Viaggiate con me a Efeso: nascita di una città misteriosa tra culti mistici, magie e leggende. #1

Carissimo lettore bentornato. 

Misteri, magia, luoghi incantati e antiche città
affascinanti sono argomento del blog dalla sua nascita. Nell’ultimo
anno ti ho parlato ogni tanto di folklore e tradizioni legate a
diverse città italiane, ma perchè non arricchire il nostro viaggio
con qualche meta particolarmente interessante per noi amanti dei
libri, del brivido e del mistero?

 

Rieccoci con la rubrica Inchiostro blu oltremare che unisce la mia passione per i temi dark e misteriosi con i libri e i viaggi.👍

Alcune delle mete che ho in mente sono sicura che le
conosci già o che ne hai sentito parlare ma altre potrebbero
sorprenderti, ti invito a sederti comodamente e a lasciarti
trasportare in questo viaggio eccezionale.

A causa della lunghezza dell’articolo l’ho diviso in
tre parti per facilitare la lettura e l’editing. Spero lo troverai interessante tanto quanto l’ho trovato io. 

Partiamo da una meta turisticamente molto conosciuta:
Efeso, l’antica città dei maghi situata vicino alle coste
dell’odierna Turchia. 

Oggi visitarla vuole dire fare un passeggiata
tra scavi archeologici e resti di antiche civiltà ormai scomparse da
secoli ma durante gli anni di maggiore splendore era un porto
trafficato e un centro culturale rinomato tra filosofi e religiosi
pagani e cristiani.

Il sigillo di Ecate con al centro la trottola.

 

Ma partiamo dal principio. Il simbolo di Efeso è la
ruota di Ecate, chiamata anche trottola di Ecate ed è associata al
lato buio della dea lunare Diana o Artemide. In pratica si tratta di
un simbolo che possiamo trovare inciso su pietre dischiformi della
cultura ionica del VI secolo a.C. ma era anche utilizzato dai
taumaturghi del tempio di Artemide per fare previsioni sul futuro e
rispondere alle domande dei fedeli.

Molto prima dell’avvento del cristianesimo, l’antica
città di Efeso, nelle pianure dell’Asia minore era un famoso centro
di studi di magia e di tutte le arti occulte e segrete. Lo storico
ottocentesco Edward Falkener affermava che Efeso era nota per la
magia “più di ogni altro luogo al mondo” e spiegava che proprio
li si incontravano le pratiche esoteriche d’Occidente e quelle
d’Oriente.

Nella sua opera Efeso e il tempio di Diana
scriveva:

Costruita ai
confini tra Grecia
e Asia innestava la filosofia e la
mitologia di questa sulle cerimonie mistiche e sulle credenze magiche
di quella.”

 

 

I miti sulla fondazione sono più d’uno. Secondo
alcuni l’origine della città si basa su una predizione dell’oracolo
di Delfi. La leggenda racconterebbe che fino al XII secolo gli
abitanti dell’Ellade che migravano a est si fermavano in un isola non
lontana dalla costa ma nel XI secolo a.C. la sovrappopolazione aveva
reso necessario fondare una nuova colonia. Allora comandati da
Androclo figlio del re di Atene Codro, gli emigranti mandarono
messaggeri all’oracolo di Delfi per chiedere indicazioni sul sito più
favorevole per fondare una nuova città. Gli fu risposto che un pesce
e un cinghiale avrebbero rivelato loro il luogo ideale dove ubicarla.

Poco tempo dopo alcuni pescatori scesero a riva per
mangiare, stavano cucinandosi dei pesci quando uno saltò fuori dalla
padella sprizzando attorno a sé delle scintille che diedero fuoco al
bosco vicino. Un cinghiale atterrito dalle fiamme fuggì fuori dalla
boscaglia e venne cacciato e ucciso. Secondo gli antichi la profezia
delfica si era avverata e così fu costruita Efeso, dieci secoli
prima della nascita di Cristo.

Per generazioni l’immagine di un cinghiale restò
nella piazza principale della città, ma nonostante la leggenda, più
volte il sito venne ricostruito e spostato per evitare che il fiume
Kaistros interrasse il porto, fondamentale per i commerci, o a causa
dei frequenti terremoti. Oggi le rovine della città antica si
trovano a cinque chilometri dal mare e la natura selvaggia ha avuto
il sopravvento sulla civilizzazione.

Un altra famosa leggenda racconta che la città venne
fondata dalla regina delle Amazzoni da cui avrebbe poi preso il nome.
Ma al di là delle leggende folkloristiche i ritrovamenti
archeologici parlano di resti di antiche civiltà dell’età del
bronzo risalenti a cinquemila anni prima di Cristo, quindi sappiamo
che nella zona erano presenti insediamenti da molto prima dell’arrivo
della civiltà ionica.

 

Ricostruzione del tempio al massimo del suo splendore.

