferisce Will Durante nel suo libro Vita della Grecia. Ai suoi studenti era proibito praticare sacrifici, uccidere animali non pericolosi all’uomo e abbattere alberi. Non dovevano mangiare carne, uova o fagioli. La proibizione di questi ultimi era interpretata in molti modi. Cicerone pensa che fosse per il fatto che questi disturbano la mente durante il sonno, Aristotele dice che i fagioli sono simbolo di dissolutezza e che il loro divieto significa anche richiesta di castità. Il fagiolo è il simbolo arcaico della donna e poteva quindi anche essere una richiesta velata di astenersi dal sesso. A quel tempo si usavano i fagioli anche per le votazioni, e qualcuno ha teorizzato che il veto che li colpiva fosse una allegoria della proibizione al far politica e all’assumere cariche pubbliche. Lui diceva solamente che i fagioli erano l’anima dei morti. Sul mangiare carne Pitagora era meno ambiguo. Diceva che questa ottundeva le facoltà mentali e le capacità di ragionamento dell’uomo. Suggeriva quindi ai giudici di astenersi dal mangiare carne prima di un processo se volevano dare un verdetto onesto e intelligente.

Allorchè i suoi studenti erano pronti per gli studi più avanzati, le fonti dell’ epoca raccontano che erano già arrivati al punto che la percezione extrasensoriale e la chiaroveggenza, doti interiori profonde, erano pronte a manifestarsi, specialmente visto che gli insegnamenti più alti venivano impartiti sempre di notte, sul mare o nelle cripte dei templi illuminate dalle fiamme della nafta.

Le condizioni per arrivare all’iniziazione erano dure e molte a noi suonano arbitrarie, anche perché non conosciamo il ragionamento che le sottendeva. Perché per esempio metteva in guardia contro il guardare in uno specchio vicino a una fonte di luce o il raccogliere quel che era caduto? Quale superstizione sconsigliava di toccare un gallo bianco o di stare sotto lo stesso tetto delle rondini? Forse alcune di queste credenze erano gli ultimi frammenti di riti religiosi più antichi? Comunque sia Pitagora voleva che queste proibizioni venissero assolutamente rispettate e alla fine fu proprio questo a portarlo alla morte. Alla veneranda età di cento anni, dopo aver sposato a sessanta anni una delle sue allieve e aver avuto sette figli purtroppo morì. Un certo Silone, un ricco e importante cittadino di Crotone, al quale fu rifiutata l’ammissione all’accademia, imbestialito da tale diniego raduna un banda di assassini e fece dar fuoco alla scuola e uccidere il maestro.

Dopo la dipartita altre scuole pitagoriche furono saccheggiate e bruciate, forse perché la loro influenza venne considerata un pericolo per i poteri politici dominanti. In questo modo però molti dei segreti matematici che non erano mai stati messi per iscritto andarono perduti, anche se per secoli una scuola di natura quasi mistica sparsa nelle città di quella che allora era la Magna Grecia continuò a diffondere una parte degli insegnamenti.

Ma quali erano questi misteriosi insegnamenti? Una parte l’abbiamo già vista nello scorso articolo dove abbiamo parlato dell’importanza della numerologia e della musica. I pitagorici credevano che tutto ciò che esiste ha una voce e che tutte le creature, secondo le parole di Emil Neumann, «cantano eternamente le lodi del creatore.» Platone che fu molto attivo come neopitagorico, 150 anni dopo la morte del maestro credeva fermamente nell’efficacia della musica e pensava che non fosse solo utile a dare buone emozioni, ma anche «a imprimere l’amore in tutto ciò che è nobile e l’odio in tutto ciò che è malvagio.» Nella sua opera Storia della musica Neumann dice inoltre che sia Platone, sia Damone di Atene, il maestro di musica di Socrate, erano d’accordo nel pensare che l’introduzione di una scala poco armonica potesse danneggiare un paese e che alterare una chiave musicale potesse scuotere una nazione dalle fondamenta.

