Epidauro e il sogno del serpente, in viaggio nel tempio dell’Inconscio (Eleusi #1) 🏛

Cari lettori del mistero e dell’ignoto, mentre la primavera si risveglia, oggi lasciamo le strade affollate di Atene per attraversare il golfo. Destinazione: l’antica Epidauro. D’estate questo luogo risuona delle voci dei drammi classici, ma nel resto dell’anno la città è un deserto di rovine che sussurra storie di miracoli, pelli di animali e rettili sacri.

In tempi precristiani, Epidauro non era solo una città: era il santuario supremo di Esculapio, il dio figlio di Apollo abbandonato sul monte Thition e allattato da una capra. Sotto la guida del centauro Chirone, il giovane dio apprese un’arte medica che oggi chiameremmo “misterica”, dove il confine tra cura e magia svanisce.

Chi arrivava qui non cercava un medico, ma un’esperienza. Robert Flacelière descrive riti preparatori che sembrano prove iniziatiche: bagni in fonti salate, digiuni forzati e cerimonie studiate per portare la mente in uno stato di attesa parossistica. Una volta pronti, i malati venivano condotti nell’Abaton, il recinto sacro. Qui, avvolti in pelli di animali, i fedeli praticavano l’incubatio: il sonno rituale. Il loro unico obiettivo era sognare il Dio o il suo messaggero: il serpente.

“Qual è la strega, qual è il mago forte abbastanza da liberarti dalle magie della Tessaglia?” Orazio

Non era solo una suggestione. Attorno ai letti strisciavano reali serpenti gialli, innocui ma dotati di un potere simbolico immenso. Il serpente, simbolo che ancora oggi vediamo arrotolato sul bastone delle nostre farmacie, era il tramite per trovare le erbe medicinali. Aristotele stesso notava come la divinazione attraverso i sogni avesse basi psicologiche profonde: ciò che oggi chiamiamo “inconscio”, gli antichi lo chiamavano “visita divina”. Ma da dove veniva questa sapienza?

Photo by Pascale AEN on Pexels.com

Le radici di Esculapio affondano in Tessaglia, la terra dei fenomeni magici. Omero la descriveva come una patria di medici meravigliosi, ma gli storici romani ne avevano terrore. Era la terra delle streghe in grado di “tirare giù la luna”, di muoversi sul mare senza navi e di volare nell’aria. Era in Tessaglia che si raccoglieva il sacro ramo di salice, la pianta sacra a Ecate, Circe e Persefone. Come scrive Robert Graves, il salice è l’albero della morte e della Luna, il ramo che il leggendario Orfeo stringeva tra le mani durante il suo viaggio nell’Aldilà.

Oggi di Epidauro restano solo le fondamenta dell’Abaton e gli ex-voto di latta che rappresentano arti e organi guariti, una tradizione che, incredibilmente, sopravvive ancora oggi nelle nostre chiese. Ma il vero segreto di Epidauro resta sepolto: come faceva un sogno a curare il corpo? Forse la risposta risiede nel potere della suggestione o forse, come suggeriva Pitagora osservando la luna sul suo disco d’argento, esistono frequenze dell’anima che solo il silenzio di un tempio e il tocco di un serpente possono risvegliare.

E voi? Avreste il coraggio di dormire nel buio dell’Abaton, sapendo che per guarire dovrete prima incontrare l’oscurità del vostro inconscio? Fatemi sapere nei commenti quali sono le vostre riflessioni e alla prossima.

Alice Tonini

Lascia un commento

Lascia un commento