 

Un secolo e mezzo prima della nascita di Cristo il
matematico greco Filone scrisse in un breve saggio intitolato De
septem orbis spectaculis
(Le sette meraviglie del mondo):

Ho visto le mura e i giardini pensili dell’antica
Babilonia, la statua di Zeus olimpico, il colosso di Rodi, il faro di
Pharos, la grande opera che sono le piramidi, e la tomba di Mausolus
(da cui Mausoleo). Ma quando ho visto il tempio di Efeso che
s’innalzava al cielo, tutte le altre meraviglie si sono appannate.”

Filone a suo tempo aveva visto il quinto tempio di
Artemide costruito nella piana presso il mare, vicino alla città di
Efeso. Dall’VIII secolo a.C. al VI secolo d.C. pellegrini da ogni
parte del mediterraneo vi si recavano per rendere omaggio alla
leggiadra dea Artemide o Diana e per chiederle oracoli e benedizioni.

La tradizione dell’adorazione di Diana o Artemide va
anche più indietro nel tempo rispetto alla civiltà greca. Come
abbiamo già visto Efeso, secondo la tradizione, era la patria delle
Amazzoni un popolo di donne guerriere. Per evitare che la loro stirpe
si estinguesse, la leggenda narra che le Amazzoni una volta l’anno
andavano a far visita alle tribù vicine. I figli maschi nati in
seguito a quelle visite venivano resi ai padri mentre le femmine
venivano tenute e allenate alla caccia e alla guerra. Nonostante
siano considerate solamente parte del folklore locale dalla maggior
parte degli studiosi, le Amazzoni compaiono sistematicamente nei
miti greci e questo a molti suggerisce una possibile loro esistenza
di fatto sul territorio. Quando gli ioni, venuti dalla Grecia,
conquistarono e colonizzarono Efeso, la dea protettrice della città
aveva caratteristiche proprie delle Amazzoni leggendarie. Era una
divinità cacciatrice, casta, che proteggeva gli animali selvaggi e
la gioventù. Ed era così simile alla Artemide greca che le due
divinità si fusero in un unica figura e ne nacque un culto unico.

E così Efeso divenne la città della dea lunare Diana, colei che personifica il sapere nascosto e occulto.
Inevitabile dunque che la sua fama si diffondesse rapidamente come di
città adatta per praticare le arti pagane di sacerdoti, maghi e negromanti.

Oggi dell’antico tempio rimane solo un tumulo
ricoperto d’erba a un chilometro circa dalle mura di Efeso. Il grande
altare si trovava dove oggi si trovano degli alberi di fico, sulla
destra della strada che porta a Kusadasi a circa 400 metri dalla
moschea di Isabey. Tutta l’area che fu scavata dagli inglesi
nell’ottocento ha preso il nome di “Inglitz Cukuru” che tradotto
sarebbe la buca degli inglesi.

 

Sito dove sorgeva il tempio.

 

Ed è tipico della fase storica successiva di
cristianizzazione che nel sito del tempio di Diana sia poi stata
costruita una chiesa dedicata a Maria Vergine. Con il passare dei
secoli anche questa andò distrutta e sparì. E il luogo, un tempo
glorioso e meta di pellegrini divenne un acquitrino deserto,
infestato dalla malaria; i resti dell’antico splendore nascosti da
erbe e piante di palude: è così che appare oggi.

I turisti del nostro secolo sono più interessati
alle leggende cristiane, che si sono sovrapposte al folklore più
antico. La grande “agorà”, la piazza del mercato che è associata al
ricordo di san Paolo. Il teatro, grandiosa opera che poteva
accogliere 24.000 persone è il luogo dove l’orefice Demetrio,
artigiano che fabbricava statuette delle dea in argento, si trovò a capo di una
folla irata contro la predicazione cristiana. Nel I secolo d.C. Efeso
era una città facoltosa, dedita al culto della dea mistica lunare, una minaccia per i primi cristiani che diedero alle fiamme i testi che parlavano di paganesimo e magia.

Si dice che il vangelo di Giovanni e l’apocalisse
furono scritti proprio in questa città. E c’è una curiosa e bella
leggenda locale che tratta del rapporto tra paganesimo e
cristianesimo, quella delle grotte dei sette dormienti. Si dice che
fossero dei profughi cristiani che avevano trovato rifugio in città,
quando l’imperatore Decio, arrivato a Efeso attorno al 250 d.C. aveva
ordinato un festival pagano. La leggenda narra che i sette si
nascosero in una grotta dove dormirono per oltre un secolo sino
all’epoca in cui Teodosio prese il potere (408-450 d.C.); solo allora
poterono riemergere dal letargo con le loro credenze cristiane
intatte e non più minacciate dal paganesimo.

 

Artemide la cacciatrice casta.