Le sette sacre vocali: alfa, epsilon, eta, iota, omicron, ipsilon e omega si credeva avessero una importante relazione con i sette pianeti; e i nomi di Dio si pensava fossero formati dalle combinazioni di queste sette armonie planetarie. I primi strumenti musicali avevano sette corde e gli antichi egizi usavano solo i sette suoni primari per i loro canti sacri proibendo nei loro templi ogni altro suono. Platone scrisse che i greci avevano appreso gli aspetti filosofici e terapeutici della musica dagli egizi i quali a loro volta consideravano Thot, il greco Ermes, fondatore dell’ arte. Alcuni poemi e canti esistevano nell’ antico Egitto da almeno 10.000 anni, diceva ancora Platone ed erano di una bellezza tale da essere ritenuti opere divine. Ci fu un momento storico nell’antica Grecia nel quale la dissonanza era proibita per legge e un musicista che componeva un brano considerato dannoso veniva messo al bando, avendo commesso un crimine contro il bene comune.

Lo stesso valeva anche per un architetto che avesse costruito un edificio in maniera asimmetrica. Pitagora credeva che nei tempi più antichi quando un architetto disegnava un grande edificio, un tempio o un altare, lo doveva immaginare come un magnifico accordo sinfonico e lo doveva sviluppare in armonia con questa specifica vibrazione. Egli spiegava ai discepoli che avrebbero potuto camminare per le strade di una città qualsiasi con un liuto tra le mani e trovare la nota fondamentale che si riferisse a un qualsiasi edificio anche una nota distruttiva che trovata poteva addirittura radere al suolo l’ edificio stesso. «Ci rendiamo anche conto,» continuava «che ogni suono, come ogni colore, ha un certo effetto sulla mente, sia sull’immaginazione, sia su un edificio.»

Il termine medicina musicale è un concetto pitagorico. Difatti il maestro usava la musica per calmare i suoi studenti prima del sonno e per rendere i loro sogni profetici. Si dice che abbia placato la frenesia di un giovane mentre stava raccogliendo della legna per bruciare la casa della sua fidanzata convincendo un suonatore di flauto che si trovava nelle vicinanze a cambiare la musica. Scriveva Giamblico: «Ci sono delle melodie pensate come rimedi contro le passioni dell’ anima, o contro lo sconforto, studiate appositamente da Pitagora, perché fossero d’aiuto in queste difficili circostanze. Egli compose delle altre melodie, contro l’ira, il furore e diverse aberrazioni dell’animo umano. Esiste inoltre una particolare modulazione inventata come rimedio contro i desideri.»

È sempre Giamblico che nel suo libro Vita di Pitagora riporta alcuni dei più famosi aforismi del maestro, la cui brevità racchiude una saggezza non rilevabile a prima vista, ma soltanto dopo una lunga meditazione.

Controlla la tua lingua, prima di ogni cosa, seguendo gli dei. Del vento che soffia, adora il suono. Non offrire la tua mano destra al primo che capita. Fai sacrifici, e adora, a piedi nudi. Se perdi il pubblico favore, cammina lungo sentieri nascosti. Non tagliare il fuoco con la spada. Togliti da dosso ogni bottiglia d’aceto. Non fare un passo oltre la trave che equilibra. Lasciata la tua casa, non voltarti indietro che le furie saranno alle tue calcagna. Non mangiare il cuore.

Il pentacolo, uno dei grandi simboli della magia, era il segno di riconoscimento dei pitagorici che lo chiamavano Salute. Uno dei simboli pitagorici meno conosciuti invece era la T, la cui barra superiore stava a indicare le due vie: le strade che si dividono, la sinistra verso la conoscenza terrena, la destra verso quella divina. In molti paesi questa lettera è il simbolo della vita e nel deserto segnala la presenza dell’ acqua.Vale la pena ricordare che recenti scoperte nel campo della fisica quantistica, della meccanica delle onde, oltre naturalmente alle teoria della relatività, hanno portato alcuni scienziati contemporanei a definirsi neopitagorici. Pitagora e Confucio (550- 478 a.C.) erano contemporanei e il grande libro cinese dello I-Ching (Il libro dei mutamenti) tenuto in alta considerazione da Confucio, e ancora oggi molto consultato come libro di divinazione, contiene, secondo l’Enciclopedia Britannica, elementi di numerologia, mescolati a elementi di realtà vicini al pensiero pitagorico.