 

Anche se del grande tempio rimane poco o nulla,
l’antica e stupenda città di Efeso è oggi meta dei flussi incessanti dei turisti. I
ruderi portati alla luce e parzialmente ricostruiti sono molti e per
la maggior parte di epoca romana, disseminati su una ventina di
chilometri quadrati di cui solo un quarto è stato riportato alla luce. Quel che si
vede, comunque è più che sufficiente a impressionarci: strade
lastricate di marmo che portano i segni del passaggio incessante dei
carri, fiancheggiate da impressionanti statue senza testa. Forse non
lo sapete ma era abitudine dei conquistatori tagliare la testa delle
statue degli eroi sconfitti e metterci quelle dei loro eroi. Si
possono trovare i portici dove un tempo c’erano i negozi, i templi e
le fontane dedicate agli imperatori che si sono succeduti; ci sono
ancora le tavole delle leggi della città, alte quanto un uomo, i
resti dei bagni e dei gabinetti pubblici che all’epoca ricevevano
l’acqua degli acquedotti e smaltivano le acque nere, si può trovare
una iscrizione scolpita a fianco della via che chiaramente indica il
luogo del bordello, contrassegnato con l’immagine di un
cuore, una donna e un piede sinistro a segnalare che stava a
sinistra. E poi le inequivocabili statue erotiche di Priapo, che è
la personificazione divina della forza procreatrice del maschio,
trovate sul luogo del bordello stesso. Il culto di Priapo ebbe la sua
massima espansione all’inizio dell’era cristiana per poi essere
gradualmente abbandonato durante la cristianizzazione.

E per ora è tutto,  torneremo presto a parlare di Efeso, di archeologia e misticismo, e del meraviglioso tempio che sorgeva in città. Come al solito ti auguro buona lettura e alla prossima. 👋

 

Alice Tonini 

In collaborazione con Carla Broglia

 

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Il mistero del libro di Urantia: esseri interplanetari o essere truffati?

Buongiorno lettori e lettrici e bentornati al nostro appuntamento dei libri misteriosi.

Questa volta parliamo del Libro di Urantia. Io ne avevo già sentito parlare in passato per i suoi contenuti mistici però facendo qualche domanda in giro mi sono resa conto che molti di voi non sanno di cosa si tratta e non lo hanno mai sentito nominare quindi oggi vi darò qualche info in più per capire che cosa è.

Viene chiamato anche Fascicoli di Urantia o Quinta rivelazione Epocale e fu diffuso a Chicago tra il 1925 e il 1977. Parla principalmente di filosofia, di religione, di destino e di cosmologia; insomma diciamo che tratta tematiche legate alla scienza mistica dell’uomo e ci indirizza verso il futuro del nostro pianeta.

I capitoli che lo compongono sono 196 e ognuno è intitolato a una entità celeste diversa come l’angelo protettore del cosmo, il capo degli arcangeli, l’astro della sera e molti altri

Il libro inizialmente doveva essere distribuito gratuitamente dalla Fondazione Urantia, organizzazione senza scopo di lucro, che avrebbe dovuto diffondersi in tutto il mondo ma, come sappiamo tutti, quando ci sono di mezzo diritti editoriali e soldi i “gratuitamente” finiscono sempre in tribunale. Infatti ancora oggi la Fondazione Urania frequenta i tribunali statunitensi citando in causa questa o quella pubblicazione degli estratti dell’opera non autorizzata. Nonostante ciò continuano a circolare nelle librerie opere sulla vita di Gesù o libri sui misteri dell’universo scritti da sedicenti guru e presi passo passo dai capitoli del libro di Urantia. E ovviamente venduti a prezzo pieno.

E fino a qui tutto abbastanza normale se non fosse che i reali autori del Libro di Urantia sono ignoti e si autodefiniscono entità sovrannaturali e sovrumane. Nei loro intenti ci avrebbero consegnato il libro per rivelarci il nostro futuro e metterci in guardia dai pericoli che si nascondono nell’universo. Una specie di “Dottor Who” per intenderci. 

Adesso si fa strano eh? Ma non è tutto qui.

Il mistero dell’identità dell’autore o degli autori ha però una pista molto terrena. Sappiamo infatti che l’indice fu composto da tale Bill Sadler Jr. e sono arrivate sino a noi dal 1911 le dichiarazioni di due medici di Chicago William S.Sadler e della moglie Lena Sadler che avrebbero fatto da tramite tra noi e il canale umano utilizzato per la comunicazione.

Fino all’incontro con il vicino dal sonno pesante che avrebbe fatto da tramite tra le entità e l’umanità terrestre, i coniugi Sadler erano noti e stimati membri della comunità medica cittadina di Chicago e il signor Sadler fu psichiatra, avventista e demistificatore dei fenomeni paranormali tanto da essere conosciuto per essere un convinto non credente del soprannaturale. Nel 1929 pubblicò un libro: The Mind at Mischief in cui svela i trucchi dei medium che allora andavano molto di moda e di come l’auto inganno porta la nostra mente a trarre rivendicazioni psichiche fantasiose da fatti ritenuti inspiegabili ad un occhio inesperto. 

Torniamo al nostro libro. Nel 1911 il medico e la moglie raccontano di essere stati contattati da una vicina preoccupata dagli stati di trans del marito. I due presero a osservare lo strano fenomeno alla ricerca di una eventuale cura. Nel tempo però quest’uomo produsse delle comunicazioni verbali che sosteneva fossero provenienti da un essere spirituale identificato come “visitatore studente”. 

Nel 1924 Sadler con alcuni colleghi e dei pazienti inizia a tenere degli incontri domenicali con quest’uomo per discutere gli strani messaggi che venivano registrati durante il contatto. Questo gruppo di uomini pose all’entità delle domande a cui l’uomo iniziò a dare risposte scritte, in questo modo dal 1925 il gruppo iniziò la redazione di un voluminoso documento manoscritto e questa trascrizione divenne il metodo regolare delle presunta comunicazione tra gli uomini e le entità sovrumane.

Il gruppo si auto-nominò “Forum di Contatto” e furono gli unici testimoni degli incontri; stando alle loro testimonianze il libro si materializzò fisicamente solo a partire dal 1935, dieci anni dopo l’inizio delle comunicazioni scritte. Strane coincidenze?

Quanto a stranezze anche il contenuto del libro è decisamente insolito.

Per esempio abbiamo Lazzaro che dopo essere stato resuscitato da Gesù parte e se ne va a Filadelfia a capo di una congrega cristiana (avrà camminato sulle acque dell’oceano atlantico?). I progenitori di tutta l’umanità non sono più i discendenti di Sem, Cam e Iafet o degli ominidi ma sarebbero i figli di una coppia indiana che si  ritrovò con diciannove figli, bambini tutti dalla pelle e dalle caratteristiche somatiche diverse che poi si sono sparsi in tutto il mondo per dare vita alla razza umana. Invece di Adamo ed Eva abbiamo due gemelli Andon e Fonta, nati nel 991.000 a.C. Al momento della nostra morte finiamo a Jerusem con un corpo semi materiale e li il nostro scopo è quello di imparare come sopravvivere nella nuova dimensione. L’intero universo sarebbe abitato da miliardi di esseri umanoidi (gli sceneggiatori di Guerre Stellari e Star Trek hanno avuto più fantasia) tutti in costante evoluzione.

Ovviamente il libro ha subito critiche feroci da decine di studiosi, ricercatori, religiosi etc., nessuna delle teorie contenute nei 196 capitoli ha alcun fondamento scientifico, teologico o filosofico. Ciò nonostante attorno alle rivelazioni dell’opera si è creato un movimento di sostenitori che però non ha mai superato il migliaio di aderenti ufficiali. Non sono mai nate chiese o movimenti pseudo religiosi basati sulle rivelazioni mistiche del Libro di Urantia.

E dopo quest’ultima rivelazione Luke è pronto ad affrontarvi.

Possiamo tranquillamente sostenere che il 90% delle persone che hanno letto l’opera o se ne sono in qualche modo interessati la vede come una raccolta di fantasiose invenzioni scaturite da una mente influenzabile. Lo si può paragonare a un romanzo di fantascienza. 

Ci resta il mistero sull’identità di questi autori alieni o alienati di cui non conosceremo mai le reali intenzioni.

Cari lettori, anche per oggi è tutto!

Come al solito vi auguro una buona lettura e al prossimo libro misterioso.

Alice Tonini

Storia del cinema horror: dai lupi mannari al Body horror. Due sottogeneri tutti da scoprire

Eccoci con un nuovo appuntamento con la storia del cinema horror. Il nostro escursus storico ora passa per i lupi mannari e il Body horror.

Il primo è un sottogenere molto conosciuto di cui abbiamo già ampiamente parlato in articoli precedenti quindi qui non approfondiremo troppo l’argomento, vi darò solo qualche spunto cinematografico, il secondo sottogenere sul Body horror è sottovalutato ma molto apprezzato.

La trasformazione del corpo umano è una delle idee base dell’horror e una delle prime a essere esplorate, a iniziare dall’opera di Stevenson Lo strano caso del dottor Jeckyll e Mr Hyde (Stevenson, 1886). 

Questa trasformazione avviene anche nel lupo mannaro ed è fisica e psicologica. Il lupo interiore proiettato all’esterno è stato interpretato da alcuni registi come segno della repressione sessuale della società come in L’uomo lupo (Waggner, 1941). Il lupo mannaro in quel film diventa una proiezione psicologica delle frustrazioni sessuali di Larry Talbot, il protagonista, nella sua relazione sentimentale. Nel film uscito in italia con il titolo Il bacio della pantera (Tourneur, 1942), la paura di Irena per la trasformazione in felino è manifestata con le numerose immagini dei gatti infilate qua e la dal regista. In compagnia dei lupi (Jordan, 1984) e nell’eccellente trilogia di Ginger Snaps o Licantropia (Fawcett 2000; Harvey 2004; Sullivan 2004) le trasformazioni diventano metafore della pubertà femminile. 