Pitagora stesso non ha lasciato scritti nè religiosi né mistici, ma nella sua lunga vita ha istruito moltissimi discepoli e i suoi insegnamenti sono stati seguiti per secoli dopo la sua morte. Le ferree regole di segretezza imposte ai suoi seguaci hanno fatto si che gli scrittori in seguito attribuissero alla sua figura troppa importanza facendolo diventare una specie di divinità. Benjamin Farrington nel suo libro Scienza e politica del mondo antico racconta che Pitagora credeva nella divinazione per mezzo delle stelle, dei sogni, delle allucinazioni e del delirio, del volo degli uccelli, delle viscere degli animali sacrificati, e anche di alcune piante e verdure. «Il filosofo Epicuro», osserva lo scrittore, «al contrario fu l’unico a rifiutare queste false Scienze e ad attaccare i seguaci». Duecento anni dopo la morte di Pitagora, Epicuro fu il primo, nella sua scuola di Atene a «organizzare un movimento per la liberazione dell’ umanità dalla superstizione.» Ma a parte questa critica sono ben pochi quelli che non hanno parole di ammirazione per il filosofo, da tutti considerato uno degli uomini più illuminati della sua epoca.

Pitagora fu il primo maestro a tenere una scuola dove gli allievi si aiutavano a vicenda, dove si imparava ad avere dimestichezza con la matematica, la musica e l’astronomia. La prima regola che insegnò ai suoi discepoli fu il silenzio, condizione essenziale per la concentrazione. «Era Pitagora», dice Manly P. Hall, «la personificazione del potere, della maestà al cospetto del quale tutti si sentivano umili, soggiogati…» La sua influenza sulle persone che lo circondavano era enorme, e una lode di Pitagora riempiva i discepoli di estasi, addirittura un suo seguace si suicidò quando il maestro si era momentaneamente irritato per una sua manchevolezza. Pitagora fu così scosso da tale tragedia che non proferì più parole scortesi, ne critiche ad alcuno.

Che altro aggiungere, una visita a Samo, anche se breve, permette al visitatore di entrare in qualche modo in sintonia con Pitagora, uomo di grandi doti e saggezza il cui nome rimane sovrano negli annali del mistero e della magia.

E con questo possiamo terminare il nostro soggiorno a Samo e prepararci per un altra destinazione, vi prometto cari lettori del mistero che non sarà un viaggio lungo, giusto qualche ora…Nel frattempo buona lettura e alla prossima!

Una risposta a “Pitagora: Misticismo e Creatività a Samo #2 🏛️”

  1. Avatar La Magia e i Miti Europei: Un Viaggio Intrigante🚀 | Alice Tonini

    […] ●Proseguiamo il nostro viaggio tra le isole dell’ Egeo alla ricerca di fatti e notizie tra le leggende che riguardano Pitagora, Ippocrate, Platone e Atlantide, terra del mito per eccellenza. Ci siamo quindi fermati sull’isola di Samo, la partia dei numeri e della musica dove nacque e visse una parte della sua vita il maestro Pitagora. Con lui abbiamo approfondito le influenze della matematica e della musica sul misticismo, abbiamo visto come veniva utilizzata la magia della musica per curare le malattie e costruire le città. La Magia dei Numeri: Pitagora e Samo #1, Pitagora: Misticismo e Creatività a Samo #2 🏛️. […]

    "Mi piace"

Lascia un commento

Museo delle Torture: un viaggio per vedere il volto crudele della Storia

Lettori dell’ ignoto ecco una esperienza che non potete perdervi. Avete mai visitato un museo delle Torture?

Tra le mura di un borgo incantato si nasconde un segreto inquietante. Al museo delle Torture di Grazzano Visconti è esposto un mondo fatto di dolore e sofferenza. Una esperienza forte, che difficilmente dimenticherò. Non avevo mai visitato un museo di questo genere ed ero curiosa perché nonostante le mie ricerche precedenti, volevo vedere con i miei occhi alcuni dei terribili oggetti di cui avevo sentito parlare. Ho visitato la struttura in autonomia e mi sono fermata all’ interno per circa quaranta minuti.

L’atmosfera era davvero inquietante, ma visto l’ argomento non poteva essere altrimenti. Il percorso tematico è ricco e ben documentato, sono messi in mostra diversi strumenti di tortura con una descrizione dettagliata e una stampa storica che cala il visitatore nella realtà dell’ epoca.

Le pareti del museo raccontavano storie di tormenti e disperazione. Ogni strumento era una testimonianza unica, muta, di una umanità in grado di infliggere sofferenze indicibili. Nella prima parte del percorso espositivo c’erano gli strumenti più conosciuti. La gogna con il suo collare in ferro che stringeva il collo mi ha fatto sentire la vergogna e l’ umiliazione inflitte a chi veniva condannato. Immagino le folle che si accalcavano per assistere a queste scene di pubblico ludibrio; uomini, donne e bambini che si divertivano al passaggio del barile della vergogna che con la sua scura concavità e le sue borchie di ferro era un simbolo vivente dell’ umiliazione e dell’ isolamento sociale, un corpo indifeso rinchiuso in una prigione mobile. Oppure le maschere dell’ infamia dalle forme grottesche e le aperture che deformavano i volti; indossarne una voleva dire essere privato della propria identità e marchiato a vita dall’ ordine costituito.

Impressionante è anche la sezione dell’ Inquisizione che mi ha particolarmente colpito. Immaginare donne e uomini accusati di stregoneria, sottoposti a interrogatori crudeli e dolorose torture è stato terribile. La verga, la sedia della strega, gli strumenti per la ricerca del marchio del diavolo. Ogni oggetto raccontava una storia di sospetto, paura e intolleranza. Ho sentito sulla pelle il freddo dell’ acciaio e ho provato una angoscia profonda al pensiero delle sofferenze inflitte a queste donne innocenti.

Tra le ombre del passato si nascondono anche delle sorprese. Oltre a farci conoscere gli orrori della tortura il museo ci insegna a distinguere la realtà dalla finzione. Attraverso esempi come la Vergine di Ferro, comprendiamo come i falsi miti possano influenzare la nostra percezione della storia medievale.

Il percorso espositivo si conclude con una riflessione profonda sulla sofferenza umana e sulla forza della fede. La sezione dedicata al martirio dei santi ci trasporta in un mondo di dolore e di sacrificio, dove donne e uomini hanno affrontato la morte con coraggio e dignità. Attraverso stampe e riproduzioni degli strumenti di tortura, siamo invitati a comprendere il valore di queste azioni e a riflettere sul significato della vita. È una esposizione che ci commuove e lascia senza parole, ricordandoci che la storia è fatta anche di gesti eroici e di sacrifici.

Il museo delle Torture di Grazzano Visconti è un luogo che lascia il visitatore con molte domande. Com’è possibile che l’uomo sia capace di tanta crudeltà? Quali sono le radici umane di queste pratiche? Ognuno di noi dovrà trovare le proprie risposte.

E anche per oggi è tutto. Vi aspetto al prossimo articolo, buona lettura a tutti voi.

Alice Tonini

Una risposta a “Museo delle Torture: un viaggio per vedere il volto crudele della Storia”

  1. Avatar sillydeliciouslyf76523c1d3
    sillydeliciouslyf76523c1d3

    Perfettamente d’accordo col tuo punto di vista. Non sarei mai in grado di torturare, tanto meno di subire torture di alcun tipo. Il museo mi pare ben organizzato, ma avendo visto alcuni musei su strumenti di guerra, la tristezza e angoscia che mettono… credo non andrò. Grazie del articolo sempre interessante. Al prossimo.