Negli anni settanta e ottanta la trasformazione del corpo umano viene messa in primo piano sulla scena, una scelta in parte dovuta ai progressi della scienza medica nel campo prostetico e robotico e in parte ai nuovi gusti del pubblico. Questo ha permesso a Rob Bottin e Rick Baker di produrre il loro lavoro migliore (L’ululato; Joe Dante, 1981). Una volta che viene lanciato il lavoro di Carpenter con il film La cosa (Carpenter, 1982) nel quale la bestia può trasformare praticamente in qualsiasi cosa, tutti i colpi di questo genere sono stati sparati.

Ma Carpenter non fu il primo a occuparsi del Body horror, prima di lui altri nomi importanti se ne sono occupati.

Un regista che ha consistentemente esplorato la vulnerabilità del corpo umano è David Cronenberg, i cui primi film Il demone sotto la pelle (Cronenberg, 1975), Sete di sangue (Cronenberg, 1976) e La covata malefica (Cronenberg, 1979) riguardano le trasformazioni che possono avvenire quando l’uomo si mette nelle mani della scienza. E allora possono nascere fenomeni come la telepatia, i disturbi indotti di natura sessuale e le mutazioni genetiche. 

Cronenberg è conosciuto anche come il re dell’horror legato al sesso o il principe canadese del body horror. Questo perchè all’epoca sviluppò una nuova forma di cinema, viscerale ma al tempo stesso letterale, adatta lavori di grandi scrittori come William Burroughs (Il pasto nudo, 1991 tratto dalla novella del 1959) e S.F. Master con J.G. Ballard (Crash, 1996 dall’opera del 1973) con una nuova estetica del corpo. I primi film di Cronenberg furono profetici. Il demone sotto la pelle anticipò l’epidemia di Aids mentre Videodrome (Cronenberg, 1983) predisse l’avvento della televisione satellitare che negli anni in cui fu girato il film era ancora in uno stato primitivo. Cronenberg studiò biochimica a Toronto ma successivamente cambiò facoltà e preferì iscriversi a letteratura inglese. Scrisse opere di fantascienza e il suo film più importante fu Scanners (Cronenberg, 1981) il quale predisse un futuro appestato dalla corruzione tecnologica. Conenberg manipola il disgusto con grande abilità non solamente per il puro gusto dell’orribile che ci causa emozioni negative. 

In riferimento a questi eccessi, come la donna con l’utero esterno in La covata malefica o l’uomo con un taglio simil-vagina nello stomaco in Videodrome il regista ci dice:

“E’ affascinante ma anche coraggioso guardare a cosa c’è davvero senza tirarsi indietro e riuscire ad ammettere che noi siamo fatti in questa maniera, a volte si può anche sostenere che essere strano ed essere disgustoso sembrano la stessa cosa.”

Una delle citazioni di Cronenberg più utilizzate è riportata da Eliot, uno dei ginecologi gemelli nel film Inseparabili (Cronenberg, 1988): “Io ho spesso pensato che ci devono essere concorsi di bellezza per ciò che sta dentro al corpo. Sai, la milza più bella, il rene più sviluppato.” 

Oggi Cronenberg si è spostato dal genere horror ma la sua sensibilità unica lo rende tutt’ora (ha parecchi anni ma è ancora vivo) uno scrittore e un regista iconico. 

E anche per oggi direi che è tutto. Vi ho consigliato un sacco di buoni film e un regista di notevole impatto sul grande schermo, come al solito vi consiglio anche la lettura di un buon libro che potrà farvi compagnia.

Alla prossima e per restare sempre aggiornati iscrivetevi alla newsletter.

Alice Tonini

Biografie di Eminenti vittoriani che vi faranno sdegnare.

 Eccoci all’ultimo articolo dedicato alle biografie e autobiografie più vendute e premiate nella storia della letteratura dell’ultimo secolo, almeno secondo Goodreads.

Questo però sarà un articolo diverso dal solito. Diverso perchè come avrete già intuito dal titolo si parla di più personaggi. Diverso perchè siamo nella mia epoca preferita, quella vittoriana. Diverso perchè uno dei personaggi è stato d’ispirazione per alcune ricerche storiche che sto facendo da un paio d’anni a questa parte.

Per approfondire questa biografia dobbiamo partire da una rivista o più precisamente dalla copertina annuale di una rivista: quella del New Yorker disegnata da Eustace Tilley nel 1925. Notate l’uomo con il cappello a cilindro, un gentiluomo dal collo ascot che scruta una farfalla dal suo monocolo, con sguardo annoiato. Questa immagine vi da il tono esatto di questo libro: Eminenti Vittoriani, pubblicato nel 1918.