    Piace a 1 persona

Lascia un commento

Una tantum
Mensile
Annuale

Donazione una tantum

Donazione mensile

Donazione annuale

Scegli un importo

€5,00
€15,00
€100,00
€5,00
€15,00
€100,00
€5,00
€15,00
€100,00

O inserisci un importo personalizzato


Apprezziamo il tuo contributo.

Apprezziamo il tuo contributo.

Apprezziamo il tuo contributo.

Fai una donazioneDona mensilmenteDona annualmente

La Magia dei Numeri: Pitagora e Samo #1

Benvenuto lettore dell’ignoto, spero tu abbia già pronte le valige perché stiamo per ripartire. Siamo appena tornati da Efeso, luogo d’incontro tra la magia d’oriente e d’occidente, luogo in cui è esistita una delle incredibili meraviglie dell’antichità e sono già pronta per portarti all’isola greca di Samo, patria della magia dei numeri e della musica, luogo di nascita del misterioso Pitagora, fondatore dell’ omonima scuola.

A differenza di Efeso di cui ci sono rimaste solo poche rovine disseminate in una zona paludosa, Samo è una ridente isoletta soleggiata ricca di vigneti, ulivi e alberi da frutto. Un buon posto per passare qualche giorno di vacanza. Purtroppo però i segni del passaggio del maestro sono molto pochi e non sempre facili da cogliere.

Ma Samo non è solo una meta turistica con dell’ ottimo vino ma è anche famosa per i reperti archeologici rinvenuti e perché ha dato i natali a personaggi come Epicuro, Anacreonte e ovviamente al maestro Pitagora. Proprio quest’ultimo è oggetto dell’articolo di oggi. Mentre passeggiamo nel porto di Vathy lascia che ti racconti della storia di Pitagora e dei suoi legami con la numerologia, con la mistica e le scienze occulte della musica.

Il simbolismo legato al misticismo della scuola pitagorica vede tra i simboli più importanti il pentacolo Pitagorico, esso era il segno di riconoscimento di Pitagora e dei suoi discepoli. Ed è oggi ritenuto simbolo di salute.

Samo, una delle più verdi isole greche e una delle più vicine alla Turchia, nel 1955 celebrò un evento singolare: il duemilacinquecentesimo anniversario della nascita della prima scuola di filosofia nel mondo. Fondata da Pitagora che fu la prima persona a usare la parola “filosofo” nel significato di “amante della saggezza” e le sue scoperte influenzano ancora oggi il nostro modo di pensare. Basterebbero i suoi contributi al mondo della matematica e della musica per renderlo degno di rispetto e ammirazione: matematica e musica noi lettori del mistero sappiamo bene che sono le forme basilari della magia del mondo greco, ma c’è di più, molto di più in Pitagora e di più dobbiamo alla sua scuola.

Alcuni scrittori antichi pensavano che quest’uomo, la cui saggezza era stata prevista dall’oracolo di Delfi, fosse lui stesso un Dio mandato sulla terra per istruire e recar saggezza al genere umano. Godfrey Higgins, nel suo Anacalypsus avanza l’ipotesi che il mito di Pitagora possa essere anche la base per il mito di Gesù. A ogni buon conto la saggezza e la conoscenza attribuitegli non hanno confronti. Nel volume Gli insegnamenti segreti di tutte le epoche, P.Hall ci fa sapere che Pitagora era in grado di parlare con gli spiriti dell’acqua:

“Con la mente poteva fare cambiare direzione di volo a un uccello, convincere un orso a cessare le sue devastazioni in un villaggio, persuadere un toro a cambiare dieta. Era anche dotato di una seconda vista che gli consentiva di prevedere e descrivere con grande precisione fatti non ancora avvenuti, superando quindi spazio e tempo.”

Vi dice niente l’ultimo film di Indiana Jones? Si dice che il maestro possedesse una ruota straordinaria per mezzo della quale era in grado di predire gli eventi futuri.

Parliamo adesso dei numeri sacri di Pitagora e della loro connessione con la magia. Avete mai sentito parlare della teoria della triangolarità? Secondo Pitagora tutto in natura poteva essere diviso in tre parti e la porta verso la conoscenza era a suo giudizio, la capacità di vedere il problema in chiave triangolare. “Trovate il triangolo” diceva, “e il vostro problema è per due terzi risolto”. Anche il mondo, quindi poteva essere diviso in tre parti. Quasi tutto il creato, tutti gli esseri che si sostentavano di cibo materiale erano, per lui, la parte bassa, inferiore del mondo. Al di sopra esisteva un Mondo Superiore e sopra ancora un mondo Supremo. A questo sommo livello, sosteneva Pitagora, l’uomo può solo aspirare, se riesce a trascendere la sua natura materiale, a essere accettato dagli dei e a dividere con loro l’immortalità.

Torniamo indietro di qualche anno, ricordate quando è nato? Pitagora figlio di un gioielliere di nome Mnesarco, era nato a Samo nel 582 a.C. Ancor prima della nascita era già stato consacrato ad Apollo dio della luce, e aveva solo un anno quando la madre lo portò in un tempio in Libano dove un grande sacerdote israelita gli impartì una benedizione speciale. Fu sin da piccolo sotto l’influenza di Talete, considerato il più saggio dei sapienti in Grecia. Avrebbe poi trascorso parte della sua giovinezza in Egitto, dove fu inventata la geometria che da quelle parti era necessaria per calcolare l’estensione delle piene del fiume Nilo e quindi lo spazio fertile a disposizione.

La matematica divenne ben presto la passione del giovane Pitagora affascinato dagli studi della mistica dei numeri, in modo particolare era affascinato dal numero 10 (la somma di 1, 2, 3, e 4) che acquista importanza sia perché, a suo parere, il numero perfetto doveva contenere un numero uguale di cifre pari e dispari, sia perché egli pensava che il 10 fosse “il principio della salute”. Per dimostrare la sua teoria, soleva costruire una piramide di sassolini (con una base di 4 sassolini, poi 3 ecc.) a riprova di come il 10 andasse a formare un perfetto triangolo. I cieli, a suo dire, contenevano 10 corpi celesti in movimento: la terra, l’anti terra, il sole, la luna, cinque pianeti e le stelle fisse. Nella mistica magica di Pitagora ogni numero riporta agli altri: il tre porta al dieci e viceversa.

Ma le conoscenze di Pitagora non si limitano certo solo alla matematica e alla geometria. Egli circonda di aura mistica e magica anche la musica. Uno dei suoi esperimenti più famosi riguarda la sperimentazione con delle corde di lunghezza e grossezza diversa, la cui tensione (e tono conseguente) poteva essere cambiata girando un vite. La corda più corta produceva il suono più acuto, quella più lunga il suono più basso. Il passo successivo furono le sperimentazioni sulle proporzioni e le misure; Pitagora trova tre consonanze: l’ottava (½), la quinta (⅔) e la quarta (¾). “Le armonie”, conclude, “dipendono dalle proporzioni matematiche”.

https://enalion.click2stream.com/ (qui trovate una visuale live della Webcam dal porto di Samo. In caso non sia più on line fatemelo sapere con un messaggio o un commento, grazie mille.)

Gli aneddoti, veri o inventati che riguardano la vita del maestro sono innumerevoli, forse a causa dell’aura di mistero che lo circondava. Credo che la sua fama lo precedesse e molto probabilmente ogni persona che lo incontrava aveva un qualche episodio da raccontare e tramandare. Ad esempio lo statista romano Boezio, del VI secolo d.C., racconta un aneddoto a proposito delle ricerche sulla musica. Pitagora un giorno mentre passava davanti alla bottega di un fabbro, si ferma ad ascoltare il battere dei martelli sull’incudine. Il suo udito fu colpito da un suono in armonico. Entrò nella bottega e pesò i martelli; scoprì che quattro erano in proporzione matematica 12, 9, 8, 6 mentre il quinto no. Eliminato quello fece battere nuovamente gli altri scoprendo che il più pesante era il doppio di quello più leggero, aveva un suono più basso di una intera ottava.