Lytton Strachey autore del libro e membro della cricca di Bloomsbury a Londra, è deciso a disfare le tradizionali biografie di stampo vittoriano scrivendone una per lui più moderna: una suzione di “vita e lettere” per cercare di illuminare il personaggio della sua personale luce eroica. Strachey desiderò che la sua biografia fosse concisa e artistica, producendo quattro sketches ognuno dei quali occupa circa dalle 25 alle 100 pagine. L’obiettivo dell’autore era quello di ribaltare lo stile immediatamente precedente; al nostro Strachey non importò di rivisitare le tradizionali immagini dei quattro vittoriani che dipinse nel suo volume del 1918. (In questo momento dovete arricciare le labbra e mostrare sdegno vittoriano per farmi capire che secondo voi questi personaggi non meritano di essere chiamati “Eminenti”.)

Le osservazioni di Andy Warhol sulla brevità del successo nella vita delle persone sono retroattive e valgono anche per questi personaggi perchè la prima domanda che mi aspetto da molti di voi lettori di questo secolo è: ”chi diamine sono queste persone?” 

I quattro soggetti di Strachey sono: il cardinale Manning, Florence Nightingale, Thomas Arnold e il generale Gordon e sono quasi completamente sconosciuti alla maggioranza dei lettori, eccezione fatta forse per Nightingale. Cosi alcuni degli obiettivi letterari dell’autore purtroppo oggi sono sfumati: che divertimento c’è a infilare un ago in un palloncino già sgonfio? 

Comunque per soddisfare la vostra curiosità facciamo due parole sui personaggi. Il cardinale Manning divenne arcivescovo di Westminster, il capo della chiesa cattolica romana in Inghilterra. Il dott. Arnold fu a capo dell’associazione scuola di Rugby inglese (e padre del poeta Matthew Arnold). Il generale Gordon portò le truppe inglesi in posti come Sebastopoli, in Cina, e in Sudan. Morì a Khartoum dopo dieci mesi di assedio da parte delle truppe mussulmane guidate da Mahdi. 

Strachey in quest’opera mette religione, scuola pubblica e impero coloniale inglese tutto in un unico volume. E persino la riforma ospedaliera.

Dei quattro ritratti quello di Nightingale è il più efficace, l’autore non fa nessuno sforzo per smontare l’ eroica riforma delle cure ospedaliere e la nascita di concetti rivoluzionari come il riciclo di aria fresca nelle stanze d’ospedale. Quello che fa è smettere di dipingere la figura di Nightingale come quella di un angelo degli ospedali e trasformarlo in quello di una giovane donna privilegiata che diventa la riformatrice di ferro. La sua storia ci sbalordisce quando realizziamo che razza di capo doveva essere, siamo d’accordo con la regina Vittoria che dice di lei: “Che testa! La vorrei all’ufficio della guerra.” (Vittoria le conferì una delle sue medaglie, disegnate dal principe consorte, con il suo famoso motto Blessed are the Merciful).

Il cardinale Manning nell’opera viene descritto come un intrigante: addirittura rimane scioccato quando scopre che alcuni cristiani credono seriamente nella religione che professano in chiesa; Arnold viene dipinto come leggermente cieco nelle sue insistenze sull’introduzione dei valori cristiani e inglesi nelle scuole, e Gordon viene ingiustamente dipinto come un ipercritico ubriacone con “aperte una bibbia e una bottiglia di wishky” all’entrata della sua tenda nell’accampamento militare. Come dice Strachey “la discrezione non è la parte migliore di una biografia.”

L’autore può avere calcato un po’ la mano ma il tempo sistema le cose e in questo caso ci porta una vendetta letteraria appetitosa, e a noi queste cose piacciono assai. Nel 1967 e nel 1968 Michael Holroyd pubblicò una pesante (e eccellente) biografia in due volumi su Strachey. Con una edizione rivista del 1995. Quest’opera contiene molte rivelazioni piccanti riguardo le relazioni omosessuali di Strachey che ribaltano la visione che egli aveva costruito della sua figura di severo vittoriano letterato e che scioccarono i lettori degli anni novanta tanto quanto la biografia di cui abbiamo parlato scioccò i lettori di epoca vittoriana. 

Se vi piacciono le opere di Strachey provate a leggere Lives of the Caesars (Vita dei Cesari o Vita dei Dodici Cesari) scritto da Gaio Svetonio Tranquillo, che Strachey riteneva un modello culturale e intellettuale.

Ebbene lettori finalmente ci siamo! Questa era l’ultima delle biografie che vi propongo. Abbiamo fatto un viaggio avanti e indietro nel tempo per incontrare persone e avvenimenti tra i più diversi e disparati ma come sapete uno degli obiettivi del mio sito sin dalla sua nascita è quello di promuovere la lettura, possibilmente di buone opere, quindi le mie proposte non finiscono qui. 