L’aneddoto è delizioso, ma purtroppo, come dice Benjamin Farrington nel suo libro Scienza Greca: “C’è una certa confusione nella tradizione, perché l’esperimento con i martelli non darebbe i risultati che il racconto prevede”. Ma a noi poco importa della credibilità o meno dell’ aneddoto, a noi interessano il fascino emanato da quest’ uomo le cui conoscenze matematiche e mistiche si mescolavano a tal punto da renderlo una figura affascinante per i suoi contemporanei e non solo.

Torniamo alla magia della musica, della teoria dell’ armonia delle sfere cosa vi ricordate?

<La funzione della geometria è quella di allontanarci dal percettibile e dal caduco per portarci nella sfera dell’intelligenza e dell’eternità. Poiché la contemplazione dell’eterno è lo scopo della filosofia così come la contemplazione dei misteri è lo scopo della religione.>

Plutarco

Volgendo la sua attenzione all’eterno, Pitagora come passo successivo sviluppa la teoria dell’armonia delle sfere. “La distanza tra il Sole e la Terra”, ipotizzava, “è doppia di quella esistente tra la Terra e la Luna, la distanza di Venere è tre volte maggiore, quella di Mercurio quattro volte, e quella degli altri pianeti in proporzione. Ne consegue l’armonia dell’universo, l’armonia delle sfere appunto, un’armonia più intensa e profonda di quella che suoni mortali possono produrre”.

Aristotele, che era scettico a proposito della magia del numero 10, sosteneva che i pitagorici avevano inventato l’Anti-Terra per adattare i fatti alle loro opinioni; era invece più affascinato dall’idea dell’armonia delle sfere e cerca di spiegare perchè, se questa musica era vera in senso letterale, reale, le persone non erano di fatto in grado di udirla. “Questi suoni”, diceva, “sono con noi sin dalla nascita, così che noi non abbiamo mai sentito il silenzio vero, il quale non si è quindi mai contrapposto a questa musica, proprio come a chi lavora il bronzo, il continuo assordante rumore che provoca pian piano gli diventa indifferente, non lo sente più”.

Ma torniamo alla figura di Pitagora maestro di magia. Quando decide di darsi all’ insegnamento trova discepoli dapprima alla scuola di Samo e poi nel 529 a.C. a Crotone, in Italia, dove si era trasferito (ma di questo parleremo nel prossimo articolo).

Organizza la sua scuola secondo regole e precetti che egli stesso detta. I suoi seguaci avevano l’obbligo di meditare e di esaminare quotidianamente le proprie coscienze. Il filosofo una volta disse anche ai suoi pupilli che “la dominazione della lingua” è uno dei successi più difficili da raggiungere. Pensiero che secoli dopo echegga nelle parole del suo famoso discepolo Apollonio di Tiana, che rimase per cinque anni di fila senza parlare dopo aver affermato che “la loquacità ha molti svantaggi, il silenzio nessuno”. Nonostante Pitagora fosse morto da quattro secoli quando Apollonio nacque in Asia Minore, attorno al 4 a.C., gli insegnamenti del maestro erano ancora molto diffusi. Il giovane prese il voto dei pitagorici assoggettandosi alla loro severa disciplina e viaggiando moltissimo, così come il maestro aveva fatto molto tempo prima di lui. La biografia scritta da Filostrato è la sola fonte di informazione che abbiamo su Apollonio di Tiana, sui miracoli che si dice abbia compiuto e sul modo misterioso in cui sparì invece di morire.

Nella sua scuola, Pitagora, iniziava e concludeva la giornata con dei canti e curava molti disturbi con composizioni musicali scritte appositamente per il malato. I nuovi iniziati, se si dimostravano degni, venivano ammessi e potevano passeggiare liberamente in una sorta di vestibolo interno del tempio. “In quella palestra”, scrive W. J. Colville in Misteri antichi e Rivelazioni, “gli adepti erano incoraggiati a esprimere le loro opinioni e i loro pensieri, e a volte lo stesso Pitagora appariva inaspettatamente e si metteva a conversare con uno sconosciuto; osservando le sue parole e i suoi gesti arrivava a conclusioni che erano sempre esatte. In particolare il maestro prestava grande attenzione al portamento e al modo di ridere, che sono sempre atteggiamenti rivelatori del carattere delle persone. Aveva anche fatto uno studio così approfondito dei tratti del viso che vi sapeva leggere inclinazioni e disposizioni al primo sguardo”.

Dopo alcuni mesi di tirocinio preliminare, l’aspirante pitagorico veniva sottoposto a varie prove, una delle quali consisteva nel passare la notte in una grotta infestata da forze misteriose che assumevano forme raccapriccianti. Se il candidato aveva sufficiente coraggio per superare la prova, passava dagli stadi iniziali che duravano dai due ai cinque anni, alla fase nella quale veniva accettato nella casa del maestro insieme con gli altri discepoli. “Solo allora cominciava la vera iniziazione. A questo punto veniva data un’esposizione razionale della dottrina occulta, basata soprattutto sulla scienza dei numeri, la cui valenza esoterica non era rivelata agli esterni ma solo agli adepti che se ne erano mostrati degni”.

“La distinzione tra matematica per tutti e quella sacra riservata agli adepti era grande”. Le lezioni cominciavano al mattino, in piena luce, normalmente all’aperto sotto i raggi del sole. Perché il maestro, come l’imperatore Giuliano che seguirà i suoi precetti quasi 700 anni dopo, credeva nel sole come “fuoco dentro tutto” e pensava che l’energia emanasse da ogni essere vivente, come da ogni modello, da ogni forma, da ogni organizzazione esistente in natura.

Credo che per la prima parte del nostro viaggio possa bastare, la prossima volta torniamo a parlare della scuola pitagorica e dei precetti magici che insegnava. Fino ad allora buona lettura a tutti voi lettori dell’ignoto.

Alice Tonini

5 risposte a “La Magia dei Numeri: Pitagora e Samo #1”

  1. Avatar Francesca Monteverdi
    Francesca Monteverdi

    la grafica del sito nuovo è pazzesca!

    Piace a 1 persona

  2. Avatar sillydeliciouslyf76523c1d3
    sillydeliciouslyf76523c1d3

    Bello! Come sempre un bel lavoro di ricerca. Io non amo i numeri (proprio per niente) ma trovo interessante la storia di Pitagora, che conoscevo solo come matematico e di conseguenza non avevo mai approfondito. Grazie e… alla prossima.

    Piace a 1 persona

  3. Avatar Pitagora: Misticismo e Creatività a Samo #2 🏛️ | Alice Tonini

    […] Lettori del mistero bentrovati. Oggi terminiamo la nostra passeggiata per l’isola di Samo, discorrendo di magia, musica e numeri, per farci una idea delle antiche radici della creatività e del misticismo legato all’arte che nei tempi antichi era considerata sacra. La Magia dei Numeri: Pitagora e Samo #1 […]

    "Mi piace"

  4. Avatar La Magia e i Miti Europei: Un Viaggio Intrigante🚀 | Alice Tonini

    […] visto come veniva utilizzata la magia della musica per curare le malattie e costruire le città. La Magia dei Numeri: Pitagora e Samo #1, Pitagora: Misticismo e Creatività a Samo […]

    "Mi piace"

Lascia un commento

Una tantum
Mensile
Annuale

Beviamo un caffè

Un caffè al mese

Donazione annuale

Scegli un importo

€2,00
€5,00
€10,00
€2,00
€5,00
€10,00
€2,00
€5,00
€10,00

O inserisci un importo personalizzato


Apprezziamo il tuo contributo.

Apprezziamo il tuo contributo.

Apprezziamo il tuo contributo.

Fai una donazioneDona mensilmenteDona annualmente