Ci sono altri undici libri che vi aspettano, undici proposte letterarie e questa volta parleremo del viaggio dell’eroe. Provate ad immaginare di essere in una stanza con undici persone che vi raccontano della loro perigliosa avventura per trovare sé stessi. Avrete da divertirvi!

Buona lettura e alla prossima!

Alice Tonini

Cinema horror e stregoneria: da Aleister Crowley alle streghe di Eastwick

Oggi riprendiamo la nostra esplorazione dei sottogeneri del cinema horror e uno dei più diffusi è sicuramente quello delle streghe e dei loro patti con il male. 

Il demonio è protagonista da tempo della storia del cinema; dai
primi esperimenti di Georges Melies, alla versione de Lo studente di Praga di Poe interpretata da Paul Wegener (Rye and Wegener, 1913) fino al Faust di F.W.Murnau. Ne Il Gatto Nero (Ulmer, 1934) Boris Karloff recita la parte di un sacerdote in un culto satanico e più tardi Val Lewton produsse La
Settima Vittima
(Robson, 1943), che secondo la critica ha posto le radici per la figura del demonio
moderno che ha la missione di convertire gli scettici. Jaques Tourneur con il
suo eccellente Night of the Demon (Tourneur, 1957) porta sul grande schermo un
personaggio reale e dal nome familiare a tutti quelli che si sono interessati alla storia delle arti oscure almeno una volta: Aleister Crowley, conosciuto come “La grande
bestia” (1875-1974). Nessun lavoro sul satanismo o sulla stregoneria è
completo senza un riferimento a lui.

Nato nel 1875 e figlio di un facoltoso birraio, Crowley divenne un
membro influente di una delle società magiche più importanti della sua epoca: L’Ordine Ermetico dell’Alba Dorata o Golden Dawn. Lui fu un poeta, un artista, uno sportivo e un
abusatore di droghe. Raccontò di essere stato contattato da un sacro
guardiano angelico durante i suoi viaggi in Egitto e che questi gli dettò il
libro della legge con il motto “Do what thou wilt, shall be the whole
of the law” (fai quello che vuoi, dovrebbe essere l’unica legge) una chiamata alle armi per i libertini di ogni dove, tra cui raccolse ampi consensi quando nel 1960 uscì la sua pubblicazione più conosciuta sulla magia e l’occultismo. Scrisse decine di libri sui temi più disparati: meditazioni, trattati, preghiere e saggi su occulto, arti esoteriche e alchimia.

Crowley fondò la sua personale filosofia e società dell’occulto, l’Oto (Ordine del Tempio Orientale) che fu pansessuale e coinvolse in
modo pesante l’uso di sostanze stupefacenti. Durante la sua vita divenne un personaggio famoso, conosciuto come il più importante stregone del mondo e nel 1932 portò in tribunale chi lo aveva definito mago nero (perse
la causa). Il giudice Mr Justice Swift disse “ io non ho mai udito
di cose più paurose, orribili, blasfeme e abominevoli come quelle dette da quest’uomo: mr Crowley”.

Verso la fine della sua vita dalla sua villa in Italia iniziò la vendita di un tonico chiamato “L’elisir del
Dr.Crowley” delle “pillole di vita“ che contenevano un mix di semi di chalk (una pianta succulenta). Cacciato dall’Italia dal regime fascista andò a morire a Londra.

La figura di Crowley fu molto influente e ispirò personaggi come Somerset Maugham, il mago Le Chiffre nel film Casinò Royale di
Iaan Fleming e The Magus di John Fowles nella letteratura. Nel film La Notte del Demonio (Tourneur, 1957) lo si vede interpretato come Karswell, e in The Devil Rides Out (Fisher, 1968), nella novella di Denis Wheatley lui è
Mocato. In Rosemary’s Baby (Polanski, 1968) lui appare come Adrian
Marcato. La sua più recente apparizione, che io mi ricordi, fu in A Chemical Wedding
(Doyle, 2009), scritto da Bruce Dickinson e ispirato alla band heavy metal dei
Judas Priest. Lui è il ragazzo che si occupa di magia nera.

Nei film sulla stregoneria il punto centrale, e compito del protagonista, è fare  accettare al pubblico l’esistenza della magia nera e della magia bianca. In The Night of the Demon lo scettico Dr
John Holden è a Londra per partecipare a un convegno dove Mr
Harrington vuole denunciare pubblicamente un culto. L’incontro con Karswell
cambierà poi le carte in tavola.

In Night of the Eagle (Hayers, 1961), è la moglie di un
professore universitario a usare la stregoneria per spingere la
carriera del marito, una idea inversa rispetto a quella di Rosemary’s Baby
(Polansky, 1968) dove Guy Woodhous permette a un culto satanico di
usare sua moglie come mezzo per ottenere lui stesso un avanzamento di
carriera. Rosemary’s Baby fu un grande successo, guadagnò altre 30
milioni di dollari e diventò uno dei primi block buster nella storia del cinema horror. Andare a
letto con il demonio è roba che vende, ma la storia è presentata in
modo che potrebbe essere tutto una fantasia di Rosemary che vede deteriorare la sua salute mentale durante la gravidanza. Le pozioni che le vengono
date sono l’aspetto più ovvio della stregoneria nel film, viene
evitato ogni aspetto ritualistico e non siamo resi partecipi del
patto diabolico fatto tra Guy e il demonio. 

Nei tardi anni 60′ crebbe
l’interesse nel demonio e nella stregoneria anche grazie alla musica. I Rolling Stones
rilasciano il loro album Satanic Majestic’s Request. Roman Polansky lesse le opere del professore R.L. Gregory “Eye and Brain” che parla della psicologia della vista e teorizzava il fatto che
noi vediamo meno di quello che pensiamo e che la nostra percezione
della realtà è piena di false memorie. Polanski scrive nella sua autobiografia del 1984 che l’intera storia vista attraverso
gli occhi di Rosemary può essere pensata come una catena di
coincidenze superficiali sinistre, un prodotto di fantasie fervide, ombre come quelle che Scrooge nega di vedere la notte di natale. Molti nel pubblico
sono convinti di vedere Cloven Hooves e la faccia del bambino alla
rivelazione finale del film, quando appaiono sullo schermo (superimposto dalla regia) due
occhi felini.

Witchfinder General (Reeves, 1968) fu incentrato sulla caccia alle
streghe e sui roghi come rituali sadici e il pezzo forte di Ken
Russel The Devils (Russel, 1970) fu un film di stampo politico riguardante i preti
piuttosto che un’accusa verso le attività diaboliche delle streghe. Il film di Robin Hardy
Wicker Man (Hardy, 1973) è ritenuto dalla critica il miglior film britannico folkloristico horror
sul paganesimo ed è una meravigliosa rivalsa delle credenze giudeo-cristiane su folklore e tradizioni. I sequel e i remake sono prodotti da ignorare.

Le Streghe di Eastwick (Miller, 1987) ispirato ad una storia di
John Updike, riguarda tre donne abbandonate dai mariti che formano un gruppo e invocano il demonio
(con la faccia di Jack Nicholson). Il film fu girato per ridere con
pochissimi ingredienti horror e un disgusto di media entità senza
preoccuparsi troppo dei contenuti horror. 

The Craft (Andrew Fleming, 1996) parla di un gruppo di
tre ragazze teenagers che scoprono che una loro nuova amica ha grandi
poteri magici, fa incantesimi sui loro compagni di classe e su ogni altra
persona che la infastidisce. Qui i riti della Wicca sfuggono di mano e la ragazza
cattiva di nome Nancy li porta oltre il semplice passatempo. Le altre del gruppo si rivoltano contro la cattiva e la protagonista Sarah invoca un potere superiore che
sconfigge Nancy e rimuove i
poteri alle amiche. Il messaggio di questo film riguarda più la
sociaizzazione tra i teenager che la vera stregoneria, con una premessa che dice che è ok essere diversi, ma non troppo. Il fatto che i personaggi principali fossero tutte ragazze bullizzzate o abusate è interessante ma il
motivo della vendetta avrebbe potuto essere più oscuro con forse un
po’ più di riempimenti stregoneschi.

Le streghe sono seguaci del demonio, di culti divenuti popolari dal 1960 circa e la strega moderna non ha
bisogno di un mentore maschile, ma forse detto così direttamente è troppo ovvio. Ira
Levin nel suo lavoro The Stepford Wives (Forbes, 1975) dice una frase
molto interessante sul supposto posto delle donne nella società: “ci sono molti paesi oggi che hanno ancora una
attitudine medievale verso le donne ed è a quelli che noi guardiamo
per trovare storie nuove”.

Sulle opere di Dario Argento ci vuole un post a parte

In termini di caccia alle streghe, oltre che il già citato
Witchfinder General (Reeves, 1966) è stato fatto poco riguardo la
purga europea della stregoneria. In America c’è la storia della caccia
alle streghe di Salem reinterpretata per il palco da The Crucible di
Arthur Miller (Miller, 1953) e portato su pellicola nel 1957 (Rouleau, 1957) e poi nel
1996 (Hytner, 1996) ma poco altro e non di buona qualità. 

Bene lettori e lettrici con le streghe e il cinema anche oggi è tutto. 

A presto per un nuovo appuntamento con il mistero e come al solito vi invito a leggere un buon libro o guardarvi un bel film, e se ancora non lo avete fatto iscrivetevi alla newletter per restare sempre aggiornati.

Alice Tonini